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La prima età del ferro

Fin dagli inizi dell'VIII sec la nascita di Este, di cui non conosciamo il nome preromano, pare ubbidire a un preciso progetto insediativo, con concentrazione centripeta all'interno, cioè a nord dell'antico ramo dell'Adige. Sembra proponibile con una certa sicurezza che tale ramo corresse da ovest a est e all'interno di questo corso, e con andamento ad esso parallelo, si allineano i più antichi e consistenti nuclei abitati. Una recente rilettura dei dati topografici e fisiografici ha portato a postulare l'esistenza di un secondo ramo fluviale, forse originato dallo stesso Adige, che doveva attraversare l'abitato da nord-ovest a sud-est. Che tale ramo fosse attivo in epoca romana è assicurato da un'imponente struttura idraulica che doveva servire a regolare il deflusso delle acque provenienti dai colli, nonché da una diga e da un ponte, manufatti tutti che presentano un allineamento nord-ovest sud-est.

Per l'epoca preromana, in assenza di dati più precisi, si possono sottolineare il significativo allineamento nord-ovest a sud-est delle testimonianze abitative; ne deriva così l'immagine di un abitato delimitato a sud del corso principale dell'Adige, a nord e ad est dal margine dei colli, attraversato obliquamente da un secondo ramo fluviale, e forse ad altri corsi minori. Quanto allo sviluppo interno, risulta evidente come da una primitiva distribuzione a macchie di leopardo di nuclei insediati inizialmente indipendenti e autosufficienti si sia gradualmente arrivati, per un progressivo allargamento a macchia d'olio degli stessi, ad un abitato che già nel VI secolo a.C. doveva occupare in maniera intensiva uno spazio pressoché triangolare di circa 100 ettari.

Evidenti risultano due fasci di necropoli: una fascia corre da ovest ad est, tutta situata a sud del ramo meridionale del fiume e parallela agli insediamenti che si snodavano lungo la sponda settentrionale, mentre l'altra presenta un andamento nord-ovest sud-est, lungo la linea orografica del margine collinare.

Padova

Anche a Padova la nascita e lo sviluppo dell'insediamento mostrano di ubbidire ad un progetto ben preciso, condizionato o forse meglio dettato, dalla presenza di un fiume, il Meduacus/Brenta. Studi paleografici sembrano segnalare la presenza di un altro ramo del Brenta più a nord, venendo a suggerire l'ipotesi che due rami del fiume, citati da Plinio, si originassero a monte di Padova piuttosto che a valle. Dalle stesse indagini risulta molto probabile che fin dall'epoca protostoria fosse attivo anche un ramo del Bacchiglione che, con andamento nord-ovest sud-est, lambiva il margine meridionale della città.

Risulta sufficientemente documentata fin dall'VIII secolo a.C. un'ampia occupazione sparsa, con vari nuclei forse inizialmente indipendenti, e più limitate presenze all'esterno dell'ana stessa, queste ultime situate solo ad oriente. Si verrebbe con ciò a delineare una vera e propria isola racchiusa tra vari corsi d'acqua; con l'andare del tempo, si allarga a macchia d'olio la trama insediativa all'interno dell'isola, così come si ampliano i nuclei orientali esterni, in modo tale da formare praticamente un continuum con quelli interni.

Le necropoli risultano tutte disposte ad oriente dell'abitato, lungo gli assi fluviali in uscita, con attestazioni abbastanza esigue nel settore nordorientale e con una consistente fascia pressoché continua a nord della controansa del Brenta. Di notevole interesse in ambedue i centri è la scelta di aree funerarie in uscita dall'abitato, e forse anche con uno stretto rapporto di viabilità acquatica tra la città dei vivi e la città dei morti: ad Este si doveva attraversare il fiume per andare alla necropoli meridionale e, per la maggior parte degli abitanti, anche per andare a quella settentrionale; a Padova il percorso tra abitato e necropoli era probabilmente compito via acqua.

Ruolo Egemonico di Este e Padova

Este e Padova mostrano di assumere fin dal loro sorgere (ed anzi si può pensare che sorgano proprio per assumere) un ruolo di centri egemoni di pianura con specifico controllo del territorio. Este diventa il centro portante della vasta pianura in direzione del veronese; ai rari e piccoli nuclei di raccordo allineati lungo il margine settentrionale delle Valli Grandi Veronesi, fa riscontro il sorgere di un comprensorio occidentale facente capo ad alcuni grandi centri, tra i quali Gazzo Veronese e Oppeano. Rari e piccoli risultano pure i nuclei abitati nel territorio di Padova, mentre solo ad una distanza di circa 50 km sorgono i centri di Montebelluna e di Mel: si viene con ciò a definire anche per Padova un comprensorio avamposto verso l'area alpina, con funzione speculare a quella svolta dal comprensorio veronese nei riguardi di Este.

