SOCIOLINGUISTICA
28/09/2020
Ogni definizione bisogna essere decostruita per costruire oggi.
Che cos’è la sociolinguistica?
Testo: saggio sull’origine delle lingue di Rousseau, si pone una domanda: com’è stato
parlare? L’uomo ha dovuto affrontare una difficoltà mentale e fisica. Lui mette in
dubbio la necessità dell’uomo di parlare, visto che le cose primarie erano mangiare e
bere. Allora cosa? Cosa ha spinto l’uomo? I sentimenti. Visione generale, ma la spinta
principale che ha fatto nascere la lingua è dovuta dai sentimenti.
Dialogo che si pone Platone: lo definisce arbitrario. Aristotele risponde: se fosse una
persona sola forse si ma in questo caso non può essere. C’è qualcosa di sentimentale
e che riguarda l’intelletto, un grande accordo sociale e quindi per cambiarlo c’è
bisogno di un altro accordo sociale per chiamarlo in questo modo. Arbitrario sì ma con
un grande accordo sociale.
Nuovo, norma, uso e parlato.
Da Platone ad Aristotele la gente ha capito che studiare una lingua è un’attività
intellettiva. Per questo le persone si sono concentrate a scrivere dei grandi trattati
grammaticali. Tutte le caratteristiche che doveva avere una lingua per bene, una
lingua veicolare. Capirsi tutti tramite regole condivise, andare avanti con questo
contratto sociale. Hanno continuato a scrivere regole escludendo gli usi. Da sempre. I
maestri dell’Appendix probis: elencano i cattivi usi del latino. Ma sappiamo che errore
dopo errore diventa norma. Due studiosi hanno affermato che proprio questo è stato
l’Errore: attenersi a queste regole, alla sola forma scritta, che ha causato la morte del
latino e la nascita delle varie varietà, le lingue neolatine (USI). Diversi tipi di contratti
che nascevano tra le diverse persone, che si accordavano indipendentemente dalle
regole scritte. Brugman e Meillet: tra il latino e gli usi selvaggi si è creato un abisso,
ciò che fa morire una lingua di carta e mandare avanti gli usi. Così sono nate mille
grammatiche ma
Le lingue sono nate per COMUNICARE non per essere Normative, né informare.
Non si scinde più pensiero dalla parola come diceva Nietzsche. SAUSSURE dice: il
segno è composto nella nostra mente dal significato e dal significante (parola che può
essere detta o scritta), impressione acustica o grafica. Ecco perché la lingua è
comunicazione non informazione perché ci impressione.
Quindi le parole servono per pensare o creano il pensiero? FINKENSTEIN: un
insegnante che andando a piedi a scuola, rifletteva, ragionava…lui dice, dopo mille
studi, io non posso pensare al di fuori di una mia competenza linguistica, cioè non
posso avere un pensiero che sia composto da parole che non so. Se non so una parola
non so neanche il concetto. Quindi lui diceva i limiti della mia lingua sono anche i limiti
del mio mondo. Così come diceva Don Lorenzo Milani: “ogni parola non imparata oggi
è un calcio in culo domani”.
Abbiamo aggiornato ciò che diceva Nietzsche: le parole non ci servono per esprimere il
pensiero, le parole ci servono per pensare. Non possiamo pensare senza parole, meno
parole abbiamo nella mente meno strutture, meno competenze, meno sarà vasto il
mio mondo. Quindi siamo arrivati al punto che non possiamo pensare senza una
lingua, tale lingua tale pensiero, correlazione diretta. Non basta.
Qui subentra la nuova vita della sociolinguistica.
Negli anni ’70: hanno provato a sperimentare (sperimento di Palmer) prendendo 200
ragazzi facendogli vedere un incidente automobilistico. Divisi in due gruppi. Al primo
hanno chiesto: con quale velocità viaggiavano le macchine quando si sono
INZUCCATE? Al secondo: a quale velocità quando si sono SCONTRATE? Risultato: il
secondo gruppo (stessa domanda ma con parola diversa) ha dato come risposta: una
velocità di 30/40 km orari in più rispetto all’altro gruppo. Perché la parola inzuccare è
più blanda della parola scontro. Dopo li hanno riuniti chiedendo se c’erano secondo
loro dei pezzi di vetro sulla strada e hanno risposto tutti si. Sono stati guidati a
pensare, seguendo la scia dell’incidente pensando ci fossero dei vetri.
