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Introduzione

Obiettivo delle tradizioni storiografiche è quello di individuare i termini di un processo di rinnovamento come è il caso dell'alleanza fra operai e contadini per il rovesciamento del potere delle classi dominanti. Nella formazione di una tradizione storiografica interviene anche un aspetto ideologico che si esprime nell'attribuire un significato negativo agli aspetti che sono analizzati ed un significato positivo alla ricostruzione storica che si ottiene. La storia va quindi studiata e intesa come un processo molto complesso e contraddittorio, e non come una semplice ricostruzione di fatti coerenti. Sostanzialmente, significa questo andare al di là delle tradizioni storiografiche.

Per quanto riguarda l'evoluzione del sindacato, il tema dell'industrial unionism è molto importante in quanto permette di cogliere il ruolo dell'organizzazione della produzione e dell'impresa sul modello organizzativo e contrattuale dell'attività sindacale. Per analizzare i casi di braccianti pugliesi e degli immigrati americani, si è studiata la loro storia del lavoro e in particolare il momento iniziale del processo formativo di due leader dei rispettivi movimenti sindacali: Giuseppe Di Vittorio per i braccianti pugliesi e Sidney Hillman per gli immigrati americani. Di Vittorio e Hillman organizzano il sindacato sulla base del principio della solidarietà e conducono una serie di lotte per ottenere contratti che diano a tutti i lavoratori vantaggi economici e migliori condizioni di lavoro. Entrambi operarono ciascuno in ambiti politici diversi, ma gli obiettivi e gli strumenti usati furono sostanzialmente comuni.

Cap. 1 - Leghe contadine e camere del lavoro in Puglia (1904-1914)

1. Geografia del movimento bracciantile pugliese

Fra il 1912 e il 1914 il movimento sindacale in Puglia fu contraddistinto da un netto sviluppo quantitativo e qualitativo: si diffusero infatti le camere del lavoro collegiali, si creò a Bari un coordinamento provinciale e si affermò una nuova leadership sindacalista rivoluzionaria. Nei primi anni del '900 furono organizzate camere del lavoro nei capoluoghi di provincia: quella di Bari fondata nel 1901, quella di Foggia fondata nel 1902 e quella di Brindisi fondata nel 1904. Nel 1911 esse erano diventati sei, perché era stata fondata la camera del lavoro di Taranto, poi quella di Barletta e infine quella di San Severo.

Il numero delle leghe che aderiscono alle camere del lavoro e degli iscritti subisce nel corso degli anni una serie di oscillazioni. Fra il 1905 e il 1907 si ha un notevole incremento del numero delle leghe aderenti alla camera del lavoro di Bari. Fra il 1904 e il 1905, invece, si ha un incremento del numero degli iscritti mentre diminuisce il numero delle leghe, dovuto essenzialmente alla composizione sociale della camera del lavoro: quest'ultima infatti è costituita per la maggior parte da marinai, ma sono presenti anche mestieri relativi al settore artigianale-industriale, delle costruzioni e dei servizi. La camera del lavoro di Foggia, invece, è costituita soprattutto da contadini, mentre vi è un piccolo nucleo operaio, formato da ferrovieri, meccanici e metallurgici. Anche la camera del lavoro di Brindisi è costituita soprattutto da contadini; qui però, un altro gruppo consistente è dato da carbonari e da coloro che lavorano nel settore metallurgico.

Per quanto riguarda le camere del lavoro di Taranto e di Barletta, non disponiamo di molti dati, tuttavia a Taranto si segnala la presenza di pastai e gassisti, mentre a Barletta, per quanto riguarda il settore agricolo, prevalgono le culture dell'ulivo e della vite e per quanto riguarda il settore industriale, stabilimenti di prodotti chimici e per la lavorazione dell'alcool. Sul piano organizzativo le camere del lavoro operano prevalentemente in ambito comunale, tranne quella di Brindisi dove aderiscono le leghe di altri comuni.

