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Archeologia preistorica e protostoria

Prof. Andrea Cardarelli - Università Sapienza

Diffusione dei principali materiali nel Bronzo Medio in Europa

Alcune parti di questi appunti sono ripresi da quelli del Prof. Pacciarelli che mi ha autorizzato ad usarli.

Mesolitico e Neolitico

Cronologia dei periodi precedenti al neolitico

Anni da oggi Periodi geologici Glaciazioni Alpine Preistoria - Facies evoluzione archeologiche
Da 13.000 a circa 10.000/7.000 (tra 13.500 e 12.000 anni fa) Olocene antico Fine glaciazioni Mesolitico H. Sapiens (Sauveterriano e Castelnoviano)
Da 40.000 a 13.000 Pleistocene superiore (Quaternario) Würm Paleolitico superiore H. Sapiens (Aurignaziano, Gravettiano, Epigravettiano)
Da 120.000 a 40.000 Pleistocene superiore (Quaternario) Würm Interglaciale Riss/Würm Paleolitico Medio H. Neandertalensis (Musteriano) e H. Sapiens
Da 700.000 a 120.00 Pleistocene medio (Quaternario) Riss Paleolitico inferiore Presapiens, per es. Homo Heidelbergensis, H. Erectus ed H. Ergaster
Circa 2/1,8 milioni fino a 750.000 Pleistocene inferiore (Quaternario) Günz Paleolitico Inferiore Da H. Habilis a H. Ergaster e H. Erectus (Industria su ciottolo)
Prima di 2 milioni di anni Pliocene (Terziario) Olduvaiano Da Austrolopiteci a Homo Habilis (Industria su Ciottolo)

Cronologia dell'Olocene Europeo su base pollinica

  • Preboreale: 10.200-8700 BP (Before Present) = clima caldo arido
  • Boreale: 8700-7500 BP = clima caldo arido
  • Atlantico: 7500-4500 BP = clima caldo umido
  • Subboreale: 4500-2700 BP
  • Subatlantico: 2700 BP - fino ad oggi

Secondo le datazioni più recenti la fine del periodo glaciale dovrebbe collocarsi attorno a 13.500 anni fa (quindi circa 11.500 a. C.). La fine delle glaciazioni in termini geologici determina il passaggio dal Pleistocene all’Olocene. Le conseguenze sul piano climatico sono fondamentali, il riscaldamento progressivo del clima causò infatti mutazioni sostanziali, per esempio vaste aree emerse furono invase dal mare a causa dello scioglimento dell’enorme massa di ghiacci, mentre zone precedentemente interessate da spesse coltri glaciali si ricoprirono presto di vegetazione. Sul piano biologico l’innalzamento della temperatura causò modificazioni profonde nella vegetazione e nella composizione della fauna. Aree precedentemente poste ai limiti delle zone glaciali, caratterizzate da un paesaggio simile a quello attuale della tundra, si ricoprirono di foreste e alcune specie animali si ritirarono verso le aree più fredde, lasciando il posto ad altre specie che divennero prevalenti. A latitudini più vicine ai tropici la fine delle glaciazioni in alcune situazioni innestò un processo di inaridimento. Ovviamente tali cambiamenti ebbero sostanziali ripercussioni sulle comunità umane di cacciatori-raccoglitori. L’umanità era sopravvissuta fino ad allora grazie a un’economia di predazione, basata sulla caccia e raccolta. Le tecniche di caccia e di pesca si erano naturalmente evolute nel tempo, ma sostanzialmente le comunità umane basavano la loro sopravvivenza sull'attività venatoria e sulla raccolta.

Oggi le società che vivono di questo tipo di economia, classificate come bande, sono assai ridotte e tutte in pericolo di estinzione, per esempio gli aborigeni australiani, i boscimani in Africa meridionale, gli inuit in Groenlandia e Alaska, alcuni gruppi indigeni nella foresta amazzonica. Essi in realtà rappresentano gli ultimi esempi viventi di una forma di economia che ha garantito all’umanità di sopravvivere per milioni di anni. In realtà questi cambiamenti ebbero, come vedremo, un effetto determinante alcuni millenni più tardi della fine delle glaciazioni, a partire all’incirca tra 9.500 e 9.000 a.C., quando con le prime comunità neolitiche l’umanità attuò la principale rivoluzione economica della sua storia: il passaggio dall’economia di caccia e raccolta, e dunque di predazione, a quella agricola, e dunque di produzione.

