La linguistica e il suo oggetto
Esiste un numero sterminato di lingue (noi ne conosciamo circa 6000) e ciascun parlante è caratterizzato da un certo livello di poliglottia. Nell'ambito delle lingue e degli idiomi all'interno di una nazione, se ne prende uno, considerato ufficiale, mentre gli altri vengono considerati dialetti. Le lingue inoltre sono sensibilmente diverse fra loro. Esse sono osservatori sulla realtà e ognuna propone della realtà una focalizzazione e una mappazione diversa.
Lo possiamo vedere nel latino, che usavano per il termine "zio" due vocaboli diversi, cioè patrus (zio paterno) e avulunculus (zio materno), differenziazione che in italiano si è persa completamente. Ma se le lingue sono così diverse come facciamo a parlare di una dimensione generale?
Perché ci concentriamo sul linguaggio umano, non sulla lingua in sé. Cioè ci interroghiamo sulla capacità del soggetto umano di costruire eventi comunicativi, il che vuol dire che metteremo a tema quegli eventi che per comunicare si appoggiano prevalentemente alle lingue storico-naturali, diventando così consapevoli della nostra attività di parlanti. La comunicazione verbale si appoggia però anche ai gesti, alla prossemica, all'espressione visiva, elementi che interagiscono con essa.
Siamo interpellati da un fenomeno problematico, cioè da qualcosa che suscita una domanda a causa della sua paradossalità. L'aspetto misterioso è il fatto che un evento fisico sia portatore di un evento non fisico, un messaggio. La linguistica rientra nelle scienze della comunicazione. La comunicazione è un fenomeno pervasivo, cioè che interessa vari ambiti, non solo quello politico, ad esempio, ma anche quello dell'educazione.
La comunicazione e la logica del "munus"
Le lingue sono degli osservatori sulla realtà. Esse rappresentano il modo in cui una comunità di popolo categorizza la realtà, come legge l'esperienza. L'oggetto di cui noi ci occupiamo è il linguaggio umano. Linguaggio ≠ lingua.
Linguaggio umano: facultas che hanno i parlanti di produrre eventi comunicativi, sfruttando per lo più lo strumento verbale. In particolare i parlanti si appoggiano alla semiosi verbale. Perciò gli eventi fisici sono portatori di eventi non fisici, messaggi e sensi. Dimensione linguistica e semiotica degli eventi comunicativi. Gli aspetti para-verbali integrano quelli verbali. Le due cose non vanno separate.
Esistono due aspetti della comunicazione: la pervasività e la complessità. Se partiamo dall'antica agorà, dove i parlanti condividevano lo spazio comunicativo e procediamo fino ad oggi (con l'avvento di internet) vediamo che la comunicazione diventa pervasiva. La vita democratica si forma attraverso il consenso, che avviene attraverso il logos. Educazione = comunicazione pedagogica intergenerazionale. La comunicazione è complessa. Risente della moda, della pettinatura, della musica che si ascolta, cioè può avvenire attraverso una molteplicità di sistemi semiotici o verbali o di natura iconica.
Campi di interesse della comunicazione
- Scienze linguistico-semiotiche: L'evento semiotico permette di intrecciare azioni nella realtà.
- Scienze umane: La comunicazione coinvolge la psicologia e si occupa di soggetti (individuo o collettività) calati in contesti sociali e culturali diversi.
- Scienze tecnologiche: Lo sviluppo della tecnologia.
Lo stesso oggetto della realtà viene osservato da diverse parti. Sapere unito = università. La linguistica fa parte delle scienze linguistico–semiotiche. La comunicazione infatti analizza testi di natura semiotico/iconica. Comunicatore ≠ comunicazionista.
Comunicatore: speaker televisivo, politico, oratore, maestro (non è detto che sia anche comunicazionista).
Comunicazionista: professionista della comunicazione. Conosce le dinamiche profonde della comunicazione con una consapevolezza sistemata in modo tale da assumere la responsabilità della buona salute della comunicazione, che spesso va in crisi.
Non sempre infatti un messaggio è efficace se vengono violate le ragioni della sensatezza. Ad esempio: uno scapolo dice "mia moglie è un'ottima cuoca". Parla dunque di una realtà che è non realtà come se essa fosse la realtà = mentire. Il messaggio dunque non è sensato perché viola il nesso con la realtà.
