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Capitolo 1: Che cos'è il linguaggio?

La linguistica è una disciplina descrittiva o più esattamente “lo studio scientifico del linguaggio”. Il linguaggio è un sistema di comunicazione, che può essere verbale o non verbale. Si parla anche di linguaggio degli “animali”, dei “computer”, dei “gesti”, dell’“arte” ecc. Anche questi sono tutti sistemi di comunicazione, servono cioè a trasmettere informazioni dall’emittente al ricevente (o destinatario).

Fermati! Es. se voglio comunicare a qualcuno di non passare per un determinato luogo, posso dirgli (e in questo caso ho fatto uso di un’espressione del linguaggio naturale), oppure alzare il palmo della mano aperta e mostrarglielo (uso del linguaggio gestuale). Esiste anche il linguaggio con il quale gli animali comunicano tra di loro, sono famose le “danze delle api”, con cui le api comunicano alle loro compagne la distanza di una determinata fonte di cibo e la direzione esatta da seguire per raggiungerla.

Gli uomini non comunicano solamente attraverso la lingua, per esempio attraverso la scrittura, cioè attraverso la riproduzione delle parole. La scrittura è un sistema di comunicazione secondario. La lingua dei sordi (LIS) è un sistema secondario perché riproduce le basi in sostanza. Es: si comunica con i gesti, attraverso le espressioni facciali, è stato notato che il riso vero è quello nel quale si aggrotta la fronte.

Anche i gesti codificati hanno un significato (con la mano per dire non c’è niente): linguaggio gestuale.

Il segno linguistico

Una parola è un segno. Un segno è un’unione di un significato e di un significante. Individuato da Saussurre e poi esteso alla semiotica (che studia i segni in generale).

Es. se diciamo libro, questa unità è formata di un significante che è la forma sonora che noi realizziamo dicendo [libro] (la forma grafica se stiamo scrivendo o stampando) e di un significato, che è la rappresentazione mentale che abbiamo di ‘libro’. Significante e significato sono inscindibilmente uniti.

Es. muovo la mano con le due dita aperte: è il significante (quindi NIENTE), e il significato è che non c’è niente, cioè il concetto.

Es. la luce verde accesa al semaforo: il significante sarà la luce verde e il significato è quello che si può attraversare.

I segni in generale sono stati divisi dai semiologi in tre grandi gruppi:

  • Indici: quelle cose che posso indicare
  • Icone: quei segni che hanno un rapporto di somiglianza con il referente (reale extralinguistica)
  • Simboli: quei segni che non hanno alcun rapporto necessario tra significato e significante, es: se devo parlare con una persona dico “a Maria Rossi”, ma non c’è un motivo per il quale quella persona si chiami Maria Rossi. Es. nome, cognome, (posso usare le parole).

I segni linguistici (le parole, le frasi ecc.) sono in generale simboli cioè il rapporto fra significante e significato è arbitrario non motivato. Qual è il motivo per cui la mano si deve chiamare mano? Boh.

Il segno ha varie proprietà:

  • La distintività: il segno si distingue dal segno o dai segni
  • La linearità: il segno si estende nel tempo (se è orale) o nello spazio (se è scritto). Ciò implica una "successione", un "prima" e un "dopo". Questa proprietà è fondamentale per le lingue: ha ovviamente un significato diverso da ha un significato diverso da
  • L’arbitrarietà: il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge "di natura" che imponga di associare al significante [libro] il significato ‘libro’. L’associazione tra significato e significante deriva da una specie di "accordo sociale" convenzionale: per convenzione al "concetto" di "libro" in questa lingua corrisponde il significante [libro].

I segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un vestito nero (significante) può voler dire ‘lutto’ (significato); anche un cartello stradale unisce un significante (colori rosso e bianco e forma stessa del cartello) ad un significato (es. ‘divieto d’accesso’) e pertanto è un segno. I segni linguistici sono tipicamente "lineari" mentre i segni non linguistici non sono lineari: in un cartello di "divieto di accesso" non importa se è stata realizzata prima la parte disegnata in rosso o quella disegnata in bianco.

