Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

12

Gli irlandesi furono per molto tempo alla testa della cultura e della cristianità. La terminologia degli

studi linguistici irlandesi combina prestiti di parole latine con un parallelo sviluppo di termini tecnici da

parole gaeliche. Un manoscritto del IX secolo contenente le grosse a Prisciano e mostra la parziale

assimilazione della sua terminologia da parte del gaelico! C'è mescolanza tra latino e tradizioni

linguistiche locali in Irlanda.

Per la linguistica la seconda parte del medioevo è la più significativa: l'epoca della scolastica.

La chiesa era diventata un'autorità centrale che unificava le attività culturali di tutti gli uomini. Il lavoro

linguistico si limitava a insegnare il latino secondo le compilazioni di Donato e Prisciano. Tale lavoro

era puramente didattico e continuò con la scolastica. Furono pubblicati parecchi manuali di grammatica

latina in versi. ex. DOCTRINALE di Alexander Villadei scritto intorno al 1200. Il latino insegnato

nelle scuole che usavano questo manuale era più vicino a latino medievale. Il DOCTRINALE è molto

pratico ed è rimasto un libro di testo popolare. Apparvero descrizioni di altre lingue ex. dal XIII secolo

è nota una grammatica gallese!

L'elevato prestigio della letteratura provenzale trobadorica suscitò una richiesta di informazione

grammaticale sul provenzale e ciò avvenne dal 1240. Uno dei più notevoli esempi di lavoro di questo

periodo è il PRIMO TRATTATO GRAMMATICALE, opera di un'islandese del XII secolo: il titolo

deriva dal posto che occupava nel manoscritto originale. Questo islandese che resta sconosciuto si

interessò alla riforma dell'ortografia. Conosceva certamente bene le opere dei grammatici latini e

comprende bene i principi dell'analisi fonologica.

Fu un grande esperto di fonetica! Il suo testo indica l'insufficienza dell'alfabeto islandese allora in uso.

L'islandese aveva 36 segmenti vocalici distinti cioè nove qualità vocali ognuna delle quali poteva

essere lunga o breve, nasalizzata o no. L'islandese fu in grado di indicare la lunghezza e la nasalità

con segni diacritici!!! Varie consonanti si presentavano come lunghe e contrastavano con le loro

corrispondenti brevi: suggerì di scrivere le consonanti lunghe con la maiuscola!

Fece notare che le differenze fonetiche dipendenti dei suoni circostanti non hanno bisogno di segni

separati, gli allofoni cioè vanno indicati allo stesso modo. Accertò le distinzioni fonemiche mediante la

variazione controllata di un singolo segmento in un quadro costante [coppie minime!). La sorte del

PRIMO TRATTATO GRAMMATICALE non fu felice perché nel dodicesimo secolo l'Islanda si separò

dalla cultura europea per epidemie. Il testo rimase inedito sino al 1818.

Durante il medioevo la grammatica speculativa si spinse in là rispetto alle esigenze dettate dal

insegnamento del latino. La grammatica speculativa è uno stadio definito nella teoria della linguistica e

i vari autori, i Modisti [da “modi significandi”) rappresentano lo stesso punto di vista teorico,

condividono la stessa concezione della scienza linguistica. La grammatica speculativa fu il risultato

dell'integrazione della descrizione grammaticale del latino come era stata formulata da Donato,

entro il sistema della scolastica. Questa a sua volta era data dall'integrazione della filosofia

aristotelica entro la teologia cattolica. La Scolastica si sviluppò per un complesso di fattori storici: dal

XII secolo infatti diventò più accessibile all'Occidente la conoscenza del greco e di Aristotele. Ciò fu

dovuto anche grazie alle crociate.

In generale gli scolastici conobbero Aristotele in traduzioni latine.

Con la Scolastica si considerava inadeguata la pura e semplice descrizione del latino e si espresse

l'opinione secondo cui Prisciano, limitandosi a descrivere la lingua, non era stato abbastanza profondo:

avrebbe dovuto indagare la teoria sulla quale si basava. Dal XII secolo in poi coloro che erano

insoddisfatti di Prisciano fornirono la spinta che condusse alla grammatica speculativa e a una teoria

del linguaggio inquadrata nella filosofia dell'epoca. Nel XII secolo Pietro Elia scrisse un commento

nel quale cercò spiegazioni filosofiche alle regole della grammatica esposte da Prisciano.

In seguito la funzione del filosofo nella grammatica fu considerata importantissima. I primi grammatici

invece non avevano aspirato all'universalità della grammatica. Ruggero Bacone, che scrisse una

delle prime grammatiche speculative, dichiarò che la grammatica nella sua sostanza è unica.

13

Durante il periodo della scolastica in semantica fu esplicitata una distinzione importantissima: nel

XIII secolo il futuro papa Giovanni XXI, nelle sue SUMMULAE LOGICALES, fece riferimento alla

differenza fra SIGNIFICATIO e SUPPOSITIO. La prima può essere tradotta come il significato di una

parola e fu definita come il rapporto fra il segno e ciò che esso significa. In virtù di tale rapporto di

significato, un dato segno cioè può agire come sostituto di una data cosa o persona ecc...; per i nomi

? questo è il rapporto di SUPPOSITIO. Quindi, poiché "HOMO" significa uomo, HOMO puo stare al

posto di Socrate, Luca e così via. La SIGNIFICATIO è anteriore alla SUPPOSITIO e quando i

significanti di più di una parola sono riuniti in una costruzione ciò può limitare la loro SUPPOSITIO.

Così HOMO ALBUS si può accettare solo per gli uomini che sono bianchi. Alcuni fecero un'ulteriore

distinzione implicante la distinzione fra forma e materia cioè tra supposizione formale e materiale.

Nella supposizione formale una parola rappresenta una cosa,una persona, o è accettata in sua vece in

quello che poi i logici chiamarono il linguaggio dell'oggetto o linguaggio del primo ordine; nella

supposizione materiale, la parola rappresenta se stessa in un metalinguaggio o linguaggio del secondo

ordine.

I due tipi di supposizione sono esemplificati in: Pietro è il papà e "Pietro" è un nome.

La stessa distinzione tra forma e materia ricorre in vari punti della grammatica speculativa dei Modisti.

La linguistica dei modisti medievali si concentrò sulla grammatica. I modisti escludevano dal loro

campo la pronuncia anche se alcuni scrittori menzionavano caratteristiche del latino medievale per le

quali esso divergeva dai modelli dei grammatici classici. La teoria dei grammatici speculativi comporta

una notevole quantità di nuovi termini tecnici. I modisti hanno conservato intatti quasi tutti i

particolari della morfologia latina di Prisciano. Nella trattazione dei tempi verbali non si andò oltre

la formulazione inadeguata di Prisciano. Nel sistema dei modisti, le cose posseggono varie proprietà

o modi di essere. La mente li percepisce mediante i "modi attivi della comprensione" modi intelligendi

attivi , ai quali corrispondono i "modi passivi della comprensione" modi intelligendi passivi cioè le

qualità delle cose in quanto percepite dalla mente. Nella lingua, la mente conferisce ai suoni vocalici i

"modi attivi del significato" modi significandi attivi grazie ai quali essi diventano parole e significano

le qualità delle cose, queste qualità sono rappresentate dai "modi passivi del significato" modi

significandi passivi e sono le qualità delle cose in quanto significate dalle parole. Due MODI ESSENDI

che furono trovati in tutte le cose e sono alla base di tutto furono il MODUS ENTIS, la proprietà di

permanenza nel tempo, per cui le cose possono essere riconosciute come cose, e il MODUS ESSE, la

proprietà di mutamento e di successione per cui si può riconoscere che le cose persistenti subiscono

modifiche.

Facendo riferimento alla distinzione fra forma e materia i modi essendi, i modi intelligendi passivi e i

modi significandi passivi differiscono formalmente perché si trovano a livelli diversi, ma sono gli stessi

materialmente perchè si riferiscono alle proprietà delle cose come sono capite dalla mente. I modi

significandi sono i termini chiave del sistema. Ogni parte del discorso si distingue per rappresentare la

realtà secondo un particolare modo o da un particolare punto di vista; ogni categoria applicabile a una

classe di parole è per se stessa un modo che fornisce la sua propria componente semantica. Ci sono

alcune differenze andando ad analizzare le definizioni dei modisti delle otto classi di parole elaborate

da Prisciano.

Le parti del discorso indeclinabili, adverbium - coniunctio - praepositio - interiectio, implicavano un

minor numero di modi significandi e derivavano da una quantità minore di proprietà delle cose.

