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Educare al pensiero

Introduzione

Le scuole anche se diverse presentano somiglianze, si dice che inizialmente il compito della scuola fosse quello di imparare ai bambini di non pensare (dittatura), ma non si può impedire ad un bambino di farlo. Una corrente pedagogica degli ultimi anni ha preso come obbiettivo proprio insegnare e potenziare il pensiero nelle scuole. La finalità di ciò è creare futuri cittadini con una capacità di ragionamento e giudizio democratico. L’impiego della metodologia scientifica è la chiave per insegnare il “pensare bene” ovvero ampliare le idee, immaginare, essere creativi e aperti. Il concetto di “Educare al pensiero” nasce dal presupposto che la filosofia deve essere ricostruita e insegnata adeguatamente ai bambini, l’insegnamento del pensiero critico diventa la nuova pedagogia della comunità di ricerca: si deve creare una società d’eccellenza nel rispetto delle diversità. Il bambino secondo Lipman ha DIRITTO di pensare meglio. L’educazione deve arricchire, illuminare, liberare l’uomo che rafforza il suo giudizio, comprensione e ragionamento, tutto essenziale per lo sviluppo dell’umanità stessa.

Educazione al pensiero

Negli anni ’80 il sistema scolastico americano fu criticato più volte in quanto prestasse un servizio inadeguato con diverse lacune. I dipendenti statali attaccati, non possono che difendersi sottolineando le circostanze in cui sono obbligati a lavorare. Inoltre, la scuola si discolpava accusando l’apprendimento degli studenti. Al contempo stesso la scuola è diventata un lascia passare verso il lavoro, quindi un bene “usa e getta” di convenienza. Sia chi critica sia chi difende la scuola parte dal presupposto che vi siano conoscenze da trasmettere, quindi una prospettiva in comune in quanto legati alla tradizione educativa.

Durante l’amministrazione di Carter ed in seguito di Kennedy furono inseriti fondi per la ricerca nel NIE (istituto nazionale della educazione) infatti l’influenza di Vygotskij e Bruner furono molto stimolanti perché si parlava di pensiero, abilità cognitiva, metacognizione (Il NIE svolto nell’Università di Pittsburgh, esamina pratiche educative con l’indagine scientifica in funzione degli studenti). Si riunirono studiosi cognitivisti, insegnanti, ricercatori e psicologi dell’educazione. Fu un'assemblea che diede fine ed inizio ad una nuova epoca dove il pensiero è la base dell’educazione, per poi scomparire.

Anche la disciplina pedagogica ne fu scossa, si parla di educazione al pensiero perché il pensiero è il centro nevralgico dell’educazione nella nuova teoria dell’apprendimento di Lauren Resnick (prof di ricerca sull’apprendimento). “Il pensiero di più alto livello” è un insieme di abilità mentali che richiamano il giudizio e l’analisi. Lipman conia questo termine che si eleva facendo riferimento all’obbiettivo dalla comunità di ricerca. Le parole chiavi, caratteristiche distintive del processo di pensiero più alto livello di Resnick sono:

  • Non algoritmico: non determinato precedentemente.
  • Complesso.
  • Aperto a soluzioni multiple: alternative.
  • Giudizio puntuale: ha capacità ermeneutiche.
  • Criteri multipli.
  • Incertezza: il racconto filosofico che presenta l’incertezza.
  • Auto-regolazione: processi cognitivi e di pensiero che portano ad una posizione, se si hanno suggerimenti o guide, non si ha merito.
  • Significati.
  • Sforzo.

Lipman collega queste caratteristiche alla comunità di ricerca creata appunto per imparare meglio, e ciò implica che siano presenti nella classe:

  • Interazione sociale.
  • Discussione.
  • Confronto.
  • Dialettica critica cognitiva (creativa).

Tutto ciò porta i bambini a trovare soluzioni, esercitandosi al pensare. L’esercitazione è già il filosofare (a vari livelli) che sviluppa la capacità di assumere una posizione e punti di vista. La comunità di ricerca ha un prodotto concreto: il giudizio. Il prodotto però è sempre provvisorio, non è immodificabile, può essere sviluppato e migliorato attraverso la ricerca che è sempre aperta e dinamica. Si crea un contesto motivante per pensare insieme. Marina Santi dice che solo così si creano spazi per persone in libertà, ma protetti in quanto vi è sempre un professionista come il facilitatore o il teachers.

