Che materia stai cercando?

Storia del pensiero politico - il pensiero politico di Antonio Gramsci

Appunti di Storia del pensiero politico per l'esame del professor Baldini sui pensiero politico di Antonio Gramsci. Da bambino si ammala di tubercolosi ossea che gli interrompe la crescita e gli danneggia la spina dorsale. Ha grandi cefalee. Il padre, funzionario pubblico, è arrestato per malversazione. Antonio Gramsci lascia così la scuola a 11 anni e si impiega al catasto. Periodo torinese... Vedi di più

Esame di Storia del pensiero politico docente Prof. A. D'Orsi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Gramsci definisce Mussolini mosca cocchiera. Secondo il dirigente comunista il futuro duce è

convinto di essere il protagonista del sovvertimento sociale, in realtà protagonisti sono altri, ovvero

gli esponenti della grande borghesia.

Per radicalizzare lo scontro con i fascisti, Gramsci arriverà a paragonare Mussolini a D'Aragona

(social-riformista) e Serrati (massimalista PSI). Nel luglio 1921, Mussolini tenta un patto di

pacificazione con i socialisti ma il fascismo locale (Farinacci, Balbo, De Vecchi...) contesta tale

accordo con i riformisti. Secondo Gramsci il fascismo sta andando verso la scissione perché la base

del movimento fascista nelle campagne continua nelle violenze, infischiandosene delle prospettive

di governo (Mussolini-Giolitti, di cui Gramsci è assolutamente convinto).

Nell'articolo “I due fascismi” del luglio 1921, Gramsci parla di un fascismo agrario (i fasci di

combattimento) e mette in evidenza il suo carattere piccolo-borghese di cui beneficia per avere il

sostegno imprenditoriale come “guardia bianca” contro l'operaismo agrario. Tale carattere, secondo

Gramsci rimarrà per sempre impresso nel fascismo agrario. Questo fascismo ha finito per disgustare

lo stesso ceto medio che ora ha più simpatia verso il fascismo urbano, più collaborazionista.

Gramsci profetizza che ci sarà una fuoriuscita di piccoli borghesi che continueranno a sostenere i

Fasci di campagna (ciò avverrà davvero nel 1921-24) per poi spaccare in due il movimento fascista.

In realtà la scissione non avverrà perché Mussolini temendo la sconfessione da parte del fascismo

agrario, romperà il patto di conciliazione con i socialisti.

Nell'articolo, Gramsci avverte gli operai che gli accordi presi dall'alto servono solo per i capi del

sindacato per salvare se stessi e non i loro rappresentati.

20 settembre 1921. “I più grandi responsabili”

Perché gli operai furono sconfitti? Perché è fallita la rivoluzione del 1920? Perché il PSI è una

federazione di correnti subordinate ai sindacati ed i sindacati non sono un partito politico che può

guidare un moto politico. Il sindacato accetta le regole del gioco perché contratta lo scambio

salario-lavoro ma non vuole rovesciare le strutture del potere borghese. Il sindacato diviene una

organismo avulso dal mondo del lavoro, perché i sindacalisti burocrati non conoscono il mondo

della fabbrica e le condizioni tecniche del mondo produttivo.

Gramsci e “L'Unità

Gramsci è a Mosca per seguire la seconda conferenza dell'Esecutivo Comunista. Il 12 settembre

1923 scrive una lettera al suo partito nella quale insiste sulla necessità di fondare una nuova rivista,

L'Unità. Il giornale deve avere, secondo Gramsci, uno spirito politico che si basi su una analisi “für

ewig”. L'Unità deve raccogliere le forze antifasciste e la classe operaia di nord e sud, perché l'Italia

dovrà farsi una Repubblica federale proletaria. L'Unità nasce il 12 febbraio 1924.