La specifica associazione dell’interiezione a verbi e participi, condotta da Michel de Marbais, sembra

scaturire della anteriore inclusione dell’interiezione nella classe dell'avverbio. Gli aspetti formali delle

definizioni anteriori sono stati sostituiti dall'attribuzione a categorie di significati specifici, alcune delle

quali condivise da più classi di parole. ciascuna classe è definita da un particolare modo di significare

che la distingue da tutte le altre. Le classi delle parole declinabili sono definite con riferimento alle

categorie della filosofia scolastica, risalenti alle categorie aristoteliche dell'essere ma applicando tale

14

terminologia alle classi di parole indeclinabili, i modisti trattarono il modus significandi come

l'equivalente di una funzione sintattica. È difficile attribuire significati di classe per quelle classi di

parole che si trovano in posizione subordinata entro complessi sintattici. Nella grammatica modista è

evidente l'interpretazione scolastica della dottrina aristotelica. Le categorie che definivano furono

denominate modi significandi essentiales e gli accidentia di Prisciano diventarono i modi significandi

accidentales.

Fu nella sintassi che grammatici speculativi portarono le maggiori innovazioni sebbene i modisti si

concentrassero soprattutto sulla morfosemantica del latino. Nelle grammatiche speculative apparve per

la prima volta in Europa una teoria definita della struttura della frase. Nella teoria dei modisti si può

riassumere come Tommaso di Erfurt trattò la sintassi: una frase accettabile sorge da quattro principi

comparabili alle quattro cause aristoteliche:

♠ materiale, cioè le parole come membri di classi grammaticali

♠ normale, l'unione di esse in costruzioni varie

♠ efficiente, i rapporti grammaticali fra le diverse parti del discorso espressi dalle forme della flessione

che sono richieste dalla costruzione e imposte dalla mente di chi parla

♠ finale, l'espressione di un pensiero completo

Devono essere soddisfatte tre condizioni: le classi di parole devono essere tali da costituire una

costruzione sintattica; le parole devono presentare categorie di flessione adeguate; le parole come

singole voci lessicali devono essere collocabili. Ad esempio "cappa nigra", berretto nero, è in

collocazione appropriata, ma "cappa categorica", berretto categorico, sebbene conforme alla

grammatica è espressione non appropriata perché implica una collocazione non accettabile.

Si considerò la costruzione di nome e il verbo e i termini SUPPOSITUM e APPOSITUM (soggetto e

predicato) furono usati per designare le funzioni sintattiche delle due parti della frase basilare. Questi

due termini furono riferiti al subiectum e al praedicatum dei logici ma furono tenuti distinti. Sembra

che l'uso di suppositum e appositum come termini che designano i nomi come soggetto e i verbi come

predicati di frasi dichiarative si sia sviluppato nel XII secolo negli scritti di P. Elia. Prima suppositum

era usato nel senso generale a indicare ciò che un nome significava o a cui si riferiva. I modisti

analizzarono i rapporti sintattici in termini di dipendenza e di terminazione di una dipendenza.

Il rapporto fra dipendente e terminale fu usato per costruzioni come le seguenti:

Dipendente Terminale

verbo appositum nome al nominativo suppositum

verbo nome in caso obliquo

aggettivo nome

avverbio verbo

nome nome al genitivo

Questo rapporto riconosce rapporti sintattici diversi da quelli di superficie determinati dall'accordo

flessivo. Si era individuato il rapporto di reggenza all'epoca di P. Elia, che usava il verbo regere per

indicare la reggenza tra preposizioni e nomi al caso obliquo. Dipendenza e terminazione vengono usati

anche per distinguere proposizioni e costruzioni subordinate, da costruzioni indipendenti o principali.

Con i modisti i termini transitivo e intransitivo compaiono come categorie delle costruzioni

sintattiche. Essi applicano le espressioni constructio transitiva e constructio intransitiva a rapporti

sintattici fra componenti della frase che implicano classi diverse di parole. In una frase con un

nome-verbo-nome come " Socrate legge un libro" il rapporto fra il primo nome e il verbo è una

constructio intransitiva mentre il rapporto fra "legge" e "libro" è una costructio transitiva dove il verbo

legge agisce da perno.

Le costruzioni intransitive coinvolgono un solo termine nella categoria della persona, mentre le

transitive ne implicano più di uno.

15

I Modisti, pur seguendo Prisciano, fecero una distinzione tra le categorie di una parola che erano

direttamente implicate nelle categorie di altre parole e quelle che non si trovavano in tale condizione.

Furono chiamati "modi respectivi" i modi implicati in ulteriori rapporti sintattici, "modi absoluti" gli

altri. Alcuni scrittori definirono i "modi respectivi" come le basi della struttura della frase.

Il modisti tracciarono una distinzione su basi sintattiche tra le formazioni per flessione e per

derivazione. La parziale corrispondenza tra la "declinatio vuluntaria" di Varrone e i "modi absoluti" dei

modisti, e fra la "declinatio naturalis" e i "modi respectivi" sorge dal fatto che in latino le formazioni

per flessione sono più regolari di quelle per derivazione.

Tra i modisti la distinzione fra nome e aggettivo assunse un posto di maggior rilievo. Ad esempio P.

Elia fece una differenziazione fra "nomen substantivum" e "nomen adiectivum".

Il verbo e il participio condividono il "modus esse" cioè la categoria del processo nel tempo, ma il

verbo è grammaticalmente distinto dal nome. Il participio invece condivide molte cose col verbo ma

può anche agire come elemento nominale. Dunque il verbo è separato dalla sostanza denotata dal nome

e il participio non separato da tale sostanza.

La posizione fu considerata sintatticamente legata a una parola declinata. Da tutto ciò si capisce che

c'è un incremento nella comprensione della sintassi. Gli autori delle grammatiche speculative non si

occuparono dell'argomento che ricevette attenzione dai filosofi medievali: la questione degli

universali. Questo problema fu concentrato su un aspetto del rapporto fra l'uso di linguaggio per

discorrere del mondo e la natura del mondo per se stesso. Si fa riferimento alla capacità semantica dei

termini o delle parole che si usano per costruire delle proposizioni generali: come Socrate è un uomo.

Ci si chiede se questi termini rappresentano degli universali reali che esistono per conto loro

indipendenti dalle persone dalle quali sono predicati. Ci si chiede se hanno uno status indipendente!

Per i nominalisti ad esempio gli universali sono semplici parole che non hanno esistenza reale fuori dal

linguaggio. Per i modisti gli universali sono astratti dalle proprietà reali dei particolari e poi dalla

mente considerati separati da essi. La mente dunque astrae i "modi essendi" dalle cose, li considera

come "modi intelligendi" e il linguaggio permette che tali astrazioni siano comunicate mediante i "modi

significandi". Il presupposto era che tutti gli uomini compissero tale processo nello stesso modo!!!

[ma secondo l' "ipotesi di Whorf" nel XX secolo è ammissibile che popolazioni molto lontane per

lingua e cultura vivano in mondi differenti dal modello comune al mondo europeo e queste differenze

sono legate alla struttura grammaticale delle loro lingue)

Gli universalisti parlano di una unicità dei "modi intelligendi" da cui vengono derivati i "modi

significandi" della struttura grammaticale. I loro oppositori cominciano dagli insiemi molto diversi dei

"modi significandi" che si manifestano in lingue differenti e di qui dicono che il pensiero dell'uomo

dipende dall'uso della lingua primaria di ciascuno e che dunque i "modi essendi" della realtà dipendono

dai "modi intelligendi". Comunque i "modi intelligendi" probabilmente differiscono da una comunità

linguistica ad un'altra e lo scambio non è tutto in una direzione. I modi intelligendi generano i modi

significandi ma sono essi stessi influenzati dai modi significandi.

I modisti posero in discussione i punti più importanti che riguardano il nostro tentativo di capire il

linguaggio. Nel medioevo si cercò di basare tutte le scienze su fondamenti stabili. Si voleva integrare la

descrizione grammaticale in una teoria filosofica. Nel tardo medioevo ci si interessava alla grammatica

in quanto faceva parte delle ARTI LIBERALI. I modisti erano orientati verso la teoria mentre i seguaci

della letteratura classica erano orientati verso i dati cioè i testi letterari. Nasce una specie di

opposizione fra lo studio delle arti e lo studio degli autori. Gli autori in un'allegoria combattono

contro Aristotele, responsabile di aver dato ai concetti grammaticali una base logica. Nell'allegoria

vincono le arti!

