Estratto del documento

Etnolinguistica: i WoDaaBe

Per descrivere una popolazione, è necessario capire innanzitutto da dove vengono, perché si chiamano così e la loro origine. Nel caso dei WoDaaBe, non si ha nessuna di queste informazioni: non si sa, quindi, da dove vengono, perché si chiamano così e la loro origine. Ci sono diversi termini, sia per la lingua che per la popolazione, che stanno ad indicare come loro si autodenominano, come viene denominata dai vicini, come viene denominata dalle varie culture occidentali che sono entrate in contatto con questa popolazione; quindi, per alcuni, i Peul sono un certo gruppo, e per altri questo stesso gruppo si chiama in un altro modo, e chiama Peul un gruppo del tutto diverso. Come può essere la denominazione di un popolo? Se il nome viene dato da fuori, si dice che è eso-etnico; se, al contrario, viene dato dalla popolazione stessa che si autodenomina, è endo-etnico.

Chi sono

I Fulbe, i Fulani o i Peul (differenti nomi che dipendono solo da che lingua che si usa per chiamarli) sono un unico popolo che si disperde in una fascia ampissima dell’Africa che copre tanti stati: all’interno di questo macrogruppo ne esiste uno, i WoDaaBe, che ha le stesse caratteristiche, ovvero parla la stessa lingua ed è nomade, ma quest’ultimi lo sono in maniera più marcata in quanto hanno scelto il nomadismo come stile di vita (a differenza di altri che si definiscono nomadi ma poi ad un certo punto si fermano).

Si tratta, quindi, di un popolo di pastori nomadi che ha formato una società egualitaria, ed è contrassegnato da almeno tre grandi valori, ovvero:

  • La relazione con i loro animali.
  • La partecipazione alle feste e alle danze che hanno come motivazione il legame sociale tra i clan; molte volte quello che si dice non è esattamente vero: ad esempio, il gerewol viene presentato come una danza di guerra, ma soltanto metaforicamente, in quanto i WoDaaBe sono pacifici e la guerra è estranea al loro modo di essere.
  • Il nomadismo che gli permette di circolare tranquillamente e pacificamente restando nello stesso tempo fedeli alla rappresentazione che loro hanno di sé stessi.

Che cosa vuole dire nomade? Gli aggettivi utilizzati per spiegare questo fenomeno hanno sempre una sfumatura peggiorativa, come popoli primitivi o aborigeni, o autoctoni perché diversi dalle popolazioni nere che li circondano proprio per le loro caratteristiche fisiche che li contraddistinguono (naso dritto, bocca non troppo carnosa, certa forma di cranio) e tutte quelle teorie che dicono che loro erano lì prima di tutti gli altri. La loro vita nella savana, è molto semplice ma anche molto dura e dipende da migrazioni continue. Gli accampamenti in cui vivono sono fatti nel nulla, nel senso che non sono costruiti, come quelli dei Tubu o dei Dogon, in villaggi, ma si tratta di una sorta di luogo che si inserisce nel paesaggio ma che non si fa notare.

La loro definizione principale dipende da come l’Europa e i colonizzatori li hanno visti e incontrati: si identifica così il popolo in base a delle caratteristiche che non sono quelle fondamentali, ma sono solo una piccola parte. Per esempio, i WoDaaBe appaiono come il popolo che ama la bellezza e il popolo dai costumi sessuali molto liberi, ma in realtà questo dipende dalla concezione della donna e della famiglia che hanno.

La lingua

La lingua dei WoDaaBe si chiama Peul in francese e Fula o Fulfulde in inglese; questi due termini sono l’esito, corrispettivamente in francese e in inglese, della stessa parola di partenza: la e la u in francese e in inglese “iu”; ogni tipo di cultura sente i suoni in maniera diversa e quindi li classifica in un prestito in maniera diversa; la “l” c’è in entrambe; la “p” e la “f” sono in realtà due suoni molto simili, in quanto se aspiro la “p” viene fuori una “f”, ed è forse lo stesso tipo di cambiamento che si è avuto in italiano tra “padre” e “father”. È una lingua che ha, appunto, nomi diversi, ma che in realtà vengono tutti dallo stesso nome.

Dove è parlata? A livello di territori, l’area in cui questa lingua viene parlata non ha confini ben precisi ma comprende diversi stati dall’occidentale all’orientale: va dal Senegal fino al Camerun, coinvolgendo anche il Niger; manca, quindi, di una nazionalità maggioritaria, in quanto viene parlata da vari gruppi etnici. Il numero di interlocutori stimato va dai 6 ai 20 milioni, e questo può essere a causa del nomadismo o delle varie scissioni della lingua in dialetti.

