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I veneti: preistoria e protostoria

Appunti di Protostoria europea sui Veneti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. De Marinis dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea magistrale in archeologia. Scarica il file in formato PDF!.

Esame di Preistoria e protostoria docente Prof. R. De Marinis

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La prima età del ferro

Fin dagli inizi dell’VIII sec la nascita di Este e di cui non conosciamo il nome preromano, pare

ubbidire ad un preciso progetto insediativo, con concentrazione centripeta all'interno, cioè a nord

dell'antico ramo dell'Adige; sembra proponibile con una certa sicurezza che tale ramo corresse da

ovest ad est e all’interno di questo corso, e con andamento ad esso parallelo, si allineano i più

antichi e consistenti nuclei abitati.

Una recente rilettura dei dati topografici e fisiografici ha portato a postulare l'esistenza di un

secondo ramo fluviale, forse originato dallo stesso Adige, che doveva attraversare l'abitato da nord­

ovest a sud­est; che tale ramo fosse attivo in epoca romana è assicurato da un imponente struttura

idraulica che doveva servire a regolare il deflusso delle acque provenienti dai colli, nonché da una

diga e da un ponte, manufatti tutti che presentano un allineamento nord­ovest sud­est.

Per l'epoca preromana, in assenza di dati più precisi, si possono sottolineare il significativo

allineamento nord­ovest a sud­est delle testimonianze abitative; ne deriva così l'immagine di un

abitato delimitato a sud del corso principale dell'Adige, a nord e ad est dal margine dei colli,

attraversato obliquamente da un secondo ramo fluviale, e forse ad altri corsi minori. Quanto allo

sviluppo interno, risulta evidente come da una primitiva distribuzione a macchie di leopardo di

nuclei insediati inizialmente indipendenti e autosufficienti si sia gradualmente arrivati, per un

progressivo allargamento a macchia d'olio degli stessi, ad un abitato che già nel VI secolo a.C.

doveva occupare in maniera intensiva uno spazio pressoché triangolare di circa 100 ettari.

Evidenti risultano due fasci di necropoli: una fascia corre da ovest ad est, tutta situata a sud del

ramo meridionale del fiume e parallela agli insediamenti che si snodavano lungo la sponda

settentrionale, mentre l'altra presenta un andamento nord­ovest sud­est, lungo la linea orografica del

margine collinare.

Anche a Padova la nascita e lo sviluppo dell'insediamento mostrano di ubbidire ad un progetto ben

preciso, condizionato o forse meglio dettato, dalla presenza di un fiume, il Meduacus/Brenta; studi

paleografici sembrano segnalare la presenza di un altro ramo del Brenta più a nord, venendo a

suggerire l'ipotesi che due rami del fiume, citati da Plinio, si originassero a monte di Padova

piuttosto che a valle; dalle stesse indagini risulta molto probabile che fin dall'epoca protostoria fosse

attivo anche un ramo del Bacchiglione che, con andamento nord­ovest sud­est, lambiva il margine

meridionale della città.

Risulta sufficientemente documentata fin dall'VIII secolo a.C. a un'ampia occupazione sparsa, con

vari nuclei forse inizialmente indipendenti, e più limitate presenze all'esterno dell'anaa stessa,

queste ultime situate solo ad oriente.

Si verrebbe con ciò a delineare una vera e propria isola racchiusa tra vari corsi d'acqua; con l'andare

del tempo, si allarga a macchia d'olio la trama insediativa all'interno dell'isola, così come si

ampliano i nuclei orientali esterni, in modo tale da formare praticamente un continuum con quelli

interni.

Le necropoli risultano tutte disposte ad oriente dell'abitato, lungo gli assi fluviali in uscita, con

attestazioni abbastanza esigue nel settore nordorientale e con una consistente fascia pressoché

continua a nord della controansa del Brenta.

Di notevole interesse in ambedue i centri è la scelta di aree funerarie in uscita dall'abitato, e forse

anche con uno stretto rapporto di viabilità acquatica tra la città dei vivi e la città dei morti: ad Este si

doveva attraversare il fiume per andare alla necropoli meridionale e, per la maggior parte degli

abitanti, anche per andare a quella settentrionale; a Padova il percorso tra abitato e necropoli era

probabilmente compito via acqua.

Este e Padova mostrano di assumere fin dal loro sorgere (ed anzi si può pensare che sorgano proprio

per assumere) un ruolo di centri egemoni di pianura con specifico controllo del territorio: Este

diventa il centro portante della vasta pianura in direzione del veronese; ai rari e piccoli nuclei di

raccordo allineati lungo il margine settentrionale delle Valli Grandi Veronesi, fa riscontro il sorgere

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di un comprensorio occidentale facente capo ad alcuni grandi centri, tra i quali Gazzo Veronese e

Oppeano.

Rari e piccoli risultano pure i nuclei abitati nel territorio di Padova, mentre solo ad una distanza di

circa 50 km sorgono i centri di Montebelluna e di Mel: si viene con ciò a definire anche per Padova

un comprensorio avamposto verso l'area alpina, con funzione speculare a quella svolta dal

comprensorio veronese nei riguardi di Este.

Numerosi risultano i dati che fin dall'inizio possiamo desumere dall'analisi delle necropoli, in

particolare di quelle di Este: seppur solo in minima parte edite secondo moderni criteri scientifici,

per esse disponiamo di una serie di vecchie edizioni di scavo e di sintesi recenti che offrono una

base informativa più che sufficiente; ancora limitato è invece il campione relativo ad altre necropoli

del Veneto.

Le tombe più antiche

Anche nel Veneto le tombe più antiche, tra la fine del IX e gli inizi dell'VIII secolo a.C., sono

caratterizzate da corredi molto scarni ed omogenei sul piano sia qualitativo che quantitativo, senza

evidenti segni di distinzione economico sociale: unica netta differenziazione è quella tra deposizioni

maschili e femminili, resa trasparente da tipici oggetti di abbigliamento ornamento, oltre che da

elementari indicatori di attività

Senza sostanziale differenza tra due sessi è il tipo di vaso usato come ossuario, salvo talvolta le

dimensioni maggiori degli esemplari maschili; analogo anche il tipo di coperchio, sempre

rappresentato da una ciotola.

Gli ossuari sono generalmente vasi ascrivibili ad una produzione domestiche: si tratta di vasi

situliformi che saranno il simbolo della veneticità soprattutto atestina; assente o ridotto al minimo

nelle tombe più antiche è il servizio di accompagno; sembra ragionevole rapportare queste evidenze

ad una reale situazione egualitaria, ad una reale assenza di forti squilibri economici nella società dei

vivi.

