Il mutamento
Il mutamento linguistico viene studiato dalla linguistica storica. Tutti i livelli della lingua sono interessati dal mutamento, ma forse esso è più evidente a livello fonico/fonologico.
È stato affermato che di per sé le lingue tenderebbero a restare stabili anche per periodi lunghi e lunghissimi, ciò perché il mutamento linguistico avrebbe causa non interna ma solamente esterna. Sia giusta sia sbagliata tale affermazione è indimostrabile, poiché non disponiamo di alcun esempio di lingua rimasta isolata per un così lungo periodo.
Livello fonetico
Il livello fonetico riguarda l’articolazione concreta dei suoni, ovvero dei foni di una lingua.
I foni vengono indicati fra parentesi quadre.
Livello fonologico e fonematico
Il livello fonologico studia quegli insiemi di suoni, differenti per ogni lingua, che ciascun sistema linguistico sceglie per costruire i propri significanti. Essi sono chiamati fonemi. I fonemi vengono indicati fra le barre oblique. Il fonema è l’unità distintiva minima, ovvero è l’unità fonica più piccola, che pur non avendo un significato proprio, permette di distinguere fra significati diversi. Le coppie di parole che si differenziano in un solo punto della sequenza si dicono coppie minime.
Varianti fonematiche
Sono dette varianti contestuali combinatorie i diversi modi di realizzare fonicamente un fonema a seconda del contesto. Quando un fonema è dotato di varianti combinatorie si dice che presenta distribuzione complementare. Il fatto che in una lingua due foni funzionino come varianti contestuali di uno stesso fonema non toglie il fatto che in un’altra lingua essi possano avere statuto di fonemi autonomi.
Ex. [x] e [k] sono varianti combinatorie del fonema /k/ in toscano: la [x]asa; il [k]ane; al contrario in neogreco sono fonemi poiché possono ricorrere nelle medesime condizioni indifferentemente e alternandosi possono variare il significato d’uno stesso significante: [x]ano “io perdo” e [k]ano “io faccio”.
Le varianti libere di un fonema sono differenti realizzazioni foniche di uno stesso fonema che il parlante può utilizzare a prescindere dal contesto senza variare il significato di uno stesso significante. Ex. in italiano [R]oma = [r]oma; [θ]ale = [s]ale viceversa in inglese /θ/ ed /s/ sono fonemi distinti: (to) [θ]ink ≠ (to) [s]ink.
Mutamento fonico e fonetico
Conseguenza della distinzione fra foni e fonemi è che anche dal punto di vista del mutamento si deve distinguere fra mutamento fonico e fonetico.
Mutamenti fonetici
- Assimilazione: prevede che due foni vicini dal punto di vista articolatorio si omologhino in parte o del tutto;
- Dissimilazione: prevede che due elementi contigui ed articolatoriamente uguali si diversifichino in misura maggiore o minore;
- Inserzione: aggiunta di materiale fonico etimologicamente ingiustificato;
- Cancellazione: cancellazione di materiale fonico che invece dovrebbe essere presente;
- Metatesi
- Coalescenza
- Scissione
Mutamenti non determinati dal contesto:
- Analogia
- Paretimologia (o etimologia popolare): consiste nella modificazione fonica d’un certo significante per effetto di un altro significante al quale a torto o a ragione il parlante associa il significante. Ex. - Per il parlante non esperto di navigazione l’espressione “essere di veletta”, dove per veletta si intende la “vela più piccola dell’albero di maestra”, non era perspicua, perciò essa è stata erroneamente corretta inserendovi l’idea di vedere, legato all’ambito semantico dello stare di guardia: “essere di vedetta”.
In tedesco Sündflut è “diluvio universale”, forma scomposta dai parlanti in Flut “inondazione” e Sünde “peccato”, essa è reinterpretazione di una forma antica, attestata, Sinvluot, dove sin è “che dura”, vluot “inondazione”.
Il francese contredanse “ballo in cui le coppie erano schierate su due file contrapposte, è adattamento dell’inglese country-dance che in senso proprio vuol dire “ballo di campagna”.
