Morfologia
Derivazione e formazione delle parole
I morfemi derivazionali svolgono una funzione assai importante, quella di permettere la formazione di un numero teoricamente infinito di parole a partire da una certa base lessicale. Danno luogo a famiglie di parole, ossia parole derivate da una stessa radice lessicale. (socio = sociale, associare, socialista, sociologia, sociologo …) Una parola come socializzabilità conta per esempio cinque morfemi (soci- al- izz- abil- ità). Di questi, il morfema {abil} potrebbe essere scomposto ulteriormente in {a} e {bil} separando la vocale tematica del verbo da cui deriva. La possibilità preferita dalla teoria morfologica è tuttavia quella di considerare la vocale tematica come facente parte della radice lessicale.
L'esempio invece di nazionalsocialismo è un caso in cui le due radici lessicali coesistono nella stessa parola e mantengono entrambe il valore che avrebbero se utilizzate come parole autonome → sono due parole agganciate i cui due membri sono perfettamente riconoscibili → parole composte. Il procedimento di composizione è particolarmente produttivo in tedesco (es. Straßenbahnhaltestelle). L'italiano a differenza del tedesco segue nella composizione l'ordine modificando-modificatore, ossia la seconda parola modifica la prima che funziona da testa sintattica → portacenere.
Una categoria molto ampia e variegata è quella delle unità lessicali plurilessimatiche (es. gatto delle nevi → mezzo per la neve) che possono comprendere classi diverse di elementi come i verbi sintagmatici (andare via, mettere sotto), i binomi coordinati (sale e pepe, anima e corpo). Altri meccanismi più marginali per formare parole sono la lessicalizzazione delle sigle (formate di solito dalle iniziali delle parole piene, es. CGIL, TG, NATO, IVA) oppure l'unione con accorciamento che dà luogo alle cosiddette parole macedonia (es. cantautore, smog).
In italiano il più produttivo dei procedimenti di formazione di parola è la suffissazione; fra i suffissi derivazionali più comuni: -zion (spedizione), -ment (spegnimento) che formano nomi di processo o risultato a partire da basi verbali. In italiano è assai produttiva anche la prefissazione che tuttavia al contrario della precedente non muta la classe grammaticale di appartenenza della parola (es. utile, in-utile).
Nella categoria della derivazione suffissale può essere fatto rientrare anche il procedimento dell'alterazione, che crea parole che aggiungono al significato della base lessicale un valore generalmente valutativo (es. gattino (diminutivo), donnone (accrescitivo), robaccia (dispregiativo)). Nei meccanismi di formazione di parola rientra anche il fenomeno della conversione o derivazione zero: in presenza di coppie di parole aventi la stessa radice lessicale fra i quali non è possibile stabilire la parola primitiva. Generalmente se la coppia è nome-verbo come lavoro e lavorare, è spesso da assumere che la base sia la seconda, mentre in caso di aggettivo-verbo come calmo e calmare sarà il primo la base, poiché il verbo indica l'azione di far assumere quello stesso stato.
Le parti del discorso
Le classi lessicali, o parti del discorso, sono categorie grammaticali che classificano le parole a seconda della natura del loro significato o comportamento nel discorso. Nella grammatica tradizionale sono nove: sostantivo, aggettivo, verbo, articolo, pronome, congiunzione, avverbio, interiezione a cui volendo si aggiungono gli ideofoni (zig-zag) la cui reale natura linguistica è molto dubbia. Altre importanti categorie grammaticali si trovano invece sull'asse sintagmatico, considerando le parole nel loro rapporto con le altre all'interno di un messaggio. A queste categorie grammaticali sintagmatiche si può riservare la definizione di funzioni sintattiche e si tratta tradizionalmente delle nozioni di analisi logica (soggetto, predicato, complementi).
