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La raccolta dei materiali di lavoro di un progetto PON

La raccolta dei materiali di lavoro di un progetto PON (Programma Operativo Nazionale) come quello avviato presso l'Istituto Comprensivo "Falcone-Borsellino" di Cassibile ha un doppio scopo: mettere a disposizione di colleghi e operatori che si occupano di formazione nel campo linguistico strumenti di riflessione e spunti per attività curriculari ed extracurriculari utili in classe, ed essere inoltre uno strumento di feedback del lavoro svolto, un momento collettivo di riesame metodologico e didattico importante.

Prospettive glottodidattiche e pragmatica

Molti contributi del volume sono orientati verso una prospettiva glottodidattica ampia che include la pragmatica e la testualità, nella convinzione che oggi l'educazione linguistica sia fondamentale per una didattica scolastica efficace. Le Dieci tesi per un'educazione linguistica democratica (1975) mettevano al primo posto dell'educazione scolastica il linguaggio verbale. La società odierna, sempre più condizionata dalla multimedialità e dalla pluralità di codici espressivi spesso ibridati, vede ancora il linguaggio verbale centrale in ogni "gioco d'azione comunicativa" (per dirla con le parole di Wittgenstein).

Comunicare con bambini e ragazzi "multimediali" inseriti in una cultura "globale" non è semplice. La cultura globale di oggi ha le sue radici nella tecnologia digitale, con le sue diramazioni televisive e informatiche; l'informazione è trasmessa all'interno di un sistema multimediale fatto di codici visivi, verbali, plurisensoriali non decifrabili senza adeguati processi di mediazione e negoziazione dei contenuti. Il bambino è immerso in questo reticolo informativo già dalla primissima infanzia, e subisce plurime pressioni sia sul sistema cognitivo in generale sia su quello linguistico in via di formazione. Ma il flusso informativo, anche quello rivolto ai bambini, è pur sempre costruito in base a idee e stereotipi degli adulti stessi e su quanto essi pensano debba essere comunicato al bambino.

Esigenza di attività extracurriculari

All'interno di tali schemi il bambino si muove inizialmente con fatica e incontrando spesso ostacoli in un percorso che la scuola primaria e secondaria non è sempre attrezzata a sostenere in modo efficace durante le ore curriculari. Nasce quindi l'esigenza delle attività extracurriculari con percorsi interdisciplinari di educazione alla lettura e alla comprensione, alle regole grammaticali e alla scrittura anche in chiave multimediale, in grado di superare le logiche didattiche tradizionali.

Stili cognitivi e didattica

I docenti educati ad una trasmissione di pensiero di tipo lineare, sequenziale, sintatticamente organizzata, si ritrovano a trasmettere i saperi a nuove generazioni cresciute con un bombardamento mediale soprattutto televisivo che incide profondamente sul loro modo di accostarsi alla realtà, attraverso mappe concettuali linkate, reticolari. La mediazione tra i due universi è complessa ed è quindi utile la conoscenza dei possibili stili cognitivi e stili di pensiero degli allievi, nonché un'autoanalisi del docente che deve rinnovare le proprie modalità didattiche.

Un itinerario di educazione alla lettura dei vari codici verbali, visivi, musicali, cinestetico-prossemici che abbia come nucleo di partenza il concetto della narrazione, inteso come trasmissione della conoscenza nello spazio e nel tempo, fornendo concreti esempi di possibilità espressive, recuperando l'oralità e la scrittura, cogliendo il divario tra endopaideia (sistema di valori tradizionali veicolati dal sistema scolastico) ed esopaideia (sistema di valori globalizzanti veicolati dai mezzi di cultura di massa).

Italiano contemporaneo e interlingua

Inoltre si deve considerare l'inclinazione dell'italiano contemporaneo verso strade diverse da quelle normative tradizionali e imparare a comunicare all'interno di ogni sistema variazionale in modo pragmaticamente e testualmente adeguato. Ogni apprendente ha un suo sistema di interlingua, cioè un pacchetto di regole grammaticali che si avvicina a quello della lingua target, della norma "obiettivo", ed è suo compito comunicativo importante far crescere tale competenza. Un errore è solo una spia dell'esistenza di un punto di crisi del sistema linguistico, che mal si piega alle regole di analogia e differenza attraverso le quali ognuno formula le proprie ipotesi linguistiche e costruisce il proprio sistema di competenza. L'italiano presenta molti punti di crisi.

