Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

 Fenomeni di “enfasi” ( = fenomeno di focalizzazione dell’informazione che rappresenta il

dato nuovo nell’atto comunicativo) sono bene presenti nella lingua italiana parlata e in

quella scritta che riflette più correttamente la prima.

 4 procedimenti di enfasi sintattica:

a. Posposizione del soggetto al predicato

b. Frase segmentata, cioè con tematizzazione/ dislocazione (a sinistra o destra) del dato “noto”

assunto come “tema”, e ripresa di esso mediante un pronome nella frase che predica l’informazione

nuova. (es. i soldi te li ho dati; il libro non l’ho letto; queste parole non le ho mai lette ecc.)

costruzione antichissima che risale ai Placiti Capuani.

▪ Base della costruzione a me mi

c. Anacoluto in cui il tema è una pura enunciazione, è un nominativus pendens senza alcun raccordo

sintattico. (ma solo semantico) con il rema

▪ Es. Giorgio, non gli ho detto nulla, i figli, Paolo non se ne cura affatto.

d. Frase scissa in due frasi, di cui la prima, col verbo essere, mette in forte rilievo il nuovo , mentre la

seconda contiene il noto.

▪ Es. E’ Mario che canta; E’ lui che me l’ha detto

10. Risalita del pronome clitico in unione ai verbi servile

 La risalita del si passivante, soprattutto se sfuma in forma impersonale, è quasi d’obbligo. (qui si

possono comprare cravatte a buon prezzo) ; il clitico tende invece a restare legato al verbo subordinato

se si tratta di una forma riflessiva o di un verbo pronominale).

 Risalita è più facile coi verbi modali dovere, potere, volere, sapere, stare + gerundio, stare a , stare per,

cominciare a , finire di, andare e venire, quando il loro significato è fortemente attenuato, sicché essi

formano un complesso unico col verbo che accompagnano ( es. Non ti voglio far perdere tempo; Lo

stiamo aspettando; non mi venire a dire che sei stanco)

 Studio di Zocco che vede la risalita dell’enclisi è nell’area settentrionale e la proclisi nell’area

meridionale.

 Stessa cosa tendenza alla proclisi appare nell’imperativo negativo (non ti muovere)

11. Che polivalente (originariamente pronome relativo ma poi diventato connettivo generico con molte

funzioni)

a. Valore temporale (corrispondente a in cui, dal momento in cui, nel momento in cui)

b. Congiunzione di due parti di una frase scissa

c. Apparente funzione di soggetto o oggetto, contraddetta da una successiva forma pronominale che

ha funzione di complemento indiretto (la valigia che ci ho messo i libri)

d. Che sostitutivo di una congiunzione finale o consecutivo (aspetta, che te lo spiego)

12. Uso maggiore di che in funzione di aggettivo interrogativo al posto di quale nelle interrogative.

 Anche nelle forme esclamative

13. Perdita di terreno di che cosa a vantaggio di che (provenienza meridionale) e cosa (provenienza

settentrionale) nelle interrogative

14. Ellissi dell’elemento nominale in alcuni nessi relativi che esprimono un legame dichiarativo o causale: tieni

conto che col treno arrivi tardi (non del fatto che)

15. Selezione dei tipi di congiunzione causale finale e interrogativa

16. Avverbio allora con valore non temporale ma consecutivo

 Finale: siccome, dato che, poiché, giacché

 Interrogative: come mai (maggiore disponibilità preventiva ad ascoltare e accettare le spiegazioni

dell’interlocutore)

17. Uso del congiuntivo [D’Achille: doppio imperfetto indicativo nel periodo ipotetico dell’irrealtà: se potevo

venivo]

 Se andiamo a vedere i corpora vediamo che il congiuntivo regge benissimo ma è in pericolo solo in

certi casi: quando al posto dell’indicativo non c’è cambio di significato

 Il fatto che si perda non è una cosa così tremenda (molto radicata nella nostra tradizione linguistica

perché caratteristica del registro medio che si trovano facilmente in Manzoni

18. Concordanza ad sensum (= soggetto della frase è costituito da un nome collettivo e il predicato spesso ha

la forma plurale)

19. Scarso rispetto della concordanza tra participio passato e oggetto sotto forma di pronome relativo

antecedente ( i libri che ho letto)

20. Maggiore accettazione della costruzione dei verbi con forma pronominale per indicare una forte

partecipazione affettiva o di interesse (“costruzione riflessiva apparente o di effetto”; mi bevo un caffè)

21. Frequenza dei costrutti impersonali realizzati in terza persona (bussano alla porta, dicono che arriverà)

22. Uso di niente in funzione di aggettivo (in questa marmellata niente coloranti)

23. Giustapposizione tra due sostantivi con varietà di tipi maggiore (treno lampo, marito modello; uscita

automezzi)

24. Pronomi di cortesia (affermazione del Lei)

25. Ripetizione dello stesso sostantivo per rideterminare e quindi esaltare il significato

26. Vari elementi lessicali con funzione sintattica: ci vuole (per occorrono), si capisce (per certamente) ecc.

D’Achille: è andato a vedere tutti i tratti dell’italiano neo standard di sabatini vedendo che erano presenti

nei maggiori testi letterari italiani (Pd’A indica che sono stata studiati dal d’Achille

I corpora

I corpora rappresentano la lingua nel suo complesso e in italiano ce ne sono di quelli che rappresentano un

certo spazio linguistico (permettono di descrivere una lingua).

Il vocabolario della crusca del 1612 è stato fatto sfogliando tutti i testi del fiorentino trecentesco e quindi è

stato fatto il corpus dell’italiano che è stato poi travasato nel vocabolario.

Anni 60-70: LESSICO DELL’ ITALIANO DI FREQUENZA (L.I.F)

- Variabile diafasica e diastatica

- Solo dell’italiano scritto

- corpus dell’Italiano scritto (metodologicamente non è nulla di nuova) per la prima nella storia è stato

possibile contare quantitivamente i fenomeni grazie all’informatica (in Linguistica computazionale)

prima era possibile ma non era sicuro perché si rischiava l’errore umano

Anni ’90: LESSICO DELL’ITALIANO PARLATO (L.I.P)

- De Mauro

- Hanno costruito un gruppo e poi tirato fuori i dati di frequenza

- Essendo parlato e concepito a inizio anni 80 doveva tenere conto anche della varietà diatopica oltre a

quello diastatico

- Prelievi fatti in 4 città italiane: Firenze, Napoli, Roma, Milano

- È uscito in forma di libro (hanno preso delle registrazioni, sbobinate e poi informatizzate noi

abbiamo solo la parte finale cioè quella scritta)

- Il corpus è consultabile online (da un Centro di Ricerca austriaco)

Negli anni 90, quando è uscito lo studio sul trasmesso, a Firenze c’è stata una certa attenzione data alla lingua

Radiofonica (Maraschi) 1995: corpus rappresentativo dell’Italiano radiofonico (L.I.R. LINGUA ITALIANA

DELLLA RADIOFONIA)

- Vedere quali sono le varietà della lingua radiofonica perché diversa da quella scritta e parlata

- Furono prese 9 stazioni radio (radio di flusso = programmi di intrattenimento in cui c’è un conduttore

che fa interventi ecc. / parlato costituisce il 30% della radio)

- Poi radio politiche e Radio Vaticana (teoricamente non italiana e poi non ha una certa diffusione

nazionale)

- Tipologie comunicative: monologo e dialogo (in radio il dialogo è fondamentale; Gadda delinea delle

caratteristiche che deve avere la lingua trasmessa della radio: uno dei modi per cui debba essere

efficacie è ridurre il monologo e aumentare il dialogo)

- Modalità di comunicazione: da uno spontaneo a a un esecutivo (lettura)

Sono state registrate 108 h di trasmissione in una settimana nella fascia dalle 7 alle 19 per avere un

campione comunicativo efficacie. Prelievi non devono essere connotati da certi periodi dell’anno; sono

state marcate (esperto o no, genere, maschio o femmina ecc.)

- Lingua radiofonica: 1. Lingua degli addetti ai lavori alla radio 2. Lingua che viene usata e che è lo

specchio della società 

- Secondo prelievo fatto nel 2003 su solo le 3 radio Rai (mancavano i finanziamenti) di fatto nel 2003

Radio 1 aveva le caratteristiche del 95, radio 2 era flussizzata, radio 3 comunitaria

o Ricerca di egli: nel 1995 ci sono 36 occorrenze (risultato che va incontro al rumore = sia oggetto

che soggetto per lui)

 Non sono mai messe nelle radio di flusso (entrano registri di lingua più bassi)

 Radio vaticana ha ben 15 occorrenza di egli

o La situazione nel 2003 ha solo 6 occorrenze : radio 1 rimane stabile, radio 2 scompare, radio 3

dimezza

Fatto un corpus televisivo nel 2006 sulle tre radio Rai

Ci sono corpora rappresentativi di un solo ambito per esempio letterario (Biblioteca Italiana)

Mettendoli insieme abbiamo una fotografia abbastanza nitida della condizione dell’italiano

Le parole più usate di un corpus rappresentativo dell’italiano sono le parole più usate e metto un discente in

uno stato più agevolato nell’insegnamento

L’ italiano del doppiaggio e la lingua del cinema 

Come si è comportato la lingua ufficiale nei ultimi 30- 40 anni alcuni di questi tratti non sono solo tratti

specifici ma spesso hanno trattazioni teoriche nelle grammatiche e nella sintassi, e sono diffuse nelle varie

lingue.

Questi tratti banditi dalle grammatiche, sono però usati in altre lingue (dislocazione, che polivalente ecc.)

Nel cinema e nella traduzione assistiamo al fenomeno della traduzione sistematica. influito molto nella

lingua nazionale

Nel cinema siamo uno dei pochi stati in cui i film vengono distribuiti doppiati e non in lingua originale; Nel

doppiaggio la traduzione è avvenuta secondo stretti criteri grammaticali (appiattimento diafasico) paura di

muoversi al di là di schemi strettamente grammaticali

- Quando si doppia un film straniero si può vedere un notevole appiattimento sulle grammatiche.

- Nel doppiaggio delle origini abbiamo un appiattimento della lingua (nei film italiani c’è una

rappresentazione varia dello spazio linguistico)

- Appiattimento diafasico: negli anni ’60 si diffonde un linguaggio artificiale = modello della descrizione

artificiale

➢ Avviene anche nella traduzione dei romanzi 

Importante quando abbiamo due doppiaggi dello stesso film vengono fatti i ri-doppiaggi: viene cambiato il

linguaggio di partenza non viene fatto per uniformare la lingua di partenza )

Maraschio: ha verificato casi fortunati di film che avevano avuto un doppio doppiaggio

- Film Furia: primo doppiaggio del 1936 poi secondo degli anni ‘70

- Davanti a un testo inglese più vicino alla seconda versione, più importante la è prima traduzione che

tradisce la paura di allontanarsi dalla collocazione statica della nostra lingua che è codificata nelle

grammatiche

- In M1 c’è un cambiamento di registro da alto a basso

In M2 c’è anche il testo inglese di riferimento

- Anni 30: periodo fascista rifiuto del dialetto

- Problema di registro (tono medio)

- Nel doppiaggio, prima degli anni ’70, si ricerca un linguaggio grammaticale letterario, anche a costo di

far perdere degli elementi nel testo di partenza.

- Nel doppiaggio moderno invece si introducono tratti del neostandard.

L’italiano della traduzione letteraria

Nella restituzione di testi vediamo, soprattutto ani 60-70, abbiamo un’ingessatura forte a favore della

grammatica

Nelle traduzioni moderne c’è uno sdoganamento dei tratti ed è interessante vedere le traduzioni a distanza di

tempo.

Casi di traduzioni reiterate nel tempo anni 80 si capisce l’entrata dell’italiano neo- standard.

