Globalismo e antiglobalismo
Prefazione
Sulla scia dell’11 settembre e della guerra in Iraq si è parlato molto di morte della globalizzazione. La globalizzazione non può essere concepita come un processo lineare senza controtendenze e battute d’arresto, come ad esempio la crisi finanziaria esplosa alla fine del primo decennio del nuovo secolo. In questo libro si guarda ai processi di lungo periodo e si valutano le tendenze globali contemporanee. Ciascun capitolo discute e valuta attentamente il confronto fra le tesi opposte dei globalisti e degli scettici.
La globalizzazione rimane l’elemento imprescindibile punto di partenza di un vivace confronto critico all’interno del mondo accademico e ripropone alcuni importanti interrogativi della vita politica: chi governa? Nell’interesse di chi? Per quali fini? Considerata da questo punto di vista, la globalizzazione innesca uno dei dibattiti etici più importanti del nostro tempo, un dibattito centrato sulla domanda: è possibile una globalizzazione dal “volto umano”?
Rispetto alla prima edizione, del 2002, i termini globalismo/antiglobalismo sono diversi rispetto a oggi; il dibattito sulla globalizzazione è cambiato e maturato e questa edizione riflette l’evoluzione avvenuta sia sul piano sostanziale che intellettuale. In questa edizione si cerca di verificare se la globalizzazione sia una “condizione effettivamente reale” e presenta i termini del dibattito accademico tra il gruppo di quanti ritengono sì (globalisti) e quanti ritengono che essa sia stata una descrizione utile delle principali tendenze dell’economia politica (gli scettici).
Questi ultimi hanno fatto sentire con forza la propria voce dopo l’11 settembre e la guerra in Iraq, sostenendo che la politica mondiale stesse tornando alla normalità, ossia alla geopolitica e all’imperialismo. In questo testo si esamina anche l’attuale politica della globalizzazione, illustrando le principali posizioni politiche favorevoli o contrarie a essa.
Introduzione: il dibattito sulla fine della globalizzazione
I necrologi della globalizzazione, intesa come mero ampliamento, approfondimento e accelerazione delle interconnessioni a livello planetario, si sono moltiplicati in seguito all’11 settembre e alla risorgenza dell’unilateralismo americano. La svolta “post-globalista” si riallaccia all’opinione diffusa secondo cui gli eventi catastrofici dell’11 settembre hanno rappresentato uno spartiacque storico nella politica globale.
Per quanti sono inclini allo scetticismo, dopo l’11 settembre la politica mondiale sarebbe tornata alla normalità man mano che geopolitica, violenza e imperialismo starebbero riaffermando con rinnovato vigore le loro ragioni. Per contro, i difensori del globalismo vedono nella guerra al terrorismo e nell’intervento in Iraq un perdurante e pervasivo “scontro fra globalizzazioni” anziché la fine della globalizzazione stessa.
Il dibattito come progetto politico e ideologico della globalizzazione è sempre acceso dentro e fuori il mondo accademico. Questa introduzione cerca di ricostruire la mappa intellettuale di tale dibattito, spiegando perché la globalizzazione rimane un’idea tanto difesa e contestata sia nella sfera accademica sia in quella dell’attivismo politico.
Nella sfera accademica, le opinioni si dividono sulle prove a favore della globalizzazione contemporanea, oltre che sulla loro rilevanza esplicativa. Nella sfera politica, la globalizzazione provoca risposte radicalmente divergenti e alimenta progetti radicalmente diversi, dall’avversione fobica dell’estrema destra alla difesa appassionata dei neoliberali. I due schieramenti opposti (accademico e politico) sono interdipendenti in quanto collegano alla comprensione e alla spiegazione del mondo contemporaneo la questione di quali valori e principi etici dovrebbero informare il suo sviluppo futuro.
1-Dare un senso alla globalizzazione
La globalizzazione denota un’intensificazione delle relazioni e interazioni sociali a livello globale tale per cui eventi che interessano aree geograficamente remote hanno riflessi a livello locale, e viceversa. Essa implica una reinterpretazione della scala dei rapporti sociali, dalla sfera economica a quella della sicurezza, che trascende il livello nazionale per proiettarsi in una dimensione transnazionale e transcontinentale.
