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Glottologia

Appunti di glottologia che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Aliffi dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lingue e letterature moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Glottologia docente Prof. M. Aliffi

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ESTRATTO DOCUMENTO

originariamente era una lingua ergativo-assolutiva e aveva l’assolutivo nei nomi neutri (es. il donum mi

è piaciuto), negli animati c’è la differenza tra l’assolutivo come oggetto e l’ergativo come soggetto.

CAPITOLO 7: LA SINTASSI

SINTASSI > tratta la combinazione delle parole. È universale che la frase sia costituita da soggetto e

predicato. È difficile definire il concetto di SOGGETTO infatti nessuna definizione risulta convincente.

è ciò che si accorda col verbo

1. Il soggetto: (sogg 1° pers. Sing. richiede verbo 1° pers. Sing.) ma

ciò vale solo per le lingue in cui il verbo si flette, infatti nelle lingue isolanti come anche in

inglese il verbo non si flette (I love – you love) questa definizione NON è UNIVERSALE infatti

esiste il sogg. a senso (un gruppo di ragazzi è venuto – un gruppo di ragazzi sono venuti).

Es. Mario è andatA via.

Es. Mario e Maria ha mangiato un toast (frase agrammaticale)

Es. il maggior numero dei laureati trovano lavoro all’estero (frase accettabile)

2. Il soggetto: è ciò che compie l’azione ma è vera solo nei sogg. che compiono un’azione (“il

ragazzo è studioso” non compie nessuna azione) o nelle frasi di forma passiva che la subisce;

non vale neanche per i verbi transitivi (“la minestra è mangiata mal volentieri dai bambini” la

minestra non compie l’azione) – (“quella ragazza ha ricevuto un bel mazzo di fiori” ha

ricevuto è transitivo ma la ragazza non compie alcuna azione).

Es. mia sorella ha ricevuto un buon insegnamento dai suoi professori non è un’azione

3. Il soggetto: è ciò di cui si parla (tema)

Es. quella ragazza, ha ricevuto un bel mazzo di fiori.

Tema e soggetto: quella ragazza

Rema: ha ricevuto un bel mazzo di fiori

Ma se dico > quella ragazza, l’ho vista al supermercato

Tema: quella ragazza ma non è sogg.

Es. il libro (tema) ha la copertina blu (rema)

Es. il libro (tema, ma non è il sogg. grammaticale) l’ho comprato di seconda mano

non esiste un’unica definizione convincente ma ognuna di queste sono vere nel loro ambito.

 Soggetto sintattico o grammaticale: (punto 1.)

 Soggetto semantico: (punto 2.)

 Soggetto comunicativo: (punto 3.)

Alcune volte le tre nozioni (sintattica, semantica e comunicativa) sono realizzate dalla stessa entità

linguistica, altre volte no.

Gianni colpisce Gianni è:

Pietro a livello sintattico, l’argomento che si accorda obbligatoriamente col verbo;

a livello semantico, indica colui che compie l’azione;

a livello comunicativo, indica colui di cui si parla.

Gianni teme la Gianni è:

guerra a livello sintattico, il soggetto (l’argomento che si accorda obbligatoriamente col

verbo);

a livello comunicativo, indica colui di cui si parla.

a livello semantico, non indica colui che compie l’azione (di fatto, non descrivendo

questa frase un’azione, non viene neppure indicato chi la compie).

A Pietro piacciono i i fiori è:

fiori a livello sintattico, il soggetto;

a livello semantico non indica l’agente;

a livello comunicativo non indica ciò di cui si parla che è invece Pietro.

A livello sintattico: soggetto

predicato

A livello semantico: soggetto: agente / esperiente

Predicato: azione / stato: paziente

Soggetto semantico agente – “Mario colpisce Antonio”

20 paziente – “Antonio è colpito da Mario” ruoli semantici rimangono gli stessi:

 

agente “Marco”, paziente “Antonio”.

Agente: compie l’azione / Paziente: subisce l’azione

Es. il libro è stato comprato di seconda mano da mia sorella (i ruoli semantici non cambiano)

È stato individuato un ruolo intermedio: ESPERIENTE > compie un’azione volontaria ma la sua azione

non ha una ricaduta sull’oggetto (con verbi di sensazione e sentimento).

Es. “Mario guarda la televisione”.

Esperiente

Es. “Mario conosce la matematica”.

Esperiente

Es. “Mario vede un passero”.

Esperiente

Es. “Mario ama Livia”.

Esperiente

Es. la nonna guarda spesso la televisione: la nonna: esperiente, l’azione non ha ricaduta sulla

televisione.

Es. mia sorella ama la matematica: mia sorella: esperiente, l’azione non ha ricaduta sulla matematica

I ruoli semantici rimangono invariati qualunque sia la struttura della frase.

Ruolo semantico dello STRUMENTO.

Es. Mario colpisce Antonio con una mazza.

Strumento

Es. la mazza di Mario colpisce Antonio

Strumento

A livello comunicativo: soggetto: tema

Predicato: rema

Soggetto comunicativo tema – rema

Es. Alessandro Manzoni scrisse “I Promessi sposi”

tema rema

Es. “I promessi sposi” furono scritti da Alessandro Manzoni.

tema rema

Quel ragazzo picchia quel

signore

livello sintattico soggetto predicato

livello semantico agente azione

livello comunicativo Tema tema

a Pietro piacciono i fiori

livello sintattico Predicato soggetto

livello semantico esperiente stato

livello comunicativo tema rema

Fillmore parla di casi semantici nel senso di ruoli.

ci sono frasi in cui i tre soggetti coincidono

SCRIVERE 1 frase in cui i tre soggetti coincidono e 2 frasi dove un soggetto non coincide.

