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Relazione su Gramsci

Le origini e la formazione

Gramsci nasce in Sardegna nel 1891, ed è il quarto di sette figli. La sua vita, fin da piccolissimo, fu molto difficile a causa di una condizione di forte disagio economico. Il padre fu costretto a lasciare il lavoro e fu addirittura incarcerato per diverse irregolarità compiute nella sua impiegazione. Gramsci svilupperà una grande stima nei confronti della madre che, nonostante i disagi, era riuscita a mandare avanti una famiglia così numerosa. Egli ebbe un incidente (una caduta) a seguito del quale sviluppò una forte malformazione fisica, una gobba. Nonostante le diverse difficoltà, fin da piccolo aveva manifestato un forte desiderio di studiare e crescere anche al di là del contesto paesano in cui era nato.

Il trasferimento a Cagliari e l'attivismo politico

Il primo passo di emancipazione da questo ambiente, lo fece andando a studiare a Cagliari (liceo) dove iniziò ad entrare in contatto con le prime forme di attivismo politico (la prima propaganda socialista e le prime lotte agricole dei pastori sardi del tempo). A questo tipo di interessi lo introdusse anche il fratello, che farà anch'esso parte del Partito Comunista Italiano e il quale, durante gli anni del carcere, assumerà un ruolo di mediazione tra il partito e Gramsci.

Gli studi universitari a Torino

Una volta diplomatosi, Gramsci ottiene una borsa di studio che lo proietta all'Università di Torino. A quel tempo, Torino, in termini di sviluppo industriale, era la più importante città italiana. A Torino, Gramsci inizia a studiare alla facoltà di lettere, ma le difficoltà economiche che incidevano anche nei suoi studi, lo portarono ad avvicinarsi sempre di più alle vicende politiche della città, ai circoli culturali prima e poi a quelli militanti del partito socialista. Fino a che lasciò completamente gli studi per dedicarsi alla vita politica all'interno del Partito Socialista Italiano (il Partito Comunista non esisteva ancora, si formerà nel 1921 a seguito di una scissione che vede Gramsci tra i principali artefici).

La nascita del Partito Comunista Italiano

Gli anni dal 1919/1921, soprattutto a Torino, sono molto importanti, a seguito di lotte sindacali particolarmente accese tra il movimento operaio e la grande industria automobilistica (la Fiat) ci saranno diverse manifestazioni, tra cui l'occupazione delle fabbriche. Si tratta di azioni guidate da Gramsci e da altri militanti del partito socialista. L'idea di fondo che guidava questo gruppo di militanti, era quella di pensare la partecipazione degli operai nella conduzione della fabbrica (attraverso Comitati), da realizzarsi mediante una rivoluzione che richiamava al modello russo. L'esperimento di autogestione della fabbrica, provato con l'occupazione della Fiat, fallì a causa di una violenta repressione da parte del padronato. Nel 1921 una parte del partito socialista, più vicino all'idea di una rivoluzione e che interpretava il pensiero di “fare come in Russia”, si stacca dalla parte più moderata del partito e fonda il Partito Comunista Italiano che ha il suo primo leader in Antonio Gramsci.

Gramsci e il carcere

Gramsci comincia a maturare una concezione del comunismo nel contesto italiano, che lo metteva un po' critica nei confronti di Mosca. Durante la dittatura fascista, fu incarcerato (1926) fino al 1937, pochi mesi prima di morire, per essere ricoverato in una clinica a seguito dell'aggravarsi delle sue condizioni fisiche.

Il contributo letterario di Gramsci

Di Gramsci ci rimane un corpus di scritti rappresentato da: i quaderni del carcere e dalle lettere dal carcere. Le lettere dal carcere furono pubblicate subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e a partire da questo momento, la figura di Gramsci comincia ad essere canonizzata al fine di accreditare l'idea di un comunismo italiano, capace di avere una sua autonomia intellettuale e una sua specificità rispetto alle altre forme di marxismo esistenti. Gramsci verrà canonizzato come un grande italiano e per giunta come un martire morto nelle carceri fasciste. In questo processo di canonizzazione, le lettere dal carcere svolgono un ruolo importante.

Il riconoscimento sociologico di Gramsci

Più travagliato, lento e ancora oggi oggetto di discussione è il riconoscimento di Gramsci nella sfera sociologica. Durante gli anni del carcere, Gramsci scrisse i quaderni del carcere, che erano dedicati ad una molteplicità di soggetti. Inizialmente disse di voler scrivere una sorte di storia della figura dell'intellettuale in Italia: chi è l'intellettuale in Italia, quali sono le sue funzioni, le sue caratteristiche etc... progressivamente questa storia degli intellettuali, finì per diventare una vera e propria storia dell'Italia, dall'umanesimo, al rinascimento, al risorgimento... una sorta di ampia interpretazione dello sviluppo storico-culturale del Paese. Nel corso degli anni questi quaderni si trasformarono in un'opera di ancora più ampia portata, in cui Gramsci offrì una reinterpretazione del marxismo, attraverso il confronto con le principali figure italiane e straniere (da Croce fino a Lenin).

La reinterpretazione del marxismo

Quello che emerge da questa opera è una concezione del marxismo molto originale rispetto a quelle del tempo, che finì per mettere Gramsci in tensione con i suoi stessi compagni di partito al di fuori del carcere. Il pensiero di Gramsci è noto per aver fornito una buona versione e una buona rielaborazione del marxismo in chiave anti-dogmatica e anti-deterministica. Nello stesso pensiero di Marx c'è un'oscillazione, nel rapporto tra struttura (economica) e sovrastruttura (politica, cultura, diritto etc), tra due espressioni: una è quella di condizionamento (l'economia influenza ad esempio le scelte in campo giuridico o politico etc) e l'altra di determinismo meccanicistico (data una certa struttura economica, non potrà che darsi una sovrastruttura culturale corrispondente, Es. in una società capitalistica, non potrà che esserci: un'arte, un diritto, una politica etc che sia espressione della classe dominante capitalista).

L'innovazione del pensiero gramsciano

Questa seconda idea della determinazione da parte delle strutture, nei confronti delle sovrastrutture è diventata la versione ufficiale del pensiero di Marx, dopo la sua morte, nonostante in lui fosse ancora un passaggio irrisolto. L'innovazione del pensiero di Gramsci, consiste invece, nel pensare al rapporto tra strutture e sovrastrutture, in modo molto più complesso rispetto a quello che la concezione classica del marxismo interpretava. Gramsci attribuì un'importanza decisamente maggiore, di quanto si facesse a quel tempo nell'ambito del marxismo, alla dimensione culturale, quindi Gramsci è un marxista che pur partendo dalla centralità dell'economia, lavora in realtà sull'importanza e sul significato che la dimensione culturale ha all'interno della vita sociale e politica.

La visione politica di Gramsci

La cultura non è, per Gramsci, una semplice variante dell'economia. Egli condivideva con il pensiero marxista del tempo, l'idea secondo cui il movimento operaio avesse un obiettivo ben preciso: la conquista del potere, così come era avvenuto in Unione Sovietica con la rivoluzione del '17. Ma l'innovazione nella concezione intellettuale del marxismo di Gramsci, rispetto alla versione deterministica, si riflette nell'idea secondo la quale la conquista del potere è qualcosa che non può passare e avvenire semplicemente attraverso il momento della coercizione. Il potere, secondo Gramsci, non lo si può conquistare soltanto attraverso il ricorso alla forza e alla violenza. Quindi il movimento operaio non sarà in grado di raggiungere il potere semplicemente attraverso la rivoluzione, ma la conquista del potere dovrà essere il risultato...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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