Il passaggio dall'economia di predazione a quella produttiva

Il passaggio dall’economia di predazione a quella produttiva non avvenne contestualmente in tutto il mondo. Come abbiamo visto vi sono aree della terra dove ancora oggi sopravvivono gruppi di cacciatori-raccoglitori. Nel complesso però la nuova economia, coincidente con l’affermazione del neolitico, si diffuse abbastanza rapidamente e all’incirca attorno al 4000 a.C. in molte aree del mondo si coltivavano campi e allevavano animali domestici. Per alcune migliaia di anni comunque tutta l’umanità continuò a praticare la caccia, la pesca e la raccolta. Le comunità umane continuarono ad essere composte da gruppi di alcune decine di persone dato che l’economia di caccia e raccolta, come dimostrano le osservazioni sulle popolazioni attuali, non consente di sostenere gruppi numerosi.

Il periodo compreso fra la fine delle glaciazioni e la neolitizzazione è noto con il termine di Mesolitico (età della pietra di mezzo). Differentemente dal Paleolitico che perdurò per oltre 2 milioni di anni, il Mesolitico occupa un periodo di tempo assai ridotto, compreso fra i 2/3 millenni in Medio e Vicino Oriente, fino ai 6/7 in Nord Europa. Soprattutto nelle fasi iniziali non si differenzia in modo sostanziale dalle ultime manifestazioni del Paleolitico superiore, tanto che vari autori preferiscono parlare in certe aree di Epipaleolitico, per sottolineare la scarsa discontinuità con il periodo precedente. Tuttavia durante il mesolitico (epipaleolitico) le comunità umane cominciano a modificare alcune fondamentali abitudini. La maggiore disponibilità di fauna e di vegetali a breve distanza, determinata dal clima postglaciale, permette ai gruppi di cacciatori-raccoglitori di limitare la propria mobilità all’interno di areali più circoscritti, mentre durante il paleolitico la mobilità dei cacciatori era molto più marcata dovendo inseguire gruppi di grandi mammiferi in movimento alla ricerca di pascoli.

Questa minore mobilità portò le comunità umane a conoscere più approfonditamente le caratteristiche delle specie animali e vegetali alla base della dieta e ciò fu probabilmente alla base della futura domesticazione di alcuni animali e di alcune piante. Le testimonianze archeologiche dimostrano che durante il periodo coincidente con il Mesolitico l’uomo attuò la domesticazione del primo animale: il cane, valido aiuto nella caccia. Inoltre in questo periodo è certamente in uso l’arco, come dimostrano alcuni rinvenimenti effettuati in Danimarca, Germania ed Inghilterra, anche se secondo alcuni autori l’arco era già usato nel Paleolitico superiore. L’arco ha certamente avuto un ruolo fondamentale nel miglioramento delle tecniche di caccia, ma è stato certamente anche l’arma che ha determinato un aumento delle attività belliche, come dimostra una famosa raffigurazione rupestre del Levante spagnolo.

Le modificazioni del clima nel Mesolitico

In Europa il Mesolitico (epipaleolitico) comprende i periodi climatici conosciuti come Preboreale e Boreale, e in talune aree (Europa settentrionale) anche parte dell’Atlantico. Inizialmente sono dunque attestati climi aridi ma ciò non impedisce che si formino in talune aree estese foreste, come ad esempio in area alpina. In generale il paesaggio muta. In Europa centro-settentrionale regredisce la tundra, sostituita da foreste di pini ed abeti, mentre in Europa meridionale si affermano foreste miste con la comparsa di querceti misti (querce, tigli, ontani, carpini, noccioli ecc.). In area mediterranea si afferma invece un paesaggio più arido con arboree adatte ad un clima caldo e arido, con pino marittimo e leccio. Dal punto di vista delle manifestazioni archeologiche il Mesolitico (epipaleolitico) presenta ancora prevalentemente industria litica, accompagnata da industria su osso e su corno. Nei casi dove le condizioni hanno consentito la conservazione, si è potuta constatare una avanzata produzione di oggetti in legno.