Tuttavia, questa lingua viene considerata “lingua dolce”, ovvero molto orecchiabile e molto armoniosa, e che può essere paragonata al francese o all’italiano; proprio per questo motivo, una delle tante denominazioni di questa lingua è “l’italiano d’Africa”. Inoltre, può anche essere chiamata “lingua degli uccelli”, proprio per la sua melodiosità.

Il nome

All’interno dei gruppi etnici che parlano questa lingua troviamo i WoDaaBe: un possibile endo-etnico che loro si danno è anche Bororo. Perché si danno anche il nome Bororo? Bororo si considera un termine che ha origine da Bororoen, ovvero un nome per una classe speciale di Fulbe, un’altra popolazione che si oppone ai WoDaaBe; quindi, secondo questa idea, i Bororo sarebbero un gruppo di Fulbe che si è staccato da quest’ultimi, caratterizzati da una religione animista, fortemente nomadica, e che mantiene un sistema culturale chiuso, ovvero una società in cui lo scambio matrimoniale avviene rigidamente solo all’interno del gruppo;

  • Altri studiosi hanno raccolto delle informazioni che dimostrano come alcuni WoDaBee si autodefiniscano così in base a un certo tipo di discendenza: in particolare sarebbe un gruppo che ha particolari capacità e conoscenze mediche.
  • Un’altra delle spiegazioni è che prenderebbero il loro nome dal nome delle mucche Bororo, in quanto essendo nomadi praticano un tipo di economia di allevamento che ha bisogno di spostarsi per trovare i luoghi più adatti per la pastorizia. Il collegamento con il nome delle mandrie è uno schema mentale molto diffuso, tanto è che in Italia nel III secolo a.C. e anche prima si pensava che la parola Italia derivasse da “vitello”, quindi che i popoli italici, sostanzialmente nomadi, prendessero il loro nome e loro stessi si fossero creati un mito prendendo il nome dal vitello.

Il nome Bororo ha assunto delle caratteristiche particolari anche in relazione alle altre popolazioni: ad esempio, in Camerun, i Bororo sono considerati una popolazione arretrata, tanto è che i gruppi pastorali stessi tendono a non identificarsi più con questa parola; in Nigeria, invece, il termine è usato per qualsiasi popolazione migrante e pastorale che non prega, che non parla Hausa, e che si veste e si agghinda come una donna, cioè che si fa i capelli come le donne.

Non solo, un’altra sorta di autodenominazione è l’interpretazione della parola WoDaaBe legata alla parola Fulfulde per “tabù”; significherebbe, quindi, “quelli che rispettano i tabù”; mentre invece per gli altri popoli, come i Peul, il tabù viene preso come elemento di emarginazione, e quindi vengono considerati come i popoli tabuizzati, come gli esclusi che hanno tutto un loro mondo di tabù e quindi sono esclusi dal mondo che li circonda.

Le origini

Per parlare delle origini e degli antenati di questa popolazione ci si rifà a storie mitiche: queste si focalizzano soprattutto sui WoDaaBe come gruppo etnico e mirano a raccontare quali sono i confini fra gruppo etnico e un altro - esiste sempre una sorta di opposizione fra noi e gli altri - e narrano anche l’acquisizione del bestiame, loro prima ricchezza; altre storie interne mirano a raccontare i vari lignaggi dei WoDaaBe, quindi i vari clan e tribù.

  • Le storie mitiche parlano di vari lezioni di un matrimonio incestuoso tra una donna Fulbe e suo figlio: i WoDaaBe sarebbero quindi nati a partire da questa relazione. Perché l’incesto, sempre proibito nella maggior parte dei gruppi umani e considerato il più grande tabù, è presente nelle storie mitiche? Perché, come in questo caso, da un enorme trasgressione come l’incesto si stacca poi la nascita di un popolo che diventa il modo per reinstaurare un nuovo ordine; quando avviene un incesto, l’ordine di prima è rotto e non può più essere reinstaurato, bisogna quindi purificarsi.
Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
I WoDaaBe - esame di etnolinguistica, prof.ssa Rocca Pag. 1 I WoDaaBe - esame di etnolinguistica, prof.ssa Rocca Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
I WoDaaBe - esame di etnolinguistica, prof.ssa Rocca Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
I WoDaaBe - esame di etnolinguistica, prof.ssa Rocca Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lazzerimartina9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnolinguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Rocca Giovanna.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community