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Antonio Gramsci

Il 2007 è l'anno gramsciano. Inizia a Sidney e finisce a Bari e Turi (ove c'era il carcere in cui Gramsci era rinchiuso). Tra il 1996-97 il Ministero dei Beni culturali ha promosso l'Edizione Nazionale di Gramsci, più difficile è la ricostruzione (forse impossibile) della sua bibliografia degli studi su Gramsci, che sono infiniti. Tra 1987-91 è stata stilata la prima bibliografia di Gramsci da parte di Cammet (autore americano) che contiene 8mila titoli. All'inizio degli anni duemila, la bibliografia gramsciana è di circa 18mila titoli anche se in realtà gli scritti dedicati all'autore sono molti di più.

Durante gli anni '80 Gramsci scompare dalla scena in Italia ma viene scoperto in America Latina e Asia (Corea del Sud, India...) per quanto riguarda i suoi studi sulle classi subalterne. Secondo un rapporto dell'UNESCO oggi Gramsci è l'autore più studiato al mondo.

Biografia di Antonio Gramsci

Gramsci nasce ad Ales (Sardegna) nel 1891 e muore nel 1937.

Periodo sardo (1891-1911)

Da bambino si ammala di tubercolosi ossea che gli interrompe la crescita e gli danneggia la spina dorsale. Ha grandi cefalee. Il padre, funzionario pubblico, è arrestato per malversazione. Antonio Gramsci lascia così la scuola a 11 anni e si impiega al catasto.

Periodo torinese (1911-1922)

Il collegio Carlo Alberto aveva la finalità di dare borse di studio ai nati nelle ex province del Regno di Sardegna. Il candidato alla borsa di studio doveva appartenere ad una famiglia originaria del Regno di Sardegna in disagiate condizioni economiche e doveva avere una alta media dei voti alle scuole superiori.

Gramsci arriva a Torino nel 1911. Fa le prove nella facoltà di filosofia e letteratura e vince la borsa di studio classificandosi per un pelo negli ultimi posti. Ma rischia di essere escluso perché si scopre che il padre è nato a Gaeta ma alla fine viene ripescato. La famiglia tarda ad inviargli i documenti necessari e Gramsci rischia di nuovo l'esclusione dal collegio. Per Gramsci un ritorno in Sardegna sarebbe “senza scampo”. Nel novembre 1911 Gramsci spedisce lettere ai genitori nelle quali chiede soldi. Egli fornisce ai suoi famigliari dati di fatto per provare ciò che dice perché è affamato, indigente, infreddolito. Antonio chiama il padre padrone.

Nel 1913 (novembre) invia altre lettere ai genitori in cui lamenta gravi condizioni di salute. Ha cefalee molto forti che gli impediscono di studiare bene, ma non vuole tornare in Sardegna perché a Torino c'è l'università.

Inizialmente il rapporto tra Gramsci e Torino è difficile perché lo studente sardo soffre il clima freddo e si sente solo. Conosce Togliatti e Terracini che con lui è a Lettere e Filosofia. L'iscrizione all'università di Gramsci alla sezione socialista risale forse al 1913. Da quell'anno Torino e Gramsci divengono una cosa sola.

Periodo della bolscevizzazione (1922-1926)

Gramsci visita Berlino, Vienna, Roma. A Roma è arrestato l'8 novembre 1926. Nel 1924 è eletto deputato, nel 1925 pronuncia il suo unico discorso alla Camera e nel 1926 diviene capo del Partito Comunista sconfiggendo Bordiga. Durante il suo soggiorno a Mosca (1922-23) sposa Giulia Schucht.