Le offerte di cibo, quando presenti, si trovano solo in tombe maschili, denotando una certa

accentuazione riservata, perlomeno a livello rituale, alla figura del paterfamilias; dall’analisi dei

materiali risulta fin dall'inizio una sensibile adesione di Este a mode diffuse in vari ambienti

villanoviani e soprattutto a Bologna.

Meno eloquente è il quadro offerto da Padova, dove rarissime sono per il momento le tombe

attribuibili alla fine del IX­ inizio dell'VIII secolo a.C.: tuttavia sembra possibile cogliere comunque

fin’ora un certo grado di differenziazione tra due centri.

Produzione ceramica specializzata e primi indizi di trasformazione

Già nel corso della prima metà dell'VIII secolo è possibile rilevare, anche se ancora una volta con

una documentazione organica limitata ad Este, i primi sintomi di trasformazione del tessuto sociale,

le prime articolazioni in classi caratterizzate da una divisione specializzata del lavoro: è questo un

processo che si manifesta nel Veneto con un certo ritardo rispetto all'ambito villanoviano, dove già

agli inizi dell'VIII secolo risulta codificata e matura una complessa situazione di classi.

Prima evidenza è il nascere di una produzione ceramica specializzata ad uso funerario che

presuppone il nascere di una categoria di artigiani a tempo pieno (tomba Ricovero 131).

Nell’ambito di questa produzione più raffinata, intorno alla metà dell'VIII secolo, diviene frequente

la decorazione a borchiette bronzee e a lamelle metalliche; tale tecnica decorativa era già nota nella

tarda età del bronzo in area transalpina e lombarda, ma è probabile che la sua comparsa nel Veneto

sia piuttosto da collegare al riflusso di una moda ampiamente documentata tra la fine del IX e

l'inizio dell'VIII secolo in ambiente villanoviano (presumibile il tramite di Bologna).

Trasparente nell'adozione delle tecniche decorative a borchiette bronzee e a lamelle metalliche è

l'intendimento di surrogare con una raffinata produzione fittile il più costoso vasellame metallico

che, in ambienti culturalmente ed economicamente più avanzati, serviva a connotare le tombe di

personaggi emergenti. 2

Presenti ad Este in una quindicina di esemplari dalla metà dell'VIII alla metà del VII secolo a.C.

sono i cosidetti vasi a stivale che sono stati tutti rinvenuti in tombe femminili, o bisome con

presenze femminili e infantili; al di fuori di Este ne sono finora noti nel Veneto sono altri due

esemplari, ambedue nel territorio veronese; per i vasi di Bologna e di Este è stata supposta una

rielaborazione locale di tipi diffusi nella zona danubiano balcanica.

Trasformazioni nel rituale funerario

Ben più evidenti sintomi di trasformazione si possono cogliere in un progressivo e vario articolarsi

dei corredi funerari: è certo che a sensibili mutamenti dell'ideologia funeraria corrispondono in

genere processi di trasformazione sociale in atto.

Già durante la prima metà dell'VIII secolo, con rapida e sensibile progressione nel corso della

seconda metà, l'aspetto egualitario che caratterizzava le tombe più antiche lascia il posto ad un

notevole campo di variabilità, segno evidente di una società che va rapidamente maturando una

certa differenziazione e stratificazione socioeconomica.

Cause determinanti di trasformazione furono certo notevole aumento demografico, un migliore

sfruttamento delle risorse e degli scambi, una precisa presa di coscienza delle varie potenzialità

offerte dal territorio.

Le tombe di Este sono le uniche che consentono di tracciare un quadro sufficientemente organico,

tuttavia la documentazione relativa ad altri centri permette comunque, pur nella sua frammentarietà,

non solo di confermare l'impressione di profondi e generalizzati mutamenti nel corso dell'VIII

secolo, ma anche di evidenziare significative connotazioni locali soprattutto a livello di diverse

aperture territoriali e culturali.

A partire dalla metà dell'VIII secolo è chiara la volontà di esibire lo status del defunto attraverso il

variare del grado di complessità dei corredi: sul piano quantitativo diventa sempre più frequente

l'iterazione degli oggetti di una stessa categoria e ulteriori messaggi di differenziazione sono affidati

al pregio intrinseco degli elementi di corredo. Si accentua la differenza tra tombe maschili e tombe

femminili e per tutto l'VIII secolo è senza dubbio la figura maschile ad emergere con una notevole

varietà di connotazioni; meno vari e complessi risultano i corredi femminili, anche se è evidente un

graduale processo di integrazione della donna attraverso il rapporto di coppia.

Particolarmente diffuso ad Este è il caso delle tombe contenenti due ossuari i cui corredi, ben

distinti, permettono agevolmente di riconoscere una deposizione maschile e una femminile; tra

l'altro la struttura stessa della tomba, a cassetta, ne consentiva facilmente la riapertura secondo una

pratica che diventerà sempre più frequente nei secoli successivi fino a evidenziare delle vere e

proprie tombe di famiglia utilizzate per più generazioni (tomba Ricovero 154).

Nella tomba ricovero 236 il fatto di trovare oggetti femminili presenti nell’ossuario maschile e che

siano incombusti porta a interpretarle come un'offerta della donna all'uomo, secondo un rituale

ampiamente attestato ad Este anche in forma reciproca; qui se un'accentuazione tutta particolare è

sempre riservata all'uomo, notevole risalto assume anche la figura femminile, chiaro sintomo di

un'integrazione della donna a livello di rango attraverso il rapporto di coppia.

Nella tomba Ricovero 143 la presenza di un unico grande ossuario contenente due ricche

combinazioni complete, maschile e femminile ha fatto avanzare l'ipotesi del sacrificio della donna

in occasione del decesso dell'uomo; tuttavia nella maggior parte dei casi sembra più probabile che si

tratti di morti naturali pressoché contemporanee, o molto ravvicinate, con conseguente riapertura

della cassetta e aggiunta dei resti del secondo defunto nell'ossuario del primo; da non sottovalutare

inoltre l'eventualità che alcune sepolture siano solo apparentemente bisome, che contengano cioè il

corredo, ma non le ossa, di uno dei due defunti, a simulare una morte contemporanea.

