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Hegel: vita e percorso filosofico

Hegel nacque nel 1770 a Stoccarda e morì nel 1831 a Berlino. Studiò teologia e filosofia. Nutre interesse per la rivoluzione francese e ammira la figura di Napoleone, considerato l'assoluto. Insegna come precettore fino al 1805, anno in cui diventa professore nella città di Iena. Successivamente insegnerà filosofia prima a Heidelberg poi a Berlino, dove venne criticato dai suoi nemici e dove morì di colera.

Periodo giovanile

La sua vita può essere suddivisa in:

  • Periodo giovanile: nutre interesse per la religione e la politica. Le opere che risalgono a questo periodo sono:
    • "La vita di Gesù"
    • "Spirito del cristianesimo e il suo destino", in cui anticipa la dialettica
    • "Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e Schelling", del 1801; in cui sostiene che la sua filosofia sia la forma compiuta dell’idealismo.

Periodo della maturità

  • Periodo della maturità: nutre un interesse per la storia. Hegel è il primo filosofo che riconosce un'importanza così rilevante alla storia. Scrive:
    • "Fenomenologia dello spirito"
    • "Scienza della logica"
    • "Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio", in cui tratta di logica, filosofia naturale e filosofia dello spirito.
    • "Lineamenti di filosofia del diritto"

Dopo la sua morte i suoi alunni riunirono tutti i loro appunti e scrissero delle opere, come:

  • "Lezione sulla filosofia della storia"
  • "Lezione sulla storia della filosofia"
  • "Lezione sulla filosofia della religione"
  • "Estetica"

L'assoluto hegeliano

Il percorso filosofico intrapreso comincia con Cartesio, che affermava che la verità dell’essere non fosse data all’uomo ma fosse costituita dall’uomo, continua con Kant, Fichte e Schelling e si conclude con Hegel. L’Assoluto hegeliano è infinito e non è trascendente, si realizza nel finito ponendo continuamente una serie di finiti, che sono una manifestazione parziale poiché nel momento in cui sono posti devono essere superati. Il finito successivo è una manifestazione più ricca di quello precedente. Si crea così un circolo in cui inizio e fine coincidono in modo dinamico. Ogni finito è visto in relazione con gli altri finiti e con l’infinito. Vi è un analogo rapporto tra la totalità e le parti di cui è costituito.

Reale e razionale

Nell’opera "Lineamenti della filosofia del diritto" Hegel afferma che: "Tutto ciò che è reale è razionale; e tutto ciò che è razionale è reale". Si tratta di una proposizione speculativa, poiché la prima parte è speculare alla seconda, enunciata con l’intento di elaborare una proposizione con una dinamicità tale da poter cogliere la realtà nella sua essenza. Ciò che ha di particolare sta nel fatto che nelle filosofie tradizionali il predicato viene conferito al soggetto ab estrinseco, cioè senza un rapporto necessario ed essenziale; in questo caso il predicato è intrinseco, cioè necessario, in quanto soggetto e predicato sono interscambiabili.

Significato della proposizione: la prima parte della frase spiega come la realtà presenta una struttura razionale, non caotica, come già avevano intuito i Pitagorici. Questa intuizione permetta la nascita della scienza. La seconda parte espone come la ragione assoluta non sia astratta e trascendente, ma sia un modo d’essere della realtà che si manifesta in essa. Se questo è vero deriva che essere, cioè ciò che è, e dover essere, cioè la realtà come dovrebbe essere (lo scarto tra reale e ideale), coincidono e non possono non coincidere. Quindi la realtà corrisponde alla razionalità, che a sua volta corrisponde all’ideale.

Questa parte della filosofia hegeliana è criticata per giustificazionismo, in quanto per i suoi nemici Hegel finisce per giustificare ogni aspetto della realtà, anche quelli negativi, il male e le ingiustizie. La sua filosofia quindi legittima un atteggiamento conservatore e delegittima ogni tentativo di migliorare la realtà. A queste critiche Hegel risponde dicendo che non tutto può essere definito reale, non può essere definito tale l’accidente, cioè l’essere contingente che può essere ma può anche non essere.

Inoltre il razionale a cui coincide il reale non va inteso come la razionalità della ragione umana, che è finita, ma è riferito alla ragione assoluta, quindi non è escluso che rimangano elementi irrazionali per l’uomo, poiché permangono aspetti della realtà presentati come irrazionali. Qui Hegel sottolinea il carattere contraddittorio della realtà, cioè il momento più alto della dialettica, che ha il compito di scoprire le contraddizioni; il negativo verrà superato dal positivo; la forza del negativo sarà quella di innescare il movimento.