I "Quaderni del Carcere"

I “Quaderni del Carcere” di Gramsci sono una raccolta di 33 quaderni (scritti dal 1929 al 1935, durante la prigionia) in cui prevale l'ottimismo, la volontà di resistere e vincere il carcere e i carcerieri con la scrittura, la lettura. I Quaderni sono abbozzi, appunti di opere che Gramsci vuole scrivere, sono programmi di lavoro di opere che vorrebbe creare ma anche annotazioni di cose che ha letto. Questi quaderni sono numerati dalla cognata Tatiana Schucht (innamorata di Gramsci). Sua moglie è Giulia con cui ha un rapporto difficile, soprattutto durante la prigionia.

La cesura della Rivoluzione

Gramsci nasce giornalista osservatore della guerra poi c'è la rivoluzione del 1917, un evento epocale che avrà grandi influssi su di lui. Gramsci idealizza la rivoluzione sovietica, anche se lo fa in modo non corretto perché ha scarse informazioni sugli eventi russi. Gramsci aderisce alla linee dell'Internazionale socialista e combatte contro il frazionamento del Partito Comunista contro Tasca e Bordiga. Tra il 1921-26 Gramsci inizia a conciliare leninismo e democrazia e a prestare attenzione all'elemento sovrastrutturale in contrasto con Marx che considera ogni sovrastruttura come una proiezione di fattori materiali. Gramsci al contrario sostiene al pari di Labriola che le idee culturali non hanno solo contenuti materiali.

All'Italia, pensa Gramsci, occorre una riforma morale e intellettuale. Alla mancata Riforma Protestante dovrà sopperire il comunismo marxista. Il Partito Comunista è il moderno Principe, non più il singolo monarca che guiderà la società alla modernizzazione.

Gramsci e il socialismo

Gramsci è affascinato dal socialismo. Fonda il settimanale “Ordine Nuovo” il cui primo numero esce il 1/5/1919. Egli crea la propria comunità politica in cui rientrano compagni di ateneo e professori. Alla fine del 1918 si rende conto che non può più laurearsi perché già lavora per L'Avanti! e perché il suo modo di pensare è ben oltre quello universitario.

Il 11/2/1917 sul giornaletto “La città futura” (numero unico) Gramsci scrive un articolo contro la guerra ed esprime l'ossessiva impotenza della ricerca della verità, la quale è soltanto rivoluzionaria. Gramsci si scaglia contro l'indifferenza, che è l'abulia dell'essere. Bisogna lottare contro di essa perché affoga l'entusiasmo. Nel nome dell'indifferenza gli uomini abdicano alla loro volontà.

Gramsci insiste sul volontarismo contro gli indifferenti, gli eterni innocenti che non si assumono mai responsabilità, vogliono tirarsi fuori dagli eventi, ma in realtà fanno parte della Storia e ne sono il peso morto. Gli indifferenti dicono: non è colpa nostra, ma della fatalità.

La Città futura è per Gramsci la società del socialismo in cui non ci sono indifferenti e tutti sono partigiani.

Gramsci e docenti

Gramsci critica i suoi insegnanti non solo con elementi descrittivi ma anche prescrittivi. Contrappone per esempio Vittorio Cian a Umberto Cosmo.

Cian è il bersaglio preferito di Gramsci perché egli è altezzoso, malvagio, nazionalista, bellicista (cianismo diviene sinonimo di esasperato bellicismo) ed è il più grande sostenitore a Torino della “sindrome parossistica del nemico interno” (scrive infatti sul “Fronte interno”). Cian chiede l'allontanamento dalle facoltà di Torino di tutti i docenti stranieri (Michels è fra questi).

Cosmo al contrario è descritto da Gramsci come comunicatore buono, pacifista, socialista. Ma di un socialismo che prescinde da Marx, perché riformista, umanitarista, a favore degli umili (il socialismo dei professori, espressione coniata da R. Michels, esponente della SPD tedesca), un socialismo degli intellettuali che vanno verso il popolo.

Cosmo sostituisce Arturo Graf alla cattedra di letteratura italiana in virtù della libera docenza, titolo che dava diritto ad insegnare dove la facoltà avevano bisogno, ma non dava diritto alla cattedra fissa.

