GRAMMATICA ITALIANA 29/04/19
Come è strutturato l’esame:
La prima domanda dell’esame è un’analisi del periodo di una frase complessa presa
da un libro: è necessario consolidare le lacune di grammatica al fine di superare
l’esame.
Il corso si occuperà di:
Competenza linguistica oggi
o Storia della grammatica
o Modi di insegnamento della grammatica: modello generativo, valenziale e
o tradizionale (importante sarà capire come analizzare l’indice di una grammatica al
fine dell’insegnamento).
LIBRI DA STUDIARE:
Adriano Colombo e Giorgio Graffi, "Capire la grammatica", Roma, Carocci.
Alvise Andreose, "Nuove grammatiche dell'italiano", Roma, Carocci.
Roberta Cella, "Grammatica per la scuola", in "Storia dell'italiano scritto. IV.
Grammatiche", a cura di Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese, e Lorenzo Tomasin,
Roma, Carocci (capitolo 3; pp. 97-140).
Gaetano Berruto e Massimo Cerruti, "La linguistica: un corso introduttivo", Torino,
UTET (capitolo IV: Sintassi; pp. 131-182). PER LA SINTASSI
Simone Fornara, "Breve storia della Grammatica Italiana", Roma, Carocci.
PER LA STORIA DELLA GRAMMATICA
CONSULTAZIONE (LIBRI DI TESTO CONSIGLIATI):
Luca Serianni, "L'Italiano", Milano Garzanti (o 1° ed.: Luca Serianni, "Grammatica
italiana. Italiano comune e lingua letteraria", Torino, UTET): lui chiederà come è
strutturata la grammatica del serianni, non va saputa dall’inizio alla fine ma usata
come strumento di appoggio soprattutto per colmare le lacune eventuali.
N.B. Fanno parte integrante della bibliografia i materiali commentati durante le
lezioni, pubblicati sulla piattaforma Moodle.
Parola e termine non sono la stessa cosa: parola è iperonimo di termine (es. insetto
iperonimo di ape); termine è iponimo di parola (es. ape iponimo di insetto). 1
ACCADEMIA DELLA CRUSCA: http://www.accademiadellacrusca.it/it/PAGINA-D-
ENTRATA su questo sito ognuno può porre una domanda a cui la consulenza linguistica,
(ovvero accademici della crusca) risponde. Purtroppo, le persone spesso non accettano le
risposte che vengono date su questo sito.
Problema norma e uso della lingua
In Italia oggi non c’è una condivisa e chiara consapevolezza sul fatto che la lingua ha varie
facce e chi ha competenza in merito dovrebbe conoscerle tutte. Bisogna capire che esiste un
uso e una correttezza grammaticale che spesso divergono, e lo si può constatare se pensiamo
alla polemica nata dalla risposta di Vittorio Coletti sull’argomento da transitivo a
intransitivo, anche se in realtà l’accademico dice semplicemente che sebbene la norma
grammaticale vieti espressioni come “siedi il bambino” è indiscutibile il fatto che tale
espressione rientri e sia legittima all’interno di un uso dialettale o familiare. 2
La lingua è un organo vivente e riflette la società che la utilizza: cambiando la società, la
lingua deve adattarsi ad essa, per questo è necessario monitorare nuovi usi della lingua. La
lingua italiana è rimasta ferma per molto tempo senza adattarsi ai cambiamenti della società,
ed è stata perpetrata in quella forma per secoli: solo dalla fine degli anni ’70 del ‘900 la
lingua italiana ha cominciato ad interagire con il mutamento della società, e molti errori
vengono utilizzati ormai da molte persone, sia nell’orale che nello scritto, e che per questo
risulta difficile considerarli scorretti o da condannare; nonostante questo, queste nuove
forme non si trovano nella grammatica perché essa è stata pensata per l’uso dell’italiano
scritto corretto dove vigono precise norme grammaticali. Prendiamo ad esempio
l’APPENDIX PROBI = lista di errori frequenti fatti dagli scolari di un grammatico e che lui
pone all’interno di un testo di grammatica. Quei termini venivano considerati errori perché
divergevano dalle originali parole latine e si avvicinavano al latino volgare che stava
formandosi: osservandoli notiamo che quegli errori si sono poi trasformati in termini usati
nell’italiano e quindi oggi non vengono più considerati errori ma forme corrette.