Tipologie di errore

Esempio: un bambino di tre anni che impara l'italiano non si spiega perché il gerundio del verbo fare non sia logicamente fando ma facendo; la regola base che questi ha estratto dalla sua esperienza diretta della lingua è che un gerundio si formare togliendo la terminazione in -re dall'infinito e aggiungendo -ndo.

Un errore è quindi indizio di una complessa relazione tra codice linguistico ed usi comunicativi delle strutture di tale codice da parte degli utenti. Distinguiamo due tipologie di errore:

  • Di apprendimento: mancata conoscenza di una regola del codice, sia a livello ortografico e morfosintattico che lessicale.
  • Di produzione: anche se la regola è conosciuta non viene padroneggiata a sufficienza o, seppure padroneggiata, non viene applicata in una certa situazione per influenza del contesto comunicativo; sono molteplici i tipi di errore di produzione (omissione, aggiunta, sostituzione, sia orali che scritti) e le cause vanno ricercate sia a livello psicocognitivo (lapsus o mancato controllo sotto stress) sia meccanico (errori del copista per anticipazione, sostituzione, iterazione, omissione di grafemi).

L'errore è in ogni caso una tappa evolutiva nella costituzione di sistemi di regole di transizione in avvicinamento verso il sistema della lingua target. Differiscono quindi sia in rapporto al sistema di partenza che a quello d'arrivo, sia in rapporto al grado di conoscenza naturale o guidata del sistema di arrivo. Il compito del docente non è quello di correggere gli errori, ma di fornire un input linguistico ampio e differenziato che possa rappresentare per l'apprendente l'evidenza positiva della lingua da imparare.

La segnalazione dell'errore rappresenta l'evidenza negativa rispetto al codice da apprendere, ma altrettanto importante per focalizzare l'attenzione in modo esplicito sulle strutture formali e favorire l'acquisizione del sistema di regole, già entrate nella competenza dell'apprendente spontaneamente, ma non ancora consolidate. La sola evidenza positiva può essere sufficiente all'apprendimento nei primi stadi, tuttavia la messa a fuoco della forma, ottenuta correggendo gli errori, rende l'apprendimento più veloce, soprattutto negli stadi avanzati. Giocare con gli errori può rendere il processo di evidenza negativa fondamentale nel processo di acquisizione: la comicità abbassa le naturali difese del bambino nei confronti dei contenuti linguistici e rende il processo didattico fluido e significativo, aumentando il tasso di salienza attribuito dal discente a ciascun item ortografico, grammaticale o lessicale esaminato. Questa è la proposta di didattica ludica della grammatica italiana.

Orientarsi nello spazio dell'italiano contemporaneo

Non è semplice per un utente medio della lingua italiana orientarsi nello spazio dell'italiano contemporaneo: dal parlato allo scritto passando per il trasmesso è facile sconfinare ed ibridare le varietà o sovrapporre codici, il che va bene a fini espressivi ma deve essere fatto con coscienza linguistica e metalinguistica, rispettando la diafasia. Alternare e mescolare codici (code switching e code mixing) ma farlo in modo consapevole e adeguato.

Le situazioni d'uso sono tante e lo spazio dedicato a scuola alla scrittura non funzionale agli usi scolastici è limitato: sono necessari interventi mirati non solo alla costruzione di testi efficaci, dotati di tutti i requisiti messi in luce da Dressler, ma anche a quella di produrre testi tipologicamente differenziati e inseriti nelle rispettive tradizioni scrittorie, rispettando la prospettiva diacronica e quella sincronica.

L'educazione linguistica nella scuola media inferiore

Il concetto di educazione linguistica è nato in Italia alla fine degli anni '70 (gli anni della "nuova questione della lingua", quando la linguistica faceva irruzione in un dominio in cui fino ad allora lingua era sinonimo di letteratura) per indicare la necessità di ridefinire il modo in cui la scuola avrebbe dovuto mettere gli studenti (anche quelli aventi come madre lingua il dialetto o varietà sub-standard) in condizione di comprendere e produrre testi orali e scritti in italiano.