Es. Mario colpisce Antonio: Mario soggetto grammaticale, comunicativo e semantico

Es. Antonio è stato colpito da Mario: Antonio: soggetto grammaticale e comunicativo, Mario:

semantico

Es. Antonio l’ha colpito Mario: Antonio soggetto comunicativo, Mario: soggetto grammaticale e

semantico.

Es. Maria ha rotto il vaso: Maria soggetto grammaticale, semantico e comunicativo

Es. il tedesco non l’ho studiato il tedesco: soggetto comunicativo, semantico e io: soggetto

grammaticale

l’esempio più semplice è il passivo.

CATEGORIE FLESSIVE (o flessionali/grammaticali).

> quelle che si applicano agli elementi linguistici (nomi, verbi, aggettivi) attraverso regole di flessione

che non creano nuove parole ma applicano le categorie alle forme di partenza

21 1. CATEGORIA FLESSIONALE: PERSONA sono universali linguistici

Le persone sono quelle dei verbi quando questi si possono flettere

1° pers. sing.: chi parla sono deittici, elementi che non hanno un referente unico ma che cambia a

seconda del discorso.

2° pers. sing.: chi ascolta

3° pers. sing.: né chi parla né chi ascolta (non io né tu) - A. Arena il referente sono io

- Io il referente sono “io” solo se

parlo “io” io è deittico. Anche i dimostrativi sono deittici: deittici spaziali (questo, codesto, quello),

deittici temporali (ieri, oggi, domani). Es. Oggi è il 23 marzo – il 24 marzo – il 22 marzo

oggi domani ieri

È quella che non partecipa al discorso detta da Benveniste la non-persona (non io-non tu). Molto spesso

i verbi impersonali sono flessi infatti alla 3° persona cioè alla “non-persona” appunto. Es. “Voi” è il

plurale di “tu”? sì

PROBLEMA: Es. “noi” è il plurale di “io”? No

Infatti esiste il NOI INCLUSIVO (comprende la 2° persona) e NOI ESCLUSIVO (non comprende la 2°

persona)

- Es. Noi stiamo facendo lezione NOI inclusivo

- Es. Noi (docenti) abbiamo deciso al consiglio di non fare lezione oltre le 19.00 NOI esclusivo

Nelle lingue indoeuropee non c’è una differenza formale tra noi inclusivo e noi esclusivo ma in altre

lingue ci sono due pronomi diversi per esprimere l’inclusività o l’esclusività.

Anche la persona è una categoria flessionale che manifesta il fenomeno dell’accordo: nelle lingue

dotate di morfologia flessionale, la persona del verbo si accorda con quella del soggetto, che può

essere un pronome (prima, seconda e terza persona) oppure anche un nome o un sintagma nominale.

2. CATEGORIA FLESSIONALE del NOME: GENERE

> il genere è una categoria flessionale ma non universale, cioè non si trova in tutte le lingue (es:

neutro) =/ dal numero.

Il genere non sempre e non necessariamente corrisponde al genere naturale (la penna non è femmina

ma è di genere femminile), non sempre il genere della parola corrisponde al genere naturale (sesso)

dell’oggetto (animato) (la settimana, la spia il gen. grammaticale è femminile, mentre il referente

può essere uomo o donna)

Mozione di genere > quando si differenzia il genere maschile o femminile sulla base del sesso anche

nelle parole (gallo/gallina, re/regine, professore/professoressa)

Genere neutro: il neutro (né maschile, né femminile) dovrebbe essere riferito agli oggetti inanimati in

quanto non dotati di sesso ma non è detto che corrisponda sempre (es. tedesco “das Mädchen”= la

ragazza è neutro)

Genere comune: non cambia forma tra maschile e femminile ma cambia nell’accordo

Es. il preside / la preside: se uso l’articolo maschile l’accordo al maschile, se uso l’articolo femminile

l’accordo al femminile.

Quando si dice che in inglese non c’è il genere significa che non c’è l’accordo tra il nome e l’aggettivo

ma il genere c’è nei cosiddetti pronomi di ripresa, cioè se parlo di un uomo e poi in un’altra frase deve

continuare a parlare di lui userò “ne”

Nomi epiceni: nomi che hanno il genere grammaticale definito e un’unica forma, ma il referente può

essere sia maschio sia femmina.

(Es. tardo uccello latino che significa epiceno)

Es. “la persona” è di genere femminile ma il referente può essere sia maschio sia femmina

diffuso presso gli animali: “la volpe”, “la tigre”, “la zanzara”, “il ragno”.

 3. IL NUMERO

> nelle lingue indoeuropee erano 3:

- singolare

- plurale

- duale per indicare una coppia (le due mani, gli occhi) (1°, 2°, 3° pers. sing., plur e duale)

In latino classico il duale è scomparso. è rimasto un residuo di duale nel latino (conservato nell’italiano).

22

Es. nome maschile duale: duo= due; ambo (ambedue) i contendenti passaggio dal latino all’italiano

Duale: in lingue come il greco e il sanscrito, usato in genere per indicare coppie di oggetti: le mani, gli

occhi.

Triale: ad esempio alcune lingue dell’Oceania, per indicare terne di oggetti.

Ci sono lingue che hanno il quadriale, il paucale (per poche cose, generico).

Anche il numero manifesta il fenomeno dell’accordo, in lingue come l’italiano: se la testa di un

sintagma nominale è singolare, devono essere al singolare anche tutti gli altri elementi del sintagma

(l’aggettivo, l’articolo); se è al plurale, devono essere tutti al plurale. L’accordo di numero si realizza

l’uomo è mortale gli uomini sono mortali.

anche tra soggetto e predicato in italiano: ma

TEMPO VERBALE > è dato dal rapporto, come notò Benveniste, tra momento dell’evento e momento

dell’enunciazione.

Se i due momenti coincidono > PRESENTE (es. stiamo facendo lezione)

 Se il momento dell’evento è anteriore rispetto al momento dell’enunciazione > PASSATO (es.