Gramsci e il teatro

“Un caso di malavita teatrale” - 21 marzo 1921 (Ordine Nuovo)

Gramsci difende Gobetti attaccato aspramente da Zaccone, importante impresario teatrale del

tempo. Secondo Gramsci la critica è lo strumento per migliorare purché fatta “für ewig”

(disinteressata) e libera e solo dopo un attento studio dell'opera in analisi. Zaccone, dice Gramsci,

vuole comprarsi il gradimento del critico regalandogli un posto a teatro. Ciò va contro alla dignità

del pubblico che ha diritto ad una critica libera, non corrotta in base alla quale valuterà se spendere

o meno i suoi soldi. Gramsci e Lenin

Nell'articolo “Capo. Necrologio di Lenin”, apparso su Ordine Nuovo nel marzo 1924 (poi sull'Unità

il 6 novembre 1924, col titolo “Lenin capo rivoluzionario”) Gramsci compie una analisi teorica

della politica. Ogni Stato è uno dittatura perché è il dominio di una classe su un'altra ma mentre la

dittatura borghese è una dittatura “regressiva” che non conduce la società all'emancipazione, la

dittatura comunista è “progressiva” perché produce un continuo movimento dal basso all'alto nella

circolazione degli uomini al potere (chiaro riferimento a Pareto e alla sua teoria delle élite che si

alternano al potere). Fino a quando ci sarà bisogno di uno Stato occorrerà avere “capi” (rimando a

Weber) che abbiano sangue freddo, capaci di mantenere i nervi saldi nelle situazioni difficili. No

alla personificazione del capo, sì al forte legame tra lui e le masse operaie. Gramsci erige Lenin a

modello di capo. Egli è divenuto capo del partito comunista russo mediante un processo di

selezione, attraverso una lunga lotta di opzioni politiche che ha prodotto violenze, vittorie, sconfitte

mediante un processo storico e organico. Addirittura Ilich (Lenin) era ammirato anche dalla

borghesia russa per la sua grande capacità di persuasione.

Lenin ha ricostruito la Russia dalla fabbrica al governo, dalle rovine della guerra e dello zarismo.

Mussolini fa il capo ma non lo è perché la sua leadership non è scaturita da un processo organico.

Egli organizza l'amministrazione ma non una classe. E' soltanto il dittatore della borghesia.

Gramsci alla Camera

Il 16 maggio 1925, il governo Mussolini approva il disegno di legge che reprime le organizzazioni

segrete. Gramsci interviene alla Camera e denuncia che tale legge non vuole reprimere solo la

Massoneria e le altre sette ma tutte le opposizioni al fascismo. Gramsci denuncia le debolezze del

sistema Italia: carenza di materie prime, assenza di colonie, questione meridionale (i meridionali

emigrano perché il capitalismo non è in grado di sostenerli). Inoltre smentisce Mussolini per quanto

riguarda la questione demografica: è falso affermare, come dicono i fascisti, che l'Italia è superiore

demograficamente alle altre nazioni europee.

Il Fascismo, a detta di Gramsci, è una dittatura repressiva che vuole condurre la classe operaia alle

condizioni precedenti alle conquiste nelle campagne del movimento operaio. Al contrario il

comunismo sostiene una dittatura progressiva perché porta avanti la Storia e utilizza una violenza

difensiva, occasionale, non sistematica.

Gramsci ed il massimalismo

Nel 1925 sull'Unità accusa Bordiga, capo del Partito comunista d'Italia di essere un massimalista e

questi si offende. Gramsci definisce il massimalismo come dottrina meccanica di Marx.

Il massimalista pensa di cambiare la società senza lottare perché le masse vessate verranno a lui.

Bordiga dice frasi ad effetto ma non fa passi concreti. Il massimalismo sostiene l'intransigenza

politica perché considera ogni alleanza come contaminazione. Gramsci invece pensa all'unità di tutti

gli alleati antifascisti compresi i non comunisti.

Gramsci e la questione meridionale

“La questione meridionale” è l'ultimo scritto di Gramsci elaborato tra il 1924 e il 1926. Lo scritto è

ispirato da Salvemini (critica contro Giolitti, coniugazione del socialismo – meridionalismo) e

dall'opera di Dorso “Rivoluzione meridionale” (la rivoluzione sarà meridionale o non ci sarà).

