Etno-linguistica: i Tubu
Il Ciad
Il Ciad (Jumhuriyat Tashad) è il quinto stato più esteso del continente africano e, essendo situato nell’entroterra, non ha collegamenti con il mare. I confini del Ciad sono stati attribuiti dopo la decolonizzazione francese: in realtà non c’è nessun evidente argomento geografico in grado di giustificare perché il Ciad si trovi in quel punto; è stata, quindi, una repubblica creata a tavolino. Il Ciad, nel XX secolo, è stato dichiarato il quinto stato più povero in assoluto al mondo, con una crescita demografica impressionante (2017, 14 milioni di persone) in quanto non c’è controllo delle nascite, persiste un alto tasso di mortalità infantile e un’aspettativa di vita intorno ai 48 anni. Possiamo quindi definire il Ciad un paese in cerca di sopravvivenza.
Dal punto di vista fisico e morfologico
La parte settentrionale dello Stato è quella desertica: non ha omogeneità, l’unico elemento di coesione è il grande lago che, nonostante si chiami lago, ha l’acqua salata, e proprio per questa caratteristica, a contatto con le temperature tropicali e desertiche, si sta lentamente prosciugando. I Tubu si trovano principalmente nei deserti contrassegnati da formazioni rocciose, e quindi montagne: l’Ennedì (i rilievi sono molto particolari perché sono contraddistinti da formazioni rocciose in cui l’azione del vento ha prodotto degli archi diversissimi e colorati perché fatti di materiali diversi), nel Borkou e nel Tibesti. Questo tipo di paesaggio è anche chiamato djebel, ed è particolarmente caratterizzato da resti archeologici come le strutture tombali di circoli di pietra.
La parte meridionale è invece pianeggiante, utile per capire lo stanziamento delle popolazioni e la produttività degli agricoltori; in questa parte si trova anche la capitale, N’Djamena. Sono prevalentemente popolazioni ricche.
Sebbene la parte di Tubu che ci interessa viva nel Tibesti, esistono clan anche in Niger (Djado) e a sud della Libia.
Ritrovamenti archeologici
Vicino al lago Ciad è stato ritrovato nel 2001 un cranio da un équipe di archeologi, chiamato in lingua dei Tubu “Toumai”, ovvero “speranza di vita”; questo perché è il nome che viene generalmente dato ai bambini che nascono prima della stagione secca, essendo questa la più complicata da sopportare per un infante. Insieme al cranio, sono stati trovati anche frammenti della mandibola, tre denti isolati e un femore. Il cranio risale a sette milioni di anni fa, quindi si colloca cronologicamente prima del ritrovamento di Lucy, avvenuto tre milioni di anni fa, e dovrebbe risalire all’epoca in cui si suppone l’uomo si sia allontanato dalla scimmia. Su questo ritrovamento si sono scatenate tantissime controversie: in un primo momento, era stato ritenuto il nostro più antico antenato, ma poi, successivamente, parecchie riviste, ma soprattutto i ricercatori del CNRS di Francia, hanno messo in dubbio che il femore trovato vicino al cranio appartenga veramente a una razza ominide; secondo gli scopritori quindi il femore non sarebbe legato al cranio, ma sarebbe di una razza animale qualsiasi. Negando che il femore fosse dell’uomo, hanno negato anche che il cranio appartenesse a un’ominide.
Dal punto di vista storico
La storia del Ciad si conosce da tempi recenti e non ha tradizioni che risalgono da tanto: soltanto dall’Ottocento si cominciano ad avere delle notizie perché ci si recano i primi viaggiatori.
Chi sono i Tubu?
I Tubu sono una delle circa 200 popolazioni che abitano il Ciad, e a differenza dei Tuareg che girano per diversi stati, risiedono in maggioranza solo in questo stato. Nonostante rappresentino una minoranza della popolazione, si ritengono il centro del mondo, dovuto anche al fatto che il Ciad si trova proprio al centro dell’Africa. Contrariamente ai Tuareg, i Tubu non lottano né per essere riconosciuti o per l’indipendenza, né per avere un posto fisso. Anche i Tubu, come i Tuareg, sono una popolazione a rischio sopravvivenza.
