La sociolinguistica: inquadramento della disciplina
La lingua è un prodotto della società in cui viene parlata ed è in grado di influenzare la società che la produce. Lo scopo della sociolinguistica è quello di sviluppare modelli, teorie, metodologie, strumenti di indagine rigorosi che consentono al ricercatore di descrivere la realtà di cui si sta occupando nella maniera più verosimile possibile, in modo che tenga conto delle dinamiche della lingua e dando altresì spiegazione dei fenomeni descritti in una logica di causa-effetto. Lo studio dei fenomeni linguistici potrà costituire una chiave di accesso e di lettura della società, che porterà poi alla maggiore comprensione dei fenomeni stessi.
Una scienza che costituisce uno strumento molto importante nell'analisi sociolinguistica è la statistica: scienza che studia i fenomeni naturali e si basa su dei campioni di studio. La sociolinguistica ha riconosciuto la lingua come un fenomeno non astratto, ma rappresenta una sorta di uno specchio della società che la produce e la impiega. La lingua viene considerata e conseguentemente studiata e analizzata per quello che è, ossia un fenomeno sociale, non solo come pura astrazione concettuale.
Dato che ogni interazione verbale è un processo sociale in cui gli enunciati selezionati in accordo a norme e aspettative socialmente riconosciute, i fenomeni linguistici possono essere analizzati sia all’interno del contesto linguistico, sia all’interno del contesto del comportamento sociale. La sociolinguistica studia il rapporto tra la lingua e la società, ponendo quindi maggiore attenzione sui fenomeni linguistici e cercando di darne una spiegazione mettendoli in relazione al contesto sociale nel quale avvengono.
La sociologia del linguaggio si concentra in primo luogo sullo studio della società e considera la lingua come uno strumento, una chiave di lettura di certi fenomeni sociali. La sociologia del linguaggio è una branca della sociologia, per cui impiega teorie di partenza, terminologia e modelli applicativi propri di questa scienza. Sociolinguistica e sociologia del linguaggio hanno pertanto diverse sovra discipline di riferimento.
Livelli di analisi del rapporto tra lingua e società
In relazione alla sociolinguistica e alla sociologia del linguaggio si individuano due livelli di analisi del rapporto tra lingua e società. Si tratta di una distinzione di natura dimensionale, partendo dal dominio di maggiore estensione parliamo della sociologia del linguaggio come la scienza che opera a livello macrosociolinguistico, questo livello riguarda l’analisi dei sistemi linguistici in una comunità parlante: la scala di riferimento è l’intera comunità sociale con le varietà del codice in essa utilizzate, gli elementi interessati sono i sistemi linguistici che intervengono negli atti comunicativi.
All’estremo opposto troviamo il livello microsociolinguistico, esso concerne l’analisi dei singoli eventi comunicativi: oggetto di studio sarà quindi il comportamento verbale degli individui che interagiscono e le regole che governano l’interazione. Rientrano i singoli fenomeni linguistici. Data la natura ambigua della materia, l’ambito di competenza della sociolinguistica molto frequentemente confina e sconfina in quello di numerose altre discipline.
Discipline correlate
- La linguistica antropologica: si occupa dei rapporti tra lingua e cultura e della struttura sociale di particolari comunità.
- L’etnolinguistica: studia la denominazione delle specie animali e vegetali, delle sensazioni prodotte dai cinque sensi, dei fenomeni atmosferici e ambientali.
- La dialettologia: studio scientifico dei dialetti.
- L’analisi del discorso: si occupa delle unità linguistiche ai livelli superiori della frase, testi e conversazioni.
- L’etnografia della comunicazione: studia le norme le regole d’impiego della lingua in situazioni sociali in culture diverse.
- L’etnometodologia: mira a studiare i modi in cui gli stessi partecipanti a un evento sociale costruiscono e interpretano l’evento in questione.
- La geolinguistica: studio quantitativo della diffusione geografica dei fenomeni linguistici, con particolare riferimento al lessico e alla pronuncia.
- La linguistica pragmatica: tratta del significato degli enunciati allorché essi vengano inseriti in un contesto sociale.
- La linguistica della verità: studio delle varietà di una lingua da un punto di vista linguistico.