Gramsci sostiene su Ordine Nuovo la necessità di una alleanza fra contadini e operai. Questo scritto

è una cerniera fra il Gramsci politico, dirigente del partito comunista e uomo libero ed il Gramsci in

prigione. Gramsci compie nello scritto una analisi politica, sociologica, storica del sud e afferma

che il Meridione è luogo di disgregazione sociale. Poi riflette sull'intellettualismo e fa una ipotesi di

lavoro per tracciare un profilo degli intellettuali (Croce reazionario, Fortunato meridionalista

classico). Secondo Gramsci la rivoluzione vincerà solo se avrà il consenso degli strati subalterni e

degli intellettuali e se ci sarà coesione fra i due ceti. Inoltre è necessario vincere gli egoismi di

professione e di classe, liberarsi cioè del corporativismo, dei residui e delle incrostazioni sindacali

che alimentano la distinzione fra professioni. Solo così il proletariato sarà classe dirigente.

“La questione meridionale” di Gramsci è pubblicato per la prima volta nel 1930 a Parigi su “Stato

operaio” da Camilla Ravera. Poi nel 1966 da F. De Felice e Parlato, che pubblicano una raccolta di

scritti sulla questione meridionale. Gramsci propone l'approccio alla questione meridionale tipica

dei comunisti torinesi che si discosta dal meridionalismo classico. Essi vogliono far pulizia

storiografica sul significato tradizionale di meridionalismo. Tradizionalmente intellettuali e

scienziati di destra ma anche di sinistra (per es. Lombroso) considerano il meridionale come essere

per natura subordinato eternamente al nordista. Gramsci è arrabbiato che anche i socialisti siano

incappati nel razzismo meridionale e intende con i suoi compagni torinesi far pulizia, eliminare il

velo di menzogna sulla questione meridionale che le classi dominanti hanno steso

(meridionale=barbaro).

Gramsci crede nello sviluppo del Mezzogiorno mediante l'unione tra contadini del sud e proletari

del nord. Nel Meridione, luogo di disgregazione sociale, esistono tre strati: le masse contadine,

individualisti, ignoranti politicamente e culturalmente, gli intellettuali (come Croce) che sostengono

le classi borghesi, la Borghesia terriera e piccola proprietaria (media borghesia).

Ogni classe dominante ha i propri intellettuali, il proletariato meridionale invece non ne possiede.

Inoltre le classi lavoratrici del sud non hanno neppure tutele sindacali che invece hanno quelle del

nord e sono alla stregua di bestie da soma i cui appartenenti sono sostituibili (esercito contadino di

riserva) in ogni momento con altri contadini. La borghesia teme le reazioni violente, seppur

individualiste, dei contadini e perciò li inganna per tranquillizzarli. Si serve del Clero, dei preti

meridionali più disonesti rispetto a quelli del nord (più legati ai proletari da cui essi discendono)

perché più avidi, usurai, donnaioli. Fondamentali dunque per le classi subalterne meridionali (come

per quelle del centro-nord) abbandonare ogni residuo corporativista, conquistare gli intellettuali per

avere il consenso tipico d'una classe dirigente.

I QUADERNI DEL CARCERE

Il tema di fondo nei diari

Il pensiero centrale nei diari è pensare in prospettiva, non nell'immediato. E' necessario riflettere

sulla sconfitta del movimento operaio. E per fare ciò è necessario conoscere i propri nemici ed i loro

punti di forza. Nell'approcciarsi all'analisi dei problemi è necessario assumere un atteggiamento

für ewig (espressione di Goethe) cioè in maniera disinteressata senza una ricaduta immediata sul

presente ma orientata all'eternità.

La rivoluzione proletaria dice Gramsci, (che in carcere passa dalla condizione di politico a quella di

pensatore) non può essere come in Oriente (il pensiero è a Lenin) cioè un atto, ma un processo

preceduto da un profondo lavorio culturale continuo.

Gramsci è uno storicista: pensa (come Marx e Croce) che la storia rende possibile la ricostruzione e

la conoscenza del mondo. Ogni disciplina deve essere storia. Tema centrale è il concetto di

intellettuale che Gramsci sgancia dal tradizionale significato di “grande creatore di cultura”.

Intellettuale è per Gramsci anche chi compie un lavoro manuale poiché utilizza in ciò che fa il suo

intelletto ma anche chi organizza e fa propaganda di cultura. L'intellettuale è fondamentale per ogni

classe sociale: egli infatti è in grado di creare il consenso popolare determinante ad una determinata

classe per raggiungere l'egemonia sulla società e non solo il dominio coercitivo. Dunque le classi

subalterne per essere classi dirigenti devono avere degli intellettuali che abbracciano le loro cause.