 Napoleone morì il 5 maggio; ieri non abbiamo fatto lezione)

Se il momento dell’evento è posteriore rispetto al momento dell’enunciazione > FUTURO (fra 3

 anni sarete laureati; lunedì faremo lezione (lo dico oggi))

Il tempo verbale è deittico perché dipende dal rapporto tra momento dell’evento e momento

dell’enunciazione il momento dell’enunciazione cambia quindi non ha un referente unico.

Es. *oggi* “sto facendo lezione”

*domani* “ieri ho fatto lezione”

> conseguenza: noi siamo sicuri degli eventi passati e presenti ma non del futuro deriva il fatto che il

futuro può anche non essere espresso morfologicamente infatti in siciliano manca il futuro detto infatti

TEMPO DEBOLE e che in molte lingue viene espresso tramite perifrasi (dovere, potere).

Oltre al momento dell’evento e al momento dell’enunciazione possiamo avere anche il momento di

riferimento che si ha in frasi + complesse in cui per esempio si usa il futuro anteriore.

> es. “una volta che Marco sarà arrivato, ci siederemo a tavola”

Futuro anteriore futuro semplice momento di riferimento

momento dell’enunciazione: presente

Momento dell’evento: futuro > ma ho futuro semplice e anteriore

il futuro semplice è il nom. di riferimento.

IL VERBO:

ASPETTO

> modo in cui l’azione è vista perfettivo: l’azione è vista come compiuta/conclusa: passato

prossimo e passato remoto imperfettivo: l’azione è vista come non conclusa/compiuta: imperfetto

L’imperfetto si distingue dal passato prossimo e dal passato remoto sulla base dell’opposizione

imperfettivo/perfettivo. Il passato prossimo descrive un evento passato i cui effetti sussistono ancora

nel presente; il passato remoto descrive un evento passato che non ha più alcun rapporto con il

presente. Entrambi i tempi sono perfettivi, ma il passato prossimo è compiuto; mentre il passato

remoto è aoristico (tratto dal nome di un tempo del verbo greco e di altre lingue indoeuropee che

significa ‘indefinito’, ‘indeterminato).

MODO> (grammaticale, morfologico) indica il modo in cui l’azione è vista dal parlante.

Indicativo constatazione: Gianni parte;

congiuntivo supposizione, desiderio o augurio: (Se) Gianni partisse!;

imperativo ordine: Gianni, parti!;

condizionale possibilità, irrealtà o condizione: Se Gianni partisse, saremmo tutti felici (possibilità); Se

Gianni fosse partito un’ora prima, non avrebbe perso la coincidenza (irrealtà).

MODALITA’ =/ MODO: modo in cui la stessa forma verbale può essere espressa con intenzioni diverse.

Es. Mario non è venuto: deve stare male MODALITA’ EPISTEMICA: esprime un’inferenza, supposizione

Es. Mario non si comporta bene: deve stare a casa MODALITA’ DEONTICA: esprime un ordine

“dovresti stare più attento”> modalità deontica

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“Maria non c’è, dovrebbe essere a casa” > modalità epistemica

“copriti, potrebbe fare freddo” > modalità epistemica

“Potresti lasciarci soli?” > modalità deontica

Es. questo ragazzo deve andare a casa modalità deontica

Es. quel ragazzo non si sente bene, può andare a casa modalità epistemica

Es. il ragazzo sarà tenuto lontano dalla scuola modalità deontica

Es. il ragazzo non è a scuola sarà a casa modalità epistemica

il parlante seleziona il modo a seconda delle sue intenzioni

 CAPITOLO 5: LA STRUTTURA DELLE PAROLE: MORFOLOGIA

Il problema più grosso è individuare cosa è una PAROLA. Le parole sono unità del linguaggio umano

istintivamente alla consapevolezza dei parlanti.

CRITERI:

1. Isolabilità;

2. Non interrompibili. Es. tavolo

3. Indivisibilità. Es. ferro (nuovo) da stiro indivisibile

- Criterio dello SPAZIO: è parola ciò che è compreso tra due spazi bianchi?

Questa definizione è intuitivamente semplice e sembra molto efficace, ma ha un limite di applicazione

in quanto può funzionare solo per lingue dotate di scrittura e non per lingue che ne sono sprovviste: gli

<<spazi bianchi>> sono evidentemente un criterio ortografico. MA funziona solo per le lingue dotate di

scrittura (lineare) (filo spinato, ferro da stiro).

- Parola = unità della lingua che può essere usata da sola, che può da sola formare un

enunciato? (di, e, con

MA le parole grammaticali ecc.) di norma non possono costituire un enunciato

o

- Parola = unità al cui interno non si può inserire dell’altro materiale linguistico

la più adeguata

o

MORFOLOGIA: a ed e realizzazione concreta del morfema

Forma base forma di citazione

amare. amare

Si consideri il verbo La forma è la forma di citazione, la forma che troviamo sui

vocabolari, chiamata anche lemma. Questa forma è come la rappresentante di tutte le forme flesse che

(amo, ama, amate, amavamo, amasti, amando

il verbo può avere ecc..). Le entrate del dizionario, cioè i

lemmi, non sono forme flesse, sono sempre le forme di citazione. Convenzionalmente, per l’italiano, la

amare

forma di citazione del verbo è la forma dell’infinito (es. ) mentre per altre lingue (es. latino e

greco) vige una tradizione diversa e la forma di citazione è la prima persona dell’indicativo presente

(es. lat. amo, gr agapò). La forma di citazione del nome è il maschile/femminile singolare (e dunque

viso/favola e non visi/favole), la forma di citazione dell’aggettivo è sempre il maschile singolare (per gli

aggettivi a quattro uscite) o la forma unica di maschile/femminile per gli aggettivi a due uscite (bello,

felice e non bella, belli, belle o felici).

