GLOSSARIO
- abituazione
In estrema sintesi, la procedura sperimentale, che si ispira agli studi di Sokolov sul riflesso di orientamento del neonato, si suddivide nelle fasi
di (1) abituazione: si presenta uno stesso stimolo al bambino nel corso di diverse sedute sperimentali ravvicinate nel tempo e protratte finché
l’attenzione del bambino, misurata come tempo di fissazione dello stimolo, è diminuita fino a raggiungere il criterio di abituazione (inteso di
solito come la diminuzione del 50% del tempo di fissazione rispetto a quello manifestato nella prima prova); e (2) postabituazione: si presenta
un altro stimolo, diverso dal precedente, e si misura il nuovo tempo di fissazione. Questo metodo permette di ottenere informazioni sulle
capacità attentiva, rappresentazionale, discriminativa e mnemonica del bambino: prima di tutto, la diminuzione del tempo di fissazione dello
stimolo noto, o diminuzione di attenzione, è interpretata come la conseguenza della formazione di una rappresentazione interna dello stimolo;
inoltre, l’aumento del tempo di fissazione nella seconda fase suggerisce che il bambino discrimina lo stimolo attuale dal precedente.
- adattamento
Il termine può essere usato in due diverse accezioni, entrambe di origine biologica. In una prima definizione, messa in evidenza dalla teoria
evoluzionistica di Darwin, l’adattamento fa riferimento alla capacità di tutti gli organismi viventi di integrarsi in qualche misura con il proprio
ambiente [ …]La seconda definizione di adattamento si riferisce a cambiamenti che riguardano solo il fenotipo, quali sono le modificazioni delle
funzioni e della struttura di un individuo, come conseguenza di variazioni ambientali. La nozione di adattamento in questa seconda accezione
ha un ruolo centrale nella teoria di Piaget, per il quale l’adattamento è un invariante funzionale, come l’organizzazione. I due meccanismi
considerati alla base dell’adattamento dell’individuo al proprio ambiente sono assimilazione e accomodamento. La forma più alta di
adattamento, e cioè quella in cui assimilazione e accomodamento realizzano il migliore equilibrio, è l’atto di intelligenza.
affordance → percezione
- amnesia infantile
Incapacità di ricordare gli eventi che sono accaduti durante i primi 3-4 anni di vita. Secondo Freud ciò avviene per effetto della rimozione degli
eventi traumatici infantili; la spiegazione cognitivista, invece, richiama le differenze evolutive nel funzionamento cognitivo: l’adulto non ricorda
le esperienze dell’infanzia, 2 perché è come se le avesse “salvate” in una lingua che non parla più, cioè non dispone più delle modalità
“primitive” in cui, da bambino, codificò ed organizzò le esperienze in memoria.
- animismo
Nella definizione aristotelica l’animismo è la concezione che “l’anima è la causa o il principio di vita”, in psicologia dello sviluppo il termine è
stato usato soprattutto nell’ambito della teoria piagetiana per intendere una caratteristica del pensiero infantile: il bambino nel periodo →
preoperatorio, tende ad attribuire vita o qualità vitali ad oggetti inanimati, sulla base della considerazione che questi sono dotati di movimento
spontaneo. L’animismo è frutto di un pensiero egocentrico ed intuitivo, perché il bambino in questo periodo assimila il mondo a se stesso. →
egocentrismo.
- approccio ecologico
Nozione centrale di questo approccio è il concetto di setting comportamentale, inteso come una nicchia ecologica nella quale ciascu una persona
tende a funzionare in modo predicibile. La classe, lo spazio di gioco, la casa e, anche la la più piccola unità come la “lezione” costituiscono
differenti setting comportamentali nella vita del bambino. Bronfenbrenner ha fornito questo approccio di cornice teorica e un “glossario” per
descrivere il contesto di sviluppo a differenti livelli (→sistema ecologico sociale) e le connessioni che si possono stabilire tra di essi. approccio
etologico L’etologia è lo studio scientifico del comportamento osservato in situazioni naturali. Gli etologi studiano le cause, lo sviluppo e il
valore per la sopravvivenza del comportamento, tenendo conto dei principi della biologia evoluzionistica di Darwin. A livello metodologico,
questo approccio ha inaugurato una nuova modalità di osservazione nel contesto naturale, metodo che ha consentito a studiosi come Lorenz di
realizzare importanti scoperte, e di introdurre concetti come quelli di imprinting o di periodo critico, che si sono rivelati fondamentali per gli
studi di Bowlby sull’attaccamento, e per la comprensione delle prime relazioni sociali del bambino.