Ci sono tre ingredienti fondamentali nella comunità di ricerca che vengono introdotti da Platone. Per lui la filosofia è il senso della meraviglia come una fiamma che nasce nell’anima all’improvviso, le discussioni sull’argomento ne sono una peculiarità, ed una vita deve essere vissuta in comune. Gli stessi punti di riflessione sono ritoccati da Aristotele. Esso dice che se credi o no alla filosofia essa si fa a prescindere, perché anche quando si nega bisogna filosofare per affermare la propria negazione dimostrandone la nostra ragione. Solo con l’addio alla vita si smette di filosofare realmente, finché si esiste si filosofa ed è impossibile non farlo.

  • Platone: idea astratta
  • Aristotele: esperienza concreta

Nel 1984 anche i giornali scientifici rivolti ai dirigenti scolastici parlavano di ciò, sconvolgendo il mondo degli insegnanti che a loro difesa hanno sempre insegnato a pensare, ma il problema nasce in quanto non basta insegnare il pensiero ma bisogna educare a pensare criticamente. Il pensiero critico non ha origine da una entità ma dall’unione del frutto di lavoro di tanti studiosi per cui non possiamo attribuire una data certa. Possiamo cominciare il discorso con Dewey, il quale credeva che il sistema scolastico educativo fosse in crisi nel XIX sec. e l’unica soluzione era educare e preparare i futuri cittadini della società all’abilità di problem solving. Applicò in tutte le discipline il “metodo dell’intelligenza” scientifico, dove i discenti devono diventare dei ricercatori di una comunità.

Dewey affrontò la questione da filosofo, psicologo e pedagogista, prendendo spunto dai popoli primitivi che si inventavano ogni giorno per andare avanti. Si passa da “ciò che è” a ciò che dovrebbe essere. Nell’opera “How We Think” spiega la differenza fra pensiero ordinario e riflessivo, ciò significa avere libertà intellettuale, sviluppa il senso della consequenzialità nei bambini. Quando il contatto dell’esperienza educativa (qualità) è capace di generare esperienza viene definita “Continuum Sperimentale”. Il processo di apprendimento/insegnamento fa riferimento a questa capacità di andare oltre ed apprendere e modificare. È necessario ragionare sui processi di conoscenza e riflettere sulla pratica educativa (autocorrettiva).

Ci sono due paradigmi: standard e riflessivo, e qui si può fare un riferimento a San Agostino: gli studenti “pensano” solo se fanno parte della comunità di ricerca dove non si ripete passivamente il pensiero del maestro. Nell’opera “Democrazia ed educazione” sottolinea quanto è importante il pensiero ed una società democratica nell’educazione, qui nasce un conflitto fra filosofia e scienza ma non sarà Dewey a risolverlo. Una definizione di pensiero critico è: “pensiero ragionevole e razionale che ci aiuta a decidere in cosa credere e cosa fare”. Il problema di fondo era evidente, i bambini avevano carenza di ragionamento logico e pensiero critico.

Secondo Lipman vi sono tre modelli di istituzioni:

  • Famiglia: valori istituzionali privati, i legami di vita che si creano con i membri della famiglia. La famiglia è una micro-comunità empatica.
  • Stato: valori istituzionali pubblici, legami di consenso comune (sociali).
  • Scuola: incarna sia i valori pubblici che privati, fonde entrambi i sistemi, legami di razionalità.

Nella nostra società la famiglia rappresenta i valori privati e lo stato i valori pubblici, la scuola incarna entrambi, vi sono tre modelli di istruzione (privata/pubblica) che attraverso il passato ed il presente cerca di dare un'impronta al futuro. L’essere umano è un sistema aperto, termine coniato dalla comunità scientifica dalla teoria TGS (Teoria Generale dei Sistemi) degli anni ’30 di Ludwig von Bertalanffy (biologo).

TGS: è un sistema creato da altri sistemi più piccoli che insieme vivono e si condizionano a vicenda creando una rete, interagiscono fra loro e modificano il sistema stesso.

Negli anni ’80 questa teoria è stata integrata nel campo pedagogico in quanto può essere un discorso utile all’educazione e rafforza il lavoro della pedagogia stessa (lo statuto epistemologico). L’uomo è un sistema aperto perché cambia in base alle relazioni con l’esterno e si sviluppano su tre piani dell’esistenza:

  • Il piano personale e relazionale (alterità).
  • Materiale e concetto.
  • Axiologico piano valoriale (assiologico).