“Traduzioni italiane di Josi Matias” di Stefania Stefanelli

- Due traduzioni fatte dalla stessa traduttrice

- Traduzione dal portoghese, che vengono fatte più volte: 1951, 1953, 1992,2000

- Come ci si comporta davanti al che polivalente 

- La cosa più significate che la stessa traduttrice a distanza di 40 anni mette lui al posto di egli molto

significativo: la stessa persona misurandosi con la lingua non si sente più di usare egli e usa lui

- Frasi marcate: fanno parte delle strutture grammaticali delle lingue

- Nel ’92 c’ lui come soggetto mentre nel ’51 c’era egli

- Quella del 2000 è quella più fedele dal punto di vista letterario.

- 1953: frase marcata scomparsa.

1951 e 1992: frase non marcata.

- Enallagi: fenomeno che comporta l’attribuzione della qualità in modo improprio (artificio retorico)

➢ Collide con la concordanza a senso.

➢ Veniva usato anche nell’italiano antico oltre che in altre lingue.

- Uso del che polivalente: 1953 eliminato il che polivalente che viene esplicitato in modo diverso; 1951

e 1992 traduzioni più letterali, ma il che polivalente viene esplicitato; 2000 letterale e viene

mantenuto il che polivalente (tratti neo-standard che vengono assimilati) NEOSTANDARD

e GRAMMATICA

(parte 3)

____________________________________________________________

Esistono due tipi di grammatica:

1. Scolastiche: diversificate in pase al livello di Ogni grammatica segue uno dei tre

istruzione e pensate per l’insegnamento. diversi approcci: tradizionali,

2. Scientifiche: descrivono in modo analitico le valenziali e generativa

strutture grammaticali.

Il caso del che polivalente

Grammatiche:

1. Serianni, “L’Italiano” grammatica tradizionale

- Il che polivalente: necessario in una funzione temporale.

- Dice dove è lecito che si usi.

- Alla fine del libro c’è glossario a cura del Patota troviamo uno specchietto sul che

polivalente che dice che viene usato al posto di “esso” in modo naturale nel parlato (non

sarebbe naturale usare le congiunzioni causali e finali.

- Nello scritto va usato da chi la lingua la conosce molto bene.

2. Patota, “Grammatica di riferimento della lingua italiana contemporanea”

- Sdogana il che polivalente (censurato dallo stesso Patota nella Garzantina di Serianni)

3. Grammatica generica:

- Non c’è particolare sensibilità nell’applicazione.

4. Sabatini, “Sistema e testo”

- Basato sul sistema della grammatica valenziale (frase messa al centro della trattazione)

- Posta l’accento anche sul testo.

- Da ciò deduciamo che nel laboratorio nel quale era stato inserito il che polivalente negli anni

’80, non è diventato grammaticale ma è un uso particolare che si muove sul piano diafasico

(mimesi delle forme del parlato) GI STRUMENTI

DELLA GRAMMATICA

(parte 4)

____________________________________________________________

Grammatiche descrittive sincroniche = descrivono la lingua attuale- contemporanea.

- L. Serianni (con collaborazione di A. Castelvecchi), Grammatica Italiana. Italiano comune e

lingua letteraria. Suoni, forme e costrutti. Torino, UTET, 1988 (poi nelle Garzantine)

➢ Analisi rapida di costrutti del passato che poi sono scomparsi è una grammatica che serve

ad avere un accesso preciso ai testi della letteratura italiana.

- L.Renzi –G. Salvi, Grande grammatica italiana di consultazione, Bologna, Il Mulino,1988-

1991.

➢ È una grammatica generativa

- M. Dardano–P. Trifone, La lingua italiana, Bologna, Zanichelli,-1989.

- G. Salvi, L. Vanelli, Nuova grammatica italiana, Bologna, Il Mulino, 2004.

➢ Impostazione generativista

- G. Patota, Grammatica di riferimento dell’italiano contemporaneo, Novara, De Agostini

Scuola-Garzanti linguistica, 2006

➢ Attenzione a specificità dell’italiano contemporaneo

- Grammatica (consulente scientifico: Giuseppe Antonelli), Roma, Istituto della Enciclopedia

Italiana G. Treccani, 2012

- P. Trifone –M. Palermo, Grammatica italiana di base, Bologna, Zanichelli, 2000

- G. Patota, Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri, Firenze, Le Monnier,

2003.

- Nel passato:G. Salvi–L. Renzi ,Grammatica dell’italiano antico, Bologna, Il Mulino, 2010.

Grammatiche scolastiche

- Francesco Sabatini -Carmela Camodeca- Cristiana De Santis, Sistema e testo. Dalla

grammatica valenziale all’esperienza dei testi, Torino, Loescher, 2011 (vedi indice su

Moodle)

Banche dati a tema grammaticale:

Fabbrica dell’Italiano, http://www.fabbricadellitaliano.it

- Del 1999- 2000

- È costituita da quattro sezioni e una è centrale per il corso:

➢ Due corrispondono a i libri dell’Accademia della Crusca (1 parte dei dizionari e 1 parte delle

grammatiche)

▪ go di una biblioteca che ci serve a trovare un

Sono degli OPAC arricchiti (catalo

libro) dà informazioni ausiliari sul libro (strada della biblioteca digitale

parziale= 10 pagine)

▪ Oggi è molto facile riprodurre un libro in modo digitale

▪ OCR= riconoscimento automatico dei caratteri (procedura informatica che

analizzando un’immagine col testo cerca di trascrivere il testo in formato

elettronico

➢ Due corrispondono all’archivio della Crusca

➢ Unico limite è che si ferma al 2000

➢ Possiamo trovare delle schede di approfondimento sugli autori più antichi delle

grammatiche

- Biblioteca digitale dell’Accademia della Crusca: http://www.bdcrusca.it

➢ Biblioteca integrale

➢ Ha 4 sezioni e una di queste è dedicata alle grammatiche italiane dal XVI al XIX secolo

➢ Posso ricercare i paragrafi, capitoli che caratterizzano le grammatiche su, per esempio, la

parola “pronome”.

Strumenti enciclopedici

- Enciclopedia dell’Italiano, diretta da Raffele Simone, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana

G. Treccani

Dizionari di linguistica (non hanno a che vedere col lessico ma spiegano tutti i termini tecnici della

lezione)

- L. Beccaria, Dizionario di linguistica, Torino, Einaudi, 1994 e successive edizioni, Strumenti

enciclopedica

- Enciclopedia dell'Italiano, diretta da Raffaele Simone, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana

G. Treccani, 2010-2011, 2 voll.

Dizionari

Dizionari sincronici (descrivono la lingua attuale)

- Lo Zingarelli 2017.Vocabolario della lingua italiana, a cura di M. Cannella e B. Lazzarini,

Bologna, Zanichelli, 2016 (con CD-ROM e/o consultabile on line). dizionario normativo

➢ Conosce un aggiornamento annuale

- Il Devoto-Oli Digitale 2017. Vocabolario della lingua italiana, di G. Devoto e G. Oli, a

cura di L. Serianni e M. Trifone, Firenze, Le Monnier, 2016 (con CD-ROM e/o

consultabile on line). dizionario normativo

➢ 

Primo dizionario ad avere un’edizione elettronica nel 1994 il passaggio

all’elettronica dei dizionari ha permesso a una rivoluzione utile per ricercatori e

utenti nel momento che viene digitalizzato, un dizionario recupero la sua natura

di database.

Dizionario normativo: Il numero di parole è sui 240. 000 e vuole coprire il nucleo, il primo

strato e alcune parole specialistiche.

- GRADIT= Grande Dizionario Italiano dell’Uso di T. De Mauro, Torino, UTET, 1999-

2000, con aggiornamento del 2003 e del 2007, con CD-ROM (dispositivo USB nel

2007). Anche in rete (nella versione ridotta Nuovo De Mauro Paravia):

http://dizionario.internazionale.it

➢ Unico dizionario sincronico descrittivo che abbiamo in italiano

➢ Composto da 340.000 parole

- Il Sabatini Coletti. Dizionario della lingua italiana, 2008, di F. Sabatini e V. Coletti, Milano,

Rizzoli-Larousse, 2007, con CD-ROM. dizionario normativo

Anche in rete: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/

➢ È il primo a essere concepito come dizionario elettronico (il devoto olii era un cartaceo

poi digitalizzato)

➢ Circolarità: primo dizionario in cui si può verificare la circolarità mentre prima, col

cartaceo, non si poteva verificare.

➢ È un dizionario particolarmente attento alla grammatica: per esempio nelle parole

grammaticali (parole che non hanno valenza semantica, ma una funzione morfologica) ha

trattazioni piuttosto ampie.

➢ Si basa sulla grammatica valenziale

▪ La frase si fonda sul verbo che si comporta come un atomo che attira a sé tutti gli

altri elementi della frase.

▪ Il verbo per completare il suo significato deve avere almeno una valenza (soggetto)

e poi altri elementi (livelli valenziali di un verbo).

▪ Per ogni verbo, questo dizionario, dà il numero valenziale.

- Vocabolario Treccani on line: http://www.treccani.it/vocabolario/

N.B.: Wikizionario, Wikipedia sono strumenti assolutamente da scartare a causa di un controllo

casuale; va bene in certi settori.

Per Wikizionario c’è una debolezza strutturale di partenza: chi fa un dizionario struttura una voce e

decide qual è l’insieme delle parole che vuole trattare che deve essere coerente. Se un dizionario

include una parola fino a un certo livello deve trattarle TUTTE le parole riferito e decidere a quale

livello arrivare.

Dizionari di ortografia e di pronuncia (dizionari normativi)

- DOP = Dizionario di ortografia e di pronunzia, a cura di B. Migliorini, C. Tagliavini, P. Fiorelli,

Roma, RAIERI, 1999 (19691);

ora in rete: Dizionario multimediale e multilingue di ortografia e di pronunzia: <http://

www.dizionario.rai.it>.

➢ Il luogo dove per primo si comincia a ragionare sulla pronuncia della lingua italiana e

proprio la RAI

- DiPI= L. Canepàri, Dizionario di Pronuncia Italiana, Bologna, Zanichelli, 1999.

➢ Tiene conto anche delle pronunce regionali (tiene conto del quadro fonologico nazionale)

Dizionari settoriali (approfondiscono un settore tecnico- scientifico di un settore)

Corpora

Per una rassegna ragionata, vedi: Emanuela Cresti, Alessandro Panunzi, Introduzione ai corpora

dell’italiano, Bologna, Il Mulino, 2013

Anche nel sito dell’Accademia della Crusca possiamo trovare una rassegna ragionata dei corpora.

IL LESSICO

Le parole non sono tutti uguali ma hanno caratteristiche funzionali all’interno del sistema le parole

appartengono a classi diversi a seconda della funzione strutturale che hanno.

Il lessico di una lingua è fatto come una cipolla: ha un nucleo centrale e poi tutti strati

- Cuore della cipolla= vocabolario di base insieme di parole centrali all’interno della lingua;

in Italiano sono circa 7000-10000 (dipende da quali parametri si usano per classificare)

➢ Uno degli studiosi che si è occupato di questo tema è Tullio De Mauro

➢ Tutto quello che si dice e che si scrive è composto per il 96 % da queste parole di pase

 importante per l’insegnamento della lingua

➢ È diviso in tre parti omogenee:

1. Lessico fondamentale (2000 parole) 90 %

▪ Parole che necessariamente ci sono in sincronia che in diacronia in qualsiasi

parola perché indicano oggetti o soggetti che, in quanto esseri umani,

dobbiamo saper esporre

▪ In qualunque lingua del mondo ci sono queste parole .

▪ Il lessico italiano è costituito per il 95 % parole latine e di questo 95%, l’85%

viene dall’indoeuropeo.