Analisi delle Necropoli

Numerosi risultano i dati che fin dall'inizio possiamo desumere dall'analisi delle necropoli, in particolare di quelle di Este: seppur solo in minima parte edite secondo moderni criteri scientifici, per esse disponiamo di una serie di vecchie edizioni di scavo e di sintesi recenti che offrono una base informativa più che sufficiente; ancora limitato è invece il campione relativo ad altre necropoli del Veneto.

Le tombe più antiche

Anche nel Veneto le tombe più antiche, tra la fine del IX e gli inizi dell'VIII secolo a.C., sono caratterizzate da corredi molto scarni ed omogenei sul piano sia qualitativo che quantitativo, senza evidenti segni di distinzione economico sociale: unica netta differenziazione è quella tra deposizioni maschili e femminili, resa trasparente da tipici oggetti di abbigliamento ornamento, oltre che da elementari indicatori di attività. Senza sostanziale differenza tra due sessi è il tipo di vaso usato come ossuario, salvo talvolta le dimensioni maggiori degli esemplari maschili; analogo anche il tipo di coperchio, sempre rappresentato da una ciotola.

Gli ossuari sono generalmente vasi ascrivibili ad una produzione domestiche: si tratta di vasi situliformi che saranno il simbolo della veneticità soprattutto a testina; assente o ridotto al minimo nelle tombe più antiche è il servizio di accompagno; sembra ragionevole rapportare queste evidenze ad una reale situazione egualitaria, ad una reale assenza di forti squilibri economici nella società dei vivi. Le offerte di cibo, quando presenti, si trovano solo in tombe maschili, denotando una certa accentuazione riservata, perlomeno a livello rituale, alla figura del paterfamilias; dall’analisi dei materiali risulta fin dall'inizio una sensibile adesione di Este a mode diffuse in vari ambienti villanoviani e soprattutto a Bologna.

Meno eloquente è il quadro offerto da Padova, dove rarissime sono per il momento le tombe attribuibili alla fine del IX-inizio dell'VIII secolo a.C.: tuttavia sembra possibile cogliere comunque fin’ora un certo grado di differenziazione tra due centri.

Produzione ceramica specializzata e primi indizi di trasformazione

Già nel corso della prima metà dell'VIII secolo è possibile rilevare, anche se ancora una volta con una documentazione organica limitata ad Este, i primi sintomi di trasformazione del tessuto sociale, le prime articolazioni in classi caratterizzate da una divisione specializzata del lavoro: è questo un processo che si manifesta nel Veneto con un certo ritardo rispetto all'ambito villanoviano, dove già agli inizi dell'VIII secolo risulta codificata e matura una complessa situazione di classi. Prima evidenza è il nascere di una produzione ceramica specializzata ad uso funerario che presuppone il nascere di una categoria di artigiani a tempo pieno (tomba Ricovero 131).

Nell’ambito di questa produzione più raffinata, intorno alla metà dell'VIII secolo, diviene frequente la decorazione a borchiette bronzee e a lamelle metalliche; tale tecnica decorativa era già nota nella tarda età del bronzo in area transalpina e lombarda, ma è probabile che la sua comparsa nel Veneto sia piuttosto da collegare al riflusso di una moda ampiamente documentata tra la fine del IX e l'inizio dell'VIII secolo in ambiente villanoviano (presumibile il tramite di Bologna).

Trasparente nell'adozione delle tecniche decorative a borchiette bronzee e a lamelle metalliche è l'intendimento di surrogare con una raffinata produzione fittile il più costoso vasellame metallico che, in ambienti culturalmente ed economicamente più avanzati, serviva a connotare le tombe di personaggi emergenti. Presenti ad Este in una quindicina di esemplari dalla metà dell'VIII alla metà del VII secolo a.C. sono i cosiddetti vasi a stivale che sono stati tutti rinvenuti in tombe femminili, o bisome con presenze femminili e infantili; al di fuori di Este ne sono finora noti nel Veneto sono altri due esemplari, ambedue nel territorio veronese; per i vasi di Bologna e di Este è stata supposta una rielaborazione locale di tipi diffusi nella zona danubiano balcanica.

