Gli Stati Uniti e il mondo nel XX e XXI secolo
Diplomazia
La diplomazia si definisce come un insieme di tecniche adottate dai diplomatici con lo scopo di gestire le relazioni tra Stati attraverso accordi, negoziazioni e fenomeni di persuasione. Gli organi deputati a portare avanti tali processi sono i Ministri degli Affari Esteri (negli USA definiti come Department of State – il ministro si chiama Secretary of State, ha il controllo delle ambasciate americane che si ritrovano nel mondo). Ogni qual volta che uno Stato ha delle relazioni diplomatiche con un altro Stato crea delle ambasciate nella capitale dello Stato straniero; i consolati costituiscono invece una sorta di emanazione dell’ambasciata, dove il console è il rappresentante dello Stato in una certa giurisdizione all’interno dello stato estero. (es. L’Italia ha un consolato nella città di New York, con lo scopo di mantenere dei rapporti con la propria diaspora presente in zona).
Potere
Il potere si definisce attraverso i concetti di hard power e soft power. Quando si parla di hard power si utilizza la forza, comprendendo le pratiche militari, politiche ed economiche da parte di uno stato sull’altro. Al contrario il soft power è un concetto coniato da un politologo chiamato Joseph Nye, e si riferisce a un potere che non utilizza la forza per persuadere l’altro Stato; al contrario si serve di modi pacifici come la cultura, i valori e le idee per esercitare in maniera più velata potere sull’altro Paese.
Storiografia
La storiografia introduce lo studio del fluire degli eventi umani attraverso l’utilizzo di una molteplicità di approcci diversi. Rapportandoci alla storia delle relazioni tra gli Stati, possiamo vedere che si tratta per lo più di una storia diplomatica, la quale richiama alle relazioni tra consoli e ambasciatori. Si tratta di una storia che nasce nell’800, con lo scopo di studiare lo Stato-Nazione. Si parla di Stato-centrismo, in quanto molti storici cercano di valorizzare principalmente la storia della politica estera del proprio Stato nazionale.
Uno dei primi che si è occupato dello studio di questo tipo di relazioni è Leopold Von Ranke, uno storico positivista che considera la storia come una scienza perfetta, vedendo nella razionalità e nell’approccio scientifico uno strumento metodologico per affrontare determinate tematiche. Occupandosi maggiormente della storia dei diplomatici tedeschi, egli ritiene che la storiografia non abbia alcun bisogno di interpretazione delle proprie fonti storiche: leggeva una serie di fonti diplomatiche e le metteva in ordine cronologico, credeva che attraverso la semplice esplicazione di queste fonti fosse possibile dare una documentazione storica. Al contrario, lo storico deve cercare di interpretare le fonti del passato, ed è inevitabilmente influenzato dal contesto storico e sociale di origine.
Alcuni esempi di fonti storiche sono rappresentati dai telegrammi dei dipartimenti di Stato; ogni Paese ha un archivio nazionale dove vengono preservate memorie del popolo stesso, dove vengono conservate documentazioni che però possono avere limiti temporali prima di essere visionati (35 anni circa per gli USA ad esempio). Vi sono poi i diversi trattati firmati dai Paesi ed i diversi Memoranda (Memorandum al singolare), ovvero lunghi rapporti stilati dagli ambasciatori inviati all’amministrazione di uno Stato con lo scopo di segnalare problemi riguardanti la natura della politica estera di un determinato Paese.
Evoluzione della storia diplomatica
Nonostante la storia diplomatica fosse nata nel corso dell’800, nel corso degli anni '20-'30 del '900, tra le due guerre mondiali, l’interesse degli storici diplomatici va a focalizzarsi su quelli che erano stati cambiamenti fondamentali nel corso del secolo precedente, ovvero ad esempio dal Congresso di Vienna del 1815 al Trattato di Versailles del 1919 che pose fine alla Prima guerra mondiale. In questa fase, tra le due guerre mondiali, gli storici costruiscono un legame importante con il proprio Stato, utilizzando un approccio particolarmente nazionalista e giustificando le imprese compiute dai propri Stati.
Nel 1934 nasce l’istituto per gli studi di politica internazionale, oggi è indipendente, ma ai tempi del Fascismo era considerato ad esempio un organo che aveva il compito di difendere il regime; difatti, coloro che prendevano parte giustificavano le imprese politiche di questa epoca.