▪ Tende a rimanere più stabile nel tempo (non si modifica quasi mai in niente)

2. Lessico di alto uso

▪ Parole maggiormente usate in una lingua

▪ Come facciamo a sapere il lessico ad alto uso? Coi corpora

▪ Si può modificare facilmente perché può cambiare a seconda dell’evoluzione

dell’uso (è possibile che nella lingua sia molto frequente uno strumento in un

dato momento, e poi scompare; es. oggi parola recente “cellulare”,

“telefonino”)

3. Lessico di alta disponibilità

▪ Parole note a qualsiasi parlante nativo italiano ma che sono poco usate

▪ Si modifica come via di mezzo di quegli altri due

➢ Si ritiene come conoscenza attiva e passiva di chi ha fatto almeno le scuole elementari

- 1* strato= Lessico comune insieme di parole che sono tra i 50.000 e i 60.000 in Italiano

(sono le parole padroneggiate da chi ha almeno un grado di istruzione superiore)

- 2* lessico: Lessico tecnico- specifico o aulico, dialettale, regionale, popolare, gergale

(270.000 parole che coprono il 4% di quello che si dice e si scrive

➢ Ogni disciplina ha una propria terminologia specifica

Il parlante italiano non è in grado di avere una completa padronanza di tutti i lessici linguistici sopra

analizzati!

- Per il 66% della popolazione italiana ci si muove nel nucleo e timidamente si muovono sul

primo strato; il 30 % si muove anche sul secondo livello e pochissimi parlanti su tutti gli strati.

STORIA DELLA GRAMMATICA

(parte 5)

____________________________________________________________

Come si fa a fare una storia della grammatica dal 500 fino ai nostri giorni? Si prendono delle categorie

specifiche (come per esempio le parti del discorso: nome, aggettivo, articolo in particolare) e si vede

come queste sono cambiate nel corso del tempo questo ci permette di capire com’è cambiata la

concezione sia di categorizzazione grammaticale che di trattazione dal punto di visto della

terminologia grammaticale.

Per quanto riguarda la storia della grammatica non ci sono molti studi o monografie al riguardo.

Questo filone di studi inizia con Ciro Trabalza che scrive “La storia della Grammatica Italiana” (1908)

- Prima storia della grammatica: parte dalle grammatiche del Cinquecento (la prima pubblicata

è quella del Fortunio del 1516) e fa poi l’evoluzione di tutte le grammatiche secolo per secolo

arrivando fino alla fine Ottocento- fine Novecento con la grammatica di Cappuccini.

- Testo pubblicato a inizio 900 quindi ha sicuramente dei limiti strumenti a disposizione non

erano molti ma si tratta di uno studio approfondito della grammatagrofia (si occupa di vedere

come i vari grammatici si occupano di specifiche categorie)

➢ Trabalza risente sicuramente del pensiero di Croce che pensava che la grammatica

esistesse solo nella realizzazione concreta, non tanto come disciplina a sé; quindi si ritrova

a conciliare il pensiero dominante (Croce) e scrivere al contrario su quella disciplina che è

la Grammatica

- Dà giudizi su quanto la grammatica tratta sia approfondita o no

- critica: giudizio poco positivo sulla grammatica di Soave (grammatico del Settecento che scrive

un’opera importante dal punto di vista descrittivo, dal punto di vista dell’impostazione della

descrizione della grammatica)

➢ Trabalza dà un giudizio negativo perché dice che è una grammatica sopravvalutata e non

va in profondità nella trattazione e nell’approfondimento descrittivo questo è stato

smentito nel corso degli anni = la grammatica di Soave è considerata innovativa tra quelle

del Settecento

- Quello del Trabalza è un testo di riferimento che è stato anche ristampato negli anni ’60.

- Nell’appendice pubblica la Grammatichetta dell’Alberti non sa ancora che è dell’Alberti

perché la scoperta è stata fatta solo negli anni 60 dallo studioso Greyson

➢ La grammatichetta fino a quel momento non aveva avuto un’edizione (era stata scoperta a

metà Ottocento);

Libri sulla storia della grammatica dopo Trabalza

1. Ilaria Bonomi, La grammaticografia italiana attraverso i secoli, Milano, CUEM, 1998.

- Analizza I grammatici dal Cinquecento fino ai giorni suoi ed è comodo da consultabile perchè

chi sono el schede per ciascun grammatico.

2. Geoffrey L. Bursill-Hall, Sepeculative Grammars of the Middle Ages, Paris, Mouton, 1971, pp. 180-

195. Simone Fornara, Breve storia della grammatica italiana, Roma, Carocci, 2005.

3. Simone Fornara, La trasformazione della tradizione nelle prime grammatiche italiane (1440-1555),

Roma, Aracne, 2013.

4. Louis Kukenheim, Contributions à l‟histoire de la grammaire italienne, espagnole et française à

l‟époque de la Renaissance, Amsterdam, N.V. Noord-hollandsche uitgevers-maatschappij, [1932]

1974 .

5. Giada Mattarucco, Prime grammatiche d’italiano per francesi (secoli XVI-XVII), Firenze, presso

l’Accademia, 2003.

6. Arthur Padley, Grammatical Theory in Western Europe 1500-1700, Trends in Vernacular

Grammar I, Cambridge, C.U.P., 1988.

7. Massimo Palerno - Danilo Poggiogalli, Grammatiche di italiano per stranieri dal ’500 ad oggi.

Profilo storico e antologia di testi, Pisa, Pacini, 2010.

- Queste grammatiche per stranieri non nascono come storia della grammatica, ma per

l’impostazione che hanno si possono in qualche modo considerare dei testi di Storia della

Grammatica perché si fa vedere come cambiano queste categorie (le grammatiche italiane

per stranieri) dal Cinquecento a oggi.

- Per l’impostazione che certi studi hanno quindi si fanno rientrare negli studi della storia

della grammatica

8. Lucia Pizzoli, Le grammatiche di italiano per inglesi (1550-1776): un’analisi linguistica, Firenze,

presso l’Accademia, 2004.

9. Danilo Poggiogalli, La sintassi nelle grammatiche del Cinquecento, Firenze, presso l’Accademia,

1999. Cecilia Robustelli, Grammatici italiani del Cinque e del Seicento. Vie d’accesso ai testi,

Modena, Mucchi, 2006.

10. Ciro Trabalza, Storia della grammatica italiana, Milano, Hoepli, 1908.

Oltre a queste opera, abbiamo articoli, atti di convegni ecc. che sono stati scritti nel tempo:

1. Giulo Lepschy, L’articolo indeterminativo (note per la storia della grammatica italiana), in Nuovi

saggi di linguistica italiana, 3 voll., Bologna, il Mulino, 1989, pp. 143-151.

2. Claudio Marazzini, Grammatica e scuola dal XVII al XIX secolo, in Norma e lingua in Italia:

alcune riflessioni fra passato e presente, Milano, Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, 1997,

pp. 5-27.

3. Giada Mattarucco, Alcuni punti critici nelle grammatiche italiane da Fortunio a Buonmattei, in

«Studi di Grammatica Italiana», XIX, 2000, pp. 93-139.

4. Celestina Milani - Rosa Bianca Finazzi (a cura di), Per una storia della grammatica in Europa.

Atti del Convegno (Milano, 11-12 settembre 2003), Milano, I. S. U. Università Cattolica, 2004.

5. Giuseppe Patota, I percorsi grammaticali, in Storia della lingua italiana, vol. I, a cura di Luca

Serianni e Pietro Trifone, Torino, Einaudi, 1993-1994, pp. 93-137.

- Patota ha studiato nello specifico l’Alberti ma anche Bembo, oppure grammatiche come

quella del Bonmattei.

- Nel saggio fa vedere l’evoluzione della grammatica da quella dell’Alberti fino agli inizi del

Novecento.

6. Teresa Poggi Salani, Italienisch: Grammatikographie. Storia delle grammatiche, in Lexikon der

Romanistischen Linguistik, volume IV, Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 1988, pp. 774-786.

7. Antonietta Scarano, Storia grammaticale dell’aggettivo da sottoclasse di parole a parte del

discorso, in«Studi di Grammatica Italiana», XVIII, 1999, pp. 57-90.

8. Edoardo Vineis, La tradizione grammaticale latina e la grammatica di Leon Battista Alberti, in

Convegno Internazionale indetto nel V Centenario di Leon Battista Alberti, Roma, Accademia

Nazionale dei Lincei, 1974, pp. 289-303. ******

Abbiamo infine le banche dati per lo studio della grammatica (se consultate in un certo modo ci

consentono di vedere l’evoluzione delle grammatiche):

1. Biblioteca Digitale dell’Accademia della Crusca: http://www.bdcrusca.it/

- Ci consente di consultare in digitale le opere vantaggio perché non avendo a disposizione

un testo antico per la consultazione, questa banca dati la mette a disposizione.

2. La Fabbrica dell’Italiano (Sezione Grammatiche): http://213.225.214.179/fabitaliano2/

- Serve per avere delle informazioni sia generiche sulla grammatica che andiamo a cercare

(vedere quale impostazione l’autore ha deciso di usare, quali sono gli argomenti che

vengono trattati, in che ordine e secondo quale approccio)

- Ma che è anche un corpus di approfondimento con delle grammatiche di Cinque- Seicento

in cui sono riportate la trattazione del pronome ( paragonare la trattazione del pronome

in Bonmattei, in Bembo ecc. ci può dare un’idea senza leggere tutta l’opera però capiamo

come i grammatici trattavano quel singolo argomento.

- Per questi scrittori più importanti tra Cinquecento e Seicento sono state fatte delle schede

di approfondimento (riassunto di cosa parla il grammatico nell’opera, qual è il modello

linguistico a cui ci si rifà)

➢ La grammatica nel Cinquecento va di pari passo con la Storia della Lingua

➢ Nel Cinquecento c’è un’importante questione della lingua su quale doveva essere il

modello di riferimento per gli scrittori.

❖ I grammatici risentono della questione della lingua.

❖ Molto spesso i personaggi che presero posizione nella questione della lingua sono

anche quelli che scrivono le grammatiche;

➢ Le grammatiche del Cinquecento rispecchiano i vari modelli proposti nella questione

della lingua.

- Raccoglie le schede degli scrittori che si trovano alla Biblioteca della Crusca; per quanto

riguarda un’edizione antica ho anche l’edizione moderna di riferimento (vd. Giambullari)

quindi mi dà oltre al testo originario anche un’edizione moderna di più facile reperibilità.

3. Le Cinquecentine della Crusca: http://www.cinquecentine-crusca.org/

- Testi tra Cinque e Seicento

- Non ci sono soltanto grammatiche, però possiamo andare nello specifico.

- Rivolte nello specifico alle opere scritte nel Cinquecento.

******

Le grammatiche del Cinquecento

Quando si parla di Grammatiche del Cinquecento si parla anche di Questione della Lingua.

- Qual è il modello da seguire per quanto riguarda la lingua letteraria.

- La nascita della grammatica, della grammatografia, è strettamente legato alla questione della

lingua

- Molti grammatici sono gli stessi che intervengono nella questione della lingua (per esempio

Bembo)

Fino almeno al Settecento le Grammatiche che sono scritte sono rivolte ai dotti e agli scrittori no

interesse didattico elementare di tipo scolastico

- Le grammatiche scolastiche verranno scritte solo dall’Ottocento in poi, in particolare nella

seconda parte del secolo

➢ Due questioni della lingua nell’Ottocento :

1. Questione di tipo letterario nella prima metà dell’Ottocento

2. Questione della Lingua dopo l’unità d’Italia,

▪ quando la questione non è più solo letteraria ma anche sociale perchè c’è l’Unità

d’Italia , c’è uno Stato ed è quindi necessario trovare una lingua nazionale di

riferimento che tutti devono parlare.

▪ Fino a questo moemnto (1861) le grammatiche sono rivolte al piano scritto e

quindi a un livello alto perchè rivolte agli scrittori.

Alberti, Grammatichetta vaticana, 1437-1441.

