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I precursori del romanzo utopico

Appunti di letteratura inglese sui precursori del romanzo utopico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Lamarra dell’universitàdegli Studi di Napoli Federico II - Unina, facoltà di lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura inglese docente Prof. A. Lamarra

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I precursori del romanzo utopico:

Thomas More e Francis Bacon

Utopia e New Atlantis, di T. More e F. Bacon, sono state scritte da 2 lord cancellieri, a dimostrare

come la matrice fondamentale della letteratura utopica va ricercata nella politica. La narrativa

utopica rappresenta un modo impegnato per individuare precisi problemi politici e per indicare il

modo migliore per risolverli.

La finzione narrativa in Utopia di Tommaso Moro

L’Utopia del More si presenta come il capostipite del genere, e soprattutto perché in essa sono

presenti tutti gli espedienti tecnici che ritroveremo nei romanzi utopici successivi. L’opera di More

permette di introdurre il discorso sulle origini di tal genere. Vedremo abbastanza facilmente le fonti

letterarie che hanno maggiormente influenzato il More. Le numerose convenzioni e gli artifici

letterari di cui l'Utopia è intessuta non si ritrovano perfettamente fusi però l'uso sapiente del

linguaggio e la sua raffinatezza formale sono presenti. Il lettore che si accosta all’utopia rimane

sconcertato dal fatto che a un contenuto così scopertamente fittizio e immaginario venga

premessa una cornice storicamente determinata, incluso lo stesso More. Tale contrasto è

sottolineato dalle lettere che More e letterati umanisti si scambiavano tra loro e venivano premesse

nell’opera. L’importanza di questa corrispondenza consiste nel fatto che il problema che vi si

dibatte è proprio se il More abbia inventato o riportato un dialogo reale. Alla base dell’Utopia c'è il

problema fondamentale della finzione letteraria. Nella seconda lettera a Peter Giles riprende il

tema della finzione in maniera esplicita e diretta. Questa lettera non sarà presente nella edizione

curata da Erasmo, perché essa svela in maniera troppo evidente le allusioni del testo e la finzione

realistica. More attua un'operazione ironica: consiste nell'assegnare alla sua isola nomi, il cui

significato si nega nel momento stesso che si enuncia, rivelando al lettore erudito che Utopia è una

funzione.

Con uno stile volutamente colloquiale il More racconta un episodio della sua vita l’uomo pubblico,

in cui incontra il suo amico Peter Giles che sta parlando con Raphael Hythloday. Dopo l’incontro la

finzione fondamentale dell’intera opera è stabilita: nel primo libro si riporta un colloquio tra i 3 la cui

funzione è di analizzare, criticare le istituzioni; nel secondo libro, in forma sistematica, è, quasi del

tutto priva di dialogo, esposta la costituzione politica di Utopia. La divisione bipartitica testimonia la

derivazione genetica di questo genere dalla satira latina (Orazio, Persio, Giovenale): alla prima

parte negativa in cui vengono esposti i vizi e le follie degli uomini e della società, subentra la

positiva che stabilisce i principi e le norme di comportamento, a cui l'uomo si deve attenere in una

possibile nuova società. La finzione letteraria dell’utopia è raggiunta tramite un complesso e

intricato rapporto autore-narratore-personaggio. In Utopia non viene stabilita una qualsiasi

convenzione letteraria, bensì viene creata una struttura formale tale da poter introdurre il punto di

vista dell’estraneità nella figura del personaggio-viaggiatore Raphael Hythloday elemento portante

di ogni romanzo utopico successivo. Schematizzando si può dire che si hanno i seguenti punti di

vista a cui corrispondono altrettanti piani di lettura:

I. More-autore, cittadino e sceriffo della Nobile città di inghilterra, che scrive le lettere

della parte introduttiva.

II. More-narratore-personaggio che interviene direttamente come persona nel dialogo del

primo libro.

III. More-Hythloday: le opinioni espresse dal secondo rappresentano senza dubbio pensieri

del More, che però non vengono espressi direttamente, ma in maniera mediata.

La precisa consapevolezza da parte dell'autore della finzione e dei relativi espedienti tecnici fanno

di questo libro un precursore, non solo del romanzo utopico, ma del romanzo “tout-court”.