Ferdinand de Saussurre

FERDINAND DE SAUSURRE è considerato l’iniziatore della linguistica generale. Ginevrino che studiò a Lipsia. Negli ultimi anni della sua vita tenne delle lezioni di linguistica generale. Il "corso di linguistica generale di De Sausurre" che è arrivato a noi non fu pubblicato e scritto da lui stesso, ma dagli appunti di due suoi studenti e suoi allievi, Valy e Sescheux, in seguito si aggiungono gli appunti di un altro studente e gli appunti trovati nel suo studio.

La stessa cosa accadde con il corso di fonetica. Scrisse anche molto di linguistica storica, ci sono delle leggi che prendono il suo nome.

Nel corso di linguistica generale analizza 4 dicotomie:

1. Significante e significato:

Il significato è l’immagine mentale e il significante è l’immagine acustica o fonica, artistica o grafica. Es. la parola mano: il significante sarà la forma sonora [m-a-n-o] e il significato sarà l’immagine che abbiamo della mano. C’è un rapporto tra significante e il significato? No. La parola è arbitraria, non c’è nessun rapporto tra il significante e il significato.

Es. una fotografia (icona): c’è un rapporto tra il significante e il significato? Si, il significante sarà l’immagine rappresentata ad esempio del ‘nostro collega’ e il significato sarà il ‘nostro collega’.

De Sausurre insiste sul fatto che i segni linguistici sono arbitrari. Si è sempre detto che le onomatopee (riproduzione dei suoni) non sono del tutto arbitrarie, cercano di imitare il verso degli animali, ma a proposito di bee (pecora) l’apparato fonatorio umano è diverso da quello della pecora quindi in realtà non farà bee ma un suono simile.

Iconico e arbitrario

  • Iconico: rapporto motivato tra significante e significato
  • Arbitrario: rapporto non motivato tra significante e significato

Es. Cartello stradale che indica avere precedenza (giallo e bianco a rombo): completamente arbitrario

Es. Carta geografica: il mare blu, i poli bianchi iconici

De Sausurre aggiunge che ci sono segni parzialmente arbitrari o parzialmente iconici.

Es. 3 arbitrario (non c’è nessun motivo per cui il tre si chiami tre; e che non ci sia nessun motivo è dimostrato dal fatto che in altre lingue) il significante è il TRE e il significato è il numero.

De Sausurre nota anche che i cani in italiano fanno bau e inglese woof: il verso cambia in base alla lingua, viene standardizzato.

Arbitrarietà assoluta e relativa:

Es. il numero 100: in latino kentum; trecento: è un composto, è parzialmente arbitrario perché si forma da due parole che a loro volta sono completamente arbitrarie, ma trecento fa riferimento a tre e a cento, che già si conosce.

Es. Portapenne: è parzialmente arbitrario perché fa riferimento a penna e al verbo portare che sono arbitrari ma insieme li conosciamo.

Es. Penna: arbitrario: prima si scriveva con le penne degli uccelli, deriva da pet-na e pet è il verbo volare. Se noi risaliamo arriviamo a un fatto arbitrario.

Es. Porta CD: compact disc: porta cd: parzialmente arbitraria

Non si creano parole completamente inventate, ma si inventano parole con materiale esistente. Pare che l’ultima parola completamente inventata sia GAS, lo scienziato non pensava di chiamare la parola gas, disse che pensava alla parola caos.

Osservazione di Sausurre: nell’osservazione della lingua è possibile che una parola che era parzialmente arbitraria diventi completamente arbitraria, perché si perde il collegamento: es: in latino il numero undici è undecem e in italiano undici, il collegamento è presente; in francese undecem è diventato onze: si è perduto il collegamento con il 10, è rimasto quello con il primo numero ma si è perduto il collegamento con 10, e quindi quello che era parzialmente arbitrario è diventato quasi del tutto arbitrario o meno parzialmente arbitrario.

Es. Controllo arbitrario. verbo controllare, nome controllore. Deriva dal francese contre rolle (contro ruolo) ed era riferito ai registri di contabilità, dove c’era il ruolo e poi il contro ruolo che era quello di controllo. Nel passaggio si è perduto l’idea del composto, per cui controllo sembra completamente arbitraria, mentre in realtà originariamente non lo era.