L’operazione che porta dalle forme flesse ai lemmi è chiamata lemmatizzazione e consiste nel

(amavo amare, avremmo cucinato cucinare, scaffali

riportare una forma flessa al suo lemma

scaffale, famose famoso).

verbo

Per quel che riguarda il bisogna distinguere il tema dalla radice. Se ad un verbo regolare come

-re ama:

amare si toglie la desinenza flessiva (che significa ‘infinito presente’) resta questa forma è il

(am)

tema del verbo. Il tema si può analizzare a sua volta come una radice più una vocale tematica

(a). a i

Le vocai tematiche dell’infinito sono tre: (come in contare), e (come in temere) e (come in

sentire): TEMA

forma di radic voc.

citazione e tematica

24 amare am a

temere tem e

sentire sent i

2. Classi di parole

L’inventario delle parti del discorso non è lo stesso per tutte le lingue del mondo

per esempio, il latino non aveva articoli

Il criterio maggiormente utilizzato per la classificazione delle classi di parole è quello distribuzionale,

ovvero i contesti in cui possono o non possono ricorrere.

Articolo = può precedere un Nome ma non un Verbo

– Nome = può precedere un Verbo ma non un Articolo

PARTI DEL DISCORSO: articolo, verbo, avverbio, congiunzione, interiezione,

Parti del discorso o categorie lessicale:

aggettivo, nome, pronome, preposizioni.

Variabili: nome, l’aggettivo, verbo, articolo e parzialmente il pronome.

Invariabili: non sono sottoposte alle teorie grammaticali: congiunzioni, avverbio, interiezioni e

preposizioni.

Classi aperte: in cui facilmente entrano nuovi elementi: i nomi, i verbi e gli aggettivi, avverbi di modo,

interiezione (è facile che una parola diventi un’interiezione)

Verbi: linkare, taggare

Classi chiuse: Articolo, preposizione, congiunzione e avverbio tranne quelli di modo sono abbastanza

chiuse, ci sono state le modifiche nel tempo; chiuse perché cambiano con molta lentezza

Secondo le grammatiche tradizionali dell’italiano, le parti del discorso sono:

• (Simona, tavolo)

Nome (camminare)

Verbo

Variabili aperte

(rosso, rapido)

Aggettivo (io, lui, lo, ci)

Pronome chiuse

(il, la, un)

Articolo aperte

(già, lentamente)

Avverbio (di, a, con)

Preposizione

invariabili chiuse

(e, ma, o)

Congiunzione (ahi!, ehi!, oplà!)

Interiezione

Quello che ci interessa è che i confini tra le classi non sono così netti anche nell’italiano.

Verbi che si possono usare come nomi: es. potere, sapere

aggettivi che si possono usare come nomi: es. i vecchi

il problema è per le preposizioni, qualcosa che viene messa davanti al nome.

Es. dietro di me ci sono un sacco di persone (qui è preposizione dietro)

Es. ci sono un sacco di persone dietro (dietro: avverbio).

I confini non sono netti tra avverbio e preposizione, escludendo gli avverbi di modo.

Le categorie lessicali possono anche variare, da lingua a lingua, a seconda della tradizione

grammaticale.

In inglese sono 10 perché si aggiungono le particelle dei phrasal verbs.

Dal 97 si è cominciato a pensare che anche in italiano ci fossero gli equivalenti dei phrasal verbs.

Es. mettere sotto il letto la scatola (inteso come sotto il letto)

Es. mettere sotto una persona (nel senso di investire, si comporta come i phrasal verbs).

È anche una questione di teoria grammaticale. Si è formato in tutte le lingue romanze l’articolo. I latini

mettevano aggettivi e nomi insieme. In compenso ne aggiungevano un’altra: il participio, che per noi è

un modo del verbo. In latino esiste anche il participio futuro.

Il participio ha caratteristiche del nome e del verbo, veniva considerato a sé stante.

Lessico: lo studio delle parole.

L’innovazione fondamentale individuata da Chomsky (discorso del bambino).

25

Oltre al lessico cartaceo c’è un lessico mentale che è quello fondamentale. Del nostro lessico mentale

fanno parte le regole di formazione di parole.

Es. nel nostro lessico mentale, cane: parola semplice, categoria lessicale nome [essere animato,

concreto]. Regole di formazione di parole: es. da cane (forma base) si forma canile (derivata

aggiungendo il suffisso -ile), canino (aggiungendo il suffisso -ino, formo l’aggettivo canino); nel lessico

mentale si ha sia cane come forma base cane e anche cagna, come forme che si devono conoscere.

Ogni parlante è in grado di estrarre dal proprio lessico mentale delle liste di parole con certe

caratteristiche.

L’unità minima non distintiva è il fonema. L’unità significativa è il morfema. Ci sono morfemi lessicali e

grammaticali.

Es. gatt- (lessicale) -o (grammaticale maschile singolare).

Nel nostro lessico mentale è più probabile che abbiamo gatto secondo la grammatica generativa.

Morfemi liberi che possono stare da soli: es. ieri, oggi non li posso segmentare

Morfema legato: es. gatto

Categorie e sottocategorie

sa

Un parlante che le parole della propria lingua hanno proprietà diverse: per esempio, i nomi possono

essere: il nome in questione è un nome di

persona

non è un nome di persone (es.

animale)

equivale a proprio

nomi che possono essere contati

nomi che non possono essere contati

Equivale a concreto

Questo sistema di tratti binari (+/-) suddivide la categoria Nome in sottocategorie

• Ogni Nome possiede un valore per ogni tratto:

• ragazzo [-astratto] [+animato] [+numerabile] [+comune] [+umano]

– libro [-astratto] [- animato] [+numerabile] [+comune] [- umano]

Anche i Verbi possono essere distinti in:

• [±transitivo]

– [±regolare]

– [±costruzione progressiva]

– sto leggendo

[+costr. progressiva] =

*sto sapendo la risposta (verbi stativi)

[-costr. progressiva] =

TRATTI MORFOSEMANTICI:

Tratti di sottocategorizzazione:

[cavallo] N

[-femminile]

[+concreto]

[+comune]

[+numerabile]

[+animato]

[-umano]

I tratti sono 5 + 1

[cane] N

[+ concreto]

[+ comune]

[+ numerabile]

[+ maschile ma è meglio – femminile]

[+ animato]

[- umano] scatta quando c’è il tratto + animato

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[sangue] N

[+ concreto]

[+ comune]

[- numerabile]

[- femminile]

[-animato]

[-neutro] si aggiunge +- femminile

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[Aldo] N

[+ concreto]

[- comune]

[- numerabile]

[- femminile]

[+ animato]

[+ umano]

Es. Vedo la virtù o vedo una persona che opera virtuosamente o uso la personificazione. (50:00)

+ comune: in italiano c’è una regola, i nomi comuni possono avere l’articolo e i nomi propri no.

