Estratto del documento

Italiano per la comunicazione

Testi per le esercitazioni (Anno Accademico 2016-2017)

La tentazione del quotidiano: un itinerario tra letteratura e giornalismo

Letizia Ossi

Introduzione

1. Questo mestieraccio trova in noi più remore che slanci, più dubbi che abbandoni. Felice lo scrittore chiappanuvoli, che accompagna per mano i suoi personaggini per paesaggini come li fabbrica lui. Noi si dice: "Ecco, fino alla fine della prima cartella la vada come Dio vuole. Ma poi svelto a inserire l’accenno politico, e magari un’allusione al ministero caduto o da cadere, e guarda come la porpora del tramonto introduce bene il discorso sul colore rivoluzionario della provincia. Un pizzico di psicologia sociale, un discreto accenno al costo della vita se no l’amministratore lésina sull’assegno, e attento a cader bene sulla chiusa, per evitare che l’impaginatore te la tagli via perché non cape nella prescritta misura."

Nascono così questi articoli col marchio di prose d’occasione e scritti di secondo ordine. [...] Noi siamo legati ad una triste fede che ci sgomenta, e che si chiama il vero. [...] I nostri scritti nascono dai fatti, son misurabili col metro della realtà. Questo mestieraccio, (P. M, 1930) ONELLI Incipit del Fermo e Lucia di Alessandro Manzoni.

2. Basta all’autore che altri non creda avere egli scritto male per noncuranza di chi legge, per dispregio del bello e purgato scrivere, che sia di quelli che hanno per gloria lo scriver male. Per gloria! Quand’anche ella fosse impresa difficile, tanti vi hanno sì ben riuscito, che poca gloria ne debbe toccare a ciascuno. Scrivo male: e si perdoni all’autore che egli parli di sé: è un privilegio delle prefazioni, un piccolo e troppo giusto sfogo concesso alla vanità di chi ha fatto un libro: scrivo male a mio dispetto; e se conoscessi il modo di scriver bene, non lascerei certo di porlo in opera. I doni dell’ingegno non si acquistano, come lo indica il nome stesso; ma tutto ciò che lo studio, che la diligenza possono dare, non istarebbe certamente per me ch’io non lo acquistassi. Seconda introduzione al Fermo e Lucia, (A. M, 1823) ANZONI

Statistiche di lettura in Italia

3. Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011. Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni. La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell'anno precedente. I "lettori forti", cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma "lettore debole", avendo letto non più di tre libri in un anno. (Dati Istat sulla produzione e lettura di libri in Italia, gennaio 2015)

Connessione e nuove tecnologie

4. Nel corso degli ultimi anni si è andata sempre più diffondendo la possibilità di essere connessi alla rete in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Nel 2014, aumenta rispetto all'anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%). Nel 2014 oltre la metà delle persone con almeno 3 anni di età (54,7%) utilizza il pc e oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (57,3%) naviga su Internet. Rispetto al 2013 rimane stabile l'uso del personal computer mentre aumenta quello di Internet (+2,5 punti percentuali). In particolare aumenta l'uso giornaliero del web (+3,3 punti percentuali). (Cittadini e nuove tecnologie, rapporto Istat 2014)

Multimedialità e lettura

5. La multimedialità, in veloce sviluppo con la crescente presenza di video e audio, sta modificando in modo radicale le modalità di fruizione, verso una lettura sempre più frammentata e interrotta. [...] Fondamentale per la lettura è soprattutto la parte alta, sulla quale si concentra l’80% del tempo di lettura. (I. Bonomi, L’italiano giornalisti dalla carta al web: costanti e novità)

Definizione di "giornalese"

6. Uno dei mezzi che, a partire dall'Ottocento, più hanno contribuito a che l'italiano si diffondesse tra borghesia e ceti medi, è stato certamente il giornale. Ha avuto una funzione mediatrice e unificante. Ha offerto esempi di italiano diverso da quello letterario, che era adatto soprattutto a valorizzare i registri gravi e solenni. Il giornale ha spinto gli italiani verso forme più semplici, disinvolte e colloquiali. Caratteristica rilevante del linguaggio del giornale è appunto il collocarsi a metà strada, bilanciando le due opposte tendenze della lingua, in equilibrio tra le espressioni innovative del parlato e le pressioni tradizionalistiche dello scritto. La scelta di un registro di media formalità ha permesso di mettere in contatto due livelli che per tradizione erano stati per secoli molto distanti, con scarso travaso. (G.L. Beccaria, Per difesa e per amore. La lingua italiana oggi)