1. - Anche se è della metà del ‘400 (tra il ’37 e il ‘41)

- È la prima grammatica sincronica = non descrive una lingua passata ma la lingua del suo tempo

- Non ha un intento formativo (dare delle regole), ma riconoscere delle regole serve all’Alberti

come prova per inserirsi nel dibattito che era nato per dimostrare che anche il volgare aveva

delle regole come il latino (una delle critiche fatte al volgare era proprio il fatto di non avere

una grammatica)

- Dal punto di vista descrittivo è interessante perché c’è una descrizione delle parti del discorso,

in particolare dell’articolo (nel ‘400 la forma di articolo era el)

- È il primo grammatico a rendersi conto che non c’è corrispondenza tra piano grafico e piano

fonetico nel volgare italiano

➢ Fa un alfabeto con la distinzione tra le vocali per esempio

➢ Prima del Trissino (che propose una vera e propria Riforma)

Fortunio, Regole grammaticali della volgar lingua, Ancona, presso Bernardino Guerralda

2. Vercellese, 1516.

- Prima grammatica a stampa del volgare italiano

- Fortunio legge le Tre Corone, fa delle osservazioni a margine di queste opere e da qui le trascrive

nella grammatica

- Nel Cinquecento si scrivono le grammatiche perché gli intellettuali sono insicuri della propria

competenza linguistica (soprattutto i non fiorentini) osservazioni sui testi che poi vengono

copiate nelle grammatiche.

- Dopo aver scritto le regole Fortunio torna sul testo per controllare se la norma può andare bene,

se ci sono delle eccezioni (primo problema che i primi grammatici hanno e devono trovare una

sorta di compromesso; trattazione del pronome del Fortunio = le forme di pronome-

complemento come lui e lei non si possono usare come soggetto perché nel 300 si trova egli,

ella ecc. tuttavia si accorge che a volte non è così anche negli scrittori del Trecento, però dice

che forse hanno sbagliato/ scuse filologiche per avvalorare la regola che lui porta spesso le

grammatiche censureranno dei tratti che sono presenti in forma minoritaria e non li tratterà

come tratti standard = sono gli attuali tratti neo standard)

Liburnio, Le vulgari elegantie, 1521.

3. Bembo, Prose della volgar lingua, Venezia, presso Giovanni Taccuino, 1525.

4. 

- Testo composto da tre libri primi due sono libri teorici in cui, attraverso alcuni personaggi,

vengono esposte le teorie della Questione della Lingua; il terzo libro è una vera e propria

grammatica anche se in forma dialogica.

- Il modello di lingua proposto da Bembo è il fiorentino del Trecento (tranne Dante; prosa =

Boccaccio; poesia= Petrarca)

- La grammatica del Bembo è stata studiata molto da Patota ha definito la Grammatica del

Bembo una “grammatica silenziosa” = non dà delle indicazioni di tipo normativo solo scrivendo

la regola ma anche riportando gli esempi di tutto il Trecento senza dichiarare esplicitamente la

regola (non regola rigida, regola silenziosa) gli studi che verranno dopo si rifaranno a questo

modello.

- Rappresenta il primo modello all’interno della Questione Linguistica (Fiorentino delle Tre

Corone) è il modello più seguito nel corso del Cinquecento per le Grammatiche

- Questione della terminologia grammaticale nel Cinquecento: ci fa vedere se i grammatici sono

più o meno vicini al modello latino.

➢ O adesione al modello latino sia dal punto di vista delle categorie grammaticali che della

terminologia o di innovazione (inventarsi dei termini nuovi per quella specifica categoria).

❖ Il Bembo segue le categorie tradizionali latine ma aggiunge delle innovazioni a

livello terminologico: non usa per esempio termini strettamente latini ma inventa

delle perifrasi al posto della parola latina; dà vita a una nuova terminologia

linguistica abbastanza seguita nel corso del Cinquecento e Seicento.

Liburnio, Le tre fontane, Venezia, per Gregorio de Gregori, 1526.

5. - Chiaro riferimento alle Tre Corone fiorentine 

- Non è solo un trattato grammaticale ma anche un elenco di parole (sorta di vocapolario9

spesso nel Cinquecento non c’è un confine secco tra Lessicografia e Grammaticografia, ma

spesso i vocabolari riportano un apparato di descrizione grammaticale;

Trissino, Grammatichetta, Vicenza, presso Tolomeo Ianiculo, 1529.

6. - Non segue il modello di Bembo ma rappresenta più la teoria Borghigiana/ teoria Italiana = vuole

una lingua più sovraregionale porta l’esempio del Petrarca che secondo lui non usa solo il

fiorentino. 

- Promuove anche una riforma in cui propone dei nuovi segni grafici (riforma ortografica)

innovazione non seguita.

➢ La grammatica del Trissino è ricordata non solo per la sua schematicità nella descrizione

ma anche per la riforma ortografica che era stata proposta ma che non avrà riscontro nelle

grammatiche successive.

- Ci sono grammatici come il Carlino, Matteo di san Martino che dicono di rifarsi al modello del

Trissino ma in realtà sono più Bembiane.

Carlino, Grammatica volgare, Napoli, Sultzbach, 1533.

7. Acarisio, Vocabolario, grammatica, et ortographia de la lingua volgare, Cento, Casa

8. dell’auttore, 1543.

Gabriele, Regole grammaticali, Venezia, per Giovanni Griffio, 1548.

9. Corso, Fondamenti del parlar thoscano, Venezia, Melchiorre Sessa 1550.

10. Tani, Avertimenti sopra le regole toscane, Venezia, per Iovita Rapirio, 1550.

11. Giambullari, De la lingua che si parla et scrive in Firenze (Regole della lingua fiorentina),

12. Firenze, Torrentino, 1551.

- Una delle poche grammatiche pubblicate a Firenze nel Cinquecento pur essendo Firenze la

sede del dibattito linguistico, in realtà vengono scritte poche grammatiche

- Titolo importante perché ci fa vedere aule fosse il pensiero del Giambullari all’interno della

questione della lingua: rappresenta uno dei principali esponenti del modello fiorentino (uso

della lingua fiorentina dell’uso contemporaneo come modello)

➢ Ed. moderna “Regole della lingua fiorentina” fa una bella copia dell’opera originale che

l’intitola così.

➢ Fa riferimento direttamente alla lingua parlata (fiorentino colto)

- Questa grammatica nasce all’interno di un clima culturale di politica medicea del Cinquecento:

Cosimo dei Medici, per rafforzare la politica fiorentina, vuole rafforzare anche la politica

linguistica.

➢ quindi negli anni ’40 del Cinquecento l’Accademia dei Druidi di Firenze viene trasformata in

Accademia Fiorentina a cui viene dato uno statuto, un regolamento.

➢ Cosimo con l’Accademia Fiorentina vuole dare delle regole scritte perché avere una

grammatica scritta per il fiorentino poteva rafforzare in qualche modo il potere di Firenze.

➢ Il problema che c’è nel Cinquecento sullo scrivere una grammatica del fiorentino è che molti

fiorentinisti pensano che non si può fermare la lingua in una grammatica perché la lingua è

un organo che varia nel corso del tempo ed è impossibile cristallizzarla.

- La Grammatica del Giambullari viene preceduta da un dialogo sulla possibilità di fermare la

lingua in regole (Bartoli vs. Gelli)

- È una delle più importanti grammatiche per quanto riguarda il modello fiorentinista.

Matteo di San Martino, Le osservazioni grammaticali e poetiche della lingua italiana, Roma,

13. fratelli Dorici, 1555.

Alunno, Della fabrica del mondo, Venezia, appresso Francesco Rampazetto, 1562.

14. Dolce, I quattro libri delle Osservationi, Venezia, Gabriele Giolito de’ Ferrari, 1562.

15.

- Modello è quello delle “prose della Volgar Lingua” di Bembo ma la descrizione, man mano che

ci si sposta verso il Seicento, diventa sempre più approfondita.

- Opera in 4 libri che analizzi il piano fonetico e grafico, piano morfologico, sintattico e così via.

Castelvetro, Giunta fatta al ragionamento degli articoli et de’ verbi di Messer Pietro Bembo,

16. Modena, per gli heredi di Cornelio Gadaldino, 1563.

Varchi, Hercolano, Firenze, Giunti, 1570.

17. Citolini, Grammatica de la lingua italiana, 1574-1575.

18. Salviati, Regole della toscana favella, 1575.

19. Ruscelli, De’ commentarii della lingua italiana, Venezia, appresso Damiano Zenaro, 1581.

20. Salviati, Del secondo volume degli avvertimenti della lingua sopra ’l Decamerone, Firenze,

21. Giunti, 1586.

- È un’opera fatta in due volumi:

1) procedimento di rassettamento fatto nel Decameron (opera messa all’indice dei libri

proibiti) commento delle scelte linguistiche che lui fa nel rassettamento; osservazioni

ortografiche e morfologiche.

2) Grammatica vero e proprio in cui vengono presentate le parti del discorso (nome,

articolo, preposizione, aggettivo)

➢ Grammatica abbastanza tradizionale dal punto di vista descrittivo

➢ Novità: per la prima volta si introduce nella grammaticografia l’articolo

indeterminativo.

❖ È una categoria importante perché in latino non esiste ed è un’innovazione del

volgare.

❖ I grammatici che scrivono devono in qualche modo trovare una soluzione per

descrivere questa categoria. varie strategie

❖ La forma unus, una veniva classificata come numerale nelle grammatiche

precedenti Salviati si accorge del diverso valore che unus, una ha a seconda del

contesto, più vicino alla funzione di articolo. Allora crea una nuova categoria che

chiama accompagna nome, perché forma che accompagna il nome ma non è un

aggettivo ma piuttosto vicino alla funzione di articolo.

- Salviati è l’ultimo personaggio della Questione della Lingua che poi permetterà la stesura del

Vocabolario degli Accademici della Crusca nel 1612 il suo modello è il fiorentino di TUTTO il

Trecento, anche quello degli autori minori, e non necessariamente a testi letterari (anche testi

di mercanti, zibaldoni, raccolte di documenti).

*****

Grammatiche del Seicento e del Settecento

Le prime grammatiche pubblicate nel seicento sono molto simili a quelle del Cinquecento (modello

soprattutto del Bembo).

Pergamini, Trattato della lingua, Venezia, per Bernardo Giunta, Gio. Battista Ciotti &

22. compagni, 1613.

Ceci, Compendio d’avvertimenti di ben parlare volgare, Venezia, nella Salicata, 1618.

23. Buommattei, Della lingua toscana, Firenze, per Zanobi Pignoni, 1643

24.

- Patota si occupa anche di questo grammatico e la definisce come una “grammatica

ragionevole” nell’introduzione dice di rifarsi ai grammatici più importanti del Cinquecento

(Bembo e Salviati soprattutto) e tutto quello che scrive è ragionato rispetto alla tradizione, dà

delle motivazioni perché decide di inserire o escludere delle categorie.

- Una delle poche grammatiche pubblicate a Firenze tra Cinquecento e Seicento.

Bartoli, Del torto e ’l diritto del non si può, Roma, per Ignatio de’ Lazzeri, 1655.

25.

- Nel Seicento ci sono molte grammatiche che riguardano la polemica nei confronti del

Vocabolario della Crusca.

- Critica contro i grammatici del Cinquecento, soprattutto Salviati e Bembo, proprio

sull’impostazione del Vocabolario e sull’uso del fiorentino del Trecento.

Sforza Pallavicino, Avvertimenti gramaticali per chi scrive in lingua italiana, Roma, Il Varese,

26. 1661.

Gigli, Regole per la toscana favella, Roma,

27. Opere di impostazione didattica dal 700 si parlava di

Antonio de’ Rossi Stampatore, 1721. grammatiche a scopo didattico.

Gigli, Lezioni di lingua toscana, Giovanni

28. - Rivolte a un pubblico abbastanza colto: studenti

Battista Catena, 1736. dell’Università per Stranieri di Siena.

- Nella parte finale ci sono degli esercizi = NOVITA’

Manni, Lezioni di lingua toscana, Firenze, Pietro Gaetano Viviani, 1737.

