Libri di testo
- Colombo, Graffi “Capire la grammatica”
- Alvise Andreose “Nuove grammatiche dell’italiano”
- Berruto, Cerruti “La linguistica, un corso introduttivo” —> solo cap. 4
- Fornara “Breve storia delle grammatica italiana”
- Roberta Cella “Grammatica per la scuola” —> cap.3
Lingua italiana e Accademia della Crusca
Vedi questione che ha scatenato polemiche per l’Accademia della Crusca. La lingua italiana non è monolitica, quindi ha varie facce. La norma grammaticale non accetta “siedi il bambino” in quanto “sedere” è un verbo transitivo.
C’è una norma grammaticale e poi c’è un uso, e quest’ultimo non possiamo far finta che non ci sia: talvolta ci sono delle scelte che ci allontanano dalla norma grammaticale. Uno dei primi problemi che bisogna affrontare parlando di grammatica italiana: il rapporto tra norma e uso.
Ci sono usi che per vari motivi è opportuno monitorare; un altro aspetto che non consideriamo sufficientemente è il fatto che le lingue sono organi viventi, la società cambia e quindi ha bisogno che la lingua si adatti ai cambiamenti. Se così non fosse noi oggi dovremmo ancora parlare latino, o meglio la lingua indoeuropea.
Evoluzione e adattamento della lingua italiana
L’italiano è stato congelato per moltissimo tempo, non si è adeguata subito ai cambiamenti. Noi possiamo dire che l’italiano è una lingua per la società italiana, a tutti gli effetti, dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, ha incominciato a interagire da quel momento in poi. Hanno cominciato a riaffiorare una serie di tratti che è impossibile considerarli errori, sono tratti talmente comuni che se andiamo a ben guardare sono stati utilizzati nell’italiano antico, ad esempio in Dante e Boccaccio.
La grammatica fino agli anni ’70 era la grammatica di una lingua congelata sul modello del vocabolario degli accademici della Crusca del 1612; tagliava fuori tutti quei tratti grafici, morfologici, sintattici e metrici. È importante sfatare alcuni preconcetti: le lingue, compresa quella italiana, non sono monolitiche, quindi non hanno una sola dimensione.
Lo spazio linguistico
I linguisti hanno definito lo spazio linguistico, ogni cosa che leggiamo va collocata in un punto specifico di questo spazio. Lo spazio linguistico ha cinque dimensioni immaginarie (ed è rappresentabile su un asse cartesiano):
- Diacronia: comporta cambiamenti strutturali e lessicali nel tempo (la lingua del XII secolo non ha lo stesso esito della lingua italiana contemporanea). Si tratta di una scala temporale, che va ad esempio dal 960 a oggi.
- Diatopia: ha a che vedere con le variazioni linguistiche a seconda dei luoghi, quella parte che tocca il rapporto lingua-dialetto, che in Italia è particolarmente complesso. Sappiamo che in Italia fino agli anni ’70 il dialetto era molto in uso, era l’unico codice linguistico posseduto. Negli anni ’60, secondo le statistiche, il 90% degli italiani era “dialettofono”, muoversi sull’asse diatopico, oggi, significa avere una maggiore ricchezza espressiva. Il dialetto italianizzato è un uso del dialetto in cui ci sono forti influenze della lingua nazionale, soprattutto sul piano lessicale, ci sono ambiti che non sono coperti dal lessico dialettale e quindi bisogna far riferimento a quello italiano. Così come quale tratto regionale a volte si riverbera sul lessico italiano. La varietà diatopica quindi si tratta di un italiano che ha delle coloriture regionali. L’italiano regionale quindi è un italiano in cui entrano tratti regionali, i campi maggiormente coinvolti sono la fonologia e il lessico, meno i campi della morfologia e la sintassi. Teniamo di conto che il sistema fonologico dell’italiano è costruito a tavolino, è gestibile solo se si impara e va a smussare quelli che sono i nostri tratti regionali. Per quanto riguarda il lessico, ci sono parole che si pensa siano usate in italiano, ma in realtà sono parole fortemente regionali.
