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che si suppone la globalizzazione abbia sul potere dello stato. Come esempi della tesi della

globalizzazione radicale essi sono convincenti, nonostante le loro diverse conclusioni sulla

desiderabilità o meno di un cambiamento globale. Essi tuttavia concordano su molti apsetti della

vita sociale su cui la globalizzazione ha avuto un impatto,.

Ohmae The end of the nation-state (1995) definisce il cambiamento globale nei termini di quello

che egli chiama le Quattro “ I “: Investimento, Industria, tecnologia Informatica, Individui

consumatori. Sostiene che gli investimenti attraverso i mercati finanziari siano cresciuti

rapidamente negli ultimi anni, poiché la tecnologia ha fortemente aumentato l’opportunità per gli

speculatori di aggirare i controlli dei governi nazionali. Le opportunità per gli investimenti vengono

fornite da società per azioni, le quali a differenza delle vecchie industrie legate ai confini geografici,

sono in grado di muoversi verso nuovi mercati in via di sviluppo come l’India e la Cina. Compagnie

che hanno meno successo attraggono investimenti individuali attraverso ampi fondi-pensione, con

ben noti target, compagnie globali la cui reputazione è una garanzia di un buon ritorno economico.

Le innovazioni nella tecnologia informatica non soltanto hanno aumentato la mobilità dei capitali,

ma hanno anche reso il lavoro degli esperti nel campo dell’ingegneria, della medicina o altro più

disponibile attraverso i confini degli stati, utilizzando sofisticati computers, interfacciando con

clienti a mille chilometri di distanza. Questi sviluppi sono sostenuti da una crescente

consapevolezza dei consumatori della varietà di stili di vita, e di prodotti che sono disponibili per

loro nel mercato mondiale. Quindi gli appelli alla lealtà dei consumatori nei confronti del mercato

nazionale non viene ascoltato, perché i consumatori cercano l’affare migliore senza tener conto del

mercato nazionale.

La tesi centrale di Ohmae è che i leader degli stati hanno mancato nel non accettare che le forze

elencate sopra sono al di là del controllo degli stati, La chiave di questi sviluppi è la rapida

espansione dell’economia globale. Per Ohmae, questo deve essere ben accetto perché porta con sé

un aumento della prosperità e nuove opportunità che si muovono trasversalmente tra culture

nazionali. Le forze globalizzatrici identificate da Ohmae non possono, egli sostiene, essere respinti

a lungo da leader politici dalla mentalità ristretta. Le barriere politiche saranno sempre più soggette

a cambiamenti dato che il flusso globale delle informazioni assicura che la gente diventerà più

consapevole di una cultura consumistica globale e condivisa, che definisce “California-ization”

(Californizzazione). Gli individui hanno già cominciato ad affermare la loro sovranità di

consumatori al di sopra dei loro legami con lo stato nazione. Come sostiene Ohmae: “il cittadino

ben informato di un mercato globale non aspetterà passivamente che lo stato-nazione o i profeti

culturali gli forniscano dei miglioramenti tangibili dello stile di vita (…) egli vuole i suoi propri

mezzi di accesso diretto a quella che è diventata una autentica economia globale”. 3

La logica del ragionamento di Ohmae lo porta alla conclusione che i governi ora hanno un ruolo

utile solo come facilitatori di quelli che egli chiama stati-regione. Egli definisce gli stati-regione

come “zone economiche naturali” che si sono evolute tramite forze di mercato che operano sia

all’interno sia oltre i confini nazionali. Molte di queste regioni hanno capacità economiche

gigantesche. Per esempio, la regione Shutoken in Giappone da sola potrebbe da sola essere la terza

potenza economica dopo USA e Germania. Gli stati-regione sono unità politiche più che

economiche, e quindi accolgono incondizionatamente gli investimenti stranieri diretti e la proprietà

straniera. Come tali, essi offrono una possibilità molto maggiore di soddisfare i nuovi bisogni delle

persone che risiedono negli stati-regione più degli stati tradizionali. La sfida per gli stati è quella di

sviluppare strutture federali di coordinamento più flessibili per assicurare che questi stati regionali

vengano mantenuti e portati avanti.

Tuttavia, anche questo ruolo limitato è transitorio, perché la logica per l’esistenza degli stati sta

scomparendo. Per Ohmae la logica militarista degli stati maschera altri interessi. Il controllo del

territorio diventa sempre più irrilevante in una economia che valuta più il sapere delle risorse

naturali, e l’indipendenza politica è solo apparenza nel contesto dell’economia globale.

Nel descrivere lo sviluppo di quello cui si riferisce come “pieno mondo”, Korten nel suo noto When

Corporations rule the World (1995), sottolinea la natura dei problemi mondiali, accelerati dalle

forze che Ohmae identificava come positive. Quindi Korten nota gli effetti disintegrativi della

ricerca ecologicamente insostenibile per una crescita economica continuata, e gli estremi

dell’ineguaglianza tra il mondo ricco e quello povero.

Di fronte a queste pressioni, le forme tradizionali di governo sembrano incapaci di opporsi al

processo di “globalizzazione economica che sta spostando il potere dai governi verso una manciata

di società per azioni e istituzioni finanziarie”. Questi sviluppi per Korten, a differenza di Ohmae che

li considera positivi, sono “una forma moderna di imperialismo, poiché la spinta a breve termine e

anti-democratica verso il profitto, a spese della gente, è il principio che guida la globalizzazione”.

Per Korten, le società per azioni hanno smesso di essere entità meramente economiche e sono

diventate le “istituzioni di governo dominanti”. Come tali essere sono delle barriere al mercato

libero e alla sana competizione. Korten cita il famoso trattato di Adam Smith The Wealth of Nations

(1776) per sostenere le sue argomentazioni secondo cui “le moderne società per azioni sono

strumenti per sopprimere le forze competitive del mercato”.

Smith ha un approccio al commercio molto più sofisticato di molti suoi seguaci neoliberisti. La

cautela di Smith rispetto alle tendenze oppressive dello stato andava di pari passo con la sua paura

del potere senza vincoli delle società per azioni, che se venisse lasciato sviluppare inevitabilmente

distorcerebbe le leggi della domanda e dell’offerta. 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1610 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Niccolò Cusano - Unicusano o del prof Del Re Emanuela.

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