Hobbes (1588-1679)
Dall'idea cristiana secondo cui il singolo è destinatario di un messaggio di salvezza e grazie a quest'ultimo realizza la propria individualità, si passa con Hobbes ad un'immagine dell'individuo che è attore dell'ordine politico a partire da se medesimo. L'individuo è visto come un'entità autonoma che svolge la funzione di attore nell'ordine in cui vive. Autonomia come il porsi dell'individuo come colui che dà legge a se medesimo.
L'individuo cristiano si riconosce a partire da una qualità propria che gli deriva dall'atto di creazione divina. L'individuo hobbesiano, a prescindere dall'atto di creazione divina, si pone in alternativa all'atto divino di creazione.
Il contesto storico: il 1588
Il 1588 è l'anno della grande paura in UK, è l'anno in cui Filippo II aveva armato l'“invincibile armada”, una straripante flotta di galeoni messi in mare con la destinazione UK con l'obiettivo di sterminare tutti quei miscredenti poiché in UK c'era stato lo scisma.
L'individuo medievale trovava misura e limite in riferimento alla propria condizione di natura. L'individuo moderno emerge proprio nello sconvolgimento dell'idea di ordine universale che si determina in Europa. Questo avviene anche attraverso la grande tempesta della riforma protestante. Non c'è più l'ordine unitario del credo religioso. Se prima i cristiani si contrapponevano alle bestie, ora il cristiano si contrappone al cristiano eretico con la stessa o anche maggiore violenza di quanto si contrapponeva con la bestia. L'eretico è anche peggiore della bestia. L'eretico nega l'ordine e quindi va distrutto.
La perdita di un ordine universale
Si perde un ordine universale poiché il centro si sposta dal riferimento al creatore di Dio all'individualità del singolo individuo autonomo. La rivoluzione di Lutero è stata contro il fatto che la gerarchia ecclesiastica potesse amministrare la grazia, idea affermatasi dalla corruzione del clero il quale era visto come strumento indispensabile per ottenere la grazia.
Dio a chi concede la grazia e a chi no? Se Dio concede la grazia a chi si comporta bene allora vi è una cooperazione umana. Tale cooperazione è quella che può giustificare le azioni meritorie mediate dal clero. I protestanti allora obietterebbero asserendo che “voi dite che Dio è condizionato dall'azione dell'uomo, Dio è indotto dall'uomo a scegliere chi salverà o meno”; questa è una bestemmia in quanto Dio non può essere condizionato dall'uomo. Allora il dono gratuito della grazia è assolutamente gratuito, concesso indipendentemente dalle opere. Questo viene accolto solo dal cristiano attraverso il riconoscimento del dono divino della fede. La fede in Dio salva l'uomo.
Radicalizzando ciò si arriva a dire che Dio ha stabilito fin dal principio chi sono i salvati. Dio ha stabilito tutto, tale distinzione è immutabile e qualsiasi cosa l'uomo faccia non può cambiare questo destino divino. I detentori di grazia costituiscono un'élite di redenti che Dio ha destinato dall'inizio dei tempi alla salvezza, gli altri sono eretici. Non c'è mediazione o buona opera che tenga, il santo è salvato indipendentemente da qualsiasi cosa faccia anche se commette azioni peccaminose.
L'individualismo politico moderno
Hobbes può essere inteso come il teorico dell'individualismo politico moderno. Questa posizione si vede in un palese rovesciamento di prospettiva rispetto l'idea antica del ruolo del singolo nell'azione politica. L'ordine politico degli antichi era vigente indipendentemente dal singolo e anzi era costitutivo del singolo. Hobbes, al contrario, ritiene che la medesima costituzione politica parta dal singolo. Essa parte dalla costituzione del singolo considerato avulso da ogni riferimento ad una relazione, al collegamento ad ogni relazione sociale. L'ordine politico deriva dal singolo.
Hobbes afferma il primato della parte sull'intero contro il primato Aristotelico del primato dell'intero sulla parte.