Comunque tutte queste situazioni evidenziano l'importanza assunta dal rapporto di coppia

nell'ambito di una società sempre più complessa ed articolata, nella quale al vario e diverso modo di

rappresentarsi nella morte doveva certo essere affidato un preciso messaggio che attualmente ci

sfugge. 3

Le tombe Ricovero 143 e 236 sono topograficamente molto vicine e isolate dalle altre, ambedue

assolutamente emergenti e connotate da materiali molto simili, tanto da far pensare a defunti legati

da stretti vincoli di parentela nell'ambito di un gruppo familiare allargato. Non è possibile per il

momento dalle precise interpretazioni di queste due situazioni certo molto diverse, ma forse

complementari se non anche riferibili allo stesso nucleo familiare; si potrebbe pensare che le due

tombe riflettano due diversi stadi di trasformazione sociale, con un graduale trapasso da una

generica ascesa socio­economica della coppia (t. 143) al formarsi di un vero proprio ruolo sociale

dell'uomo capo (t. 236).

La tomba Ricovero 143 sembra tra l'altro la più antica della quale è attestata l'usanza di deporre

materiale sul coperchio della cassetta, tra la terra di rogo: è questo un rituale che certo rievoca

cerimonie compiute dopo la chiusura della tomba.

Per quanto riguarda l'VIII secolo, esso non appare di univoco significato/valenza: in alcuni casi, ed

esclusivamente in una rapporto con defunti maschi il materiale è chiaramente rapportabile a

momenti della cerimonia funebre, in particolare ad atti di libagione compiuti dai vivi; in altri casi

sembra invece emergere la volontà di evidenziare, all'esterno della sepoltura, l'attività del defunto/a.

La valenza ideologica aristocratica insita nella connotazione artigianale specializzata è evidente

anche in alcune tombe maschili in cui al ruolo del guerriero o del cavaliere si affianca la peculiare

definizione dell'attività di falegname carpentiere (tomba ricovero 236, nella quale compare un set

completo da falegnameria).

Vediamo quindi l'adesione di Este ad ideologie diffuse in ambiente tirrenico e immediato e

spontaneo è il riferimento ad un comune e complesso patrimonio culturale omerico.

Ancor più significativi indizi di un ben preciso coinvolgimento culturale di Este vengono

dall'adozione, per alcune tombe emergenti maschili, di quei rituali cosiddetti di tipo eroico: il primo

rimando è all'uso eccezionale di un vaso di bronzo come ossuario. Sono proprio questi particolari

che ricorrono, seppure in un'interpretazione locale, ancora una volta nella tomba Ricovero 236:

assai probabile è che tale ideologia funeraria eroica sia pervenuta ad Este per il tramite di Bologna

date le notevoli affinità, ideologiche e materiali, con la contemporanea tomba Benacci Caprara 39.

Una volta recepito nella sua valenza aristocratica, l'uso dell’ossuario bronzeo subisce ad Este

un'evoluzione autonoma: raro in VIII secolo, ed esclusivamente riservato a personaggi connotati da

spada, nel VII secolo sarà adottato anche per deposizioni femminili di alto rango; dalla fine del VII

e per tutto il VI secolo il rituale sembra specializzarsi: vaso di bronzo­ossuario per l'uomo, vaso di

bronzo contenitore dell’ossuario fittile per la donna.

Dal V sec, seppur questa netta distinzione si allenti, situle­ ossuario e situle­ contenitore di ossuario

fittile sono comunque sempre riservate a sepolture emergenti; significativo è il fatto che, al di fuori

di Este, una tomba maschile con ossuario di bronzo e spada si attestata pressoché

contemporaneamente a Rivoli Veronese, lungo la via del Adige.

Nulla di simile si riscontra a Padova: la tomba dei “vasi borchiati” è la più ricca tomba patavina,

databile alla fine dell'VIII secolo, caratterizzata non solo da una notevole quantità e qualità di

materiali di pregio, sia fittili che bronzei, ma anche da una struttura esterna del tutto insolita, un

recinto quadrangolare di blocchi di trachite; appartiene ad un personaggio maschile di alto rango per

il quale, a differenza di Este, una situla di bronzo non fungeva direttamente da ossuario, ma da

contenitore dell'ossuario fittile riccamente decorato; ad una connotazione guerriera del defunto

sembra rimandare il coperchio bronzeo della situla nel quale è stato proposto di vedere

un'imitazione locale di uno scudo di tipo villanoviano etrusco; è evidente l'assenza della spada e di

rasoi e di morsi, come in altre tombe di Padova. 4

È evidente che la circolazione selettiva di tali materiali, che costituiscono i più pregnanti indizi del

sorgere di un’elite aristocratica di modello villanoviano che a tali simboli affidava un emergente

messaggio di ruolo, rappresenta una sicura spia di rotte diverse alle quali facevano capo dei centri

egemoni di pianura; è chiaro che non si può ancora parlare di un preciso e stabilizzato controllo

economico all'interno delle diverse comunità, quanto piuttosto di un selezionato sistema di scambio

basato sul principio del dono elitario tra personaggi emergenti.

Parallelamente all'emergere di alcune sepolture, e quindi di alcune figure sociali, il livello medio

delle altre tombe si mantiene ancora relativamente omogeneo, senza particolari livelli intermedi di

stratificazione, il che denota quindi una società fortemente verticistica, con poche figure dominanti.

La circolazione dei beni

La presenza di vere e proprie armi nelle tombe è un fatto di assoluta rarità nel Veneto,

analogamente a quanto attestato a Bologna e nella maggior parte dell'Italia settentrionale, e in netta

contrapposizione con il mondo villanoviano etrusco; particolare rilevanza riveste pertanto un

limitato numero di spade, di probabile produzione non locale e piuttosto interpretabili come dono di

pregio.

Rispettivamente all'inizio, alla metà, alla seconda metà dell'VIII secolo vanno dotate le tre tombe di

Este (Candeo 302, Nazari O, Ricovero 236), contenenti una spada, sempre deposta

intenzionalmente spezzata all'interno dell'ossuario assieme ad un'ascia pure intenzionalmente

spezzata: le tre spade sono tutte del tipo ad antenne, mentre per quelle della Candeo da 102 e della

Ricovero 236 è stata supposta una provenienza da officine dell'Italia centrale, la spada della Nazari

O costituisce l'unico esemplare in Italia di un tipo ben documentato in ambito halstattiano orientale

nel IX secolo.

Mancano nelle tombe venete, come anche a Bologna, armi difensive; curiosamente invece tanto ad

Este quanto a Bologna compare un'immagine di guerriero con elmo e scudo di tipo villanoviano

(guerriero di Lozzo, un bronzetto probabilmente di produzione vetuloniese qui pervenuto forse per

il tramite di Bologna).

