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I rapporti tra compagnie bancarie toscane e patriarchi di Aquilieia

Appunti di Storia medievale per l'esame del professor Cammorosano sui banchieri nel Medioevo, la descrizione delle principali compagnie, quelle dei Bardi, dei Piccolomini, il commercio, l'economia medievale, il patriarca Bertoldo di Andechs, il mancato recupero della Terra Santa.

Esame di Storia medievale docente Prof. P. Cammarosano

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In casi eccezionali, si poteva ricorrere anche alle imposte dirette, anche se questo

genere di provvedimenti doveva essere approvato dal consilium del principe. La

parte maggiore, grazie alla quale il patriarca poteva riscuotere ingenti introiti era

quella dei beni patrimoniali, costituita dai redditi che egli riceveva dai beni

fondiari, insediati in tutto il territorio. Ci furono però alcuni motivi che indussero

invece il patriarca a ricorrere al mezzo del PRESTITO:

La complessità del procedimento di esazione di tali contributi;

Ù Le difficoltà di trasformare le rendite in natura in denaro contante;

Ù L’incidenza di spese che di gran lunga incidevano pesantemente sui

Ù normali ritmi di accantonamento.

Questo fu un episodio, che da fatto casuale, divenne una vera e propria pratica

finanziaria alla metà del XIII secolo, che consentì in una certa maniera di superare

la scarsa disponibilità del bilancio ordinario e che riuscì a dare spazio a delle spese

di carattere piuttosto “eccezionale”. Logicamente, il patriarca doveva lasciare

nelle mani dei prestatori dei pegni di valore adeguato alle somme che essi gli

elargivano.

La necessità ingente di riscattare questi beni spingeva poi lo stesso patriarca ad

accendere nuovi mutui con altri creditori; questo era un chiaro segno della

difficoltà economica che impediva ai patriarchi una normale gestione finanziaria.

Per accendere i mutui, i patriarchi dovevano rivolgersi a dei banchieri, che

avevano a disposizione vasti giri d’affari e potevano permettersi di sostenere degli

scoperti. La regione friulana era priva di questo genere di figure, perché:

La ricchezza era connessa al possesso di beni fondiari;

Ù Non si trovano testimonianze di società commerciali e finanziarie.

Ù

il patriarca Bertoldo e il suo successore Gregorio di Montelongo si rivolsero quindi

a uomini di affari esterni al patriarcato, come bolognesi, trevigiani, veneziani.

Tranne che con i veneziani, con gli altri il rapporto era occasionale e il più delle

volte scarsamente vantaggioso. Il 31 maggio del 1249, il patriarca Bertoldo

ottenne un prestito di 100 marche dalla compagnia senese dei Piccolomini, che

aveva a Venezia una delle sue filiali. Il mutuo era accordato dal direttore della

banca con i suoi responsabili:

Rianerio Rustichino;

Ù Rainerio Turchio;

Ù Gabriele e Giovanni mercanti senesi.

Ù

Per la durata di un anno. Il prestito era garantito dalla possibilità per i senesi, di

riscuotere i dazi che si pagavano a Cividale per la durata di tre anni, periodo

grazie al quale essi avrebbero potuto recuperare la somma interamente. Il

vantaggio per il patriarca, però, era quello di poter disporre dei contanti necessari

subito e dilazionare poi il rimborso del mutuo.

Chiaramente erano poche le società in grado di mettere in funzione questo tipo

di meccanismo e correre certi rischi. La compagnia dei Piccolomini e la

compagnia dei Bonsignori erano strettamente legate alla Camera apostolica, per

la quale:

1. Curavano la riscossione delle tasse papali;

2. Fornivano anticipi su tali somme;

3. Concedevano prestiti veri e propri.

La protezione papale di cui potevano usufruire, incentivava questo genere di

attività, riuscendo poi a fare pressione alla Santa Sede nel caso in cui si fosse

verificata qualche inadempienza. Chiaramente il Patriarca di Aquileia, schierato a

favore della politica intrapresa dalla Santa Sede in opposizione alle forze imperiali,

andava incentivato e sostenuto anche attraverso ausili i carattere finanziario.

Queste furono le premesse che segnarono l’ingresso nel Patriarcato di Aquileia di

uomini d’affari toscani, che vedevano in questo contesto la possibilità di trarre le

maggiori opportunità offerte dal territorio.