29. 

- Filone didattico giovani del seminario (livello di istruzione alto)

Corticelli, Regole ed osservazioni della lingua toscana, Bologna, Lelio Dalla Volpe Stampatore,

30. 1745. 

- Filone didattico giovani del seminario

- Una delle prime grammatiche, dopo quella del Giambullari a dare importanza alla Sintassi

(perché prima veniva descritto solo l’ortografia o l’aspetto fonetico o morfologia-parti del

discorso)

Soresi, I rudimenti della lingua italiana, Milano, nella Regio-ducal Corte, 1756.

31. Soave, Grammatica ragionata della lingua italiana, Parma, fratelli Faure, 1771.

32.

- Grammatica più importante del Settecento.

- Risente della corrente filosofica della grammatica di Port- Royale

➢ 1660 viene pubblicata la Grammaire di Port- Royale con un impianto filosofico

grammatica generale e ragionata = secondo questi studiosi una grammatica deve essere

generale secondo i principi generali che regolano tutte le lingue (ogni lingua realizzerà

secondo le proprie regole, la propria morfologia); ragionata perché questa lingua è

espressione del pensiero, della ragione. (LINGUA COME RIFLESSO DELLA RAGIONE)

➢ Questo tipo di espressione filosofico- grammaticale arriva in Italia alla fine del Settecento.

➢ Nel corso del Settecento avviene una critica nei circoli illuministi milanesi nei confronti

dell’impostazione della Crusca e poi c’è l’opera di Cesarotti sulla riflessione della questione

della lingua.

- È una grammatica che dà indicazioni di tipo didattico (l’impostazione è uguale a quella delle

grammatiche precedenti) ma dà anche delle motivazioni al funzionamento della lingua (non

descrive solo la regola morfologica, ma dà anche la motivazione profonda del perché c’è una

regola nella lingua non bisogna apprendere solo le norme presenti ma capire anche le

motivazioni, capire il funzionamento profondo della lingua).

- Studi recenti hanno dimostrato la modernità della grammatica del Soave, dimostrando di

quanto fosse stato troppo severo il Trabalza.

Soave, Elementi della lingua italiana ad uso delle scuole, Milano, presso Giuseppe Marelli e

33. Gaetano Motta, 1788. ******

Grammatiche dell’Ottocento

Nell’Ottocento un intervento importante riguardante la questione della lingua è quella del Manzoni (prima e

seconda questione):

- Nella prima questione: sta cercando una lingua per i “promessi Sposi”

- Molte grammatiche risentono dell’influenza manzoniana e presentano il modello del fiorentino

dell’uso colto / della classe borghese.

L’ottocento è una delle grandi stagioni delle grammatiche, si parte da quelle puriste a quelle

manzoniane.

Gherardini, Introduzione alla grammatica italiana, Milano, Imperiale Regia Stamperia, 1825.

34. - Struttura molto chiara e semplice, ma comincia a delineare l’aspetto del manuale scolastico

 per il libro scolastico dovremo aspettare l’Unità d’Italia, ma già si comincia a rifletterci su

come strutturare un libro del genere.

- Porta in appendice delle indicazioni rivolte ai maestri.

Roster, Osservazioni grammaticali intorno alla lingua italiana, Firenze, nella Stamperia Ronchi,

35. 1826.

Roster, Elementi gramaticali ragionati, Firenze, nella Stamperia di Luigi Pezzati, 1827.

36. Ambrosoli, Grammatica della lingua italiana, Milano, per Antonio Fontana, 1829.

37. Caleffi, Gramatica della lingua italiana, Firenze, Tipografia della speranza, 1832.

38. Puoti, Regole elementari della lingua italiana, Livorno, presso Vincenzo Mansi, 1847.

39. - I primi a riflettere sulla questione della lingua nell’ Ottocento sono i puristi (modello del

Trecento e del Salviati)

- Riflette l’impostazione puristica (idee del Cesari)

Lambruschini, Principi di grammatica, Firenze, Cellini, 1861.

40. Moise, Grammatica della lingua italiana, Firenze, Tipografia del Vocabolario, 1878.

41. Fornaciari, Grammatica italiana dell’uso moderno, Firenze, Sansoni, 1879-1882.

42. - Ha più ristampe ed edizioni 

- Si ricorda per l’atteggiamento oggettivo che ha nella descrizione prima di parlare delle parti

del discorso, Fornaciari parla della storia della grammatica dal 500 all’800.

➢ Individua tre momenti nella storia delle grammatiche

1) Inizio Cinquecento- fine Seicento (dal Fortunio al Bommattei)

❖ Forte riferimento grammaticale latino e all’autorità delle Tre Corone

2) Tra Seicento e Settecento (da Bommatei a Corticelli)

❖ Modello è quello degli autori del Trecento ma però la descrizione è più

sistematica e descrittiva

3) Fine Settecento- fino a Ottocento da Corticelli fino a quel momento)

❖ Periodo in cui la riflessione linguistica è maturata e non è solo un riflesso della

grammatica latina o delle grammatiche precedenti.

❖ Questo modello più maturo di grammatiche si ritrova proprio nella grammatica

del Fornaciari.

- Vuole descrivere una lingua che rappresenta un po’ l’evoluzione che ha avuto nel corso del

tempo non basta l’autorità degli scrittori e dei grandi autori ma bisogna farsi anche all’uso,

conciliando questi due aspetti (sia aspetto della tradizione che della modernità)

➢ Segue questo criterio: se una forma è attestata nella forma letteraria ed è ormai fuori

dall’uso, la segnala come forma antica e non è più usata (ci deve essere un riscontro

nell’uso contemporaneo del parlato).

Petrocchi, Grammatica della lingua italiana, Milano, Treves, 1887.

43. - Risente dell’impostazione manzoniana

- Riporta solo esempi dell’uso fiorentino (no letteratura)

- Grammatica manzoniana

Morandi-Cappuccini, Grammatica italiana, Torino, Paravia, 1894.

44. - Impostazione di tipo manzoniano ma più aperta della grammatica del Petrocchi perché amplia

anche all’uso extra- toscana)

- Grammatica manzoniana per eccellenza; è la grammatica di quel filone che è iniziato dalla

relazione di Manzoni nel 1868 sul modello della lingua italiana da diffondere, che prevedeva

un piano per un uso nella scuola e nella lessicografia (Nuovo Vocabolario della Lingua

Italiana secondo l’uso di Firenze)*

Grammatica del Moise

45.

- È una grammatica enciclopedica in 3 volumi che ha avuto tre edizioni.

- Per quanto le intenzioni del Moise fossero di fare una grammatica per la scuola, in realtà è

una grammatica molto complessa tantoché viene fatta per i giovani una edizione ridotta.

*Il fenomeno del manzonianesimo portò anche al fenomeno di grammatiche non tradizionali: quelle

Collodi e De Amicis.

- Collodi ha fatto da vettore nella diffusione del modello Manzoniano con Pinocchio (padrone di

quella lingua)

- De Amicis e il libro Cuore che si fa proprio il modello manzoniano con fatica e lo propone nel

suo libro.

- Attenzione: questi sono due libri fondamentali perché sono stati letti da generazioni e

generazioni a scuola e fuori e davvero quindi hanno diffuso in maniera capillare il modello

linguistico che si proponeva (nelle classi sociali che si poteva);

- Gli autori ci danno due grammatiche sui generis:

a. Grammatica di Giannettino di Collodi:

▪ è una grammatica tradizionale in forma dialogica;

▪ si occupa soprattutto all’ortografia, alla corretta pronuncia e alla morfologia.

b. L’idioma Gentile di De Amicis (1905)

▪ È una grammatica di tipo narrativo, che si compone anche di parti dialogiche

▪ Propone problemi grammaticali e cerca delle soluzioni

▪ Indirettamente è una testimonianza importante dell’insuccesso di questo modello

linguistico: si legge tra le lingue di questa opera che non solo la scuola, la grammatica

non hanno funzionato per quelli che la scuola non l’hanno mai vista a causa della

dispersione scolastica, ma non ha funziona nemmeno per chi a scuola ci è andato;

non ha funzionato soprattutto in quelle zone della lingua che tradizionalmente non

sono coperte dall’italiano (zone del registro medio, della lingua familiare- delle cose

domestiche)

- Idioma Gentile (1905): grammatica in forma narrativa propoone problemi grammaticali e

diventa per essere una testimonianza dell’insuccesso del modello manzoniano perché, non

solo la scuola, le grammatiche non hanno funzionato per coloro che hanno disertato la

scuola, ma nemmeno per chi ci è andato soprattutto per quelle zone del registro medio,

della lingua quotidiana lì tutt’ora i giovinetti di buona famiglia non sono competenti e se

devono operare fuori dal loro ristretto ambito sociolinguistico non riescono a muoversi.

Fornaciari, Breve grammatica della lingua italiana ad uso delle scuole complementari,

46. Firenze, Sansoni, 1897

- Parte da un approccio storico linguistico.

Le grammatiche, nella storia grammaticografica italiana, hanno avuto tre problemi:

1. Problema di impostazione della grammatica (problema di carattere generale)

- Prevedeva fino a Soave un’impostazione di tipo classico, quindi pensato

metodologicamente per una lingua che aveva addirittura un approccio morfologico diverso

(forzare questa nuova lingua all’interno delle griglie delle lingue classiche).

2. Dal punto di vista metodologico c’è un salto in cui si comincia a riflettere sulla grammatica con

Port- Royale una grammatica deve descrivere una struttura, partire da delle regole

principali in tutte le lingue e poi di lì andare a individuare le specificità delle lingue che stiamo

descrivendo = RIVOLUZIONE COPERNICANA PER QUANTO RIGUARDA LA STRUTTURA DELLO

STRUMENTO GRAMMATICALE.

3. A partire dal Settecento cominciano a essere pensate delle grammatiche pensate per le

scuole, prendono sempre maggiore fisionomia nel corso dell’Ottocento (vd. Grammatica di

Puoti).

4. Problema dell’insegnamento dell’italiano a stranieri (già da 500 ci sono grammatiche pensate

per gli stranieri)

5. Problema del modello linguistico da trascrivere

- la prima grammatica dell’italiano, quella dell’Alberti, è sincronica ma non ne troveremo più

fino al Fornaciari che cavalca però la scia dell’Unità d’Italia, del Manzoni, del modello del

fiorentino parlato dalla classe borghese nell’ottocento… si sta cercando il modello

linguistico di riferimento)

- Le grammatiche rispecchiano il modello linguistico del secolo in cui sono state scritte.

*******

Le Grammatiche del Novecento

Nei primi 30-40 anni del Novecento non si hanno nuove grammatiche (fase d’arresto); vengono

ripubblicate in forme riviste e aggiornate per le scuole le grammatiche soprattutto del Fornaciari e di

Morandi- Cappuccini.

Il motivo culturale per cui non si scrivono grammatiche all’inizio del Novecento è Benedetto Croce:

con l’avvento del crocianesimo la grammatica viene retrocessa a una funzione del tutto ancillare e

inutile; per Croce non è importante descrivere le strutture di una lingua perché non esistono, la lingua

si realizza di volta in volta nella scrittura e nello stile di questo o quell’altro scrittore quindi lo studio

della grammatica è studio della Letteratura; La grammatica ha un suo ruolo funzionale per essere

supporto all’apprendimento della lingua ma non certo per capirne le strutture.

Uno dei Crociani che agiscono in questa zona della Storia della Lingua Italiana è Ciro Trabalza che ha

scritto la prima Storia della Grammatica Italiana (1908), che tutt’ora è l’opera più completa e

articolata.