L'isolamento di Gramsci

Gramsci si sente solo in carcere. E' isolato dal Partito comunista, che sostiene Togliatti nella sua

iniziativa di non consegnare al Comintern la lettera di Gramsci in cui il pensatore sardo condanna

espressamente le violenze del regime sovietico.

Antonio si sente abbandonato dalla famiglia e il 24 agosto 1931 scrive che riceve poca

corrispondenza. Gramsci scrive nei quaderni che è costretto a girovagare nei letamai della biblioteca

carceraria ma nonostante tutto deve adattarsi alla situazione critica in cui vive. Gramsci si sente

tradito sopratutto dalla famiglia Schucht. Eugenia, spia sovietica, cerca di seminare zizzania fra

Antonio, Giulia e Tatiana.

Nei quaderni, Gramsci critica Bucharin che governa la Russia con Stalin perché lo considera troppo

materialista e troppo incline alla sociologia (che come Croce non ama molto).

Il 30 novembre 1930 Gramsci riflette in una lettera a Tatiana sulle sue condizioni in carcere in

occasione del suo quinquennio di detenzione e afferma che il carcere gli si sta stringendo addosso

(pessimismo). Gramsci e il carcere

Antonio Gramsci è arrestato l'8 novembre 1926 in spregio all'immunità parlamentare di cui godeva.

Egli è arrestato “de facto” e non “de juro” perché l'arresto è eseguito per ordine di un tribunale

militare senza mandato di cattura da parte della magistratura. Il giorno dopo il 9 novembre il

governo fascista dichiara decaduto il parlamento con il pretesto che le forze parlamentari non

partecipano ai lavori della Camera (in realtà il Partito comunista partecipa eccome ai lavori

nell'aula, al contrario degli altri partiti che si rifugiano sull'Aventino).

Nel dicembre 1926 Gramsci è spedito al confino a Ustica (ove organizza autodidatta una scuola di

formazione politica per confinati) poi è mandato a San Vittore, ove è in cella a pagamento (in cella è

recluso da solo). Il suo amico Sraffa apre a Milano un conto corrente presso una libreria per dare

libri a Gramsci. E' in attesa di giudizio e quindi può avere libri e spedire lettere.

Il 19 marzo 1927 Gramsci scrive a Tatiana una lettera in cui enuncia il suo primo piano di studio

che ha per oggetto: 1) la linguistica comparata (ricorda il suo professore universitario Matteo Guido

Bartali) 2) il teatro di Pirandello e gli effetti che esso ha avuto sulla società civile; 3)gusto popolare

in letteratura.

Il 19 maggio 1928 nasce il Tribunale Speciale. Il 19 luglio, Gramsci è trasferito a Turi con cella a

pagamento. E' decisa la data del processo. Con lui anche Terracini. L'8 febbraio 1929 iniziano i diari

di Gramsci. A Tatiana scrive un nuovo piano di lavoro che si basa su: 1) storia dei gruppi

intellettuali del secolo XIX in Italia; 2) Storiografia; 3) Americanismo e Fordismo.

Gramsci è condannato a 20 anni, 5 mesi, quattro giorni. Il primo gennaio 1929 gli viene concesso il

diritto di scrivere. Prima del permesso, il politico sardo non poteva neanche prendere appunti e

quindi quando può scrivere riporta note a memoria. Tatiana (Tania) si trasferisce a Turi per assistere

Antonio.

Negli anni 30-31' Gramsci annota sui suoi diari che è necessario abbandonare ogni proposito di

rivoluzione perché in Italia serve lottare per una fase democratica. Per volere del governo s'assiste

ad un inasprimento del regime carcerario per i prigionieri politici. Nel 1930 Gramsci ottiene un

condono di un anno di pena poi nel 32' addirittura 8 anni per l'occasione del decennale della marcia

su Roma. Nel 1931 Gramsci ha la prima crisi di salute. Nel dicembre 1932 muore la madre ma i

famigliari non glielo dicono per non farlo soffrire. Mussolini non può uccidere Gramsci perché

l'opinione pubblica internazionale si mobilita per la sua liberazione.

Nel 1933 Gramsci ha una seconda crisi ma gli viene ugualmente revocato il permesso di scrivere.

