Viaggiare nel Medioevo
Viaggiare nel Medioevo significa affrontare molti pericoli e, dunque, la scelta di affrontare un viaggio è sempre motivata da obiettivi importanti. Il viaggio nel Medioevo non è il raggiungimento di una meta con scopo di relax, né un percorso semplice e pieno di comfort come può essere oggi.
Pericoli dei territori medievali
I territori nel Medioevo, soprattutto nell’Alto Medioevo, erano selvaggi e non popolati. La maggior parte degli spazi dell’Europa medievale era boschiva e spesso i boschi erano pieni di pericoli perché c’erano animali selvatici, si poteva perdere la via oppure ci si nascondevano i fuorilegge, quelli che non potevano più farsi vedere nelle città e che quindi dovevano vivere di rapine o di quel che trovavano.
Perdita di protezione giuridica
Inoltre, quando una persona lasciava le mura della propria città, perdeva anche la protezione giuridica. Questo significava che poteva subire soprusi senza ottenere protezione né successiva giustizia. Quindi, fuori dai confini della propria casa si era vulnerabili non solo fisicamente ma anche giuridicamente.
Legge di protezione di Federico Barbarossa
Un esempio che ci ha dato dimostrazione di questo avvenimento sta nella legge di protezione che Federico Barbarossa concede agli studenti e agli insegnanti di Bologna. Per le scuole delle arti, cioè scuole delle cattedrali, o per l’università era necessario spostarsi e studiare in luoghi diversi dalla propria città, dove queste scuole si trovavano. Oltretutto, spesso gli allievi seguivano i loro maestri in caso questi si spostassero. La legge prevede che gli studenti o gli insegnanti di Bologna non possano essere condannati per delitti in altre province e possano scegliere da chi farsi giudicare se coinvolti in qualche processo.
Attrazione e racconti di viaggio
Il viaggio, insomma, non era da tutti e non era certo cosa da tutti i giorni. Però suscitava grande attrazione. Quindi? Cosa succedeva? Succedeva che chi viaggiava finiva per raccontare le proprie esperienze anche per la volontà di dare un’idea a chi non poteva permettersi tali azioni coraggiose.
Veridicità nei racconti di viaggio
Nei racconti di viaggio troviamo dunque spesso la premura, nei prologhi, di garantire la veridicità di ciò che viene raccontato, dal momento che era possibile incontrare culture e abitudini talmente diverse che potevano sembrare di fantasia. Un primo esempio che abbiamo visto è nel prologo de "Il Milione" di Marco Polo, dove si marca molto il fatto che le cose che vengono raccontate sono state viste con gli occhi e toccate con mano direttamente dall’autore oppure raccontate a lui da persone di fiducia incontrate sul cammino. La stessa premura a rimarcare la veridicità delle cose la si vede anche nel prologo della "Storia dei Mongoli" di Giovanni di Pian del Carpine.
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