- La psicologia sociale del linguaggio: analisi dell’uso della lingua nelle interazioni comunicative svolta da una prospettiva psicologica e delle relazioni fra comportamento linguistico, reazioni e atteggiamenti dei parlanti.
- La creolistica: studio dei pidgin e dei creoli, cioè delle cosiddette lingue di contatto.
Il linguaggio verbale è lo strumento più importante di comunicazione: tutti i gruppi umani possiedono una forma di linguaggio verbale o lingua. Ma il concetto di lingua non è sufficiente per definire una comunità linguistica, insieme degli individui che condivide la conoscenza di regole per produrre e interpretare il parlato. È un aggregato umano caratterizzato da un’interazione regolare che si attua per mezzo di un insieme condiviso di segni verbali e distinto da altri aggregati simili grazie a differenze significative nell’uso del linguaggio.
L’insieme dei segni verbali viene definito repertorio verbale e rappresenta la totalità delle varietà linguistiche disponibili alla comunità. Le relazioni esistenti tra i diversi elementi costitutivi del repertorio verbale vengono misurate secondo due concetti:
- Gamma linguistica: si riferisce alla distanza linguistica interna tra le varietà che costituiscono il repertorio verbale di una certa comunità.
- Grado di compartimentalizzazione: rimanda all’esattezza con cui è possibile identificare e separare gli elementi che costituiscono il repertorio verbale.
Un evento linguistico, attività governata da regole relative all’uso della lingua, potrà essere costituito da uno o più atti linguistici che rappresentano le unità intermedie tra l’evento linguistico e i singoli enunciati, l’evento linguistico è parte dell’evento comunicativo, il quale contiene elementi para- ed extralinguistici. I poli che partecipano alla realizzazione dell’evento comunicativo sono il mittente che invia un messaggio a un destinatario, il messaggio necessita di un contesto condiviso dai partecipanti dell’evento e di un codice attraverso il quale il messaggio viene veicolato. La comunicazione deve avere luogo mediante un contatto.
L’uso della lingua all’interno di un contesto sociale implica che essa venga impiegata per assolvere a degli scopi pragmatici, che possono produrre risultati di natura psicologica o fisica.
Concetti e modelli per l’analisi dei fenomeni sociolinguistici
Il termine lingua è un termine politico, culturale, sociale e storico. Alcuni esempi per chiarire il concetto di lingua:
- La repubblica federale Jugoslava ha come lingua ufficiale il serbo-croato. Le differenze tra le due riguardano il lessico. Ciò significa che serbi e croati utilizzano parole diverse per alcuni concetti: ad esempio per danza, ballo, il serbo preferisce "igra", mentre il croato "ples". Il serbo viene scritto mediante un adattamento dell’alfabeto cirillico, il croato impiega una versione leggermente modificata di quello latino. Le due varianti possono essere considerate dialetti della stessa lingua.
- I dialetti parlati sul lato nederlandese del confine sono eteronomi (dipendenti) rispetto all’olandese, mentre gli altri lo sono rispetto al tedesco. I dialetti dell’olandese sono autonomi rispetto al tedesco, così come quelli tedeschi lo sono nei confronti dell’olandese. Ciò significa che sul lato nederlandese del confine, gli abitanti prendono a modello l’olandese, sull’altro lato gli abitanti prendono a modello il tedesco. In questo caso si parla di fedeltà linguistica, ossia la circostanza in cui una varietà acquista prestigio come simbolo di un particolare gruppo nazionale.
- Le condizioni di eteronomia e autonomia sono il risultato di fattori culturali e politici piuttosto che linguistici e sono soggette anche a rapidi cambiamenti. Un esempio di questo genere ci viene fornito dalla storia linguistica della Svezia meridionale. Fino al 1658 questa regione era parte del regno di Danimarca e i dialetti che vi si parlano erano dialetti del danese. A seguito di una guerra, la regione venne annessa alla Svezia con il risultato che nel giro di 40 anni circa, i medesimi dialetti in precedenza considerati danesi, cominciarono a essere considerati dialetto dello svedese.
- Può anche accadere che l’autonomia venga perduta e che i dialetti in precedenza indipendenti diventino eteronomi rispetto ad altre lingue, spesso a esso filologicamente imparentate. Un caso è quello del dialetto veneziano.