7. La scrittura giornalistica tende ad avvicinarsi al parlato, subendone la pressione nelle strutture sintattiche e testuali; attinge a piene mani ai lessici specialistici e, nello stesso tempo, si serve di espressioni colloquiali; tende inoltre a cristallizzarsi in stereotipi, ma al tempo stesso è ricca di usi creativi. Per questa eterogeneità, o per questo mimetismo, alcuni studiosi sollevano il dubbio che si possa parlare di linguaggio giornalistico, inteso come "giornalese", uso speciale della lingua; tuttavia, viene coniata l’espressione ad indicare in negativo una scrittura che oscillando fra enfasi e gergo giornalistico, viene meno ai suoi doveri di chiarezza e quindi di informazione nei confronti del lettore. (F. Gatta, Giornalismo)

8. Non si fa alcuna distinzione tra il linguaggio poetico e il linguaggio famigliare. Ci sono ancora dei giornalisti che scrivono: – oppure – il tale Lo scriver poi vezzosamente invece di si precipitò è cosa comunissima. Questo possibile non fora che di questo incarico onorato mi ha. (sulla tentazione dei modi dialettali): Costoro parlano un linguaggio talmente variegato e strano, che non spetta più d’occuparsene alla critica, ma alla medicina. (sulla sintassi rapida): Uno stile spezzettato, asmatico e ridicolissimo. (E. De Amicis, La lingua dei giornali, 1877)

Gerghi specializzati nel giornalismo

9. Dove il giornale italiano appare più “incomunicabile” è però nell’uso indiscriminato dei "gerghi specializzati". Naturalmente è ovvio che parlando di un fatto calcistico si usino termini che sono noti ai soli appassionati di calcio, come “catenaccio” o “zona cesarini”. Ed è anche ammissibile che parlando di una riforma del codice si usi un gergo giuridico. In molti di questi casi il titolo del pezzo serve istantaneamente a selezionare il proprio pubblico e nello stesso tempo fornisce delle indicazioni di codice, funge cioè da dizionario. (U. Eco, Guida all’interpretazione del linguaggio giornalistico)

Il linguaggio giornalistico

10. Il linguista deve chiedersi se sia legittimo parlare di “linguaggio giornalistico”, dato il carattere eterogeneo di registri e sottocodici diversi che vi compaiono. [...] I testi dei quotidiani contengono derivati che si basano su sistemi diversi, come nella società di cui il quotidiano rispecchia il linguaggio coesistono linguaggi diversi per tono stilistico, per terminologia tecnica e specialistica (il biologo non parla come il telecronista, il critico d’arte come il sindacalista). (G.L. Beccaria, Il linguaggio giornalistico)

