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“guida

Umberto Eco, all’interpretazione del linguaggio giornalistico” vedi slide: Eco spiega che si

tratta di gergo specifico di ogni argomento. Ogni giornale deve essere specifico per ogni tipo di

pubblico.

All’interno della singola testata si crea una sorta di dizionario.

Il giornalese

Frettoloso ridondante

Colloquiale legato alla tradizione scritta

Specializzato accusato di essere approssimativo

Mimetico creativo

Lento a rinnovarsi portatore di nuove mode linguistiche

Riconoscibile veloce a cogliere le novità linguistiche

:

La funzione creatrice dei giornali sono i primi a cogliere le parole nuove dell’italiano, sono i primi

ad ospitare i termini che erano in voga solo nella lingua parlata. C’è un’enorme distanza tra una

parola che entra da poco nel linguaggio e quindi dalla stampa fino al suo definitivo ingresso nei

dizionari. I neologismi provengono soprattutto dalla lingua giornalistica e dal linguaggio di internet,

e perlopiù sono termini inglesi.

:

Funzione distruttiva il giornalismo impoverisce la lingua italiana. Il giornalismo fa venire meno la

creatività. C’è la tendenza alla grandiosità della tragedia, è una delle ragioni per cui la lingua

“tormentoni”.

giornalistica si fissa su alcuni stereotipi che diventano Un tormentone è

un’espressione che nasce per essere efficace ma a lungo andare perde il suo significato perché

troppo utilizzata. (es. la madre di tutte le…)

“tangentopoli” –poli

Con nel 92 il suffisso è diventato sinonimo di scandalo, malaffare.

“carta

La di Roma” invita i giornalisti a fare un uso consono dei termini.

Umberto Eco afferma che la pigrizia è la causa dell’uso monotono delle parole. La lingua è cosi

superficiale. Ultimamente ci sono anche le esigenze del linguaggio del web che funziona per parole

forti, parole chiavi. C’è dunque una tendenza a uniformizzare il linguaggio.

->

La cause del giornalese l’eccesso: il fatto di dover spettacolarizzare qualunque cosa. C’è

l’esigenza de far trovare la notizia che trova nella politica dell’eccesso, del titolo, della frase la sua

forma regina.

La contingenza: il mezzo determina la scrittura. La lingua è fortemente condizionata a seconda del

mezzo con cui è comunicata.

La forma: scarsa articolazione logico-sintattica. I quotidiani online fanno un ampio uso del

condizionale poiché sono flash news e non sono verificabili subito. 06/11/15

3

Si possono conciliare le necessità del mestiere di giornalista e le esigenze dell’arte dello scrittore?

Giornalismo e letteratura:

- Necessità del mestiere/ esigenze dell’arte

- Stile e linguaggio

- Verità

- Tempo “le

Luigi Barzini jr: necessità del mestiere che lo paralizzano” (vedi dispensa)

Scrittore e giornalista si distinguevano a vista, per la forma delle loro opere. Lo scrittore inventava

le storie, mentre il giornalista scrive cose vere, fatti reali. Lo scrittore è un artigiano letterario, il suo

scrivere è un atto artigianale. Barzini ha un giudizio positivo nei confronti dei giornalisti, sostiene

che possono diventare scrittori.

Secondo Croce il giornalismo è un puro lavoro pratico che non si può legare alla narrativa. Afferma

che ci sono testi destinati a svanire subito e altri destinati a durate nel tempo.

La verità è un obbligo inderogabile per il giornalista.

I tempi tra letteratura e giornalismo sono molto diversi. Il tempo della letteratura è molto più lungo.

Dove io giornalismo si precipita la letteratura si frena.

C’è chi dice che i testi dio giornali vanno valutati proprio nell’immediatezza della loro

composizione. Il talento del giornalista si realizza nell’immediatezza.

:

Paolo Monelli (1891-1984) descrizione di Montale su slide 13/11/15

Dino Buzzati: trascorre 44 anni nella redazione del Corriere della Sera. Entra come addetto alla

cronaca, e poi entra stabile in redazione e si occupa di rielaborare. Si occupa anche di cultura. Poi

diventa uno dei più famosi inviati all’estero. Lascia una quantità enorme di pezzi giornalistici.

Buzzati scrive anche narrative, è autore di opere d’arte. Ci lascia anche un diario, e conversazioni e

interviste in cui spiega la sua poetica.

P19: Buzzati ammette che nella sua produzione una vasta categoria di racconti legati alla cronaca,

che sono ispirati da fatti a cui Buzzati aveva partecipato da inviato. È quando la scrittura

giornalistica si fa letteratura. Per Buzzati il giornalismo non è mai stato un secondo mestiere. Per

Buzzati scrittore e giornalista sono la stessa cosa. I due mestieri non sono in competizione per lui.

