Storia della grammatica
Professoressa Cialdini
Vedremo dal punto di vista diacronico come sono cambiate le grammatiche da metà 400 fino alla fine dell’Ottocento. Ci sono stati negli ultimi anni diversi studi legati alla storia della grammatica, ma lo studio da cui si parte quando ci si occupa di storia della grammatica è il volume di Trabalza, autore della prima storia della grammatica italiana, pubblicata per la prima volta nel 1908 e ristampa negli anni ’60. È la prima opera che traccia una storia in diacronia delle grammatiche italiane. Si comincia con la prima grammatica a stampa del volgare fino ad arrivare alle grammatiche di fine Ottocento inizio Novecento. Opera che ha molti pregi ma anche qualche difetto: Trabalza ad esempio non coglie la modernità di alcuni grammatici, in particolare critica molto la grammatica Soave, che invece è stata poi riconosciuta come una delle grammatiche più innovative del ‘700 e in generale della storia della grammatica italiana.
Inoltre bisogna tener presente del contesto in cui opera Trabalza: siamo nel momento dell’egemonia culturale di Croce, secondo il quale la grammatica non esiste come scienza autonoma ma come realizzazione concreta (nelle opere letterarie). Bisogna quindi tener conto di questa difficoltà che Trabalza ha, perché scrive una monografia sulla storia della grammatica che però in quel momento non viene riconosciuta come scienza a sé. Ci sono in seguito soprattutto nella seconda parte del ‘900 altri studi che hanno preso in esame la storia della grammatica. Nel corso del tempo anche tanti convegni sono stati dedicati a questo tema.
Metodi di studio della storia della grammatica
Il metodo che noi possiamo utilizzare quando parliamo di storia della grammatica è decidere di utilizzare un metodo diacronico, quindi vedere come sono cambiate le grammatiche e la loro impostazione nel corso del tempo, ed è il metodo che utilizziamo in questa lezione e che ad esempio ha utilizzato Ilaria Bonomi ne “La grammatografia italiana attraverso i secoli”; possiamo altrimenti decidere di analizzare le grammatiche in base ad argomenti specifici e questo è ad esempio il metodo utilizzato da Antonelli, Motolese e Tomasin nel quarto volume dedicato alle grammatiche di Storia dell’italiano scritto; qui l’organizzazione non è cronologica ma tematica: ad esempio c’è una sezione che riguarda le grammatiche per stranieri; altro metodo è prendere alcune categorie grammaticali e vedere come queste categorie sono cambiate attraverso i secoli nelle grammatiche ed è quello che fa Simone Fornara ne “La trasformazione della tradizione nelle prime grammatiche italiane”.
Mentre nella “Breve storia della grammatica italiana” ricostruisce una storia in diacronia, nel secondo caso in questa pubblicazione Fornara prende alcune categorie vede come sono cambiate le categorie, la terminologia nell’arco cronologico dagli anni ’40 del Quattrocento al 1555; un altro metodo è quello di prendere non tanto una categoria ma un fenomeno specifico, che è quello che fa Fornara alla fine di ogni capitolo nella Breve storia della grammatica (ad esempio la questione della prima persona dell’indicativo nel corso del tempo).
Molto utili inoltre possono essere le banche dati: ci permettono di cercare un’applicazione concreta di un determinato concetto. Tre esempi sono:
- La Biblioteca Digitale dell’Accademia della Crusca
- La Fabbrica dell’Italiano
- Le Cinquecentine della Crusca - questa banca dati raccoglie grammatiche e anche altri trattati di tipo linguistico dell’Accademia della Crusca pubblicati nel corso del ‘500, è possibile consultare tutta l’opera.
Un altro aspetto importante delle grammatiche è la didattica d’italiano a stranieri cioè grammatiche sull’italiano ma destinate ad apprendenti stranieri: queste grammatiche rappresentano un punto importante proprio nella descrizione grammaticale; alcune innovazioni che nelle grammatiche del ‘500 e ‘600 non troviamo, le troviamo invece in questi strumenti didattici destinati agli stranieri (nel volume di Antonelli, Motolese e Tomasin c’è una sezione dedicata).
Grammatiche a stampa e sincroniche
Quando si fa uno studio diacronico sulle grammatiche la prima cosa da fare è selezionare l’arco cronologico: noi sappiamo che la prima grammatica a stampa del volgare è la grammatica di Fortunio pubblicata nel 1516; la prima grammatica del volgare è però quella dell’Alberti che risale agli anni tra il 1437-1441. Quella dell’Alberti è la prima grammatica sincronica (Alberti descrive il fiorentino del Quattrocento) e la prima grammatica del volgare, che per molto tempo rimane manoscritta e quindi la prima grammatica a stampa che conosciamo è quella di Fortunio. L’ultima grammatica che prenderemo in considerazione è invece quella di Morandi Cappuccini di fine Ottocento.
- Alberti: La grammatica dell’Alberti rimane manoscritta per molto tempo, viene scoperta nella metà dell’Ottocento e viene pubblicata proprio nel 1908 da Trabalza in appendice alla Storia della grammatica, anche se in quel momento ancora non se ne conosceva la paternità, stabilita negli anni ’60 del Novecento dallo studioso Grayson. L’edizione che oggi abbiamo di riferimento è quella curata da Giuseppe Patota ed uscita nel 2003. Si chiama “Grammatichetta vaticana” proprio per le piccole dimensioni e perché viene conservata alla biblioteca vaticana ed è così importante proprio perché è la prima grammatica sincronica, si descrivono aspetti di lingua contemporanea quindi di lingua Quattrocentesca, perché lo scopo di Alberti in quel momento è quello di valorizzare il volgare, si vuole dimostrare la grammaticalità della lingua, cioè il fatto che il volgare abbia in modo naturale delle regole.
