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La glottologia

Definizione e campo di studio

Glottologia è lo studio scientifico delle lingue storico-naturali parlate ora e nel passato e della facoltà di linguaggio di cui esse sono manifestazione. Si tratta di uno studio scientifico, nonché uno studio che formula ipotesi di carattere generale, che valgono per più lingue e non una sola. Questi fatti sono controllabili. Uno studio scientifico spiega fenomeni che di per sé non sono subito chiari ma vanno analizzati. La linguistica, a differenza delle discipline pure (matematica, fisica, biologia), ha un dialogo molto fitto con il passato: per un linguista ha senso chiedersi cosa gli antichi pensavano sul linguaggio. Ha carattere descrittivo e non prescrittivo: una grammatica ha carattere prescrittivo ad esempio. Al linguista interessa capire perché esiste in una comunità linguistica una variazione. Ovviamente, il campo è sgombro da pregiudizi pre-scientifici molto radicati.

Pregiudizi comuni

È abbastanza diffusa l'idea che esistano lingue primitive (come gli aborigeni australiani) ma questo è un pregiudizio pre-scientifico: tutte le lingue hanno lo stesso livello di difficoltà. Per la nostra cultura, inoltre, vi sono lingue logiche come greco e latino. In realtà questi idiomi si considerano tali perché sono immerse nella nostra cultura profondamente influenzata da essi. Altro pregiudizio è quello che esistano lingue pure, ma si tratta di un altro errore: ogni lingua è frutto di mescolanza.

Classificazioni e varianti linguistiche

Consideriamo quindi la linguistica come studio scientifico delle lingue. Non si può dire quante lingue si parlano al mondo: ci sono stati parecchi dibattiti e si è giunti più o meno a un numero pari a 7000 lingue e dialetti a cui vanno aggiunte le lingue estinte e le lingue segnate. Le lingue segnate sono le lingue che imparano i sordi. Si tratta di lingue a tutti gli effetti e non di codici universali uguali in tutto il mondo. Le lingue dei segni sono tante lingue diverse ed hanno le stesse caratteristiche delle lingue parlate. Tra l'altro, le lingue dei segni sono sempre esistite e non sono un'invenzione moderna: vi era un greco segnato ai tempi di Omero, per esempio.

Definizione di dialetto

Arriviamo a una definizione provvisoria di "dialetto". Il dialetto è una lingua locale ma lo è a tutti gli effetti. Un pregiudizio vuole che i dialetti siano forme degenerate della lingua madre. Si tratta invece di codici alternativi locali: le lingue che vengono parlate in Italia, noti come dialetti italo-romanzi, sono evoluzioni del latino parlate in quella regione (napoletano è evoluzione del latino parlato a Napoli, etc).

Linguistica e lingue storico-naturali

La linguistica è lo studio scientifico delle lingue storico-naturali. Le lingue infatti sono un fenomeno naturale, perché sono il prodotto di una facoltà innata che ha sede nel cervello (NATURALI). Le lingue variano nel tempo e a seconda delle comunità (si definiscono lingue storiche). Esistono anche le lingue artificiali, come l'esperanto, ma sono imprecise perché non si sono evolute nel tempo. Facciamo un passo avanti. La linguistica si può intendere anche come studio scientifico delle lingue storico-naturali PARLATE. Non tutte le lingue sono scritte: di quelle 7000 citate prima, non tutte hanno conosciuto la scrittura. Il somalo, ad esempio, è stato scritto per la prima volta nel 1972 ma non si può dire che prima di allora non sia esistito. Molte lingue non approdano alla scrittura e sono oggetto di indagine del linguista.

Priorità del parlato sulla scrittura

I bambini imparano a parlare spontaneamente, la scrittura viene impartita da qualcuno. Ecco perché c'è una priorità logica e cronologica filogenetica e ontogenetica del parlato sullo scritto. Le rappresentazioni scritte, gli alfabeti, sono rappresentazioni incoerenti e convenzionali, perché hanno un carattere arbitrario. Facciamo un esempio: il suono F viene rappresentato in inglese in 3 modi diversi (ph, gh, f). Questo perché gli alfabeti sono imprecisi ed hanno carattere storico: noi scriviamo LAIT, in francese, perché per una certa fase si era pronunciato davvero così. L'ortografia si evolve molto lentamente rispetto alla lingua e questo fa sì che le rappresentazioni scritte importino poco al linguista. Ci interessiamo di forme parlate.