La sua è una vera e propria vocazione al racconto a prescindere che sia scritta sul giornale o sotto

forma di racconto. Buzzati crede che tutti dovrebbero mantenere una verosimiglianza in ciò che ci

racconta. Come per esempio Dante ha dato dei contorni ben precisi nella Commedia. Ci sono dei

tratti che mantengono un legame con la realtà. Buzzati aveva un’estrema fiducia nel lavoro del

giornalista. Dice che è un’ottima palestra per chi vuole fare lo scrittore. Il giornalismo inseganti

giorno in giorno il risetto per il lettore. Il giornalista ha sempre in mente il pubblico. Questo

atteggiamento di rispetto nel destinatario è talmente forte da limitare quasi la sua capacità di 4

scrivere nei racconti. Buzzati si sente limitato. Un libro scritto da un giornalista bravo non è noioso.

Il problema della letteratura a lui contemporanea è la noia. Per Buzzati scrivere consiste nel

raccontare le cose nel modo più semplice, evidente, drammatico e poetico possibile. Secondo

Buzzati i pilastri della scrittura sono due: divertire e commuovere.

Divertire: far dimenticare le noie e i problemi della vita quotidiana.

Commuovere: trasferire emozioni nel lettore.

P20: Divertire e commuovere diventano sinonimo di comunicare. Buzzati dice che senza

comunicazione non esiterebbero letteratura e arte. Lo stile chiaro è per Buzzati la caratteristica

principale dei grandi talenti. Per Buzzati la chiarezza diventa una vera e propria regola. La scrittura

deve anche essere semplice. La semplicità non vuol dire banalità. Non bisogna essere eccessivi.

Buzzati critica la stampa dell’epoca: gli italiani sbagliano perché usano termini troppo ampollosi

invece di usare un linguaggio semplice. Buzzati ammette che l’esperienza giornalistica è ciò che

serve per imparare a scrivere. La libertà per Buzzati va usata col massimo controllo. Buzzati ha il

desiderio di rivolgersi agli altri. “il

Il romanzo più celebre di Buzzati è deserto dei tartari”. L’ispirazione è nata durante le notti

passate in redazione del Corriere. Tutto secondo Buzzati si basa sull’attesa. Buzzati decide di

traferire il libro dalla redazione al campo di battaglia.

P21: qualcosa era successo: racconto in prima persona di un viaggio in treno: si parla dell’attesa,

del destino e il problema dell’incomunicabilità dei giornali. È narrato in prima persona. tutta la

prima parte del racconto è destinata alla visione del passeggero dal finestrino e osserva le persone.

Nella seconda parte si accorge che forse era successo qualcosa. Fuori dal treno stava succedendo

qualcosa, e il passeggero si accorge che il sospetto sia condiviso anche dagli altri. una donna riesce

a prendere un pezzo di giornale ma non si riesce comunque a capire la notizia. Qui Buzzati vuole

sottolineare l’importanza che ha il giornale ma che talvolta potrebbe essere incapace di comunicare.

:

P22 racconto di un critico che dopo una mostra ha l’intento di scrivere un articolo. Il critico d’arte

scrive una prima bozza ma si preoccupa che sia scritta in modo troppo semplice per il lettore, allora

inizia a lavorarci su per elevare la lingua. La recensione nel successivo passaggio diventa ancor di

più una costruzione difficile. Ma mano che il critico d’arte prosegue con le sue descrizioni,

l’articolo diventa sempre più incomprensibile. Buzzati afferma che certi giornali in certi passaggi

diventano illeggibili per il pubblico.

: “il

P 24 Buzzati parla di cronaca nera per tanto tempo. delitto Rina Fort” delitto di tre bambini con

la madre, uccisi dall’amante del padre. La capacità allora era di Rappresentare in modo tangibile le

cose in modo tale che il lettore potesse immedesimarsi, non c’erano immagini. Buzzati alterna nel

pezzo da una parte la scena di vita quotidiana e dall’altra ciò che accadeva nel luogo del delitto. È

una struttura molto rigorosa quella dell’articolo

:

P25 il dramma di Albenga, 1947. Una motonave affonda con a bordo 84 bambini. Ne muoiono in

44. I bambini sono tutti di Milano. La motonave ha colpito un tubo di scarico della fognatura

dimenticato 8 anni prima. Buzzati viene chiamato ad Albenga come inviato. Il destino è uno dei

temi principali della poetica giornalistica di Buzzati. Buzzati parte introducendo un flashback. In

seguito mette sullo stesso piano temporale momenti diversi che si svolgono in contemporanea. 5


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sese07

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Corso di laurea: Corso di laurea in linguaggi dei media (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sese07 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano per la comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof D'Alessandro Francesca.

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