Se purtroppo privi di contesto sono i rasoi rinvenuti nel veronese, quelli di Este ricorrono non solo

in tombe di personaggi connotati come guerrieri, ma anche in tombe di cacciatori

Stupisce, tanto più se comparata alla situazione bolognese e alla fama dei cavalli veneti, la quasi

totale assenza di morsi nelle tombe di VIII secolo, evidentemente imputabile ad una scelta

ideologica che ci sfugge; la presenza, nella Randi 14 di Este, di un solo morso, come sarà anche

nelle tombe più tarde, è stata vista quale indizio di cavaliere­possessore di cavallo, a differenza di

quanto si verifica a Golasecca e a Bologna dove morsi in coppia alludono piuttosto alla pariglia da

traino, cioè al possessore di carro.

Alcuni oggetti femminili di pregnante valenza ideologica ben confermano, anche dal punto di vista

dello scambio, una precoce integrazione sociale della donna nell'ambito della nascente elite

aristocratica; carattere distintivo assume in primo luogo l'adozione il cinturone a losanga: di sicura

provenienza allogena è il cinturone della tomba Pelà 8 di Este e la ricchezza della defunta è

ulteriormente sottolineata dalla presenza di armille di ferro; gli unici altri cinturoni provengono da

Baldaria e da Oppeano, confermando ancora una volta la stretta interrelazione tra Este e il territorio

veronese.

Quindi la via principale di penetrazione sembra potersi identificare con la valle dell'Adige, in

quanto è appunto nell'area alpina che si concentrano la maggior varietà e quantità di reperti: questo

spiega il pieno coinvolgimento di Este e del veronese e la relativa emarginazione di Padova; il fatto

poi che tutti i materiali di status presenti ad Este e nel veronese trovino puntuale riscontro a

Bologna è una precisa conferma del ruolo mediatore e irradiatore assunto da tale centro. Il rapporto

privilegiato tra Este e Bologna doveva peraltro essere facilitato dall'esistenza di una pista terrestre.

A partire dagli ultimi decenni dell'VIII secolo si assiste a più ampia circolazione di vasellame

metallico la cui presenza nelle tombe contribuisce ad accentuare l'immagine di ricchezza di defunti;

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i vari tipi attestano una complessa trama di rapporti tra il Veneto, l'Europa centrale, Bologna, l'Italia

peninsulare, sia adriatica che tirrenica: unica in tutto il Veneto è la situla di tipo kurd che ha

un'ampia diffusione dall'Europa settentrionale e centrale al Piceno, all'etruria. Tutti i tipi metallici

presenti ad Este non sono attestati a Bologna, salvo la situla tipo kurd, presente nella tomba Benacci

Caprara.

Particolare interesse acquista in quest'ottica la situla di Padova, pressoché contemporanea, in quanto

verrebbe a costituire un ulteriore anello di trasmissione tra nord e sud, lungo una rotta che vede

privilegiato l'asse plavense.

Assai difficile sembra per il momento dare una precisa interpretazione delle diverse e variamente

intrecciantrisi forme di circolazione; comunque possiamo dire che a Padova è presente tutta la

campionatura dei vasi di tipo centro europeo circolanti nel Veneto, mentre ad Este e nel veronese

sono presenti solo alcuni di questi tipi, più alcune forme di circolazione villanoviana che vanno ad

aggiungersi agli oggetti di prestigio che invece non compaiono in area patavina.

Risulta dunque è evidente il ruolo cerniera giocato dal Veneto nelle diverse rotte di scambio, un

ruolo legato in prima istanza alla situazione geografica, alla presenza di naturali vie di

comunicazione fluviale e terrestre, ma certo anche al precoce formarsi di una elite aristocratica in

grado di gestire tali rapporti.

Il consolidarsi di aristocrazia preurbana (VII secolo a.C.)

A partire dagli ultimi decenni dell'VIII secolo a.C. in ambito tirrenico, e soprattutto in Etruria e nel

Lazio, si verificano radicali trasformazioni sia negli abitati sia nelle necropoli sotto lo stimolo di

modelli greci e orientali: è questo l'inizio della cosiddetta fase orientalizzante caratterizzata, tra

l'altro, da un notevole afflusso di oggetti di prestigio provenienti dall'oriente e da una predominante

matrice vicino orientale di tutta la produzione locale.

In questo periodo tocca il suo apice quel processo di articolazione del corpo sociale che porta

all'emergere delle aristocrazie etrusche alle quali nulla è più congeniale del fasto di stampo

orientale; insieme agli oggetti si diffonde tutto un patrimonio di nuove tecnologie, ideologie, cultura

(tra cui la scrittura) che nel giro di alcuni decenni porta al superamento delle forme protourbane e a

un rapido processo di urbanizzazione.

Diversa è la situazione dell'area medio adriatica e nell'Italia settentrionale dove ancora per tutto il

VII secolo non si rilevano sintomi riconducibili all'emergere di singoli caratteri protourbani, ma

piuttosto il formarsi di un'aristocrazia urbana: solo attorno al VI secolo si potrà parlare di un assetto

protourbano e del suo trapasso in uno di tipo urbano; nel Veneto numerosi sono nel VII secolo gli

indizi di una particolare floridezza e di un progressivo e sensibile mutamento dell'assetto sociale.

La produzione materiale

Nel corso del VII secolo il quadro della cultura materiale si arricchisce di molti elementi nuovi, sia

nella ceramica che nei bronzi: la ceramica, ormai chiaramente con una produzione specializzata ad

uso funerario, è di ottima fattura e presenta grande varietà di forme e decorazioni; i bronzi denotano

una sostanziale identità con i tipi più diffusi in altri ambienti culturali, ma non mancano fogge

schiettamente locali.

Sempre più diffusi, fino a soppiantare totalmente i biconici nel corso della seconda metà del secolo,

sono i vasi situliformi, a profilo progressivamente più sinuoso e con piede distinto negli esemplari

più tardi; particolare rilievo assumono le coppe ad alto e talvolta altissimo piede a tromba, spesso

presenti in vari esemplari e che dovevano essere destinate a contenere offerte di cibi o bevande per i

defunti; su tutti questi fittili comincia a diffondersi fin dall'inizio del secolo la decorazione a

stralucido.

Le fibule, tutte ora caratterizzate da staffa allungata o decisamente lunga, appartengono ad un

repertorio ampiamente diffuso in vari ambienti culturali e denotano una sostanziale identità

soprattutto con i tipi attestati a Bologna; compaiono le prime fibule maschili ad arco serpeggiante e

a drago, che gradualmente nel corso del secolo soppiantano gli spilloni. 6

Compaiono vari tipi di armille, utensili collegati alle attività di filatura, tessitura, lavorazione delle

stoffe e i cosiddetti scettri in lamina di bronzo avvolta attorno ad un'anima di legno, che fanno la

loro comparsa negli ultimi decenni del secolo per perdurare fino agli inizi del III.

