05/03/18
I secoli d’oro rappresentano il grande momento culturale, letterario e religioso della
Spagna moderna. L’età moderna, in Italia, inizia con il rinascimento nel XV° secolo
mentre, in Spagna, inizia nel XVI° secolo precisamente il 1492. Questa data indica
l’inizio del decollo della Spagna a livello globale che porta alla scoperta dell’America
da parte di Cristoforo Colombo finanziato dai re spagnoli, e la fine dello scontro fra gli
spagnoli e gli arabi con la conquista di Granada da parte degli spagnoli. A questo
punto, i re cattolici si sforzano di recuperare le radici latine e cristiane della penisola
per omologarsi all’Europa che era cristiana e quindi nasce l’Inquisizione Spagnola che
a differenza di quella italiana che dipendeva dal Papa, dipendeva dai re. Le denunce
erano anonime, si confiscavano i beni dell’indagato e le persecuzioni erano anche
contro le streghe e i maghi. Gli ebrei e i musulmani furono costretti a scegliere fra
l’esilio e la conversione al cattolicesimo e, infatti, nacquero i moriscos cioè musulmani
convertiti e i nuevos cristianos distinti dai viejos cristianos che non avevano gocce di
sangue straniero.
Nello stesso anno Nebrija cioè un umanista formatosi a Bologna, ritorna in Spagna e
scrive la 1° grammatica della lingua castigliana dedicata alla regina cattolica. In essa
Nebrija propone una visione teorica, filologica della lingua spagnola e fu scritta allo
stesso modo di come si scrivevano le grammatiche delle lingue classiche. Nebrija è
autore anche del dizionario Spagnolo-Latino in cui evidenzia le parole che derivano dal
latino e cancella le parole che invece derivano dall’arabo e quindi considerate
‘’sporche’’.
Il XVI° secolo presenta una nuova coscienza, al sistema aristocratico si aggiungono un
progresso delle città e la nascita della borghesia. L’impero spagnolo veniva governato
con un sistema aristocratico ma nasce un conflitto fra le armi cioè l’aristocrazia e i
letterati. I re cattolici favoriscono i letterati che però sono convenzionati dagli
aristocratici quindi da un lato si scontrano e da un altro collaborano. Il viceré è sempre
un aristocratico, mentre l’amministrazione è nelle mani dei letterati formati
all’università di Salamanca, Alcalà o Vallalolid.
La letteratura spagnola del 16° secolo riflette una società moderna e medievale allo
stesso tempo, una società caratterizzata dalla predominanza di Castilla, dai valori
della nobiltà e da una forte impronta ideologica. La Spagna è uno stato plurinazionale
che unisce popoli di lingue e tradizioni diverse ciascuno dei quali conserva la propria
autonomia amministrativa e cede al potere centrale solo gli interessi comuni come ad
esempio la difesa e la religione cattolica. La monarchia quindi include i paesi della
corona di Castilla e i paesi della corona di Aragona fino al 1580 anno in cui si aggiunge
il Portogallo. Questo insieme di paesi è dato dalla capacità militare della Spagna che
imitando il modello militarista romano riuscì a espandersi in tutta Europa sotto il
dominio prima dei re cattolici, poi di Juana la loca la quale cesse il potere al figlio Carlo
V e poi dal suo successore Filippo II fino al 1598.
Carlo V nacque nei Paesi Bassi e arrivò in Spagna all’età di 17 anni, con lui inizia una
rivoluzione culturale e uno dei maggiori rappresentanti era Erasmo da Rotterdam.
Erasmo fu un umanista olandese e il maestro di Carlo V, egli proponeva un’unione fra
l’umanesimo e le aspirazioni riformatrici nell’ambito religioso. Erasmo promoveva un
compromesso fra il protestantesimo e il papato, criticava la corruzione del clero e gli
aspetti esteriori della religiosità cattolica (culto dei santi, reliquie, etc.) a favore di una
religiosità interiore e spirituale. L’erasmismo era anche un movimento filologico che
proponeva nuove traduzioni della Bibbia. L e nuove traduzioni aumentarono il rischio
di trasformare sia la forma sia il contenuto della Bibbia e questo significava
compromettere la ricerca della verità per cui leggere la Bibbia divenne pericoloso e
molti seguaci di Erasmo furono perseguitati dall’Inquisizione Spagnola e la Bibbia fu
sostituita dalla letteratura mistica.
L’umanesimo è lo studio delle lettere umane cioè la conoscenza generale che si
acquisisce nelle università (gli illuministi invece avevano solo una conoscenza
elementare). L’umanesimo si distingue dalla teologia come il profano dal sacro. Gli
umanisti recuperano i testi classici greco-latini, stabiliscono la purezza del testo, lo
capiscono e lo spiegano in modo chiaro ed elegante al fine di utilizzarli come esempio.
Per fare ciò innanzitutto c’è bisogno di una conoscenza linguistica, ma non solo, anche
della storia, della religione e della filosofia delle civiltà classiche. Il genere preferito
degli umanisti era il dialogo che permetteva di raggiungere i principali obiettivi
dell’umanesimo: la ricerca e l’esposizione chiara della verità. Gli umanisti, invece,
condannano la letteratura d’evasione come i romanzi di cavalleria e la poesia
amorosa.