Dal punto di vista tecnologico l’industria litica non presenta sostanziali differenze con quella delle fasi più avanzate del Paleolitico superiore. In Europa si afferma una tendenza al microlitismo. Armature standardizzate di piccole dimensioni e di forma prevalentemente geometrica sono ottenute con la tecnica del microbulino. Si tratta per lo più di piccole punte, triangoli o trapezi che venivano inserite in supporti di legno o di osso per armare aste di frecce. In Italia, come nell’area mediterranea nord-occidentale, le industrie litiche mostrano una certa uniformità. Si distinguono in Italia due facies in successione cronologica definite Sauveterriana e Castelnoviana. Nel Sauveterriano, databile ad età preboreale/boreale (X-IX millennio a.C.) è evidente una continuità con le industrie litiche del Paleolitico superiore di facies epigravettiana. Molti strumenti sono ottenuti su schegge laminari e vi è una forte diversità fra strumenti ed armature.

Nel complesso di Romagnano III in Val d’Adige sono presenti grattatoi frontali, becchi, bulini e coltelli a dorso, mentre le lame a ritocco denticolato sono più caratteristiche della successiva facies Castelnoviana. I nuclei hanno forma spesso discoidale e tendono ad essere sfruttati al massimo della disponibilità. Le armature (i geometrici usati per armare le punte da scagliare con l’arco) sono molto piccole e caratterizzate prevalentemente da lamelle a dorso, punte a dorso o a due dorsi, triangoli. Nella successiva facies Castelnoviana, che si associa con i momenti più antichi del periodo Atlantico, sono più frequenti prodotti laminari regolari, spesso caratterizzati da incavi o ritocchi denticolati. Tra le armature dominano quelle trapezoidali e romboidali.

Le modificazioni del clima avvenute nel Mesolitico determinano alcuni cambiamenti nell’organizzazione delle comunità umane a partire dalle tecniche di caccia, ora maggiormente rivolte a specie legate all’ambiente forestale, come il cervo, il capriolo, il cinghiale; in area montana le prede maggiormente cacciate sono lo stambecco e il camoscio. Accanto alla caccia aumenta il ruolo della pesca e l’occupazione di siti presso aree lacustri o umide (famoso è il caso dell’insediamento inglese di Star Carr) e di siti vicino al mare, per esempio la grotta dell’Uzzo vicino a Trapani. Ciò permetteva di integrare la dieta con pesce d’acqua dolce o di mare, ma anche con molluschi (famosi in Europa settentrionale i mucchi di conchiglie e chiocciole marine usate dalle popolazioni del Mesolitico) e mammiferi marini (foche).

La raccolta di vegetali integrava in modo sostanziale quanto ottenuto dalla caccia e dalla pesca. Nocciole, castagne, castagne d’acqua, mirtilli, fragole, more, lamponi, sono rinvenimenti piuttosto frequenti nei siti mesolitici. É probabile che le comunità del Mesolitico variassero a seconda delle stagioni le loro attività. Nel versante meridionale delle Alpi, nel bacino dell’Adige, i gruppi mesolitici risiedevano durante l’inverno e la primavera negli insediamenti di fondovalle, praticando principalmente la caccia ai mammiferi di grossa e media taglia, la pesca, la piccola caccia a tartarughe palustri, la raccolta di molluschi eduli di lago e di terra e di uova. Durante l’estate e l’autunno si spostavano verso la montagna per cacciare stambecchi sulle praterie di alta quota, ma anche cervi ed altri ungulati nei boschi a quote più basse. Un analogo uso del territorio sembra attestata anche nell’area tosco-emiliana a giudicare dai numerosi rinvenimenti ad alta quota e da alcuni rinvenimenti in pianura.

Per quanto è noto gli insediamenti del Mesolitico in Italia sono piuttosto limitati e di norma rappresentati da poche unità abitative. Ciò fa ritenere che l’entità demografica delle comunità del mesolitico fosse estremamente ridotta. Tuttavia, quantitativamente, gli insediamenti attribuibili al Mesolitico sono proporzionalmente, considerando anche la minore durata, più numerosi di quelli del Paleolitico superiore, quindi possiamo dedurre che a seguito del miglioramento del clima e al conseguente aumento dei territori utilizzabili e delle risorse alimentari disponibili, vi sia stato un relativo incremento demografico. Tale incremento tuttavia, secondo calcoli ricavati dallo studio delle necropoli, e degli abitati non sembra essere stato particolarmente significativo, almeno per quanto riguarda l’Europa. Possiamo forse dedurre che le comunità siano aumentate di numero, ma che al loro interno siano rimaste numericamente simili a quelle del precedente periodo.