La società da allora è cambiata e sono sorti nuovi problemi: da un lato l'italiano è diventato la lingua di arrivo degli immigrati; dall'altro vi è stato l'ingresso massiccio di nuove forme di comunicazione. La lingua da presentare agli studenti come modello per comunicare le idee deve adattarsi alle nuove condizioni di fruizione e produzione, guadagnando in chiarezza e usabilità. Il concetto di usabilità è nato dal web: significa facilità d'uso, cioè ridurre le energie mentali impiegate per risolvere problemi preliminari rispetto al compito principale per cui un navigatore di trova su un determinato sito. L'usabilità è il valore implicito nel mezzo e si riconosce in base a tre caratteristiche:

  • Utilità attesa (pensare a chi mi legge)
  • Completezza dei contenuti (pensare a dare informazioni)
  • Comprensibilità delle informazioni (eliminare le difficoltà inutili e lasciare solo quelle utili)

Questi parametri sono simili ai principi di testualità. L'educazione linguistica è una riflessione sul linguaggio in sé, o meglio sull'insieme di conoscenze e attività didattiche finalizzate all'acquisizione e all'affinamento di competenze comunicative; tale definizione ha sostituito la tradizionale espressione insegnamento dell'italiano. Andrebbe riconosciuto all'espressione orale e scritta un valore in sé, non subordinato: si afferma sempre che il linguaggio si usa per esprimere pensieri, opinioni, sensazioni, idee, ecc., sminuendolo.

La locuzione tradizionale insegnamento dell'italiano rimanda ad una concezione della lingua statica, cioè come sistema fonetico, morfologico, lessicale, sintattico caratterizzato da regole fisse; la locuzione educazione linguistica pone invece l'accento sul dinamismo della lingua e sull'elaborazione del testo inteso come prodotto di una competenza linguistica di ordine superiore, la competenza testuale, che organizza una serie di enunciati intorno ad un argomento di fondo secondo rapporti di coesione e coerenza, tenendo conto anche di tutti gli altri principi.

Grazie a tale competenza il parlante può riassumere, parafrasare, afferrare il significato complessivo, dare un titolo, cogliere le caratteristiche costitutive e collocarlo nella giusta tipologia. L'uso della lingua si realizza concretamente in quattro attività: parlare, ascoltare, leggere e scrivere. Risulta quindi importante insegnarle tutte perché la lingua madre non è solo un argomento di studio come gli altri, ma è anche il mezzo attraverso il quale l'allievo si accosta alle altre materie.

Azione didattica efficace e creatività

Un'azione didattica efficace deve tener conto del fatto che, in ogni gruppo classe, non sono presenti solo studenti, ma preadolescenti, adolescenti e giovani "tutti interi", con le loro attese e speranze, a volte disorientati, inquieti, sfidanti, alla ricerca di sicurezza, di confronto, e di dare un nome alle proprie emozioni ed affermare la propria identità.

Il progetto PON Contiamo le lettere ha messo in evidenza la difficoltà dei giovani di esprimere, esprimersi e comunicare nella società globalizzata attuale. Come far fronte alle loro ansie, alle loro paure, ai loro blocchi psicologici e aiutarli nella costruzione della propria identità? Può l'esercizio delle quattro abilità linguistiche contribuire all'esternazione degli stati d'animo, favorendo la capacità di esprimersi? A scuola è cambiato molto il rapporto con la parola scritta per diversi motivi: perché nella società odierna la penna non è più il solo strumento disponibile per comunicare; perché si privilegiano le forme di comunicazione telematica più impersonali e meno impegnative; per le scarse competenze tecniche; per le difficoltà associate alla scarsa motivazione. Quest'ultima è dovuta anche all'autoreferenzialità della scrittura scolastica: non si scrive per il piacere di scrivere, ma per adempiere ad un compito percepito come imposto dall'insegnante, spesso senza legame con la realtà, avente come unico destinatario il docente giudicante.

Ma i ragazzi non sono privi di creatività; essa però rimane imprigionata o viene inibita nel contesto classe. Il docente deve quindi trovare strategie che facciano emergere la creatività degli alunni, che permettano loro di "scoprirsi" e relazionarsi col mondo. Tale abilità va quindi presentata ai ragazzi come un viaggio di autoscoperta, di consapevolezza di ricchezze che già possiedono a livello inconscio, di esame distaccato delle esperienze, di analisi dei problemi, di formazione di un'opinione personale, sviluppando capacità oltre che immaginative anche comunicative, relazionali e sociali.

Squilibrio tra capacità linguistiche e richieste sociali

Vi è uno squilibrio tra le capacità linguistiche degli studenti italiani e le richieste sociali, soprattutto nella competenza semantico-lessicale. De Mauro ha osservato che se da un lato esiste un abbassamento delle competenze linguistiche degli studenti nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza (dal 1° al 2° ciclo della scuola dell'obbligo), dall'altro si ipotizza un peggioramento delle nuove generazioni rispetto alle precedenti. Secondo il GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica) capita sempre più spesso in classe che gli studenti, soprattutto di scuola media e superiore, attribuiscano a parole d'uso comune significati insoliti e talvolta inappropriati.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clara7891 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica e didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Sardo Rosaria.
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