08/03/18 – 09/03/2018
Dal XVI secolo fino alla fine del XVII secolo, la Spagna risalta in tutti gli ambiti della
letteratura. La poesia ha molto a che fare con l’Italia mentre la prosa è totalmente
originale. Nel XVI secolo ci sono due grandi filoni poetici: quello tradizionalista e quello
innovatore cioè italianistico. La poesia tradizionalista si sviluppa intorno a generi che
già esistevano nel XV secolo e la differenza principale fra i due filoni risiede nella
metrica. La poesia tradizionalista utilizzava i versi di arte menor cioè gli ottosillabici
mentre, la poesia italianista utilizzava i versi di arte mayor cioè gli endecasillabi. Nel
corso del XVI secolo in Spagna c’è la diffusione della stampa per cui la poesia inizia a
diffondersi e a diventare un qualcosa di popolare, tranne la letteratura manoscritta
che rimane in ambito cortese. Los pliegos sueltos stampati sono il veicolo principale
per la diffusione della poesia non solo in Spagna ma anche all’estero dato che erano
comprati a basso prezzo anche dai visitatori. Erano piccoli quaderni formati da un
foglio piegato due volte in modo da avere 8 pagine contenenti il patrimonio poetico
dei romances, delle coplas e dei villancicos. A partire dai pliegos sueltos e dai
manoscritti si formarono i cancioneros cioè raccolte di poesie cantate. Il primo
cancionero è del poeta Juan del Encina che lo pubblica nel 1496 a Salamanca ed è un
cancionero individuale, colto e incunabolo. I cancioneros del XVI secolo sono collettivi
e sono delle antologie per repertorio. Il primo cancionero importante è il ‘’Cancionero
general’’ di Hernando de Castillo nel 1516. Egli era castigliano ed era al servizio di un
conte valenciano. Questo cancionero rappresenta un testo unico in tutta la Spagna e
raccoglie le opere di vari autori a partire da Juan de Mena fino ad autori più recenti,
senza includere però le poesie religiose di Encina. Una delle caratteristiche tipiche
della lirica spagnola e delle canzoni è il lavoro retorico e semantico: la coppia amorosa
principale è ridotta a una coppia linguistica yo/vos. Alcune canzoni invece nascono a
partire da un aforisma come ad esempio ‘’yo sin vos, sin mi, sin Dios’’.
I romanceros sono cancioneros di romances e mentre i cancioneros includevano sia
canciones che romances, i romanceros includono solo i romances. I romances sono la
composizione più popolare di tutta la letteratura spagnola, sono una composizione
poetica di 8 sillabe in cui generalmente rimano i versi pari. I romances non hanno un
numero definito di versi, si compongono di strofe di 4 versi (redondillas) e strofe di 5
versi( quintillas), di solito sono poesie narrative anche se esistono anche i romances
liricos. I romances narrativi hanno un tema attorno al quale si sviluppa una piccola
storia che di solito non ha una fine. I temi possono essere storici, di attualità o
mitologici. Fra i romances storici ricordiamo quelli della Reconquista o quelli fronterizos
cioè di guerra o amore fra gli spagnoli e gli islamici. Mentre i cancioneros erano poesie
cantate a un pubblico specifico, i romanceros sono per un pubblico più vasto e iniziano
a diffondersi nella metà del XVI secolo fino a tutto il XVII ed erano così popolari che
erano stampati anche fuori la Spagna. Un’edizione del cancionero di Hernando de
Castillo include anche un romancero. Il primo romancero si pubblica in Anversa nel
1547 e si chiama ‘’Cancionero de romances’’ di Martin Nucio. Questa raccolta era
indirizzata ai soldati che si trovavano nei Paesi Baschi, quindi un pubblico nostalgico
della Spagna e l’intento era proprio quello di consolarli. La prima edizione contiene
156 romances ma nelle successive ne furono aggiunti altri come ad esempio in quella
di Medina del Campo in cui ne furono aggiunti altri 32. I temi principali di questa
raccolta sono: la perdita della Spagna, la guerra dei Pirenei, la tristezza di Menelao e il
Cid. Com'è visibile quindi, i romances diffondono la storia antica medievale e la
mitologia. Questo tipo di poesia è sostenuto da Cristóbal de Castillejo
che ritiene che la letteratura più vera sia quella più breve perché il ritmo della lingua
spagnola è otto sillabico. Castillejo critica i poeti spagnoli che utilizzano il verso
endecasillabo come ad esempio Garcilaso de la Vega ma in realtà essi continueranno a
farlo per rimodernare la poesia spagnola.
Garcilaso de la Vega nasce a Toledo nel 1501. La sua carriera è strettamente legata
alla corte e all’Imperatore Carlo V. Fu nominato guardia del corpo del re e partecipò a
tutte le campagne e a tutti i viaggi. Già sposato, s’innamorò di Isabela Freyre
damigella della moglie del re Isabella di Portogallo, che sarà l’Elisa delle sue egloche.