Il Rinascimento:

il rinascimento è uno movimento italiano innanzitutto che si diffonde all'estero. Nel XVI secolo c'è la

16

riforma protestante. Con l'espansione in America si venne alla conoscenza di lingue non europee. Le

lingue dialettali in Europa inoltre vengono studiate meglio. Lo studio del greco e latino diventa molto

importante e molto preciso.

Durante il Rinascimento vennero distrutti molti manoscritti antichi purtroppo. Da allora in poi furono

sistematicamente studiate le lingue vive in Europa ma continuarono gli studi del greco e latino. Dal

XIV secolo furono studiati anche l'arabo e l’ebraico. L’ebraico è la lingua del vecchio testamento ma

non era mai stata studiata in modo approfondito. Sant’Isidoro iniziò a considerarla dal VII secolo la

lingua di Dio e cioè la prima lingua parlata.

Greco, latino ed ebraico furono le lingue studiate nel Rinascimento. Furono redatte parecchie

grammatiche ebraiche ex DE RUDIMENTIS HEBRAICIS di Reuchlin: egli richiamò l'attenzione sul

sistema di classi di parole in uso presso gli ebrei: nome, verbo, particella. I primi due sono declinabili,

le particelle no. Reuchlin adatta la tradizione grammaticale ebraica a quella latina ex suddividendo

il nome in: nome, pronome, participio. Molte delle categorie applicabili alle classi di parole latine, non

sono però applicabili al ebraico.

Nel 1529 la grammatica ebraica di Clenard diventò definitiva.

La prima grammatica europea della lingua araba fu pubblicata nel 1505 da Pedro di Alcala.

L’ebraico permise di avere un contatto con lingua non indoeuropea. L'esegesi biblica degli ebrei si

sviluppò sotto l'influsso del lavoro linguistico degli arabi anche perché c’erano somiglianze fra le due

lingue. Ci si concentrò sui testi ebraici del vecchio testamento. Dal XII secolo furono redatte

grammatiche ebraiche da ebrei che vivevano in Spagna.

Gli arabi negli studi linguistici usarono il Corano. Nel mondo arabo si sviluppò la rivalità fra scuole

filologiche diverse. A Basra si sentì molto l’influsso di Aristotele e si pose l'accento sulla regolarità

della lingua come strumento di discorso logico intorno ai fenomeni. I linguisti di Kufa invece diedero

maggior importanza alla diversità tra la lingua reale e i fenomeni testuali che venivano accettati. Gli

studi grammaticali arabi raggiunsero il culmine alla fine dell'VII secolo nella grammatica di Sibawaih

di Basra. La sua opera è AL - KITAB, il libro,fissò la descrizione dell'arabo da allora in poi. Sibawaih

Distinse tre classi di parole: nome declinato, verbo coniugato, particelle invariabili. [La descrizione

delle coniugazioni si basa sulle radici trilittere, e i lessicografi arabi posero tali radici consonanti

astratte alla base del loro vocabolario.) Si elaborò anche una descrizione fonetica indipendente dalla

scrittura araba. Sibawaih riuscì a descrivere il meccanismo di emissione delle parole. I modi di

interferenza furono denominati MAKHRAG. L'unica grave mancanza fu quella di non riconoscere la

distinzione sonoro-sordo nelle consonanti. Riuscirono ad arrivare a risultati simili a quelli raggiunti

dagli indiani!

Durante il medioevo erano state redatte in Europa grammatiche del provenzale e dei catalano. Durante

il rinascimento comunque furono pubblicate molte delle prime grammatiche delle lingue europee. Le

prime grammatiche dell'italiano e dello spagnolo furono pubblicate nel XV secolo.

Il sorgere degli stati nazionali favorì il riconoscimento ufficiale di una singola varietà della lingua

parlata nel territorio. Dal XV secolo in Spagna fu scelto il castigliano. Sia l'invenzione della stampa e la

nascita dei mercanti favorirono una diffusione della cultura. La stampa necessitava di una scrittura

uniforme e l'uso di una singola varietà di linguaggio. Lo studio del francese in Inghilterra inizia con

l'applicazione nel 1530 di "L'esclaircissement de la langue francoise" di Palsgrave.

La Bibbia fu tradotta nelle lingue vernacole europee. Diventarono oggetto di studio grammaticale le

lingue scritte delle classi colte, ma le lingue scritte erano anche parlate! Le nuove grammatiche

prestarono attenzione alle relazioni tra la scrittura e la pronuncia.

Le prime grammatiche italiane ad esempio propongono nuovi segni per distinguere "e" ed "o" aperte e

chiuse. Lo studio serio delle lingue romanze ha inizio col DE VULGARI ELOQUENTIA di Dante

nel XIV secolo: il poeta esalta il pregio delle lingue parlate e le contrappone al latino scritto acquisito a

17

scuola come seconda lingua. Dante invita a coltivare un vernacolo italiano che valga a unificare la

penisola. La parentela tra le lingue romanze e il latino permise di creare uno schema per trattare la

linguistica diacronica.

Le lingue romanze erano lingue con pieni diritti. Si discussero le cause del mutamento linguistico e

le si fece risalire alle mescolanze tra lingue. Si registrò che i nomi non declinati delle lingue romanze

avevano sostituito i paradigmi latini dei casi: ci sono le costruzioni con le preposizioni. Alcune

preposizioni romanze continuano gli usi delle forme latine, altre invece corrispondono semanticamente

ai casi obliqui del latino ex. il genitivo. Nel 1525 P. Bembo si chiese se queste fossero le preposizioni

vere e proprie o solo segni di caso.

Il concetto di "segni di caso" può essere considerato il punto di origine in buona parte della teoria sul

caso. Non si mancò comunque di considerare il sistema di Prisciano delle otto classi di parole.

Pierre La Rameè rinunziò ad Aristotele provocando il risveglio dello studio delle arti liberali a Parigi,

sostenne l'insegnamento delle lingue classiche. Nella sua grammatica del francese si servì di riferimenti

alla grammatica latina e mostrò una valutazione di ogni singola lingua. Disse che nelle lingue antiche

si doveva seguire l'uso osservato dagli autori classici e nelle lingue moderne quello osservato da

chi parla. La sua grammatica francese contiene una delle prime trattazioni sulla pronuncia della lingua.

Nella grammatica latina conservò le otto classi di Prisciano ma fece della flessione di numero e della

sua assenza la divisione fondamentale tra esse. Il numero rimaneva ancora come categoria della

flessione. Fece la stessa distinzione nella grammatica francese. Nelle declinazioni latine distinse le

forme parisillabe e imparisillabe dei casi del nome. I verbi latini sono distinti in base alla presenza o

all'assenza nel loro futuro di -b-. La Rameè parla di concordanza e reggenza.

Nel rinascimento l’ebraico e l’arabo non furono le uniche lingue non europee che si studiarono.

Per quanto riguarda il nuovo mondo fu pubblicata nel 1558 la prima grammatica di una lingua

amerindiana, il tarascan (Messico).furono visitate dai missionari l’India e l'estremo oriente e molte di

quelle lingue furono scritte in caratteri latini per tradurre le sacre scritture. Marco Polo nel XIII secolo

aveva studiato varie lingue asiatiche. Matteo Ricci divenne esperto in alcune varietà di cinese e

Trigault, che tradusse in latino il famoso diario del Ricci registrò le differenze fra il cinese e le lingue

dell'Europa occidentale ex. l'assenza quasi completa di paradigmi morfologici.

La Cina aveva già sviluppato una tradizione indigena di studi linguistici. La sua scrittura era fondata su

caratteri che raffiguravano singoli morfemi individuali mediante simboli separati.

Le prime grammatiche cinesi pubblicate in Europa apparvero nel XVIII secolo. La struttura

grammaticale del cinese è isolante e ciò permise di estendere l'esperienza linguistica degli europei.

Nel cinese si distinse fra " parole piene" cioè quelle capaci di star da sole e " parole vuote" che servono

a scopi grammaticali ma, se isolate, non hanno significato. Le parole piene furono ulteriormente

ripartite in " parole vive", i verbi, e " parole morte", i nomi. In Cina furono compilati dizionari dal II

secolo d.C. Uno dei primi dizionari cinesi, lo SHUO WEN (circa 100 d.C.), servendosi dal sistema di

scrittura riveduto tre secoli prima, dispose i caratteri nel modo che poi fu sempre adoperato, cioè per

"radicali". Nella lessicografia ogni carattere è analizzato secondo due componenti: un radicale, che è

correlato al significato generale di alcuni dei caratteri che lo contengono, e la fonetica, che talvolta

fornisce un'indicazione per la pronuncia del carattere. I radicali si susseguono partendo da quelli che

contengono un solo tratto e procedendo secondo il numero crescente dei tratti.