Gli aspetti rituali

Le tombe assegnabili agli inizi del VII secolo rivelano sostanziali mutamenti rispetto al panorama

culturale e socioeconomico già delineato; nel corso del secolo invece, e soprattutto nella seconda

metà, le differenze rivelano una crescente stratificazione con un numero maggiore di fasce che

denotano un'articolazione sociale più complessa: accanto a tonde decisamente emergenti aumenta il

numero di quelle mediamente di buon livello, segno che è aumentato nel complesso il benessere

della comunità; in più sembra ora accentuarsi una differenziazione economica con una

concentrazione di ricchezza nelle mani di una elite a base più allargata.

Notevolmente ridotte sono la complessità e la variabilità delle combinazioni maschili; le

combinazioni femminili sono tutte tendenzialmente più ricche e caratterizzate da una maggiore

varietà ed esuberanza, segno non solo di una piena integrazione della donna nella compagine

sociale, ma anche del fatto che proprio alla donna si demanda di manifestare la condizione sociale:

questa è certamente un’eco delle più profonde trasformazioni e dello stile di vita che alla fine

dell'VIII secolo connota le aristocrazie tirreniche, per le quali il concetto di ricchezza è più palese

nei corredi femminili, essendo compito della donna esibire con adeguati oggetti di prestigio il

livello economico della famiglia.

L’accentuato prestigio della donna risulta evidente anche dal fatto che nelle tombe emergenti essa è

quasi sempre associata all'uomo, mentre rientrano nella norma le sepolture singole, maschili o

femminili, e quelle di donne con bambini. Così come aumenta nel VII secolo il livello medio di

ricchezza, aumenta anche il numero medio delle deposizioni di due o più defunti nella stessa tomba;

ancora attestato è il rituale della deposizione dei resti di due defunti di sesso diverso, in genere una

coppia, in un unico ossuario; altre volte in due ossuari si trovano mescolati un corredo tipicamente

maschile e un corredo tipicamente femminile.

Un vistoso esempio di coppia in un unico ossuario è offerto dalla tomba Benvenuti 278, databile

alla seconda metà del VII secolo ma che sembra ancora improntata ad una ritualità tipica del secolo

precedente: si tratta infatti di una delle rare tombe in cui vi è ancora enfatizzato il ruolo dell'uomo,

qui connotato come cavaliere per la presenza di un morso di bronzo, passanti, ganci, anelli e

campanelli per le briglie.

Ma se continua per tutto il VII secolo l'uso di deporre materiale all'estero delle tombe emergenti,

non è ora infrequente trovare anche oggetti personali derivanti da una precisa selezione del corredo,

come in questo caso, oppure combusti.

Senza dubbio più numerose sono le tombe con due o più ossuari, ciascuno dei quali contiene i resti

e il corredo di un solo defunto: che si tratti di un frequente rituale di apertura delle cassette per

l'introduzione degli ossuari e dei corredi di morti in successione è confermato da recenti indagini di

scavo.

Elemento utile per la definizione del numero dei defunti è anche la pluralità dei servizi, che sempre

più rigorosamente corrispondono al numero delle deposizioni e presentano una certa

differenziazione qualora si tratti di defunti di sesso diverso; abbastanza generalizzata appare anche

la distinzione degli ossuari: finché permane in uso il biconico, nel caso di deposizioni di

uomo+donna, all'uomo sembra riservato il biconico e alla donna il situliforme; quando invece si

generalizza l'adozione del situliforme gli ossuari presentano in genere un diverso tipo di Gobetti o

di decorazione.

Emblematico è il caso della tomba del Ricovero 144, databile entro il primo quarto del VII secolo:

due ossuari biconici, ma di forma diversa, contenevano oggetti maschili, mentre un terzo ossuario,

situliforme, conteneva oggetti femminili molto numerosi e vari; ritualità completamente diversa

presenta invece la Ricovero 235, tanto più interessante in quanto contemporanea alla 144,

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arealmente molto vicina e forse riferibile ad uno stesso nucleo familiare: la tomba conteneva due

ossuari, ambedue grandi biconici molto simili per forma, ma uno solo decorato a borchiette; qui

l'impressione è che ad una prima sepoltura singola femminile che sia stata aggiunta una sepoltura di

coppia in un unico ossuario, forse anche derivante da un unico rogo.

Tra la 235 e a 144, stava una modesta tomba contemporanea, la Ricovero 178 che presenta

un'ulteriore casistica, cioè due ossuari situliformi: si tratta probabilmente di una madre con

modestissimo corredo e di un bambino privo di corredo e di servizio.

Nel caso di tombe particolarmente ricche, in genere femminili, è dato talvolta di trovare parte del

corredo e/o delle ossa in contenitori diversi, probabilmente per semplici ragioni di spazio: un

esempio ne è la tomba Ricovero 234, la cui datazione non sembra scendere oltre l'inizio dell'ultimo

quarto del VII secolo, che risulta tra l'altro di particolare interesse non solo per la presenza di

materiale esotico di tipo orientalizzante, tra cui numerose figurine egittizzanti in faience, ma anche

perché si tratta di uno dei rari casi in cui viene trasferito ad una donna il rituale di deposizione delle

ossa direttamente in un vaso di bronzo.

Analogo rituale è adottato per la ricca signora della tomba Benvenuti 122, più o meno

contemporanea: faceva da coperchio dell’ossuario di bronzo una grande tazza bronzea

intenzionalmente privata del manico, che rappresenta il più antico vaso di bronzo con decorazione

figurata finora noto nel Veneto.

Se questa pratica della deposizione delle ossa in un vaso di bronzo anche per le donne certamente

indica la perdita della primitiva ideologia eroica, è comunque un sicuro sintomo di un'elite

aristocratica che riconosce alla donna gli stessi privilegi dell'uomo anche sul piano rituale; sono alla

fine del secolo compare una nuova usanza e cioè la situla di bronzo usata come contenitore

dell’ossuario fittile (situla ossuario per l'uomo, situla contenitore di ossuario per la donna, tomba

Benvenuti 126).

