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Nota biografica di Johann Friedrich Herbart

Johann Friedrich Herbart nacque ad Oldenburg, capitale del ducato omonimo, il 4 maggio 1776. Dotato di un notevolissimo talento musicale, imparò a suonare contemporaneamente il violino, il violoncello, l’arpa e il pianoforte, esibendosi con notevole successo in concerti privati fin dall’età di 11 anni. Nella seconda classe della locale scuola, ebbe come professore il rettore della scuola, il quale impartì al giovane un insegnamento filosofico fortemente ispirato al razionalismo wolffiano.

Decisiva fu, a 16 anni, la lettura della “Fondazione della metafisica dei costumi” di Kant, che lo influenzò notevolmente. Non a caso, nel 1793 e poi l’anno successivo, scelse come argomentazioni per il discorso d’augurio nella cerimonia di addio ai licenziati della scuola, problemi etico-morali. Nel 1794, accompagnato dalla madre, si recò a Jena, e nello stesso anno si immatricolò presso la locale Università, superando le pressioni del padre che voleva che intraprendesse gli studi giuridici. Herbart ottenne il permesso di dedicarsi per un anno alla filosofia come preparazione allo studio del diritto.

Periodo di Jena

Jena era la roccaforte della filosofia kantiana, mentre Fichte era l’astro nascente della filosofia tedesca e sviluppava i suoi studi catalizzando l’attenzione del pubblico colto e della gioventù universitaria. Fichte catturò da subito l’interesse del giovane Herbart, che si guadagnò la fama di “primo discepolo” del filosofo e di “astruso metafisico”. Ma Herbart si allontanò ben presto dalle concezioni filosofiche fichtiane.

Esperienza a Berna

Herbart si dedicò poi come precettore privato a Berna (Svizzera), dei tre figli maggiori del Governatore di Interlaken, Karl Friedrich Steiger. Tale esperienza si protrasse dal 1797 fino al nuovo secolo. Herbart si impegnò a informare il padre dei tre ragazzi sull’attività didattica svolta, dei progressi compiuti, delle loro lacune; a tal fine compilò periodicamente una serie di relazioni. Quelle che ci sono pervenute contengono indicazioni sulla sua concezione educativa. In particolare, la diversa indole di età dei propri allievi condusse Herbart a teorizzare, sul piano pedagogico-didattico, un’istruzione corrispondente alla specifica psicologia del fanciullo.

Contributi alla pedagogia

Abbandonato poi l’incarico di precettore, si stabilì a Brema, dove maturò e diede corpo alle sue prime importanti opere pedagogiche, avvertendosi in queste l’esperienza di precettore e l’influsso di Pestalozzi, che egli conobbe a Burgdorf e da cui assimilò l’aspetto positivo, trascurando gli aspetti filantropici e sociali, dedicandosi a studi pedagogici, psicologici, matematici. Nel 1802 si trovò a Gottinga, conseguendo l’abilitazione per insegnare all’Università Georgia Augusta. Sempre a Gottinga pubblicava nel 1806 “La pedagogia generale derivata dal fine dell’educazione”.

Nello stesso anno, egli compose di getto e diede alle stampe, sia pur destinandoli in un primo momento soltanto a un ristretto numero di uditori, “I cardini della logica” e “I cardini della metafisica”. A due anni di distanza poi “La filosofia pratica generale”.

Periodo di Konigsberg

Le difficoltà economiche e politiche createsi in seguito alla sconfitta di Jena e alla capitolazione dell’esercito prussiano ad opera di Napoleone, che comportarono il passaggio di Gottinga sotto il regno francese della Vestfalia, indussero Herbart ad accettare la nomina di professore ordinario alla cattedra di filosofia e pedagogia dell’Università di Konigsberg, cittadina situata alla estremità orientale della Prussia. Un momento per Herbart di profondi ed intimi convincimenti pedagogici di contestare il progetto fichtiano di utilizzare l’educazione come uno strumento che forgia la gioventù alle ragion di Stato, mettendo in evidenza le difficoltà dei meno adatti, e lo Stato che vuole trasformare i soggetti di cui ha bisogno “i più capaci”, lasciando che gli altri se la sbrighino per conto loro.

Secondo Herbart “ciascun individuo ha bisogno dell’educazione per sé, e per tale motivo l’educazione non può lavorare come in una fabbrica, essa deve occuparsi di ciascuno singolarmente”. Un’ educazione, quindi, che esalti unicamente alcune abilità, alcune forme di attività, in obbedienza di una società, risulta per Herbart un errore assai grave. Per Herbart, l’uomo deve essere nobilitato “nella ricchezza delle sue molteplici facoltà, nella delicatezza dei sentimenti, nelle sue abilità fisiche, e nella sua dignità morale”.