Da Turi è trasferito a Civitavecchia, poi nel dicembre 1933 a Formia (ove è in semidetenzione e

incontra Bordiga).

Nel 1934 ottiene la libertà condizionata. Nel 1935 altra crisi e viene trasferito in una clinica di

Roma. Il 25 aprile 1937 Gramsci muore per emorragia celebrale.

I quaderni. Tre tipologie

I quaderni del carcere di Gramsci si dividono in:

 quaderni di prima stesura. Sono annotazioni barrate (es. Casa ) e producono i quaderni di

seconda stesura.

 quaderni di seconda stesura. Sono scritti riprendendo la prima stesura ma lo stile è più

accurato ed è variabile (a volte è più criptico per evitare la censura)

 quaderni di stesura unica. La pubblicazione dei quaderni

La prima pubblicazione dei Quaderni è datata 1948-51 a cura di Togliatti. Tale edizione fatta a

Torino è tematica (cioè raccoglie gli scritti per temi) e non riporta i quaderni di prima stesura.

La seconda edizione è del 1975, curata da Gerratana. In quattro tomi, l'opera raccoglie anche gli

scritti di prima stesura e li dota di datazione (cronologia degli scritti).

La terza edizione è del 1984, curata da Francioni.

Lo stile dei quaderni

Gramsci usa molti registri linguistici a seconda dei suoi interlocutori nelle lettere. Quando scrive

alla madre usa un linguaggio semplice e utilizza argomenti che riguardano tuffi nella sua infanzia.

Gramsci scrive non per il pubblico terzo ma per se stesso in una logica dialettica che lo mette in

comune con un interlocutore immaginario. Per definire un concetto, Gramsci usa una

argomentazione frammentaria con forti oscillazioni, anche se ci sono dei punti fermi. Il concetto di

egemonia per esempio è trattato sia sul versante intellettuale che materiale.

L'egemonia è legata al significato di consenso. In questo caso gli intellettuali sono i protagonisti

della costruzione dell'egemonia. Si ha l'egemonia quando si ha il consenso degli intellettuale e delle

classi subalterne che si integrano con gli intellettuali. Ma Gramsci dà anche una seconda

interpretazione. Egli lega infatti consenso con dominio (due concetti in crasi). Quindi per

comprendere i quaderni è necessario fare attenzione alla cronologia. I quaderni sono un moderno

Zibaldone. La rivoluzione in Occidente

Nei quaderni Gramsci scrive che è impensabile una rivoluzione in Occidente su modello sovietico.

Quella sovietica è una rivoluzione ottocentesca. In Europa occorre una rivoluzione come guerra di

posizione, come lavorio intellettuale e culturale. La rivoluzione sovietica fu invece guerra di

movimento.

Gramsci paragona l'arte della guerra all'arte della politica. Come nella guerra i vincitori hanno

programmato in modo impeccabile ogni aspetto bellico, in politica il Partito deve organizzare la

rivoluzione con un lento lavorio. Si assiste in Gramsci alla trasfusione dell'arte della guerra nella

politica.

In Occidente la società civile si fonde con lo Stato. Un assalto dunque alle strutture sociali statuali è

impensabile in Europa. Dunque occorre poggiarsi sull'attività degli intellettuali.

Gramsci e l'educazione

Le lettere che Gramsci invia a Tatiana e Giulia hanno un importante carattere pedagogico. Egli

infatti intende avere un ruolo attivo nell'educazione dei suoi figli e della nipote Mea. Prima di tutto

l'educatore dovrebbe essere educato.

I giovani devono essere educati dalla pubertà mediante la disciplina, mentre molto spesso si è soliti

intervenire dopo la pubertà e con la violenza, la quale è assolutamente controproducente sul

bambino.

