I volti dell'eros nella poesia inglese del '600
John Donne
John Donne è il primo poeta rappresentativo del movimento metafisico del '600. Le sue opere traboccano di sensualità, forza, irriverenza e spregiudicatezza e comprendono sonetti, poemi amorosi, poemetti religiosi, ballate e satire. Ciò che caratterizza Donne rispetto ai suoi contemporanei è l’uso di un linguaggio vibrante, pieno di inventiva e metafore, paradossi e ironia che, abbinati a un linguaggio pressoché quotidiano spesso calato in una situazione di forte drammaticità, si dissocia fortemente dalla poesia elisabettiana; ignora il principio del decoro e combina immagini eterogenee e contrastanti, attingendole dai campi più disparati e diversi e individuandovi delle rassomiglianze.
The Good Morrow
Il fatto che Donne sia famoso per essere un personaggio molto dualistico, traspare anche dalla sua produzione di sonetti amorosi e religiosi. La poesia The Good Morrow, in cui la parola "Morrow" è l’abbreviazione di "Tomorrow", Donne applica varie sperimentazioni linguistiche: nuove parole, nuove espressioni, tripartendo la poesia in tre strofe; il numero tre, simbolo della trinità e dunque della perfezione ma anche dell’eros, spesso ricorre nella poesia, anche e soprattutto nella struttura. La poesia parla del risveglio dei due amanti e anche qui vi ricorre la simbologia del 3, del 2+1, gli amanti che diventano una cosa sola grazie all’amore che diventa la forza cosmica che unisce ciò che è diverso (DUALITA’).
Per quanto riguarda la rima, vi è una combinazione di rima alternata con gli ultimi tre versi in rima baciata (ABABCCC) e vi è una struttura bipartitica all’interno della tripartizione: vi sono 6 versi di 10 sillabe e una da 12. Inoltre nei primi quattro versi viene sollevato un problema che solo dopo, negli ultimi tre, viene data una risposta ad esso. Si può affermare che questa poesia è la musa della raccolta Songs and Sonets, in quanto è stata pubblicata nel 1633 come poesia di apertura dell’opera, affiancando al buongiorno legato all’indomani, l’inizio stesso della raccolta. Lo schema di Songs and Sonets è molto particolare, in quanto ogni poesia è ogni volta diversa in base all’ispirazione e al tema trattato. Ciò che caratterizza questa poesia è anche la sua composizione in un crescendo di tonalità che termina nell’apoteosi dell’eros e nell’esaltazione della natura divina dell’amore in contrasto con gli aspetti più negativi di esso, come la gelosia, indicandoli ad esempio con il numero 17 (un numero infausto).
Tematiche
Il componimento si rifà all’aubaude (alba) ma né per prendere congedo dall’amata (come sarebbe successo per il classicismo) né per cantarne le lodi, bensì per dar via all’esaltazione dell’eros in tre modi:
- Con l’esaltazione della superiorità degli amanti; superiorità data dall’amore stesso, all’interno di un mondo umano;
- Con l’allargamento poi verso la sfera non umana (mondi reali e non), richiamando la teoria di Galileo in cui l’universo non è più uno;
- Esaltando la superiorità ontologica dell’amore: l’amore viene vista come una realtà assoluta che trasporta l’uomo alla sfera dell’Essere dandogli una connotazione divina (ripresa dell’ideologia di Platone in cui la perfezione sta nell’idea dell’Essere).
Prima strofa
Nella prima strofa, in cui Donne utilizza un linguaggio piuttosto colloquiale, l’amante rifiuta la vita che conduceva prima di incontrare il suo amore presente. Egli la descrive attraverso le immagini dell’infanzia, delle poppate e del lamento del bimbo appena nato (suck on/weaned); questo perché per lo stesso Donne il periodo dell’infanzia è quello legato all’immaturità, al bisogno di acculturarsi. Oppure attraverso una sorta di sonno facendo riferimento ai "Sette Dormienti" (di Efeso, la leggenda narra di sette cristiani che si rifugiano in una caverna per sfuggire a un tiranno romano e vi dormono per 230 anni). A questo proposito vi è la parola snorted che significa dormire senza sognare, in accezione piuttosto negativa.
L’inizio così brusco, colloquiale è ricco di slancio: nonostante sia molto diretto e non ricco di sentimentalismi come ci si aspetterebbe da una tematica come l’amore, Donne riesce comunque a trasmettere l’idea della pienezza vitale data dall’amore, facendo uso dell’ironia. Se nella prima parte della strofa l’amante si domandava chi fossero prima del loro incontro, nella seconda parte vi è una sorta di risposta attraverso l’uso di ‘Twas so: con la prorompenza di questa risposta, Donne si rifà nuovamente al concetto neoplatonico della realtà, in cui essa non è altro che menzogna ed è nell’idea dell’Essere che vi è la realtà vera e ultima.