Testimonianze storiche e competenza del parlante

Le più antiche testimonianze di scrittura datano al IV-III millennio a.C. La lingua documentata per la prima volta in forma scritta è il sumerico, lingua non indoeuropea parlata in Mesopotamia che conosce la scrittura nella forma dell'alfabeto poliforme. Una lingua ha un certo numero di parlanti: il parlante, per convenzione, ha una competenza spontanea della sua lingua, una serie di conoscenze spontanee. Il linguista interroga il parlante per avere accesso alla sua competenza innata. Un parlante di qualunque estrazione sociale mi sa dire se una frase è possibile nel suo dialetto. Se facciamo un viaggio in Italia, sentiremo dire io ho fame, io c'ho fame, io tengo fame ma non sentiremo mai dire IO AVERE FAME. Una frase del genere, da qualunque persona colta o meno, sarà considerata sgrammaticata. La competenza del parlante è dunque un insieme di intuizioni spontanee che un parlante ha sulla grammatica della sua lingua.

Facoltà del linguaggio

La linguistica si interessa anche della facoltà del linguaggio. Già Aristotele riteneva che il logos (linguaggio) fa parte della natura umana, è biologicamente innata ma non viene trasmessa biologicamente. Si impara una lingua perché si possiede la facoltà del linguaggio. Se nasco in Italia e vado poi a vivere in Inghilterra, parlerò inglese perché l'italiano non è trasmesso a me biologicamente. Tendenzialmente una lingua si apprende senza sforzo entro i primi 8 anni. Conclusosi questo periodo l'apprendimento di una lingua diventa difficile e frustrante.

Contributi di F. de Saussure e altri studiosi

Molto importante è F. de Saussure, il padre della linguistica moderna. Il frutto degli appunti dei suoi studenti a lezione fu pubblicato nel 1916, dopo la morte del loro professore. De Saussure affermava il carattere eteroclito del linguaggio. Tecnicamente eteroclito è un nome che ha una certa forma al nominativo ed un altra forma al genitivo: esempio, vis-roboris in latino. Il linguaggio non sappiamo da che parte vada, è una realtà complessa e profonda che non possiamo fotografare.

Riflessioni interdisciplinari sul linguaggio

Anche oggi la facoltà di linguaggio è al centro di riflessioni di discipline molto diverse: neurologia, marketing e retorica si interessano di linguaggio. La linguistica è solo una delle discipline che si occupa di linguaggio ma il punto di vista della linguistica è quello della manifestazione naturale storico-concreta delle lingue. In sintesi, la linguistica è lo studio scientifico delle lingue storico-naturali parlate ora e nel passato, e della facoltà del linguaggio di cui esse sono manifestazione.

Glottologia e linguistica

Nella tradizione italiana, la "glottologia" si occupa delle lingue del passato ed è fortemente storica ed orientata verso l'antichità; la linguistica ha come terreno privilegiato una dimensione sincronica e non diacronica.

Il linguaggio e le lingue fra natura e storia

Fondamenti biologici del linguaggio

Le lingue sono acquisite spontaneamente in età infantile. Nel 1967, un neuroscienziato, ha chiarito in modo definitivo che esiste un periodo che si conclude verso l'ottavo anno d'età nel quale è possibile acquisire le lingue storico-naturali a cui un bambino è esposto. Dopo questa soglia, l'acquisizione non ha luogo e si sottopone ad una cultura di apprendimento.

Caratteristiche dell'apprendimento linguistico nei bambini

Ci sono altre caratteristiche del linguaggio. I bambini riconoscono il profilo intonativo della lingua materna: sembra che i bambini riescano a percepire il profilo intonativo sin da quando sono nell'utero! Una serie di esperimenti ha dimostrato che c'è una certa velocità di suzione (il latte o ciò che ha in bocca) che aumenta quando è esposto a qualcosa che non conosce. Se sente la madre parlare un'altra lingua, il bambino è spaventato o al massimo incuriosito. Il profilo intonativo è la melodia tipica di ogni lingua.

Capacità di apprendimento e errori comuni nei bambini

I bambini commettono solo alcuni tipi di errori. Egli sa compiere ragionamenti analogici (esempio, PIANGIUTO è tipico dei bambini che collegano UTO con altri participi come SEDUTO, etc etc). Il bambino però non commetterà mai alcuni tipi di errori: un bambino che impara l'italiano potrà sbagliare un participio, ma MAI l'ordine delle parole. Vuol dire che a partire da un certo livello di apprendimento, sviluppiamo certi meccanismi che diventano automatici. Una lingua è fatta di regole, ma i bambini non sono esposti a queste regole, bensì a frasi e parole: ciò nonostante le acquisiscono. Hanno la capacità di estrarre regolarità da una serie di dati non regolari, provenienti casualmente dall'ambiente che li circonda.