David Reynolds – International history, the cultural turn and the diplomatic twitch
Si nota come il concetto di storia diplomatica si evolva e si trasformi in una storia internazionale a partire dagli anni ’60, allargando gli orizzonti alle diverse relazioni tra i Paesi. Non si parla solo di aspetti diplomatici e politici ma si ritrovano anche relazioni militari, finanziarie, commerciali, etc. Ci si allarga a nuovi aspetti che non hanno a che fare solo ed esclusivamente con le relazioni diplomatiche, e lo Stato costituisce solo uno dei tanti attori che possono influire sulla costituzione dei rapporti tra i diversi Paesi.
Anni ’80 - Cultural turn
- Politica estera
- Mascolinità
- Genere
- Ideologia o religione
- Attori transnazionali
- Razza/diritti civili
- Media
- Ambiente (Gli aspetti maggiormente analizzati dalla storia internazionale si ritrovano nell’etnicità, le migrazioni e il fenomeno del turismo)
Soft power
Due componenti fondamentali del soft power si manifestano attraverso la diplomazia pubblica e la diplomazia culturale, le quali spesso sono considerate come intercambiabili:
- Diplomazia pubblica: come afferma il politologo Keith Reinhard, ha a che fare con le diverse iniziative che vengono messe in pratica per persuadere il popolo di un altro Paese. Si parla di diplomazia pubblica quando c’è un intervento statale, attraverso strumenti come i film (con Hollywood si è iniziato a promuovere l’american way of life), gli scambi culturali, i programmi radiofonici e televisivi. Tutte queste iniziative hanno il compito di convincere il popolo straniero a credere che un determinato stile di vita sia effettivamente quello migliore.
- Diplomazia culturale: rientra in un sottoinsieme della diplomazia pubblica, prevede che un determinato Stato promuova la propria cultura nazionale alta in un altro Stato, ad esempio attraverso la lingua, l’arte, la letteratura o la musica. Queste pratiche servono per favorire una migliore percezione del proprio Stato con il compito di favorire un incremento da diversi punti di vista come ad esempio quello economico. In entrambi i casi l’obiettivo è quello di ottenere consenso, ma la diplomazia culturale si focalizza proprio sull’apprezzamento culturale in una maniera più esplicita. Si rivolge ad un pubblico più colto e di élite, mentre la diplomazia pubblica si rivolge ad un target diverso di persone, un pubblico più basso e un’opinione pubblica. Si tratta di una cultura più popolare (ad esempio attraverso il cinema che ha il compito di intrattenere più che altro, o il giornalismo a sua volta). Proprio perché la diplomazia pubblica cerca di avere un’audience più ampia è questa ad inglobare la diplomazia culturale e non viceversa, si cerca di favorire scambi culturali ma in una maniera più velata sicuramente.
Eccezionalismo americano
L'eccezionalismo americano ha a che fare con l’idea di superiorità che caratterizza da sempre gli Stati Uniti, i quali hanno da sempre posseduto una storia determinata da istituzioni di tipo repubblicano che li hanno differenziati dall’Europa. In merito al Cattolicesimo, ad esempio, gli Stati Uniti si sono sempre posti in opposizione, vedendo il Papa come un sovrano che opprime i credenti. L’eccezionalismo si costruisce poi in base all’idea del continuo avanzamento della frontiera verso Ovest, costruendo una società che apparentemente è priva del conflitto di classe che si ritrova in Europa. Gli storici nel corso degli anni hanno iniziato a considerare la storia dell’America come inserita all’interno di un contesto globale, e dunque non sia così eccezionale ma piuttosto che faccia parte di tutte le storie del mondo. Si parla tra l’altro di una storia transnazionale, in quanto ha iniziato a considerare i vari paesi in relazione tra di loro e dunque al di là dei confini nazionali.
Checks and balances
Concetto di checks and balances come basilare per la costituzione del potere negli USA, ovvero si crede sia necessario controllare e bilanciare i poteri. I padri costituenti americani credono quindi che sia fondamentale bilanciare i poteri legislativo ed esecutivo. Il primo membro è il commander-in-chief, ovvero il presidente, colui che detiene la gestione delle forze armate, ha il potere di concludere trattati ma con il consenso del Senato, può nominare i diplomatici ed i consoli sempre con il consenso del Senato. Quest’ultimo costituisce la camera alta del congresso, quella bassa è costituita dalla Camera dei rappresentanti. Il congresso ha una serie di prerogative per bilanciare quindi il potere del presidente nella politica estera ed ha il compito di compiere una revisione e un controllo.
