Lo spazio linguistico e la competenza linguistica (parte 1)
Introduzione: rapporto norma e uso
La lingua è spesso considerata come un elemento monolitico (che sta fermo, non si evolve) ma in realtà è un oggetto inafferrabile, viva (non come latino e greco) e si muove dentro la società. "Lui mangia": è sbagliato? Lui lo troviamo usato con un’alta frequenza perché usato da tutti (da quelli più vicini al dialetto a quelli di ceto più elevato; lo troviamo usato sia nello scritto che nell’orale).
- Tipica differenza tra norma e uso; prima viene la lingua dell’uso poi quella della norma
- Il fatto che "lui" sia soggetto e che sia presente in molti ambiti è forse uno spostamento dell’asse della lingua di cui la grammatica dovrà tenere conto
- Bisogna quindi riconoscere gli errori e quali sono le varianti possibili
"Lei ha venuta" è sbagliata perché l’ausiliare di venire è essere e non avere. "Non c’è niente che ho bisogno" è sbagliato e forse è un tentativo di imitare un certo tipo di linguaggio. Ci sono quindi in morfologia, sintassi, ecc. delle esitazioni e quindi la variante proposta alla norma può andare bene. Oltre a essere usati da molte persone, è opportuno ricordare che questi cambiamenti comportano cambiamenti strutturali senza alcun costo per il livello di informazione. Nella nostra struttura grammaticale non prevediamo universalmente che soggetto e oggetto abbiano una diversa declinazione ma la loro funzione dipende dalla loro posizione all’interno della frase; usare "lui" o "egli" non è sbagliato perché la comprensione in fin dei conti non viene complicata (la struttura grammaticale rimane intatta).
Questi tratti sono presenti nella nostra lingua da sempre (sia linguistica che letteraria) in cui ci sono esempi di "gli" per "loro" (anche in Boccaccio).
Es. Dislocazione a sinistra = anticipazione dell’oggetto: "La mela la mangia Marco" anziché "Marco mangia la mela".
- Questo nelle grammatiche fino a qualche anno fa veniva considerato sbagliato mentre era testimoniato fin dai Placiti Capuani (viene detto che è una “novità” perché introdotta dall’oralità ma in realtà sono tratti presenti da sempre)
- Quindi cosa è successo? Nella nostra tradizione linguistica, le grammatiche hanno selezionato per secoli solo il registro alto della lingua; c’è quindi una ragione storica
- Questi tratti ci sono nella lingua ma non nelle grammatiche
Questi tratti sono anche legati al registro linguistico: la grammatica ci spiegherà l’italiano standard ma deve saper tenere conto delle varie varietà per poter apportare la norma all’uso. Questi “errori” hanno 3 caratteristiche:
- Sono frequentemente usati
- Non indeboliscono la struttura dell’italiano
- Sono sempre stati presenti nella nostra cultura linguistica
Es. La forma “piuttosto che” con valore disgiuntivo non ha queste tre caratteristiche e nasce in area nordica; non è presente nella nostra cultura e crea delle forti mutazioni nelle strutture dell’italiano.
Le 5 dimensioni delle varietà linguistiche
Le lingue non sono dei monoliti che hanno una dimensione unica ma sono invece pluridimensionali. Quindi fare grammatica vuol dire porre attenzione a questa pluridimensionalità delle lingue. Lingue sono pluridimensionali = assumono caratteristiche diverse che magari non sono corrette in relazione alla grammatica vigente, che è un particolare aspetto della lingua, ma che invece sono molto funzionali dal punto di vista comunicativo. Queste varietà sono descritte in linguistica attraverso 5 dimensioni:
1) Dimensione diacronica/diacronia
(dimensione che ci dà la profondità storica della lingua)
- Le lingue si modificano nel tempo e hanno un lessico caratterizzato storicamente ma anche delle strutture grammaticali caratterizzate diacronicamente (es. italiano antico: Legge Tobler-Mussafia, proposizioni oggettiva in modo simili al latino e quindi fatte con l’infinito ecc.)
