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racconti portatori di uno specifico messaggio pedagogico.

La lunga fiaba di Beatrice Solinas Donghi è l’analisi di Chiara Lepri sulla scrittrice ligure-

inglese. L’autrice sottolinea innanzitutto come le origini britanniche della scrittrice si

ritrovino nella sua estetica, svelando nei racconti un particolare gusto per il dettaglio, per il

linguaggio chiaro e preciso, per le storie intriganti e per la quotidianità. La matrice ligure

l’ha condotta invece verso l’interesse per le tradizioni popolari in particolar modo per il

mondo della fiaba, che considera “una zattera che galleggia per millenni”.

L’analisi procede attraverso un dettagliato esame dei temi maggiormente trattati dalla

scrittrice: nei suoi racconti Beatrice Solinas Donghi affronta il tema dell’amicizia in tutte le

sue sfaccettature: l’amicizia è per i ragazzi un momento di confronto, un luogo di crescita

che aiuta a formare la propria identità. Anche l’allontanamento da casa e il viaggio sono

intesi come metafora del cambiamento: il viaggio favorisce la scoperta, rompe la

consuetudine e mette in discussione. Grande attenzione è dedicata al mondo interiore.

Il percorso attaverso gli autori prosegue con il contributo di Caterina Gatti, Roberto

Piumini: scrittore, poeta e narratore. Difficile è per l’autrice riassumere in poche pagine

l’intera opera di questo grande scrittore per l’infanzia, amante delle ambientazioni medievali

e cavalleresche, della scrittura in versi e della fiaba, divenuto scrittore ascoltando la radio

che lo ha appassionato alla parola, come lui stesso ammette. E invece il saggio di Caterina

Gatti riesce a presentarci approfonditamente questo scrittore, ritraendolo sotto i suoi

numerosi aspetti. L’attività di insegnante ha sicuramente favorito Piumini nella sua carriera

di scrittore, una carriera che lo ha visto vincitore di molti premi. Nelle sue opere Piumini

dedica un grande spazio alla fantasia introducendo, sulla scia di Rodari, nuove modalità nel

campo della letteratura per l’infanzia, come ad esempio la volontà di estrarre temi di poesia

da ogni occasione leggendo la realtà attraverso una vena fantastica, oppure l’attenzione alla

corporeità delle parole, o la teatralità dei racconti. La varietà dei suoi lavori, dal primo Il

giovane che entrava nel palazzo alla delicata poesia di Mattia e il Nonno ne sono esempio.

La figura poliedrica di Giusi Quarenghi ci è presentata nel bell’intervento di Nima

Sharmahd, Giusi Quarenghi: scrivere tra sogno e realtà. Alla base della filosofia della

scrittrice risiede il considerare la portata magica della lettura, intesa come crescita personale,

viaggio e ricerca, sia per il suo pubblico più grande, che per i più piccini che attraverso libri

dove le forme assumono volta per volta un significato diverso, possono sviluppare la

creatività. I racconti di Giusi Quarenghi sono spesso spunti di riflessione, propongono dei

percorsi di crescita attraverso la descrizione di situazioni realistiche, delle emozioni e dei

sentimenti permettendo ai lettori di immedesimarsi nella storia. Ecco allora la definizione di

lettura come nutrimento dell’anima, un libro da mangiare nel vero senso della parola.

Attraverso uno stile molto versatile, che va incontro ad ogni siituazione ed in continuo

cambiamento, perché le storie si scrivono da sole e sono i personaggi stessi a raccontarsi e a

scegliere lo stile per farlo, Giusi Guarenghi reiventa ciò che viviamo, proponendo storie che

si pongono al confine tra sogno e realtà.

L’amore per il teatro e l’insegnamento nella scuola sono gli elementi che distinguono Guido

Quarzo così come ci viene introdotto da Francesca Lari nel suo limpido contributo Guido

Quarzo: «Pensare bambino scrivere adulto». Il teatro ha effettivamente svolto un ruolo

importante nella sua formazione, indirizzandolo verso una scrittura più asciutta e verosimile

e facilitandogli il rapporto con i lettori. Al tempo stesso la conoscenza profonda del mondo

dell’infanzia gli ha permesso di identificarsi con i bambini e di capire ciò di cui avevano

bisogno. Ecco allora il suo stile seducente, semplice e ricco, per comunicare anche concetti

molto profondi spesso legati alla quotidianità ma anche alla diversità. Il mondo Giudo

Quarzo lo descrive attraverso una sorta di “realismo magico” che rende la realtà sospesa,

attonita, tra il sogno e la leggenda popolare. Lo scrittore dedica partcolare attenzione ad

entrare in comunicazione con il lettore, abituandolo a creare alternative, a superare i

problemi della realtà e suggerendogli delle possibili soluzioni. Come lui stesso afferma, il

messaggio è quello che il lettore recepisce e non quello che l’autore vuole imporre.