Dal 2002 abbiamo il Department of Homeland Security (Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d'America) costituito da George W. Bush in seguito all’11 settembre, un organo fondamentale nella gestione della politica estera, e ha il compito di gestire tutti gli aspetti legati alla sicurezza nazionale, tra cui l’immigrazione. Abbiamo altri due organi: La CIA e il National Security Council, istituiti nel 1947. La CIA nasce come successore dell’Office of Strategic Services, ha la funzione di raccogliere informazioni strumentali per la definizione della politica estera statunitense. Nello stesso contesto della Guerra Fredda anche un altro organo è fondamentale per una rivisitazione statale, ovvero il National Security Council, costituito dal presidente degli Stati Uniti e da tutti quei membri fondamentali per preservare la sicurezza del Paese.
Ruolo dei consolati
Il ruolo dei consolati nasce nel contesto storico del '700, in un momento in cui gli Stati Uniti sono ancora molto giovani. Da questo momento fino alla Prima guerra mondiale hanno il compito di costituire politiche commerciali, favorendo le diverse relazioni specialmente con l’America Latina e l’Europa. Durante l’800, negli anni della Guerra Civile grazie ad Abraham Lincoln si ritiene che, ad esempio, lavoratori stranieri possano essere reclutati dai consoli per contribuire allo sforzo bellico. Con la fine dell’800 le prerogative dei consoli iniziano a diversificarsi, cresce il numero di persone che dagli USA si spostano verso l’estero, uno degli aspetti fondamentali dei consolati è quello di preservare la popolazione. Uno degli ultimi aspetti ha poi a che fare con i legami con i diversi migranti che si stabilizzano in altre parti del mondo. Ad esempio, in passato la doppia cittadinanza non era vista positivamente tra '800 e '900; in alcuni Paesi come la Germania o l’Italia, nonostante un cittadino non risiedesse più in questi Stati, era ancora suscettibile da un punto di vista militare. Un altro esempio si ritrova nel corso della Seconda guerra mondiale, dove, i No-No Boys giapponesi che vivevano negli USA erano forzati a firmare documenti dove rifiutavano la propria appartenenza al Giappone, il quale era considerato come un nemico nel corso di questi anni. Tra '800 e '900 in una fase di acceso nazionalismo, si nota dunque come la doppia cittadinanza costituisse davvero un problema in quanto si basa su una questione di lealtà e di appartenenza.
Gli Stati Uniti nel sistema internazionale dell’Ottocento
Diplomazia, politica, cultura
Nel corso dell’800 gli Stati Uniti interagiscono a più livelli con il mondo. Due sono le direttive principali. La prima è quella latino-americana, e quindi il mondo latino, con cui gli Stati Uniti mettono in moto delle relazioni importanti perché essendo l’area più vicina diventa una zona di interesse dal punto di vista commerciale e un’area dove esprimere la propria autorità. In generale l’800 per gli Stati Uniti è il secolo di espressione di un proprio potere o, meglio, della ricerca del proprio potere continentale. Gli Stati Uniti non diventano una potenza internazionale globale se non prima della fine del secolo con la guerra ispano-americana per la “liberazione” di Cuba. Sarà la prima volta che si proporranno come potenza internazionale causando la reazione stizzita degli europei, per cui inizia in Europa un sentimento anti-americano.
Con le due direttive dell’800, gli Stati Uniti cercano da un lato di espandersi verso la frontiera, verso il Pacifico, per poi arrivare alla piena occupazione di quei territori che fanno parte oggi degli Stati Uniti, tanto che la frontiera viene dichiarata ufficialmente chiusa nel 1890. Ciò significa che tutti i territori ad ovest dei monti Appalachi, che rappresentavano in età rivoluzionaria una sorta di confine con il mondo prettamente nativo-americano e indiano, sono ormai scoperti. L’avanzata verso ovest significa eliminare coloro i quali rappresentano un pericolo per l’espansione americana, e i nativi americani sono il primo ostacolo che elimineranno progressivamente spostandoli verso ovest. Un altro momento importante sempre di avanzamento verso ovest sarà la guerra del 1846-48 con il Messico. Quindi, gli Stati Uniti nel corso dell’800 rafforzano il proprio paese in un’azione di nation building attraverso l’acquisizione di nuovi territori. La seconda direttiva è quella verso l’Europa guardando ad un’ottica transnazionale e di stampo liberale.