La perdita della valenza eroica sembra d'altra parte confermata anche per analoghe sepolture

maschili (tomba Candeo 307 e tomba Rebato 187). Anche da questi aspetti eccezionali della pratica

funeraria è quindi evidente che nel VII secolo il potere di funzione insito nella connotazione

guerriera e nel funerale di tipo eroico, ha perso la sua pregnante valenza ideologica; il gruppo

egemone non giustifica più il suo predominio con la funzione guerriera, ma tende piuttosto ad

esprimere solo il proprio elevato grado di ricchezza.

La circolazione dei beni

Se per l'VIII secolo si è osservato che lo scambio/dono e l'adozione/imitazione di materiali allogeni

riguardavano soprattutto oggetti connotativi/denotativi di ruolo maschile, ben diversa appare la

situazione nel VII secolo: è soprattutto nelle tombe femminili che ricorrono materiali di

importazione in iterazione, per lo più pertinenti alla diffusa moda del fasto orientalizzante.

Lo smistamento di queste pregiate merci viene comunemente imputato ai centri etruschi tirrenici e

in particolare a Vetulonia e a Populonia: il ritrovarli anche a Bologna sottolinea ancora una volta

l’importante ruolo di tramite verso il nord svolto da questo centro. Accanto agli oggetti che ben

connotano un po' dovunque il fasto femminile, meno esuberanti appaiono nel Veneto le

importazioni riferibili alla sfera maschile; tra queste va ricordato il tripode della tomba Pelà 49 di

Este che rimanda a una produzione di Vetulonia, come una coppa baccellata conservata a Vienna

(coppe di questo tipo sono documentate a Chiusi, a Marsiliana, a Bologna, in area golasecchiana e

halstattiana occidentale e sono considerate tra i rari prodotti etruschi di età orientalizzante che

raggiungono l'Europa centrale).

Se la circolazione dei materiali di prestigio denuncia il consolidarsi dei rapporti tra le aree etrusche

tirreniche e il mondo transalpino lungo la direttrice Vetulonia/Bologna/Adige, che ovviamente

privilegia il Veneto occidentale, altrettanto evidenti sono le aperture del Veneto verso altri ambienti

culturali, e precisamente verso l'Adriatico e l'aria picena: è questo il primo sintomo del costituirsi di

8

una koinè medio­adriatica che viene gradualmente a soppiantare la via di terraferma nel ruolo di

asse principale di commercio e di diffusione culturale da sud a nord.

D’altra parte, è proprio la fine del VII secolo che si afferma il ruolo storico del caput Adriae come

area di compenetrazione culturale tra sud e nord, tra ovest ed est, conseguente ad uno spostamento

della via dell'ambra dalla valle dell'Adige a percorsi più orientali. Fulcro delle interrelazioni

economiche e culturali lungo l'asse ovest­est è ancora una volta Este, come ben evidenziano i

numerosi caratteri atesini della cultura materiale e dell'ideologia funeraria.

Indubbia è una chiusura di Padova agli apporti esterni nel VII secolo: mancano vistosi influssi della

cultura etrusca e non vi giunge neppure quella paccottiglia di gusto orientalizzante di ampia

circolazione dal Mediterraneo al Tirreno, da Bologna ed Este; è altamente probabile che ciò vada

imputato ad un sistema di circolazione che vede ancora particolarmente attivo l'asse

Vetulonia/Bologna/valle dell'Adige, tanto è vero che quando muteranno gli equilibri Padova entrerà

in una nuova fase di floridezza.

L’arte delle situle

Si tratta senza dubbio di una delle più vistose manifestazioni artistiche della civiltà veneta: è certo

che il linguaggio formale dei primi bronzi figurati atestini non fu estraneo all'influsso di maestranze

etrusche dell’orientalizzante recente, sicuramente operanti nella vicina Bologna.

Il più antico vaso di bronzo con decorazione figurata è la tazza che, privata del manico, fungeva da

coperchio della situla ossuario della tomba Benvenuti 122, databile tra 650 e 625 a.C.; si tratta

quindi del primo esempio di decorazione nella quale un nuovo elemento figurativo di chiaro

repertorio orientalizzante si inserisce organicamente nella più consueta ornamentazione geometrica

di tradizione centroeuropea, comunemente adottata per questo tipo di tazze.

Ma la vera e propria arte delle situle nasce all'improvviso ad Este intorno gli ultimi anni del VII

secolo: si tratta di una produzione di alto livello tecnico e con contenuti figurativi che non hanno

alcun precedente nell'ambiente locale, mentre tipicamente locali sono le forme.

Favorevole presupposto fu certo la particolare sulle floridezza economica di Este in questo periodo,

il consolidarsi di un'aristocrazia in grado di esercitare un forte potere di attrazione nei riguardi di

artigiani­artisti stranieri cui poteva offrire allettanti condizioni di lavoro e di prestigio. Il ruolo

chiave giocato da Bologna nella formazione di questo nuovo linguaggio e nella sua trasmissione ed

Este ha assunto nuova luce in seguito allo studio del tintinnabulo della tomba degli Ori del

sepolcreto bolognese dell’Arsenale; esso è stata attribuito a un artigiano etrusco attivo a Bologna

negli ultimi decenni del VII secolo: oltre a trasferire tecnica e contenuti figurativi su un soggetto

indigeno, il maestro mostra di adeguarsi al gusto locale nell'uso di riempitivi a rosette di foglie.

Stabilita l’anteriorità del tintinnabulo rispetto a tutti bronzi sbalzati atestini, ne è conseguita l'ipotesi

che il maestro si sia trasferito da Bologna ed Este in una fase seriore della sua attività.

Tuttavia il maestro del tintinnabulo a Bologna è di passaggio: le sue radici sono altrove e in effetti è

in ambito etrusco settentrionale, in particolare in territorio chiusino e nell'agro fiorentino, che

sembra aver trovato larga applicazione negli ultimi decenni del VII secolo quel gusto narrativo di

contenuto nazionale nata in ambiente ceretano.

Importante via di trasmissione dell'Etruria settentrionale a Bologna (e di qui ad Este) fu certamente

la valle dell'Ombrone, la cui ricchezza e il cui articolato sistema di rapporti e di scambi hanno

acquistato particolare evidenza in questi ultimi anni; nei centri della valle dell'Ombrone dovevano

essere attivi nell’orientalizzante recente maestranze di diversa estrazione, chiusine, ceretane,

vetuloniesi, attirate dalla straordinaria ricchezza della zona. Maestranze itineranti dunque, che

lavoravano su commissione presso le sedi principesche secondo quanto ipotizzato anche per

Bologna e per Este.

