Huis clos di Sartre
Dell'opera Porte chiuse di Jean Paul Sartre, sono stato affascinato, prima di tutto, dalla situazione, dallo spazio scenico: un luogo chiuso, inaccessibile dall’esterno e da cui è impossibile uscirne. E in questo spazio scenico, in questo luogo definito Inferno, è evidente tutto il significato e la simbologia del “Teatro di Situazione”: il teatro, un tempo, era fatto di “caratteri”; si facevano comparire sulla scena personaggi più o meno complessi, ma interi, e la situazione non aveva altra funzione che di fare azzuffare tra loro quei caratteri mostrando come ciascuno di essi veniva trasformato dall'azione degli altri.
Nel teatro di Sartre, in Huis Clos, i personaggi, i caratteri, non si modificano nell’incontro ma sono costretti a scontrarsi in continuazione senza alcuna possibilità di scelta e di soluzione. È il dramma di coloro che vivono una vita chiusa, ripiegata su se stesso, da cima a fondo preoccupata di sé e ritorta contro di sé, una vita sempre sulla difensiva nei confronti degli altri e per questo, totalmente abbandonata allo sguardo dell’altro.
Sono sempre in primo piano due idee chiave della filosofia esistenzialista: l’assurdità dell’esistenza e la cattiva fede dell’uomo che la nega. L’uomo vive tra cose ed esseri “estranei”.
Significato del teatro di Sartre
In Huis Clos questa caratteristica è amplificata da una situazione assurda, in uno spazio ultra-temporale e immutabile, in una situazione paradossale. È questa “situazione teatrale” che mi interessa esplorare con gli attori della Compagnie de l’Oiseau Mouche: che significato diamo e restituiamo alla frase “L’inferno sono gli altri”? Come ricostruiamo quel luogo, quello spazio scenico così naturalista?
Leggendo il testo di Sartre mi è nata immediatamente la curiosità di inserire e mettere a confronto l’opera di Huis Clos con l’opera cinematografica L’Angelo sterminatore di Bunuel:
- L’impossibilità di uscire dal luogo in cui ci si trova
- Lo sfasciarsi di tutte le convenzioni sociali, di costume e di relazione con l’altro
- La tortura di essere costantemente obbligati alla relazione con l’altro. Al suo sguardo e al suo giudizio
- Condannati ad una coesistenza senza fine, i personaggi si torturano l’uno con l’altro, facendosi a un tempo carnefice e vittima
C’è in tutte e due le opere un’atmosfera di attesa, fatta di parole e anche di lunghi silenzi, che a volte ricorda Beckett di Aspettando Godot con la sola variante che in Beckett si aspetta “qualcuno” mentre in Huis Clos e in L’Angelo sterminatore si aspetta che “qualcosa” di imprevedibile accada.
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