Gli Stati Uniti come neo-stato nel corso dell’800 guardano all’Europa in termini commerciali, come un luogo con cui e in cui si possono scambiare merci. Per comprendere l’evoluzione dell’800 e le politiche adottate dagli Stati Uniti è necessario inquadrare alcuni concetti dalle loro origini. Pensando al concetto dell’eccezionalismo americano, che è il concetto cardine dell’ideologia della politica estera statunitense, esso fa riferimento alla nascita del paese concependosi proprio come nazione eccezionale e diversa rispetto al resto del mondo e in particolar modo rispetto all’Europa. Si tratta di un’eccezionalità che si esprime innanzitutto con la nascita del paese come una nazione repubblicana, rispetto al resto d’Europa che era totalmente monarchica e assolutistica.
La nazione americana nasce con sistemi repubblicani che si caratterizzano per un forte individualismo personale, caratterizzato a sua volta dal concetto del self help, cioè l’idea per cui un individuo contribuisce al bene pubblico attraverso il sostentamento personale dato dal lavoro. Il lavoro indipendente diventa un elemento imprescindibile per la persona e per la famiglia. Al contrario, il lavoro salariato è negativo perché dipendere da qualcuno per la propria sopravvivenza è visto come una sorta di schiavismo. Le origini di questo nazionalismo assertivo della storia della politica estera americana le ritroviamo in alcuni documenti e momenti fondamentali:
- Thomas Paine, Common Sense (1776): Thomas Paine è un intellettuale inglese emigrato un paio di anni prima lo scoppio della rivoluzione americana che pubblica questo pamphlet in cui teorizza il diritto di secedere dalla madrepatria inglese che reprimeva gli interessi degli americani. La convenienza sarebbe quindi anche economica e non soltanto politica. Il commercio diventa proprio espressione dell’eccezionalismo americano e di libertà del paese americano di fronte a una Europa che è sempre travagliata da momenti di guerra e scontri.
- Model Treaty (1776): è un documento che anticipa di alcuni mesi la Dichiarazione d’Indipendenza. È una sorta di modello degli accordi commerciali che gli Stati Uniti dovranno proporre a nazioni estere progressivamente nella loro storia ribadendo l’importanza del commercio. Stabiliscono le relazioni con gli altri stati non attraverso accordi politici ma attraverso accordi economici e commerciali. Il commercio è il fulcro della loro politica estera. Il Model Treaty viene proposto prima alla Francia perché la Francia è alleata degli Stati Uniti contro gli inglesi durante la rivoluzione americana. In realtà però il modello che propongono ai francesi è un modello visto perché se da un lato propongono il Model Treaty con lo scambio commerciale, dall’altro si prevede un altro scambio di natura politica che prevede un aiuto reciproco in caso di attacco militare da parte degli inglesi. È una sorta di commissione tra l’idealismo e la praticità stessa degli americani.
- Dichiarazione d’Indipendenza: il 4 luglio 1776 si pubblica un documento redatto dal virginiano Thomas Jefferson, che di fatto stabilisce come le 13 colonie divengano indipendenti dalla madrepatria inglese. Si accusa il re d’Inghilterra Giorgio III di aver messo in moto delle politiche ostili ai coloni americani e si rivendica il diritto alla libertà. Si parla infatti di “impero della libertà”. C’è il rigetto del mondo aristocratico, conservatore e monarchico europeo di cui Giorgio III diventa il simbolo da rifiutare.
- Firewell Address di Washington (1796): Washington, eletto primo presidente statunitense, nel 1796 lascia la presidenza sostituito da John Adams. In questo messaggio di saluto alla nazione, ribadisce l’idea di estraniarsi dalle vicende di europee per evitare di corrompersi. Si stabilisce l’idea degli Stati Uniti come nazione pura.
Balance of power
Un altro concetto fondamentale da introdurre è quello di balance of power, necessario per comprendere l’800. Sappiamo che Napoleone sconvolge gli assetti europei invadendo gran parte dell’Europa. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, le principali potenze europee decidono di mettersi insieme per creare un cordone politico attorno alla Francia. Dobbiamo ricordare due alleanze che vengono fuori dal cosiddetto Concert of Europe, creato proprio per mantenere un bilanciamento del potere tra le nazioni, ovvero la Santa Alleanza (Austria, Prussia, Russia) e la Quadruplice Alleanza.
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