Una lingua non serve solo per pensare, una lingua crea realtà, non serve per
descrivere la realtà, una lingua è un’arma. Tutte le volte che compriamo siamo
manipolati linguisticamente, attraverso un gioco di parole di diverse funzioni
(marketing). Noi siamo esposti a manipolazioni linguistiche, perché attraverso questo
gioco di ascolto e parlato siamo tutti tentati a manipolare gli altri (in senso buono o
cattivo). Fino a 30 anni fa lo faceva solo la pubblicità. Gioco di parole, le parole che
creano realtà. Se la società cambia la lingua in automatico cambia. La sociolinguistica
studia le espressioni, cerca di descrivere la situazione di usi e costumi linguistici.
Studia e cerca di migliorare. (1984 di Orwell: come controllare le menti). Il parlato
ideale non esiste (è come girare con un vestito solo giorno e notte). Vedere le 5
domande di Fischman. Non esistono espressioni sbagliate, ci sono solo USI sbagliati.
Un deficit linguistico porta a un deficit scolastico e un deficit scolastico porta a un
deficit lavorativo… il pensiero se non ha parole è anoressico. Bisogna riflettere sugli
usi delle parole, solo così si può migliorare. Iniziare a lavorare dalla lingua. Bart: le
sorti di una lingua sono le sorti di una comunità linguistica. Vedere le 10 tesi di Tullio
De Mauro per un’educazione linguistica, cosa dobbiamo sapere per fare buon uso di
una lingua. Riflessione su cos’è una lingua.
Modalità di esame per frequentante da 6CFU
Libri: 1 manuale a scelta tra Cardona e i due testi di Berruto (consigliato
“Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo”) + lezioni
LETTURA OBBLIGATORIA:
F. de Saussure, Corso di Linguistica Generale, Laterza, Bari (lettura parziale, il capitolo
di Analogia)
01/10/2020
Massimo Baldini “Parlar chiaro, parlare oscuro” (semplificazione).
I linguaggi attraverso le parole ed elementi paralinguistici cercano di creare delle
realtà. Anticipano il pensiero. “La manomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio.
Schema: architettura dell’italiano contemporaneo, da G. Berruto “Sociolinguistica
dell’italiano contemporaneo”.
Come va considerato il linguaggio?
L’ordine della logica viene rovesciata e questo porta alla non comprensione. Prima di
tutto esiste la realtà, poi però la realtà può cambiare con il tempo, nel frattempo noi
notiamo la realtà e la descriviamo. Solo dopo, analizzare la realtà. Viene prima la
realtà e poi il parlato, quindi la sociolinguistica osserva la società e solo dopo riesce a
fare dei ragionamenti sulla realtà che allo stesso tempo si muove e di conseguenza
cambia anche il ragionamento.
La lingua cambia, cos’è che la fa variare?
La lingua è energia – Platone. Pronta per essere usata, il problema subentra quando
questa energia viene usata e va a toccare degli assi: diamesico (scritto-parlato),
diafasico (formale-informale), diastratico (colto-incolto). Altri due assi: diacronico
(tempo) e diatopico (spazio). Ovviamente non cambia nettamente ma c’è un punto di
incontro. Es.: errore comune di scrivere acqua con la C quando prima era scritta sola
con la Q, però l’errore comune è diventato norma, nonostante l’Appendix Probi
dichiarava che era errato. Tutti gli altri casi in cui c’è la Q non troviamo la C quindi è
quasi un’eccezione. Non c’è un motivo. Per i sociolinguisti è un ritorno alla vecchia
diacronia (ritorno agli arbori), se vista dal punto di vista della sincronia è un errore.
L’ortografia è considerata come un investimento e va calcolato il conto. In poche
parole bisogna tenere presente chi parla, con chi parla, di che cosa parla, che legame
c’è tra gli interlocutori e qual è il referente.
Saussure diceva che sull’asse c’è una zona di interferenza in cui si incontrano sia delle
caratteristiche di un parlato e di un altro. Questa zona viene chiamata continuum
dialettale, un parlato va sfumandosi e viceversa. Si tratta di una koinè: è il primo
distillato linguistico verso l’utilitarismo. Primo standard che si crea in territorio
nazionale ancor prima che si crea un’unità linguistica. Processo di fusione naturale.