Avevamo introdotto il concetto di spazio linguistico, i cui si inserisce la lingua italiana. Abbiamo detto che questo è uno spazio a cinque dimensioni, due delle quali sono state già dette (la diacronia e la diatopia), poi ci sono:
- Diamesia: quella dimensione che tiene conto della variabilità linguistica in funzione del mezzo di comunicazione, anche perché la lingua è influenzata da questo. Da una parte c’è lo scritto e dall’altra il parlato faccia a faccia e rappresentanti due estremi diamesici. Questi due estremi sono distanti perché diverso è il patto rigido che c’è tra emittente e ricevente, quando noi scriviamo partiamo dal presupposto che chi scrive ha tutto il tempo di poter articolare il suo testo e dall’altra parte anche chi legge ha il tempo di poter decodificare in maniera opportuna. Si presume anche che chi legge ha il tempo di decifrare, si può fermare e tornare indietro; questo non è possibile nel parlato faccia a faccia, anche perché ammesso che chi parla sia in grado di produrre varie subordinate e chi ascolta è difficile che comprenda subito la struttura sintattica. Chi parla pensa alla struttura sintattica e elabora le varie frasi e via via può dimenticarsi la struttura della frase che sta pronunciando; l’anacoluto che è un fenomeno intollerato nella scrittura è altamente tollerabile nel parlato. Nello scritto è fondamentale l’uso della punteggiatura che non è la corrispondenza grafica dell’intonazione, tanto che se si vogliono trascrivere testi orali questi hanno una convenzione diversa; serve dunque per organizzare in maniera coerente e coesa il testo scritto. Ci sono molte differenze tra oralità e scrittura, la presenza degli anacoluti nell’oralità, anche delle ripetizioni, che serve per tenere il filo della comunicazione con chi ascolta, quindi a mantenere coeso il discorso. Contiamo che ci sono grandi intermedi, in quanto il parlato che c’è durante una lezione, non è lo stesso parlato che ci può essere tra due persone, faccia a faccia. I linguisti hanno messo in evidenza una varietà intermedia, il trasmesso, che si trova tra i due estremi della scrittura e l’oralità sull’asse diamesico ed è la lingua della radio e della televisione. La lingua è una lingua orale, i tempi di fruizione di questa lingua sono quelli dell’oralità. In tutti questi tre casi si tratta di una lingua che è stata scritta precedentemente, alla fine l’improvvisazione nella televisione è solo una parte complementare, è prerogativa magari di chi interviene (quindi interviste ecc.); invece chi interviene in televisione nei programmi ha comunque un copione dietro. Questo italiano che viene scritto nel copione è un italiano che viene scritto non per essere letto, ma per essere ascoltato, chi ascolta sa che chi parla ha avuto tutto il tempo di formulare un testo comprensibile. Per quanto riguarda la sintassi ci si avvicina molto all’oralità e poi abbiamo forme paratattiche ( con questo periodo è più semplice, periodi che ritroviamo principalmente nel cinema) e ipotattiche (periodo più complesso). Un altro tipo di trasmesso, quello legato all’informatica e alla rete, quello che veniva definita “lingua della CMC” (lingua mediata da computer) oggi definita come “lingua della CMT” (lingua mediata dalla tecnologia). Questa nuova varietà ha messo in crisi il modello: c’è una parte della lingua della rete che assume tratti di oralità, quando scriviamo sms noi stiamo scrivendo, ma in realtà stiamo parlando quindi il messaggio è una sorta di “congelamento” del nostro parlato, quindi sto utilizzando un parlato congelato della scrittura, con tutte le conseguenze del caso, infatti il parlato è caratterizzato da una serie di messaggi extra-linguistici che contribuiscono alla completezza del testo verbale (espressione del volto, postura del corpo) e che nel congelamento si perde tutta quell’informazione extra linguistica che caratterizza il parlato. In italiano si parla di trasmesso come uno scritto che presuppone l’orale, allora è stata coniata questa suddivisione tra: trasmesso orale e trasmesso scritto (linguaggio degli sms) da non confondere però con la lingua della rete in generale, troviamo sì questo tipo di lingua anche in rete, ma possiamo trovare anche una lingua formale. È importante ricordare che quando si scrive la punteggiatura assume il suo compito fondamentale, nel trasmesso scritto, questa viene a perdere la sua funzione originaria. Agli inizi degli studi sull’italiano trasmesso, insieme agli sms e alle chat c’erano anche le mail, e queste si consideravano al pari dei primi due e questo ha portato alla convinzione che le email andassero scritte come gli sms: agli inizi questo poteva valere perché agli inizi la mail era una variante degli sms, ma che serviva per le comunicazioni ufficiali, si trattava di una comunicazione breve. Con il passare degli anni le email si sono sostituite alla posta tradizionale (ci sono anche le raccomandate elettroniche); a questo punto l’email assolve vari compiti. La mail rientra nel trasmesso scritto se casualmente svolge la funzione di sms.