La multidimensionalità della lingua italiana 3
Non bisogna ritenere la lingua italiana monolitica: essa non ha una sola dimensione ma ha
più facce i linguisti utilizzano il concetto di spazio linguistico: ogni cosa che noi diciamo,
scriviamo, ascoltiamo o leggiamo può e deve essere collocata in un punto specifico di
questo spazio che descrive ogni aspetto della lingua italiana. Lo spazio linguistico ha cinque
dimensioni ed è rappresentabile in un virtuale sistema cartesiano che ha cinque assi.
Le cinque dimensioni dello spazio linguistico sono:
1. DIACRONICA, cioè della diacronìa, dimensione che comporta cambiamenti
strutturali e lessicali nel tempo quindi riguarda la variabilità linguistica nel tempo; ad
esempio la lingua italiana del XIII secolo differisce da quella contemporanea. Come
coordinate possiamo intendere dal 960 d.C. (anno a cui risalgono i Placiti Capuani
considerati il più antico documento prevenutoci in volgare italiano) ad oggi.
2. DIATOPICA, cioè della diatopìa, dimensione che riguarda le variazioni linguistiche
in base allo spazio, cioè ai luoghi, ai territori quindi variabilità linguistica nello
spazio; riguarda quindi il rapporto lingua-dialetto, che in Italia è particolarmente
complesso, poiché secondo dei dati raccolti da De Mauro e Castellani nel 1861 il
90% degli italiani era dialettofono ovvero non usavano né conoscevano l’italiano ma
esclusivamente i dialetti. Oggi muoversi sulla dimensione diatopica per un italiano
significa avere una maggiore ricchezza espressiva l’asse diatopico ha due estremi
che sono:
l’italiano standard
il dialetto
ma anche delle varietà intermedie che sono:
l’italiano regionale (varietà più vicina alla lingua standard; cioè un
italiano standard con coloriture regionali poiché la loro forza, dovuta
all’uso di molte persone, è tale da imporsi sull’italiano standard e
maggiormente coinvolti sono la fonologia e il lessico meno la morfologia e
la sintassi. Infatti, dalla pronuncia è facile capire da dove un italiano
provenga poiché ogni regione ha delle proprie caratteristiche: il sistema
fonologico dell’italiano standard è un sistema astratto, non è naturale per
nessun parlante italiano, ed è gestibile solo seguendo un corso di dizione
con cui mascherare la propria pronuncia. Altro aspetto importante
dell’italiano regionale è il lessico, poiché ci sono parole utilizzate che si
pensa che siano italiano ma che in realtà non lo sono e sono invece proprie
di quella regione: questo vale soprattutto per il fiorentino che sebbene sia
la base da cui si è formato l’italiano non tutte le parole proprie del
fiorentino sono italiano ed è dimostrato dal fatto che quelle parole
pronunciate in un ambiente diverso non vengono comprese; si tratta
soprattutto di parole per oggetti di uso quotidiano)
il dialetto italianizzato (varietà più vicina al dialetto; cioè uso del dialetto
con forti influenze della lingua nazionale soprattutto a livello lessicale ma
anche morfologico e sintattico). 4
Riassumendo in ordine abbiamo italiano standard – italiano regionale –
dialetto italianizzato – dialetto. 30/04/19
3. DIAMESICA, cioè della diamesìa, dimensione che tiene conto della variabilità
linguistica in funzione del mezzo di comunicazione usato, poiché la lingua è
influenzata dai mezzi di comunicazione usati.