Il coperchio Rebato 187, la situla Randi 34, una situla proveniente da Este e ora a Vienna, i

coperchi di Sticna, di Halstatt, di Grandate, di Sesto Calende, sono tutti prodotti databili entro

l'ultimo quarto del VII secolo e per i quali era già stata proposta la provenienza dalla stessa cerchia

9

artigianale atestina date le stringenti somiglianze iconografiche e formali; molto simile è anche il

repertorio figurativo, teorie di animali reali fantastici, motivi fitomorfi, così come tipica di Este, ed

probabilmente trasmessa da Bologna, è l'iconografia di alcuni animali e in particolare l'assenza di

barba negli stambecchi.

I coperti sono tutti di una foggia nuova, a bassa calotta troncoconica con presa a corolla, forma che

si diffonde alla fine del secolo anche per gli esemplari fittili; più varia invece è la tipologia delle

situle.

Dalla tomba Rebato 187 proviene un coperchio che presenta una decorazione ottenuta con uno

sbalzo molto rilevato e corposo, linee di contorno e particolari incisi; è evidente la componente

orientalizzante sia negli animali che nei motivi vegetali; motivo peculiare dell'orientalizzante

etrusco è considerato il felino con zampa, o arto umano, in bocca, ritenuto l'ultimo stadio di

sviluppo del tema del leone androfago, del quale si sono persi il senso della lotta e il valore

simbolico in favore di un aspetto puramente decorativo.

Fregi animali presentano pure la situla e il coperchio della tomba Randi 34; priva di contesto è una

situla conservata a Vienna tra i materiali della collezione Obizzi.

Numerosi sono i coperti figurati rinvenuti al di fuori di Este, il che aveva portato all'opinione

diffusa che si trattasse dell'esportazione di soli coperti; in realtà si tratta di una diffusione di situle e

coperti, vasellame di lusso che ben si inseriva, per il suo pregio intrinseco e per il valore simbolico,

nella rete di scambio/dono tra i principi delle nascenti aristocrazie di aree limitrofe; la frequente

menzione dei soli coperti è certo dovuta al fatto che le relative situle siano tutte prive di

ornamentazione.

Interessante è l'area di diffusione, dalla Lombardia al Piceno, da Halstatt alla Slovenia, in un

circuito cioè nel quale anche per altri aspetti abbiamo visto il ruolo centrale, ricettivo e distributivo,

giocato da Este: in tutte queste aree proprio al volgere del VII secolo comincia ad emergere un ceto

aristocratico al quale ben si addice l'ostentazione di oggetti di lusso di carattere esotico, secondo

una dinamica tipica in epoche diverse, di tutti gli ambiti culturali.

“Poema epico delle genti atestine” è definita da Fogolari la situla Benvenuti 126: per quanto

riguarda gli altri numerosi oggetti facenti parte del corredo, Prosdocimi annotava genericamente che

essi si trovavano parte negli ossuari e parte sul fondo della cassetta; in tale situazione difficile

risulta stabilire se si tratti di un'unica deposizione, con ossa e oggetti suddivisi in due contenitori, o

se non possa anche trattarsi di due deposizioni; è comunque certo, dai pochi materiali

espressamente citati, che la deposizione della situla bronzea era pertinente ad una donna.

La tomba è ormai concordemente datata attorno al 600 a.C. anche per la presenza, su alcuni fitti,

della nuova decorazione a fasce rosse e nere, tipica del VI secolo.

Per quanto riguarda la decorazione della situla, dal punto di vista formale, numerosi e spesso

richiamati sono i motivi che riconducono al repertorio orientalizzante etrusco, nonché al

tintinnabulo di Bologna.

Mentre nel VI sec il filone narrativo sembra esaurirsi ad Este, una ricca produzione autonoma si

sviluppa tra VI e V secolo in area alpina e slovena; una problematica del tutto particolare riguarda

invece le situle bolognesi per le quali non è da escludere maestranze atestine attive a Bologna.

La fase protourbana (VI secolo a.C.)

Tra l’inizio del VI e la metà del V secolo a.C. si verifica nel Veneto una notevole trasformazione

del quadro insediativo e degli equilibri che regolano i rapporti interni ed esterni: la più caratteristica

è data dal notevole incremento demografico, territoriale, economico, e certo anche politico, dei

centri egemoni di pianura, Este e Padova, che raggiungono un'estensione valutabile tra i 100 e 150

ettari; in più si assiste da un lato ad una progressiva espansione nelle aree di stretta contiguità

territoriale, dove sorgono piccoli insediamenti/fattorie, dall'altro a un controllo del territorio anche

su lunghe distanze. 10

Si assiste così al sorgere di nuovi siti in posizione periurbana, al ripopolamento del territorio di

Montagnana, al nascere di Vicenza a raccordo con l'area collinare; particolarmente sensibile è anche

un graduale spostamento degli assi di gravitazione verso l'area adriatica, con tangibile convergenza

verso il caput Adriae.

Caratteristica precipua della VI secolo è l’affermarsi, in tutte le regioni gravitanti sull'alto Adriatico,

di una serie di affinità quali non si erano mai verificate prima, con un vistoso emergere di quella

koinè adriatica che si esplica in un'osmosi di prodotti e di ideologie dal Piceno alla Slovenia alla

Lombardia orientale all'arco alpino, quasi in un triangolo al cui centro si trova il Veneto.

Nell’area deltizia trova un agevole sbocco a mare il comprensorio atestino grazie al naturale

collegamento rappresentato dal sistema Adige­Tartaro; contemporaneamente il sorgere di Altino è

senza dubbio dettato dalla ricerca di uno scalo adriatico del territorio gravitante sul sistema Brenta­

Piave di più diretto controllo patavino.

Al polo lagunare di Altino dovevano far capo anche i territori di Oderzo e di Treviso che proprio in

quest'epoca mostrano una rinnovata fioritura e caratteri culturali molto simili a Padova.

Sembra invece affievolirsi il ruolo della valle dell'Adige; per tutta la prima metà del secolo

sembrano quasi interrompersi anche gli scambi tra l'Etruria e le aree galosecchiana e halstattiana

occidentale.

Solo nel VI sec possiamo parlare per il Veneto di uno sviluppo protourbano che in breve tempo

porterà ad un vero e proprio assetto di tipo urbano tra la fine del VI e l'inizio del V secolo, alle

soglie cioè dela seconda età del ferro; alla progressione del grado di complessità che aveva

caratterizzato i corredi di VIII e VII secolo, al complesso rapporto tra sepolture maschili e

femminili, si sostituisce ora una standardizzazione degli usi funerari che si manifesta tra l'altro con

un irrigidimento delle norme relative alla composizione dei corredi tombali.