Anche la pertinenza del messaggio è ciò che fa sì che questo sia una notizia e non un'informazione. Nella comunicazione noi scambiamo non solo informazioni ma anche notizie e molto altro. Ci scambiamo dei dati, dei messaggi che non sono solo informazioni ma notizie. Pertanto affinché il messaggio sia sensato deve anche essere pertinente e quindi deve inter-essere = entrare nell'interlocutore, provocando in lui uno spostamento sulla realtà, un cambiamento di habit (posizione sulla realtà).
Ci sono due momenti in cui sono disattivate le condizioni della sensatezza. Ad esempio, nel film neorealista "La strada" di Fellini c'è una scena in cui il protagonista, Zampanò, un giocoliere, chiede alla sua assistente di andare in giro per le strade a urlare "È arrivato Zampanò". Lei va ma grida "Zampanò è arrivato" e Zampanò si arrabbia. Perché? Perché l'assistente ha violato la legge che bisogna seguire per costruire i testi.
Testi: una parte del senso e dell'informazione che si dà è già data; è il tema (topic). Un atto comunicativo nasce per comunicare qualcosa di non nuovo (focus/rema). "Zampanò è arrivato" → il soggetto è tematico (sulla sinistra) → metto a tema qualcosa che i miei interlocutori conoscono. "È arrivato Zampanò" → soggetto rematizzato (sulla destra).
Cos'è la comunicazione?
È certamente qualcosa di sovradefinito: è una trasmissione di messaggi, un'interazione, una relazione, mediazione, condivisione, uno scambio. Di certo ha a che fare con intersoggettività. Già nella teologia pagana la comunicazione era percepita come uno scambio.
Abbiamo due tipi di definizione:
- Deduttiva: tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo = Socrate è mortale → sillogismo.
- Induttiva: vedo che tutti i gatti hanno la coda allora dico che tutti i gatti hanno la coda. Parto da un particolare, una caratteristica ben precisa, e la estendo a tutti → generalizzazione.
Queste sono due dinamiche della ragione umana che procede o dall'universale al particolare o viceversa. Alcune definizioni di comunicazione sono induttive altre deduttive cioè definiscono la comunicazione a partire dalla competenza del parlante di produrre la totalità degli eventi comunicativi.
- È la somma di tutti gli eventi comunicativi (definizione induttiva).
- Grammatica alla base degli eventi comunicativi (definizione deduttiva).
Questi sono due sguardi complementari sullo stesso fenomeno, però ci lasciano all'esterno della comunicazione.
Etimologia del termine "comunicazione"
Deriva dal latino COMMUNICO, communio, communis = ha a che fare con la messa in comune. Cum = con → indica la relazionalità. In tedesco: mit – teilen → calco sul latino. In russo: s - oobscat (s = con).
Comunicare: processo che indica un'azione mediante la quale "mettiamo a parte di", cioè diamo la possibilità ad un altro di utilizzare un nostro bene. Indica relazionalità: perché si dia la comunicazione è necessaria una diversità proprio perché è una dinamica che mette in relazione due soggetti.
Munus = dono / compito, impegno che apre il dono. Due significati che caratterizzano due aspetti strettamente collegati. In tedesco: Gabe = dono, Aufgabe = compito. La comunicazione ci permette di scambiare dei beni, qualcosa di positivo, ma allo stesso tempo apre un impegno, una responsabilità. Se qualcuno ci racconta un segreto, questo è un dono ma implica anche un committement, come anche un dolore o una gioia implicano una condivisione.
Responsabilità: atteggiamento stabile nei confronti della realtà. In latino "responsare" è un verbo intensivo frequentativo di respondo e indica colui che continua a rispondere.
La comunicazione però è anche commercio. Nella teologia pagana esisteva il dio Mercurio. Egli era un mediatore, colui che correva fra gli dei e gli uomini (medius currit). In tedesco: Vermittler. La radice però si ricollega anche ad altro: Merx mercatus, Merce marketing.
La comunicazione è nel frattempo anche commercio. Mercurio in Grecia invece era definito con nome di Ermete / Hermes → dio dell'interpretazione, della comunicazione nel suo aspetto dell'interpretazione.
Interpretare:
- Restituire un senso ad un testo criptico.
- Costruire un senso per un testo.