Dizionari successivi tentarono di trattare il problema dell'indicazione della pronuncia dei caratteri. Il

carattere rappresentava il morfema piuttosto che la parola. La ricerca fonologica dei cinesi si concentrò

sul monosillabo isolato. Dal III secolo d.C. la sillaba fu ripartita nelle componenti iniziate e finale,

quest'ultima intesa come ciò che seguiva la consonante iniziale e comprendente anche il tono. Così si

poteva indicare la pronuncia di un carattere citando due altri caratteri la cui pronuncia era considerata

nota. per esempio il carattere letto /ko/ con tono ascendente, seguito dal carattere letto /hwε/con tono

piatto, avrebbe indicato la pronuncia di un carattere letto /kwε/ con tono piatto.

18

Con l’aiuto di monaci buddhisti nel 489 d.C. i toni del cinese furono sistematicamente definiti come

componenti delle sillabe parlate. Il successivo progresso dell'analisi fonologica avvenne sotto l'influsso

diretto degli studi linguistici sul sanscrito.

Nell'XI secolo si rese noto l’insieme delle rime esistenti nel cinese letterario. Si riuscì a distinguere tra

forme che non ricorrono ma sono fonologicamente possibili e forme escluse dalle norme della struttura

sillabica del cinese. Le tavole di rime provano il manifestarsi dello sviluppo, sotto l'influsso del

sanscrito, di un'analisi segmentale nonostante una tradizione generata da una scrittura morfematico-

sillabica.

L'interesse si spostò poi dallo studio della lingua della letteratura classica a quello del cinese

settentrionale di Pekino, come si presentava nella conversazione quotidiana. Si realizzò poco che

avesse importanza generale.

Il giapponese dal V sec. d.C. attinse copiosamente dalla letteratura cinese e introdusse nella lingua

molte parole cinesi. La scrittura provenne dalla Cina e sorse il problema di adattare caratteri che in

cinese rappresentavano monosillabi invariabili alle esigenze di una lingua ricca di derivazioni e

flessioni agglutinanti. Si giunse alla situazione in cui i caratteri vengono usati per rappresentare le

parole piene invariabili e la radice costante delle parole variabili, mentre le parti derivate e flessive

della parola sono scritte nel sillabario KANA, un complesso di segni sillabici derivati da parte di

singoli caratteri, impiegati soltanto per il loro valore fonetico.

Ci fu uno stadio intermedio dove il carattere rappresentò la radice della parola, mentre altri elementi

grammaticali furono indicati graficamente per mezzo di segni diacritici.

Nell'Europa i classici greci e latini furono lette attentamente. Fu posto l'accento sulla lingua di Cicerone

e di Virgilio non sul latino medioevale. Lentamente si diffusero le lingue nazionali.

I concetti dei grammatici speculativi furono attaccati dai grammatici del Rinascimento. I grammatici

della scolastica avevano solo copiato l'esposizione di Prisciano della pronuncia del latino! Nel

Rinascimento si era preoccupati per quella che era considerata la pronuncia corretta del latino però!

Erasmo nel XVI secolo circa scrisse sulla pronuncia corretta del latino e del greco e le sue regole

furono accettate. Si osservò che le lettere "c" e "g" rappresentavano nel latino classico

articolazioni velari!!! Le Rameè introdusse le lettere "j" e "v" per rappresentare le pronunce

semivocaliche! Ci furono sviluppi come la definitiva separazione dell'aggettivo dalla classe del nome e

l'inserimento del participio nella flessione del verbo. Qualche autore comunque ricercò ancora una

giustificazione filosofica delle regole grammaticali.

In Inghilterra la grammatica latina di Lily fu ufficialmente prescritta come testo scolastico nel 1540.

B. Jones fece un supplemento alla grammatica di Lily.

Con la nascita della stampa crebbe la richiesta di istruzione.

Nei secoli XVI/XVII il mondo della filosofia fu caratterizzato dalla controversia fra empirismo e

razionalismo e ciò influì sulla trattazione dei problemi linguistici. L’empirismo vedeva la nascita di un

pensiero scientifico pronto a sconfiggere il principio di autorità con l'osservazione del dato di fatto.

L’empirismo sosteneva che ogni conoscenza umana derivava dall'esterno, dalle impressioni dei sensi.

I razionalisti invece cercarono la certezza nelle verità della ragione umana. Mentre gli empiristi

negavano la possibilità di idee innate, i razionalisti le consideravano alla base di qualsiasi

certezza. Locke, empirista, dedica il terzo libro del SAGGIO SULL'INTELLIGENZA UMANA alle

parole e alla lingua in generale. Sollevò molti problemi sulla semantica lessicale.

Nel XVII secolo i movimenti linguistici videro l'influsso sia del razionalismo che dell’empirismo.

Bacone aveva prospettato un miglioramento fondato sull'analogia fra le parole e le cose distinguendo la

grammatica descrittiva di una data lingua da una grammatica filosofica o generale. L'invenzione della

stampa aveva reso più importanti le grafie normalizzate.

La proposta più radicale fu l'invenzione di una nuova lingua per far progredire la cultura ed esprimersi

19

in modo diretto. Per far questo si dovevano classificare le conoscenze umane. Si pensava che i caratteri

cinesi fossero la rappresentazione diretta di idee ma in realtà il cinese è una lingua come le altre!

Nel XVII secolo furono in parecchi a ideare lingue universali [ex. il vescovo Wilkins voleva creare

principi di una lingua scritta e parlata per la comunicazione fra membri di tutte le nazioni del mondo. Si

creavano figure scritte ognuna delle quali era simbolo di una parola ideale. Per fornire una forma

parlata a ognuno dei caratteri, Wilkins escogitò un sistema di fonetica universale. A ogni componente di

un carattere era assegnata la sua propria sillaba o lettera!!! Fu proposta una grammatica universale.

Wilkins condannò l'inutile ridondanza lessicale del latino.)

Il concetto di una struttura universale del pensiero posseduta dal genere umano era naturale per i

razionalisti. Quelli che volevano la creazione di lingue universali lo facevano per semplificare il

commercio ad esempio.

In Inghilterra nel XVII secolo ci fu l'invenzione di sistemi di stenografia. Già a Roma c’erano stati ma

erano andati perduti. il nome più citato riguardo la stenografia è quello di Timothy Bright che fece

riferimento alla presunta natura ideografica [che rispecchiva le idee cioè) dei caratteri cinesi e parlò del

proprio sistema di stenografia sia come mezzo universale di comunicazione scritta, sia come espediente

per conservare la segretezza. Fece aggiunte a forme basilari di parole per indicare ad esempio il plurale

dei nomi.

Ci si avviò alla descrizione fonetica dei suoni dell'inglese.

In Inghilterra gli studi fonetici cominciarono quando l'attenzione si rivolse alla grafia e ai rapporti

con la pronuncia. Si parla di "scuola inglese della fonetica".

C’erano obiettivi come l'insegnamento dell'inglese agli stranieri. Wallis, Wilkins e Holder si distinsero

come studiosi e fecero diverse pubblicazioni linguistiche tra cui l' ESSAY di Wilkins ad esempio. In

Inghilterra si venne creare uno stretto rapporto tra le scienze naturali e la linguistica e ciò si deve

nelle prime opere prodotte dalla Royal Society. I lavori compiuti a quel tempo sono utili a noi per

ricostruire le caratteristiche della pronuncia inglese in quei tempi.

Holder pubblicò il suo testo "Elements of speech" e da ciò risulta che il suo lavoro sì basò molto sul

osservazione e descrisse molto bene l'articolazione dei suoni. Fece una teoria generale della pronuncia

e definì linguaggio come un'alternanza di urti e aperture! MOLTO MODERNO

Distinse tra consonanti sorde e sonore.

I problemi della scrittura in rapporto alla pronuncia portarono all'invenzione di nuovi simboli

tipografici per suoni particolari. Alcuni autori si spinsero oltre l'inglese per proporre alfabeti

internazionali. Ad esempio Wilkins nel suo ESSAY incluse una tabella di suoni che si può confrontare

con le prime edizioni dell'alfabeto fonetico internazionale [IPA).

Nel XVII secolo ci fu anche la rielaborazione della grammatica inglese. Si sottoposero le categorie

trasmesse dai grammatici latini alla prova dell'osservazione.

Si partì dal sistema latino delle otto classi. Alcuni accettarono il sistema latino ma altri fecero un

riordinamento del sistema latino nel quale si può scorgere l'influsso di La Rameè: si elevò a distinzione

importante la presenza o l'assenza della flessione relativa al numero, separando i nomi e i verbi

da tutto il resto.