Evoluzione del linguaggio umano

200.000/100.000 anni fa comparve l'Homo Sapiens, il quale si allontana dalla sua culla africana fino a popolare Mediterraneo, Asia ed America. La facoltà del linguaggio però appare fra 100.000/40.000 anni fa. Solo in quel periodo apparvero le condizioni anatomiche per consentire la parola. La discesa della "laringe" porta la glottide a stare più in basso degli altri animali e ciò favorisce il linguaggio. I primati, ad esempio, non possono articolare parole perché la loro laringe è situata più in alto e la glottide non è discesa. Lo stesso discorso vale per i bambini, molto più simili anatomicamente a scimmie che ad essere umani, almeno per quanto concerne la posizione della laringe e della glottide. Il vantaggio evolutivo del possesso del linguaggio è tanto importante da far passare in secondo piano il pericolo di soffocamento (un bambino, avendo la laringe più alta, non rischia mai di strozzare e può bere il latte anche da steso mentre un uomo adulto probabilmente rischierebbe il soffocamento). Ad ogni modo, una lunga fase è passata dalle prime parole ed i primi linguaggi fino alla nascita della prima lingua documentata: fra il 4000 e il 3000 a.C abbiamo testimonianza della più antica lingua umana attestata, nonché il sumerico.

Scoperte neurologiche e linguaggio

Studi neurologici sul linguaggio

Nel 1861, a Parigi, il neurochirurgo Broca fa un'autopsia su un uomo appena morto. Tantan, che era morto senza speranza di guarigione, era stato ricoverato 20 anni prima con una diagnosi mai riscontrata: non riusciva a dire altro che TAN TAN. Eppure, le sue capacità cognitive non sembravano ridotte, sapeva orientarsi e fare calcoli. Quando morì, Broca fece un'autopsia e notò che il giro frontale inferiore dell'emisfero sinistro di Tantan è definitivamente compromesso. Si credeva che le facoltà superiori dell'intelligenza non fossero distanziate ma fosse tutta una massa. Dopo la morte di Tantan però era stata ritrovata un'area che impediva al paziente di parlare. Dopo vent'anni, lo scienziato Wernicke scoprì l'aria temporale. Chi ha lesioni nell'aria di Broca riesce solo a ripetere e non articolare; chi ha lesioni nell'aria di Wernicke invece presenta difficoltà a capire ma riesce a capire ciò che gli si dice.

Collegamento tra aree cerebrali

L'area di Broca e Wernicke sono collegate dal fascicolo arcuato. Anche il fascicolo arcuato può subire lesioni ed in questo caso si ha un'afasia di conduzione: chi ne soffre, non ripete più la parola che viene detta e neppure a comprendere. Le aree di Broca e Wernicke sono fondamentali ma non sono le uniche aree di linguaggio.

Il mosaico delle lingue

Distribuzione delle lingue nel mondo

La lingua più parlata al mondo per numero di parlanti come lingua materna è il mandarino cinese. La Cina è un caso particolare, perché in ogni regione c'è un dialetto diverso: un cinese di Honk Hong non capirà un cinese di Pechino a meno che non conoscano il cinese mandarino, lingua ufficiale del paese. Il 19% delle lingue parlate al mondo si trovano fra Oceania e Pacifico, il 30% in Africa ed Asia, America il 14%, Europa il 3%. La massima variazione linguistica si ha fra Africa ed Asia.

Plurilinguismo e diversità linguistica

L'identificazione monolinguistica, nella realtà, è anormale: in realtà, è giusto considerare il plurilinguismo. È compito di un linguista considerare questi dati, perché vaste aree sono caratterizzate da diversità linguistica. Le aree di massima biodiversità (con più specie viventi vegetali ed animali) coincidono con le aree di massima glotto-diversità. Si pensa che la biodiversità coincida con le aree a ridosso dell'equatore perché è più probabile che gruppi umani restino divisi in comunità, ciascuna con la propria lingua, in quanto le condizioni climatiche e relative ai raccolti sono abbastanza propizie per ciascuna comunità e non c'è bisogno di aggregazione.

Classificazione genealogica

Il tipo di somiglianza che può esserci fra italiano, tedesco, francese e sanscrito (lingua parlata in India) è dovuta al fatto che sono lingue indoeuropee. La linguistica storica ci fa riflettere sul fatto che si dica padre in italiano e pitar in sanscrito perché appartengono allo stesso gruppo malgrado con differenze ovvie. Fu stabilito che l'albero genealogico delle famiglie poteva essere utilizzato anche con i manoscritti. Alla sommità del nostro albero, dobbiamo porre l'indoeuropeo, lingua che Homo Sapiens ha parlato ma non ha potuto scrivere. Dobbiamo ipotizzare l'esistenza di questa lingua come condizione necessaria per spiegare la somiglianza fra tutte le altre. Al di sotto dell'indoeuropeo, ci sono “progenitori” di altre lingue, come il celtico, l'iranico, l'indiano, l'italico etc.