De Cive, Prefazione ai lettori
Infatti ogni oggetto viene conosciuto nel modo migliore a partire dalle cose che lo costituiscono. Come in un orologio o in un'altra macchina un poco complessa non si può sapere quale sia la funzione di ogni parte e di ogni ruota, se non lo si scompone, e si esaminano separatamente la materia, la figura, il moto delle parti, così nell'indagine sul diritto dello Stato e sui doveri dei cittadini si deve, se non certo scomporre lo Stato, considerarlo come scomposto, per intendere quale sia la natura umana, in quali cose sia adatta o inadatta a costituire lo Stato, e come debbano accordarsi gli uomini che intendono riunirsi.
Questa è l'esplicita fondazione dell'idea moderna di individuo politico, che si sostituisce alla subordinazione tradizionale dell'individuo alla comunità politica di appartenenza. La metafora hobbesiana rinvia alla realtà delle cose in generale e delle macchine in particolare, ma si tratta non della realtà effettivamente esperita, bensì di una realtà immaginata: anche nel caso delle macchine, come accade per le società umane, l'insieme non si può affatto conoscere a partire dalle singole parti isolate.
Hobbes ce l'ha apertamente con Aristotele. Il metodo della conoscenza parte dal primato della parte sull'intero. Si conosce a partire dalla scomposizione dell'intero e considerandolo a partire dalle sue parti separate. È un'affermazione che trova una verità empirica. Tale affermazione sembra realistica, pare convincente, tuttavia è difficile avere una visione dell'insieme a partire dalle singole parti. È più semplice comprendere dall'insieme alla parte e non viceversa.
Il pensiero di Hobbes
Questa conoscenza che Hobbes pensa di poter conseguire partendo dalla considerazione delle parti isolate non è la conoscenza della concreta realtà ma è la conoscenza di immagini separate del reale. Hobbes utilizza queste immagini separate del reale (che sono costruite mentalmente) per arrivare ad una determinata rappresentazione della realtà.
Le parti possono essere indifferentemente poste in qualsiasi punto dell'intero, come se le potessimo comprendere come parti tutte uguali. Es. Se questo insieme è fatto di tanti cubetti identici, allora la conoscenza del cubo la si ricava dai cubetti presupponendo che questi cubetti abbiano una forma identica ed indifferente tra loro (uguaglianza ed indifferenza).
L'idea che Hobbes sembra portare è quella di un'addizione di parti identiche tra loro con un'implicita cancellazione delle differenze tra loro. Questa considerazione ci porta a considerare un altro momento dell'idea hobbesiana di individuo politico ovvero l'indifferenza. Gli individui sono tra loro indifferenti, fungibili, uno vale l'altro. Questo principio è espresso nella costituzione e per questo i voti si contano come si può fare solo con entità uguali e fungibili: è indifferente la qualità soggettiva dell'individuo. Esattamente in questo modo Hobbes immagina le parti costitutive dello stato e le pone alla base del processo di argomentazione grazie al quale egli arriva a legittimare il potere dello stato moderno.
Hobbes parte dall'uomo di natura o uomo isolato come singolo avulso da ogni relazione politica e da considerare come se ogni singolo fosse identico agli altri. Ciò che è indicato come il punto di partenza, il singolo individuo avulso dalla relazione politica, non è per nulla una realtà naturale, ma è il prodotto artificiale di una proiezione immaginativa.
Leviatano, c. XIII, p. 99
La natura ha fatto gli uomini così uguali nelle facoltà del corpo e della mente che, benché talvolta si trovi un uomo palesemente più forte, nel fisico, o di mente più pronta di un altro, tuttavia, tutto sommato, la differenza tra uomo e uomo non è così considerevole al punto che un uomo possa da ciò rivendicare per sé un beneficio cui un altro non possa pretendere tanto quanto lui. Infatti, quanto alla forza corporea, il più debole ne ha a sufficienza per uccidere il più forte, sia ricorrendo a una macchinazione segreta, sia alleandosi con altri che corrono il suo stesso pericolo.
L'immaginazione dello stato di natura tuttavia non è gratuita, bensì strumentale per conseguire un fine che risponde ad una necessità urgente di un suddito europeo nel “secolo di ferro”: la ricerca di sicurezza. Neanche Hobbes asserisce che gli uomini sono realmente tutti identici, gli uomini però sono fatti dalla natura e in ragione di ciò si possono considerare come se fossero identici. La realtà è composta da soggetti diversi in ragione delle loro proprie differenti capacità. Tuttavia, queste differenze devono essere considerate come se fossero irrilevanti, attraverso un processo di astrazione queste differenze devono essere eliminate. Le differenze tra uomo e uomo non sono mai tali da poter legittimare la pretesa di un beneficio per sé a discapito dell'altro.