L’uomo durante il percorso della vita fa parte di tanti sistemi e bisogna tener sempre conto di questi contesti di appartenenza del bambino, perché sono quelli che lo modificano in veste di sistema principale. Tutto è legato a tutto, l’ottica sistemica è il nuovo approccio alla conoscenza. L’essere umano è un sistema fisico e biologico che cambia. La scuola è un campo di battaglia poiché negli anni ha rispecchiato la società ed i valori universali del tempo, utilizzandola come un'arma. Attualmente cerca di rimanere tradizionalista e di conseguenza le scuole di formazione degli insegnanti e le case editrici di testi si adeguano, ma tutti e tre gli enti si danno la colpa a vicenda per non essere innovatrici. Il principio strutturale della scuola è la razionalità, in quanto la scuola è burocrazia e ripartita in una gerarchia di autorità e l’educazione delle persone diventa limitato alle possibilità della stessa scuola. Il giudizio non è solo razionalità ma anche ragionamento, perciò si dovrebbe educare alla ragionevolezza. Ciò implica che per insegnare qualcosa si deve prima adottare lo stesso metodo insegnato, la scuola non deve essere razionale ma deve diventare anche ragionevole verso il discente.

Per Lipman la ragionevolezza non è semplice razionalità ma è una razionalità mitigata dal giudizio, utilizzarla a sua volta, vuol dire spiegare le ragioni che sono alla base di decisioni che coinvolgono tali studenti, illustrarne le ragioni. Lipman nota che il bambino cambia con il passaggio dall’educazione informale a quella formale, la scuola presenta secondo lui una “cattiva istruzione”. La causa principale è la: natura dell’istruzione!

  • La famiglia: stimola la parola ed il pensiero, è un mondo da scoprire in libertà, non strutturato, il pensiero e l’azione del bambino coltivano la sua Meraviglia. Questo è sostenuto anche dalla natura problematica della famiglia che stimola adattamento e capacità di risoluzione al problema.
  • Scuola dell’infanzia: il bambino preserva la sua attitudine rimanendo vivace, giocoso, fantasia, creatività, energia, curiosità.
  • Scuola primaria: rottura e declino del comportamento che nel tempo diventa passivo.

Questo declino si pensi sia dovuto alla natura dell’istruzione scolastica che fanno da background alla vita di tutti. Il primo ambiente educativo è la famiglia che a prescindere dalle impostazioni rimane stimolante nei primi anni di vita ed aiuta a sviluppare una capacità di pensiero e linguistico. Il bambino in età scolare invece di trovare un ambiente simile alla famiglia si trova in seguito nel sistema rigido scolastico. In poco tempo i bambini diventano consapevoli che la scuola è avvilente e snervante, spegnendo ogni stimolo e interesse. La scuola ha il tormento di “rispettare il programma” la causa della rigidità e la strutturalità che ha la didattica. Esiste un linguaggio di classe che deve essere rispettato, tutto ingabbiato nella rete. Anche le emozioni devono essere coltivate per avere un'istruzione di qualità. Secondo Lipman la soluzione è incoraggiare la creatività e la procedura con la ragionevolezza.

Contenuto e procedure

Gli insegnanti a loro volta svolgono il loro lavoro come gli è stato insegnato, quindi il problema rimane nella loro formazione, che dovrebbe prevedere un percorso didattico sempre creativo e stimolante, come ad esempio il raccontare ed inventare storie. Non si dovrebbero usare solo libri di testo a scopo informativo ma anche narrazioni che stimolano il ragionamento ed il confronto fra coetanei che può portare ad una crescita migliore. Solitamente il cambiamento avviene con la ricerca, ma non tutto è ricerca, questo perché alcune pratiche accademiche non hanno le basi giuste per farlo. Inoltre la ricerca non deve essere solo pratica normale ma anche una pratica critica riflessiva, con quattro principi:

  • Critica pratica dei colleghi.
  • Autocritica.
  • Correzione della pratica altrui.
  • Autocorrezione.