Errori comuni nella classificazione delle lingue

Un errore comune riguarda la classificazione del rumeno e del persiano: il rumeno è una lingua romanza (e non slava), mentre il persiano è una lingua iranica ed indoeuropea (e non arabica). Molte persone dicono che il persiano sia affine all'arabo, perché l'attuale Iran è un paese islamico. L'Islam non porta con sé il concetto che la lingua ufficiale del paese sia l'arabo. L'albanese non è una lingua slava e neppure il greco lo è: sono lingue indoeuropee isolate.

Differenziazione linguistica in Asia

Una notevole differenziazione linguistica si ha nel continente asiatico. Le lingue indoeuropee si sono diffuse dovunque, grazie a ragioni storico-politiche. Si ritiene che gli indoeuropei fossero una popolazione che ad un certo punto della propria storia si fosse spostata un po' ovunque sottomettendo le popolazioni pre-indoeuropee. Essi avevano inventato l'agricoltura e passarono da uno stadio di cacciatori a coltivatori. L'agricoltura permetteva di fondare comunità secondo ritmi stagionali. L'India è linguisticamente uno dei luoghi più significativi per le lingue indoeuropee ma nel sud dell'India si mantengono lingue pre-indoeuropee: ciò ci fa capire qualcosa sugli spostamenti delle popolazioni indoeuropee (il sud dell'India fu occupato dai popoli pre-indoeuropei scacciati dagli indoeuropei). Il basco è riuscito a resistere fra Spagna e Francia ed è una traccia di lingua pre-indoeuropea in Europa. Anche il finlandese e l'ungherese sono lingue parenti fra loro, perché non indoeuropee.

Lingue extra-europee

Il cinese è una lingua extra-europea. Il cinese è una lingua sinotibetana, come tibetano e birmano. Il giapponese non è imparentato con il cinese, nonostante abbia punti in comune con il cinese (a causa degli scambi commerciali). Il giapponese è una lingua isolata della quale non si riesce a costruire la genealogia ma si ritiene sia parente al coreano. Le lingue semitiche sono l'arabo, l'ebraico ed il somalo (affini all'antico egiziano).

Lingue complicatissime e lingue indigene

Vi sono lingue complicatissime parlate nell'Oceano Pacifico dette austronesiane, affini alle lingue australiane e a quelle parlate in Madagascar. In Australia ci sono lingue indoeuropee ed australiane, dette papua-australiane, molte delle quali sono in via d'estinzione. Nelle Americhe, oltre alle lingue indoeuropee, vengono parlate lingue indo-americane situate nella zona amazzonica. A nord del subcontinente vi sono le lingue eschimesi. In Europa, si parlano lingue ugo-finniche, slave, romanze, germaniche e celtiche (parlate in Scozia, Irlanda e Galles).

Scrittura e genealogia delle lingue

L'alfabeto in uso non ha nulla a che fare con l'appartenenza genealogica di una lingua. Le lingue indoeuropee infatti sono state tutte scritte con altri alfabeti nati prima. L'alfabeto greco, per esempio, è stato preso dai fenici, i quali parlavano una lingua punica. Altri esempi sono:

  • Persiano moderno: lingua indoeuropea iranica ma scritta in caratteri arabi;
  • Moldavo: varietà di romeno, lingua indoeuropea ma scritta in caratteri cirillici;
  • Turco: lingua altaica ma scritta a lungo con caratteri arabi.

Classificazione tipologica

Si interessa della struttura delle lingue. Mi sto occupando di classificazione tipologica quando osservo fenomeni linguistici che somigliano e ricorrono in altre lingue anche se non appartenenti alla stessa famiglia genealogica. Una lingua come l'italiano colloca l'aggettivo dopo il nome, così come colloca il complemento di specificazione dopo il soggetto; il turco dice "buono tempo" ma anche "della donna pollo suo". Questi parametri sono interrelati. Anche l'ordine soggetto-verbo-complemento è interessante da osservare. Vediamo 2 lingue indoeuropee come l'italiano e l'irlandese. In Italiano: Marco mangia una mela. In irlandese: Ha mangiato Marco una mela.

Variazione interna delle lingue

Una stessa lingua può variare al suo interno. La spinta alla variazione è dovuta al fatto che da una parte le lingue tendono a modificarsi (qualcosa di profondamente connaturato anche al comportamento umano), dall'altra tendono a fissarsi in modelli standard che servono alla comunicazione dotta (lingue usate nelle scuole e quindi standard). Queste spinte sono opposte: da una parte la spinta all'identificazione e allo standard, dall'altra la tendenza naturale alla variazione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rorynut di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Fabrizio Claudia.
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