Quindi il dio Ermes, preposto all'interpretazione, era ovviamente preposto anche a questa dinamica.
Il potere della parola: la persuasione
Comunicazione: concetto che presuppone una diversità fra due soggetti. Cum = con, munus = dono → nella comunicazione ci scambiamo dei messaggi e dei beni (tipo munus) e questi aprono committements (responsabilità). Già gli antichi inoltre legavano la comunicazione al commercio (mercurio = medius currit, dio della comunicazione). Anche il dio Hermes greco è il dio della comunicazione e del commercio perché è lo stesso dio, Mercurio. Hermeneia = termine che significa interpretare.
In italiano verbo che ha due significati:
- Decodificare, ricostruire il significato veicolato da un testo.
- Costruire per un determinato senso un messaggio, un testo che lo veicoli.
Proprio perché esistono questi due significati la comunicazione nella sua dimensione interpretativa è uno scambio fra sensi e testi: sensi espressi in testi / testi per cui si recupera un senso. La comunicazione è uno strumento che crea il tessuto della convivenza civile e umana. Data questa rilevanza della comunicazione che crea nesso fra noi è fondamentale che l'esercizio del potere della parola sia sano e autentico e si fondi su un uso della ragione sana e ragionevole.
Potremmo infatti esercitare questo potere in modo perverso perché se è manipolatoria distrugge la comunità. Quando comunichiamo esercitiamo un potere perché le parole hanno un peso.
Cos'è il potere?
Oggi questo termine ha assunto un'accezione negativa. In realtà le parole continuano ad assumere un significato diverso anche a seconda dei tempi e dell'ambiente circostante. Il termine potere viene dal latino "potestas". Per i latini era un termine neutro, una vox media, cioè privo di giudizio morale. Non era né positivo né negativo ma significava possibilità di far fare qualcosa a qualcuno e questa possibilità si poteva fondare su due aspetti: il potere poteva essere esercitato su un fondamento che poteva essere la vis la violenza la quale può essere duplice: o fisica che produce paura o la violenza dell'inganno (dolus). Il potere è anche esercitato sul fondamento dell' "auctoritas" (autorevolezza).
Il termine "auctoritas" deriva dal verbo latino "augeo": far nascere, porre nel reale ma anche accrescere, dando gli strumenti che ci permettono di muoverci nella realtà. I primi "auctores" sono i genitori che danno gli strumenti per muoversi nella realtà. Da questo sostantivo deriva il verbo (participio) "augustus" che poi diventa un aggettivo con il quale si definivano persone o istituzioni che avevano fatto crescere la vita dei cittadini con un apporto significativo alla costruzione della vita civile.
Noi usando le parole esercitiamo un potere che può essere fondato sulla vis (violenza) ed in questo caso sono manipolatorie. Il potere della parola però può essere esercitato in modo sano con l'auctoritas per far accrescere i nostri interlocutori → comunicazione persuasiva. Persuasione ha un sinonimo nella lingua italiana: convincere.
Mentre questo termine ha la radice di "vinco" (vincere = sopraffare qualcuno con la forza) il termine persuasione ha radice "suavis" (soave, dolce corrispondente, congruo, adeguato alle esperienze dell'uomo) → radice positiva a differenza di ora, che viene vista un po' come un arbitrio, risultato di una cultura del sospetto attraverso la dinamica dell'adesione soprattutto nel 900 quando persuasione è stato fatto coincidere con manipolazione.
Il mito delle sirene di Omero
Nel mondo greco l'educazione (paideia) avveniva con i miti, uno di questi era quello delle sirene. Già qui troviamo questo tema dell'ambivalenza della persuasione. Nel libro XII dell'Odissea, mentre Ulisse si avvicina al luogo delle sirene Ulisse vede i resti degli uomini che si erano lasciati sedurre. Ulisse mette la cera agli orecchi dei compagni mentre lui si fa legare con una fune (desmos) all'albero maestro della nave. Viene posto il problema della seduzione vs manipolazione.