Agli estremi dell’asse diamesico troviamo:
lo scritto
il parlato faccia a faccia
Questi sono estremi diamesici perché comportano le differenze linguistiche
massime che riguardano sia gli aspetti strutturali che riconducono alla
grammatica come fonetica, fonologia, morfologia, grafia, sintassi, ma anche il
lessico. Lo scritto e il parlato faccia a faccio sono distanti perché diverso è
l’impatto implicito che c’è tra il mittente e il ricevente un certo messaggio:
nell’ambito della scrittura chi scrive ha tempo di ripensare il suo testo e lo
stesso vale per chi legge che ha più tempo per decifrare e decodificare il
messaggio ricevuto. Nella scrittura è possibile utilizzare una sintassi più
articolata e complessa con molte subordinate, poiché sia chi scrive sia chi
legge hanno tempo per farlo e capirlo al meglio; questo non è possibile nel
parlato faccia a faccia dove chi parla e chi ascolta non hanno tempo di
realizzare un messaggio complesso chiaro e recepirlo nella maniera giusta
perché chi parla mentre parla sta pensando alla struttura sintattica della frase
successiva e quindi può dimenticarsi la struttura della frase che sta
cominciando. Esempio di differenza tra i due estremi è l’anacoluto, fenomeno
intollerato nella scrittura perché chi scrive se si rende conto di aver tralasciato
delle informazioni può correggere e ampliare il discorso riorganizzando se
necessario la sintassi, mentre invece è frequente e tollerato nell’oralità, infatti
quando il parlante capisce di non aver concluso una frase che aveva iniziato può
ricollegarsi e completare successivamente il suo discorso. Fondamentale nella
scrittura è l’uso della punteggiatura che non è la corrispondenza grafica
dell’intonazione (infatti per rendere l’intonazione nella scrittura si usano degli
espedienti che non hanno niente a che vedere con la punteggiatura: ad esempio
l’inciso, che In grammatica è un’espressione costituita da una frase indipendente,
detta incidentale, inserita all'interno di un'altra frase, nel parlato è segnalata da
un'intonazione più bassa della voce, per iscritto è racchiusa tra virgole, trattini o
parentesi): punteggiatura e intonazione non hanno niente a che fare l’una con l’altra
maniera coerente e coesa un discorso
la punteggiatura serve ad organizzare in
scritto mentre l’intonazione serve per dare maggiore o minore enfasi a ciò che
si sta dicendo. Esistono quindi molte differenze tra oralità e scrittura: anche la
ripetizione nella lingua scritta italiana non è tollerata ed esistono strategie per
evitare di ripetere la stessa parola (problema per la prosa scientifica che
invece necessita di usare termini specifici anche se questi vengono più volte
ripetuti in un testo) mentre nella lingua orale è possibile utilizzare la
5
ripetizione anche per richiamare l’attenzione dell’ascoltatore su un particolare
elemento.
Esistono differenze intermedie anche tra parlato e parlato se questo avviene
tra due persone o in una conferenza, così come ci sono differenze nello
scritto.
Da pochi anni (da Francesco Sabatini negli anni ’90), i linguisti hanno messo
all’interno dell’asse diamesico, tra lo scritto e il parlato,
la trasmesso, cioè la lingua della radio, della televisione e del cinema ed è
chiamata così perché è una lingua trasmessa da mezzi tecnologici di
comunicazione ed è un orale che presuppone uno scritto. Essa è una lingua
intermedia tra la lingua parlata e scritta poiché in essa avviene un connubio tra
scrittura e oralità: la trasmesso infatti è una lingua che viene ascoltata ma in
tutti questi tre casi (radio, tv, cinema) la lingua è stata precedentemente scritta
attraverso un copione/una scaletta, e quindi pur essendo resa in maniera orale
ha la medesima correttezza di un testo scritto chi scrive sa che chi ascolta
non potrà tornare indietro, non avrà tempo per decifrare il messaggio, e quindi
deve concepire un testo il più chiaro possibile: per questo la sintassi è molto
vicina all’oralità con un andamento più paratattico che ipotattico (paratassi=
sintassi più semplice, ipotassi=sintassi più complessa).
Esiste però anche un altro tipo di tramesso: questo modello è nato nel 1994,
ma dopo poco entra in crisi per un’altra innovazione linguistica legata
all’informatica, alla trasmissione istantanea e alla rete nasce la lingua della
CMC=comunicazione mediatica al computer, che oggi è indicata come lingua
della CMT=comunicazione mediatica della tecnologia, poiché non solo
veicolata dal pc ma anche da tablet, smartphone ed è la lingua degli sms, delle
chat. Si tratta di un sottoinsieme della lingua della rete, intesa non solo come
“internet” ma anche rete telefonica, che assume dei tratti di oralità. Quando
noi scriviamo sms o chat noi stiamo scrivendo ma in realtà stiamo parlando, e
questo comporta delle conseguenze: caratterista dell’oralità è l’intonazione,
ma anche le espressioni facciali e il linguaggio del corpo che sono messaggi
extralinguistici che garantiscono la completezza del testo verbale, e queste
caratteristiche si perdono e spesso si generano incomprensioni tra chi scrive e
chi legge. Per questo presto nasce la punteggiatura espressiva e le emoticon, al
fine di rendere maggiormente chiaro il messaggio: si parla anche in questo
caso di trasmesso, ma di uno scritto che presuppone un orale.
