Gli spettacoli nei circhi di Costantinopoli
Lo stato bizantino (limiti temporali: 330, fondazione di Costantinopoli e 1453, caduta di Costantinopoli) non è altro che la continuazione dell'antico Impero Romano e lo stesso termine «bizantino» all'epoca non esisteva; i «bizantini» continuavano a chiamarsi «Romani» e gli imperatori bizantini si consideravano successori ed eredi dei Cesari dell'antica Roma.
Centrale soprattutto è l'idea romana di universalità: in quanto erede dell'Impero romano, Bisanzio vuole essere l'unico impero sulla terra; un'aspirazione meramente utopica. Ma per quanto Bisanzio resti tenacemente legata all'eredità romana, col passare del tempo essa se ne allontanerà sempre più. Nel suo primo periodo, l'impero bizantino era ancora effettivamente un Impero Romano per questo romano; si può chiamare anche tardo periodo dell'Impero i primi tre secoli sono una tipica età di transizione che porterà all'impero medievale.
In questa visione, l'imperatore non è più solo il magistrato massimo, ma il depositario di un potere dispotico, che si basa non tanto su un'investitura mondana, quanto sulla volontà di Dio. Egli dunque è il comandante supremo dell'esercito, il sommo giudice e l'unico legislatore, nonché il protettore della Chiesa, l'eletto di Dio e in quanto tale immagine vivente dell'impero cristiano affidatogli da Dio (l'impero romano era considerato come parte del disegno divino, funzionale a salvare gli uomini, e proprio perché disegno divino è eterno e sacro).
Una prospettiva assoluta in cui i sudditi sono i suoi servi, ogni volta che essi possono vedere le sue sembianze (dato che raramente usciva dalla città proibita) lo proskynesis salutano prostrandosi a terra dinanzi a lui (gesto detto).
L'eredità di Costantino
Considerandosi dei romani, non è un caso che Costantino, spostata la capitale a Oriente (per la maggiore vitalità economica e capacità di ripresa rispetto all'occidente in seguito alla crisi del III secolo), ribattezzò l'antica colonia greca sul Bosforo, Bisanzio (scelta per la posizione strategica eccezionale, al confine tra due continenti, Europa e Asia, bagnata ad est dal Bosforo, a nord dal Corno d'oro, a sud dal Mar di Marmara e accessibile da un solo lato per via di terra), in Costantinopoli ("città di Costantino", l'odierna Istanbul) Nuova Roma, doveva infatti prenderne il posto come nuovo centro politico dell'impero (un'operazione di valore magico-rituale funzionale a segnalare la continuità nel tempo, l'Impero Romano non finisce ma continua e si rinnova all'infinito).
Non solo nel nome, ma anche nella struttura urbanistica fu costruita sul modello dell'antica Roma, ricostruendo gli stessi monumenti e riportando le antiche tradizioni romane. In primis, si ricordano il circo (ippodromo) e il palazzo proibito (vera e propria città dentro la città, sedes regiae); sede dell'imperatore che, insieme alle basiliche, formeranno un unico complesso (riflettendo la divisione ideologica della società (imperatore = sovrano dispotico, sudditi = servi) nella città stessa (le mura dividono l'ordine della città dal caos della campagna; la città proibita, l'area degli imperatori con i palazzi imperiali dal quartiere destinato alla popolazione).
La struttura dell'ippodromo
In particolare, era proprio l'Ippodromo (enorme struttura ellittica costruita sul modello del Circo Massimo di Roma) a dividere la città proibita dalla restante parte di Costantinopoli. Di esso oggi non è rimasto pressoché niente, soprattutto perché a partire dal 500 d.C. subì ruberie e saccheggi in seguito all'inizio della grande tendenza del collezionismo.
Sappiamo però, grazie alle molteplici raffigurazioni (e a una sorta di denominatori comuni di tutti i circhi/ippodromi, come se fosse un’immagine ideale di per se evocativa), che era formato dalla pista, dove correvano i carri, divisa in due dalla spina che era come un museo a cielo aperto; in particolare in essa c’erano i due obelischi (tuttora conservati), quello egiziano di Thutmosis III e quello dorato fatto costruire nel 10° secolo, spogliato dai crociati di tutte le tavolette d’oro; c’era poi la colonna serpentina, proveniente dal santuario di Delfi, detta anche Tripode di Delfi, e costituita da tre serpenti intrecciati (oggi le teste sono andate per metà perdute) che secondo la leggenda componeva l’oracolo di Delfi; le con i tre coni e talvolta sette uova contagiri (o anche delfini).
Le carceri (scuderie), poste all'estremità settentrionale dell'Ippodromo, erano i dodici stalli di partenza dei carri, sovrastate da una torre con una quadriga bronzea, i cui cavalli, in seguito al saccheggio crociato del 1204, furono portati a Venezia e posti sopra il portale di San Marco. L'altra estremità dell'ippodromo, chiamata "fionda", era la curva più pericolosa dove spesso i carri si schiantavano contro la parete di marmo. Lateralmente c’era il pulvinar, un vero e proprio palazzo a più piani, dove sedeva l’imperatore con la famiglia per guardare i giochi e direttamente connesso al palazzo imperiale (con passaggi segreti per evitare di esporre direttamente l’imperatore).
Nel circo si svolgevano in primis le corse dei carri, poi spettacoli di caccia (con animali esotici) e destrezza con i cavalli, cui fanno riscontro le rappresentazioni del registro inferiore del dittico del console Aereobindo e di Anastasio: in entrambi si riconoscono gabbie, orsi ed addetti alle cacce protetti da armature ed armati di lance.
-
Appunti: gli spettacoli a Roma e il personaggio di Plauto
-
Farmacologia - gli antidepressivi
-
Endocrinologia - gli estrogeni ovarici
-
Gli allievi dei Carracci