Trasformazioni nel rituale funerario

Ben più evidenti sintomi di trasformazione si possono cogliere in un progressivo e vario articolarsi dei corredi funerari: è certo che a sensibili mutamenti dell'ideologia funeraria corrispondono in genere processi di trasformazione sociale in atto. Già durante la prima metà dell'VIII secolo, con rapida e sensibile progressione nel corso della seconda metà, l'aspetto egualitario che caratterizzava le tombe più antiche lascia il posto ad un notevole campo di variabilità, segno evidente di una società che va rapidamente maturando una certa differenziazione e stratificazione socioeconomica.

Cause determinanti di trasformazione furono certo notevole aumento demografico, un migliore sfruttamento delle risorse e degli scambi, una precisa presa di coscienza delle varie potenzialità offerte dal territorio. Le tombe di Este sono le uniche che consentono di tracciare un quadro sufficientemente organico, tuttavia la documentazione relativa ad altri centri permette comunque, pur nella sua frammentarietà, non solo di confermare l'impressione di profondi e generalizzati mutamenti nel corso dell'VIII secolo, ma anche di evidenziare significative connotazioni locali soprattutto a livello di diverse aperture territoriali e culturali.

A partire dalla metà dell'VIII secolo è chiara la volontà di esibire lo status del defunto attraverso il variare del grado di complessità dei corredi: sul piano quantitativo diventa sempre più frequente l'iterazione degli oggetti di una stessa categoria e ulteriori messaggi di differenziazione sono affidati al pregio intrinseco degli elementi di corredo. Si accentua la differenza tra tombe maschili e tombe femminili e per tutto l'VIII secolo è senza dubbio la figura maschile ad emergere con una notevole varietà di connotazioni; meno vari e complessi risultano i corredi femminili, anche se è evidente un graduale processo di integrazione della donna attraverso il rapporto di coppia.

Particolarmente diffuso ad Este è il caso delle tombe contenenti due ossuari i cui corredi, ben distinti, permettono agevolmente di riconoscere una deposizione maschile e una femminile; tra l'altro la struttura stessa della tomba, a cassetta, ne consentiva facilmente la riapertura secondo una pratica che diventerà sempre più frequente nei secoli successivi fino a evidenziare delle vere e proprie tombe di famiglia utilizzate per più generazioni (tomba Ricovero 154).

Nella tomba ricovero 236 il fatto di trovare oggetti femminili presenti nell’ossuario maschile e che siano incombusti porta a interpretarle come un'offerta della donna all'uomo, secondo un rituale ampiamente attestato ad Este anche in forma reciproca; qui se un'accentuazione tutta particolare è sempre riservata all'uomo, notevole risalto assume anche la figura femminile, chiaro sintomo di un'integrazione della donna a livello di rango attraverso il rapporto di coppia.

Nella tomba Ricovero 143 la presenza di un unico grande ossuario contenente due ricche combinazioni complete, maschile e femminile ha fatto avanzare l'ipotesi del sacrificio della donna in occasione del decesso dell'uomo; tuttavia nella maggior parte dei casi sembra più probabile che si tratti di morti naturali pressoché contemporanee, o molto ravvicinate, con conseguente riapertura della cassetta e aggiunta dei resti del secondo defunto nell'ossuario del primo; da non sottovalutare inoltre l'eventualità che alcune sepolture siano solo apparentemente bisome, che contengano cioè il corredo, ma non le ossa, di uno dei due defunti, a simulare una morte contemporanea.

Comunque tutte queste situazioni evidenziano l'importanza assunta dal rapporto di coppia nell'ambito di una società sempre più complessa ed articolata, nella quale al vario e diverso modo di rappresentarsi nella morte doveva certo essere affidato un preciso messaggio che attualmente ci sfugge. Le tombe Ricovero 143 e 236 sono topograficamente molto vicine e isolate dalle altre, ambedue assolutamente emergenti e connotate da materiali molto simili, tanto da far pensare a defunti legati da stretti vincoli di parentela nell'ambito di un gruppo familiare allargato.

