La linguistica popolare e le sue origini
In alcuni degli appartenenti alla maggior parte delle culture del mondo è insorta una certa percezione della sfera d'azione del linguaggio: da tale fonte scaturisce la linguistica popolare. Molte culture possiedono miti intorno all'origine del linguaggio. In alcune culture la curiosità per il proprio ambiente diventò scienza e tra queste scienze vi è la linguistica popolare. Ovviamente le scienze relative all'uomo sorgono dallo sviluppo della autoconsapevolezza umana. Le scienze possono anche diventare consapevoli di ciò che hanno fatto: si parla di "storia della scienza". Anche per la linguistica è accaduto questo. Ovviamente oggi la linguistica è il risultato del proprio passato. L'affinamento delle tecniche permette di avvicinarsi sempre più alla "verità".
La linguistica nel presente
Ovviamente nel presente si guardano del passato solo gli aspetti che interessano di più. Il confronto col passato comunque dev'esserci sempre. L'intervento del giudizio soggettivo è comunque inevitabile. Cerchiamo di essere oggettivi: per non imporre i modelli della linguistica odierna nella scelta delle opere del passato da ammettere come linguistiche, possiamo riconoscere come parte della storia della linguistica qualsiasi studio sistematico di uno o più aspetti del linguaggio. Il corso della scienza subisce l'influsso del proprio passato. A volte ci sono degli innovatori che permettono di mutare appunto le direzioni. La situazione in cui si trova una scienza è prodotto di fattori esterni ed interni. La storia della linguistica può essere affrontata all'interno della storia della scienza e anche all'interno della storia generale delle idee dell'umanità. Una teoria deve sapere anche modificarsi all'occorrenza.
Le correnti di studi linguistici
È possibile individuare varie correnti di studi linguistici che confluiscono nella tradizione europea e diventano parte di essa contribuendo a formare la scienza linguistica. Nella tradizione europea siamo in grado di seguire una linea di sviluppo continua a partire dalle origini nell'antica Grecia. È ragionevole fare della storia della linguistica europea il fondamento per una storia di tutta la linguistica.
La Grecia e l'origine della linguistica
I greci iniziarono in Europa quegli studi che noi possiamo chiamare scienza linguistica nel significato più ampio. Bisogna comunque ricordare che le antichità greca e romana formarono un impero culturale unificato a partire dal terzo secolo avanti Cristo fino al quarto secolo d.C. Per questa ragione alcuni studiosi preferiscono parlare di linguistica greco-latina. L'influenza principale è quella della scuola greca.
Contributi del vicino Oriente
C'era comunque stato un significativo lavoro nel campo della linguistica applicata già nel vicino oriente. I sistemi di scrittura sillabici furono probabilmente ideati a partire dal sistema di scrittura egiziano ma ci sono esempi di antichi testi grammaticali di Babilonia del 1600 a.C. dove le parole sumeriche avevano la loro corrispondenza nella lingua babilonese per mantenere viva la conoscenza del sumerico. Fu comunque nell'antica Grecia dove la linguistica teorica ebbe la sua origine europea per soddisfare le necessità pratiche.
Influenze e sviluppi nella storia della linguistica greca
Nel V sec a.C. i greci si erano stabiliti già da molte generazioni soprattutto sulle coste occidentali dell'Asia minore. Questa occupazione era il risultato di spostamenti di popolazioni grecofone dal Nord. Durante il II millennio a.C. i greci del Peloponneso raggiunsero un alto grado di civilizzazione ma tutto questo crollò a causa dell'invasione dei dori. I greci comunque non furono la prima comunità civilizzata in quell'area, impararono da civiltà già costituite. I greci del periodo classico sanno dell'esistenza di popoli che parlano lingue diverse e questa consapevolezza era possibile grazie al commercio soprattutto. I greci chiamavano tutti i parlanti di lingue diverse dal greco: barbari. Erano molto consapevoli delle loro divisioni dialettali ma tutti quei dialetti appartenevano ad un'unica lingua che univa i greci in un solo popolo. Non tutti dialetti furono tradotti in scrittura ma solo i più importanti. I dialetti regionali indipendenti venivano distinti sulla base del modo di scrivere le parole che rappresentava la diversa pronuncia: parecchi di essi sono stati riconosciuti come dialetti letterari.