Caratteristiche sociali e culturali
Si tratta di una popolazione nomade che si organizza in clan, ovvero un gruppo di persone che riconoscono di discendere da uno stesso animale o cosa totemica e che, essendo acefalo, non possiede un capo. Esistono due caratteristiche che identificano questo gruppo: la lingua e la cultura, che servono per definire due sottoinsiemi:
- I Teda: si collocano nella parte settentrionale e parlano il Tedaga, una lingua caratterizzata da suoni molto acuti. Allevano cammelli.
- I Daza: si collocano nel meridione e parlano il Dazaga, la lingua più diffusa in quanto parlata dagli agricoltori; addirittura ora il governo del Niger sta elaborando un piano per diffondere il Dazaga per l’educazione. Allevano bovini.
Nome e denominazioni
Tubu è una parola composta nella lingua dei Kanouri: la parola Tou (=montagna) e la parola Bou (=abitanti) → “gli abitanti della montagna”; questo nome gli è stato dato dai Kanouri, una delle popolazioni vicine che abitano nel Ciad, per identificare un gruppo di persone che avevano delle differenze rispetto a loro, in questo caso il posto dove abitano. Siccome i Tubu abitano prevalentemente nel Tibesti, questa denominazione è passata a significare “gli abitanti del Tibesti”, la montagna per eccellenza del Niger. I Tuareg li chiamano Ikaraden, “gli abitanti della montagna”.
A seconda di come i viaggiatori hanno interpretato la pronuncia delle popolazioni con cui venivano in contatto, il nome di questa popolazione si può trovare scritto in molti modi: Tubu, Tubu, Tebu o Tibbu. In Africa viene utilizzato anche un altro appellativo che non è diretto ai Tubu in particolare, ma a tutte le popolazioni che non sono arabe: gorane. Sono anche stati definiti una “razza fossile vivente”, questo perché sono talmente ingessati nelle loro tradizioni che sono come dei fossili antichi.
L'origine e la diffusione
Sebbene sulla storia dei Tubu non si abbiano dati certi, né sull’origine geografica né sulla cronologia, si hanno però delle testimonianze già dall’antichità:
- Il primo a raccontare dei Tubu è stato un greco, Erodoto, nel V secolo a.C.: nelle sue storie aveva raccontato le vicende di alcuni popoli dell’Africa mediterranea, come la Libia e l’Egitto. In un volume particolare si fa cenno agli etiopi trogloditi: sono descritti come uomini dalla pelle scura, veloci nella corsa a piedi, voraci come serpenti e lucertole; potrebbe effettivamente trattarsi di un incontro con una cultura diversa che viene connotata con il fatto di usare del cibo non proprio adeguato. La cosa più interessante è che dice che questa popolazione parla ed emette dei suoni che sono molto simili agli stridii dei pipistrelli: in effetti, tra i Tubu esiste una lingua, chiamata lingua fischiata, che serve per comunicare sulla lunga distanza, oggi usata raramente. In una delle due varietà di lingue, nel Tedaga, esistono diversi suoni di una scala tonale più alta che possono ricordare il verso di questi animali, tanto da diventare oggi patrimonio mondiale dell’Unesco.
- Anche il latino Sallustio, nel I secolo a.C., parla di queste popolazioni, e in particolare delle abitazioni: egli afferma che queste assomigliano a delle carene di navi rovesciate.
- Da allora, per duemila anni, non si parla più dei Tubu, cioè non si hanno più accenni a questa popolazione da parte di nessuno storico o scrittore.
- Il tedesco Nachtigal è il primo che ci lascia un resoconto pressoché completo di questa popolazione: nel 1870 intraprende un viaggio in cui conoscerà i Tubu, ma verrà rapito e tenuto prigioniero in condizioni disperate. Quello che dice scoraggerà per molto tempo tutti gli esploratori a recarsi in quel posto: “mancano di ogni senso della comunità, sono ladri immatricolati, sempre disponibili ad attaccare e depredare ogni carovana che giunga a loro tiro”.