- Diastratia: dimensione che tiene conto della varietà linguistica in funzione dello strato sociale e dell’istruzione, è chiaro che la lingua di chi parla e la possibilità di comprensione di chi legge sono strettamente legate allo strato sociale a cui appartiene. Questo vale in particolare modo per l’italiano, anche perché come sappiamo è una lingua seconda e non una lingua madre, semmai sono i toscani che hanno una lingua madre molto vicina a quella odierna, ma in passato fino a quando l’italiano non è diventata lingua del popolo, era una lingua seconda che si imparava a scuola. La competenza dell’italiano è strettamente legata al grado di istruzione, proprio nel senso di competenza grammaticale e strutturale. Si tratta di un punto cruciale, in cui il nostro paese ha perso punti importanti; all’inizio si è impegnato per diffondere un modello linguistico a tutti gli italiani e uno dei modi che anche Manzoni propose era la scuola (quando Manzoni fece questa proposta esisteva la legge Casati che prevedeva la gratuità della scuola, ma non l’obbligatorietà; con la legge Coppino ci fu anche l’obbligatorietà). I bambini che entravano alla scuola elementare non dovevano solo imparare a leggere e a scrivere, ma dovevano anche imparare la lingua; bisogna dunque istruirli partendo dalla loro base dialettofona. Nel 1962 è stata resa obbligatoria la scuola media. Nel 1967 “Lettera a una professoressa” di Don Milani, che propone una denuncia alla scuola media: in questa lettera si capisce che persino a Barbiana che è a 20 km da Firenze ci sono delle difficoltà linguistiche. Solo nel 1977 si fanno dei programmi che tengono conto che chi esce dalla scuola dell’obbligo deve essere in grado di scrivere e comprendere in tutti i gradi della lingua. Questo per capire quanto la diastratia sia importante e come influenzi chi legge e chi scrive (rendiamoci conto che siamo in un paese in cui il 10% è analfabeta).
- Diafasia: riguarda il contesto comunicativo, la situazione comunicativa ed è quella che riguarda i registri, che sono misuratori linguistici del contesto in cui si sta parlando. Ci sono tre registri: informale, formale e formalizzato. Informale è la lingua che si usa in contesti non ufficiali, quindi si presuppone un certo grado di confidenza; formale è il registro della lingua ufficiale standard, da usare in contesti ufficiali; formalizzato sta a indicare il registro che si usa nelle lingue tecniche scientifiche, quindi è formalizzato il registro della lingua della chimica che prevede una particolare struttura sintattica.
Lingue specialistiche e settoriali
È importante precisare un concetto in relazione alla diafasia, quello di lingua specialistica, premettiamo che ci sono delle variabilità terminologiche, c’è chi parla di lingue settoriali, specialistiche, ecc.
Noi parliamo di lingue speciali che si suddividono a loro volta in lingue specialistiche e lingue settoriali quindi lingua speciale diventa un iperonimo che contiene dentro sé le lingue settoriali e specialistiche.
Le lingue specialistiche sono le lingue delle discipline scientifiche; il nervo di queste discipline è sicuramente il lessico, poi una funzione importante la svolge la testualità, ovvero la tipologia di testo e anche le caratteristiche grammaticali, ovvero le qualità che i testi devono avere per rispondere in maniera ordinata allo scopo che si prefiggono. Un testo deve essere coeso e quindi rispecchiare tutti i collegamenti logici, le nozioni devono essere esposte in maniera coerente. Il testo scientifico ha sì delle peculiarità, ma ha il suo elemento caratterizzante nel lessico, che nelle discipline scientifiche deve essere necessariamente univoco (cosa che invece non è obbligatoria nella lingua standard). A volte la terminologia di una disciplina può attingere dalla lingua comune, ma quando lo fa attribuisce a quella parola, che nella lingua comune può avere vari significati, un significato univoco. Da un punto di vista del lessico la lingua specialistica si caratterizza dal formarsi di una terminologia specifica per ciascuna disciplina.