Wilkins e Cooper distinsero su basi semantiche due classi principali: gli integrali e le particelle:

Wilkins considerava il suo sistema di applicazione universale quindi gli integrali hanno un loro

significato preciso mentre le particelle si limitano a consignificare, cioè solo in relazione ai significati

degli integrali e li modificano. La tradizione latina si scorge nella conservazione dell'aggettivo

all'interno della classe del nome ad esempio.

Murray, che si stabilì dall'America in Inghilterra dopo la guerra d'indipendenza, scrisse la "English

Grammar" nel 1795 che era un po' conservatrice nella teoria. Era divisa in quattro parti: ortografia,

sintassi, prosodia e punteggiatura. La prosodia contiene le regole di versificazione e la descrizione di

20

caratteristiche come la lunghezza. Murray disse che nei nomi inglesi si dovessero riconoscere tre

casi: nominativo, genitivo e accusativo. In Murray compare il complesso di classi di parole che per

l'inglese è insieme tradizionale e moderno. Non fonde ad esempio l’aggettivo col nome! La sua

grammatica era stata creata per i giovani studenti.

La contemporanea opera di Cobbett "Grammar of the english language" del 1819 fu concepita con

un'impostazione diversa. In entrambe queste due grammatiche però si voleva che si acquisissero i

modelli linguistici per arrivare ad un progresso sociale.

Il movimento razionalista si fece sentire nella produzione di grammatiche filosofiche specialmente in

quelle associate alle scuole francesi di Port Royal. Le grammatiche razionaliste continuarono le

grammatiche della scoliastica! Molto forte fu l'influsso della logica sulla linguistica. A Port Royal

vennero composte grammatiche universali esponendo una teoria generale della grammatica e

affermando i diritti della ragione umana sopra l'autorità. A base del loro insegnamento posero Cartesio.

Cercarono di scoprire quella grammatica unitaria che sta sotto le singole grammatiche di lingue

diverse.

Gli studiosi di Port Royal accettarono le classi tradizionali di parole che erano 9 ma le ridistribuirono

semanticamente. La dicotomia fondamentale nome-verbo sopravvisse. Non si seguirono le

grammatiche di Donato e Prisciano ma buona parte della grammatica latina serviva da fondamento

a tutte le lingue. I sei casi del latino furono presupposti in altre lingue. Si ritenne che i casi e le

preposizioni esprimessero collettivamente dei rapporti ma le due categorie furono tenute distinte

nonostante il loro comune utilizzo nei "volgari". Nonostante alcune somiglianze con i modisti e l’aver

posto uguale accento al fatto che i necessari aspetti universali di tutte le lingue si manifestano in modo

vario, si notano differenze. Si possono rilevare interpretazioni strutturali delle funzioni di certe classi di

parole e ciò riconduce i grammatici di Port Royal a un'analisi suggerita da Aristotele di tutti i verbi,

tranne la copule "essere", come equivalenti alla copula più un participio quindi "Pietro vive" è come

dire "Pietro è vivente" che è strutturalmente analogo a "Pietro è un uomo"! La funzione subordinante

dei pronomi relativi è descritta in termini sui quali i seguaci della grammatica trasformazionale

pongono l'accento come su un'anticipazione delle loro teorie. I grammatici di Port Royal hanno

lavorato in termini diversi da quelli puramente formali. Cercarono di redigere una grammatica

generale. Considerarono una grammatica generale sottostante al reale aspetto di tutte le lingue.

Una volta accettata la diversità delle lingue e riconosciuti i vernacoli i linguisti affrontarono la

questione degli universali del linguaggio. I descrittori di quella che ora è chiamata "l'epoca di

Bloomfield" ridussero l'assunzione degli universali al minimo e posero in primo piano la descrizione

delle forme osservate ideate in modo indipendente per ogni lingua. Bloomfield dichiarò che le uniche

generalizzazioni utili sulla lingua sono quelle ottenute per via induttiva.

Chomsky ha riaffermato l'importanza degli universali del linguaggio.

L'autore di una tarda grammatica generale, Beauzeè, assunse un atteggiamento simile a quello degli

studiosi di Port Royal: la grammatica ha due specie di principi cioè quelli di validità universale che

sorgono dal pensiero umano e quelli risultanti dalle convinzioni arbitrarie che costituiscono le

grammatiche delle singole lingue. Comunque il testo di questo studioso critica alcune affermazioni di

Port Royal. In Beauzeè le classi di parole sono definite in termini applicabili a qualsiasi lingua.

Il dibattito empirista-razionalista fu rispecchiato nei contrasti delineatisi tra l'investigazione delle lingue

dall'esterno in base all'osservazione dell'uso e la ricerca svolta invece dall'interno del linguaggio

umano, come parte integrante delle capacità dell'uomo.

Alla fine del '700 la situazione linguistica fu trasformata dalla scoperta piena dell'antico sanscrito e

dell'erudizione indiana collegata ad esso.

21

Vigilia dell'epoca moderna:

durante il diciottesimo secolo il corso della linguistica fu interessato da due influssi:

uno proveniente dall'Europa, l'altro dall'India. Nasce nel XVIII secolo la moderna antropologia. Ci

si chiedeva quali fossero stati gli stadi di evoluzione del linguaggio. I tentativi di fornire spiegazioni

sull'origine e sullo sviluppo del linguaggio unirono i filosofi del '700 a coloro che operarono nel

movimento romantico. "l'uomo del razocinio" e "l'uomo del sentimento" infatti si realizzano attraverso

le risorse della loro lingua. Verso la metà del '700, due filosofi francesi discussero l'origine del

linguaggio umano: nel 1746 Condillac dedicò al linguaggio la seconda parte del suo " saggio

sull'origine delle conoscenze umane "; nel 1755 Rousseau trattò lo stesso argomento nel "discorso

sull'origine dell'ineguaglianza". Condillac si basò molto sulla teoria della conoscenza di Locke mentre

Rousseau si rifece al movimento romantico che stava per sopraggiungere. Per entrambi il linguaggio

ebbe la sua origine in gesti indicativi e naturali ma poiché i gesti erano poco efficaci prevalse

l'elemento fonico via via che sequenze di suoni specifici erano semanticamente associate a entità e

fenomeni! Condillac parlava anche di una fase intermedia dove gesti e parole erano associati. Tutti e

due gli studiosi pensavano che il vocabolario astratto e la complessità grammaticale si fossero

sviluppati da una precedente vocabolario concreto e individuale. Considerarono il ricorso ai contrasti

tonali come la sopravvivenza d'un tratto primitivo! La poesia aveva origine dal canto che era la più

antica forma letteraria della lingua! Condillac non apprezzava la poesia latina dal momento che la

costruzione grammaticale era molto libera a differenza del francese, Rousseau invece si rallegrava per

la vivacità dei primi stadi del linguaggio umano quando non esisteva ancora uno schema così rigido.

Nel 1769 l’Accademia di Prussia offrì un premio per chi fosse riuscito a spiegare come l'uomo fosse

riuscito senza aiuti a far evolvere il linguaggio sino alla forma in cui si trovava allora.

Herder ricevette il premio e affermò l'inseparabilità del linguaggio e del pensiero: il linguaggio è la

forma del pensare umano. Per Herder, data l'interdipendenza fra il linguaggio e il pensare, le forme del

pensiero e la letteratura popolare dei vari popoli potevano essere capite soltanto attraverso la loro

lingua! Questa teoria fu apprezzata perché era il periodo dell'affermazione dell'individualità di

una nazione.

Herder disse che l'interdipendenza tra lingua e pensiero significava che entrambi avevano un

origine in comune. Il primo passo fu il riconoscimento di un'entità ricorrente con le sue caratteristiche

relativamente costanti e distintive nella sua astrazione dall'oceano dell'esperienza e nel designarla con

un simbolo vocale. Per Herder fu l’udito il primo senso i cui dati furono isolati e nominati in tal modo.

Dalla simbolizzazione vocale delle cose riconosciute mediante le caratteristiche auditive l'umanità

mosse verso l'esterno, passando ai dati forniti dagli altri sensi! Il primo insieme di parole fu un

vocabolario semplice: in seguito la diversità lessicale crebbe via via che il tesoro del pensiero umano si

accumulava. La sua teoria soffrì per la stretta prospettiva cronologica che nel '700 era stata assegnata

all'esistenza dell'uomo, da cui il tentativo di scorgere ,in presunte lingue primitive ancora esistenti, le

caratteristiche dei primi stadi del linguaggio. Si ipotizzò allora che quella del verbo fosse stata la

prima classe di parole a comparire e Herder rafforzò la sua asserzione ricorrendo all'analogia con

l'uso della lingua da parte del bambino. Herder subì l'influenza sia del movimento razionalista e che del

movimento romantico.