In documenti latini medievali ricorre il termine signaida per segno di confine, esso potrebbe essere ricondotto al latino signum, non fosse per il suffisso -aida inesistente nel latino medievale, la forma viene infatti dal longobardo snaida “tacca sulla corteccia degli alberi come segno di confine” che è stato modificato dall’accostamento secondario alla forma latina signare.
Tabù linguistico o interdizioni, tale fenomeno trova le sue radice nell’antica convinzione del valore evocativo e creatore della parola; ἄρκτος Ex. sscr. rksa- gr. lat. ursus “orso”. Si sono apportate volutamente alcune modifiche extrasistematiche al consonantismo del termine per evitare che l’orso sentendosi chiamato appaia. Ancor più radicale è la soluzione utilizzata dalle lingue germaniche: l’eufemismo, in inglese bear e in tedesco Bär sono propriamente “il grigio”. Nei dialetti salentini il capofamiglia è chiamato idʤu per non portargli male.
Oggi è comunemente accettato che i mutamenti non sono né ineccepibili né istantanei, ma che può sorgere in un punto qualsiasi della lingua e da esso diffondersi su tutto il sistema, o a volte decadere senza raggiungere la totalità dei casi. Ex. Un esempio di mutamento bloccatosi a metà è la sonorizzazione toscana e italiana delle occlusive sorde in posizione intervocalica innescata dall’imitazione dei più prestigiosi modelli fonetici italiani settentrionali, provenzali e francesi.
Origine della linguistica storica
La linguistica storica nasce nel 1786 quando Sir William Jones tenne, presso la Royal Asiatick Society del Bengala, una conferenza nella quale sosteneva che latino, greco e sanscrito potessero derivare da un comune antenato, date le loro molte corrispondenze. Le conclusioni Jones erano state favorite in particolar modo da due circostanze:
- Le grandi scoperte geografiche e il susseguente fenomeno del colonialismo;
- Il movimento culturale romantico, il quale favorendo il gusto dell’esotico e dell’ignoto promuove lo studio delle civiltà e delle lingue orientali.
La nuova disciplina riceve una prima sistemazione da Friederich von Schlegel, fondatore del movimento romantico, egli fa nascere la linguistica comparata. Secondo Schlegel l’antenato comune di tutte le lingue non è sconosciuto, ma è il sanscrito.
A livello di fonetica (al tempo si parlava di “lettere”) sono Jacob Grimm e Rasmus Rask, almeno in principio indipendentemente l’uno dall’altro, a identificare le prime corrispondenze sistematiche fra le varie lingue indoeuropee. Tuttavia la vera sistematizzazione la linguistica storica la riceve da August Schleicher, il quale era in primis uomo di scienza, ed applicò alla nuova disciplina lo stesso rigore degli studi scientifici, al tempo investiti dalle teorie rivoluzionarie di Darwin. Proprio in quel periodo Darwin stava studiando gli alberi genealogici di sottospecie, lo stesso si applicò alla linguistica cercando di individuare le parentele fra le diverse lingue; Schleicher postula, come già Jones, una lingua-madre comune da cui le altre lingue si sarebbero originate con successive ramificazioni; la conoscenza di tale lingua-madre ricostruita era già così avanzata all’epoca che lo studioso si divertì a scrivervi la favoletta della pecora e dei cavalli.
Schleicher recupera la precedente classificazione delle lingue in base ai tipi isolanti, agglutinanti, flessive, ma non considera tali categorie come tipi, ma piuttosto come fasi successive e naturali del processo evolutivo linguistico. Una visione strettamente genealogica del panorama linguistico non saprebbe spiegare somiglianze che si possono instaurare fra lingue non imparentate fra loro: ad esempio le lingue germaniche hanno oggi un passato analitico pari a quello presente in italiano e in neogreco pur appartenendo tali lingue a ceppi differenti, ciò perché questa fu probabilmente una caratteristica del greco tardo, da lì passata in latino, e poi alle lingue romanze e per contiguità anche a quelle germaniche; le motivazioni della corrispondenza esulano dunque dal rapporto di parentela.