L’Utopia fu redatta in latino ed è sempre stata presa in considerazione maggiormente dalla critica

filosofica e politica che non da quella letteraria. La lingua latina era il veicolo delle opere

scientifiche e filosofiche e permetteva una circolazione molto più libera a un libro come l’Utopia che

metteva a nudo le ingiustizie sociali più flagranti, causate dall’incipiente processo di accumulazione

capitalistica.

Il viaggio e il “personaggio-viaggiatore”

Nell'Utopia di T. More il viaggio non è descritto esplicitamente: nel primo libro Hythloday dopo aver

visitato svariati paesi, fra cui l’Utopia, osserva le istituzioni politico-sociali dell'Europa e in

particolare dell'Inghilterra secondo un “punto di vista estraneo”. Hythloday è il “viaggiatore-filosofo”,

che dopo aver scoperto la perfezione, non riesce più ad adattarsi ad una realtà meschina e

corrotta. Ma proprio l'essere “consumed by his utopian ideal” gli permette di assumere

quell’atteggiamento di estraneità nei confronti della realtà politica. Il viaggio, per Hythloday,

rappresenta una forma di libertà dalle costrizioni, dai limiti che la società gli impone. (Aspetto

esteriore Hythloday-> mancanza di conformismo).

Raphael è il filosofo umanista del Rinascimento, che conosce i classici, che non accetta di entrare

al servizio del potere, perché vuole essere libero di foggiare la sua vita, libero da tutti i legami di

tradizione.

La scelta del nome del personaggio, da parte di More, è emblematica: Raphael->angelo guaritore

e che rivela le “opere di Dio”. Raphael è anche un filosofo-profeta: viaggiare significa ricercare con

ostinazione la verità, per poi annunciarla. Il viaggio ha un carattere iniziatico, forse ripreso da More

dalle leggende delle “isole fortunate”.

L’atteggiamento di Hythloday è tipico dello straniero che descrive modi e costumi diversi dai propri,

che sente la necessità di affermare di dire il vero. L’atteggiamento di globale estraneità nei

confronti della realtà che si è lasciato dietro si rivela nel secondo libro attraverso la tecnica

dell’inversione dei valori, cioè si rende conto che nel mondo d'Utopia i valori sono completamente

invertiti.

Attraverso la presentazione di questa nuova società si ha, implicitamente, la critica alla società

inglese, a differenza del primo libro, in cui la critica era diretta. Episodio oro->critica spirito

coloniale, febbre dell'oro.

La funzione del dialogo in Utopia

Ci sono numerosi piani di lettura che si intersecano, per offrire un messaggio cifrato, indiretto.

L’Utopia presuppone quindi un lettore intelligente e colto.

Effetti ironici: una medesima affermazione può essere interpretata a seconda del personaggio a

cui si riferisce.

Polifonia voci->dialogo platonico

Nel corso dell’opera, More-narratore-personaggio si viene a configurare come una sorta di “anti-

hythloday”. I due personaggi, pur dialogando in maniera equilibrata, sono su due posizioni

antitetiche: Raphael è filosofo idealista, non vuole scendere a compromessi con la realtà, More è il

filosofo pratico, è per la politica di compromesso. Raphael è il filosofo umanista del Rinascimento,

sradicato dal contesto sociale, che persegue una verità ideale che contiene implicitamente la

negazione della pratica del mondo.

Per alcuni critici, More-personaggio si deve identificare con More-autore, e la sua posizione

risulterebbe antitetica rispetto a quella di Raphael. Per altri, invece, More ha introdotto questo

artificio letterario come una sorta di maschera per potersi riparare e per poter esprimere più

liberamente le idee di Hythloday.

Johnson->Utopia “open-ended book”: i problemi vengono esposti senza nessuna presunzione di

risolverli. Accanto ai valori morali vengono formulate delle proposte che non hanno la pretesa di

essere definitive. Il dialogo platonico viene arricchito dall’apporto della cultura letteraria del tempo

e dalla sua esperienza di giudice.

Nel dialogo si verifica un processo di chiarificazione verso la verità alla quale si giunge attraverso

una presentazione e disamina imparziale dei vari aspetti del problema.

Peter Giles, che da avvio al dialogo, rappresenta l'opinione banale dell'uomo comune, quella che si

deve scartare; il vero dialogo si sviluppa al di fuori della figura di Giles.


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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture e letterature moderne europee
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoneDelMauro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Lamarra Annamaria.

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