+ animato: mi serve per formare alcune frasi; border-line sono i fiori

+ umano è legato a fatti sintattici, legato a quali verbi possa usare.

[virtù] deriva dal latino, ma nel latino non è una forma base; è la prerogativa dell’essere uomo – virtù e

N

virile-

[- concreto]

[+ numerabile]

[+ femminile]

[- animato]

Es. uomo

Nei nomi il tratto +- regolare si aggiunge dove sono irregolari.

Es. filo – i fili e le fila – [-regolare]

Verbi:

queste teorie nascono negli Stati uniti e all’inizio sono fondate sull’inglese. La forma base del verbo

inglese è una forma semplice. Per l’italiano la forma base qual è? Scrivere no perché è flessa. La forma

base è il tema pensa il tema.

Es. amare – ama (nei verbi di prima coniugazione in -a)

Es. scrivere – scrivi (ere)

Es. Sali (scendi (scendere)

[porta(re)] V

[I coniugazione]

[+progressivo]

[+ regolare]

[cuoc/i(ere)] V

[II coniug]

[+ progr]

[- regolare]:significa che ci sono delle forme che devo conoscere a memoria, altrimenti il verbo non si

può flettere. (cossi, cocetti, cosse cosse non fa parte del lessico mentale).

Lessico cartaceo è più esteso, perché ci sono i termini obsoleti, termini tecnici, scientifici. Il lessico

mentale è più potente, accoglie e comprende tutte le nuove parole.

Morfologia tradizionale > studio delle parole, si considera lo studio del morfema unità significativa

che si realizza in FONI.

Classificazione: boy, libr-

morfemi lessicali: -s, -i

morfemi grammaticali:

morfemi liberi: possono ricorrere da soli in una frase

morfemi legati: non possono ricorrere da soli in una frase

Variante libere della morfologia Morfo libero

Es. diedi – died-; detti – dett- (varianti libere possono scegliere di usare l’una o l’altra senza che siano

variazione

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I somari; gli esami varianti condizionate, sono obbligato ad usare l’una o l’altra.

I morfemi si dividono in LIBERI e LEGATI.

LIBERI: oggi, book, bar, ieri, virtù non si possono segmentare. In italiano sono parole.

 flessivi

LEGATI: libr/o-i, book/s si possono segmentare. In italiano sono quelli (a- del femminile

 suffissi

singolare, -i del maschile plurale, e- del femminile plurale; tutte le desinenze del verbo), tutti i e

prefissi.

i i

Morfema grammaticale: legate alla categoria grammaticale. Es libri: morfema grammaticale la -

morfema lessicale: considera come forma base la parola astratta o semplice perché nella nostra

mente abbiamo un insieme di parole base. Il lessico italiano mentale è collegato alle parole base. Es

libr-

libri: morfema lessicale

Es. amai amare ama + regole di formazione.

 

Morfema designa un’unità astratta realizzata a livello concreto da un allomorfo (o morfo):

• Fonologia Morfologia

Liv. astratto fonema morfema

Liv. concreto allofono allomorfo

La morfologia generativa ha abbandonato il concetto di morfo e morfema, ma fa riferimento al lessico

mentale: si parte dalla forma base, che in italiano solitamente corrisponde al singolare maschile per il

nome. Es. lupo

Del lessico mentale fanno parte i processi di formazione di parole.

I processi di DERIVAZIONE, COMPOSIZIONE, FLESSIONE

DERIVAZIONE si aggiungono degli affissi: SUFFISSI, PREFISSI, INFISSI

 

Nuove parole derivazione e composizione 

Derivazione e flessione: hanno in comune il tipo di formazione (alla forma base si aggiungono suffissi)

lupo lupetto

Nella derivazione e flessione alla forma base si aggiunge un suffisso: es. lupo>lupi

Il problema per l’italiano si pone per le forme base del verbo, mentre per l’inglese è semplicissimo

(love) per l’italiano è più complesso. La forma base è il TEMA dei verbi regolari, nei verbi irregolari si ha

il [-regolare] che gli permette di avere più forme basi.

Es. felice felicità; cane canile; tag taggare

COMPOSIZIONE: unisco due forme libere per formare nuove parole.

Es. capo, stazione capostazione; dolce, amaro dolceamaro

 

FLESSIONE: aggiungo alla forma base una desinenza per applicare le categorie grammaticali

 

Es. singolare e plurale es. lupo e lupi; VERBI modo e tempo; numero, il genere, il caso, il modo, il

tempo, l'aspetto

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Derivazione: è possibile che vi sia una serie molto lunga di affissi.

Lessicalizzazione: parole in cui si perde il senso della derivazione e diventano forma base. Una forma

complessa diventata forma base Es. fioretto estremo

[fiorettista] si parte da [fioretto]: forma base perché è lessicalizzato

Libro e libretto: forma lessicalizzata

Libretto: ha un significato proprio nella musica lirica, Felice Romani era un librettista.

Grammaticalizzazione: una voce lessicale divenuta un suffisso. Es. -mente: serve per formare gli

avverbi di modo; è un suffisso produttivo.