Altro bersaglio di Gramsci è Achille Loria. Egli eredita la cattedra di economia politica a Torino. Ha un'aura di personaggio importante, marxista d'eccellenza di matrice positiva ma in evidente declino. Stroncato da Croce e Antonio Labriola (maestro di Croce) è bersagliato da Gramsci (lorianesimo).

Torino capitale

Durante il Risorgimento arrivano a Torino personaggi come Mancino e De Martiis (Regno delle due Sicilie) e Jacopo Moleschott (tedesco olandese). Grazie a questi personaggi Torino sviluppa una università prestigiosa che si basa sul nuovo spirito positivista. Si diffonde la cultura del rigore, del rifiuto al pressapochismo, sì al dato scientifico. Tutto è posto sotto il dominio della scienza. Storia e filosofia dominano su tutto a Torino. Moleschott crea la scuola di filologia.

Gaetano Mosca (elementi di scienza politica, 1896) vince una cattedra di diritto costituzionale a Torino sino al 1924 in virtù dell'opera sua principe del '96. È conservatore, amico di Lombroso, grande studioso della cause sociali e antropologiche del criminale. Lombroso è socialista ma accoglie nel suo salotto torinese anche conservatori e esponenti delle scienze sociali e naturali.

I professori universitari avevano cariche pubbliche e anche il laticlavio (= nomina a senatore). La nomina di senatore avveniva oltre che per cattedra universitaria anche per censo in base alle tasse pagate. Perché chi pagava le tasse era considerato onesto. La grande fusione dei saperi ha luogo nei salotti borghesi e intellettuali ma anche nel Laboratorio di economia politica, fondato nel 1893 dal barese Salvatore Cognetti De Martiis. È un luogo di confronto in cui ogni opinione è concessa, ma ove avviene anche la raccolta di dati (socializzazione delle conoscenze ---- tutti hanno accesso al sapere).

Un orientamento diffuso in ambito torinese è il socialismo positivista che adatta il darwinismo al socialismo. Le società si evolvono, in questo senso, come si evolve l'umanità. La Rivoluzione sarà passiva poiché la società socialista verrà da sola, naturalmente.

Nel capoluogo torinese è visibile la circolarità dei saperi fra almeno quattro mondi: il mondo universitario, il mondo extrauniversitario, il mondo istituzionale/politico (consigli comunali, provinciali) e i salotti borghesi.

Per mondo extrauniversitario si intende il mondo che ruota attorno alle case editrici. Esse sono la cerniera fra mondo accademico (cattedre) e mondo di ricerca intellettuale. Le case editrici più importanti a Torino sono: Loescher, Utet (Unione tipografica editori torinesi), Bocca. Graf per esempio era legata a GSLI e alla Loescher. Altre città come Firenze e Milano (fratelli Treves) avevano case editrici con finalità di intrattenimento ma non di ricerca. Torino invece ha una editoria scientifica fatta con periodici (annuali, quotidiani, ma anche riviste scientifiche di ateneo che raccolgono saggi di intellettuali).

A Torino grande attenzione alla scienza positiva. Torino capitale italiana della scienza. A Torino nasce la prima cattedra di igiene (problema sociale per i ceti poveri che sono igienicamente depressi) ma anche di zoologia. Si organizzano programmi di alfabetizzazione musicale per un pubblico medio (Torino capitale della musica). Si diffonde la Rivista musicale italiana di Bocca (la musica diventa scienza) che permette la diffusione in Italia di Wagner (di cui Gramsci è ammiratore).

Torino dunque agli inizi del secolo XX capitale degli studi e anche capitale intellettuale (secondo Zino Zini, socialista di Ordine Nuovo). Ma Torino è anche capitale dell'industria tipografica perché ospita le uniche fabbriche che producono macchinari per stampare i giornali e ci sono scuole serali per tipografi finanziate dal Comune.