La globalizzazione è un processo politico caratterizzato da:
- Una dilatazione delle attività sociali, politiche ed economiche che supera le frontiere politiche in modo che eventi, decisioni e attività in una regione del globo acquistano una rilevanza per i singoli individui e per le comunità di regioni molto lontane da esse.
- L’intensificazione delle interconnessioni in quasi ogni sfera della vita sociale, da quella economica a quella ecologica.
- L’accelerazione delle interazioni e dei processi transfrontalieri via via che l’evoluzione dei sistemi di trasporto e di comunicazione aumenta la velocità con cui idee, notizie, capitali e tecnologia si muovono da una parte all’altra del globo.
- Crescenti estensione, intensità e velocità delle interazioni globali sono associate a un’interconnessione sempre più profonda della dimensione locale e di quella globale (eventi locali possono avere profonde conseguenze a livello globale e viceversa; si ha quindi una crescente consapevolezza del mondo come uno spazio sociale condiviso, ossia una globalità).
Il concetto di globalizzazione descrive una trasformazione strutturale in corso nell’organizzazione della società civile: il passaggio da un mondo di stati nazionali distinti ma interdipendenti a un mondo inteso come spazio sociale e condiviso. I fattori chiave di questa trasformazione strutturale sono la moderna tecnologia informatica e le infrastrutture di comunicazione e trasporto che hanno facilitato nuove forme e possibilità di organizzazione e coordinamento su scala mondiale praticamente in tempo reale, dalle operazioni delle multinazionali alla mobilitazione e alle dimostrazioni su scala planetaria dei movimenti no global.
La globalizzazione è sinonimo di un processo di comprensione spazio-temporale in cui perfino le cause di fenomeni molto locali (disoccupazione) possono essere ricondotte a condizioni o azioni molto remote sul piano geografico; la globalizzazione ha un processo di deterritorializzazione. In un contesto globalizzato, lo spazio economico nazionale non coincide più con lo spazio territoriale nazionale (territorio e frontiere, in un regime di globalizzazione, hanno un’importanza relativa che sta declinando).
I confini territoriali non segnano più i confini dello spazio economico o politico nazionale. La globalizzazione implica l’idea che il potere sia Hard (economico e militare) e Soft (politico e culturale), ed è spesso organizzato ed esercitato a distanza; in un sistema globale sempre più interconnesso, esso è organizzato ed esercitato su base transregionale, transnazionale o transcontinentale, mentre molti altri attori esercitano il loro potere entro, attraverso e contro gli stati (reti criminali).
2-La controversia sulla globalizzazione: i punti chiave alla contesa
Le posizioni avverse alla globalizzazione si situano lungo due assi di dissenso:
- La contestata egemonia intellettuale del concetto di globalizzazione nelle scienze sociali: la sua influenza descrittiva, analitica e teorica.
- Valori e implicazioni di tipo normativo: se la globalizzazione, come progetto o ideale politico, debba essere difesa, trasformata, contrastata o respinta.
Questi due assi definiscono uno spazio concettuale per riflettere sulle caratteristiche peculiari di voci che partecipano al dibattito.
3-La fine della globalizzazione: l’analisi degli scettici
Dopo l’11 settembre le condizioni economiche e geopolitiche della globalizzazione sembrarono essersi dissolte nel nulla. Ci fu un rallentamento della globalizzazione economica (scambi commerciali, flussi di capitale degli investimenti esteri assunsero un segno negativo) accompagnato da drammatici cambiamenti nel contesto politico globale; da multilateralismo a unilateralismo, dalla stabilità all’insicurezza, dalla cooperazione alla competizione geopolitica, dal potere soft a quello hard.
Questi passaggi, per gli scettici, rappresentano l’erosione dell’ordine globale liberale che legittimava l’intensificazione della globalizzazione e il continuo primato dello stato, della potenza territoriale, della geopolitica e perfino dell’impero. La globalizzazione è sempre più a rischio, il mondo sta assistendo alla fine della globalizzazione quale descrizione, spiegazione e ideologia. Oggi, secondo gli scettici, confini e frontiere, nazionalismo e protezionismo, localismo ed etnicità definiscono un’epoca di deglobalizzazione: la disintegrazione e la morte del globalismo.