Sistema di scrittura greco
La prima affermazione della linguistica applicata avvenne prima che apparissero testimonianze scritte: nella prima fase del primo millennio a.C fu elaborato un sistema alfabetico per la scrittura del greco che servì da base all'alfabeto greco dell'attico classico. In Grecia si svilupparono due sistemi di scrittura:
- I Micenei nel secondo millennio a.C. si servirono di una scrittura sillabica che utilizzava logogrammi: lineare B. Era usata per le pratiche amministrative ed era una varietà primitiva di greco.
- La conoscenza di tale scrittura andò perduta con le invasioni doriche e l'alfabeto greco si sviluppò da un adattamento della scrittura fenicia. Il sistema fenicio utilizzava per la maggior parte segni consonantici. I greci invece rappresentavano anche le vocali e per farlo usarono le consonanti del sistema ebraico a cui corrispondevano suoni consonantici non distintivi in greco.
L'alfabeto greco era fonematico anche se non lo era del tutto. I tratti soprasegmentali di tono e intensità nel periodo classico non ricevettero simbolizzazione. L'invenzione di un alfabeto per i fonemi segmentali del greco fu esito di una analisi fonematica della lingua. Platone e Aristotele confermano che l'uso della scrittura sia la prima conquista della linguistica greca, attestato con la parola grammatikòs! Il termine grammatikè in principio significò soltanto la comprensione delle lettere e ciò che oggi consideriamo le prime indagini linguistiche aveva assunto la denominazione generale di filosofia con cui si intendeva tutto il sapere umano.
Filosofi greci e linguistica
Dalla fine del VI sec. a.C. i filosofi studiarono anche il linguaggio e si sviluppò la figura del retore che apparteneva al gruppo dei sofisti. Socrate, rappresentava la totale libertà di parola e, nel dialogo del Cratilo, scritto da Platone, parla di questioni linguistiche. Aristotele conobbe le opere di Platone e su queste sviluppò il proprio pensiero. I contorni della linguistica di Aristotele sono abbastanza chiari e sono più sviluppati rispetto a Platone. Con Alessandro Magno le idee greche si sparsero ovunque e una varietà del dialetto attico la Koine diventò la lingua standard. L'insegnamento del greco divenne un'attività diffusa: si parla di età ellenistica.
La scuola stoica
Fra le scuole filosofiche che sorsero, la più importante nella storia della linguistica è quella stoica, fondata da Zenone dove le questioni linguistiche vennero trattate in modo specifico. Le tre frasi principali per gli stoici sono:
- Prima c’è l’impressione poi, la mente, servendosi della lingua, esprime con le parole ciò che prova per l'impressione.
- Tutte le cose si percepiscono attraverso lo studio delle parole.
- Conviene cominciare lo studio della dialettica da quella parte che tratta della lingua.
Gli stoici formalizzarono la dicotomia tra forma e significato distinguendo il significante e il significato. Sembra che il significato non fosse solo un'impressione mentale ma qualcosa che si produce nella mente dell'uditore e del parlante e corrisponde a un enunciato della lingua. Il loro contributo più notevole riguarda la grammatica. Diogene Laerzio compilò una raccolta di brevi biografie di filosofi greci: essa incluse di bibliografie degli scritti stoici. Essi diffusero una teoria della sintassi basata sull'analisi dei tipi differenti di predicati disponibili nel sistema verbale greco: transitivo, intransitivo e impersonale. Purtroppo per la perdita degli scritti più antichi non conosciamo gli aspetti particolari della loro opera.
La diffusione della lingua greca
Come detto, la scuola stoica fu contrassegnata da contatti con gente di altre lingue. In questo periodo il greco parlato correntemente cioè la Koine differì dal greco parlato dalla gente colta. Per qualcuno l'attenzione che gli stoici affidavano alla lingua era dovuta al fatto che il fondatore della scuola, Zenone, era bilingue. Da allora in poi si sentì il bisogno di studiare anche lo stile letterario. La pronuncia e la grammatica del greco dovevano essere corrette e si chiedevano commenti sulla lingua e sul contenuto delle opere classiche! C'erano glossari di dialetti non attici. I segni degli accenti utili alla corretta pronuncia sono attribuiti a uno studioso alessandrino, Aristofane di Bisanzio. La specificazione dei valori accentuali va sotto la dominazione generale di prosodia e fece parte del movimento chiamato ellenismo.