- È una grammatica anche dimostrativa, descrittiva ed è interessante proprio perché a differenza della maggior parte delle altre grammatiche del Cinquecento, che non descrivono la lingua contemporanea ma una lingua antica (nella maggior parte dei casi la lingua del Trecento), in questo caso si parla invece della lingua del Quattrocento. Alberti si rende conto della necessità di un alfabeto ortofonico, perché nota alcuni problemi che ci sono tra il piano fonetico fonologico e il piano grafico del volgare. Inoltre Alberti è uno dei primi a descrivere l’articolo, anche se non lo descrive come parte del discorso, ma l’articolo è un argomento centrale delle grammatiche nel corso del tempo perché è uno dei punti critici del rapporto tra grammatica latina e grammatica volgare. In latino non c’era l’articolo e quindi le grammatiche della tradizione latina come ad esempio quella di Donato, Prisciano, Diomede ovviamente non descrivono questa categoria; quando quindi i grammatici del volgare devono trovare un modello, e questo modello lo trovano nelle grammatiche latine, individuano dei punti critici perché in volgare l’articolo c’è, quindi gran parte della discussione della grammatografia del ‘500, ma anche ‘600 e ‘700, sarà incentrata proprio sull’articolo, cioè sulla possibilità di considerare l’articolo una parte del discorso oppure no. Alberti descrive la forma di articolo in quel momento utilizzato cioè la forma el che è appunto quella tipica del fiorentino quattrocentesco.
Il Cinquecento
- Fortunio: la prima grammatica a stampa è quella di Fortunio, 1516, Regole grammaticali della volgar lingua. Importante non solo perché è la prima grammatica a stampa ma anche perché ci fa vedere il metodo di lavoro utilizzato da questi primi grammatici: leggono i testi letterari prendendo in esame soprattutto la lingua delle Tre Corone e fanno delle osservazioni sul testo con glosse marginali, appunti che poi vengono riassunti nelle grammatiche. C’è quindi un rapporto strettissimo tra grammatografia e tradizione letteraria. C’è un legame tra storia della grammatica e storia della lingua: i filoni della storia della lingua ad esempio della questione della lingua del ‘500 si possono ben individuare anche nelle grammatiche del ‘500 fino al ‘700 che sono rivolte soprattutto agli scrittori; le grammatiche non hanno un valore di impostazione scolastica o vogliono insegnare a chiunque a leggere e a scrivere, sono invece degli strumenti che soprattutto nel ‘500 nascono proprio al servizio dei letterati e degli scrittori; si prendono a modello i capolavori letterari del ‘300 e a partire da questi testi le grammatiche offrono delle linee guida.
- In particolare un settore di cui si occupa Fortunio nella sua grammatica è quello grafico ed ortografico, argomento centrale agli inizi del ‘500, proprio perché c’era una grande oscillazione per quanto riguardava la grafia e l’ortografia; ad esempio Fortunio quando va a cercare le regole nei testi della tradizione letteraria trova una grande varietà legata alla grafia, le stesse parole hanno forme diverse. Il grammatico deve allora prendere delle decisioni e capire quale descrivere e mettere come regola. La scelta che Fortunio fa è quella di ammettere le oscillazioni senza una scelta unica: si troverà quindi ad esempio meraviglia/maraviglia, sanza/senza. Per quanto riguarda aspetti morfologici la scelta è invece un po’ più forte: si permettono meno le oscillazioni e vengono anzi considerate come eccezioni. Una cosa importante di Fortunio è anche quella del ritorno sui testi; il lavoro di Fortunio procede in questo modo: si spogliano i testi del ‘300 per cercare di individuare la regola, scrive la regola, e poi c’è un ultimo passaggio in cui ritorna sui testi proprio per verificare l’esattezza di queste regole. Tante volte Fortunio si trova di fronte anche a delle eccezioni, accettate ad esempio in ambito morfologico; è uno dei primi a dire che le forme pronominali di soggetto devono essere egli, ella, essa e non lui/lei ma quando ritorna sui testi ci sono dei casi anche nei testi antichi di lui/lei come soggetto e appunto questi vengono classificati come eccezioni e come qualcosa da non seguire.
Questo aspetto rispecchia ciò che si era visto già nelle precedenti lezioni: la grammatografia da Bembo in poi si chiude un po’ gli orizzonti e si fissa su un registro alto, medio-alto; questo contrasta con la realtà dei fatti e l’abbiamo visto con Sabatini, con D’Achille: questi tratti ci sono nella tradizione linguistica italiana. I grammatici di quel periodo leggono tutti Bembo e ne seguono le ombre, ma confrontando l’istantanea fatta da Bembo che non rispecchia la realtà con i testi si ritrovano una realtà diversa e devono dunque dare una catalogazione di questi fatti: l’atteggiamento dei moderni è di considerarli possibili tratti grammaticali potenziali, nel ‘500 diventano delle eccezioni e che come tali vanno trattate; non rientrano a far parte del sistema, fanno parte della parole ma non della langue in termini saussuriani (= nella struttura non ci sono).
- Liburnio: Le vulgari elegantie, 1521; Le tre fontane.
- Bembo: Prose della volgar lingua, opera fondamentale dopo quella di Fortunio, testo fondamentale per quanto riguarda la questione della lingua (=discussione che c’è nel corso del Cinquecento su quale volgare utilizzare in letteratura) ed è la linea di Bembo quella che predomina nella grammatografia; la maggior parte delle grammatiche pubblicate nel...
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