L'università (29/12/1916)

Per Gramsci le università popolari hanno docenti dilettanti perché fanno beneficenza. E quando si fa beneficenza si dispensano solo le briciole. Così tali docenti dispensano solo frammenti di sapere. Gramsci critica l'università nel suo complesso. Essa fornisce il sapere come verità assoluta, come se fosse immutabile. Al contrario la conoscenza deve essere un lavorio individuale di ricerca e non la ricerca di un dogmatismo. Per esempio l'insegnamento dell'algebra non può limitarsi alle nude nozioni, ma deve estendersi allo studio delle esigenze che hanno generato tale disciplina e al contesto storico in cui essa si è generata (storicizzazione dell'algebra).

Il sapere moderno ha generato una sorta di garzonato universitario, un esercito di saputelli con una cultura mediocre. L'Istituzione universitaria deve essere un atto di liberazione che conduca i giovani ad uno studio severo e serio. Le scuole private gestite dalla Chiesa sono invece mezzo dei ricchi per farsi una istruzione comprata ad un prezzo pattuito. I ricchi comprano ai figli un titolo di studio senza che questi fatichino neanche un po'. “Meno si fa, meglio è” è il motto dell'istruzione privata.

Gramsci e la cultura

“Socialismo e cultura” - Corriere del Popolo 29/11/1916

Gramsci disprezza la cultura come enciclopedia, come raccolta di dati ammassati casualmente come l'insegnamento tradizionale era solito fare. La cultura del suo tempo considera l'uomo come un recipiente vuoto da riempire di nozioni. Tale modalità d'insegnamento è pericolosa per i ceti deboli perché infonde in loro una insensata consapevolezza di superiorità intellettuale sugli operai, che invece hanno grandi capacità tecniche. Che cosa è dunque la cultura per Gramsci?

La cultura è la disciplina dell'Io interiore di una coscienza propria del senso della storia, della conoscenza del mondo. La Cultura prepara alla Rivoluzione perché ogni rivoluzione è preceduta da un incontro fra idee, coscienze, pensieri diversi. La Rivoluzione è un processo di lavoro, di critica (intesa come formazione della coscienza in cui l'io assume responsabilità verso gli altri). Ognuno si fa una coscienza conoscendo la coscienza, i doveri, i diritti degli altri. Se il proletariato vorrà davvero conquistare il potere dovrà crearsi una propria coscienza. Da classe in sé a classe per sé.

Gramsci e la guerra

La guerra è una immane catastrofe per l'Europa. Questa, la guerra, si nutre di menzogne di propaganda fasulla. Gramsci pensa, come Romeo Roland, che la guerra produca l'obnubilamento delle coscienze. L'istanza critica deve essere insopprimibile perché critica vuol dire pensare con la propria testa. Gramsci si ispira all'illuminismo di Kant che traduce il pensiero illuminista con l'espressione: “Sapere aude!”, cioè cosa sapere. “Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza”. Perché chi rinuncia all'istanza critica dell'intelligenza si rifugia nell'obbedienza dell'ordine stabilito da qualcuno. L'essenza del raziocinio è la critica. No al principio Principium Autoritatem.

Capodanno (1/1/1916)

Gramsci afferma che i conti con noi stessi vanno fatti tutti i giorni e non solo all'ultimo dell'anno. Il pensatore sardo utilizza il paradigma del “travettismo” per criticare il conformismo del capodanno e delle sue usanze di una vita mediocre, regolamentata, senza speranza di cambiamento. Gramsci si appoggia alla massima dell'Illuminismo che rifiuta ogni antica tradizione, ogni idea ricevuta, ogni pregiudizio. Perché il pensiero illuminista vuole creare una propria tradizione che prescinde da ogni altra.

Gramsci e il soviet

Nell'articolo “Domenica Rossa” su Ordine Nuovo, Gramsci...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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