“Dishwasher” → determinante-determinato “lavastoviglie” → determinato-determinante
Sintassi
Le parole non si combinano in frasi per semplice giustapposizione, ma secondo rapporti e legami strutturali a volte molto complessi. Con “frase” si designano anche costrutti dall'estensione più ampia e complessa, che si potrebbero più precisamente denominare proposizioni. Il principio generale impiegato per l'analisi delle frasi è anch'esso basato sulla scomposizione o segmentazione che rappresenta le concatenazioni e in parte le dipendenze fra gli elementi della frase, scomponendola in pezzi sempre più piccoli (→ analisi in costituenti immediati, anni 30/40 del Novecento, strutturalismo americano).
Il criterio mediante il quale si attua la scomposizione è anche in questo caso la prova di commutazione: si confronta la frase con un'altra più semplice con la stessa struttura. Es. “mio cugino ha comprato una macchina nuova” comparata con “Gianni legge” → trovo i costituenti immediati della frase di partenza (“mio cugino” perché svolge lo stesso ruolo di “Gianni” e “ha comprato una macchina nuova” perché svolge lo stesso ruolo di “legge”) e via dicendo.
Esistono modi diversi di rappresentare schematicamente l'analisi di una frase nei suoi costituenti: quello più diffuso è il metodo degli alberi etichettati che rende visivamente la struttura della frase nel suo sviluppo lineare e nei rapporti gerarchici. L'albero è costituito da nodi da cui si dipartono rami: ogni nodo rappresenta un sottolivello di analisi della sintassi.
“Determinante” è una categoria che può comprendere gli articoli, gli aggettivi dimostrativi, e anche altri elementi riconosciuti come appartenenti a una stessa classe sulla base della loro distribuzione, cioè del fatto che compaiono sempre e solo nel medesimo contesto → sono tutti gli elementi che occorrono davanti a un nome e svolgono la funzione di determinare il referente da esso indicato (questo cugino, un cugino ecc). La distribuzione, vale a dire l'insieme dei contesti in cui gli elementi possono comparire nelle frasi, è un criterio importante per distinguere diverse classi di elementi rilevanti nella sintassi.
La struttura in costituenti può in molti casi disambiguare frasi o costrutti che all'apparenza sembrano identici ma hanno duplice interpretazione semantica es. “sono invitate tutte le ragazze e le signore con il cappellino”.
L'analisi in costituenti individua tre diversi sottolivelli di analisi sintattica: sottolivello delle frasi, dei sintagmi e delle singole entrate lessicali (parole).
Sintagma nominale → costruito attorno a un nome; i pronomi possono sostituire in tutto un nome e quindi possono essere testa di un sintagma nominale. Il sintagma nominale minimo è un N, il massimo può avere una struttura assai complessa.
Tutte le categorie lessicali di parole piene possono essere testa di un sintagma: sintagmi preposizionali (“per Parigi” in “parto per Parigi”), sintagmi aggettivali (molto bello, pieno di soldi), sintagmi avverbiali (abbastanza rapidamente). I sottocostituenti dei sintagmi, cioè gli elementi che si attaccano e dipendono dalla testa, possono dare luogo anche a sintagmi complessi. Nel quadro della grammatica generativa ad esempio è stato introdotto un sintagma del determinante, avente per testa Det e che contiene al suo interno un SN (“un libro costoso”).
Teoria x-barra → individua i diversi ranghi di complessità di un sintagma X con l'indicazione tramite barre (apici '''). Ogni lineetta indica un sottolivello di complessità del sintagma.
Per la corretta rappresentazione della struttura delle frasi è necessario che ogni costituente sia in rapporto nel rango gerarchico in cui interviene contribuendo al valore generale della frase → es. dei sintagmi preposizionali da agganciare all'opportuno nodo (“Gianni ha letto un libro per tutta la notte *con gran piacere *con la copertina blu” → il primo si riferisce all'intero evento della lettura rappresentato nella frase, ne inquadra la cornice temporale e va dunque legato al nodo “F” direttamente; “con gran piacere” specifica il modo in cui è avvenuta l'azione ed è quindi da legare al nodo V, “con la copertina blu” determina il libro e va attaccato al nodo SN.)