- Di impostazione crociana: storia della grammatica fatta da chi la grammatica la nega, porta a

questi ossimori in cui si critica Soave che è il primo a porre al centro dello studio la struttura

(anti-crociano)

Questa battuta d’arresto sulla grammaticografia dura fino alla Seconda Guerra Mondiale, dove

abbiamo la Battaglia- Permicone (1951)

- scrive il Grande vocabolario della Lingua Italiana

- non ci sono gli esercizi

cominciano a esserci grammatiche curate da Storici della Lingua Italiana, che necessariamente si

trovano con una competenza che li porta a riflettere molto sulla diacronia e a riflettere sugli aspetti

dell’uso moderno (grammatiche di Fornaciari, Battaglia, Sabbatini, Serianni)

Grammatica di Migliorini (1941)

- storico della Lingua, padre della disciplina nel 1960

- impostazione anti-crociana

- c’è un volume intero (composta da 2 volumi) dedicato totalmente agli esercizi, perché

secondo lui sono una parte essenziale per la comprensione delle strutture grammaticali.

- Gli esercizi precedono addirittura la trattazione teorica

- Nell’introduzione scrive: Supponiamo che si voglia insegnare a un novizio l’arte del nuoto. Si

può ordinare all’allievo di tuffarsi e dirgli quali movimenti deve fare o deve correggere e

spiegargliene il perché, oppure impartirgli a tavolino una bella serie di lezioni teoriche sul

funzionamento dei muscoli e sul movimento delle mani e dei piedi. A noi sembra che troppo

spesso la grammatica si insegni con questo secondo metodo e il paragone è meno arbitrario

di quello che possa valere, come il nuoto la lingua è soprattutto una abilità, una conoscenza

teorica astratta delle regole serve a poco mentre serve molto l’ambito di praticarle.

➢ Per lui bisogna partire dall’esercizio, dobbiamo mettere a fuoco alcune cose.

➢ Per secoli gli italiani hanno usato l’articolo determinativo e indeterminativo ma senza averlo

mai letto teoricamente nelle grammatiche.

La grammatica del Devoto (1941)

- è stato rettore dell’UniFi

- impostazione anti-crociana

- è calato anche nella realtà della conoscenza delle lingue classiche, dell’indoeuropeo (fra tutti

i dizionari etimologici in circolazione, quello del Devoto è l’unico che pone l’attenzione

all’etimologia anche oltre al altino, pescando anche alle origini indoeuropee).

- La sua grammatica si basa sul confronto con il Latino (somiglianze e differenze)

➢ Importantissima è la terza parte dedicata alla sintassi in cui maggiormente si identificano le

due differenti strutture che però devono essere ugualmente conosciute.

La grammatica generativa

La grammatica generativa prende spunto dallo strutturalismo americano (Bloomfield: linguista

strutturalista) interpretazione che mette a fuoco soprattutto la sintassi (da cui parte per poi

descrivere gli aspetti più particolari)

- RIVOLUZIONE: si studia la struttura in generale mettendo a confronto le diverse lingue alla

ricerca di una struttura sottostante e generale a tutte

- Prima era più importante l’ortografia e la sintassi era messa in secondo piano

- Procedimento dal globale al dettaglio

Si vuole cercare la struttura profonda delle lingue.

La lingua viene portata al centro del discorso e cambia anche l’approccio dal punto di vista dello studi

della frase.

- Si è sempre analizzato la frase in funzione del soggetto, verbo e oggetto

- In questo nuovo approccio si studiano i costituenti delle frasi indipendentemente dalla

funzione che hanno e vedere le regole che permettono a questi elementi di legarsi per la frase

Punto di partenza è la frase: quello che viene fuori è che tutte le frasi sono costituite da due elementi

(1. Qui si ferma lo strutturalismo americano)

La grammatica generativa ha il fine di trovare le regole che permettono di capire la formazione delle

frasi e quindi della lingua.

Se io conosco i due elementi fondamentali posso creare un numero infinito di frasi

Marco / corre

VS.

Marco /mangia la mela

Il secondo caso è una suddivisione più produttiva (devo creare da questi mattoni altre frasi) perché

unendo Marco mangia si l’imita l’azione del soggetto. Che da solo fare N azioni.

F

SN SV

Sintagma nominale Sintagma verbale

Chomsky fa un passo in più nella grammatica generativa (gli americani facevano l’analisi solo dei

contenuti immediati)

- Generativa: grammatica che cerca delle regole generali che sottostanno alla generazione delle

frasi

Regole: 

1. F= SN+SV una frase è sempre costruita da sintagma nominale e sintagma verbale (più la

frase è complessa più saranno difficile le regole che stanno alla base della formazione); se

concedo questa regola posso generare infinite frasi.

2. SN = Marco

3. V= mangia

4. SV= V+ SN 2

5. SN 2

Più le frasi sono lunghe più il sistema si accresce , sono regole di matematica come V= S/T S= 10

T=2 V= 5

Per la grammatica generativa l’importante è cogliere questi mattoni funzionali posso generare frasi

ben formate grammaticali che però non funzionano (marco mangia la sorella ???)

- Il rischio di questo sistema è l’iper- generatività: creare tante frasi che poi la lingua scarta.

Il limite di questo sistema è che sono correttamente formate grammaticalmente le frasi, ma possono

non essere ben formate rispetto ad alcuni contesti. Quindi di volta in volta bisogna devinire ogni volta

le singole specificità, per esempio che il SN legato al V deve essere anche nel suo contesto di

significato.

La grammatica generativa in questi anni è andata spiegare le specificità generali (alla base di tutte le

lingue) e poi quelle di ogni lingua.

Con questo approccio guardiamo la struttura della frase.

Es. SN = articolo + N ma sequenza *articolo + V non valida per l’italiano.

Questo sistema nasce in ambiente anglofono per quanto tutti questi studi generalisti abbiano

sviluppo negli USA (c’è una grande variabilità linguistica) diverso dalle lingue romanze

Conclusioni: dato che un bambino impara una lingua a 4 anni, allora assume delle regole

configurazioni che permette di combinare gli elementi a livello grammaticale.

- la conoscenza delle strutture configurazionali è appunto una competenza naturale (che fa

parte del patrimonio genetico di ognuno di noi)

- la parte fondamentale per la comprensione è innata, poi le regole innate vengono affinate

con la crescita.

la grammatica valenziale

fondata da Teniere (linguista francese).

questo approccio considera il centro della frase il verbo, in cui c’è una frase nucleare che si comporta

come un atomo. ******

L’articolo nella teoria delle parti del discorso

La base per le grammatiche erano quelle latine e quando si arrivava ad analizzare la parte del discorso

dell’articolo sorgevano dei problemi, dal momento che questo non c’era in latino.

- È stato a lungo travisata la funzione morfologica del latino proprio perché non c’era

corrispondenza con il latino.

Problema dell’articolo è un problema piuttosto grave che i grammatici del Cinquecento devono

risolvere (modello di riferimento è la grammatica latina)

- Il latino non presenta l’articolo e quindi, in qualche modo, i grammatici devono innovare

questa nuova categoria oppure, se vogliono rifarsi al modello latino, non possono non tenere

conto di questa parte del discorso che in vogare c’è devono non metterla tra le parti del

discorso ma inserirla all’interno della trattazione di altre parti del discorso.

Già nei primi elenchi di parti del discorso che risalgono al II secolo a.C., l’articolo c’era (vedi Greco) e

si parlava di otto parti del discorso (NOME, VERBO, PARTICIPIO, ARTICOLO, PRONOME,

PROPOSIZIONE, AVVERBIO e CONGIUNZIONE).

La tradizione latina riprende quella greca ovviamente togliente l’articolo e quindi grammatici come

Donato, Probo, Diomede evidenziano: NOME, VERBO, PARTICIPIO, PROPNOME, PREPOSIZIONE,

AVVERBIO, CONGIUNZIONE.

- Già nella tradizione latina c’è una attenzione alle parti variabili e invariabili del discorso perché

dopo l’elenco delle parti del discorso i grammatici del Cinquecento si soffermano su quali sono

le parti variabili e quelle invariabili (quelle che hanno una flessione o quelle che hanno una

forma unica) vd. Diomede che parla di declinabiles e indeclinabiles.

Le grammatiche del volgare si trovano davanti a una ristrutturazione0 delle parti del discorso, avendo

l’articolo tra le parti del discorso (visto comunque come nuova categoria della categoria).

- L’Alberti parla di 7 parti del discorso, il Fortunio di 4 e il Trissino e il corso sono tra i primi

grammatici che mettono l’articolo tra le parti del discorso.

- In base al rapporto con la tradizione latina alcuni grammatici decidono di mettere l’articolo

nelle parti del discorso mentre altri no;

riflessione che i grammatici fanno sull’articolo: oggetto d’analisi è proprio la sequenza di ordine di

presentazione degli argomenti.

- Salviati discute dell’ordine di presentazione di NOME , ARTICOLO, PRONOME e in particolare

si sofferma sulla polemica che c’era stato tra Bembo e Castelvetro proprio su dove considerare

l’articolo (posizione esatta dentro la grammatica).

➢ Coi grammatici del Seicento sarà ancora più prevedibile trovare l’articolo tra le parti del

discorso perché più ci si allontana dalla tradizione latina, l’articolo viene sempre considerato

tra le parti del discorso

➢ Molti grammatici, come il Gigli, riprendono la disputa sull’ordine della trattazione degli

argomenti: riprende la polemica tra Bembo e Salviati.

Il Trabalzi definisce l’articolo il cavallo di battaglia delle varie grammatiche italiane

- Una riflessione a parte viene fatta sull’articolo (se siamo più vicini al modello latino oppure

può esserci un’innovazione)

Le parti del discorso latino sono 8 ma non comprendono l’articolo: NOME, VERBO, PARTICIPIO,

PRONOME, PREPOSIZIONE, AVVERBIO, CONGIUNZIONE, INTEREZIONE.

- Più o meno i grammatici che seguiranno l’impostazione latina, seguiranno per il volgare questa

categorizzazione.

- Invece i grammatici che decidono di descrivere anche l’articolo devono modificare la struttura.

- Già nella tradizione latina c’è una riflessione: non si limitano a elencare quali siano le parti del

discorso ma cominciano a fare una riflessione grammaticale sulle parti variabili e invariabili

del discorso (nella grammatica di Diomede si parla di parti declinabili e indeclinabili = prima

idea di parti variabili e invariabili)

Le grammatiche del Cinquecento trattano l’articolo in modo assai diverso tra loro.

L’Alberti descrive l’articolo nella forma el del fiorentino parlato nel Quattrocento ma non rientra nelle

parti del discorso.

- Parla di 7 parti del discorso: pronome, verbo, preposizione, avverbio, interazione e

congiunzione

- L’atteggiamento che i grammatici hanno può essere come quello dell’Alberti: descrivere la

forma morfologica e l’uso sintattico dell’articolo, ma per non allontanarsi troppo dalla

tradizione si decide di non metterlo nell’elenco delle parti del discorso.

Il Fortunio addirittura parla di 4 parti del discorso (nome, pronome, verbo avverbio), mentre

grammatici come Trissino e Corso elencano l’articolo tra le parti del discorso (nome, pronome,

articolo, verbo, participio, preposizione, congiunzione, avverbio)

- Alcuni decidono di fare un capito a sé stante sull’articolo mentre altri fanno come l’Alberti che

invece decidono di descriverlo, spesso nel capitolo sul pronome perché derivando dalla forma

del dimostrativo latino allora decidono di metterlo qui.

- Grammatiche del Dolce e del Ruscelli: grammatiche molto approfondite dal punto di vista

della descrizione grammaticale ma l’articolo non appare nell’elenco.

➢ C’è un capitolo nella parte del pronome della Grammatica del Dolce in cui si elencano tutte

le forme dell’articolo, come si usa e quali sono i suoi valori pur non comparendo come

parte del discorso, l’articolo viene trattato da molti grammatici

Giambullari invece decide di trattare l’articolo tra le parti del discorso come il Salviati che ne “le regole

sulla toscana favella” (grammatica didattica pubblicata negli anni ’70 del Cinquecento) in cui arriva a

parlare di 10 parti del discorso in cui l’articolo viene inserito fra le categorie.