Nel luglio 1928 Gramsci scrive a Tatiana perché arrabbiato con lei. La donna vuole decidere per lui

(es. regalo alla moglie) e perché troppo zelante (es. troppe riviste inutili per lui quando i materiali

ricevuti sono contingentati). Nel 1931 suo figlio Delio sta per compiere sette anni (Giuliano ne ha

cinque). E' quella l'età più delicata perché il tempo della prima presa di responsabilità (la

comunione). Gramsci è polemico con Tatiana perché vuole che Delio conosca la verità sul suo

conto. Fordismo e Americanismo Quaderno speciale 22

Gramsci guarda al Fordismo con grande interesse. Esso si basa sulla definizione dei rapporti fra

lavoro e capitale. L'obiettivo è la massima produzione con alte retribuzioni. Secondo Ford più sono

alte le retribuzioni degli operai e più la fabbrica organizza la vita del lavoratore, più è alta la resa

proletaria. Il rischio però è che le masse operaie diventino masse ammaestrate. Marx s'era

confrontato con il mondo capitalista e aveva predetto che il capitalismo si sarebbe arenato in crisi

economiche sempre più gravi e ricorrenti perché il mercato non era in grado di assorbire tutte le

merci prodotte. La crisi del 1929 sembra sostenere le tesi marxiste sul crollismo del capitalismo, ma

poi c'è l'uscita dalla crisi.

Gramsci studia il modello fordista e le sue ripercussioni sulla vita dell'operaio. In America, Ford per

mantenere alta la produttività delle sue imprese, lancia campagne di sostegno a favore del

puritanesimo dei costumi sessuali (si combatte la prostituzione che potrebbe affaticare troppo il

lavoratore) e della lotta contro l'alcolismo (proibizionismo). Il lavoratore diventa un ingranaggio del

mondo che la fabbrica crea per lui (attività di svago nel dopolavoro...) ed è controllato nella sua vita

privata da un corpo di ispettori. Il lavoratore è in pratica un gorilla ammaestrato le cui energie sono

sotto il controllo della fabbrica. Gramsci teme che il modello fordista, che ha soffocato la figura

dell'operaio di mestiere (il quale ha la facoltà di utilizzare l'attività celebrale nel trovare soluzioni

per il suo lavoro) e ha tramutato l'operaio in macchina senza fantasia, diventi dottrina di Stato.

Le ragioni della sconfitta

In una lettera del 1923 Gramsci riflette sulle ragioni della sconfitta del movimento operaio (di cui

lui si sente parte attiva), si domanda perché tale movimento non ebbe l'unità necessaria per vincere.

Si domanda perché il Partito comunista d'Italia non è riuscito ad attirare il consenso della

maggioranza della popolazione.

Gramsci pensa che: “noi comunisti non abbiamo gli strumenti per conoscere l'Italia e quindi non

possiamo orientarci politicamente”.

Il tema della sconfitta è ripreso da Gramsci nei Quaderni. La sconfitta fu dovuta a elementi di natura

organica (rimangono permanenti e che conducono a crisi che durano negli anni) e disorganica (di

congiuntura, che sono occasionali, accidentali ma che spesso sono legati a elementi organici). Una

causa della sconfitta fu l'incapacità di distinguere “scientificamente” lo sviluppo dei rapporti di

forza.

Note pagina: La storia non è scienza nomotetica (norme che stabiliscono le leggi) ma scienza

ideografica (la storia non stabilisce leggi).

Gramsci e il machiavellismo

Nel quaderno 13 Gramsci analizza Machiavelli. “Il Principe” è un'opera vivente, ove la scienza

politica e l'ideologia politica si fondono nel mito (riferimento a Sorel) che è il Principe.

Il Principe che Gramsci intende è il Partito Politico (non più il condottiero ideale) una

organizzazione collettiva che riunisce le energie disperse del popolo e che ha il compito di attuare

un lento lavorio di educazione popolare e non una azione fulminea che molto spesso dà vita a

restaurazioni e non a cambi di regime. Gli intellettuali

Gramsci tenta di tracciare una storiografia degli intellettuali e si rende conto che non esistono opere

storiche su di loro. Secondo il filosofo sardo non esistono intellettuali autonomi, anche se essi sono

convinti di esserlo (per esempio Croce e Fortunato).

Con lo sviluppo della società borghese gli intellettuali diventano parte della élite dominante.

La funzione dell'intellettuale consiste nel rendere coeso il gruppo sociale, più omogeneo e

consapevole.