Passaggio dal latino all’italiano:

  • rugio: fare ru, ruggire
  • mugio: fare mu, muggire
  • uagio: fare ua (parzialmente arbitrario), vagire (completamente arbitrario)

Manca il referente per cui la mano è una mano, è un segno linguistico, inscindibile ma che fa riferimento alla realtà extralinguistica, nella fattispecie la mano è quello che si dice referente. Il rapporto tra il referente e il significato è stato studiato dopo Sausurre, studiato dalla linguistica americana. Qual è il referente di Harry Potter o di Topolino? Non sono realtà extralinguistiche.

Oltre al significante e al significato dobbiamo tenere conto del referente, cioè della realtà extralinguistica.

2. Sincronia e diacronia:

Fanno riferimento a livelli di studio, una lingua o uno studio di lingua si può studiare sincronicamente e diacronicamente.

  • Sincronia: senza tenere conto del fattore tempo (non significa attuale, significa uno stadio di lingua)
  • Diacronia: tiene conto dello sviluppo, dell’evoluzione della lingua nel tempo.

Es. Studio semiconsonante dal latino all’italiano studio diacronico

Es. Vocali del latino nelle lingue romanze: diacronico

Es. Studiare quali sono le vocali attuali del siciliano: sincronico

3. Sintagmatico e paradigmatico:

Sintagmatico: rapporto tra elementi linguistici in praesentia, cioè co-presenti. Es. si consideri la coppia amico/amici: nonostante la stessa grafia, la prima ha un suono velare [k], la seconda un suono palatale [tS]: è la vocale seguente che influenza la realizzazione del suono che corrisponde alla lettera c dell’alfabeto.

Paradigmatico: rapporto tra elementi linguistici in absentia o associativi, nel senso che posso usare un elemento linguistico o un altro. Es. se realizzo [t] non posso realizzare gli altri.

Es. Il mio professore: sintagmatico (non si può dire il mia professore, ma la mia professoressa).

Es. Il mio professore – il tuo professore: paradigmatico (appartengono alla stessa classe o uso mio o uso tuo).

Es. Rapporto tra capitelli e colonne: sintagmatico perché sono nella stessa colonna; e il rapporto tra colonna ionica e dorica: rapporto paradigmatico.

4. Langue et parole

Langue: è la parte sociale che è condivisa dai parlanti; parte sovraindividuale, potenziale. [sociale, astratta].

Parole: è l’aspetto di lingua individuale, la realizzazione della langue [individuale, concreta].

Il mutamento comincerà nella parole e diventerà parte di langue (standardizzate).

Es. Partita di scacchi: ci sono molte regole che corrispondono alla langue. La singola partita in cui un giocatore decide di muovere una pedina corrisponde alla parole.

Es. Il tabellone dei treni corrisponde alla langue (la parte collettiva), il treno che si forma giorno per giorno dove i passeggeri cambiano giorno dopo giorno corrisponde alla parole.

Questa dicotomia è quella che è sembrata fondamentale nella linguistica, ed è stata ripresa da altri studiosi. Sausurre morì negli anni 20 del ‘900.

Livello astratto: LANGUE, CODICE, COMPETENCE

Livello concreto: PAROLE, MESSAGGI, PERFORMANCE

Jakobson

CODICE: quello che deve essere conosciuto e condiviso, astratto;

MESSAGGIO: è l’applicazione del codice, ed è un atto concreto. Es. codice morse

Es. L’italiano: è un codice, ma se parliamo con un finlandese che non conosce l’italiano perché il codice non è condiviso.

Chomsky

Competence - competenza: competenza che il parlante ha della lingua. Per Chomsky è la parte astratta. Parte dell’osservazione che il bambino conia più frasi di quanto non ne senta. Se il bambino parlasse per imitazione non potrebbe coniare frasi che non abbia mai sentito. Il bambino ascoltando e sfruttando le proprie capacità innate riesce a ricrearsi le regole della lingua, per cui si forma una sua competenza. Ognuno di noi ha una propria competenza della lingua (a livello fonologico, lessicale, morfologico).

Performance - esecuzione: messa in atto della competence, dunque è un atto di realizzazione.

La competenza per Chomsky è individuale, mentre per Jakobson e de Saussure è sociale, ogni bambino si costruisce le regole nella lingua a cui è sottoposto e quindi è individuale.