Il principio generale è che in un albero ogni elemento che sta sul ramo di destra di un nodo modifica l'elemento che sta alla sua sinistra nello stesso nodo → es. “il libro di favole di Fedro” → “di Fedro”, ossia il secondo SPrep, funziona da modificatore del SPrep contiguo “di favole”.
Il modo in cui i diversi costituenti si combinano nel dare luogo alle frasi è governato da princìpi piuttosto complessi che interagiscono nel determinare l'ordine in cui si susseguono gli elementi e la gerarchia dei loro rapporti.
- Funzioni Sintattiche → riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica della frase (i SN possono valere da soggetto od oggetto, i SV possono valere da predicato, ecc.) Soggetto, predicato verbale e oggetto sono le tre funzioni sintattiche fondamentali, a cui si aggiungono numerosi complementi (specificazione, termine, mezzo, luogo, tempo, ecc.) Possiamo definire il soggetto come il SN dominato direttamente da F, e l'oggetto come il SN dominato direttamente da SV. Le valenze costituiscono con il verbo gli elementi nucleari essenziali delle frasi, anche quando non vengano tutte realizzate (es. mangiare è bivalente ma la seconda valenza può non essere espressa → es. “Lucia sta mangiando” → le posizioni dello schema valenziale non sono saturate.) Sulla base degli schemi valenziali, il soggetto si potrebbe definire la prima valenza di ogni verbo, è l'argomento verbale più saliente. La seconda valenza coincide con la funzione sintattica di oggetto nel caso dei verbi transitivi; tuttavia può corrispondere in alcuni casi ad altri complementi (es. Gianni pesa ottanta chili).
- Ruoli Semantici → princìpi semantici che concernono il modo in cui il referente di ogni sintagma contribuisce all'evento rappresentato dalla frase. → occorre spostarsi al piano del significato. Non esistono né un procedimento formale di definizione, né una lista completa dei possibili ruoli semantici, ma c'è un accordo sulle categorie che vengono usate per designare quelli più importanti:
- Agente → ruolo semantico dell'entità animata che si fa intenzionalmente parte attiva.
- Paziente → entità che è coinvolta senza intervento attivo, subisce o è interessata passivamente.
- Sperimentatore → entità che prova un certo stato o processo psicologico: A Luisa piace il dolce.
- Beneficiario → entità che trae beneficio dall'azione: Gianni regala un libro a Luisa.
- Strumento → entità inanimata mediante la quale avviene ciò che accade: Luisa taglia con le forbici.
- Destinazione → entità verso la quale si dirige l'azione, costituisce l'obiettivo o la meta. Altri esempi: località, provenienza, dimensione, ecc.
- Struttura pragmatico-informativa → dal punto di vista del valore delle frasi nel loro complesso e di ciò che il parlante vuol fare producendole si distinguono quattro tipi di frasi:
- Dichiarative → affermazioni generiche
- Interrogative → pongono una domanda
- Esclamative → esprimono un'esclamazione
- Imperative → esprimono un ordine
Una frase può genericamente essere vista come un'affermazione attorno a qualcosa → distinzione fondamentale fra tema e rema: il primo, dal greco théma “ciò che è posto”, è ciò su cui si fa un'affermazione, l'entità attorno a cui si predica qualcosa; il secondo, da rhema “parola, discorso detto”, è invece la predicazione che viene fatta, l'informazione che viene fornita a proposito del tema. Es: “Luisa va a Milano” → Luisa = tema, va a Milano = rema. “Stanotte ha tirato un forte vento” → Stanotte= tema, ha tirato un forte vento = rema. Il tema normalmente sta in prima posizione poiché rappresenta il senso di partenza dell'affermazione.
Opposizione dato/nuovo → dato è l'elemento della frase da considerare noto poiché introdotto precedentemente nel discorso o facente parte delle conoscenze condivise; nuovo è l'elemento portato come informazione non nota. “Un gatto grigio sta giocando nel tuo cortile” → un gatto è il nuovo, il tuo giardino è il dato.