- Lungo il confine tra Belgio e Germania troviamo un’altra situazione interessante. I distretti di Eupen, Sankt-Vith e Malmedy, oggi in territorio belga, sono stati in bilico tra i due stati fin dai tempi del Congresso di Vienna e questo ha fatto sì che vi si conservasse una comunità tedescofona. Tra il 1920 e il 1940 i territori videro il sorgere di due opposte fazioni, una pro Belgio, l’altra pro Germania. Nella regione la lingua più diffusa era il tedesco e questo indusse il regime nazista a identificarla, anche in conseguenza dei trascorsi storici, come parte integrante della Germania. Solo negli anni ’50, nel riconoscimento del tedesco quale terza lingua del Belgio e lingua ufficiale nei tre distretti, da impiegare quindi sia nell’amministrazione che nell’istruzione, al pari di francese e fiamingo.
Tipi fondamentali di lingue
Due tipi fondamentali di lingue:
- Abstand: un idioma linguisticamente distante da altri. Esempio il basco.
- Ausbau: un idioma che derivi il suo status di lingua non tanto da caratteristiche strettamente linguistiche, quanto piuttosto da motivazioni di natura sociale, culturale, politica. Esempio tedesco.
I sociolinguisti distinguono senza tener conto del significato specifico che si attribuisca al termine “dialetto”:
- Dialetti rurali o rustici: associati alla campagna, ai villaggi e ai piccoli centri urbani.
- Dialetti urbani: si riferiscono alle città medie e grandi che presentano una realtà sociale propria di conurbazioni complesse indipendentemente alle dimensioni demografiche.
In italiano dialetto indica una delle lingue regionali parlate in Italia, autonome rispetto all’italiano standard. In inglese, invece, il termine si riferisce a una varietà locale della lingua standard. Ciò significa che quando un italiano si riferisce a un dialetto di fatto sta pensando a una lingua autonoma dall’italiano e da esso strutturalmente diverso, mentre un inglese ha in mente una varietà dello standard che può differenziarsi da esso per esempio per accento. La situazione linguistica dell’Italia era emersa in tutta la sua complessità già a Dante che nel 1304 scriveva nel De vulgari eloquentia. Italiano e dialetti italici derivano dal latino.
Il termine dialetto viene utilizzato per indicare un tipo di lingua, ossia una varietà in senso neutro. Una varietà di lingua è un insieme di tratti congruenti di un sistema linguistico che co-occorrono con un certo insieme di tratti sociali, caratterizzanti i parlanti e le situazioni d’uso. Per identificare una varietà si procede nel modo seguente:
- Si individua la lista di tratti linguistici che si presentano assieme.
- Si verifica che i tratti individuati dalla lista tendono a cooccorrere in parlanti aventi certe caratteristiche sociali e geografiche in comune.
Il codice rappresenta lo strumento attraverso il quale viene convogliato il messaggio da un mittente a un destinatario. È possibile interpretare i concetti di lingua, varietà, dialetto come dei codici, ossia come sistemi di regole. Un codice può essere:
- Chiuso: quando è costituito da un numero limitato e prefissato di elementi.
- Aperto: quando il numero degli elementi che lo costituisce può variare a seconda delle necessità d’uso e le associazioni ai significanti non sono fissate.
Ogni tipo di comunicazione si caratterizza per due fasi principali:
- Codificazione: attuata dal mittente del messaggio. Corrisponde alle abilità primarie produttive della glottodidattica (parlare, scrivere).
- Decodificazione: attuata dal destinatario allo scopo di ricostruire il codice a partire dal messaggio. Corrisponde alle attività ricettive della glottodidattica (ascoltare, leggere).
Un codice chiuso si caratterizzerà per il numero ridotto e prefissato di modi in cui le due fasi possono occorrere, mentre un codice aperto avrà un numero infinito di possibilità di codificazione e decodificazione. Un codice può essere dotato di uno o più sottocodici.
Un codice linguistico si definisce:
- Elaborato: quando è caratterizzato da un alto grado di esplicitezza ed è adatto a un uso pubblico.
- Ristretto: talvolta denominato lingua privata, un uso della lingua che si caratterizza per un basso grado di esplicitezza e richiede un vasto terreno comune di conoscenze enciclopediche condiviso da parlante e ascoltatore.
