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Giustizia sociale - giustizia dei minori e della famiglia Appunti scolastici Premium

Appunti contenenti una tesina sul diritto minorile sviluppata in modo lineare durante il seminario tenuto dal docente Profumo: cenni storici, organi giudiziari del circuito minorile, competenze del T.M. in ambito penale (fasi del procedimento a carico dei minori) e in sede civile (passi necessari alla dichiarazione dello stato di adottabilità). Riferimenti legislativi compresi.

Esame di Giustizia sociale dal corso del docente Prof. C. Pennisi

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ESTRATTO DOCUMENTO

3. Il dibattimento

Infine (anche se non molto spesso) il procedimento penale minorile si conclude con la

terza fase, cosiddetta del dibattimento, della quale l’organo principale è il Tribunale dei

Minori, formato da due giudici ”togati” e due giudici “non togati”, a cui spetta decidere

l’esito del dibattimento.

La competenza del T.M. in sede civile, a differenza dell’ambito penale, non è esclusiva

poiché ci sono anche altri giudici che decidono questioni riguardanti la tutela dei minori

(come il Tribunale ordinario, nelle materie della separazione e del divorzio o il Giudice

Tutelare, che decide la nomina di un tutore per minorenni privi di genitori). Al T.M.

spettano gli interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o

non adempiono affatto ai loro doveri nei confronti dei figli. L’Art. 147 del codice civile

“Doveri verso i figli” fissa tali doveri in quelli di mantenimento, educazione ed istruzione. Il

procedimento civile minorile prende avvio in seguito a una segnalazione riguardante una

situazione di pregiudizio più o meno grave all’interno dell’ambito familiare nei confronti di

un minore, oppure in caso di abbandono stesso del minore. La segnalazione può essere

effettuata da una qualsiasi persona o istituzione che sia venuta a conoscenza di tale

situazione; ed assume il carattere dell’obbligatorietà qualora la persona che dovrebbe

effettuarla svolga una professione di Pubblico Ufficiale o di Pubblico Servizio (ad esempio

medici, psicologi, assistenti sociali, ecc.). Per quanto riguarda il caso specifico del Servizio

Sociale, essi sono tenuti a segnalare le situazioni gravi di pregiudizio nei confronti di un

minore in modo tempestivo e senza ritardo come enuncia l’Art.331 del codice processuale

penale, evitando cioè l’errore di tacere l’abuso o ritardando i tempi della segnalazione non

riuscendo così ad intervenire in tempo al fine di evitare al minore lesioni fisiche definitive o

futuri sfoci in dinamiche psicologiche di tipo deviante. Pertanto i Servizi Sociali devono

presentare una segnalazione all’Autorità Giudiziaria Minorile del Pubblico Ministero, il cui

contenuto deve essere così strutturato:

L’evento critico che ha portato la situazione alla conoscenza del servizio;

 La composizione del nucleo familiare;

 La storia della coppia genitoriale e della famiglia, facendo riferimento alle dinamiche

 relazionali;

I dati di tutti i minori presenti nel nucleo;

 Eventuale storia del rapporto della famiglia con il sistema dei servizi;

 Conclusioni: l’Assistente Sociale deve specificare l’ipotesi e le connessioni tra le

 diverse informazioni che lo hanno indotto a ritenere la situazione pregiudizievole

per il minore, una prognosi di recuperabilità dei ruoli genitoriali, connessa con una

diagnosi delle condizioni del minore e con la proposta di un programma

d’intervento.

Il Pubblico Ministero Minorile sulla base della suddetta segnalazione dà il via alla fase

istruttoria, ovvero si attiva al fine di compiere ulteriori indagini preliminari (anche con l’aiuto

dei Servizi Sociali stessi) al fine di confermare o confutare le ipotesi avanzate nella

segnalazione. In seguito all’acquisizione di tali informazioni il giudice del T.M. emana un

decreto di fissazione dell’udienza in cui viene richiesta ai genitori dei minori o agli eventuali

tutori di presentarsi al T.M. entro un limite di tempo prestabilito, in modo da consentire loro

di capire le motivazioni per cui sono stati convocati e avere il diritto di difendersi dalle

accuse. Affinché l’udienza abbia luogo vi deve essere la necessaria presenza del P.M.