La visione troppo rigida e meccanicista di Schleicher gli viene già contestata dai suoi allievi J. Schimidt e H. Schuchardt. Schimidt elabora infatti la teoria delle onde, secondo la quale le innovazioni linguistiche si allargano da centri che possono di volta in volta essere differenti al modo dei cerchi concentrici delle onde, man mano perdendo di intensità. La nuova teoria ha il grande pregio di inserire l’organismo linguistico nel tempo e nello spazio.
Alla generazione Schimidt seguì quella dei neogrammatici, di cui si possono considerare fondatori Hermann Osthoff e Karl Brugmann, ai quali è indissolubilmente legato il concetto di ineccepibilità delle leggi fonetiche. I neogrammatici postulano che se in una lingua dato un contesto X a passa a b, allora ogni volta che si verificherà in quella lingua il contesto X a dovrà trasformarsi in b ineccepibilmente, vale a dire senza eccezioni, presso tutti i parlanti tale lingua in qualsiasi luogo essa venga parlata; il fondamento della regola dell’ineccepibilità è il principio delle abitudini articolatorie: si considera che l’apparato fonatorio risponda meccanicamente con stessa reazione a stesso stimolo.
Il principio delle abitudini articolatorie porta in Italia a metà Ottocento a postulare l’esistenza del: se le abitudini articolatorie rispondono ad un meccanismo meccanico sostrato etnico o sostrato allora esse tenderanno a restare immutate anche quando il parlante cambi lingua, ne consegue che in presenza di eccezioni apparenti queste debbano essere ricondotte ad un condizionamento articolatorio operato da una lingua precedente (sostrato). Se intesa in maniera più possibilistica la teoria del sostrato può essere ritenuta valida ancora oggi.
I Neogramattici nel postulare l’ineccepibilità delle norme linguistiche furono influenzate da alcune importanti scoperte della linguistica:- risoluzione delle apparenti eccezioni alla legge di Grimm risolte prima da Grassmann (1863) e poi da Verner (1877).-spiegazione del comportamento della velari nel sanscrito.
Le uniche possibilità per spiegare eventuali eccezioni sono dunque per i Neogrammatici l’analogia e il prestito. L’analogia può essere regolata da pressione paradigmatica (all’interno dello stesso paradigma le forme che a qualunque titolo acquisiscono salienza premono per proporsi come modello di eventuali forme idiosincratiche) e da pressione sintagmatica (l’influenza che si può instaurare fra due elementi che si trovino in posizione contigua all’interno della stringa fonica).
Geolinguistica e sociolinguistica
La geografia linguistica già implicita nella teoria delle onde di Schmidt, nasce propriamente con gli atlanti linguistici. Il primo atlante linguistico risale agli anni Settanta dell’Ottocento, ne è ideatore Georg Wenker, che per compilarlo utilizza dei questionari inviati per posta generalmente ad insegnanti in diverse località.
Le mappe linguistiche mostrano quanto la lingua può essere variamente distribuita sul territorio, dato che contrasta con le teorie dei Neogrammatici che data ineccepibilità delle leggi fonetiche si aspetterebbero confini linguistici netti. Basti il caso, studiato da Wenker delle due varietà di tedesco: Se la seconda mutazione consonantica è una delle leggi che differenziano alto da basso tedesco, allora ci si aspetterebbe, dal punto di vista geografico, la coincidenza dei tre confini che separano la zona dove p, t, k sono mantenuti dalla zone dove tali foni non sono mantenuti; la realtà mostra invece tre confini che si separano lungo il corso del Reno per più di duecento chilometri (il cosiddetto ventaglio renano); inoltre vi sono forme che si spingono molto oltre i confini del ventaglio renano: ad esempio la forma ich alto-tedesca si estende per lungo tratto nella zona dove dovrebbe già vigere la forma basso-tedesca ik.
L’organismo linguistico è influenzato da fattori storici, geografici e sociali, dunque non si può dare, come per le scienze naturali, che date le medesime condizioni ineccepibilmente si verifichi il medesimo risultato. È termine che la linguistica ha mutuato dalla geografia ed indica la linea immaginaria che su una carta geolinguistica unisce i pu
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