- approccio evoluzionistico
Teoria con cui Darwin afferma che, nel corso di migliaia di anni, le forme animali si sono modificate mediante il principio delle variazioni
(presenza di due o più variazioni infraspecie) e quello della selezione naturale, secondo il quale sopravvivono solo quelle specie le cui
variazioni sono più adattate all’ambiente naturale. Molti concetti fondamentali dello sviluppo, come ad esempio l’idea che possa essere inteso
come un progressivo adattamento del bambino all’ambiente, possono essere ricondotti a Darwin, come anche l’introduzione di metodi
sistematici, come l’osservazione.
- artificialismo
Termine con cui, all’interno della teoria piagetiana (costruttivismo, epistemologia genetica), si fa riferimento ad una tendenza tipica del modo di
pensare egocentrico del bambino preoperatorio: la tendenza a credere che le cose siano state costruite dall’uomo o da un’attività divina, che
opera secondo le regole della costruzione umana: i laghi e i fiumi sono stati scavati, le montagne sono state costruite.
- assimilazione/accomodamento
I due concetti sono noti in quanto alla base della teoria piagetiana dello sviluppo cognitivo, anche se fu Baldwin a parlare per primo di
assimilazione e accomodamento come dei meccanismi attraverso i quali avviene lo sviluppo dell’organismo in interazione con l’ambiente,.
L’assimilazione è concepita come un processo in virtù del quale ogni nuova informazione proveniente dalla realtà esterna o acquisita per mezzo
dell’esperienza può essere incorporata nelle strutture cognitive già esistenti. Ad esempio, quando un bambino porta un oggetto alla bocca si ha
un’assimilazione motoria. Il processo complementare all’assimilazione è l’accomodamento, in base al quale le strutture interne esistenti si
modificano per adeguarsi alle caratteristiche delle novità ambientali assimilate: ad esempio, quando un bambino afferra una palla,
contemporaneamente la assimila allo schema della prensione e modifica quest’ultimo per disporre le dita diversamente da quando afferra un
pezzo di carta. Anche se in alcuni casi prevale l’assimilazione (ad esempio nel gioco) ed in altri l’accomodamento (ad esempio nell’imitazione),
questi due processi complementari tendono all’equilibrio garantendo le interazioni dell’organismo con l’ambiente e determinandone
l’adattamento.
- attenzione condivisa
Fenomeno in base al quale il bambino e l’adulto “condividono l’attenzione”, e cioè guardano lo stesso oggetto/evento esterno alla diade, e allo
stesso tempo mantengono un coinvolgimento sociale reciproco. Gli episodi di attenzione condivisa diventano frequenti a partire dai sei mesi di
vita, quando il bambino inizia a guardare alternativamente l’adulto e un oggetto esterno, (mentre fino ad allora guardava solo l’uno o l’altro), e
l’interazione da diadica diventa triadica. L’attenzione condivisa costituisce uno degli aspetti di cornice dell’interazione, secondo Bruner,
fondamentali oltre che per lo sviluppo comunicativo del bambino, anche per lo sviluppo cognitivo e sociale. format, frame; diade;
intersoggettività primaria e secondaria; script; pointing.
babbling (o balbettio) → lallazione
Babinski → riflessi neonatali
- bilinguismo
Fenomeno derivante dall’esposizione a diverse lingue, per cui il bambino impara due lingue contemporaneamente. I bilingui propriamente
detti sono coloro che acquisiscono entrambe le lingue come lingua madre (ad esempio, i bambini che ricevono gli input linguistici in una lingua
da parte di un genitore e in un’altra da parte dell’altro genitore), ma in linea di massima i bilingui sono definiti tali se entrambe le lingue
vengono acquisite entro il periodo critico, e cioè entro i 10/11 anni, perché dopo tale periodo l’acquisizione di una seconda lingua non avviene
più spontaneamente ed in modo automatico, ma per effetto dell’istruzione. Dai dati di numerose ricerche risulterebbe che il bilinguismo facilita
prestazioni migliori a livello sia cognitivo che linguistico.