Nucleo comune trovato in questo continuum dialettale. Differenza tra dialetto e koinè,
perché il dialetto è solo parlato. Es.: le tre koinè greche: ionico, dorico e attico. Ogni
volta che una varietà comune vince sulle altre ci sarà sempre un vanto sulle altre, una
distinzione sociale, la sociolinguistica tende proprio ad eliminare questo prestigio. Non
c’è nulla di stabile, tutto è relativo. Quindi anche il prestigio potrebbe essere
contestuale. Non è legge. Esiste la replica del compromesso, cioè di avvicinarsi,
educazione linguistica tra due interlocutori. Queste regole del compromesso, dice
Saussure, rompono la cosiddetta mentalità di campana, attraverso questo processo
non cambia solo la lingua di chi arriva ma anche di chi è della zona e quindi si arriva
alla zona di fusione rompendo quella specie mentalità di campana. Si creano tante
varietà.
Negli ultimi 50-60 anni, la scolarizzazione di massa e l’industrializzazione hanno
portato a rendere uguali in quantità il numero di parlanti e il numero di scriventi.
Ognuno di noi, alfabetizzato, arriva a saper scrivere e parlare. Per la prima volta nella
storia, con l’alfabetizzazione, il numero diventa uguale. Hanno passato la prova di
fuoco: perché la standardizzazione viene creata a tavolino. Consiste nell’introduzione
in società di una varietà standard decisa a tavolino. L’industrializzazione porta allo
spostamento di persone alla ricerca di lavoro o sistemazione. Quando prima il mondo
era basato sull’agricoltura c’era poca mobilità. Quindi tutto ciò ha dato vita alla neo-
standardizzazione, cioè il passaggio dallo scritto verso il parlato. Altra innovazione
enorme è stata la nascita della digitalizzazione che porta all’uso della scrittura. La
gente continua a scrivere oggi pur non avendo mai pensato di farlo (consideriamo le
persone adulte o anziane), perché prima si scriveva per mestiere. La comunicazione
digitale è tutta da studiare, è la prima volta che parlato e scritto convivono.
Riversamento del parlato nella scrittura (emoji: esprimere emozioni).
https://www.ethnologue.com/
02/10/2020
Tesina (facoltativa): mini ricerca sperimentale (contesto vivo), libertà nella scelta del
tema, non serve la bibliografia. Es.: analizzare elementi linguistici in una chat tra
giovani, far riferimento alle teorie dei manuali, no limite del numero di pagine
(possono essere anche 4-5 pag.). Aiuto per l’esame, si inizia dalla spiegazione della
tesina per poi far riferimento alla teoria. Da consegnare una settimana prima
dell’esame.
LETTURE CONSIGLIATE:
M.A.K. Halliday, Il linguaggio come semiotica sociale. Un’interpretazione sociale del
linguaggio e del significato, Bologna, Zanichelli, 1983
L. J. CALVET, La guerre des langues et les politiques linguistiques (consultabile anche
nella sua versione inglese)
W. Labov, Il continuo e il discreto nel linguaggio, Bologna, Il Mulino, 1977.
Teoria della comunicazione secondo Roman Jakobson
Mittente - Contesto – Destinatario – Codice – Messaggio – Canale
Il mittente formula il messaggio, il destinatario riceve il messaggio, il messaggio è
l’oggetto della comunicazione, il referente è ciò a cui il messaggio si riferisce, il codice
è l’insieme di regole e segni che consente al mittente e destinatario di comprendersi, il
canale è il mezzo fisico che mette in contatto mittente e destinatario.
Una lingua non muore mai ed è assurdo pensare di pianificare cosa accade nel futuro
di una lingua.