Con la morte di Federico II nel 1250, non si chiusero i conflitto con la Chiesa; anzi si

assiste alla crescita dello sforzo politico, militare e finanziario della Santa Sede, che

cercava di imporre sul trono dell’Italia meridionale candidati che Le fossero fedeli.

Un ruolo di rilievo in questo senso fu giocato dal Patriarcato di Aquileia, che alla

morte di Bertoldo, assegnò il governo a Gregorio di Montelongo, un prelato di

fedeltà comprovata che a lungo si era scontrato con le forze imperiali.

Alla sua presa di possesso del Patriarcato, egli aveva constatato la situazione

finanziaria della Chiesa, pressata dalle guerre, gravata dai debiti del

predecessore e penalizzata dalla crisi economica e demografica. A sua volta era

stato costretto a farsi prestare dalla compagnia di BONIFACIO BONSIGNORI, una

somma ingente, le cui modalità non ci sono note. Per trovare poi aiuto a far fronte

a questi debiti chiese aiuto a:

1. Ottaviano degli Ubaldini, che non diede nessun aiuto concreto;

2. Collegio Cardinalizio, affinchè ottenesse dal Pontefice un appoggio in suo

favore.

Il papa infatti aveva ascoltato le ragioni dei suoi creditori e le aveva sostenute;

perché portava avanti la linea di rassicurare i creditori sulla assoluzione del debito

da parte dei prelati. Chiaramente questo accadeva per fare in modo che i

creditori continuassero ad erogare il denaro, di cui la Chiesa e i prelati avevano

bisogno.

Era necessario trovare un sistema per tacitare i creditori e l’unica via che

Montelongo potè percorrere fu ben precisa: nell’impossibilità momentanea di

assolvere il suo debito con denaro, egli fu costretto a lasciare nelle mani dei

Bonsignori i proventi della chiesa aquileiese. Il provvedimento fu chiaramente di

una estrema gravità.

Gregorio di Montelongo con due provvedimenti del 1253, concesse in appalto

alla società di mercanti rappresentata da Rainaldo Rainaldi e Rainero Rustichini gli

introiti delle mude vecchie di Chiusa e di Tolmezzo. In una situazione di criticità

finanziaria, il patriarca trovò opportuno:

Inasprire le gabelle;

• Assoggettare ad esse merci che fino a quel momento ne erano state

• esclude.

Nel patto, che fu stipulato, si contemplavano delle clausole di garanzia per i

mutuanti, ai quali il patriarca si obbligava a risarcire i danni patiti nei caso in cui:

Guerre o disordini impedissero il transito libero sulle strade;

• Le gabelle venissero tolte o diminuite e gli appaltatori non riuscissero a

• ricavare la somma già anticipata al presule.

Il secondo momento sfavorevole si individua e si verifica in conseguenza del

rinnovo dei patti con la Repubblica di Venezia, in cui il Patriarca promise di

togliere i dazi imposti su:

Sale;

⇒ Ferro;

⇒ Pegola;

⇒ Altre mercanzie.

Questi patti furono al centro di una complessa trattativa, che venne chiusa solo

nel 1254, quando ormai la convenzione stipulata con i senesi era già scaduta.

Naturalmente, l’obiettivo dei veneziani era impedire ogni possibile aumento dei

dazi sulle merci che si esportavano verso il Friuli o che arrivavano a Venezia, dopo

essere passate per quel territorio. In ogni caso, il patriarca non si appoggiò mai

completamente ai banchieri senesi, al contrario del papa, ma cercò invece, di

giostrarsi tra veneziani e senesi con l’evidente fine di trarre i vantaggi maggiori in

una situazione critica. Per qualche anno dopo queste vicende non abbiamo più

notizie e riscontri nei documenti di pratiche di appalto o concessioni dei prestiti;

sebbene sia attestata la presenza e l’attività negoziale dei senesi sul territorio

friulano. Sappiamo però che nel 1262 si venne a creare un punto di rottura tra i

maggiorenti senesi e i componenti delle famiglie più ricche di Siena lasciarono la

città, assolutamente esenti da eventuali sanzioni. Tra questi ricordiamo in

particolare:

Rainero e Gabriele Rustichino;


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DETTAGLI
Corso di laurea: Studi storici dal medioevo all'età contemporanea
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Cammarosano Paolo.

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