Nelle frasi non marcate soggetto, agente e tema tendono a coincidere sullo stesso costituente in prima posizione → le lingue hanno tuttavia dei meccanismi per separare le tre funzioni: Costruzioni note come dislocazioni a sinistra → mandano nella posizione di tema l'oggetto che di solito è rematico. es. “il topo lo insegue il gatto”. → effetto analogo alla costruzione passiva. Altri tipi di frasi marcate sono: dislocazione a destra → isolare sulla destra un costituente attuando un'inversione dell'ordine naturale tema+rema. es. “lo vuole un caffè?”
Frase scissa → spezzando la frase in due parti e portando all'inizio un costituente seguito da una frase pseudo-relativa. es. “è il gatto che insegue il topo”. Struttura del focus → focus è il punto di maggior salienza comunicativa della frase, fa solitamente parte del rema ed è contrassegnato da una particolare curva intonativa enfatica. Può essere evidenziato tramite frase scissa, o avverbi deputati (es. “solo questo volevo dirti”).
Data una certa frase con l'ordine normale dei costituenti possiamo dunque trasformarla in frase marcata che muta l'ordine dei costituenti e cambia la normale disposizione delle funzioni pragmatiche.
Una frase va dunque analizzata sintatticamente da quattro punti di vista che interagiscono tra loro:
- Prospettiva configurazionale (struttura in costituenti)
- Prospettiva sintattica in senso stretto (funzioni sintattiche)
- Prospettiva semantica (ruoli semantici)
- Prospettiva pragmatico-informativa (articolazione in tema/rema)
Meccanismo di produzione della frase
Una frase collega la rappresentazione di un evento, la realtà effettiva filtrata dall'intelletto umano a una catena fonica costituita dai suoni del linguaggio che danno forma alla materia grezza del segnale. A seconda dell'evento, scegliamo nel patrimonio lessicale un certo predicato che reca con sé uno schema valenziale → questo è l'embrione, la fase (a) della generazione di una frase. A questo schema valenziale viene fornita un'interpretazione semantica → fase (b). I ruoli semantici vengono proiettati in funzioni sintattiche → fase (c). Tutto questo viene infine espresso, realizzato in una struttura in costituenti → è visibile il prodotto finale del processo, è l'unica fase concreta.
Cenni di grammatica generativa
La grammatica generativa è un'impostazione teorica particolare dello studio della sintassi, legata al nome del linguista americano Noam Chomsky. La trattazione generativa della sintassi si innesta su una concezione del linguaggio verbale umano come sistema cognitivo specifico e innato, e presenta un grado molto elevato di tecnicità. Grammatica generativa è una grammatica che intende predire in maniera esplicita le frasi possibili di una lingua. Il ruolo centrale per la “generazione” è svolto dalla sintassi che ha il compito di accoppiare e interpretare significati e significanti, e che ha un sostrato comune a tutte le lingue.
Una grammatica generativa è fondamentalmente costituita da un lessico e da regole che governano i diversi aspetti della grammatica. Nella prospettiva del generativismo, il linguaggio verbale umano è un sistema cognitivo specifico del genere umano ed è costituito da quell’insieme di conoscenze mentali interiorizzate che consentono al parlante nativo di produrre messaggi. (L’insieme di queste conoscenze è chiamato competenza) è-interna alla mente umana; -inconscia, ovvero è in grado di giudicare se una produzione linguistica sia o no accettabile basandosi soltanto su “intuizioni”; -individuale, ovvero va intesa come l’insieme delle conoscenze linguistiche interiorizzate da un parlante e non come l’insieme delle regole condivise dalla comunità; -innata, cioè appartiene al corredo genetico della specie umana.
La g.g. ha quindi lo scopo, rifacendosi alle strutture astratte di un sistema linguistico, di esplicitare e formalizzare mediante regole e principi la conoscenza implicita che un parlante nativo ha della propria lingua. Questa capacità consente di generare e comprendere frasi che non ha mai né prodotto né udito.