Solo così si passa da un paradigma di pratica standard ad un paradigma di pratica riflessiva critica, che presenta delle differenze sostanziali come ad esempio la vecchia e la nuova didattica. I concetti chiave della riflessione sono: ricerca, comunità, razionalità, giudizio, creatività, autonomia e filosofia.

Pratica educativa

Secondo Dewey l’educazione scolastica aveva fallito in quanto non insegna a come risolvere un problema ma insegna la risposta al problema, ciò compromette lo sviluppo delle capacità logico deduttive e di problem solving. Secondo lui nella scuola si deve applicare il metodo scientifico che possa educare al pensiero, all’immaginazione, alla creatività ed all’ingegnosità. Da qui nasce il concetto che la classe deve trasformarsi in una comunità di ricerca, dove tutti partecipano in egual misura per uno stesso scopo. Il curricolo non deve essere rigido e scontato se si deve indurre la comunità a pensare, altrimenti si paralizza il pensiero, ma deve essere aperto e stimolante. Lipman fu allievo di Dewey e in quanto tale nella sua filosofia tramuta la classe in una comunità di ricerca. Si passa da un aggregato di persone che devono imparare bene ad un imparare a pensare meglio. Quando si parla di conoscenza scientifica lo studente deve essere educato a formulare un percorso iniziale che porti a giudizi e pensieri. La prima forma di educazione in famiglia da basi alle abilità di dialogo, mentre a scuola si imparano a seguito gli atteggiamenti etico e morali della conversazione.

Martin Buber esalta il suo concetto di dialogo autentico, che si basa sul presupposto che ci sia un confronto tête-à-tête fra gli interlocutori, solo con questa reciprocità si può insegnare il rispetto (insegnante-alunno). Il modello riflessivo dell’educazione ha come obbiettivo l’autonomia di comprendere ciò che si vuole essere ed il mondo che si vorrebbe avere. Lo scopo è mitigare le differenze, sostenere la vita sociale e comunitaria, il giudizio serve ad arricchire e a migliorare la qualità di vita.

Aristotele anticipa dei concetti dell’etica affermando che il vero saggio compie azioni buone e virtuose, ma deve anche essere consapevole e conoscere il bene, avere “consapevolezza del bene”. Si può fare del bene per sbaglio o perché si è influenzati da consiglio e qui non c’è il merito. Il pensiero riflessivo è una consapevolezza delle ragioni dietro un punto di vista, senza un supporto alle proprie idee non c’è una possibilità di perseguire degli ideali. Pensare solo alla sostanza da per scontato la procedura e la metodologia, ma il pensiero riflessivo deve essere “metacognitivo”.

Il pensiero è multidimensionale e complesso, per migliorarlo si devono coltivare le sue tre dimensioni: critica, creativa, caring (prendersi cura) tre dimensioni che lavorano insieme con un lessico specifico. Verbi e termini (lessico) fanno parte sia della dimensione creativa sia del caring. Il bambino deve sviluppare un vocabolo specifico per esprimere ciò che pensa e prova, il lessico è fondamentale. Questo concetto psicologico è sviluppato da Bruner, Piaget e Vygotskij che sostengono la connessione cognitiva fra linguaggio e pensiero che si sviluppano insieme.

Il primo passo per fare ciò secondo Lipman è inserire la filosofia nella scuola primaria e secondaria e nell’infanzia, ma non all’arido livello accademico tradizionale, ma con la sua P4C. Risponde alle problematiche della scuola con l’introduzione di uno strumento concreto: il suo manuale. La metodologia di insegnamento è la “pedagogia della comunità di ricerca” (intelligenza scientifica). Si crea un setting educativo nel quale si pratica il pensiero. L’interesse in questa metodologia è aumentato nel tempo grazie all’aumento di pubblicazioni scientifiche più frequenti, e all’importanza della formazione di docenti in questa direzione. È un processo work in progress con un cambio di prospettiva sia nella teoria che nella pratica.

“La terapia sembra peggiore della malattia”.

Philosophy for Children

I curriculi philosophy for children sono scritti ad O.C da esperti del settore, ogni racconto infatti presenta un manuale per leggere e analizzare ognuno di essi. Questa arte del “filosofare” (percorso cognitivo) insegna il come pensare e riflettere su ciò che il bambino vive ogni giorno nelle sue scoperte e difficoltà, ma si applica anche

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher muffinnutelloso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'educazione e per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Spina Claudia.
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