Il Partito politico, moderno “Principe”, ha la funzione di sviluppare culturalmente i suoi aderenti per

tramutarli in intellettuali (funzione pedagogica) al servizio della classe. Se una classe vuole

conquistare l'egemonia occorre che essa aggreghi attorno a sé e al suo progetto sociale non solo i

propri intellettuali “organici” ma anche altri strati di intellettuali, operai, tecnici legati alla classe

operaia e ai gruppi sociali subalterni. Gramsci e le classi subalterne

Gramsci pone al centro della sua riflessione filosofica non solo la classe operaia ma sopratutto le

classi subalterne, formate da coloro che subiscono la volontà delle classi dominanti e assorbono le

sub-culture che i dominatori cedono loro. La rivoluzione è possibile solo quando si presenta la crisi

di egemonia delle classi dominanti, le quali perdono il consenso delle classi subalterne.

Come Labriola, Gramsci è un illustre interprete del fenomeno delle classi subalterne.

La teoria della praxis

Gramsci sostiene la teoria della “praxis”, cioè una sintesi fra teoria e azione della teoria marxista.

Gramsci riprende la undicesima tesi delle “Tesi di Feuerbach” di Marx secondo cui i filosofi hanno

interpretato il mondo. Si tratta ora di trasformarlo.

Gramsci e il Risorgimento Quad. spec. 9

Nel quaderno 9 (il Risorgimento italiano) Gramsci descrive il Risorgimento come una rivoluzione

passiva. Il Partito d'azione risorgimentale non si appoggia a nessuna classe sociale ed è

egemonizzato dai moderati alla Cavour (Mazzini è sovrastato dai moderati).

Il partito d'azione risorgimentale non è in grado né di essere dominante (dominio) né di essere

dirigente (consenso). I moderati sono i veri protagonisti del Risorgimento perché essi hanno dalla

loro parte gli intellettuali (letterati, ma non solo, anche sacerdoti, tecnici, funzionari...) e sono

quindi egemoni nella direzione del movimento di liberazione nazionale.

Pareto elabora la teoria della circolazione delle élite, secondo cui un gruppo sociale che occupa il

vertice del potere, se non si rinnova, tende a perdere la sua influenza ideologica e quindi l'appoggio

degli intellettuali. Non resta dunque alle élite la necessità di esercitare una ferrea costrizione.

Gramsci confronta il giacobinismo con il partito di azione risorgimentale. I giacobini si imposero

alla borghesia francese portando la borghesia su posizioni più avanzate (funzione progressiva), il

partito d'azione risorgimentale non ha avuto alcuna funzione progressiva (es. Pisacane abbandonato

a se stesso). I giacobini solo apparentemente hanno forzato la situazione perché le condizioni

oggettive erano propizie (proprio come fecero i bolscevichi in Russia). Essi hanno fatto della

borghesia una classe egemone di uno stato nazionale moderno e compatto, che uscì dalla antica

società feudale.

Il fascismo è sbocco naturale del Risorgimento poiché quest'ultimo fu un moto politico militarista.

Prevale nell'Italia post-unitaria di inizio Novecento un nazionalismo che imita quello francese, ma

in realtà anacronistico e antimoderno. Moderno invece è il nazionalismo cosmopolita di cui tra

l'altro l'Italia ha grandi tradizioni.


PAGINE

18

PESO

171.45 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del pensiero politico per l'esame del professor Baldini sui pensiero politico di Antonio Gramsci. Da bambino si ammala di tubercolosi ossea che gli interrompe la crescita e gli danneggia la spina dorsale. Ha grandi cefalee. Il padre, funzionario pubblico, è arrestato per malversazione. Antonio Gramsci lascia così la scuola a 11 anni e si impiega al catasto. Periodo torinese (1911-1922) Il collegio Carlo Alberto aveva la finalità di dare borse di studio ai nati nelle ex province del Regno di Sardegna. Il candidato alla borsa di studio doveva appartenere
ad una famiglia originaria del Regno di Sardegna in disagiate condizioni economiche e doveva avere una alta media dei voti alle scuole superiori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro pegolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof D'Orsi Angelo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze sociali

Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Naldini, libro consigliato Conciliare Famiglia e Lavoro, Naldini, Saraceno
Appunto
Riassunto esame Sociologia dell'Organizzazione, prof. Bonazzi, libro consigliato Storia del Pensiero Organizzativo
Appunto
Sociologia generale - nozioni
Appunto