Com’è nata questa disciplina? Segue la società…le lingue variano quindi se servono
nuovi strumenti si arriverà al momento in cui verranno introdotti. Alla fine dell’800 e
inizi 900 la dialettologia ha capito che non bastava più come disciplina perché il
mondo stava passando al capitalismo, alle industrie, offriva lavoro. Tutto ciò apportò
vari cambiamenti, ci furono emigrazioni di massa che crearono micro comunità, ed
erano influenzati dalla città che li accoglieva. Per sentirsi a proprio agio e in conformità
con gli altri, la prima cosa è integrarsi linguisticamente (soprattutto i bambini). Quindi
queste comunità non erano più dialettofone per eccellenza ma un mix tra dialetto e
italiano regionale. Ad un certo punto, i dialettologi, accompagnati anche dal fatto che i
ragazzi andavano in guerra, hanno pensato che non esistevano più le nicchie ma tutto
si stava mescolando per vari motivi storici. Capirono che studiare, quindi, solo i dialetti
non era sufficiente, in loco e in sé per sé, ma era utile studiare eventi linguistici nel
momento in cui si sradicava un gruppo dialettofono e si univa ad un altro gruppo
(italiano regionale), dando così vita alla dialettologia urbana. Definita come prima
scintilla di sociolinguistica. Anche se, anni prima, Saussure aveva già detto che le
lingue non sono nomenclature (cioè liste di parole a sé) ma segni che hanno vita
sociale all’interno di una società. Lui a sua volta si era ispirato ad un certo Whitney
(capitolo “vita sociale dei segni”). Dal 1913 si crea un sistema, la linguistica diventa
una disciplina. La guerra: lettere di un partigiano, veniva chiesto ai soldati arruolati di
scrivere le lettere ai propri familiari in italiano per via della censura, molto più
controllabili. La censura ha fatto scaturire questo distacco dai dialetti. Però era
comunque un italiano popolare, cioè un primo tentativo di scrivere in modo unitario da
qualcuno che seppure con una minima istruzione, ha come madrelingua il proprio
dialetto. Le unità urbane erano ben formate, non solo per via di questo sviluppo
tecnologico ed industriale che aveva creato agglomerati mai visti prima, ma anche per
via della scolarizzazione di massa e le due guerre (censura). Quindi arriviamo al punto
che la dialettologia non bastava. Il sapere è diventato proprietà di tutti. Il paese grazie
a questi avvenimenti sentì il bisogno di cambiare marcia, vista la creazione di queste
unità di nuovi gruppi sociali (es.: varietà popolari, italiano regionale, i registri, lingue di
apprendimento, gerghi giovanili, ecc.). L’Italia era cambiata. Bisognava capire cosa
succedeva. Tutte queste situazioni hanno fatto capire ai linguisti che era ora di iniziare
a valutare la linguistica non solo come una variazione riguardante lo spazio ma anche
come una variazione sociale, socio-culturale. Da qui hanno considerato anche
l’importanza del canale, ecc. così è nata la sociolinguistica. Fishman, all’inizio un po'
titubante, l’ha chiamata sociologia del linguaggio. Hudson in un testo la definì come lo
studio delle lingue in rapporto alla società. Poi c’è Cardona che la definisce come ramo
della linguistica che si propone lo studio dei rapporti tra la società e l’attività
linguistica. E altri ancora. Poi alla fine, dopo varie definizioni, quella che più la
rappresenta è che la sociolinguistica è parte di tutti quegli studi che hanno come
oggetto principale l’analisi del rapporto tra strutture e usi della lingua e le strutture
della società. Fino a quando, andando avanti, si è capito dello svantaggio scolastico
dei ragazzi per il loro livello basso. C’erano molte insegnanti che bocciavano, senza
dare alcuna opportunità. Lettera ad un’insegnate da parte di Don Lorenzo, facendo
capire che la colpa era la loro, non erano capaci. I sociolinguistici hanno capito che
dalla quantità bisognava passare alla qualità, quindi dagli anni ’80 in poi fino ai giorni
di oggi ci fu la seconda vita della sociolinguistica. Hanno capito il potenziale
emancipatrice di questa disciplina, si va verso una sociolinguistica qualitativa,
correlazionale, funzionale. Dobbiamo correlare ogni fatto linguistico ad un fatto
sociale, ogni varietà sociale ad ogni varietà linguistica, che funzione ha un segno, ecc.
Il punto di partenza è la conoscenza delle funzioni del linguaggio.
05/10/2020
La vita dei segni, delle parole potrebbe essere soggetta al potere, il contratto sociale.
“Alice” testo amato dai linguisti, cerca di rompere l’arbitrarietà dei segni, prova ad
attribuire un significato diverso al significante, diverso da quello che il contratto
sociale gli ha attribuito. Lei dice io sono il boss e quindi gli do questo significato. Orwell
1984, descrive i vari ministeri, cambio dei vocabolari e scelta di parole sotto la
dittatura. Il potere svolge una grande influenza sulla lingua. La parola, il linguaggio
potrebbe essere soggetta a diverse funzioni. Le lingue sono nate per comunicare, tutti
i cassetti metalinguistici sono visti come fini a sé stessi (studio della grammatica,
sintassi, ecc.), quindi si deve dare più spazio alle funzioni del linguaggio. Verso gli anni
’80, avvenne questa grande trasformazione, anche se adesso si è un po' arenata, cioè
la seconda vita della sociolinguistica, nasce quando coloro che educavano attraverso il
linguaggio e che sostenevano che dietro ogni operazione linguistica ci stava una
conseguenza o un’azione sociale, si sono posti una domanda: ha una funzione il
linguaggio? Questa domanda se l’era posta Ro
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