Altra invece è l’esperienza di Silvana Gandolfi, personalità che troviamo descritta nel

capitolo successivo scritto da Silvia Babbini: Il fascino delle antiche civiltà e la magia dei

bambini nei romanzi di Silvana Gandolfi. E’ attraverso una veloce ma precisa panoramica

sui romanzi scritti da Silvana Gandolfi che l’autrice del contributo ci introduce al suo

pensiero, un pensiero alla cui base risiede un unico spunto: aiutare i bambini a crescere,

inviando loro messaggi di fiducia e aiutandoli a crescere e a sviluppare un’attitudine

creativa. Silvana Gandolfi considera infatti il libro uno strumento di formazione attraverso il

quale il lettore può trovare un proprio equilibrio e un aiuto a sviluppare la propria

personalità. Questa crescita è possibile attraverso il nutrimento dell’immaginario, che rende

possibile la lettura dei libri.

Profonda conoscitrice del mondo e delle filosofie orientali, Silvana Gandolfi contrappone

nei suoi racconti, quasi in una prospettiva New Age, il degrado e il consumismo

occidentale all’assurda magia dell’orinte. Il tema del viaggio ricorre spesso, un viaggio che

non è solo reale ma che è anche interiore, introspettivo.

Partire dall’osservazione della realtà in cui bambini e ragazzi vivono per rappresentare al

meglio i loro pensieri, i loro stili di vita, i loro sentimenti, è quanto emerge dall’ accurata

analisi della produzione di Angela Nanetti ad opera di Erica Freschi ed esposta in Angela

Nanetti: l’infanzia e l’adolescenza non le osservo, le vivo. E’ prorpio questa la caratteristica

principale della scrittrice, caratteristica che le permette di affrontare temi trasgressivi e

delicati, come per esempio lo stupro, magnificamente affrontato nel racconto Guardare

l’ombra, senza mai perdere l’interesse da parte del suo pubblico. La sua scrittura è uno

specchio della realtà che viene raccontata in tutte le sue forme, da quella più malinconica e

poetica di Mio nonno era un ciliegio, a quella più tragica di Randagi. Particolare attenzione

viene dedicata dalla scrittrice all’età difficile del passaggio dall’infanzia all’adolescenza

periodo dove sorgono i primi conflitti interiori, i primi disagi, le prime incomprensioni. Un

simpatico esempio è quello di Le memorie di Adalberto dove il passaggio all’età adulta

viene affrontato, come sempre da Angela Nanetti, con ironia e coraggio.

Andrea Molesini: la realtà della magia è il contributo di Giulia Pozzi sull’opera dello

scrittore veneto, un autore molto affascinante la cui produzione appare segnata dalle sue

origini veneziane e dai suoi lunghi soggiorni negli Stati Uniti. Andrea Molesini si

contraddistingue per uno stile estremamente chiaro e realistico e per una completa

padronanza della lingua che intende come mezzo per diffondere le proprie emozioni. In La

casa dalle cose rovesce, sua prima opera, utilizza un linguaggio molto semplice per

comunicare messaggi interpretabili in modo diverso a seconda dell’età del lettore. Molesini

tuttavia non crede nella “morale della favola”; pensa invece che lo scopo del racconto debba

essere ricercato nel piacere che si prova leggendolo, nel senso di giustizia che il bambino

può sentire. In ogni storia che Molesini racconta si compie un viaggio, un percorso

evolutivo: spesso, attraverso temi come l’amicizia o la battaglia per la giustizia, l’attenzione

si sposta sulle emozioni e sulle sensazioni che la storia può trasmettere, lasciando perdere

intenti moralistici.

L’elemento magico è un’altra costante dei racconti di Andrea Molesini: la magia mette in

luce la vera natura dell’uomo, rende tutto possibile, risolve situazioni difficili.

L’attività giornalistica di Pier Mario Fasanotti è stata determinate per la sua esperienza di

acclamato scrittore di romanzi gialli per l’infanzia. Nel capitolo a lui dedicato e redatto da

Maria Elisa Mazzanti Un «giallista» per ragazzi: Pier Mario Fasanotti, traspare la non

banalità del genere giallo nelle esperienze di lettura dei bambini. Fasanotti sente infatti la

necessità di trasmettere ai giovanissimi l’esigenza di cercare soluzioni, di ricomporre un

quadro unitario anche, e soprattutto, laddove gli adulti creano una settorializzazione sempre


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DETTAGLI
Esame: Letteratura
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Bacchetti Flavia.

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