- conflitto socio-cognitivo
Concetto elaborato nelle ricerche di Doise, Mugny e Carugati sullo sviluppo sociale dell’intelligenza (→ psicologia sociale genetica): partendo
dalla convinzione che le strutture cognitive siano elaborate attraverso interazioni sociali che implicano un confronto fra soluzioni divergenti dei
partecipanti, chiamano conflitto socio-cognitivo quella dinamica interattiva di tipo comunicativo che si svolge nel corso di attività sociali in cui i
partecipanti, aventi diversi livelli cogniti, devono trovare una soluzione comune al compito che costituisce lo scopo della loro interazione. Il
bambino può trarre profitto dalla situazione conflittuale a condizione che possegga alcuni prerequisiti di natura cognitiva e sociale, come la
capacità di comunicare adeguatamente.
- conservazione
Avere il concetto di conservazione (o invarianza) significa comprendere che le proprietà di base di un oggetto o di una sostanza non vengono
modificate da cambiamenti nel loro aspetto esteriore: ad esempio, un liquido non muta di quantità se travasato in un altro recipiente, anche se
muta di livello. La conservazione, secondo la teoria piagetiana (→ costruttivismo, epistemologia genetica) è una tipica acquisizione del pensiero
→ operatorio concreto, tanto che le prove di conservazione vengono usate per “diagnosticarlo”. Le operazioni mentali reversibili di quello
stadio permettono di compensare o annullare le trasformazioni reali osservate, consentendo al bambino di risolvere le contraddizioni del
periodo precedente (ad esempio, se il liquido è lo stesso come può “sembrare” di più quando il contenitore è più alto?). Gli esempi più noti sono
sulla conservazione del liquido, ma anche nella conservazione del numero e della lunghezza vale lo stesso principio di → reversibilità.
- continuità/discontinuità
La contrapposizione continuità/discontinuità riguarda uno tra i più accesi dibattiti a livello teorico a proposito dei mutamenti evolutivi: sono
graduali quantitativi e cumulativi, oppure repentini, qualitativi e disposti a → stadi? I teorici che credono in uno sviluppo continuo e graduale,
accolgono l’idea che lo sviluppo sia “aumentativo”, e cioè comporti un accrescimento, un cambiamento in termini di “grado”: ad esempio, i
bambini così come crescono in altezza acquisiscono sempre più conoscenza del mondo. Così all’interno dell’approccio psicometrico si postula
che l’intelligenza si sviluppi in termini quantitativi, e cioè puramente additivi. Invece, chi crede che lo sviluppo sia un processo discontinuo e
qualitativo, lo concettualizza come una serie di cambiamenti di “modo”: da un’età a quella successiva non si ha solo una somma di conoscenza,
ma una “trasformazione“ del sapere. Alcune posizioni teoriche, però, prevedono la compresenza di processi continui e discontinui: ad esempio,
Piaget nella sua teoria parla di invarianti funzionali, cioè di funzioni continue che agiscono nel corso di tutto lo sviluppo dell’individuo, ma
anche di strutture cognitive che cambiano da uno → stadio all’altro.
- coorte
Insieme degli individui di una determinata classe di nascita appartenenti ad una determinata popolazione. Il termine si applica anche a
sottogruppi della stessa classe di età che entrano a far parte di uno specifico ambiente, ad esempio la scuola o il lavoro, nello stesso tempo,
quando, nella stessa classe di nascita, gli individui si differenziano troppo per esperienze storiche, sociali, ed educative. L’effetto di coorte è uno
dei maggiori rischi della ricerca trasversale: confrontando soggetti di età diversa si confrontano coorti diverse, e quindi è facile sospettare che le
differenze riscontrate dipendano dalle diverse condizioni storiche in cui i soggetti sono cresciuti piuttosto che dall’età. → validità.
- décalage
Letteralmente scarto, sfasatura, il termine fa riferimento al fenomeno dello sfasamento temporale nell’acquisizione di nozioni diverse all’interno
dello stesso periodo di sviluppo, ad esempio il bambino è incapace di risolvere certi problemi di conservazione nonostante sia capace di
risolvere problemi simili che richiedono le stesse operazioni mentali. Piaget osservò che alcune forme di conservazione, (ad esempio, quella di
numero) sono comprese prima di altre (ad esempio, il peso o il volume), e definì questo fenomeno décalage orizzontale, e lo spiegò
attribuendolo alle caratteristiche stesse degli stadi: se ciascuno stadio ha fasi di preparazione, completamento e superamento, è possibile che
durante la preparazione le strutture vengano applicate a compiti più semplici e durante il completamento a compiti più complessi. Quello del 6
décalage è uno dei temi attorno ai quali si possono raggruppare alcune delle critiche a Piaget, “accusato” di ignorare l’importanza dei “domini
specifici” (→ dominio).