Secondo Stiglitz “la globalizzazione è stata troppo gonfiata”; per gli scettici è stata gonfiata almeno in tre sensi: come descrizione della realtà sociale, come spiegazione del mutamento sociale e come ideologia di progresso sociale.
1 Capitolo: una riconfigurazione del potere politico?
La vita sociale è associata allo stato moderno. Lo stato è onnipresente. Gli scettici attribuiscono notevole importanza a questo dato e danno valore alla nascita e all’affermazione dello stato moderno.
1. Formazione e ruolo dello stato moderno
La pretesa dello stato moderno di svolgere un ruolo determinante è un fatto abbastanza nuovo nella storia dell’umanità. Mille anni fa un abitante di un villaggio inglese sapeva ben poco di quanto avveniva fuori di esso: il villaggio era l’inizio e la fine del suo mondo. Con l’avvento della modernità iniziarono a verificarsi in Europa de forme di regimi politici: la monarchia assoluta e quella costituzionale. Nessuno stato però poteva ancora definirsi “sovrano”, poiché non esercitava una supremazia ben chiara su un territorio delimitato e sulla sua popolazione.
Lo stato moderno emerse in Europa occidentale e nei territori coloniali tra il XVIII e il XIX secolo. Questa nuova forma politica si distinse dalle precedenti perché rivendicava una precisa simmetria e corrispondenza fra sovranità, territorio e legittimità. Centrale in questo sviluppo fu l’elaborazione del concetto di sovranità (titolarità a governare su un dato territorio). Gli stati moderni si sono sviluppati come stati-nazione dotati di suprema autorità su un territorio dai confini ben precisi e sostenuti dalla rivendicazione del monopolio del potere coercitivo e legittimati dalla lealtà o dal consenso dei propri cittadini.
Maggior innovazioni del moderno stato-nazione: la territorialità che definisce confini esatti, controllo monopolistico della violenza, la creazione di una struttura impersonale del potere politico e la rivendicazione della propria legittimità sulla base della rappresentanza politica.
Il consolidamento del potere dei più importanti stati nazionali dell’Europa occidentale è parte di un processo che ha visto la creazione di un sistema internazionale di stati (società di stati). Questa “società di stati” ha gettato le basi delle regole formali che ciascuno degli stati sovrani avrebbe dovuto adottare per diventare un membro effettivo dell’ordine internazionale degli stati. Questo ordine viene fatto risalire alla pace di Westfalia del 1648, con la quale si concluse la guerra dei trent’anni.
Il sistema di regole codificato a Westfalia ha originato una traiettoria normativa nel diritto internazionale portando alla formazione dei principi cardine del moderno ordine internazionale (sovranità territoriale, uguaglianza formale tra gli stati, non-intervento negli affari interni degli stati riconosciuti, consenso degli stati come elemento fondamentale degli accordi giuridici internazionali). Ma solo alla fine del XX secolo il moderno ordine internazionale è divenuto globale grazie alla caduta dei grandi imperi che ha consentito a molti popoli di entrare a far parte della società di stati come comunità politiche indipendenti. Ora ci sono 202 stati sovrani. Il momento più significativo del moderno sistema degli stati-nazione è stato raggiunto alla fine del 1900 con organizzazioni come le Nazioni Unite e con nuovi regimi normativi come quello della difesa dei diritti universali dell’uomo.
I moderni stati sono comunità politiche che creano le condizioni per fondare comunità nazionali con un destino condiviso e pochi sembrano disposti a sacrificare questa importante prerogativa.
Scettici
- Il XX secolo è l'epoca dello Stato-Nazione perché gli stati hanno il monopolio dell'uso legittimo della forza e dell’esercizio della giustizia, hanno creato forze militari stabili, hanno consolidato i meccanismi di imposizione fiscale e di redistribuzione del reddito, hanno costruito reti di infrastrutture nazionali di comunicazione, hanno cercato di sistematizzare le lingue nazionali o ufficiali, hanno innalzato il livello di alfabetizzazione creando sistemi scolastici pubblici unificati, hanno forgiato identità nazionali e costituito un vasto apparato di istituzioni politiche, economiche e culturali.