2. Le leghe dei circondari di Barletta e Foggia

Negli anni successivi al 1905 si registrano i più consistenti incrementi nel numero degli iscritti soprattutto nei circondari di Barletta e Foggia. In termini produttivi, queste due zone hanno caratteristiche differenti: nei comuni del circondario di Foggia prevale la coltura cerealicola, mentre nei comuni del circondario di Barletta prevale la coltivazione specializzata dell'ulivo e della vite. Le esigenze di manodopera di queste due zone sono ovviamente diverse: dove si pratica la coltura cerealicola, una grande quantità di manodopera viene impiegata soprattutto al momento del raccolto, mentre la coltivazione della vite e dell'ulivo richiede una serie di lavori distribuiti nel corso dell'anno e una manodopera con un minimo di specializzazione.

Proprio per questo motivo si registra un forte flusso migratorio da Barletta e da altri comuni del barese verso quelle aree in cui si praticava la produzione cerealicola. Questa situazione richiamava il problema di dove istituire la sede dell'organizzazione, se nel barese o nel foggiano. I foggiani erano particolarmente interessati ad avere nella loro provincia la sede dell'organizzazione perché era lì che si svolgeva la mietitura e perché la manodopera locale si trovava a dover fronteggiare la concorrenza dei lavoratori provenienti dal barese; per essi era quindi necessario controllare che il flusso migratorio non avesse conseguenze negative per il mercato del lavoro locale. I baresi, invece, volevano che la sede dell'organizzazione fosse nella loro provincia in modo da poter coordinare gli sbocchi di lavoro e le tariffe salariali.

3. La fatica di Sisifo: costruire un coordinamento interprovinciale

A sollecitare iniziative per fondare una struttura di coordinamento furono soprattutto due dirigenti, Raffaele Pastore ed Euclide Trematore. Raffaele Pastore, dirigente della lega di Spinazzola, attribuiva la causa del fallimento dell'organizzazione regionale allo spirito localistico che animava quasi tutte le leghe, mentre secondo Euclide Trematore, che fu segretario della camera del lavoro di Foggia e poi di quella di Bari, era necessario coordinare le leghe nella camera del lavoro. Però, secondo il dirigente del socialismo barese, De Falco, le organizzazioni operaie e le organizzazioni contadine erano diverse tra di loro e il fatto che combattessero entrambe la lotta di classe non era sufficiente ad unirle in un'unica organizzazione.

Le leghe contadine, da parte loro, erano contrassegnate da una continua concorrenza fra lavoratori, quindi le leghe dei paesi vicini erano considerate più come concorrenti nell'acquisizione del lavoro che come alleate. Per questo motivo, tutti i vari tentativi di costituire organizzazioni provinciali e regionali risulteranno fallimentari. Nel primo decennio del '900 gli scioperi agricoli non erano altro che lotte locali che non davano luogo a nessun movimento di massa, anche se erano caratterizzati da una partecipazione massiccia dei contadini. Questa situazione derivava dal fatto che i dirigenti delle leghe non ritenevano opportuno eliminare la concorrenza fra lavoratori. Per poter arrivare a questo traguardo era necessaria la presenza di un'organizzazione politica socialista che sviluppasse analisi e proposte. In Puglia non si realizzò mai un'organizzazione di questo tipo; i dirigenti socialisti pugliesi erano infatti per la maggior parte appartenenti al ceto medio e non riuscivano a partecipare alle attività e alle discussioni che riguardavano le leghe contadine.

4. L'isolamento delle leghe pugliesi a livello nazionale

Le organizzazioni sindacali pugliesi furono contraddistinte anche da un certo isolamento sul piano nazionale. Per i dirigenti delle organizzazioni nazionali questa situazione era determinata essenzialmente dall'arretratezza delle plebi contadine, in quanto un movimento sindacale che non era in grado di passare dalla lega comunale alla federazione regionale, mancava evidentemente di quella maturità necessaria a creare organizzazioni forti e a condurre gli scioperi in maniera disciplinata senza ottenere risultati significativi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Gallotta Vito.
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