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LE PATOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA: PROBLEMA ETICO O

SOCIOECONOMICO?

(+ traduzione di International Encyclopedia of the Social and Behavioral Sciences,

RESEARCH PUBLICATIONS: ETHICAL ASPECTS)

Federico Di Trocchio

La comunità scientifica moderna si basa idealmente sul modello della respublica literarum,

una comunità “virtuale” di studiosi che si fondava sulla condivisione di interessi culturali,

perseguiti come attività disinteressata, non professionalizzata e non remunerativa. Tra i

membri doveva esserci assoluta parità, fatta eccezione per il riconoscimento di eccellenze

puramente culturali. Non vi erano confini geografici o religiosi e vigeva la libertà di

pensiero e critica. Il patrimonio culturale che veniva dal lavoro dei membri era considerato

patrimonio comune e veniva condiviso prima con le lettere e poi con le riviste (che si sono

sviluppate così tanto dal Seicento in poi da rendere poco gestibile la letteratura, anche di

specifici settori).

Alla base della comunità dunque vi erano i principi dellʼuniversalismo, del comunitarismo,

del disinteresse e dello scetticismo, gli stessi ripresi negli anni ʼ40 come basi dellʼetica

scientifica da Merton. In realtà oggi la situazione è troppo diversa perché possano

applicarsi gli stessi valori: la figura dello scienziato è cambiata negli anni; oggi anche nella

scienza prevale il profilo economico, accentuato dalle politiche statali sui finanziamenti.

La sociologia ha tuttavia sottovalutato questi cambiamenti di condizione del lavoro, la

professionalizzazione degli scienziati e i conflitti di interessi che ci sono nelle loro ricerche.

Gli stessi scienziati fanno fatica a prenderne consapevolezza e si considerano ancora

intellettuali liberi, che perseguono la verità.

Gli aspetti etici legati alla comunicazione scientifica tutelano il suo obiettivo cardine: lo

sviluppo culturale e materiale dell'umanità, al di sopra di qualsiasi interesse peculiare.

La conoscenza scientifica viene incrementata ogni giorno da studiosi in eterna

competizione tra loro; ma si deve trattare di una competizione positiva, sempre fondata

sull'onestà. Se viene a mancare un rapporto di fiducia tra gli scienziati, il loro lavoro

diventa impossibile. Le pubblicazioni sono il mezzo principale per dar conto del proprio

lavoro ed essere inoltre riconosciuti per i propri meriti. Quindi una comunicazione non

onesta, anche e soprattutto all'interno della comunità scientifica, mina i fondamenti della

scienza stessa.

L'abuso più grave resta la pubblicazione di un articolo fraudolento, che generalmente si

basa sulla falsificazione di dati statistici, e il plagio, cioè la presentazione di un'idea altrui

come propria. Rispetto a questi, le altre trasgressioni sono meno gravi: pubblicazione

ripetuta (lo stesso articolo su differenti giornali), pubblicazione sequenziale (si riporta il

seguito di quegli studi quando tuttavia non ci sono nuovi risultati), 'salami slicing' (lo stesso

studio viene spezzettato su diversi giornali per avere più pubblicazioni allʼattivo), guest-

authoring (quando qualcuno che non ha i criteri per poter rientrare tra gli autori di un

lavoro viene comunque inserito tra essi) e ghost-authoring (il contrario di quest'ultima).

Si calcola che nelle 5.600 riviste scientifiche censite dal Science Citation Index,

compaiano ogni anno circa 10.000 articoli imprecisi. Questo accresce il problema

dell'affidabilità del sistema di revisione (peer-review) e naturalmente crea un circolo

vizioso da cui nascono nuove idee e nuovi articoli infondati. Così i giornali più autorevoli

ormai pubblicano gli articoli solo dopo aver fatto verificare la loro correttezza e originalità

da qualcuno competente. La pratica della revisione nasce già nel Seicento, con la

formazione delle prime società di scienziati in Europa; diventa sistematica però solo dopo

la seconda guerra mondiale nei paesi anglosassoni. Questo ha contribuito molto

all'efficienza e all'organizzazione professionale del settore, ma è stato anche molto

criticato per gli alti costi e per la progressiva perdita di accuratezza. I reviewers hanno

l'obbligo morale di fare tutto il necessario per riconoscere le eventuali manipolazioni, ma

non è così semplice, né così affidabile. Infatti i dati originali non sono quasi mai

consultabili e di certo non sempre si hanno i mezzi per ripetere l'esperimento.