I grammatici si interrogano anche sulla posizione che l’articolo deve avere nell’elenco della

descrizione delle parti del discorso riflessione che fanno più o meno tutti i grammatici.

I grammatici del Cinquecento basano la loro descrizione sulla tradizione latina.

L’articolo, già nel Cinquecento, ci si accorge che è una parte del discorso molto importante perché si

usa in vari contesti, è estremamente funzionale e quindi, anche grammatici che non danno autonomia

all’articolo (cioè non mettono l’articolo nell’elenco delle parti del discorso), trattano comunque la

morfologia dell’articolo sotto altri argomenti.

- Per esempio l’articolo viene trattato nella parte del pronome: storicamente l’articolo deriva

dal pronome dimostrativo latino e quindi è normale che i grammatici che non elencano nelle

parti del discorso l’articolo, lo mettono comunque nella categoria pronominale;

- comunque la descrizione sia delle caratteristiche morfo-sintattiche che di morfologia semplice

ci sono nelle grammatiche del Cinquecento proprio perché i grammatici non possono ignorare

questo elemento.

Salviati, Avvertimenti, II, 54:

L’articolo prima che ’l nome, ci ’nsegnano i gramatici comunemente, perocché l’articolo a esso nome, di sua

natura, quando v’ha luogo, sta davanti nel favellare. Noi, allo ’ncontro, poiché l’articolo senza ’l nome non si

può reggere, [...] ed il nome per lo contrario senza l’articolo può sostenersi, [...] appresso a quel del nome,

soggiugneremo il trattato. Ma avrebbe voluto l’Autor della Giunta (Castelvetro) che prima che

dell’articolo avesse il Bembo nelle sue Prose ragionato del vicenome, posciaché ’l nostro toscano articolo del

latino pronome, secondoché pare a lui, è formato [...].

➢ Decide di mettere l’articolo dopo il nome per una motivazione di tipo morfosintattica, cioè

l’articolo da solo non può stare senza il nome.

➢ Il Castelvetro critica l’impostazione del Bembo di aver trattato l’articolo non nella parte del

vice-nome dato che l’articolo deriva dal pronome dimostrativo N.B. nel Cinquecento c’è

proprio una riflessione sulla posizione dell’articolo perché ha delle implicazioni di tipo

morfosintattico

➢ Riflessioni morfosintattiche fatte dal Salviati nel Cinquecento non sono scontate come oggi

Buommattei, Della lingua toscana, XI, 1, 249:

Vogliono alcuni che al pronome si dovesse anteporre il verbo, per esser più nobile e più necessario

nell’orazione. Altri al contrario vorrebbon ch’e’ si mettesse avanti all’articolo, parendo loro che alcune

particelle di esso articolo da’ pronomi si prendano.

➢ Mette l’articolo tra le parti del discorso.

Gigli, Lezioni, IV, 48:

Il Bembo ed il Salviati trattano del nome prima che dell’articolo; noi secondo l’ordine del Pergamino

lo porremo qui fra l’articolo ed il pronome, stando egualmente bene.

➢ Anche successivamente (siamo nel Settecento col Gigli), quando comunque l’articolo si

considera una parte del discorso, si continua a parlare della posizione che deve avere

all’interno della trattazione.

In generale tra Settecento e Ottocento i grammatici mettono l’articolo tra le parti del discorso mentre

altri non lo mettono (vd. Conticelli= trattazione dell’articolo ma non elencato tra le parti del discorso)

- La non trattazione dell’articolo nel Cinquecento era dovuta alla tendenza a essere vicini alle

grammatiche tradizionali latine grammatici che più si allontanavano dal latino lo mettevano

tra le parti del discorso, sennò se volevano essere tradizionalisti non lo mettevano.

- Nel Settecento-Ottocento invece ciò era dovuto al fatto che l’articolo viene considerato una

forma che non ha un suo significato, non ha una sua autonomia sul piano sintattico e quindi

non si considera categoria (motivazione della funzione morfosintattica).

- Nelle grammatiche del Settecento e Ottocento alcune volte l’articolo c’è (Gherardini,

Morandi, Cappuccini, Fornaciari) mentre altre volte non c’è.

➢ Nella grammatica dell’Ambrosoli no viene considerato tra le parti del discorso ma in qualche

parte della grammatica, probabilmente nel pronome, ci sarà la trattazione dell’articolo.

Caleffi, Grammatica della lingua italiana, 48:

Alcuni moderni grammatici sonosi avvisati di porre l’articolo nel novero delle parti del discorso, il che

è tanto assurdo quanto se tra le stesse parti si volesse dar posto alle vocali [...]. L’articolo nulla da sé

significa, egli è un mero numero [...].

➢ La motivazione per cui molti grammatici non mettono l’articolo come categoria a sé perché

da solo non significa nulla.

Morandi-Cappuccini, Grammatica italiana, 39-41:

“Ogni lingua si compone, quando sia bene sviluppata, di migliaia di parole che possono raggrupparsi

in numerose famiglie, secondo la loro origine e parentela. Ognun vede, per esempio, che lode ha

stretta parentela con lodare e lodevole. Se uno però non badi all’origine, ma al significato delle parole,

cioè all’idea che esprime ciascuna di esse, s’accorgerà che tutte si possono raccogliere in pochi gruppi:

in uno, per esempio, quelle che significano le cose, in un altro quelle che significano le qualità, e così

via. E il raggruppare o classificare in tal modo le parole, è appunto ufficio della Grammatica. La quale

perciò non mette insieme lode con lodare e lodevole, biasimo con biasimare e biasimevole; ma lode

con biasimo (perché tutt’e due significano una cosa), lodevole con biasimevole (perché tutt’e due

significano una qualità), lodare con biasimare (perché tutt’e due significano un’azione). Ciascuno di

questi gruppi si chiama una parte del discorso, e noi studieremo separatamente ciascuna di esse. […]

L’articolo propriamente, anziché essere una vera e distinta parte del discorso, non rappresenta che

un uso speciale di altre parti, difatti quello determinativo è un aggettivo determinativo mentre quello

indeterminativo è un aggettivo numerale.”

➢ Riflette in modo più approfondito le questioni di tipo grammaticale

➢ Fanno una considerazione sulla grammatica e si capisce qual è l’impostazione di questa

grammatica e qual è l’idea che sta andando a imporsi in quel tempo.

➢ Fanno vedere come si classificano le parti del discorso anche dal punto di vista del loro

significato.

➢ Questi grammatici un po’ riportano il pensiero di grammatiche precedenti che vedono

l’articolo come una categoria a sé perché non ha un significato specifico o distinto, ma lo

avvicinano a un uso speciale simile a quello dell’aggettivo dimostrativo per l’articolo

determinativo e dell’aggettivo numerale per l’articolo indeterminativo ( arrivano a questa

conclusione vedendo il funzionamento della lingua e sulle varie forme)

➢ Riflettono su quale sono le somiglianze funzionali dell’articolo rispetto ad altre parti del

discorso come per esempio il gruppo degli aggettivi determinativi, però non lo considerano

una parte a se.

La definizione di ‘articolo’

Nella prima parte del Cinquecento le definizioni sono soprattutto di carattere morfologico ( si danno

informazioni su quali sono le forme di articolo, su com’è la distribuzione dell’articolo – quando si

usa il o quando si usa lo – vd Dolce) oppure Corso ne I fondamenti (si basa soprattutto sulla lezione

di Bembo, fiorentino del Trecento) la considera parte del discorso.

Corso, Fondamenti:

“l’articolo è parte dell’orazione che si varia e giunto col nome ii generi distingue.”

➢ Evidenzia che l’articolo ha la funzione di distinguere il genere di un nome.

Giambullari, Regole, I, 31, 25:

Particella brevissima del parlare, non ha declinazione alcuna. Ma quale egli è posto primieramente;

tale si mantiene con tutte le voci e’ si truova [...]

Salviati, Avvertimenti, II, 68:

L’articolo sì è parola, la quale non aggiunta a voce di nome sustantivo o a voce che stia come nome

sustantivo, niente non significa e non ha luogo nel favellare (da solo il nome non ha funzione, non

può stare) , ma a cotal nome o a cotal voce è atta nata ad aggiugnersi e a significare insieme con esso

loro e la sua natural sedia è davanti al predetto nome o alla predetta voce senza tramezzo niuno.

➢ L’articolo è quella parola/forma che da sola non ha significato ma insieme a un nome specifica

anche il significato del nome.

➢ Deve stare accanto al nome senza che questo sintagma venga rotto.

➢ Questa è una prima definizione sia dal punto di vista semantico dell’articolo (l’articolo

specifica il significato del sintagma) che sintattica (qual è la posizione dell’articolo dentro il

sintagma).

➢ Il suo ordine naturale è la sequenza: articolo-nome.

➢ Di per sé l’articolo non ha un suo valore semantico.

➢ Sarà una definizione ripresa anche da grammatici successivi perché riprende sia l’aspetto

semantico ma anche l’aspetto morfo-sintattico.

Ceci, Compendio d’avvertimenti, 5:

Articolo dunque (secondo la difinitione d’alcuni), è parola che niente non significa e non ha luogo nel

favellare; se non è aggiunta a voce di nome sostantivo, o voce che si stia come nome sostantivo: ma

è nata ad aggiugnersi con esso, et aggiunta è atta a significare insieme con esso lui. La sua natural

sedia è di stare davanti alla voce del predetto nome sostentativo senza tramezzo niuno. [...] L’ufficio

dell’articolo è determinare la cosa e la certezza d’essa cosa, che si viene a nominare da noi, e di

renderla certa e distinta, la quale senza l’articolo incerta sarebbe, e confusa come per esempio:

“huomo è vago d’apprendere”, così non si raccoglie se d’alcuno huomo, o di tutta l’intera specie

s’intenda da chi si favella, che ponendovi l’articolo si conoscerà il valore dell’articolo, e la sua impresa,

è di comprendere tutto ciò che si significa per lo nome, a cui esso articolo è dato in fronte.

➢ Grammatico del Seicento che si rifà a Salviati (vd. Prime 5 righe) Salviati visto come

innovativo nel corso del Seicento e quindi usato a modello.

Buommattei, Della lingua toscana, X, 1, 199:

Articolo è parola declinabile che, aggiunta a nome o pronome, ha forza di determinar e distinguer la

cosa accennata (funzione determinativa). [...] Diciamo poi aggiunta a nome o a pronome per

dimostrar che l’articolo non ha luogo nell’orazione se non è appoggiato ad una di queste due parti

(definizione sintattica). Da sé non si truova mai perché non si può reggere, e così con questo dire

aggiunta restan escluse tutte le altre parti declinabili, perché tutte possono star nell’orazione

senz’appoggiarsi a un’altra.

➢ Grammatico più importante del Seicento

➢ L’articolo ha la funzione di determinare e distinguere l’oggetto a cui si riferisce/ il referente

(funzione determinativa) prima definizione che porterà successivamente con l’evoluzione

delle grammatiche nel Settecento e dell’Ottocento a quelle caratteristiche presenti anche

nelle grammatiche di oggi delle funzioni articolari. Si chiama articolo determinativo proprio

per determinare le caratteristiche del nome o dell’oggetto a cui si riferisce

➢ In particolare le funzioni dell’articolo sono due: l’articolo determinativo può aver significato

di classe, dà un’informazione sulla classe dell’oggetto a cui si riferisce.

➢ L’articolo determinativo o indeterminativo dà informazioni sull’opposizione classe- membro

➢ Nelle Grammatiche che vanno dopo gli anni ’60 dell’Ottocento questa definizione uscirà

sempre più fuori

➢ L’articolo serve a determinare una informazione nota o nuova.

➢ L’articolo determinativo mi indica sia la classe sia il membro noto; l’articolo indeterminativo

invece può indicare qualcosa di generico o di specifico.