Nel 1751, in Inghilterra, Harris, un rappresentante della teoria filosofica della grammatica universale,

pubblicò la sua opera. Il suo pensiero si può collegare ai cosiddetti platonici di Cambridge. Harris, di

formazione aristotelica, guardò i fondamenti filosofici della grammatica. Distinse fra le differenze

strutturali caratteristiche di ogni lingua e i principi che sono essenziali a tutte, come tutti gli

universalisti. Riprendendo da Aristotele, per lui le parole hanno un rapporto convenzionale con ciò

che designano e la lingua è un sistema di suoni che hanno significato in virtù di un accordo.

La frase è definita come una quantità composta di suoni significanti di cui certe parti sono

significanti anche per se stesse.

22

La parola invece è un suono significante di cui nessuna parte è significante da sola.

Il sistema grammaticale di Harris postula due principali: i nomi che significano sostanze e i verbi che

significano attributi. I verbi comprendono ciò che formalmente si può distinguere in: verbi veri e

propri, participi e aggettivi. Prescindendo dai principali, le lingue distinguono due accessori che sono

privi di significato indipendente. Questi accessori si ripartiscono in definitivi e congiunzioni che si

costituiscono con due o più parole. Harris riconobbe le interiezioni come un componente separato

delle lingue. Harris fu ben consapevole delle differenze che si osservano in superficie fra le varie

lingue. Si dovevano identificare le categorie universali della grammatica.

Harris considerò le parole principali che avevano significato indipendente come simboli di idee

generali e soltanto in secondo luogo come simbolo di idee particolari. Difese il concetto delle idee

innate. Divide fra sostanza fonica e funzione semantica. Harris collegò la facoltà di linguaggio a

quella di astrarre e di riconoscere fenomeni ricorrenti e entità permanenti simili fra loro.

Il lavoro di Harris fu apprezzato anche da Burnett che scrisse un trattato che comprendeva ragguagli

sulle lingue classiche e su alcune lingue europee. Come Harris non volle negare l'intervento divino

della creazione di una facoltà come il linguaggio! Si interessò più allo sviluppo del linguaggio

comunque. Ammise la poligenesi delle lingue e disse che l'uomo aveva formato le idee degli

universali prima di inventare le parole per simboleggiarli. Burnett credeva che si potesse studiare

l'origine del linguaggio analizzando alcune lingue esistenti; considerò una prova del sottosviluppo

linguistico l'esistenza di espressioni di una sola parola per indicare una cosa e il suo possessore

[insomma una sola parola andava a indicare ad esempio l'italiano "il mio piede").

Sbaglia però pensando questo.

L'opera di Harris, l’"HERMES" fu bersaglio di attacchi da parte di Horne Tooke il quale era un ribelle

per natura mentre Harris occupava un posto nelle alte cariche dello Stato. Per questa ragione Tooke

scorse in lui un oppositore. Tooke lo criticò molto ad esempio per aver costruito un sistema di

grammatica universale sulla base di una insufficiente conoscenza delle lingue.

Tooke espose le sue idee sul linguaggio in una serie di dialoghi pubblicati in due volumi nel 1786.

Per Tooke nelle lingue in cui appare il genere come categoria grammaticale ciò è indice di costruzioni

sintattiche che riguardano i nominali. La sua metodologia era empirista infatti, legata a Locke.

La teoria del linguaggio di Tooke fu la continuazione di quanto si pensava nel XVIII secolo sull'origine

del linguaggio umano, in parte ripeteva il pensiero di Condillac sul passaggio graduale dalle grida alle

lingue strutturate. Tooke riconobbe solo due parti essenziali del discorso: il nome e il verbo, tutte le

altre classi di parole erano il risultato di abbreviazioni con cui le lingue venivano rese più scorrevoli.

[Per lui ad esempio gli aggettivi e i participi sono verbi usati in modo aggettivale)

Tooke considerò gli elementi flessionali e derivazionali come frammenti di antiche parole

indipendenti agglutinati poi alla parola radice.

Von Humboldt nel XVIII secolo scrisse molto su argomenti di linguistica. È interessato a spiegare la

creatività infinita del linguaggio grazie alla quale le risorse finite che ogni parlante ha a disposizione

possono essere combinate secondo le necessità. Per questo definì la lingua come un' "energeia", cioè

una capacità insita nel parlante-ascoltatore!!! Ciò lo condusse al concetto di forma linguistica che

determina la struttura fonetica, grammaticale e lessicale di ogni lingua.

Postula la tensione della lingua al miglioramento. Fu consapevole dell'importanza del sanscrito e

della linguistica storico-comparativa indoeuropea che si stava sviluppando. Von Humboldt fu un

pensatore molto profondo ma aveva uno stile molto prolisso. Viaggiò molto e conobbe alcune lingue

degli indigeni in America. La sua teoria del linguaggio pone l'accento sulla capacità linguistica

creativa insita nel cervello di chiunque parla. Per lui una lingua è forza creativa e non già un

semplice prodotto! Le lingue possono mutare e adattarsi come richiedono le circostanze e solo questo

può spiegare come i parlanti possono fare un uso illimitato delle limitate risorse linguistiche. Secondo

lui qualcosa della natura essenziale della lingua rimane sempre non detto.

23

Il suono serve solo come materiale passivo per la costituzione formale della lingua. Humboldt segue il

pensiero di Herder affermando l'individualità di ogni singola lingua come possesso particolare del

gruppo che la parla. La INNERE SPRACHFORM di Humboldt è la struttura grammaticale di una

lingua, incorporante elementi, moduli e regole imposti al materiale greggio del discorso. In parte è

comune a tutti gli uomini ma in parte la sprachform di ogni lingua costituisce la sua identità formale.

Le potenzialità estreme della innere sprachform di ogni lingua sono il dominio dei suoi artisti letterari.

La lingua di un popolo è il suo spirito e il suo spirito è la lingua!

Per Humboldt il sanscrito era la lingua meglio sviluppata. Le parole di ogni lingua sono organizzate in

un tutto sistematico. Le differenze fra le lingue non si limitano ai suoni diversi ma implicano

differenze nel modo con cui coloro che le parlano interpretano e comprendono il mondo.

Oggi le idee di Humboldt sul linguaggio sono state pienamente comprese. Forse la dottrina di Kant

influì molto sul suo pensiero; egli diceva che le sensazioni prodotte dal mondo esterno erano ordinate

da categorie imposte dalla mente; Humboldt adattò questa teoria al campo linguistico rendendo la

innere sprachform responsabile dell'ordinamento dei dati dell'esperienza. Il contributo più noto di

Humboldt alla teoria linguistica è la tripartizione dei tipi di lingue in isolante, agglutinante, flessivo in

relazione alla struttura predominante della parola come unità grammaticale. Nel suo studio egli tracciò

il passaggio delle lingue dallo stadio di semplice riferimento a oggetti sino alla vera flessione. I due

poli tipologici sono il cinese e il sanscrito cioè rispettivamente la lingua isolante e la lingua flessiva più

pura. Humboldt considerò il cinese privo di classi grammaticali formali ma proprio per questo lo

ritenne una lingua di particolare eccellenza. Humboldt distinse anche tre tipi di struttura della frase:

quello che non presenta legami grammaticali fra le parole come il cinese, quello in cui le forme delle

parole segnalano rapporti grammaticali come il sanscrito, e il tipo rappresentato da lingue in cui la

struttura della frase è incorporata in una sola parola.

Alla fine del ‘700 la linguistica ricevette dall'India uno stimolo molto produttivo. Nel 1786 William

Jones affermò a Calcutta la parentela storica del sanscrito, la lingua classica dell'India, col latino,

greco e le lingue germaniche. Fino ad allora osservazioni di tale entità erano state frammentarie.

I risultati dell'introduzione in Europa di un serio studio del sanscrito non si limitarono alla sola

linguistica storica. Già nel XVI secolo si erano notate le affinità del sanscrito con le lingue romanze. Il

messaggio di Jones giunse in un momento propizio, arrivò poco prima che si destasse l'interesse per gli

studi sull'India: di esso furono anche responsabili le guerre napoleoniche poiché Napoleone incoraggiò

il lavoro archeologico del vicino oriente.

Lo studio del sanscrito permise lo sviluppo della linguistica comparativa e storica; gli europei

inoltre vennero a contatto con la tradizione linguistica indiana. Le origini della linguistica in India sono

più antiche di quanto lo siano nell'Europa occidentale. La linguistica indiana non aveva per se stessa un

orientamento storico.