Seconda strofa
Nella seconda strofa, al contrario, vi è una celebrazione del presente. Ognuna delle due anime (Soul) ha risvegliato l’altra, scoprendone un intero mondo e smaterializzando la situazione. In questo stato di assoluta drammaticità, gli amanti vengono “spogliati” della loro fisicità per essere innalzati ad una dimensione spirituale/dell’anima, attraverso l’uso di un ossimoro. Le anime si offrono l’una all’altra attraverso un sottile gioco di sguardi (For love: non vi è bisogno di paura/timore perché basta guardarsi) che fa sì che l’unione diventi autosufficiente: la piccola stanza in cui sono, diventa per loro un mondo intero (si passa dal MICROCOSMO al MACROCOSMO); di conseguenza il mondo esterno, rappresentato attraverso le immagini delle mappe o dei conquistatori, viene respinto, riprendendo il concetto filosofico del “Qui ed ora”.
Inoltre la quiete perfetta degli amanti li mette in contrasto proprio al vano agitarsi di navigatori e scienziati in cerca di scoperte; a qui si rifà anche la scoperta dell’autore: gli amanti non sono solo due mondi ma i due emisferi di uno stesso mondo, in cui non vi è il freddo pungente del Nord (in quanto l’amore riscalda i cuori) né l’oscurità e la morte (evocate dall’immagine del tramonto e del suo continuo declining, legato al concetto di continuo manifestarsi e divenire). Il mondo degli amanti, infatti, è affine a quello dell’Essere, in quanto sfugge al divenire, almeno finché vi è la reciprocità dei sentimenti.
Terza strofa e conclusione
La terza strofa mette in mostra l’adeguazione sincera e perfetta degli amanti, aggiungendo una speranza nel futuro. Quest’amore così perfetto non solo è immortale, ma rende gli stessi amanti immortali, in cui Donne riprende il concetto del corpo umano di Galeno: ogni parte del corpo è composta da umori, positivi e negativi, in equilibrio tra loro. LIVELLO OLISTICO. Vi è dunque un passaggio dalla dimensione metaforica e astronomica a quella anatomica.
In questo trionfo dell’amore sulla morte, due amanti diventano un solo mondo e un solo corpo che non si deteriora ma che rimane perfetto e immortale in cui finché nessuno si allenta, nessuno può morire (chiusura IPERBOLICA).
The Sun Rising
La lirica presenta un’articolazione in tre strofe funzionali alla costruzione di un crescendo; anche in questa poesia vi è la simbologia del numero tre e ogni strofa è divisa in dieci versi di diversa lunghezza: ottoni, quadrisillabi e decasillabi in cui lo schema della rima è ABBACDCDEE (DISTICO EROICO).
Per quanto riguarda il ritmo, invece, vi è un’alternanza di ritmi diversi, di giambico e trocaico: il giambo ha un ritmo ascendente (breve seguita da una lunga su cui cade l’accento) mentre il trocheo ha un ritmo discendente (lunga seguita da una breve e l’accento cade sulla prima lunga).
Tematiche
L’ambientazione semantica è molto simile a quella di The Good Morrow, con la differenza che il sole stesso diventa l’interlocutore immaginario del poeta; così facendo Donne prende spunto dall’Aurora di Ovidio: “in grata viris, in grata puellis” e il sole diventa un vero e proprio personaggio che porta con sé nuovi spunti tematici e, alla fine, ad una celebrazione dell’eros stesso a differenza dell’Aurora di Ovidio che è solamente una personificazione astratta. Così come era tipico per la poesia metafisica, la dimensione teatrale viene accentuata.
Prima strofa
La prima strofa è quella in assoluto più teatrale e presenta lo sfogo del poeta nei confronti del sole che viene visto come un visitatore inopportuno. Il tema principale è quello dell’amore come esperienza assoluta, utilizzando però un registro linguistico piuttosto basso. Il sole in questa strofa viene insultato e ridicolizzato, definito fool e old, riprendendo il concetto del giullare Shakespeariano e del teatro elisabettiano. Con il verbo “Call on” vi è una doppia accezione:
- Il fatto che il Sole visiti senza essere stato invitato e dunque disturbando gli amanti;
- Il sole visto come colui che chiama gli amanti alle loro attività quotidiane e che li fa uscire dalla loro realtà “fantastica”.
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