Serenamente: in latino significa “con mente serena”. Mente lume una parola. Poi, da un lato è rimasta

una parola e dall’altra un suffisso.

Classificazione dei composti.

Testa in composizione

Normalmente, un composto ha la stessa categoria lessicale e tratti di sottocategoria di uno dei suoi

costituenti: diremo che questo costituente è la TESTA del composto

Test «È UN»:

• camposanto campo

- «È UN» Nome perché è Nome (categoria)

camposanto campo, santo

- «È UN» tipo di non un tipo di (semantica)

Ancora sulla «testa» dei composti*

In alcune lingue la testa dei composti può essere identificata «posizionalmente»

In inglese la testa è «a destra»

– black-board

A + N = N lett. ‘nera asse, lavagna’

overdose

P + N = N ‘overdose’

rattlesnake

V + N = N ‘serpente a sonagli’

honey-sweet

N + A = A ‘dolce come il miele’

In italiano la situazione è più complessa:

30 pescecane

N + N testa a sinistra

camposanto

N + A testa a sinistra

gentiluomo

A + N testa a destra

terremoto

N + N testa a destra

scuolabus

N + N testa a destra

In base alla composizione i composti possono essere:

- Di coordinazione, di subordinazione, attributivi-appositivi

- Esocentrico, endocentrico, dvandva

La testa nei composti: ci sono vari criteri per individuarli:

pescespada: è un nome, bisogna vedere se la categoria del composto corrisponde alla categoria di

una delle due parole che lo formano

saliscendi: è un composto esocentrico, perché le categorie lessicali sono diverse.

categoria lessicale,

Prima di tutto bisogna controllare la dopo bisogna se tutti i tratti corrispondono. Es

pescespada: è formato da due nomi, la testa potrebbe essere sia pesce che spada, è maschile e non

può essere spada perché è femminile, il pesce è animato e la spada no.

Test semantico: il pescespada è un pesce o una spada? È un pesce: endocentrico

Bianconero: bianco e nero sono aggettivi, entrambi possono essere teste (categoria lessicale), hanno

tutte le qualità degli aggettivi. Il bianconero è bianco e nero o tutte e due: dvandva

Blu petrolio: aggettivo. Categoria lessicale: blu è aggettivo e petrolio è nome, quindi petrolio non può

essere testa. Test semantico: il blu petrolio è un tipo di blu o è un petrolio: è un blu; quindi la testa è

blu.

SALISCENDI è un COMPOSTO formato da 2 verbi:

SALI: tema di salire

SCENDI: scendere

-ARE forma base in A

-ERE -IRE forma base in i

Es. gratta e vinci non sono imperativi, ma forma base di grattare e vincere.

1) Sulla base del rapporto che c’è tra i due membri.

Es. Sali scendi il rapporto tra i due membri è di coordinazione

Es. trecento coordinazione

Es. capobanda capo della banda, in questo caso uno dei due membri è subordinato all’altro,

composto di subordinazione.

Es. cassaforte (N+A) composto attributivo

2) Sulla base della testa: anche i composti possono avere la testa, sono detti:

endocentrici: la categoria lessicale della testa deve essere di quello di tutto il composto, così come il

genere

Es. pescespada: la testa è il pesce.

La testa può essere a sx o ds, in ITA solitamente è a sx:

es. capobanda

Es. terremoto il moto della terra, composto di subordinazione endocentrico con la testa a dx

Es. scuolabus testa a dx in ita, perché viene dall’inglese in cui la testa è a dx

Es. nightclub

Rosanero: di subordinazione, dvandva

Grattacielo: subordinazione, esocentrico

Attributivo: criterio

Testa: acqua ma non è una vera e propria acqua

La testa non è acqua, non è nemmeno forte perché oggettivo. Dunque è esocentrico

31 Processo degli acronimi: DNA (Desossiribonucleico), UE (Unione Europea) li trattiamo come

 

nomi ma sono sintagmi.

Clipping si ha una riduzione della parola. Es. prof. = professore, flu =influence, aereo=

 aereoplano, air =airplane.

Col clipping è collegato il BLENDING: tipo di composizione in cui a differenza della

 composizione consueta, almeno un membro è una forma clipped. Es. Brunch breakfast +

lunch, docufilm document + film, e-commerce o e-mail electronic commerce/mail

Retroformazione: si va da una forma più complessa a una forma più semplice. Gli esempi

 classici sono quello di arrivo che è collegato al verbo arrivare. (da fumo fumare, da studio

studiare, da lode a lodare)

Arrivo è collegato alla parola riva. Il significato si esteso, etimologicamente è collegato alla parola riva.

Esempio classico invio: collegato con il verbo inviare (deriva da via) invio è retroformato da inviare.

Esempio: difficult deriva dal latino difficilis. Difficult è retroformato dal nome difficulty.

(to) edit editor)

(come in inglese il verbo da

Composto reduplicato: si hanno quando la stessa parola è ripetuta. Es. Fuggi fuggi : da

 fuggire, lecca lecca: da leccare

Parasintesi: fenomeno per cui una parola si forma si forma aggiungendo a una forma base un

 prefisso e un suffisso, aggiunti contemporaneamente.

Es. invecchiare è formato sul vecchio, formato con il prefisso in e con il suffisso iare, vecchiare non

esiste.

Es. ingiallire: formata su giallo, giallire non esiste e ingiallo neanche, sembra formato unendo

contemporaneamente un prefisso e un suffisso.

Crea enormi problemi alla teoria generativa. L’escamotage: ingiallire: giallo giallire (verbi formati da

aggettivi) e poi si aggiunge il prefisso. Ci sono verbi formati da nomi: zitto zittire

Composti neoclassici: si intende un composto di cui almeno un membro sia di origine classica,

 ma non sia usato come parola libera, cioè non è sufficiente dire che almeno un membro deve

avere un termine classico.