La ragione di tale astrazione è data in termini drammatici alla fine di questa astrazione: ogni uomo ha il potere di dare la morte e nessuno può essere tanto forte da poter essere sicuro di sfuggire al pericolo di subire la morte per opera di un suo simile sia che sia per inganno o per un'unione di nemici o per un qualsiasi altro tempo. Lo stato di natura è uno stato di uomini differenti tra loro ma la cui differenza non è mai tale da poterli considerare come effettivamente differenti in modo stabile poiché ciascuno può uccidere l'altro. Le parti originarie della società umana prima che questa si costituisca sono parti caratterizzate da una condizione di uguaglianza che deriva dal potere di negarsi, di distruggersi reciprocamente.
L'uomo allo stato di natura di cui parla Hobbes non è mai esistito neanche per Hobbes stesso, egli non ritiene che sia esistito un momento storico in cui gli uomini vivevano isolati, stavano nelle caverne etc. Questo discorso è stato frequentemente frainteso, Hobbes nega esplicitamente che il suo discorso faccia riferimento ad uno stato storico, la stessa cosa fanno anche sia Locke che Rousseau. Hobbes sta conducendo un esperimento mentale, sta deliberatamente operando con astrazione, egli sta facendo un discorso che gli serve per argomentare il suo impianto politico. Hobbes ha in mente il risultato cui intende giungere ed utilizza questo espediente del racconto dell'uomo allo stato di natura per raccontare effettivamente come si debba intraprendere il potere dello stato.
Hobbes usa l'immaginazione per argomentare una teoria politica che deve rispondere ad un problema reale ovvero come può accadere che gli uomini nella società del '600 possano vivere con una sufficiente sicurezza in un contesto di grande insicurezza.
Leviatano, c. XIII, p.101
Quando gli uomini vivono senza un potere comune che li tenga tutti in soggezione, essi si trovano in quella condizione chiamata guerra: guerra che è quella di ogni uomo contro ogni altro uomo. La guerra, infatti, non consiste solo nella battaglia o nell'atto di combattere, ma in uno spazio di tempo in cui la volontà di affrontarsi in battaglia è sufficientemente dichiarata… Ogni altro tempo è pace.
La caratterizzazione dell'uomo allo stato di natura che è continuamente sottoposto al pericolo di morire di morte violenta. Questo pericolo struttura la necessità di essere uniti in un corpo politico che garantisce l'ordine. Questa è una motivazione singolare: ciascun individuo che non vuole morire preferisce unirsi in un corpo politico.
La moderna teoria della legittimazione è costruita sulla continua possibilità della guerra e morte violenta. Pace = condizione occasionale e speciale. Guerra = condizione normale e protratta nel tempo.
Leviatano, c. XIII, p.102
In tali condizioni, non vi è posto per l'operosità ingegnosa, essendone incerto il frutto: e di conseguenza, non vi è né coltivazione della terra, né navigazione, né uso dei prodotti che si possono importare via mare, né costruzioni adeguate, né strumenti per spostare e rimuovere le cose che richiedono molta forza, né conoscenza della superficie terrestre, né misurazione del tempo, né arti, né lettere, né società; e, ciò che è peggio, v'è il continuo timore e pericolo di una morte violenta; e la vita dell'uomo è solitaria, misera, ostile, animalesca e breve.
Il singolo uomo è infelice quando è posto in una condizione che non gli consente di realizzare la propria individualità a causa dell'insicurezza che comunque impedisce qualunque progetto, acquisizione stabile, possibilità di esplicare la propria vita in un piano temporale. È la rappresentazione di una profonda infelicità esistenziale che Hobbes vede nella sua visione della realtà. Hobbes del resto lo dice: egli dichiara che il modello reale cui pensa quando parla di uomo non sono i singoli individui in una condizione prepolitica, che è immaginaria, ma sono altri individui che sono in una condizione di incertezza che derivano da un potere comune. È una condizione legata alla particolare situazione europea dell'età moderna in cui Hobbes vive.