- Le implicazioni sul piano internazionale di una visione dello stato come unità fondamentale del sistema politico sono alla base della teoria del realismo nelle relazioni internazionali il quale concepisce lo stato come un'entità unificata il cui obiettivo primario è la promozione e la difesa dei suoi interessi nazionali: lo stato è uno strumento per garantire l'ordine interno e internazionale attraverso l'esercizio del potere nazionale. Quindi nel contesto internazionale una potenza egemone deve mantenere la sua posizione e difendere i suoi interessi nazionali.
- Questa visione dello stato in chiave Realpolitik ha avuto un’influenza rilevante sulla teoria e sulla pratica dei rapporti internazionali in tempi recenti, poiché offre una spiegazione chiara e apparentemente plausibile al caos e al disordine che hanno caratterizzato i rapporti interstatali. Il realismo contesta l’idea che il mantenimento o la costruzione dell’ordine internazionale possano trascendere la logica della politica di potenza, dato che l’ordine internazionale è l’ordine prodotto dagli stati più potenti.
2. Verso una politica globale
Globalisti
- Contestano l’idea che la concezione tradizionale dello stato, inteso come unità fondamentale del sistema mondiale, si fonda sul presupposto della sua relativa omogeneità, cioè che esso sia un organismo unitario caratterizzato da un insieme di finalità specifiche.
- La crescita delle organizzazioni e delle comunità internazionali e transnazionali ha alterato la forma e le dinamiche dello stato così come della società civile.
- Lo stato è diventato un’arena politica frammentata, attraversata da reti transnazionali, governative e non governative, così come da agenti e forze interne. Anche la società è stata attraversata da forze di natura transnazionale che ne hanno alterato la forma e le dinamiche.
- Mutamento nella natura e nel modello della vita politica. Si è affermata una “politica globale”, intesa come l’estensione crescente delle reti politiche, delle interazioni e delle attività normative transnazionali; le azioni politiche adottate in una parte del mondo si possono ramificare rapidamente a livello mondiale; le sedi delle iniziative politiche o decisionali possono collegarsi tramite rapidi sistemi di comunicazione in reti complesse di interazione politica; sviluppi a livello globale possono acquisire quasi istantaneamente rilevanza locale e viceversa; la politica globale non è solo ancorata alle questioni geopolitiche ma anche alle problematiche economiche, sociali e ecologiche come inquinamento, droga, terrorismo; questi problemi transnazionali superano le giurisdizioni territoriali e richiedono una collaborazione internazionale per essere risolti; le nuove forme di comunicazione superano ogni confine (rivoluzione digitale nella microelettronica, nella tecnologia informatica e nei computer ha consentito connessioni praticamente istantanee da una parte all’altra del globo).
- La trasformazione della vita politica è dovuta anche dall’emergere di organizzazioni e regimi politici internazionali, dal sorgere di nuove forme di politica a livello globale e multilaterale (governi, organizzazioni intergovernative [IGO], gruppi di pressione e organizzazioni non governative transnazionali e internazionali [INGO]), dal numero dei trattati internazionali in vigore e dal numero dei “regimi internazionali”.
- A questo quadro di interconnessioni politiche si aggiunge la fitta rete di attività dei numerosi fori decisionali chiave a livello internazionale (ONU, G7, fondo monetario internazionale [FMI], organizzazione mondiale del commercio [Wto], Unione Europea, l’Asia-Pacific Economic Cooperation [Apec], l’Asean [Associazione delle nazioni del sud-est asiatico], il mercato comune dell’America del Sud [Mercosur] e molti altri consessi ufficiali e non ufficiali).
- Politica estera e politica interna sono diventate cronicamente interconnesse, e i governi nazionali sono sempre più avviluppati in un sistema di governance a più livelli (locale, nazionale, regionale e globale).
- A livello regionale l’Unione Europea ha portato l’Europa dalla disgregazione del dopoguerra a un sistema sovranazionale al cui interno la sovranità viene esercitata congiuntamente dagli stati membri. Il regionalismo non è stato una barriera per il processo di globalizzazione della politica, ma anzi vi ha largamente contribuito.
- Cambiamento significativo nell’ambito e nei contenuti del diritto internazionale attraverso l’emergere di un “diritto cosmopolita”, diritto che circoscrive e delimita il potere politico dei singoli stati.
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