L'impulso alla linguistica in India veniva dal bisogno di preservare dall'azione del tempo certi testi

rituali e religiosi trasmessi sin dal periodo VEDICO, lo stadio più antico della letteratura sanscrita. La

risposta andò molto oltre di quei bisogni immediati. In India la maggior parte della letteratura

linguistica e soprattutto la grammatica sanscrita di Panini, fu il punto culminante di opere precedenti.

La grammatica di Panini è divisa in otto sezioni principali e risale alla metà del primo millennio a.C.

Gli indiani si occupavano della linguistica sincronica. I risultati degli indiani furono:

♣ una teoria linguistica generale e semantica

♣ fonetica e fonologia

♣ grammatica descrittiva

Gli indiani presero in considerazione la misura in cui i significati potevano essere considerati una

proprietà naturale delle parole. Si capì subito che era tipico del linguaggio un rapporto convenzionale

tra forma e significato.

24

Si discusse sulla estensibilità dei significati delle parole: il contesto restringeva l'ampiezza di

significato di una parola escludendo altri significati!

I logici indiani discutevano se le parole denotassero in primo luogo particolari classi e in quale misura i

significati di una parola fossero positivi nell'identificare un oggetto per ciò che è o negativi nel

distinguerlo dal resto della realtà. Un problema che anche oggi non è stato risolto è quello del rapporto

semantico tra una proposizione e le parole che la compongono. La tradizione occidentale considera la

frase come combinazione di parole. I linguisti indiani discussero l'intera questione del primato fra la

parola e la frase. Qualcuno affermava che la frase è data dal significato che fornisce ogni singola

parola altri invece affermavano che la frase è un organismo unico che permette di esprimere il

proprio significato in un lampo.

La valutazione dell'unità semantica della frase da parte degli indiani può essere connessa al loro

precoce apprezzamento delle differenze fonologiche fra le parole a seconda che siano pronunciate

isolate o nel contesto di una frase.

C'è relazione fra le espressioni percepite di una lingua e la lingua stessa. Nella teoria dello SPHOTA in

un elemento linguistico vengono distinti due aspetti: l'evento vero e proprio (dhvani) e l'entità

permanente attualizzata da ogni occasione dell'evento vero e proprio. Lo sphota è l'entità

permanente. Lo sphota di una frase come simbolo individuale dotato di significato è realizzato da una

successione di suoni articolati. Un suono riceve una segnalazione sonora distintiva capace di

differenziazione semantica.

Bhartrhari ipotizzò tre livelli di realizzazione dello sphota della frase come un simbolo unitario dotato

di significato:

→il simbolo integrale per se stesso, ineffabile graficamente e foneticamente

→il modulo fonologico sequenziale che lo esprime, in quanto normalizzato all'eliminazione di ogni

variazione individuale

→la sua realizzazione nelle enunciazioni individuali della frase

Un ulteriore sviluppo della relazione dhvani-sphota si scorge nella teoria del linguaggio poetico

formulata da Anandavardhana: come i suoni rivelano le entità stesse dotate di significato, così in poesia

le parole scelte suggeriscono ulteriori sensi e bellezza. Dal punto di vista della fonetica gli indiani si

sono rivelati superiori agli occidentali.

I greci e i romani nelle loro descrizioni fonetiche assegnarono un posto secondario alle caratteristiche

articolatorie. Al di sopra di tutti si innalzarono gli antichi fonetisti indiani comunque. Sappiamo molto

della pronuncia del sanscrito dunque. Gli indiani organizzarono una descrizione fonetica sotto tre

punti principali:

» processi di articolazione

» i segmenti cioè consonanti e vocali

» la sintesi dei segmenti in strutture fonologiche

Gli organi articolatori furono ripartiti in interni ed esterni alla bocca. Nella cavità orale gli organi

articolatori sono descritti procedendo da dietro in avanti. Si distinguono in 4 gradi di chiusura:

ostruzione orale totale, fricazione, costrizione semi-vocalica, assenza di costrizione quindi vocali.

Si parla di articolazione bilabiale ad esempio. Si descrive correttamente l'attività della glottide e si

distingue tra sonoro e sordo. Ricevettero molta attenzione i tratti di giuntura e alcuni aspetti

prosodici di allungamento di discorso in enunciazione continua. La sillaba fu l'elemento base della

descrizione fonetica! Inoltre l'ortografia del sanscrito rappresentava il discorso continuo piuttosto che

successioni di parole isolate. Grazie ai trattati indiani possiamo confrontare il sanscrito con il greco

antico. Gli indiani si mostrano consapevoli di differenze fonetiche.

L'alfabeto sanscrito fu ideato su linee fonematiche segmentali.

25

La dottrina linguistica degli antichi indiani è nota soprattutto per la teoria grammaticale e per l'analisi

grammaticale del sanscrito. Il trattato di Panini è il più antico esistente in lingua indoeuropea.

La grammatica di Panini comprende una esauriente esposizione delle regole di formazione della parola

in sanscrito. Queste regole sono chiamate SUTRAS, cioè fili. Ci sono anche appendici che danno a

esempio una lista di radici verbali. Le regole devono essere applicate secondo un ordine fisso. Panini

raggiunse una grande economia nell'esposizione delle sue formulazioni. La sua opera comunque, lo

ASTA DHYAYI, era tuttavia una grammatica per grammatici. Infatti la descrizione fonetica della

lingua è data per scontata, non ci sono commenti.

I linguisti indiani fecero uso di quattro classi di parole: nomi e verbi, preposizioni e particelle.

Questi per formare una frase devono soddisfare tre esigenze:

trovarsi in condizione di reciproca dipendenza DESIDERIO

devono essere semanticamente appropriate l'una all'altra COMPATIBILITA'

devono presentarsi in una contiguità temporale PROSSIMITA'

Il verbo flesso secondo la persona, il numero, il tempo fu considerato il nucleo della frase. Altre

parole stavano in rapporto col verbo, in particolare i nomi. I nomi che si trovavano in rapporti diversi

col verbo erano designati col termine KARAKA: erano classificati in base ai diversi tipi di rapporto

fra l'azione indicata dal verbo e gli elementi denotati dai nomi. Il procedimento descrittivo delle

regole grammaticali di Panini può essere confrontato con i traguardi raggiunti dai teorici della

grammatica generativa!!!

Panini identifica radici e affissi, ciò che ispirò direttamente il nostro concetto di morfema. Panini fornì

le regole generali e le eccezioni. Le unità sonore distinte elencate da Panini sono disposte secondo un

ordine particolare che raccoglie insieme i suoni implicati nelle enunciazioni di certe regole. Vige il

principio di economia!

Panini usa un espediente familiare ai linguisti contemporanei ossia la rappresentazione zero di un

elemento o di una categoria: forme in apparenza irregolari possono essere fatte apparire più regolari

assumendo la presenza di un morfema rappresentato da un morfo zero cioè privo di materiale

foneticamente evidente!

Panini stabilisce la sequenza di radice+ suffisso tematico+suffisso flessivo.

Lo studio del sanscrito fu lo stimolo più importante al lavoro comparativo e storico del primo '800.

La linguistica storica e comparativa nell'ottocento:

Già prima dell'ottocento c'erano state ricerche sul confronto tra le lingue ma in questo secolo si

approfondiscono in modo particolare. Ci si trovò di fronte ad una notevole continuità di tradizione dotta

da allora in poi.

Già Dante aveva analizzato i rapporti storici fra particolari gruppi di lingue. Dante riconobbe tre

famiglie di lingue propriamente europee: la germanica a nord, la latina a sud, la greca ad est.

Suddivise l'area latina in tre distinti volgari tutti discesi dal latino. Per diagnosticare le distinzioni tra

lingue Dante scelse un significato e osservò come lo esprimevano le varie lingue. Nasce così la

distinzione tra lingua del si, lingua d'oc e lingua d'oil. Dante percepì le differenze dialettali. Secondo

lui la differenziazione fra le lingue del mondo sarebbe avvenuta nel modo narrato della torre di

Babele. Si riteneva che l’ebraico fosse la lingua originaria.

Giuseppe Giusto Scaligero nel XVI secolo eliminò il supposto rapporto lineare fra greco e latino e

eliminò l'origine di tutte le lingue dall'ebraico. Riconobbe 11 famiglie di lingue.

In ogni famiglia le lingue erano imparentate ma tra le famiglie non si potevano stabilire parentele.

Le famiglie che furono ritenute risultare da precedenti lingue isolate furono chiamate lingue madri.