11. Una volta erano le “maggiorate” adesso è il tempo delle CURVY. La donna “che ha forme piene, abbondanti” (questa è la definizione), dopo aver conquistato sfilate e passerelle entra a pieno titolo nella lingua italiana, e si fa spazio nello Zingarelli 2017. [...] Dall’attualità e dalla politica internazionale sono nate parole ormai fin troppo presenti nelle cronache come FOREIGN FIGHTER (combattente straniero) e SALAFISMO (dottrina e movimento religioso islamico che propugna il ritorno alla purezza originaria della tradizione musulmana, se necessario anche con il ricorso alla jihad). O BULLIZZARE (nel linguaggio giornalistico, sottoporre ad atti di bullismo o di cyber bullismo); STEPCHILD ADOPTION (istituto giuridico che consente al componente di una coppia sposata o unita civilmente di adottare il figlio naturale dell'altro componente). Che Italia è quella raccontata dallo Zingarelli 2017? È quella dei decreti SVUOTACARCERI, quella che ha a che fare con l’EUROBUROCRAZIA (nel linguaggio giornalistico e politico, gli organismi amministrativi e l'insieme dei funzionari dell'Unione europea); è vittima della MEDIOCRAZIA (potere rappresentato dall'insieme dei mezzi di comunicazione e di informazione, per la loro capacità di formare e condizionare l'opinione pubblica). L’italiano del 2017 va agli SPEED DATE (incontro di pochi minuti tra più persone organizzato allo scopo di trovare un partner), veste PITONATO, parla STRASCICATO, è afflitto da VIGORESSIA (disturbo di chi ha un culto ossessivo della forma fisica) o da PIACIONISMO (comportamento tipico dei piacioni); ricorre al CAMOUFLAGE (in cosmetica, trucco che copre inestetismi temporanei, come eruzioni di acne, cicatrici, macchie solari). Insomma è un bell’INGUACCHIO (lavoro mal fatto, pastrocchio; imbroglio, garbuglio). Consoliamoci con un piatto di STRANGOZZI (pasta lunga a sezione quadrata, a base di farina di grano duro e acqua, specialità della cucina umbra e marchigiana). A proposito di innovazioni tecnologiche entrano quest’anno: DASHBOARD (applicazione che consente di personalizzare la modalità di visualizzazione dei dati secondo le necessità della loro gestione), IMPASTATRICE PLANETARIA ovvero l’elettrodomestico per impastare, il cui braccio ruota contemporaneamente su sé stesso e intorno a un centro esterno, com'è per il moto dei pianeti); la NANOCHIRURGIA (chirurgia praticata su elementi o strutture organiche microscopiche, anche singole cellule); il DOODLE (versione modificata del logo del motore di ricerca Google, utilizzata in occasione di eventi importanti o particolari ricorrenze). E poi il dizionario segnala 3125 parole da salvare, come obsoleto, ingente, diatriba, leccornia, ledere, erorare, voci ricche di suggestione alle quali troppo spesso vengono preferiti sinonimi più comuni ma meno espressivi. (Comunicato stampa di presentazione della nuova edizione dello Zingarelli 2017)

Tormentoni e linguaggio giornalistico

12. La verità è che basta aprire il giornale, accendere il televisore, tendere l’orecchio: anche leggendo, è infatti una questione di orecchio più che di occhio. Il tormentone è una petite phrase che si fa riconoscere nel grande magma polifonico della chiacchera nazionale. Dalla lettura di un paio di quotidiani, durante un viaggio Freccia Rossa: Roma-Milano (in treno, e prima del con quello c’è il tempo per leggerne uno solo) uscì il seguente materiale. [...] La madre di tutte le X. Tormentone d’autore. Copywright Saddam Hussein, prima della prima guerra nel Golfo, con X=battaglie. È una sorta di superlativo assoluto, di ascendenze solamente arcaiche; molto curioso perché, se l’interpretazione è corretta, la battaglia più grande di tutte sarebbe una madre che nel tempo succede a (e non precede) tutte le sue figlie. Non pare, infatti, che Hussein intendesse dire che la battaglia imminente sarebbe stata la prima e la più grande di una serie; bensì che si sarebbe trattato del combattimento più grande della storia, quindi più grande in paragone a quelli del passato. Il caso è psicoanaliticamente interessante. Subito adottato dalla stampa in riferimento a derby (“La madre di tutte le partite”), malversazioni (“La madre di tutte le tangenti”), eccetera, il cliché husseiniano, in generale, prepara occasioni che si vogliono epocali; quando poi sono passate, spesso ci si rende conto che non erano così epocali, e allora si ricorre a un altro tormentone, di tipo invece consuntivo: “Cronaca di una X annunciata” (da Gabriel Garcia Marquez). Non se ne può più. (S. Bartezzaghi, Il libro dei tormentoni)

Storia e evoluzione della scrittura giornalistica

13. La scrittura giornalistica è profondamente influenzata dalle contingenze e dal mezzo, o meglio, il mezzo determina la scrittura. Sono molti i momenti nel corso della storia della stampa in cui questo legame trova un’evidenza particolare: è il caso, per esempio, dell’introduzione del telegrafo (1866) e, in un secondo momento, del telefono (in Italia nel 1881). La nuova modalità di trasmissione delle notizie costrinse a semplificare la sintassi, a cercare uno stile semplice e lineare, cioè “telegrafico”. Ai nuovi mezzi di trasmissione è legata anche la regola delle cinque W. (F. Gatta, Giornalismo)