- Quando devo dare una collocazione per la lingua il tempo è la prima coordinata che devo dare
- La nostra coordinata è quella dell’italiano contemporaneo
- Niente vieta che si possa fare oltre che grammatica sincronica anche diacronica
- Dagli anni '70 a oggi l’italiano si è molto modificato
- Noi sostanzialmente abbiamo due punti fermi per individuare la lingua nazionale:
- 1612: 1^ edizione del Vocabolario della Crusca (con un processo di accettazione volontario, i dotti italiani accettano come norma di riferimento per una lingua nazionale il fiorentino trecentesco portato a esempio nel vocabolario degli accademici della Crusca; primo momento di unità linguistica che si realizza in un preciso punto che è fermo sulla lingua scritta di un certo tipo)
- Fine anni ‘70: dopo un processo che dura da oltre un secolo, abbiamo un’unità linguistica che si realizza non tanto per gli scrittori ma si realizza per tutta la società italiana
2) Dimensione diatopica/diatopia
(dimensione legata allo spazio - dà la dimensione spaziale geografica)
- Teniamo conto delle differenze presenti a livello spazio-geografica
- Sappiamo che in Italia sono presenti varie varietà della lingua italiana (dialetti); queste connotazioni locali/regionali hanno avuto una forte influenza sulla lingua standard (ogni parlante italiano è riconoscibile dall’accento che ha in italiano)
- Soprattutto nel parlato il parlante italiano si muove tra due estremi: 1. dialetto 2. lingua standard; nel mezzo ci sono gradi intermedi:
- Italiano regionale = Italiano standard che ha delle coloriture culturali legate alla località (Italiano regionale toscano, italiano regionale veneto ecc.)
- Un parlante italiano lo usa quando parla italiano standard cioè quello descritto dalle grammatiche, cristallizzato e prevede piani d’astrazione
- Tuttavia, se si usa l’italiano regionale stiamo pur sempre usando una lingua grammaticale
- Quando un parlante si trova a provare a usare l’italiano standard, allora inserisce tratti regionali
- Influenza soprattutto fonologia/fonetica e lessico (più stabile morfologia e sintassi)
La fonologia:
- Tutti siamo esposti e ci portiamo dietro tratti di fonologia regionale che sono facilmente identificabili dagli altri perché sono sentiti come estranei.
- In fiorentino: Gorgia. Riduzione dell’affricata palatale a costrittiva palatale (/la cena/sibilante palatale /sc/)
- Nell’italiano standard, per quanto riguarda la pronuncia, è difficile trovare un parlante modello (vd. fiorentino che si controlla molto nella gorgia o nella riduzione della affricata in fricativa)
- L’italiano standard è parlato solo da chi ha fatto un corso di dizione (vd. attori)
- La pronuncia italiana standard è una cosa ormai astratta; in linguistica ormai si parla di diasistema fonologico, dove si concorrono diversi sistemi e si accettano varietà regionali che sono riconoscibili a livello nazionale,
- L’italiano (inteso come standard) è per qualsiasi parlante una lingua seconda (non è la lingua imparata dai propri genitori perché si impara o il dialetto o una variante di dialetto italianizzato o l’italiano regionalizzato a seconda della classe sociale di partenza)
- Viviamo in un paese in cui fino a 30 anni fa i parlanti imparavano l’italiano standard come lingua seconda e quindi la conoscenza dell’italiano standard è fortemente vincolata dal grado d’istruzione
- Ricerca di 1-2 anni fa in cui nelle scuole elementari della Campania molti bambini arrivano dialettofoni e che non sanno muoversi nella lingua italiana; tutto questo in una situazione in cui fino al 1985 i programmi ministeriali non tenevano conto che i bambini entrassero dialettofoni (la maggior parte dei bambini dovevano imparare a leggere, scrivere e a parlare italiano)
- Nel 1977 un bambino che proviene da una famiglia contadina di Barbiana, per il fatto di essere di origine contadini ha problemi linguistici perché conoscenze dialettali di base (siamo a soli 30 km da Firenze)
La sintassi è la parte strutturale della lingua che corrisponde al nucleo fondamentale della lingua (quando si arriva a modificare la sintassi vuol dire che sono in atto dei cambiamenti molto forti)
- È normale che le lingue si intacchino fra di loro (forestierismi)
- ‘700: il francese ha intaccato il lessico italiano ma anche la sintassi; reazione dei puristi perché si va a toccare veramente l’identità culturale di una lingua
Il lessico è molto esposto (vd. caso dei forestierismi)
- Abbiamo avuto germanismi, provenzalismi ecc.