Tuttavia mancano sostanzialmente dati concreti sulla struttura e l'organizzazione gli abitati e

abbastanza limitato è il campione di tombe edite con criteri moderni; la notevole lacunosità della

documentazione assume ancora più rilevanza se confrontata con le notizie finora date in forma

preliminare che prospettano novità non indifferenti, quali ad esempio la strutturazione architettonica

delle necropoli che proprio in questo periodo sembra diventare un fenomeno molto più diffuso

(Mel).

Di grande importanza e novità sono alcune grandi strutture funerarie tumuliformi per deposizioni

plurime, sicuramente di VI secolo, ultimamente scavate sia ad Este che a Padova, facendo

sospettare una tipologia comune e particolarmente diffusa in questo periodo; chiaramente selettiva,

sia Padova che ad Este, sembra la disposizione delle tombe: al centro quelle più rilevanti, in zona

periferica quelle più modeste o di bambini; in posizione marginale anche le inumazioni.

Giusta appare l'interpretazione di queste strutture in termini di aree di utilizzo progressivo per

gruppi parentelari a carattere gentilizio, ben diverse sia dai limitati circoli di VII secolo, sia dalle

grandi tombe di famiglia che combatteranno, soprattutto ad Este, le fasi successive.

In una di queste strutture, scavata a Padova­via Tiepolo, è stato osservato che ad una prima serie di

strati di esiguo spessore è stato sovrapposto un successivo apporto di notevole spessore per

accogliere un nuovo ciclo di tombe.

Anche per quanto riguarda gli abitati sono di recente emersi nuovi dati: a Padova sono stati fatti

degli scavi da cui si ha l'impressione di nuovi impianti abitativi relativamente più stabili, con piani

pavimentali limitati da buche di palo e strutture lignee spesso complesse. Pur in assenza di una vera

e propria architettura domestica e pubblica, contribuiscono a confermare una rapida trasformazione

in senso urbano allo scorcio del VI secolo, oltre al nuovo assetto del territorio, la diffusione della

scrittura, il sorgere dei primi luoghi di culto, lo stabilizzarsi di commerci organizzati con veri e

propri mercati e centri interni di ridistribuzione.

I materiali: aspetti comuni e connotazioni locali 11

La nota più vistosa nell'ambito della produzione ceramica è rappresentata dall'affermarsi di un

nuovo tipo di decorazione giocata sull'alternanza dei colori rosso e nero; è questa la tecnica

ornamentale che dal VI al III secolo a.C. caratterizza la quasi totalità dei prodotti ceramici del

Veneto tanto da far giustamente postulare un'influenza/imitazione veneta quando la si trovi in

ambienti diversi.

Di influenza halstattiana è invece considerata la decorazione con motivi geometrici sovradipinti in

nero o in rosso bruno sul fondo nero; quanto all'ornato a stampiglia, che proprio in questo periodo

fa la sua comparsa sui fittili tanto nel Veneto quanto nell'area della cultura di Golasecca, esso è

stato comunemente riportato ad un influsso bolognese.

Continuano la decorazione a lamelle di stagno e quella a stralucido: quest'ultima sembra avere

particolare successo a Padova; una stretta affinità con Padova piuttosto che con Este è stata

sottolineata anche per lo stralucido presente a Golasecca.

Molto varie, soprattutto a livello di produzione funeraria, sono le forme dei fittili, prevalentemente

realizzate con il tornio veloce; molto evidente, tanto da far quasi pensare ad un gusto tipico

dell'epoca, è l'interdipendenza tra forme fitti e metalliche, anche se non sempre è facile stabilire la

priorità di un modello sull'altro, o la contemporanea adesione degli artigiani a modelli tradotti con

tecniche diverse.

La produzione di vasi ceramici imitanti prototipi metallici sembra diventare in quest'epoca una

connotazione specialistica di Padova; certo in questo senso va interpretata al grande cista fittile

adoperata come ossuario nella tomba 8 di via Tiepolo­Sant’Ubaldo, imitante i tipi di bronzo a

maniglie laterali di ampia diffusione nel mondo centro europeo.

Rientra in questo gusto di imitazione anche la trasposizione, esclusivamente su vasi di tale foggia,

le figurazioni incise o a rilievo che trovano un preciso riscontro nei più antichi bronzi sbalzati di

Este; del tutto originale è l’aggiunta di decorazioni plastiche a tutto tondo.

Rari vasi figurati sono presenti anche al di fuori di Padova; ad Este due frammenti appartengono

forse a due grandi doli simili ad un esemplare da Oppeano, mentre del tutto a se stante è il più noto

vaso Alfonsi, con figure disegnate da un solco di contorno e dipinte a rosso su fondo bruno.

Negli esemplari patavini più che una semplice trasposizione decorativa del repertorio dell'arte delle

situle, o delle ceramiche dipinte etrusche, esplicita è la volontà di creare veri e propri surrogati dei

vasi bronzei: le olle fittili figurate, o comunque imitanti prototipi metallici, assumono a Padova il

ruolo precedentemente giocata ad Este dalle situle bronzee istoriate. Ciò si allinea ad altri aspetti

denotanti un conservatorismo aristocratico patavino contrapposto alle più sensibili innovazioni

atestine.

Parallelamente, e non a caso, i veri e propri prodotti di arte delle situle si concentrano ora in area

alpina e slovena: tra questi ultimi il coperchio Benvenuti 124 denota un nuovo linguaggio più

disegnativo, a rilievo molto piatto, con predilezione per le linee curve, gli svolazzi, i particolari

anatomici degli animali a forma di cuore, secondo uno stile definito da Fogolari orientaleggiante

evoluto.

Analogo gusto è presente nei cavalli che decorano il fodero del coltello Ricovero 232 attestando tra

l'altro l'applicazione, d'ora in poi sempre più frequente, dal linguaggio dell'arte delle situle ad

oggetti diversi dai vasi.

Ad una diffusione continentale va riportata la maggior parte del vasellame metallico circolante in

ambito veneto; c curiosamente ricompare ad Este la vecchia tecnica decorativa a punti e borchie

sbalzate con il motivo della barca solare, di antica tradizione centroeuropea. Quanto agli oggetti di

ornamento/abbigliamento il Veneto ben si allinea alle mode correnti; frequenti sono i fermagli da

cintura rettangolare e quadrati, in lamina decorata da punti a sbalzo, con varianti comuni anche

all'area di Golasecca e alla cerchia halstattiana.

Gli aspetti funerari 12


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Preistoria e protostoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof De Marinis Raffaele Carlo.

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