Come funziona la comunicazione? La competenza è individuale, il cervello degli individui funziona nello stesso modo; la mente e il cervello di tutti i bambini sottoposto all’italiano di Sicilia consentirà loro di costruire le medesime regole. La competence è individuale ma siccome il cervello funziona allo stesso modo il risultato è identico, per cui la comunicazione può avvenire.

L’esecuzione corrisponde abbastanza bene alla nozione di parole di Saussurre, mentre la competenza è profondamente diversa dalla langue. La langue è sociale e trascende l’individuo mentre la competenza è individuale e ha sede nella mente dell’individuo.

Parole, messaggio ed esecuzione grosso modo si equivalgono. Langue e competenza sono diverse: la prima è sociale, la seconda è individuale. La langue è depositata in una comunità linguistica, la competenza è la competenza di un singolo parlante. La langue garantisce la comunicazione perché è collettiva, la competenza garantisce la comunicazione perché è largamente condivisa da chi parla la stessa lingua.

5° dicotomia che non è di De Sausurre: Parlato – scritto

  1. La linguistica moderna è basata sul parlato, perché ci sono lingue che sono state parlate e non scritte. Esempio il somalo è stato una lingua solo parlata fino al 1972, anno in cui si è introdotto un sistema di scrittura. Molte lingue indiane d’America sono lingue solo parlate. Dunque l’aspetto orale è primario e quello scritto è in, in linea di massima, secondario, derivativo. Non ci sono lingue naturali che sono state soltanto scritte ma mai parlate.
  2. Il bambino, quando impara una lingua, impara prima a parlare che a scrivere. Non solo, il bambino impara a parlare in modo del tutto naturale, anche senza insegnamento specifico, mentre per imparare a scrivere ha bisogno di addestramento specifico. I mutamenti o le variazioni appaiono prima nel parlato e poi nello scritto. Il parlato non si apprende, si acquisisce.
  3. Le lingue cambiano nel corso del tempo. Ma ciò che cambia è la lingua parlata e solo in ritardo la scrittura registra questi cambiamenti. Se una lingua è molto usata, è soggetta a cambiamenti; se una lingua è solo scritta o prevalentemente scritta non cambia, tende a mantenersi. Si pensi al latino che oggi non è una lingua parlata ma solo una lingua scritta; ebbene è molto difficile che oggi il latino cambi in modi sostanziali: è una lingua fossilizzata.

Ci sono lingue che noi conosciamo nello scritto. Non dobbiamo tralasciare lo scritto perché altrimenti non potremmo fare un’analisi diacronica.

Le funzioni della lingua

Secondo Roman Jakobson, le componenti della lingua necessarie per un atto di comunicazione linguistica sono:

  1. Emittente o parlante
  2. Ricevente o ascoltatore
  3. Contesto o referente, ciò a cui si riferisce
  4. Canale: l’aria se parliamo o lo scritto
  5. Codice: il sistema di comunicazione condiviso, altrimenti non ci può essere comunicazione
  6. Messaggio: messa in atto del codice

A queste 6 componenti fa corrispondere una funzione linguistica:

  1. Funzione espressiva (o emotiva): stato d’animo di chi parla. Il genere letterario che più corrisponde alla realizzazione di questa funzione è la lirica. Es. le liriche del Petrarca o di Leopardi.
  2. Funzione conativa (o direttiva): si realizza quando dotto forma di comando o esortazione rivolti all’ascoltatore perché modifichi il suo comportamento. Es. i galatei con le loro prescrizioni (non sputare per terra), il codice penale;
  3. Funzione referenziale: è una funzione informativa, neutra per così dire (es. il treno parte alle sei), manuale di chimica.
  4. Funzione fatica: attirare l’attenzione, si realizza quando vogliamo controllare se il canale è aperto e funziona regolarmente, es. come stai?, ciao?, mi senti? per stabilire il contatto.
  5. Funzione metalinguistica: si realizza quando il codice viene usato per parlare del codice stesso: per esempio una grammatica realizza pienamente la funzione metalinguistica: si usa la lingua X per parlare della lingua X.
  6. Funzione poetica: quella propria della poesia, quando si basa sulla forma. Si realizza quando il messaggio che il parlante in...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher armando.arena.73 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Aliffi Maria Lucia.
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