I concetti di codice elaborato e ristretto rientrano nell’ambito della cosiddetta teoria della deprivazione, sviluppata dal sociologo britannico Bernstein. I concetti di codice ristretto ed elaborato non hanno nulla a che fare con le nozioni di standard e non standard, piuttosto con la possibilità di attuare una sorta di mutamento di codice in relazione al contenuto e al contesto del messaggio. Tale commutazione di codice è possibile quando la lingua del parlante è duplice, ossia quando il parlante è in possesso sia di un codice elaborato che di uno ristretto.
Uno strumento verbale può essere considerato un codice linguistico, i codici linguistici a disposizione dei membri di una comunità sono più di uno. Questa condizione è definita bilinguismo (tutti i parlanti padroneggiano le due varietà) o plurilinguismo e consiste nella facoltà di un individuo di dominare contemporaneamente o di avere la competenza di due o più lingue. Un’ulteriore differenziazione è quella tra bilinguismo, inteso come condizione sociale e bilinguità, ossia la condizione psicologica dell’individuo bilingue.
Il bilinguismo si distingue tra:
- Bilinguismo primario: detto anche naturale, si riferisce alla facoltà di impiegare contemporaneamente due o più codici linguistici acquisiti tutti come lingue materne, cioè in età molto precoce e senza istruzione formale. La competenza del parlante nei due o più codici sarà equivalente.
- Bilinguismo secondario: si riferisce al prodotto di una istruzione linguistica di tipo formale e più tarda, quello che Krashen definisce apprendimento. La competenza del parlante uno dei due codici sarà in posizione privilegiata.
- Bilinguismo asimmetrico: la condizione in cui uno dei codici linguistici in possesso di un bilingue prevale sugli altri. Il gradiente di asimmetria, cioè la distanza tra l’uso dei due o più codici, dipenderà dalla reale competenza del parlante e in essi sarà legato al tipo di bilinguismo. Nel caso di bilinguismo primario l’asimmetria potrà anche essere indotta, nel senso che fin dai primi anni di vita di una competenza da madre lingua in due o più codici linguistici, il parlante tenderà ad utilizzarne uno più di altri, sviluppando una maggiore abilità espressiva. Nel caso di bilinguismo secondario, l’asimmetria potrà produrre situazioni in cui un parlante abbia competenza produttiva in un solo codice, ma ricettiva in due o più.
Indipendentemente dal gradiente di asimmetria e delle cause che lo determinano, il codice che prevale viene definito lingua dominante. Viceversa la lingua o le lingue che restano in secondo piano si definiscono lingue addormentate o assopite o latenti. Il concetto di lingua dominante si riferisce al bilinguismo inteso sia come fenomeno sociale che psicologico, il principio di lingua addormentata è per lo più legato alla psicologia del linguaggio e alla linguistica acquisizionale.
Il bilinguismo è analizzabile secondo due prospettive:
- Psico e neurolinguistica, legata all’individuo e ai processi di acquisizione linguistica (b. individuale) → studio della bilinguità.
- Sociolinguistica, legata alle norme di comportamento linguistico dettate da fattori funzionali e pragmatici e quindi al parlante come individuo sociale → bilinguismo sociale.
Il bilinguismo sociale si riferisce a una situazione in cui una comunità di parlanti abbia a disposizione due o più codici linguistici. Non tutti i membri della comunità sono bilingui. Ad esempio la situazione degli italofoni: esiste una varietà standard di italiano, ma pure numerosissime realizzazioni regionali. L’italiano standard ha un sistema fonologico dotato di sette vocali toniche, l’italiano regionale siciliano, invece, ne ha solo cinque. Questa particolare situazione può essere spiegata facendo riferimento al diasistema: struttura costituita al di sopra di più sistemi linguistici omogenei e che condividono somiglianze parziali.
Il processo di acquisizione di due o più lingue in tenera età si differenzia da quello che produce lo sviluppo del monolinguismo individuale. Sono state individuate 3 fasi del bilinguismo primario:
- Il bambino costruisce una lista di parole, ma tale lista contiene voci da entrambe le lingue.
- Quando le frasi cominciano a essere costituite da due o più elementi, vengono impiegate parole da entrambe le lingue anche all’interno della stessa frase.
- Con l’incremento del vocabolario...
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