Almeno per quanto riguarda l’Europa le comunità del Mesolitico erano infatti formate da pochi individui (bande) e dal punto di vista dell’organizzazione socio-economica non sembra essersi prodotta nessuna sostanziale modificazione rispetto all’assetto noto per le società di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore, in cui vigeva un sistema molto elementare di differenziazione sociale, basato su poche figure eminenti (il capo, lo sciamano) e su un sostanziale egalitarismo generalizzato. Si conoscono varie sepolture europee attribuibili al Mesolitico. Si tratta frequentemente di necropoli al massimo di poche decine di individui. Sono sepolture in fossa, a volte bisome (adulto e fanciullo) o trisome (maschio, femmina e bambino).

La fossa è talora circondata da ossa di cervo o pietre e spesso è usata l’ocra rossa con cui soprattutto si cospargeva il cadavere dei defunti. Sono presenti corredi composti da oggetti d’uso e di ornamento e offerte funerarie. A Mondeval di Sora sulle Alpi in provincia di Belluno a 2250 metri di altezza, è stata scavata la tomba di un uomo sui 40 anni, deposto in posizione supina, probabilmente in origine avvolto in una veste fissata da fermagli, con un corredo composto da tre gruppi di oggetti d’uso e di prestigio forse originariamente contenuti in sacche.

Le raffigurazioni d’arte rupestre attribuibili al Mesolitico sono, se paragonate a quelle del Paleolitico superiore, più scarse. La maggior parte di esse viene dal Levante spagnolo: si tratta spesso di figure di cacciatori, rappresentati con archi e zagaglie e di animali. Alcune figure femminili compaiono abbigliate e impegnate in attività di raccolta di frutti o miele. Anche l’arte mobiliare appare meno rappresentata rispetto al Paleolitico superiore. Nel riparo Gaban, presso Trento, è attestata una figura femminile scolpita su osso e alcuni oggetti decorati da motivi geometrici.

La rivoluzione agricola: il Neolitico

Il Neolitico (età della pietra nuova) coincide con il passaggio all’economia produttiva, cioè con l’inizio dell’agricoltura e dell’allevamento. Si tratta della più importante modificazione economica prodotta dall’umanità, senza la quale non sarebbero neppure immaginabili i successivi cambiamenti: dalla nascita delle città e dello stato, all'industrializzazione, fino all’attuale era dei computer. Il passaggio all’economia produttiva si sviluppa in un tempo relativamente breve rispetto ai tempi della preistoria. Nel corso di due o tre millenni la nuova economia si afferma in varie parti del mondo. Il termine di “rivoluzione agricola” o neolitica coniato da Vere Gordon Childe non si riferisce tuttavia alla velocità del cambiamento, ma piuttosto alle conseguenze socio-economiche che esso ebbe sulla storia dell’umanità, così come più tardi l’avrà la rivoluzione urbana e la rivoluzione industriale.

Childe riteneva che lo sviluppo delle civiltà si fosse realizzato attraverso due fondamentali tappe: la rivoluzione agricola e la rivoluzione urbana. Con la prima l’uomo, attraverso la domesticazione di piante e di animali, era divenuto produttore dei mezzi di sussistenza, acquisendo la possibilità di produrre surplus economico, fatto che a sua volta determinava cambiamenti nella composizione e demografia delle comunità, che ora potevano crescere numericamente in modo consistente rispetto agli esigui gruppi di bande del Paleolitico e del Mesolitico. La crescita della popolazione favorì una maggiore articolazione delle comunità umane che dovettero dotarsi di norme più avanzate per regolare i rapporti sociali. Anche i mutamenti che avvennero dopo il neolitico, come ad esempio l’accumulo dei beni da parte di un ceto che tendeva progressivamente a divenire dominante, la specializzazione del lavoro e le prime forme di stratificazione sociale furono determinate dal fondamentale cambiamento del neolitico, che allo stesso tempo rappresentò la condizione per la rivoluzione urbana che in Vicino e Medio Oriente avvenne alla fine del IV millennio a.C.

Tra le principali innovazioni tecnologiche del neolitico si annoverano l’uso della pietra levigata e l’uso sistematico della ceramica, la quale tuttavia non fu immediatamente prodotta fin dall’inizio (neolitico pre-ceramico). La prima organica interpretazione riguardante il neolitico su base archeologica come nuova forma di organizzazione economica e sociale fu data in modo compiuto da Childe a partire dagli studi archeologici.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/01 Preistoria e protostoria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bhagwati.mbb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia Preistorica e Protostorica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Cardarelli Andrea.
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