La lingua settoriale identifica la varietà linguistica di un determinato settore, per esempio è una lingua settoriale la lingua dello sport; oppure fare il confronto tra la lingua dell’architettura e della pittura che sono lingue specialistiche e la critica d’arte che è una lingua settoriale. La critica d’arte deve sì utilizzare delle parole specialistiche, ma deve anche utilizzare termini comuni, così la parola presa da una parte o dall’altra dal critico d’arte è soggetta a un’interpretazione da parte di questo, quindi la formalizza secondo il proprio interesse.
Altro fenomeno che ha a che fare con la diafasia è quello del gergo; il gergo prevede due condizioni:
- Compreso solo all’interno di una stretta cerchia;
- Usare il gergo significa ribadire l’appartenenza a questa particolare cerchia. Esempio tipico è il gergo della malavita, lo capiscono solo i malavitosi e quando viene usato rappresenta anche un modo per ribadire la loro appartenenza a quel gruppo. Fatte eccezioni di alcune parole del gergo che arrivano anche alla lingua comune (es. sbirro, palo…)
Ci sono ovviamente altri gerghi, come quello giovanile.
Competenza linguistica
La competenza linguistica è sia competenza grammaticale, testuale e comunicativa. Esercizio proposto nel 1997 che si pone il problema della competenza linguistica. Lui si pone il problema di come si può trasmettere il concetto che non si può andare da lui. Ci propone nove modi con cui esprimere lo stesso concetto facendoci vedere come ci si deve comportare all’interno dello spazio linguistico dell’italiano. La competenza linguistica è dunque, per lui, la capacità di sapersi muovere all’interno della variabilità dello spazio linguistico dell’italiano.
Ci sono le varie versioni di quel concetto nelle varie varietà dell’italiano. Le rappresenta anche graficamente nello spazio linguistico. Si utilizza il concetto di spazio linguistico per rappresentare la competenza linguistica. La rappresentazione dello spazio linguistico è parziale, sono rappresentati solo tre assi, non cinque. Non è rappresentata la diacronia perché sta descrivendo l’italiano contemporaneo dunque la variabile diacronica è fissa e non varia e non la prende in considerazione. Non prende nemmeno in considerazione la variabile diatopica non volendo prendere in considerazione i dialetti.
Sull’asse orizzontale la diamesia è rappresentata la ci si muove dall’esterno dello scritto (a sinistra) al parlato (sulla destra). L’asse verticale è quello diastratico e si va dal minimo grado di istruzione, e dunque sociale, in basso fino al massimo in alto. L’asse trasversale rappresenta la diafasia e si va dal registro più basso dell’informale a destra e il formale a sinistra.
È chiaro che un punto in questo schema ha precise coordinate in base a queste condizioni. Un punto che sta in basso a destra è spostato verso il parlato e registro informale con istruzione molto bassa. A questo punto Berruto ci fa vedere alcuni esempi. Il primo è mi pregio informarla che la nostra venuta non entra nell’ambito del fattibile. Il concetto è sempre quello di dire che non si può venire da lui. Si usa la maiuscola di cortesia nella forma informarLa, presente nelle forme scritte formali. È identificato come italiano formale aulico. È caratterizzato da una formalizzazione di tipo scientifico perché ha un andamento sintattico particolare, è un registro altissimo e è un enunciato gestito da chi ha un grado id istruzione elevato e è una forma che si usa essenzialmente nello scritto.
Secondo esempio trasmettiamo a lei destinatario l’informazione che la venuta di chi sta parlando non avrà luogo. Abbiamo la maiuscola che indica la forma di cortesia e dunque ci dice che siamo di nuovo nello scritto. Il lessico è più precisa e viene ricollegata all’italiano tecnico-scientifico e siamo dunque in un registro formalizzato. Viene collocato nello spazio linguistico poco sotto l’aulico-formale.
Terzo esempio volgiate prendere atto dell’impossibilità della venuta dei sottoscritti. La presenza di sottoscritto è una spia diretta. Se ci troviamo di fronte a questa parola quasi sempre siamo di fronte a qualcosa di burocratico-scritto. È un esempio di italiano burocratico che ha influenzato la lingua degli atti amministrativi che hanno a che fare con la vita del comun.
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