- Entrano molti regionalismi nell’italiano regionale. Si può pensare di pronunciare bene e invece si sta tradendo la propria provenienza
- Ci sono tante parole che un fiorentino crede siano italiane ma non vengono capite da un altro parlante che viene da un’altra regione (es. il cencio, l’acquaio, la cannella, lo scaleo, il toni)
Dialetto italianizzato = dialetto di base con qualche inserzione dell’italiano standard; la parte più influenzata sarà anche qui il lessico.
3) Dimensione diastratica/diastratia
(ha a che fare con la variabilità sociale / strato sociale e livello di istruzione del parlante)
- Va ad analizzare le differenze linguistiche a seconda dello strato sociale del parlante (sia di quello che parla che di quello che riceve il messaggio linguistico) e/o il grado d’istruzione del parlante.
- La possibilità di spostarsi verso l’italiano standard è legata al grado di istruzione (istruzione bassa = asse più spostata sul dialetto; istruzione alta = asse più spostata verso l’italiano standard)
- Questi elementi sono a livello lessicale misurabili: le parole sono divise in classi che corrispondono ad avere delle competenze attive (capacità di comprendere e usare in modo corretto competenze grammaticali e lessicali; per avere una reale padronanza attiva di una parola bisogna andare a vedere la trattazione di questa nel vocabolario) e passive (capacità di comprendere strutture grammaticali, significato di parole) a seconda del grado d’istruzione a cui si appartiene; 6000 parole che si capiscono se si ha un livello di istruzione elementare, 50-60.000 parole per un livello medio e poi 250.000 parole che sono fruibili solo se si fanno studi specialistici.
- Chi si allontana dallo standard fa degli errori grammaticali.
4) Dimensione diamesica/diamesia
(si basa sulle variazioni che ha il mezzo di comunicazione)
- I due estremi sono lo scritto e parlato
- Ci sono molte cose che caratterizzano la scrittura che non funzionerebbero mai nel parlato e viceversa.
- Lo scritto ci permette di usare una sintassi più complessa (es. molta ipotassi); Nel parlato invece è più difficile usare l’ipotassi perché richiede un momento di riflessione.
- Nel parlato sono presenti spesso degli anacoluti (=interruzione della struttura sintattica/della frase...)
- Nello scritto ci sono i pronomi per evitare le ripetizioni, mentre nel parlato la ripetizione è un elemento fondamentale perché permette la fruizione del messaggio comunicativo.
- Nel parlato faccio continuamente riferimento ai deittici (qui, lì, costì…)
Tuttavia abbiamo una gradazione intermedia: il Trasmesso
- Un primo assestamento dell’asse diamesico lo si è raggiunto negli anni ’90 quando alcuni linguisti hanno cominciato a ipotizzare la possibilità che tra scritto e parlato ci fosse un intermedio che è appunto il trasmesso.
- L’etichetta di trasmesso è stata inventata da Francesco Sabatini negli anni ’90 ma già Giovanni Nencioni parlava di parlato-parlato, scritto-scritto; c’era da descrivere una varietà linguistica che un po’ scappava cioè la lingua della radio, della televisione, del cinema… = queste varietà hanno una caratteristica: hanno un testo scritto (copione) che poi viene parlato/letto.
- Sono testi scritti che devono avere caratteristiche simile a quelle del parlato perché poi vengono ascoltati dal pubblico e non letti. È uno scritto che ha caratteristiche del parlato.
- Indica la varietà linguistica legata a radio, cinema e televisione.
- Poi si è scisso dal momento che abbiamo avuto un italiano digitato usato negli sms, email (mondo informatico; mezzi di massa elettronici); lingua parlata che solo casualmente, a causa dei mezzi a cui si appoggiano, viene scritta.
Trasmesso orale:
- Lingua parlata che però viene usata attraverso il mezzo della scrittura
- Sintassi tipiche del parlato entrano nella lingua scritta
- Uso della punteggiatura in modalità espressiva e dell’emoticon (restituiscono oralità alla scrittura); danno quelle cose che nello scritto non ci sono (mimica facciale, intonazione ecc.)