Filosofia

Il compito della filosofia è comprendere le strutture razionali che costituiscono la realtà ed esprimerle in concetti. Hegel sottolinea l’importanza della storia, in quanto, essendo la realtà in movimento, la cifra di questo movimento è proprio la storia. È necessario comprendere il significato di una determinata epoca storica, poiché è in questa che l'Assoluto si manifesta, ma occorre che sia conclusa. Così come la nottola di Minerva comincia a volare sul far della sera, la filosofia può cogliere le strutture razionali sottese all’epoca storica solo alla conclusione di un’epoca.

La funzione del concetto è quella di cogliere la realtà e di aderire il più possibile ad essa. È usato dall’uomo per comprendere la realtà, per natura tende ad essere rigido, quindi è necessario rendere i concetti fluidi affinché aderiscano il più possibile alla realtà senza tradirne la natura. Sotto l’apparente astrazione dei concetti pulsa la vita della storia.

Dialettica

È la legge che regola il movimento dell’Assoluto, che è identità di pensiero ed essere, quindi la dialettica è la legge ontologica di sviluppo della realtà e la legge logica di comprensione della realtà da parte del pensiero. È caratterizzata da un movimento triadico, quindi da tre movimenti:

  • Tesi: afferma un concetto determinato, è il momento dell’immediatezza, anche se inadeguata.
  • Antitesi: nega ciò che si è affermato nella tesi, affermando il concetto opposto.
  • Sintesi: nega la negazione per riaffermare la tesi realizzando una mediazione tra tesi ed antitesi.

Questo processo è descritto con il termine tedesco aufhebung, che significa sia superamento che conservazione, poiché si supera il carattere unilaterale inadeguato di tesi ed antitesi per conservarne solo il valore di verità recuperato a livello più alto. Tesi ed antitesi messe in relazione si inverano reciprocamente, poiché prese separatamente ognuna conosce solo se stessa, hanno quindi il limite di essere entrambe unilaterali, fanno cioè vedere un solo aspetto della realtà; insieme si inverano in quanto una rivela il significato dell’altra. Riprende la armonia degli opposti di Eraclito, in quanto afferma che per comprendere un concetto si debba mettere in relazione al suo opposto. Per Hegel la verità è il frutto di un percorso, è cioè mediata.

L’intelletto (verstand) è il momento più basso della ragione in quanto si ferma ai concetti astratti e li irrigidisce. La ragione (vermunft) è la facoltà che fluidifica i concetti e guarda quindi tutti gli aspetti della realtà. I tre momenti vengono anche chiamati:

  • Momento astratto-intellettuale: conosce solo il concetto che afferma, operazione propria dell’intelletto.
  • Momento dialettico o negativo-razionale: è la contraddizione che innesca la scintilla da cui scaturisce il movimento. È la dialettica in senso forte e fa riferimento alla ragione.
  • Momento speculativo o positivo-razionale: positivo poiché vi è una riaffermazione, razionale poiché la ragione è capace di mettere insieme i concetti.

Si delinea un movimento a spirale della dialettica hegeliana, poiché la sintesi di una triade diventa la tesi di quella successiva e così via per tutti e tre i momenti. Questa spirale ha però una fine anche se coinciderebbe a pensare di fermare la storia in un singolo punto. Per Hegel l’Assoluto ha piena manifestazione di sé nello Stato Prussiano.

Critica alle filosofie precedenti

Hegel manifesta un’inclinazione a cominciare le sue tesi filosofiche con un confronto con i filosofi precedenti e a volte è influenzato da questi e altre volte li critica.

  • Illuministi: questi esaltano una ragione finita e la loro filosofia è caratterizzata da una forte polemica nei confronti dell’esistente e promuovono l’emancipazione dell’umanità con il presupposto che questa sia oscurata dall’ignoranza. Vengono criticati da Hegel perché per lui la ragione è assoluta e si manifesta nella realtà. La critica fatta dagli illuministi è quindi illegittima poiché pretendono di modificare la realtà partendo dal presupposto che sia irrazionale, mentre per Hegel la realtà è come deve essere.
  • Kant: la sua idea di una ragione che si muove entro i limiti dell’esperienza viene criticata come filosofia del finito e come impossibilità di una conoscenza scientifica dell’infinito.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinabaiardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Normale Superiore di Pisa o del prof Antolini Simona.
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