(parte pubblica) e dei genitori, parenti e minori (parte privata); nel caso in cui vi sia la

mancata presenza di una o entrambi le parti, l’udienza non può avere luogo. Nel corso

dell’udienza le parti private hanno la possibilità, ma non l’obbligo, di farsi assistere da un

difensore. Molto spesso il T.M. può emanare, in caso di urgente necessità, dei

provvedimenti in via d’urgenza di carattere temporaneo nell’interesse del minore (come ad

esempio l’affidamento del minore ai Servizi Sociali). Tali provvedimenti possono essere

assunti anche prima di aver sentito i genitori e saranno validi fin quando, sentiti i genitori,

saranno emanati i provvedimenti definitivi. Il Tribunale dei Minori possiede diversi poteri

decisionali e quindi può, secondo la legge, scegliere gli esiti che più ritiene adeguati alla

situazione. Il T.M. può porre dei limiti all'esercizio della potestà genitoriale emanando

prescrizioni ai genitori del minore ed attivando l’intervento dei Servizi Sociali per sostenere

e controllare le condizioni di vita del minore in famiglia. A questo proposito possiamo fare

riferimento all’Art.333 del C.C. “Condotta del genitore pregiudizievole ai figli”; tale articolo

viene applicato dal giudice quando vi è un comportamento pregiudizievole nei confronti di

un minore da parte di uno o entrambi i genitori, non abbastanza da permettere la

decadenza della patria potestà, ma comunque grave da garantire l’allontanamento dalla

residenza familiare del genitore che maltratta o abuso del minore. Il T.M. può anche

allontanare il minore dalla casa familiare nel caso l’ambiente familiare non sia idoneo a

garantirne i suoi diritti ed affidarlo, temporaneamente, ad un’altra famiglia o un istituto o a

persone singole (come enuncia l’Art. 2 e 4 della legge n. 184/83). Nei casi più gravi di

pregiudizio di minore, il T.M. può dichiarare la “Decadenza dalla potestà sui figli” dei

genitori come cita il titolo dell’Art.330 del C.C., allontanando così il minore dalla casa

familiare. Nel caso in cui il giudice riconosca che le ragioni per cui era stata annunciata

precedentemente la decadenza della patria potestà sono cessate, avvalendosi dell’Art.332

del C. C., può reintegrare nella potestà il/i genitore/i. Quando egli si rende conto che il

minore viene a trovarsi in una situazione di abbandono morale e materiale da parte dei

genitori e dai parenti tenuti a provvedervi, ne dichiara il definitivo stato di adottabilità e può

inserirlo definitivamente in un’altra famiglia, disponendo l’interruzione dei rapporti del

minore con la famiglia di origine come citato dagli Art.8 e 9 della legge n.184/83 con

successiva modifica dalla legge 149 del 2001 con cui viene dichiarato lo stato di

abbandono e dunque la disponibilità all’adozione del minore. Nell'ambito delle competenze

civili del T.M. rientrano anche i provvedimenti che regolano l’affidamento dei figli di genitori

non sposati che abbiano cessato la convivenza o che siano in situazione di conflitto

rispetto all’esercizio della potestà genitoriale.

Dichiarato lo stato abbandono da parte del T.M., il minore rientra nello stato di

adottabilità come regola la Legge 4 Maggio del 1983 n.184 (con successive modifiche

della Legge 28 Marzo 2001 n.149). L’iter procedurale dell’adozione nazionale si articola in

5 passaggi:

1. Domanda di adozione

La coppia di coniugi per adottare un bambino come prima cosa deve presentare la

domanda di adozione al T.M.. Si tratta di una domanda in carta semplice valida per 3 anni

e rinnovabile. Essa deve essere accompagnata da tutti i documenti necessari per provare

la presenza dei requisiti necessari quali ad esempio il certificato di nascita di entrambi i

coniugi, lo stato di famiglia, dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei genitori dei

coniugi (o eventuale certificato di morte in caso di decesso), certificato del medico di base,

certificato reddituale, dichiarazione che attesti lo stato di non separazione dei coniugi.