14. [C’è un] legame tenace e invisibile che lega la scrittura giornalistica al tempo, alle contingenze particolari e irripetibili che l’hanno fatta nascere in quella particolare forma e con quei particolari contenuti. (F. Gatta, Giornalismo)

15. La struttura sintattica dei quotidiani online è orientata verso la brevità, la semplicità, la spezzatura e la scarsa articolazione logico-sintattica, accentuando vistosamente una linea già evidente da qualche tempo nei quotidiani cartacei. Se in linea generale la semplificazione è finalizzata alla chiarezza e ad una migliore leggibilità, dall’altra è indubbio che la brevità e la spezzatura portino a un ritmo concitato che non giova alla funzionalità informativa. [...] Un uso verbale specifico dei quotidiani online è il condizionale di dissociazione, ritornato vitale dopo il declino da alcuni decenni nel cartaceo: la velocità nel riportare le notizie e la non totale affidabilità delle fonti a cui, com’è noto, i quotidiani online fanno ricorso (oltre alle prevalenti notizie di agenzia, si attinge a blog o altri canali di citizen journalism) hanno riportato in auge il modo della distanziazione, della non sicurezza, che conosce qui una presenza davvero vistosa. (I. Bonomi, L’italiano giornalistico dalla carta al web: costanti e novità)

Fiducia del lettore e giornalismo

16. Io non credo agli oscuri. Nell’oscurità annuso sempre l’imbroglio, la pochezza intellettuale, e la viltà. (I. Montanelli)

17. La prima cosa da conquistare come condizione di tutte le altre conquiste è la fiducia del lettore. E questa conquista la si fa non ricorrendo mai ai falsi, che prima o poi vengono scoperti, e da quel momento è meglio cambiare mestiere. L’idea di conquistare il lettore con le montature sensazionalistiche dei fatti può funzionare sulla breve distanza. Su quella lunga, procura solo discredito. Sia chiaro che, quando si deve riferire su un fatto mentre accade, si può cadere in qualche inesattezza. Niente paura. Se, appena te ne accorgi, lo riconosci pubblicamente e ne chiedi scusa al lettore, questi ti perdona. Seconda regola. Parlare al lettore nella sua semplice lingua, non in quella sussiegosa dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura come quella nostra, che per questo non è mai riuscita a diffondersi come sarebbe stato suo primo dovere di fare. Noi dobbiamo essere e restare al servizio del lettore, e in senso non astratto, ma concreto, in quanto è lui che ci mantiene comprando i nostri giornali e i nostri libri. Ciò non vuol dire secondarne gli errori o almeno quelli che a noi sembrano tali. Significa soltanto cercar di correggere l’errore senza mancare di rispetto a chi lo commette. (I. Montanelli, 2003)

Giornalismo e letteratura

18. La tentazione del quotidiano, e il desiderio d’eternarsi. Il problema che più appassionava il mondo delle lettere, molti anni fa, era quello se il giornalista potesse essere anche scrittore, se lo scrittore in lui non nuocesse al giornalista, se le necessità del mestiere e le esigenze dell’arte si potessero conciliare. Il problema mi è specialmente caro perché appassionava tutti a casa mia, salvo mio padre. Egli pensava che fare bene il giornalista era così difficile e soddisfacente che non lasciava posto a ogni altra occupazione. Una volta, al principio del secolo, la cosa era semplice. Il problema non esisteva. Scrittore e giornalista si distinguevano a vista. Lo scrittore scriveva libri, drammi, poemi. Il giornalista dispacci, servizi, articoli. Lo scrittore usava parole difficili, ornate, eleganti, insolite, e ingemmava la sua prosa di espressioni desuete e incomprensibili. Il giornalista usava un linguaggio il più possibile immediato, accessibile, quasi parlato. Lo scrittore narrava per lo più cose inventate da lui, avventure di nobili ed eccezionali personaggi, travolti da bufere d’emozioni, in ambienti immaginari. Il giornalista, cose vere, o che si supponevano vere, viste da lui, o per lo meno apprese di prima mano. Qualche volta, è vero, lo scrittore affidava una novella, un bozzetto, un ricordo di viaggio a un giornale. Lo faceva però con condiscendenza.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 32
Giornalismo e letteratura Pag. 1 Giornalismo e letteratura Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giornalismo e letteratura Pag. 31
1 su 32
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sese07 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano per la comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof D'Alessandro Francesca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community