Leviatano, c. XIII, p.103
Si può forse pensare che non vi sia mai stato un tempo e uno stato di guerra come questo, ed io credo che nel mondo non sia mai stato così in generale; ma vi sono molti luoghi ove attualmente si vive in tal modo. Infatti, in molti luoghi d'America, i selvaggi, se si esclude il governo di piccole famiglie la cui concordia dipende dalla concupiscenza naturale, non hanno affatto un governo e vivono attualmente in quella maniera animalesca di cui ho prima parlato. Ad ogni modo, si può intuire quale genere di vita ci sarebbe se non ci fosse un potere comune da temere, dal genere di vita in cui, durante una guerra civile, precipitano abitualmente gli uomini che fino a quel momento sono vissuti sotto un governo pacifico. Ma qualora non fosse mai esistito un tempo in cui gli uomini isolati fossero in uno stato di guerra gli uni contro gli altri, tuttavia in tutti i tempi, i re e le persone dotate di autorità sovrano sono, a causa della loro indipendenza, in una situazione di continua rivalità e nella situazione e nella postura propria dei gladiatori, le armi puntate e gli occhi fissi gli uni sugli altri.
Il vero stato di natura
Il vero stato di natura è la violenza che si è prodotta con le guerre di religione in Europa. La realtà dello stato di natura non è quella dei singoli in assenza di stato ma la realtà del disordine delle guerre civili o quella del conflitto dei grandi individui collettivi, che sono gli stati, che non avendo un comune ordine tra loro, sono in un sistema di potenziale guerra.
La riforma protestante aveva dato una spallata ad un'idea di ordine politico europeo che in tempi precedenti aveva fatto riferimento all'immagine dell'imperatore come titolare di un potere teorico di relazione. È venuto meno ogni limite alla violenza della guerra. La condizione di cui Hobbes parla è la condizione di insicurezza del suo tempo. Tale condizione si determina poiché mancano dei comuni referenti a limiti etici riferibili.
In Europa si registra la più elevata quota di crudeltà che si sia mai registrata prima dei tempi della violenza nazista. È un'elevata quota di crudeltà sostenuta dalla perdita di appartenenza comune alla religione cattolica. La riforma protestante ha un effetto dirompente che è politico, è esploso il disordine poiché manca una comune religione e quindi valori etici comuni.
La costruzione di un nuovo ordine
Per la costruzione di un nuovo ordine si deve partire dalla particolarità di questi singoli stati e il disordine di questi uomini che vivono in una guerra civile senza un riferimento comune.
Il lavoro teorico di Hobbes è quello di un'argomentazione persuasiva per convincere gli uomini una volta venute meno le grosse motivazioni etiche del periodo medievale a sottomettersi ad un potere comune. Egli cerca di spiegare come ciascuno possa trovare motivi per obbedire ad un potere comune ragionando dentro di sé, a partire dalla propria medesima individualità.
Leviatano, c. XIII, p.103
Da questa guerra di ogni uomo contro ogni altro uomo consegue anche che niente può essere ingiusto. Le nozioni di diritto e torto, di giustizia e di ingiustizia non vi hanno luogo. Laddove non esiste un potere comune, non esiste legge; dove non vi è legge non vi è ingiustizia.
In questa condizione di disordine non c'è una motivazione etica cui ci si possa riferire per fondare quest'ordine comune. Ora si deve partire dalla constatazione che se manca un ordine comune e se manca ogni criterio di giustizia non esiste alcuna possibile regola tra le relazioni fra uomini. In questa condizione esiste solo una guerra contro tutti.
Leviatano, c. XIV, p.105
Il diritto di natura, che gli scrittori chiamano comunemente Jus Naturale, è la libertà di ciascuno di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine.
Conclusione
Il punto fermo è l'autoaffermazione di sé dell'individuo. Hobbes è anche il padre di una corrente di pensiero morale che è tipica della cultura anglosassone che è l'utilitarismo: ogni uomo persegue il suo vantaggio individuale. Ogni individuo in quanto tale persegue il suo vantaggio individuale. Il lavoro del teorico morale è quello di mostrare il vero vantaggio di ogni singolo. L'obiettivo è mostrare ciò che è davvero utile.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Hobbes
-
Filosofia delle scienze sociali – Hobbes
-
Dottrine Politiche, Zanfarino - Hobbes
-
Ordine e paura: il potere sovrano secondo Hobbes