Trasmesso scritto:
- Trasmesso che ha un testo scritto pensato per essere parlato
- Lingua del cinema, televisione e radio
- È il trasmesso generico individuato da Sabatini
5) Dimensione diafasica/diafasia
(dimensione che va a verificare il contesto comunicativo in cui avviene la comunicazione linguistica/varietà dell’uso linguistico a seconda del contesto comunicativo in cui avviene la comunicazione)
- La variabilità diafasica si gioca fondamentalmente sul piano dei registri (la lingua si muove su registri diversi - a seconda della situazione in cui sono e con chi sono, userò un registro linguistico diverso)
- Tre coordinate per i registri:
- Registro informale
- Significa avere un’attenzione minore alle strutture grammatiche e abbiamo varie variazioni.
- Abbiamo un appiattimento sull’informalità e andiamo incontro a censure sociali soprattutto se ci si muove in modo sbagliato sull’asse diafasico.
- Registro formale
- Italiano standard (è la lingua ufficiale)
- Registro su cui si è da sempre mossa la tradizione linguistica italiana (modello della Crusca modello letterario quindi formale)
- L’italiano ha avuto delle difficoltà perché stato fisso sulla formalità nell’asse diafasico (vd. Caso dei “Promessi Sposi”: lui aveva bisogno della lingua della colloquialità, non della norma letteraria)
- Registro formalizzato
- Registri linguistici che hanno a che fare con delle discipline specifiche, tecniche, scientifiche, cioè dove abbiamo un linguaggio specifico che è “cristallizzato”. (varie regole per scrivere un saggio scientifico a livello morfo-sintattico)
- Il lessico è l’elemento maggiormente influenzato nel registro formalizzato
- Si parla di lingue speciali (impostazione dovuta a una proposta fatta dallo studioso Gaetano Berruto)
Lingue settoriali
- Es. lingua della medicina, architettura ecc.
- Si caratterizzano per avere una terminologia specifica.
Lingue specialistiche
- Non hanno un ambito disciplinare ma piuttosto un settore di riferimento (es. lingua dello sport, della critica letteraria)
- La lingua della critica d’arte, che nasce per divulgare, fa riferimento a una serie di parole che vengono da altre discipline ma che in questo ambito hanno un dato significato perché usati in modo metaforico.
Le parole sono termini (parola è un iperonimo che contiene anche termini, mentre termine è una categoria delle parole quindi un iponimo, cioè un insieme dei nomi che identificano l’insieme degli esemplari all’interno della categoria).
Importanti anche il gergo = è una lingua composta da parole che hanno significato diverso rispetto a quello normalmente usato e invece hanno un altro significato all’interno dello stesso gruppo di persone o del contesto sociale in cui sono e servono anche per contraddistinguersi come gruppo / senso di appartenenza a un gruppo.
- Es. gergo della malavita (parola: sbirro; è entrata poi nella lingua standard)
- Usare queste parole, che sono solo di alcune persone, serve per cimentarsi e identificarsi in un gruppo (gerghi giovanili si modificano continuamente).
- Spesso si fa confusione a livello terminologico quando si parla di gergo: di solito viene usato come sinonimo di varietà (errore! Tollerabile solo a livello di comune).
Competenza linguistica
Competenza linguistica vuol dire sapersi muovere nello spazio linguistico, saper individuare qual è la coordinata in cui siamo e quindi saper effettuare le scelte linguistiche coerenti. Ha che fare con la norma ma è una norma estesa.
Schema Berruto (moodle)
- Lo schema NON è per rappresentare lo spazio linguistico pagina accanto è altrettanto importante.
- Lo schema vuole far capire cosa vuol dire competenza linguistica in un quadro moderno rispetto a quello tradizionale = capacità di muoversi in un campo linguistico, per esempio esprimere un concetto linguistico attraverso varietà linguistiche diverse a seconda delle necessità.
- Situazione di un italiano che non è tanto lontano ma che presenta un’architettura un po’ differente rispetto all’italiano contemporaneo.
- Rappresentate solo 3 fasi (non diacronica perché vuole parlare dell’italiano contemporaneo; non dimensione diatopica perché vuole riferirsi all’italiano standard)
- Vuole trasmettere questo contenuto: dire a qualcuno che non si può andare da lui fa vedere come in 9 modi si può comunicare questo concetto muovendoci nello spazio linguistico (colloca questi vari modi, anche a livello visivo, nello spazio linguistico).
Italiano burocratico: è stato uno delle prime varietà di italiano.
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