I totalitarismi
Il totalitarismo è una categoria politologica che ha una sua storia e che è stata molto discussa. Montroni dice molto chiaramente che è una categoria su cui c'è stata una grande discussione e che non riesce a spiegare i tre casi nazionali a cui dovrebbe applicarsi: il totalitarismo sovietico del regime di Stalin, il totalitarismo nazista e il totalitarismo fascista italiano. Questa categoria non basta a raccontare tutto tutti questi tre casi, però è utile.
La teoria politologica non esaurisce la mutevolezza e la complessità dell'esperienza storica, però ci aiuta ad approfondirla e a guardarla da vicino. Questa categoria di totalitarismo ha una sua storia che comincia in Italia con un articolo che un critico liberale scrive su un giornale "Il mondo". L'autore è Amendola il quale, nel 1923 scrive 'il movimento mussoliniano ha voluto creare un regime totalitario". Siamo del 23 e Mussolini ha assunto il ruolo di capo del governo soltanto da un anno e non ha ancora stravolto le istituzioni del regno costituzionale, c'era ancora lo Statuto Albertino, il Parlamento.
È una critica molto forte che avrà un esito drammatico perché nel 1924 quando il partito Nazionale fascista vince le elezioni, si alzano voci critiche e la prima e la più forte è quella di Giacomo Matteotti, socialista, che lo denuncia politicamente. Sostiene che il movimento fascista ha commesso violenze durante le operazioni di voto e dei veri e propri brogli elettorali. Dopo 10 giorni viene trovato, per caso da un contadino nei boschi della Quartarella vicino Roma, il corpo di Matteotti che è stato sequestrato, evidentemente dagli uomini di Mussolini, picchiato e ucciso. Quindi contro di lui è stata esercitata quella violenza che impunemente devasta l'Italia, da 5 anni dal 19.
Con la crisi dovuta all'uccisione di un deputato del Parlamento, l'opposizione rifiuta di partecipare alle sedute e si ritira sull'aventino. Dall'altra parte della politica ci sono i fascisti radicali, quelli che vorrebbero fare veramente la rivoluzione e Mussolini inizia una progressiva depurazione e marginalizzazione di quelle frange del Fascismo, vero puro, quello rivoluzionario. Allo stesso tempo Mussolini rivendica la responsabilità politica dell'omicidio Matteotti. Dice "Se il fascismo è un'associazione criminale, io sono il capo di questa associazione criminale".
L'aggettivo totalitario
L'aggettivo totalitario viene un anno dopo, quando rivendica al fascismo una spietata volontà totalitaria. Quindi usa la parola che aveva coniato spregiativamente, in senso critico il suo avversario, Amendola, e l'ha fatta propria. Il totalitarismo diventa una fondamentale parola della teoria politologica da quando negli Stati Uniti compare il lavoro di una rifugiata ebrea Hannah Arendt, che scrive "Le origini del totalitarismo" nel quale lavora principalmente su quelli che, per lei, sono le vere espressioni di questa scienza politica.
Lavora moltissimo sull'Unione Sovietica di Stalin e sul nazismo tedesco, mentre l'Italia ha un ruolo marginale. Nella teoria di Arendt l'imperialismo come stagione della storia, ma anche come attitudine di un paese è importantissimo. Per Arendt, per capire le origini storiche del totalitarismo, bisogna guardare all'età dell'imperialismo perché in questa età si sono coniate le radici etniche della cittadinanza, ha avuto larga diffusione e fortuna la teoria delle razze, l'idea della colonizzazione etnico culturale degli altri paesi in forma violenta e in forma tecnologica.