I disturbi borderline
Storia, eziologia, psicopatogenesi
e loro trattamento
Asse II Gruppo B: alcune caratteristiche sono
queste: amplificativi , emotivi ed imprevedibili
L’interesse storico della diagnosi borderline
Nella terra di nessuno collocata tra nevrosi e psicosi, questa diagnosi è stata
Ø ocasione di scontro e confronto tra discipline lontane quali la psichiatria e
la psicanalisi.
Se il primo grande paradigma della psicanalisi è stata l’isteria, il disturbo
Ø borderline, sicuramente, ne rappresenta il secondo che ha quasi rimpiazzato
il primo.
Periodo prepsicanalitico Due le psicosi maggiori: schizofrenia (demenza
Ø precoce) e psicosi maniaco-‐‑depressiva.
Nel tempo, dalla pratica ambulatoriale, si iniziano ad osservare forme di
Ø comportamento che si potevano collocare a metà strada tra la normalità e la
follia.
È in questo periodo che si può collocare la nascita del conceFo di
Ø borderline. L’evoluzione storica
Hughes (1884), Rosse (1890) parlarono di borderline insanity: coloro che
Ø oscillavano alternativamente tra la ragione e la follia.
Krapelin parlò di temperamenti (depressivo, maniacale, irritabile e
Ø ciclotimico); Bleuler sostituì il termine demenza precoce con schizofrenia
notando che non tuFi i pazienti avevano un deterioramento fortemente
negativo, ma che mostravano decorsi aFenuati e senza deterioramento.
Queste forme morbose si differenziavano sempre più dalle psicosi
Ø classiche o sembravano forme aFenuate di esse (di schizofrenia); si faceva
strada il conceFo che esistevano delle forme morbose al bordo delle
psicosi. Entra in scena la psicoanalisi
Il dibaFito si sposta sull’analizzabilità o meno dei pazienti, ovvero alla loro
capacità di sviluppare un transfert.
Freud (1915)
Ø
Definì nevrosi di transfert: isteria e nevrosi ossessiva, nevrosi narcisistiche:
paranoia e schizofrenia. Le prime traFabili con il metodo psicoanalitico;
mentre risultavano refraFarie le seconde in quanto i pazienti, secondo lui,
non erano in grado di sviluppare un transfert con l’analista.
Krapelin
Ø
Parlò di temperamenti (depressivo, maniacale, irritabile e ciclotimico).
Bleuler
Ø
Sostituì il termine demenza precoce con schizofrenia notando che non tuFi i
pazienti avevano un deterioramento fortemente negativo, ma che mostravano
decorsi aFenuati e senza deterioramento.
La clinica apre le porte a più scenari
Le evidenze cliniche mostravano sempre più casi collocabili nel’area
Ø intermedia tra nevrosi e psicosi:
forme apparentemente nevrotiche, ma difficili da traFare;
• casi vicini alla psicosi, se non manifestamente psicotici, di sempre maggiore
• interesse clinico per la verificabilità dell’applicabilità del metodo
psicoanalitico.
In questo periodo, la schizofrenia era considerata la psicosi maggiore al cui
Ø bordo si riteneva potesse collocarsi il disturbo borderline, più che alla
psicosi mainiaco-‐‑depressiva, come alluso dai termini correntemente usati.
Verso la metà del secolo diviene comune il termine borderline per
Ø connotare:
disturbi non manifestamente psicotici e, a prima vista analizzabili, ma in
• seguito trovati refraFari alla psicoanalisi;
disturbi in un qualche modo collegati con la schizofrenia.
• I pionieri
Adolph Stern (1938)
Ø
Borderline: persone ipersensibili, ‘’narcisistiche’’ (svalutano e idealizzano
alternativamente il terapeuta), con spiccato senso di inferiorità, propense ad
usare meccanismi proieFivi.
Robert Knight (1953)
Ø
Borderline: pazienti che, dietro un apparente funzionamento tipicamente
nevrotico, nascondono una ‘’regressione’’ e una severa debolezza dell’Io.
Alterazioni nel funzionamento dell’Io che vedono l’incapacità di
programmare realisticamente, l’incapacità di difendersi contro impulsi
primitivi e la predominanza dei processi di pensiero primario sui processi di
pensiero secondario. Knight era incline a vedere questi pazienti nell’ombra
della schizofrenia, concependoli però come entità nosografica abbastanza
autonoma e dando vita alla nuova aFuale tendenza di classificazione
nosografica.
Roy Grinker (1968)
Ø
Borderline: persone ipersensibili, ‘’narcisistiche’’ (svalutano e idealizzano
alternativamente il terapeuta), con spiccato senso di inferiorità, propense ad
usare meccanismi proieFivi.
Grinker et al. (1968)
Introducono un certo rigore diagnostico.
Ø Conducono e sviluppano un’analisi statistica per cluster su 60 pazienti
Ø ospedalizzati a Chicago.
Dagli studi condoFi da Grinker, il quale si rifece a Stern, e i suoi collaboratori
sono emersi 4 soFogruppi di pazienti borderline:
1. Al bordo delle psicosi, con lacune nell’esame di realtà e comportamento
inappropriato,
2. Borederline veri e propri, con identità diffusa, acting out aggressivi,
rabbia, affeFività negativa, ecc.
3. Personalità “come se”, prive di affeFività, apparentemente adaFate, ma
poco genuine o spontanee, tendenze ad imitare l’identità altrui;
4. al bordo della nevrosi, con depressioni anaclitiche e traFi narcisistici;
Così emerge che la sindrome borderline va chiaramente distinta dalla
schizofrenia.
Denominatori comuni della sindrome:
Rabbia come affeFo principale o esclusivo;
• Difficoltà nelle relazioni interpersonali;
• Assenza di un’immagine di sé coerente;
• Depressione pervasiva.
• Otto Kernberg (1967, 1975)
Kernberg prevede un’organizzazione di personalità che si colloca tra
• le nevrosi e le psicosi, che non è però da intendersi come un preciso
quadro sintomatologico, ma come una modalità di funzionamento
essenzialmente intrapsichica, specifica e stabile nel tempo.
Integra la tradizione psicoanalitica nordamericana della Psicologia
• dell’Io con quella inglese legata alla teoria kleniane alla scuola delle
relazioni oggeFuali.
Conia il termine organizzazione borderline di personalità per
• circoscrivere un gruppo di pazienti che mostravano, oltre ad una
varietà di sintomi quali:
Bassa tollerabilità all’ansia;
o Basso controllo dell’impulsività;
o Sintomi ossessivo-‐‑compulsivi;
o Fobie multiple;
o Relazioni dissociative;
o Preoccupazioni ipo-‐‑condriache;
o Spunti paranoidi;
o Sessualità perversa polimorfa;
o Abuso di sostanze;
o Limitate capacità sublimatorie, ecc.
o
Sono quaFro le caraFeristiche necessarie per poter confermare la diagnosi:
1. Manifestazioni non specifiche di debolezza dell’IO (non riescono a
posticipare le pulsioni che richiedono un’immediata soddisfazione à
mancanza di controllo di angoscia e impulsi);
2. Scivolamento verso processi di pensiero primario;
3. Operazioni difensive specifiche, tipo scissione che è capace di separare
introie?i e affe?i tra loro contraddiFori. La scis
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