Es. antropofago: colui che mangia uomini, i due membri sono di origine classica, ma non sono usati da

soli nell’italiano.

Es. dissesto idrogeografico: idro significa acqua, geo significa terra dal greco.

Es. ippodromo: ippo non è usato da solo ma può fungere da forma base per la derivazione.

Es. circo equestre: equo è la parola greca per il cavallo, equo diventa forma base di equestre ma da

solo non viene usato.

Nei composti di origine neoclassica, in quelli di origine latina c’è la vocale i e in quelli di origine greca la

o.

Uxoricidio: uccisione della moglie, ora si usa femminicidio formato da cidio parola di origine latina, ma

femmina è parola italiana, la -a di femmina per riaggiustamento diventa -i.

Es. webografia: siccome grafia è di origine greca si aggiunge la o.

Es. musicologo: studiosi di musica, logos(discorso, studio).

Es. cinofilo: amante dei cani,

Es. cinefilo: amante del cinema

Conversione: cambiamento di categoria senza che sia stato aggiunto alla base un affisso

 manifesto. water (to) water

Es, inglese: dal nome ‘innaffiare’.

Reduplicazione o raddoppiamento: raddoppiamento di un segmento e può essere parziale

 giak gi-giak kursi kursi kursi

(tigak, ‘mandare’ ‘messaggero’) o totale (indonesiano, ‘sedia’

‘sedie). glu glu, bla bla, ciacchete, bang, etciù, grr, umpapà

ideofoni (come ad es. , ecc.).

ALLOMORFIA: forma parallela, secondaria, facilmente raggiungibile attraverso regole; (forme diverse

protette da regole). Unica forma base che cambia seguendo determinate regole

Marte Marziano: allomorfia, il passaggio da t a z è deducibile

L’articolo indeterminativo maschile è un e uno, la forma è una sola ma sappiamo attraverso le regole

quando si usano entrambi.

SUPPLETIVISMO: non c’è nessuna relazione formale. più basi (almeno due) non riconducibili da

regole, che non sono prevedibili. Es. classico: andare: vado e andrei: non sono riconducibili a una, sono

e fui. Cavallo ed equo sono la stessa cosa ma non c’è una relazione formale.

32

Può essere

forte: quando non c’è alcuna relazione formale tra le forme: vado e andai, go e went

debole: c’è una relazione formale, forme che non si possono formare dall’altra, forma non prevedibile

attraverso regole: es. leggere e lessi: c’è una relazione, ma come si arriva a lessi? C’è una sillaba in

comune Bere e bevvi: siccome c’è una sillaba in comune: suppletivismo debole

cavalletto, cavallo, cavallino: suppletivismo debole

cavallo e ippo/equo: suppletivismo forte

cavallo e caval- : suppletivismo debole

[cavallo] N

[ippo]

[equo]

[caval-]

Rete idrica: tra acqua e idro il significato è lo stesso, ma non c’è una relazione formale: suppletivismo

forte

Tra [fondi(-ere)] [fuso] c’è un rapporto di suppletivismo debole e non di allomorfia perché da fondere

V e V:

non si può arrivare a fuso in italiano, in latino è allomorfia.

I PROCESSI DI FORMAZIONE DI PAROLE

Si ha una forma in

Entrata [lupo] N

RF [[lupo] + i] regola di flessione

N N

RR [[[lupo] + i] ] regola di riaggiustamento

N N N

Uscita [lupi] N

Entrata [fama] N

RD [[fama] + oso] regola di derivazione

N A

RR [[[fama] + oso] ] regola di riaggiustamento

N A A

Uscita [famoso] A

Entrata [leone] N

RD [[leone] + essa] regola di derivazione

N N

RR [[[leone] + essa] ] regola di riaggiustamento

N N N

RF [[[[leon] + essa] + e] regola di flessione

N N N

RR[[[[[leon] essa] + e] regola di riaggiustamento

N N N

Uscita [leonesse] N

Entrata [ottimo] N

RD [[ottimo] +izza]

N V

RF [[[ottimo] + izza] +re]

N V V

RR [[[ottimo] + izza] +re]

N V V

RR [[[ottim] + izza] +re]

N V V

Uscita [ottimizzare] V

Dormiveglia

Entrata [dormi(re)] [veglia(re) ]

V v

Rconversione [dormi(re)] [veglia(re) ]

V v N

Uscita [dormiveglia] N

Entrata [felice] A

RD [in+[felice] ]

A A

RD [in+[felice] + mente]

A AV

Uscita [infelicemente] AV

33

Entrata [giusto] A

RD [in+ [giusto] A

RD [in+ [giusto] + mente]

A AV

RR [in+[giustoa] mente]

A AV

Uscita [ingiustamente] AV

Ingiustizie

Entrata [giusto] A

RD [in+[giusto] ]

A

RD [in+[giusto] + izia]

A N

RF [[[in+[giusto] ]+izia] +e]

A N N

RR [[[in+[giusto] ]+izia] +e]

A N N

Uscita [ingiustizie] N

Cittadinanza

Entrata [città] N

RD [[città] d+ ino]

N N

RD [[[città] + d + ino] + anza]

N N N

RR [[[città] d + ino] +anza]

N N N

Uscita [cittadinanza]

Portapane

Entrata [porta(re)] [pane]

V N

RC [[porta(re)] + [pane]] Esercitazione:

V N

acqua forte

nascita [acqua forte] N

entrata [acqua] [forte]

N A

RC [[acqua] +[forte] ]

N A

Rosso corallo

Entrata [rosso] [corallo] Endocentrico: rosso : tipo di rosso

A N

RC [[rosso] +[corallo] ]

A N A

Uscita [rosso corallo] N

Derivato: Fusioni

Nascita [fusioni] N

Entrata [fuso] participio

N

RD: [[fuso] +ione]

V N

RF: [[[fuso] +ione] +i]