- Quando arrivano i francesi la situazione non migliora, addirittura uno di questi che scriverà un libro molto famoso verrà ammazzato in una scaramuccia. All’inizio del Novecento anche alcuni esploratori italiani si recano in Niger e in Ciad illustrando questo popolo, ma anche loro finiranno per essere ammazzati. Proprio l’incontro degli europei con queste popolazioni ha creato uno stereotipo che classifica i Tubu come una popolazione aggressiva e violenta, che non rispetta la civiltà e che non sa vivere in mezzo alla gente; sono stati quindi etichettati sempre in maniera negativa, proprio per via della loro autonomia e della loro scarsa empatia con chi incontrano.
- Si hanno inoltre due esempi di studiosi francesi che si sono interessati a questo popolo e che sono stati gravemente attaccati dal Ministero dell’Educazione del Ciad perché si dice che non hanno mai realmente vissuto a stretto contatto con il popolo, e che quindi non hanno riportato informazioni di prima mano, ma soltanto cose soltanto sentite da altri.
È una popolazione quindi poco studiata e anche quei pochi studi che esistono vengono messi in discussione. È interessante anche notare come l’Unesco non li abbia considerati tra i popoli che abitano il Ciad.
Caratteristiche fisionomiche e abilità
L’aspetto fisico dei Tubu è strettamente caratteristico solo di questo popolo:
- Sono molto alti e magri e di razza melanoderma, e quindi hanno una carnagione molto scura, differente da tutte le altre popolazioni del Sahara, e con una pelle estremamente secca che gli permette di non sudare anche in presenza di temperature elevatissime e dovuta al graduale adattamento alle condizioni climatiche in cui vivono.
- Non hanno capelli crespi, ma piuttosto lisci, indizio di un meticciamento con altre razze: gli uomini di solito si rasano il capo ad eccezione di un piccolo ciuffo sulla nuca, mentre per le donne il numero delle trecce che si fanno in testa è indicativo per capire se sono sposate o meno: con due trecce si tratta di donne sposate, mentre con tre di donne nubili; le donne hanno molta cura dei loro capelli e arrivano a proteggerli anche con il burro.
- Il fatto che siano così alti e magri facilita gli spostamenti: sono dei grandi marciatori e sono capaci di marciare dei mesi per cercare sostentamento per il bestiame o per le famose pozze d’acqua; una leggenda dice che sarebbero nati con le rotule snodate, quindi, piegando le gambe in tutti i sensi questo li agevolerebbe nella corsa e nel non stancarsi. Proprio per questo, tra tutte le popolazione del Sahara, sono dotate di un fortissimo senso dell’orientamento e quindi sono in grado di identificare correttamente la strada da percorrere, anche grazie alla composizione dei granelli di sabbia che si differenziano per dimensione e colore (hanno anche una varietà di termini per determinare i granelli di sabbia).
- Hanno uno stile di vita semplice, privo di qualsiasi ricercatezza.
- Una delle caratteristiche di questa popolazione è proprio quella di essere riservata, pudica e frugale.
Abitazione e abbigliamento
Essendo nomadi e a causa delle frequenti spostamenti abitano nelle tende:
- Le tende sono smontate, rimontate e pulite personalmente dalla donna, e sono trasportate nei vari spostamenti da un singolo cammello. Trattandosi di persone molto ordinate cercano di far sì che questa sia la più pulita possibile.
- Hanno la forma di una carena di una nave rovesciata, quindi hanno una coperta a botte e non piatta, e viene disposta in direzione nord sud, questo perché il vento soffia da nord. L’interno è diviso da stuoie ed è semplicissimo: i mobili sono pochissimi e osservano rigidamente una disposizione fissa, e si tratta di un letto, del Dela, un pannello decorato rettangolare o a forma di farfalla che viene regalato dalla madre della sposa, di un focolare e pochissime altre cose.
- I Tubu sedentari che abitano nelle oasi a sud utilizzano un altro tipo di abitazione: si tratta di case di un piano di argilla o di foglie di palma con tantissime varietà.
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