I precursori del romanzo utopico: Thomas More e Francis Bacon
Utopia e New Atlantis, di T. More e F. Bacon, sono state scritte da 2 lord cancellieri, a dimostrare come la matrice fondamentale della letteratura utopica va ricercata nella politica. La narrativa utopica rappresenta un modo impegnato per individuare precisi problemi politici e per indicare il modo migliore per risolverli.
La finzione narrativa in Utopia di Tommaso Moro
L'Utopia del More si presenta come il capostipite del genere, soprattutto perché in essa sono presenti tutti gli espedienti tecnici che ritroveremo nei romanzi utopici successivi. L’opera di More permette di introdurre il discorso sulle origini di tal genere. Vedremo facilmente le fonti letterarie che hanno maggiormente influenzato il More. Le numerose convenzioni e gli artifici letterari di cui l'Utopia è intessuta non si ritrovano perfettamente fusi; però, l'uso sapiente del linguaggio e la sua raffinatezza formale sono presenti.
Il lettore che si accosta all’Utopia rimane sconcertato dal fatto che a un contenuto così scopertamente fittizio e immaginario venga premessa una cornice storicamente determinata, incluso lo stesso More. Tale contrasto è sottolineato dalle lettere che More e letterati umanisti si scambiavano tra loro e venivano premessa nell’opera. L’importanza di questa corrispondenza consiste nel fatto che il problema che vi si dibatte è proprio se il More abbia inventato o riportato un dialogo reale. Alla base dell’Utopia c'è il problema fondamentale della finzione letteraria.
Nella seconda lettera a Peter Giles si riprende il tema della finzione in maniera esplicita e diretta. Questa lettera non sarà presente nell'edizione curata da Erasmo, perché svela in maniera troppo evidente le allusioni del testo e la finzione realistica. More attua un'operazione ironica: consiste nell'assegnare alla sua isola nomi, il cui significato si nega nel momento stesso che si enuncia, rivelando al lettore erudito che Utopia è una funzione.
Con uno stile volutamente colloquiale, More racconta un episodio della sua vita l’uomo pubblico, in cui incontra il suo amico Peter Giles che sta parlando con Raphael Hythloday. Dopo l’incontro la finzione fondamentale dell’intera opera è stabilita: nel primo libro si riporta un colloquio tra i tre la cui funzione è di analizzare e criticare le istituzioni; nel secondo libro, quasi del tutto privo di dialogo, è esposta la costituzione politica di Utopia. La divisione bipartitica testimonia la derivazione genetica di questo genere dalla satira latina (Orazio, Persio, Giovenale): alla prima parte negativa in cui vengono esposti i vizi e le follie degli uomini e della società, subentra la positiva che stabilisce i principi e le norme di comportamento a cui l'uomo deve attenersi in una possibile nuova società.
La finzione letteraria dell’utopia è raggiunta tramite un complesso e intricato rapporto autore-narratore-personaggio. In Utopia non viene stabilita una qualsiasi convenzione letteraria, bensì viene creata una struttura formale tale da poter introdurre il punto di vista dell’estraneità nella figura del personaggio-viaggiatore Raphael Hythloday, elemento portante di ogni romanzo utopico successivo. Schematizzando, si possono individuare i seguenti punti di vista a cui corrispondono altrettanti piani di lettura:
- More-autore, cittadino e sceriffo della Nobile città di Inghilterra, che scrive le lettere della parte introduttiva.
- More-narratore-personaggio che interviene direttamente come persona nel dialogo del primo libro.
- More-Hythloday: le opinioni espresse dal secondo rappresentano senza dubbio pensieri del More, che però non vengono espressi direttamente, ma in maniera mediata.
La precisa consapevolezza da parte dell'autore della finzione e dei relativi espedienti tecnici fanno di questo libro un precursore, non solo del romanzo utopico, ma del romanzo “tout-court”.
L’Utopia fu redatta in latino ed è sempre stata presa in considerazione maggiormente dalla critica filosofica e politica piuttosto che da quella letteraria. La lingua latina era il veicolo delle opere scientifiche e filosofiche e permetteva una circolazione molto più libera a un libro come l’Utopia che metteva a nudo le ingiustizie sociali più flagranti, causate dall’incipiente processo di accumulazione capitalistica.
Il viaggio e il “personaggio-viaggiatore”
Nell'Utopia di T. More il viaggio non è descritto esplicitamente: nel primo libro Hythloday, dopo aver visitato svariati paesi, fra cui l’Utopia, osserva le istituzioni politico-sociali dell'Europa e in particolare dell'Inghilterra secondo un punto di vista estraneo. Hythloday è il “viaggiatore-filosofo”, che dopo aver scoperto la perfezione, non riesce più ad adattarsi a una realtà meschina e corrotta. Ma proprio l'essere “consumed by his utopian ideal” gli permette di assumere quell’atteggiamento di estraneità nei confronti della realtà politica. Il viaggio, per Hythloday, rappresenta una forma di libertà dalle costrizioni, dai limiti che la società gli impone. (Aspetto esteriore Hythloday -> mancanza di conformismo).
Raphael è il filosofo umanista del Rinascimento, che conosce i classici, che non accetta di entrare al servizio del potere, perché vuole essere libero di foggiare la sua vita, libero da tutti i legami di tradizione. La scelta del nome del personaggio, da parte di More, è emblematica: Raphael -> angelo guaritore che rivela le “opere di Dio”. Raphael è anche un filosofo-profeta: viaggiare significa ricercare con ostinazione la verità, per poi annunciarla. Il viaggio ha un carattere iniziatico, forse ripreso da More dalle leggende delle “isole fortunate”.
L’atteggiamento di Hythloday è tipico dello straniero che descrive modi e costumi diversi dai propri, sentendo la necessità di affermare di dire il vero. L’atteggiamento di globale estraneità nei confronti della realtà che si è lasciato dietro si rivela nel secondo libro attraverso la tecnica dell’inversione dei valori: si rende conto che nel mondo d'Utopia i valori sono completamente invertiti. Attraverso la presentazione di questa nuova società si ha, implicitamente, la critica alla società inglese, a differenza del primo libro, in cui la critica era diretta. Episodio oro -> critica spirito coloniale, febbre dell'oro.
La funzione del dialogo in Utopia
Ci sono numerosi piani di lettura che si intersecano, per offrire un messaggio cifrato, indiretto. L’Utopia presuppone quindi un lettore intelligente e colto. Effetti ironici: una medesima affermazione può essere interpretata a seconda del personaggio a cui si riferisce.
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