- dichiarativa (intenzione dichiarativa)
Detta anche intenzione comunicativa di dichiarazione, definisce una forma di intenzione comunicativa esibita dal bambino dalla fine del primo
anno di vita, nel corso della fase intenzionale dello sviluppo comunicativo (→ comunicazione). Il bambino utilizza un oggetto come strumento
per ottenere l’attenzione dell’adulto, a cui si rivolge per “dichiarare”, e cioè per affermare l’interesse per l’oggetto e il desiderio di condividere
l’esperienza (ad esempio, punta il dito verso un oggetto affinché anche l’adulto gli rivolga la sua attenzione). Quando manifesta l’intenzione
dichiarativa, il bambino non intende influenzare il comportamento dell’adulto, come nel caso dell’intenzione richiestiva (→ richiestiva), ma il
suo stato interno, la sua attenzione o il suo interesse. In questo caso, perciò, il bambino deve essere capace di riconoscere che l’adulto è dotato di
stati psicologici interni, capacità che sembra comparire un po’ più tardi rispetto a quelle implicate nella struttura comunicativa della richiesta, e
che può essere considerata un precursore della teoria della mente. → gesti, pointing.
- dominio-generale/ dominio-specifico
Corrisponde ad una delle questioni teoriche più attuali all’interno della psicologia dello sviluppo che contrappone da una parte coloro secondo
i quali la mente umana è organizzata in termini dominio-generali e coloro che, invece, credono in una architettura differenziata in domini
specifici. Si definiscono dominio-generali quei processi cognitivi che elaborano in una varietà di domini e che non sono specializzati a trattare
uno specifico tipo di informazione. Ad esempio, relativamente all’acquisizione del linguaggio una posizione dominio-generale è quella di
Piaget: il linguaggio non si sviluppa separatamente dalle altre funzioni cognitive, anzi la grammatica emerge proprio grazie all’interazione con
l’ambiente linguistico e all’apporto di tutte le funzioni psicologiche. Invece Chomsky si colloca al polo dominio-specifico, perché la conoscenza
grammaticale innata da lui teorizzata si applica unicamente all’informazione linguistica, e questa elaborazione avviene all’interno di un modulo
indipendente dagli altri in relazione sia al funzionamento sia alle linee di sviluppo. Chi adotta una posizione dominio-specifica, quindi, ritiene
che i cambiamenti nello sviluppo non siano sempre generali e dipendenti da una transizione stadiale, ma possano anche dipendere, in alcuni
casi, dalla conoscenza di domini specifici (ad esempio, bambini di 10 anni esperti nel gioco degli scacchi fanno meglio di studenti universitari
principianti, come negli esperimenti di Chi, perché si è sviluppato solo il modulo 7 specializzato per quella informazione). I modelli dominio-
specifici sono per lo più d’accordo con Fodor (modularismo) nel caratterizzare il sistema cognitivo come un sistema “modulare”; non è però il
caso di Karmiloff-Smith che pur adottando un punto di vista dominio-specifico, non crede ci siano moduli innati e specializzati fin dall’inizio,
ma piuttosto una sorta di “modularizzazione” moduli, per cui i moduli si costruiscono nel corso dello sviluppo. → grammaticale universale,
LAD; maturazione.
- egocentrismo
Termine che contrassegna la tendenza a vedere il mondo da una prospettiva soggettiva e la mancanza della capacità di riconoscere che gli altri
possano avere punti di vista diversi, proprie del bambino in età prescolare. Piaget, nel suo modello dello sviluppo cognitivo, parla di forme
diverse di egocentrismo nel corso dei diversi stadi evolutivi: radicale nei primi due sottostadi del periodo senso-motorio: fino a 4 mesi il
bambino non compie alcuna differenziazione tra sé ed il mondo, tutto è riconducibile al proprio corpo. Questo egocentrismo radicale o assoluto
viene superato attraverso un processo lungo e graduale che porta, alla fine del periodo → senso-motorio, alla formazione di rappresentazioni
mentali dell’oggetto. Con l’inizio dell’attività rappresentativa, però, fa la sua comparsa un’altra forma di egocentrismo, quello intellettuale: nel
periodo → preoperatorio, fino a 7 anni