Amenta, Della Lingua nobile d’Italia, c. 266:

L’articolo è una parola declinabile che attaccata a qualsiasi nome, o pronome, oppure a parte di

orazione che sia nome o pronome determina e specifica il caso, il genere, il numero e poi qualche altra

particolarità di quella cosa a cui sta attaccata. L’articolo se non si aggiunge ad altra parola non

significa parola alcuna né a luogo nel favellare, dal momento che il suo natural luogo è davanti al

nome senza tramezzo alcuno.

➢ Si riprende quindi la definizione del Salviati.

Gigli, Lezioni, 40:

è l’articolo una particella dell’italiana orazione posta accanto al nome per dimostrare il genere, il

numero e il caso. Né i greci né i latini l’adopravano come noi poiché avendo essi ciascun caso diverso

nella desinenza non avevano il bisogno che noi ne abbiamo, poiché noi i nostri nomi non hanno che

nel medesimo numero una medesima terminazione,

➢ Dà informazioni dal punto di vista morfologico.

➢ Il Gigli, a differenza di altri grammatici, pone l’attenzione sulle differenze strutturali che ci

sono tra l’italiano e il latino: nel latino l’articolo è una categoria che non serviva ma in italiano,

non essendoci i casi allora si doveva trovare un altro modo per rappresentare i complementi

(si rappresentano con articolo e preposizioni)

➢ Queste differenze che Gigli fa ci servono per vedere quali sono, strutturalmente, le differenze

che ci sono tra italiano e latino. Lui pone l’attenzione soprattutto sulle differenze tra italiano

e latino perché sta trascrivendo una grammatica per studenti stranieri dell’Università di Siena

e quindi conoscere le differenze strutturali che ci sono fra le due lingue è funzionale alla

grammatica.

Corticelli, Regole, X, 31:

L’articolo è una particella che aggiunta a nome o pronome sa detrminare o distinguere la cosa

accennata.

➢ Quindi nuovamente la questione è sulla funzione che l’articolo ha rispetto al nome cioè la

funzione distintiva.

Soresi, I rudimenti della lingua italiana, VI, 10:

Articolo addimandiamo certa parte del discorso, o piuttosto particella, che si pone avanti al nome,

come quando diciamo il signore, lo studio, la madre. [...] Questi articoli non servono semplicemente

a indicare di qual genere sia il nome, ma determinano la cosa a una particolare significazione.

Imperciocchè il nome senza l’articolo spiega la cosa come in generale, non indicando più questa cosa,

che quella. Ma l’articolo sa che la cosa si concepisca distinta da ogni altra cosa.

➢ Il nome senza l’articolo ha significato più generico, mentre l’articolo serve proprio a funzione

determinativa e distintiva cioè a indicare con esattezza il referente a cui ci riferiamo (quando

si dice Abbiamo dato via il gatto stiamo parlando di una situazione specifica, di un gatto

conosciuto sia da me che parlo che dal mio interlocutore)

➢ La definizione di articolo man mano che ci si avvicina all’ottocento e al Novecento si fa sempre

più approfondita.

Soave, Grammatica ragionata, VI, 38 e segg:

Ma vorremo talora altresì dichiarare, che parliamo o di tutta quella classe, o di una qualche sua parte

(e questa ora sarà determinata, ora indeterminata), o soltanto di uno, o più oggetti particolari in lei

contenuti.[...] Adunque quando si vuol comprendere tutta la classe, è necessario l’articolo, o uno

degli aggettivi ogni, ognuno, ciascuno, tutti.

Ambrosoli, Grammatica della lingua italiana, 11:

I nomi significano le cose vagamente e in maniera generale. [...] Ma d’ordinario è mestieri raccogliere

il discorso a maggior precisione, e pigliare, direm così, una sola parte di tutta quell’ampia

significazione a cui i nomi si possono estendere,indicando o un tal cavallo e un tal uomo determinato,

o un qualche cavallo e un qualche uomo indeterminato bensì, ma nondimeno distinto da quella

generalità che è compresa sotto i semplici nomi di cavallo e d’uomo; e allora si ricorre ad alcune voci

sussidiarie alle quali si è data dall’uso la facoltà di limitare e determinare il significato dei nomi. Queste

voci si chiamano articoli.

➢ Definizione quasi moderna.

➢ Come poi col passare del tempo abbiamo cominciato con una definizione di articolo relativo

all’aspetto morfologico (Corso e Dolce negli anni 50 del Cinquecento), poi col salviati si

comincia a delineare una definizione più moderna di articolo approfondita poi dal Buonmattei

(funzione distintiva e determinativa), per poi arrivare alla definizione più moderna di articolo.

Si ha una evoluzione di definizione di articolo nel tempo.

Caleffi, Grammatica della lingua italiana, VI, 48:

L’articolo determinativo è quello che serve a particolarizzare e distinguere la cosa nel meno a cui si aggiugne.

Gherardini, Appendice alle grammatiche italiane, 149:

Chiamansi articoli quelle particelle che usiamo premettere a’ nomi (o soli o accompagnati da

aggettivi) per determinare e distinguere la persona o la cosa accennata da essi nomi.

Puoti, Regole, II, 9:

Gli articoli sono alcune particelle declinabili che vanno poste innanzi ai nomi, e qualche volta a’

pronomi, ed hanno forza di determinare la cosa o la persona che si vuol dinotare.

Petrocchi, Grammatica della lingua italiana, IV, 162:

L’articolo è una giuntura del discorso, un piccolo arto che sta davanti al nome, per determinarne i

casi. [...] L’articolo serve come desinenza dei latini a determinare i casi delle declinazioni. [...] Ma

quando viene usato è sempre unito al nome o lascia interporre solamente un aggettivo, un

pronome possessivo o un avverbio

L’articolo indeterminativo

Trattazione a parte dell’articolo indeterminativo come categoria.

Nel Cinquecento quando si parla dell’articolo non si considera un, uno, una perché esiste già come

numerale ( ben descritta nelle grammatiche) e quindi non è necessario dare una altra funzione a

questa forma. L’articolo quindi si considera solo nella forma il, lo cioè nella forma determinativa.

I primi grammatici del Cinquecento non individuano la funzione di articolo di uno, una e questo andrà

avanti per molto tempo nel corso della grammaticografia quindi l’articolo indeterminativo non

verrà considerato nelle grammatiche se non come forma numerale e bisognerà aspettare le

grammatiche dell’Ottocento per una trattazione.

Il primo grammatico che individua una funzione diversa dal numerale a un, uno è il Salviati (1586)

Salviati, Avvertimenti, II, 51-52:

Dal nome, nell’opera del sentimento, tuttoché nome sia anch’ella, è forse da distinguere una certa

parte del favellare, che accompagnanome in questi libri ci piace di nominarla: posciaché proprio titolo

non l’è ancora, che noi sappiamo, stato dato nel volgar nostro. […]. Ed è questa, che noi diciamo, la

voce uno, o una, quando non come numerale, ma per una cotale accompagnatura si mette davanti a

nome […]L’esser posto il Nome con quella aggiunta, eziandio alcuna forza porta nel sentimento, a

quella dell’articolo non intutto dissomigliante [...].

➢ Lo descrive nell’articolo sul nome.

➢ Viene definita per la prima volta la funzione che si avvicina a quella di articolo determinativo

per la forma uno (lo descrive nel capitolo sul nome perché si accorge che questo uno ha una

funzione diversa rispetto al numerale ma per non distaccarsi troppo alla tradizione

grammaticale del Cinquecento decide di non considerarlo articolo infatti lo chiama

accompagnanome = forma che sta accanto al nome).

➢ È il primo che si accorge che c’è una differenza tra uno numerale e uno indeterminativo.

➢ C’è però una differenza tra uno e il a livello funzionale: la funzione dell’accompagnanome è

un po’ come quella dell’articolo, cioè di restringere in qualche modo il significato del nome;

l0articolo determinativo tende anche a specificare l’oggetto a cui si riferisce mentre

l’accompagnanome no.

➢ Es. di Boccaccio: si sta sviluppando quella definizione di noto e di nuovo che troveremo nelle

grammatiche dell’Ottocento.

➢ Se pensiamo che siamo a fine di Cinquecento, vediamo che Salviati è abbastanza avanti con la

definizione dal punto di vista funzionale dell’articolo.

➢ Tuttavia l’innovazione di aver individuato un valore di un,uno simile a quella di articolo non

andrà avanti finché non si arriva alla grammatica di Soave (definizione di classe determinata e

i determinata) ; per esempio il Buonmattei continuerà a identificarlo come forma numerale e

non necessario definirlo un articolo.

Gherardini, Introduzione alla grammatica, 18-19:

La necessità di chiamare determinativi gli articoli il, lo, i [...] nasce da ciò che v’è un altro articolo, del

quale si fa uso allorché si vuole accennare una cosa senza determinarla precisamente, e che perciò si

chiama indeterminativo.

➢ Parla di opposizione tra determinativo e indeterminativo

Ambrosoli, Grammatica della lingua italiana, I, 12:

[...] uno ed una sono articoli coi quali viene limitata la significazione del nome ad un solo oggetto,

senza distinguerlo precisamente dagli altri cadenti sotto quel nome.

Moise, Grammatica della lingua italiana, 184:

La somiglianza di costruzione che ha l’indistintivo uno col distintivo il o lo, fu cagione che egli si desse

la denominazione d’articolo, denominazione che, come abbiam detto altrove, fu dagli antichi

attribuita a il o lo. Per indicare poi il loro diverso officio, si dissero, questo articolo determinativo, e

quello articolo indeterminativo, denominazioni tutte e due assai male applicate e però da scartare […]

➢ È una grammatica enciclopedica quella del Moise, che ha avuto due edizioni.

Fornaciari: opposizione definito /indefinito

ARTICOLO DEFINITO

“Esso serve principlamente a due usi:1° a specificare un individuo particolare, come distinto dagli altri

individui simili: dammi il libro”[….]2°: a indicare tutta una specie di cose, come distinta dalle altre

specie: il cavallo è utilissimo, cioè tutti i cavalli, quella specie di cui si parla.”

ARTICOLO INDEFINITO

Esso serve a mostrare che il nome appartiene a una data specie o classe: per esempio un libro vuol

dire appartenente alla specie dei libri

➢ Con Fornaciari abbiamo al definizione non solo di determinativo e indeterminativo in chiave

moderna ma si parla anche del valore che viene dato a tutto il sintagma dell’articolo

determinativo e indeterminativo.

Morandi Cappuccini (1894)

“L’articolo è di due specie: determinativo, quello che determina di che si parla: Dammi il libro (cioè

proprio quello che tu sai) ; indeterminativo l’altro: Dammi un libro (tra quelli a tua scelta)”

➢ Si è consolidata la definizione di determinativo e indeterminativo ma anche l’opposizione tra

noto e nuovo.

Riassunto:

quando si parla di articolo se ne parla dal cinquecento; la prima definizione fatta sull’articolo è

sull’articolo come parte del discorso e abbiamo visto che considerarlo più o meno come parte del

discorso dipende più o meno dal rapporto con la tradizione latina (per quanto riguarda i grammatici

del Cinquecento) ma coi grammatici del Settecento e dell’Ottocento questo dipende dalla definizione

che i grammatici danno alla funzione morfosintattica;

altro oggetto di riflessione dei grammatici del Cinquecento è quella sull’articolo indeterminativo: fino

alla fine Cinquecento è considerato solo un numerale ; nel 1586 Salviati fa una prima distinzione tra


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

78

PESO

1.47 MB

AUTORE

milona94

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Docente: Biffi Marco
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milona94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Biffi Marco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Grammatica italiana

Riassunto esame Grammatica Italiana, prof. Marco Biffi, libro consigliato Breve Storia della Grammatica Italiana, Fornara
Appunto
Riassunto esame Grammatica Italiana, prof. Marco Biffi, libro consigliato La linguistica: un corso introduttivo", Torino, UTET (capitoli I, IV, VIII)
Appunto
Letteratura latina - Poesia Augustea
Appunto
Storia dell'arte moderna - Pietro da Cortona
Appunto