Controversie linguistiche
I problemi relativi al linguaggio si configuravano per natura come due controversie collegate fra loro. Nella prima controversia alla tesi dell'origine per natura si contrapponeva la tesi dell'origine per convenzione. Nella seconda invece alla tesi della regolarità si contrapponeva quella dell'irregolarità. La prima controversia sembra essere stata quella su natura e convenzione. Uno dei principali temi di discussione fra filosofi presocratici e i tardi sofisti riguardò lo stabilire in quale misura i modelli accettati si fondassero sulla natura delle cose e in quale misura essi fossero i prodotti di una tacita convenzione.
Origine del linguaggio
L'argomento del Cratilo è un dibattito sull'origine del linguaggio e sui rapporti fra le parole e i loro significati: questi rapporti si basano sulla naturale affinità tra forma della parola e il suo significato oppure sono il risultato di convenzioni e accordi? Non si giunge ad una conclusione precisa che risponda alla domanda. In se stessa la disputa natura-convenzione non è corretta finché riguarda il linguaggio dal momento che questo è una capacità universale cioè la capacità di comunicare del linguaggio è naturale. Effettivamente noi sappiamo che nella gran parte del vocabolario prevale il rapporto arbitrario tra forma e significato e l'onomatopea ad esempio svolge una funzione limitata. Aristotele adottò il punto di vista di chi sosteneva la convenzionalità. L'onomatopea non si stacca da questa affermazione perché anche forme onomatopeiche variano di lingua in lingua.
Teorie di Epicuro e degli stoici
Epicuro assunse una posizione intermedia e sostenne che le forme delle parole sorsero naturalmente ma furono modificate da convenzioni. Gli stoici sostennero invece la formazione naturale del linguaggio: essi consideravano le forme originarie delle parole onomatopeiche! Le opposte opinioni di Aristotele e degli stoici hanno portato alla seconda controversia linguistica dell'antichità quella tra analogia/anomalia detta anche regolarità/irregolarità. I due punti di vista vanno considerati come due atteggiamenti diversi verso il linguaggio. Aristotele era a favore dell'analogia mentre gli stoici sostenevano l’anomalia. I due principali centri della cultura antica sostenevano: Alessandria gli analogisti e Pergamo gli stoici. Nel considerare queste due controversie è importante ricordare che ebbero luogo prima della pubblicazione di grammatiche del greco o del latino.
Analogia e anomalia
La controversia tra analogia e anomalia riguardava la misura in cui l'ordine e la regolarità proporzionale governavano la lingua greca nonché la misura in cui essa era caratterizzata da irregolarità, le anomalie. Le regolarità cercate erano quelle dei paradigmi formali dove le parole della stessa condizione grammaticale avevano le stesse terminazioni morfologiche e le regolarità connesse ai rapporti tra forma e significato per cui parole morfologicamente comparabili avevano anche significati comparabili. E viceversa. Ad esempio senza le analogie non si sarebbe potuto attribuire un'etichetta semantica a categorie grammaticali come singolare, plurale. Addirittura alcuni analogisti si spinsero a riformare i paradigmi irregolari del greco a vantaggio della regolarità analogica! Per gli anomalisti la maggior parte delle classi paradigmatiche ammette eccezioni, irregolarità, che non possono essere espulse dalla lingua per colpa di grammatici! La teoria degli anomalisti appare più convincente finché nelle variazioni della forma grammaticale della parola non si fece una adeguata distinzione fra flessione e derivazione. Le formazioni per derivazione sono molto più irregolari rispetto a quelle per flessione.
Contributi degli stoici
Gli stoici notarono anche la fallacia di ogni corrispondenza tra una singola forma e un singolo significato: una singola parola potrebbe giungere ad avere molte funzioni referenziali. Per Aristotele, analogista, la proporzionalità appare come un principio guida. Secondo lui la regolarità di un sistema di comunicazione aumenterà la sua efficienza. Gli stoici invece consideravano il linguaggio come una capacità da accettarsi con la sua caratteristica irregolarità.
Studi linguistici greci
I tre principali aspetti dello studio linguistico che furono studiati dai greci furono: l'etimologia, la fonetica e la grammatica. L'etimologia fu stimolata dalla controversia natura-convenzione. Comunque la scala temporale per ogni studio storico delle lingue era molto più breve della nostra, ci si chiedeva cioè come un insieme limitato di parole primarie, insegnate dagli dei, si fossero moltiplicate sino a produrre tutte le parole del vocabolario. Le etimologie antiche erano principalmente esplicative piuttosto che storiche all'inizio infatti si cercava di risalire dalla forma delle parole a quella di altre parole che si riteneva potessero spiegare il significato nelle prime!