Assiste al matrimonio segreto di suo nipote e per questo viene esiliato in un’ isola del
Danubio dove compose la sua canzone più bella cioè la terza. Grazie a Don Petro de
Toledo riesce ad avere il perdono del re e a terminare il suo periodo di esilio nel 1532 e
dal 1532 in poi si trova Napoli da dove si sposta solo per le campagne militari. Nel
1536 partecipa alla battaglia di Nizza, dove muore mentre tenta di scalare un muro e i
suoi resti sono portati a Toledo nel 1538. Durante la sua vita non pubblicò nessun
opera, fu la vedova del suo amico Juan Boscán a pubblicare i suoi versi e quelli di
Boscán a Barcellona nel 1543 con il titolo di ‘’Le opere di Boscán e alcune di
Garcilaso’’. Questa edizione viene replicata e nel 1569 a Salamanca viene pubblicata
solo l’opera di Garcilaso edita da un professore dell’università di Salamanca che
aggiunge note e commenti come se fosse un classico. Fra le varie edizioni ricordiamo
anche quella del 1580 di Herrera e quella napoletana del 1604. La produzione di
Garcilaso è divisa generalmente in 3 gruppi: 1) 5 canzoni e 40 sonetti, 2) 2 elegie e 1
epistola, 3) 3 ecloghe e a ciò poi si aggiungono le coplas castigliane e i testi composti
in latino durante il suo soggiorno a Napoli. Con le opere di Garcilaso si può parlare di
vera e propria intertestualità dato che le sue fonti erano vaste: Ausias March, Petrarca,
Ovidio e Virgilio.
Sonetto XIII: A Dafne ya lo brazos le crecían..
Rima consonante, ABBA. Verbo alla fine del verso tipico dei versi latini, verbo in prima
persona come se il poeta fosse lì testimone della metamorfosi.
Inizia in medias-res descrivendo la metamorfosi già in corso di Dafne della quale si è
innamorato Apollo. La parte centrale del corpo si trasforma in tronco, le braccia in
rami, i capelli in foglie e i piedi s’interravano diventando radici. I terzetti sono dedicati
ad Apollo che è la causa di quella metamorfosi e le sue stesse lacrime facevano
crescere l’albero.
Può essere che Garcilaso si sia ispirato a qualche pittura vista in un palazzo a Napoli
EXHASIS. Un critico sostiene che il tema del sonetto è la circolarità
del dolore dell’amore e l’amore dà gloria al poeta che cresce come cresce l’albero.
Canzone III: canzone scritta mentre era in esilio su un’isola del Danubio. È scritta con
versi sia brevi che lunghi (7-11 sillabe). Presenta l’immagine del Danubio e per lui la
figura del fiume è molto importante perché vive a Toledo dove il fiume Tajo, che divide
in due la città, è una presenza fondamentale.
Canzone V: è una lira scritta con versi sia lunghi che brevi ed è dedicata ad una
signora che viveva in Piazzetta Nilo a Napoli. Garcilaso si pone come intermediario fra
questa signora e il suo amico che soffre d’amore perché rifiutato da questa signora.
L’amico ha perso la ragione, non esce più e tantomeno vuole vedere Garcilaso, che in
questa lira, fa anche l’esempio di Hannah Arendt che è rifiutata dall’amante ma poi
quando lui si rende conto che lei sta morendo, lei diventa pietra come castigo per
l’amante.
12/03/18
Nel corso del medioevo, las novelas españolas si dividevano in due cammini: quello
della finzione sentimentale e quello della narrazione cavalleresca. Las novelas
sentimentali iniziarono a scomparire intorno al 1550, mentre le narrazioni
cavalleresche ebbero uno sviluppo notevole e duraturo. In meno di 50 anni, il genere
cavalleresco raggiunse il suo apogeo ed esso rappresentava il genere con la
produzione più vasta del XVI secolo. È un tipo di narrazione che sembra essere storica
e realistica ma in realtà ha un contenuto fantastico e infatti, il Don Quijote considera le
novelas che legge vere perché a primo impatto così sembrano. Fra tutte le opere
spiccava in primo luogo ‘’El Amadis’’ e poi l’ultimo eco della letteratura cavalleresca
cioè il ‘’Don Quijote’’.
‘’Il Don Quijote’’ si presenta come la traduzione di un’opera scritta in una lingua
esotica, in un tempo ormai lontano, da un autore che si fa garante dell’autenticità dei
fatti raccontati. È ambientato in tempi e spazi imprecisi che contribuiscono a
fantasticare ancora di più. Il protagonista eroe è educato in una corte che da giovane
lascia insieme ad uno scudiero fedele per provare la sua validità e scoprire la sua vera
identità. Le novelas di cavalleria erano scritte da autori anche molto diversi
fra loro, esse incorporavano la loro personalità, la loro conoscenza e a volte anche le
loro esperienze personali. Queste variazioni contribuiscono a marcare la singolarità di
ogni opera appartenente a questo genere la cui longevità si deve anche alla
mescolanza di real
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