Non è possibile per il momento dare precise interpretazioni di queste due situazioni certo molto diverse, ma forse complementari se non anche riferibili allo stesso nucleo familiare; si potrebbe pensare che le due tombe riflettano due diversi stadi di trasformazione sociale, con un graduale trapasso da una generica ascesa socio-economica della coppia (t. 143) al formarsi di un vero proprio ruolo sociale dell'uomo capo (t. 236). La tomba Ricovero 143 sembra tra l'altro la più antica della quale è attestata l'usanza di deporre materiale sul coperchio della cassetta, tra la terra di rogo: è questo un rituale che certo rievoca cerimonie compiute dopo la chiusura della tomba.

Per quanto riguarda l'VIII secolo, esso non appare di univoco significato/valenza: in alcuni casi, ed esclusivamente in una rapporto con defunti maschi il materiale è chiaramente rapportabile a momenti della cerimonia funebre, in particolare ad atti di libagione compiuti dai vivi; in altri casi sembra invece emergere la volontà di evidenziare, all'esterno della sepoltura, l'attività del defunto/a. La valenza ideologica aristocratica insita nella connotazione artigianale specializzata è evidente anche in alcune tombe maschili in cui al ruolo del guerriero o del cavaliere si affianca la peculiare definizione dell'attività di falegname carpentiere (tomba ricovero 236, nella quale compare un set completo da falegnameria).

Vediamo quindi l'adesione di Este ad ideologie diffuse in ambiente tirrenico e immediato e spontaneo è il riferimento ad un comune e complesso patrimonio culturale omerico. Ancor più significativi indizi di un ben preciso coinvolgimento culturale di Este vengono dall'adozione, per alcune tombe emergenti maschili, di quei rituali cosiddetti di tipo eroico: il primo rimando è all'uso eccezionale di un vaso di bronzo come ossuario. Sono proprio questi particolari che ricorrono, seppure in un'interpretazione locale, ancora una volta nella tomba Ricovero 236: assai probabile è che tale ideologia funeraria eroica sia pervenuta ad Este per il tramite di Bologna date le notevoli affinità, ideologiche e materiali, con la contemporanea tomba Benacci Caprara 39.

Una volta recepito nella sua valenza aristocratica, l'uso dell’ossuario bronzeo subisce ad Este un'evoluzione autonoma: raro in VIII secolo, ed esclusivamente riservato a personaggi connotati da spada, nel VII secolo sarà adottato anche per deposizioni femminili di alto rango; dalla fine del VII e per tutto il VI secolo il rituale sembra specializzarsi: vaso di bronzo-ossuario per l'uomo, vaso di bronzo contenitore dell’ossuario fittile per la donna. Dal V sec, seppur questa netta distinzione si allenti, situle-ossuario e situle-contenitore di ossuario fittile sono comunque sempre riservate a sepolture emergenti; significativo è il fatto che, al di fuori di Este, una tomba maschile con ossuario di bronzo e spada si attestata pressoché contemporaneamente a Rivoli Veronese, lungo la via del Adige.

Nulla di simile si riscontra a Padova: la tomba dei “vasi borchiati” è la più ricca tomba patavina, databile alla fine dell'VIII secolo, caratterizzata non solo da una notevole quantità e qualità di materiali di pregio, sia fittili che bronzei, ma anche da una struttura esterna del tutto insolita, un recinto quadrangolare di blocchi di trachite; appartiene ad un personaggio maschile di alto rango per il quale, a differenza di Este, una situla di bronzo non fungeva direttamente da ossuario, ma da contenitore dell'ossuario fittile riccamente decorato; ad una connotazione guerriera del defunto sembra rimandare il coperchio bronzeo della situla nel quale è stato proposto di vedere un'imitazione locale di uno scudo di tipo villanoviano etrusco; è evidente l'assenza della spada e di rasoi e di morsi, come in altre tombe di Padova.

È evidente che la circolazione selettiva di tali materiali, che costituiscono i più pregnanti indizi del sorgere di un’elite aristocratica di modello villanoviano che a tali simboli affidava un emergente messaggio di ruolo, rappresenta una sicura spia di rotte diverse alle quali facevano capo dei centri egemoni di pianura; è chiaro che non si può ancora parlare di un preciso e stabilizzato controllo economico all'interno delle diverse comunità, quanto piuttosto di un selezionato sistema di scambio basato sul principio del dono elitario tra personaggi emergenti. Parallelamente all'emergere di alcune sepolture, e quindi di alcune figure sociali, il livello medio delle altre tombe si mantiene ancora relativamente omogeneo, senza particolari l

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

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