V N N

RR: [[[fuso] +ione] +i]

V N N

Uscita: [fusioni] N

Uscita [nutrizione] N

Entrata [nutri(re)] presente

V

RF [[nutri] +to] participio

V V

RD [[[nutri]+to] +ione] to diventa z in aggiustamento davanti a ione e iano

V N

RR [[[nutri]+toz] +ione]

V N

Uscita [nutrizione] N

Milanese milano

Milanista milan

Uscita [destatalizzazione] N

Entrata [stato] N

RD[[stato] +ale]

N A

RD [[[stato] +ale] +izza(re)]

N+ A V

RF [[[[stato] +ale] +izza(re)]+ to]

N+ A V

34

RD [[[[de[stato] +ale] +izza(re)]+to] ione]

N+ A V

RR [[[[de[stato] +ale] +izza(re)]+toz] ione]

N+ A V

Uscita [destatalizzazione] N

Entrata [giallo] A

RD [[giallo]

Esercitazione.

Ingiallire

Entrata [giallo] A

RD [[giallo] + i(re)]

A V

RD [in+[[giallo] + i(re)] ]

A V V

RR [[in+[[giallo] + i] ] + re]

A V V V

Uscita [ingiallire] V

Composto neoclassico

Uscita [femminicida]

Entrata [femmina] [cida] quando le parole non sono usate, come gli affissisi mettono senza etichette

N

RC(composizione) [[femmina] + [cida]]

N N

RR [[[femminai] + [cida]] ]

N N N

Uscita [femminicida] N

Regola di Conversione: RConv. Es. da femminicida femminicidio (aggiungo la RD idio)

venivano chiamati prima suffissoidi o prefissoidi, ora NO, c’è un grosso problema, saaremmo

nell’ambito della derivazione. Scalise propose di chiamarle semiparole cioè che non si usa da solo. Ora

si chiamano confissi (da un linguista francese Martinée ad esempio antropologo.

Entrata [lingua] N

RD [[lingua] + ista]

N N

RD [[[lingua] + ista] + ico]

N N A

RF [[[[lingua] + ista] + ico] + a] conversione da aggettivo a nome

N N A A

RConv [[[[[lingua] + ista] + ico] + a]

N N A N

RR [[[[[lingu] + ist] + ic] + a]

N N A A

Uscita [linguistica] N

Entrata [associazioni] escamotage da socio il verbo

N

RD [[socio] + a(re)]

N V

RD[aC+[[socio] + a(re)]

N V

RF [[aC+[[socio] + a] + to]

N V V

RD [[[aC+[[socio] + a] + to] + ione]

N V V N

RF [[[[aC+[[socio] + a] + t z] + ione] + i]

N V V N N

RR [[[[[as+[[soci] + a] + t z] + ion] + i] --> togliere la o e la t diventa z

N V V N N

aC =a + consonante: si aggiunge nella RR

Entrata [facile] A

RD [[facile] + mente]

A ADV

RR [[[facile] + mente] ]

A ADV ADV

Uscita[facilmente] ADV

L’implicazione soggiacente: è un passaggio logico che non viene detto ma che in qualche modo viene

sottinteso. Es. andava a 130km/h e non ha preso la multa.

Contenuto posto e presupposto:

Mario fuma

Mario non fuma

35

Mario non fuma più

CAPITOLO 11: L’ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO

ACQUISIZIONE parliamo di acquisizione da parte dei bambini, acquisizione del linguaggio spontaneo.

APPRENDIMENTO della lingua a scuola.

POVERTA’ DELLO STIMOLO i bambini si impadroniscono delle lingue anche quando lo stimolo è basso

(trascurati).

- Presto padroneggiano la lingua, sia quelli coccolati, sia quelli trascurati

- Non si insegna a parlare (si insegna a scrivere, perché la capacità di linguaggio è innata).

- Attenzione al contenuto.

- Correttezza pragmatica (ad esempio voglio invece di vorrei) e morfologica (si dice aperto invece

di aprito).

COME SI STUDIA L’ACQUISIZIONE

Comprensione e produzione della lingua non vanno di pari passo. I bambini iniziano a parlare

 intorno agli 8 mesi, si impadroniscono dei meccanismi della lingua, la produzione è più lenta

rispetto alla comprensione.

Diari genitoriali: annotazioni e descrizioni più o meno dettagliate e regolari di un genitore

 (spesso il padre) che osserva e riflette sullo sviluppo linguistico del figlio. es. diario che Darwin

tenne del figlio.

Soggettivi. Legati a un singolo individuo

 Dagli anni Sessanta del 900 sono iniziati degli studi longitudinali: seguire i bambini nel corso

 della loro crescita attraverso registrazioni e trascrizioni, es. Brown child language data

Dagli anni Ottanta del 900 i sistemi si sono sviluppati: sistema CHILDES (

 exchange), stesso sistema di trascrizione e banca dati sul web.

Finora: basati sulla osservazione.

 Dopo: dati sperimentali non basandosi solo sulla produzione ma anche sulle sperimentazioni

 

elicitazione linguistica ricerche di tipo trasversale: si possono raccogliere e confrontare i

dati di diversi gruppi anche numerosi di bambini per età o per lingua di acquisizione.

Test sperimentale di più antico testo di wug il test serve per verificare l’acquisizione del

 plurale in inglese.

Percezione: cosa se il bambino, anche quando non parla?

 Paradigma della suzione non nutritiva (fino a 6 mesi) questa tecnica prevede l’uso di uno

 speciale succhiotto, collegato a sensori che misurano la frequenza e l’intensità di suzione. Più

succhia più è attento (succhiotto legato al sensore, se il bambino è sottoposto a uno stimolo ed

è lo stesso succhia di meno, se gli stimoli sono diversi succhia di più).

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DETTAGLI
Esame: Glottologia
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher armando.arena.73 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Aliffi Maria Lucia.

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