Contributi successivi e opere

A Konigsberg ebbe il titolo onorifico di: membro e direttore della deputazione scientifica; presidente della commissione scientifica d’esami; membro per la commissione per gli esami di maturità del locale ginnasio; decano e prorettore dell’Università, ecc. Egli si fece poi promotore della creazione nel 1810 di un istituto didattico, che nel 1818 lo trasferì in casa propria, anche grazie alla collaborazione e aiuto della moglie.

Nel 1824-25 seguirono i due volumi della “Psicologia come scienza, nuovamente fondata sull’esperienza, sulla metafisica e sulla matematica”. Tra il 1828 e il 1829 la “Metafisica generale unitamente ai prodromi della teoria filosofica della natura”. Nel “Dell’arte politica” (della breve enciclopedia della filosofia) del 1831, Herbart mette in guardia dai rischi del voler trattare “l’educazione come una leva politica”, subordinando così la sfera delle finalità pedagogiche alle esigenze dello Stato che vuole cittadini e impiegati adatti al loro ruolo.

Il malessere della civiltà è per Herbart l’esasperazione delle distinzioni e divisioni tra uomo e uomo. Herbart esigeva anzitutto che l’educazione non cedesse alle lusinghe di quella forma di “educazione statale” in cui, come lamentava Humboldt sulla scia di Rousseau: “l’uomo è sacrificato al cittadino”, “mai impara a conoscere bene una cosa che inizia a concepirla come mezzo per qualche altra cosa”. Non è a caso, in questa prospettiva, che Herbart abbia potuto scagliarsi contro l’idea della costituzione di “scuole molteplici e diverse”. In esse egli coglieva i pericoli evidenti di una prematura scissione del mondo infantile che alienava una futura instaurazione di vita in comune.

Ritorno a Gottinga

Nel 1833 accetta la chiamata a Gottinga in qualità di professore ordinario di filosofia e consigliere aulico e vi fa ritorno. Nel 1835 pubblica a Gottinga “Compendio delle lezioni di pedagogia”, che contiene una sintesi delle esperienze in campo pedagogico. Nel 1837, in qualità di decano dell’Università, venne coinvolto nell’allontanamento di sette professori che si erano rifiutati all’invito del nuovo re (dell’Hannover – Ernst August) di un giuramento di fedeltà. Tale incidente provocò un vero e proprio boicottaggio delle sue lezioni da parte degli studenti. Herbart si spegneva nel 1841.

Il pensiero pedagogico di Herbart

“L’uomo può diventare uomo solo attraverso l’educazione. Egli non è altro che quel che l’educazione fa di lui”. Così aveva sostenuto Kant, affermazione condivisa da Herbart il quale presentava infatti l’uomo come un qualcosa di mezzo tra l’angelo e l’animale; un essere quindi per sua natura, aperto alla opposta possibilità di diventare o una bestia selvaggia o la ragione personificata. Un’idea in cui continuamente traspare l’aspirazione di Herbart è quella di realizzare quel disegno di una “teoria dell’educazione” che Kant aveva additato come “nobile idea”, al fine di sottrarre la pedagogia da una prassi fondata su osservazioni disgregate ed esperienze limitate.

Un’opera, la “Pedagogia generale…” strutturata nello stile delle architetture gotiche, fortemente ispirato (Herbart) a schemi matematici e logico combinatori. È indubbio che, leggendo Herbart, si percepisca quale fascino abbia esercitato su di lui l’idea di poter elevare il sapere pedagogico alla sicurezza di un sapere scientifico. Così Herbart con Seneca inizia uno dei capitoli centrali della “Pedagogia generale…”: “non si deve apprendere per la scuola, ma per la vita”.

Il fine dell'educazione secondo Herbart

“Il Fine dell’Educazione”, si suddivide per Herbart in fini possibili e fini necessari. I fini possibili sono i fini futuri che l’allievo arbitrariamente farà propri un giorno, ed appartengono quindi all’uomo che sarà. Ed i fini della moralità, ossia quelli necessari, da non trascurare assolutamente. I fanciulli quindi non debbono essere educati per la condizione presente del genere umano, ma per la migliore futura condizione possibile. Anche Kant aveva scritto: “i genitori dovrebbero educare i propri figli nel poter determinare un giorno una condizione del mondo migliore, anziché educarli al mondo così come si presenta, adattandosi anche se esso sia corrotto”.

Uno dei principali ostacoli che si frappone al principio della “buona educazione”, aveva osservato ancora Kant, deriva dal fatto che “i principi considerano i loro sudditi soltanto come strumenti per i loro fini”, disinteressandosi del bene universale dell’umanità.

Pedagogia generale derivata dal fine dell’educazione

La prima scienza dell’educatore, sarebbe una “psicologia matematica, come scienza esatta che deve consentire di chiarire che si può agire sull’allievo; ed in cui fosse indicata l’intera gamma dei moti dell’animo umano”. L’istruzione invece deve essere il mezzo per educare, e ciò che si deposita nell’animo dell’allievo deve risultare concatenato reciprocamente senza contraddizioni o vuoti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Spadafora Giuseppe.
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