Inoltre specificazione anche all'eventuale disponibilità di adottare più fratelli.

2. Accertamento della capacità della coppia

Ricevuta la domanda, il T.M. incarica i Servizi Sociali di conoscere la coppia e valutarne le

capacità genitoriali raccogliendo informazioni sull'ambiente familiare, sulle motivazioni,

sulla situazione personale e sociale dei coniugi, e non meno importanti il desiderio di

entrambi all'adozione e la loro situazione socio-economica. Il tutto con la massima

discrezione da parte dei Servizi Sociali, i quali devono porsi alla coppia con tatto evitando

di farli sentire sotto esame. I Servizi Sociali per valutare se esistano nella coppia i requisiti

base per l’adozione, fanno riferimento alla suddetta Legge 1983 n.184 (successivamente

modificata) in cui vengono enunciati i requisiti fondamentali dell’aspirante coppia

genitoriale: unione matrimoniale di almeno 3 anni, oppure di 1 anno se convivono da

almeno 2 anni, non deve sussistere separazione personale neppure di fatto e devono

essere in grado di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare, la

differenza di età tra gli adottanti e l'adottato deve essere compresa tra i 18 e i 45 anni. In

questa fase i Servizi Sociali hanno anche il compito di informare in modo corretto la coppia

sulle possibili problematiche che l'adozione può comportare. Le indagini dovranno essere

completate entro 120 giorni dall'invio della documentazione relativa alla coppia da parte

del T.M.. Concluso l’accertamento, i Servizi Sociali devono stilare una relazione che sarà

inviata al T.M..

3. Dichiarazione di idoneità

Una volta che il T.M. valuta la relazione inviata dall'ente locale, convoca la coppia e

stabilisce se la coppia è idonea all'adozione o se ritiene opportuno disporre ulteriori

approfondimenti. In caso positivo il Tribunale stesso sceglie, tra tutte le coppie che sono

state dichiarate idonee, quella più adatta ad un determinato minore e mediante ordinanza

del giudice procede con l'affidamento preadottivo.

4. Affidamento preadottivo

Per l'affidamento preadottivo occorre il consenso del minore che abbia compiuto 14 anni

oppure bisogna ascoltare il minore con un’età maggiore di 12 anni. Tale procedura dura 1

anno e può anche essere prorogato per un altro anno, ma può essere revocato se si

verificano complicazioni nella convivenza. L'incontro fra i coniugi e il bambino solitamente

avviene nella comunità che ospita il minore in modo graduale e per tutto il tempo la coppia

è seguita dai Servizi Sociali. Tuttavia in questa fase dell'adozione nazionale bisogna

sempre fare i conti con il “rischio giuridico”, che consiste nella possibilità che il minore

debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado).

5. Dichiarazione di adozione

Scaduto il termine dell'affidamento preadottivo, il T.M. verifica che tutte le condizioni

previste per legge siano presenti e (col consenso del maggiore di 14 o ascoltato il minore

maggiore di 12) formula il decreto di adozione. Una volta attuata l’adozione si hanno due

effetti: effetto legittimante, il minore adottato diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della

coppia adottante, di cui assume il cognome e i genitori adottivi acquisiscono il dovere di

educare, istruire e mantenere il figlio, esercitano su di lui la podestà e ne amministrano i

beni; effetto risolutivo, cessano i rapporti giuridici tra il bambino e la sua famiglia naturale.


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AUTORE

Dafne23

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del servizio sociale
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dafne23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giustizia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Pennisi Carlo.

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