La lingua trasmesso quindi si differenzia in:
Trasmesso scritto per sms/chat
Trasmesso orale per tv/radio/cinema.
La lingua della rete generale invece racchiude tutto da lingua informale
che possiamo trovare su un blog a una lingua formale ad esempio di un
sito istituzionale ed è ovvio che nel primo possiamo trovare emoticon
mentre nel secondo no. 6
È ovvio che nella scrittura la punteggiatura ha funzione di correttezza sintattica,
mentre nell’oralità di un sms la punteggiatura assume un significato di intonazione.
Alla base dei problemi dei parlanti italiani di oggi, soprattutto dei giovani, c’è il
registro linguistico.
Inoltre, inizialmente insieme agli SMS e alle chat c’erano anche le mail e quindi la
mail veniva considerata con le stesse caratteristiche degli altri due, ma oggi questo
non può più esistere: inizialmente la mail era una variante agli SMS e alle chat per le
comunicazioni internazionali, poiché rapida e gratuita, ma con gli anni le mail si sono
sostituite alla posta tradizionale (oggi esiste anche la raccomandata elettronica) e
tutta la comunicazione avviene in maniera elettronica. Oggi si scrivono mail ad amici
e conoscenti, ma anche mail ufficiali e di lavoro: ovviamente in base al destinatario
della mail serve un linguaggio adeguato, ad esempio nel caso di mail ufficiali è
opportuno eliminare punti di sospensione, di esclamazione, abbreviazioni...
4. DIASTRATICA, cioè della diastratìa, ovvero dimensione che tiene conto della
variabilità linguistica in funzione dello strato sociale di appartenenza e del grado di
istruzione. L’italiano è stato a lungo ed è tuttora una lingua seconda, non è la lingua
madre, anche se ci sono dei parlanti privilegiati, i toscani, che hanno una lingua
molto vicina alla lingua standard; però soprattutto fino agli anni ’60 del ‘900
prevalevano i dialetti, mentre l’italiano era una lingua seconda che si imparava a
scuola attraverso l’insegnante e l’interazione con i compagni. La competenza
dell’italiano è strettamente legata al grado di istruzione, poiché le strutture della
grammatica dell’italiano e il lessico dell’italiano vengono apprese nel corso
dell’istruzione della vita di una persona; può esistere l’eventualità di qualcuno che
nascendo in una famiglia composta da persone con un elevato grado di istruzione
abbia un italiano molto vicino all’italiano standard, ma comunque quasi nessuno
possiede un italiano coincidente con l’italiano standard. Manzoni fu protagonista
della volontà di diffondere un modello linguistico a tutti gli italiani, ma durante la
stesura dei Promessi Sposi fece molta fatica a strutturare la lingua di modo che fosse
facilmente comprensibile a tutti, proprio perché nella penisola vi erano una
moltitudine di dialetti poco comprensibili fra loro: lo scopo era trasmettere un
1
modello di lingua italiana attraverso la scuola e all’epoca esisteva la legge Casati del
1 L'elaborazione della legge avvenne in un periodo storico che vedeva il Regno di Sardegna impegnato nelle vicende inerenti alla seconda guerra di
indipendenza. Con l'Unità, la Destra storica, di fronte ai gravissimi problemi del nuovo Stato, scelse di mantenere la legge Casati, abbandonando
l'idea di una nuova riforma scolastica. In seguito furono apportate delle modifiche alla legge che, tuttavia, rimase in vigore fino al 1923, quando
intervenne la riforma Gentile.
La legge era ispirata ad una concezione dell'educazione essenzialmente elitaria, nella quale veniva dato ampio spazio all'istruzione secondaria e
superiore (universitaria) ma scarso risalto a quella primaria. Tracciava inoltre una netta separazione tra la formazione tecnica, volta a formare la classe
operaia specializzata, da quella classica, di stampo umanistico, volta a formare le classi dirigenti. D'altro canto, riconosceva una certa parità fra i due
sessi riguardo alle esigenze dell'educazione. La legge disegnò un'organizzazione dell'amministrazione scolastica nettamente accentrata, secondo quel
principio centralistico e unificatore che pervadeva all'epoca tutta la politica del Regno. L'intera amministrazione scolastica faceva capo al Ministero
della Pubblica istruzione.
La legge sancì l'obbligatorietà e la gratuità del primo biennio dell'istruzione elementare; peraltro, pur minacciando pene a coloro che trasgredivano
tale obbligo
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