26

Fra le 11, le quattro maggiori sono gli odierni gruppi romanzo, greco, germanico e slavo. Basandosi

sulle somiglianze lessicali Scaligero denominò ogni famiglia con le parole che significavano Dio e che

presentavano somiglianze di forma all'interno di ciascuna famiglia ma non con le parole delle altre tre .

Studiosi del '600 fecero tentativi di classificazione delle lingue del mondo. Verso la fine del '600 un

modello di parentela storica fra le lingue fu proposto da due studiosi svedesi.

Un secolo dopo lo Scaligero, Leibniz si occupò di linguistica storica. La sua innovazione fu quella di

non cercare la lingua madre in alcuna lingua vivente [ex.ebraico). Leibniz stabilì dei gruppi minori di

lingue e stabilì due grandi varietà della lingua originaria: la giapetica e l'aramaica. Indicò che i

toponimi e i nomi dei fiumi possono fornire testimonianze sulla diffusione di certe lingue.

Raccomandò la preparazione di grammatiche e dizionari delle lingue del mondo. Liste di parole,

dizionari multilingue furono pubblicati soprattutto nel '700.

Caterina II aveva un forte interesse linguistico per i suoi domini russi che sfociò nella pubblicazione di

liste comparative di parole prese da 200 lingue nel 1786 circa. Molte raccolte pubblicate nel '700 non

erano guidate da una teoria esauriente. Sin dal Rinascimento l'interesse era stato rivolto alla

comparazione dei vocabolari e delle strutture delle lingue europee moderne con quelli del latino. Si

ricercava l'etimologia e la tipologia linguistica: tutto ciò fu esposto negli articoli della

ENCYCLOPEDIE francese. Si distinse tra due opposte tendenze tipologiche: "langues analytiques" e

"langues transpositives" cioè la prima definizione indicava le lingue dai tratti morfologici ridotti che

dipendono dall'ordine delle parole, la seconda le lingue che dispongono di una estesa morfologia e

permettevano di variare molto l’ordine delle parole.

Gli Encyclopedistes non considerarono il francese un discendente del latino perchè la struttura

grammaticale era molto differente. Il francese fu considerato la continuazione di una lingua celtica

che aveva incorporato parole latine.

Per William Jones due lingue avevano un'origine comune se avevano simili etimologie e struttura

nelle forme della grammatica. La comparazione tipologica e le corrispondenze dell’etimologia sono

state utilizzate nella classificazione delle lingue in famiglie.

Agli inizi del cambiamento linguistico due o più lingue che si allontanano dalla stessa lingua d'origine

manifestano somiglianze sia lessicali e strutturali ma fu un risultato del XIX secolo l'avere separato la

tipologia e l'etimologia e valutato il ruolo proprio di ciascuna.

Nell'ottocento ci si concentrò sullo studio delle lingue indoeuropee. Nel 1808 Schlegel pubblicò un

trattato in cui mise in rilievo l'importanza di studiare le strutture interne delle lingue perché sono

queste che permettono di cogliere l'affinità genetica tra le lingue. I primi comparatisti analizzarono il

confronto fra la morfologia flessiva e derivativa del sanscrito e quella delle lingue indoeuropee. Già nel

secolo precedente comunque due studiosi non tedeschi avevano fatto studi comparati sulle flessioni

fuori dal campo indoeuropeo.

Con Rask e Grimm ha avuto inizio lo studio storico della famiglia indoeuropea. Molti termini usati

oggi sono stati inventati da questi studiosi. Rask mise ordine nelle parentele etimologiche avviando

confronti sistematici fra le forme delle parole combinando un suono di una parola con quello di

un'altra.

► LEGGE DI GRIMM:

se due lingue hanno tra le forme delle parole indispensabili una concordanza tale che si possono

scoprire regole sui mutamenti di lettere che permettono di passare dall'una all'altra, allora fra quelle

lingue vi è una fondamentale parentela.

Queste corrispondenze erano già stati illustrati da Rask comunque la legge di Grimm comparve solo

nella seconda edizione della sua "Deutsche grammar". Tra i sistemi di corrispondenze foniche nel

indoeuropeo Grimm è certo il più noto: si confrontano classi di consonanti tra lingue germaniche e

lingue indoeuropee. Questi risultati furono poi integrati da altre leggi. Sebbene la terminologia di Rask

27

e Grimm non era precisa, la loro opera fu importante perché si capì che nel percorso delle lingue un

suono poteva essere sostituito un altro!!! Ovviamente ogni passo fatto deve essere analizzato non a

posteriori ma cogli occhi di quell'epoca.

Ci si trovava nel secolo dei nazionalismi, nel romanticismo. Grimm addirittura scorgeva nella

rotazione consonantica (che lui stesso affermava non verificarsi per ogni caso) cioè nel cambiamento

di suoni una precoce affermazione di indipendenza da parte dei popoli germanici!

Il mutamento linguistico fu concepito come la rottura di uno stato originario integrale della lingua.

Bopp era interessato ad una descrizione comparata delle lingue che lo interessavano.

Dunque in quel periodo l'uso della comparazione diventata una guida alla storia antica e si concepisce il

mutamento come un deterioramento della primitiva integrità della lingua.

Bopp scorse nelle flessioni il risultato di un remoto processo di affissazione di parole ausiliarie

anticamente separate [ricorda molto Tooke in questo). Bopp disse che gli esponenti della radice

(attributo), della copula (predicazione), della persona (soggetto) si potevano trovare come forma

generale nelle forme verbali coniugate.

Nella 1850~ fu molto importante Schleicher che scrisse opere di linguistica storica. Egli cercò di

comprendere la natura e le forme di una lingua indogermanica originaria anche per comprendere i

rapporti genetici che la collegavano alle sue discendenti note. Le lingue indoeuropee esistenti furono

raggruppate in sottofamiglie che furono ricondotte ad un'unica lingua originaria! IMPORTANTE

Ci furono critiche:

-ء l'intero sistema delle lingue nei loro rapporti fu raffigurato in forma di albero. Le lingue però non si

dividono nettamente in un dato punto nel tempo ma questo processo ha inizio a livello dialettale, è un

processo molto lento!

-ء finché inoltre la contiguità geografica permette contatti linguistici, dialetti diversi possono

continuare a esercitare influssi reciproci: lo notò un allievo di Schleicher, Schmidt.

-ء l'interpretazione dello schema d'albero porta a supporre che le divisioni dialettali siano una

caratteristica più recente della storia linguistica e ciò non è vero!

Schleicher assegnò al sanscrito il posto corretto all'interno della famiglia, lo assegnò al gruppo "ario".

Il sistema di Schleicher non è tuttavia rimasto inalterato, ulteriori studi l'hanno modificato.

Humboldt mise in rilievo che ciascuna lingua vive nella mente del parlante come un processo vitale,

un ENERGEIA e si fissa in uno stato stabile solo quando le sue forme sono state scritte da un

grammatico: infatti secondo lui le lingue sono sempre alla ricerca di perfezione. Il linguaggio come

un essere vivente si evolveva.

Fu Schlegel che incorporò il concetto di sviluppo linguistico nella sua teoria della linguistica storica e

trasformò le idee di Humboldt appena accennate in un processo storico che ha luogo in tempo reale.

In Schleicher però l'evoluzione per la sopravvivenza citata da Darwin sostituisce l'evoluzione

perfezionista pensata da Humboldt, è cioè più reale! Schleicher guardò molto alla biologia e parlò di

nascita, lotta e morte di una lingua!

Schleicher considerò i tre tipi di lingua isolante,agglutinante e flessiva come rappresentanti di stadi

storici nello sviluppo delle lingue sino alla loro massima organizzazione. Questi tre tipi erano

inseriti con lui in un quadro cronologico della preistoria dell'indoeuropeo e delle altre famiglie

linguistiche esistenti. Per lui la lingua originaria indoeuropea rappresentava uno stadio maturo mentre i

successivi sviluppi storici appartenevano ad una fase di declino.

Grimm invece ammirò molto la morfologia flessiva, soprattutto nella sua manifestazione più pura cioè

quella dell apofonia vocalica [ABLAUT).

La più importante controversia linguistica della fine dell'ottocento è quella della dottrina dei

neogrammatici. Essi, come Schleicher, cercarono di fondare il loro lavoro all'interno delle scienze


ACQUISTATO

7 volte

PAGINE

36

PESO

105.86 KB

AUTORE

Manu3d

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Glottologia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Manu3d di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Poccetti Paolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Glottologia

Apofonia indo-europea e latina
Appunto
Le semivocali j, w
Appunto
Interferenza linguistica
Appunto
Vocalismo indoeuropeo
Appunto