Seduzione vuol dire essere attratti dal bello ma il bello può essere autentico o non autentico e quello di cui è oggetto la seduzione è un bello non autentico che porta alla rovina. Mettere la cera nelle orecchie ai marinai deboli: sembra una via d'uscita per distogliere dalla comunicazione manipolatoria, ma non è questa la via d'uscita. Ulisse invece si fa legare invece. Fune = desmos, radice dew = legare. In italiano vedi il termine deontologia = doveri legati all'esercizio di una certa professione. Inoltre il sostantivo dovere era to deon. Ciò vuol dire che il dovere ha a che fare con la parola legare. Anche la parola "obbligo" e costruito con la stessa metafora del legame (ob-ligare).
L'esperienza del dovere e dell'obbligo nasce dall'essere legato a qualcuno. Dunque ciò che salva Ulisse da una comunicazione perversa (quella delle sirene) è un legame. Infatti mentre passa tra i resti degli uomini sedotti il suo pensiero va alla moglie Penelope e al figlio Telemaco, che lo salvano dalla manipolazione.
Cfr. Capitolo 1 de "La comunicazione verbale".
Il potere della parola: la retorica
Esistono delle condizioni affinché il consenso sia ottenuto in modo sano e non manipolatorio. Questo è un tema che ha una lunga e antica storia. La cultura del sospetto, sviluppatasi nel secolo scorso (1900), ha suscitato la convinzione che se qualcuno vuole farti aderire a qualcosa ti sta ingannando. Nella ragione umana interagiscono due componenti: intellectus e affectus. L'idea che persuadere sia ingannare si può ritrovare anche nel vangelo di Matteo.
Come ci si salva dalla manipolazione?
Torna utile in questo caso il mito di Ulisse e le sirene, dove emerge il problema in termini poetici. Il mito propone due soluzioni:
- Ulisse fa mettere la cera nelle orecchie dei compagni deboli (ma sottrarsi alla manipolazione non è la giusta soluzione).
- Ulisse stesso si fa legare all'albero maestro della nave con una fune (desmos) → ciò che salva Ulisse dalla seduzione e dalla rovina è un legame. La fune è un legame fisico ma prevalentemente mentale: infatti quando Ulisse vede le ossa di coloro che prima di lui si sono schiantati sugli scogli a causa della seduzione del canto delle sirene pensa alla moglie Penelope e al figlio Telemaco = legame familiare.
Il problema della manipolazione viene ripreso anche nella retorica classica, dove troviamo una formulazione valida del modello della comunicazione persuasiva. Già Aristotele infatti ce ne parla. Persuasione = arte di persuadere = retorica = ars bene dicendi → competenza guidata da un metodo per raggiungere una consapevolezza nel saper gestire il discorso in pubblico.
Nel V secolo a.C. nasce la retorica e nasce con la democrazia perché in una monarchia non è necessario gestire il consenso: c'è il monarca che decide per tutti. In democrazia invece, la politica si fonda sul consenso perché interagisce con la libertà dei cittadini. Nasce perciò una vera e propria necessità di competenza comunicativa in diversi ambiti:
- Ambito giuridico-processuale: Nei processi infatti non si veniva difesi da qualcuno (ex. Avvocato) ma il cittadino stesso doveva costruirsi il discorso di difesa o di accusa e doveva essere capace di proferirlo. Solo dopo emerse la figura del logografo = professionista che costruivano discorsi preconfezionati e ne ricavavano profitto vendendoli a chi ne aveva bisogno.
- Ambito politico-deliberativo: Nei processi di "decision making" cioè il momento in cui la comunità si riuniva per prendere una decisione, bisognava saper argomentare per portare gli interlocutori e il pubblico ad aderire alla propria proposta nell'ekklesia, l'assemblea pubblica. Anche qui pertanto era necessaria una competenza comunicativa.
- Ambito valutativo: Si valutava o encomiava colui che con le sue gesta aveva fatto crescere e portato benefici alla vita civile. Nasce un mercato della parola, per questo diventa sempre più importante la figura del retore, una forma antica del "tecnologo della comunicazione", che cominciavano ad aprire le loro botteghe nella polis. Questi si evolsero nei "sofisti". Anch'essi cominciano ad aprire le loro botteghe nelle quali iniziano un "business della comunicazione": nelle botteghe infatti i sofisti insegnavano a prendere un discorso vincente e farlo vincere e a prendere un discorso perdente e farlo vincere, dicendo allo stesso tempo A ed il contrario di A. Piegano dunque la competenza comunicativa ad un criterio pragmatico-utilitarista.
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Fondamenti di Glottologia e linguistica, I semestre
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