Fonetica greca
La fonetica greca si fondava sull'unità composita di scritto parlato, l'elemento base del discorso articolato, meglio intesa con una lettera dell'alfabeto assieme sui valori fonetici. Furono tentate alcune classificazioni articolatorie. Per descrivere la fonetica greca si utilizzava l'alfabeto greco. Un simile approccio basato sulle lettere impediva il riconoscimento delle differenze allofoniche all'interno dei fonemi greci. Fu accettata inoltre un'analogia non giustificata tra il rapporto che le lettere come elementi separati hanno con un testo e quello che suoni ritenuti separati hanno con un'espressione orale! In realtà le lettere realmente compongono le frasi scritte, la lingua parlata può essere analizzata in una varietà di suoni. Platone fece distinzione tra vocali e consonanti e tra consonanti continue ed occlusive. Gli stoici riconobbero lo studio dei suoni linguistici come una parte a sé dello studio del linguaggio. Nella Gramma distinsero tre aspetti: il valore fonetico [a], la sua forma scritta a e il nome che la designava ad esempio alpha. Erano rispettivamente chiamate queste tre proprietà: potestas, figura, nomen. Studiarono le strutture sillabiche del greco e fecero la triplice distinzione tra: sequenze di suoni che si presentavano realmente come parti della lingua dotate di significato, sequenze di suoni che potrebbero presentarsi secondo le regole della formazione delle sillabe ma in realtà non esistono e sequenze escluse come fonologicamente impossibili nella lingua. Gli studiosi antichi studiarono la fonetica del greco ma non avevano una terminologia tecnica.
Grammatica greca
I greci comunque fecero un buon lavoro nel campo della grammatica. Lo schema della descrizione grammaticale fu il modello "parola e paradigma". Non si giunse ad una teoria del morfema e ci si basava sulla parola. Come la fonologia greca si fondava sulla pronuncia delle lettere dell'alfabeto greco, la grammatica greca si concentrò sulla lingua scritta e ciò comportò tre procedimenti principali:
- L'identificazione della parola come entità linguistica isolabile.
- La creazione di un complesso di classi per distinguere e classificare le parole della lingua.
- L'elaborazione di categorie grammaticali per descrivere e analizzare la morfologia delle parole che entrano in paradigmi di forme associate.
La prima descrizione della morfologia greca precede di due secoli la prima descrizione della sintassi greca. Protagora rilevò i vari tipi di frasi dove una funzione semantica generale veniva associata a una certa struttura grammaticale ad esempio la domanda, l'affermazione. Platone è il primo che divide nella frase greca componente nominale e verbale. Aristotele aggiunse una terza classe di costituenti sintattici: congiunzioni, articoli e pronomi. Forse Aristotele voleva distinguere i costituenti della frase dichiarativa. Per lui la parola era un'unità linguistica che e ha un significato per se stessa ma non è divisibile in unità dotate di significato. La frase per Aristotele era semanticamente più complessa. La componente verbale indicava anche un rapporto di tempo e funzionava da predicato.
Contributi di Aristotele
Aristotele riconobbe nei nomi la categoria del genere ma trattò altre differenze nella forma delle parole sotto la categoria della PTOSIS: questo termine indica i casi obliqui dei nomi, le forme comparative superlative, alcuni avverbi. Dunque gli schemi grammaticali erano ancora insufficienti ma ci si era già sforzati di creare un metalinguaggio. Le successive generazioni di stoici ottennero molti risultati nel campo della grammatica che esercitarono una notevole influenza sulla teoria successiva. Essi articolavano in due direzioni il sistema di classificazione delle parole e le categorie grammaticali aristoteliche: aumentarono il numero delle classi di parole, introdussero categorie grammaticali aggiuntive.
Gli stadi degli storici
Sembra che gli storici siano passati attraverso tre stadi:
- Gli elementi soggetti a flessione furono considerati come ARTRA, cioè giunture, e staccati dagli elementi invariabili.
- La parte nominale fu suddivisa in nome proprio, ONOMA, e non è comune, PROSEGORIA.
- Fu isolata la classe degli avverbi, la MESOTES, classe intermedia.
Gli scrittori posteriori riuniranno la classe degli ONOMA con PROSEGORIA e quest’ultima resta una semplice sottoclasse.
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