Uno dei difetti più riscontrati nelle review è la negligenza. Coloro che se ne occupano sono

dei garanti, ma non mancano casi in cui essi strumentalizzano il loro potere per avversare

qualcuno, magari un particolare scienziato o un'istituzione o, quel che è peggio‚ gli

innovatori: alcune critiche sostengono infatti che il sistema favorisce gli studi mediocri,

elementari, senza invece promuovere la creatività e l'innovazione. E' stato spesso criticato

anche il fatto che le review sono quasi sempre anonime: il lavoro di uno scienziato non

protetto dalla proprietà intellettuale potrebbe finire tra le mani di un suo diretto

concorrente.

Nella comunità scientifica non vi sono ancora dei canoni prestabiliti per valutare il livello di

inesattezza tale da rendere necessaria una ritrattazione totale o parziale dell'articolo, il che

genera ambiguità. Gli editori hanno un piccolo margine di manovra per apportare

correzioni; ma si tratta di una pratica insidiosa perché connessa a molti rischi giuridici (tutti

gli autori devono essere d'accordo con le modifiche e firmarle). Spesso inoltre è stato

appurato che la notizia inesatta continua a circolare anche dopo la ritrattazione. E'

rilevante sul piano etico anche la censura che viene fatta a volte per controllare la

diffusione di determinate conoscenze, nell'ottica della sicurezza nazionale o di ragioni

economiche.

Alcune questioni etiche derivano dalla struttura che le comunità scientifiche hanno assunto

fin dal 17 secolo, mentre più recente è l'idea di punire le trasgressioni: si è sviluppata

soprattutto negli anni '40, quando gli stati occidentali contavano molto sulla scienza e la

tecnologia per la difesa e il progresso economico. Nacque così un sistema di

finanziamento che originò anche una grande competizione tra gli scienziati (“publish or

perish”, Wilson). Dagli anni '70 in poi si registrarono dei peggioramenti. Vi fu un aumento

esponenziale di ricercatori e conseguentemente i fondi divennero meno consistenti per

ciascuno. Una decisione cruciale fu l'adozione del numero di pubblicazioni realizzate

(rispetto al tempo impiegato per realizzarle) come indice di produttività, e del numero di

citazioni che la pubblicazione riceve come indicativo del fattore di impatto del lavoro.

Lʼaumento dunque dei potenziali autori e le corse alla pubblicazione, secondo diversi

studi, fanno registrare un proporzionale calo della qualità e dellʼinnovatività dei lavori: in

base al numero di citazioni ricevute, ad esempio, il 55% della letteratura scientifica viene

considerata di poco valore. Non tutti sono dʼaccordo con questo metro di giudizio; lo

stesso Institute for Scientific Information denuncia alcuni abusi nella pratica delle citazioni

(auto-citazioni, cartelli di citazioni, ecc.).

Le ricerche a tal proposito rientrano in uno studio sulla cattiva condotta in ambito

scientifico, che ha cercato di “quantificare” il problema etico negli ultimi 25 anni e di trovare

un modo per gestirlo. I sociologi e gran parte degli scienziati stessi sostengono che la

situazione non è peggiorata nel XX sec., ma che è aumentata la consapevolezza nella

società, nonché le aspettative sulla moralità e sullʼonestà intellettuale della comunità

scientifica. Sono stati istituiti in diversi Paesi delle autorità (Office of Inspector General,

Office of Scientific Integrity), che attraverso lʼautoregolamentazione - affinché non ci siano

sospette interferenze dai poteri forti- sono responsabili degli standard etici.

Un approccio diverso sostiene invece che non possono esserci realistici dati sul

fenomeno, perché ciò che emerge dalle comparazioni è solo la punta dellʼiceberg. In

questʼottica lʼautoregolamentazione non è efficace, perché le procedure ad hoc che

vengono messe in atto dai comitati locali sono vacillanti e sarebbe meglio creare degli enti

nazionali (ad esempio il COPE, Committee on Publications Ethics, nato dallʼunione di 20

editori, ha chiesto la creazione di unʼagenzia indipendente per rintracciare e prevenire gli

abusi). Il problema della cattiva condotta sembra essere legato al background sociale ed

economico: il sistema è troppo competitivo per poter garantire il suo scopo originario,

ossia lo sviluppo culturale e materiale dellʼumanità.

Manca una visione comune del problema, soprattutto relativamente allʼentità dei

finanziamenti e allʼelevazione degli standard etici. Al momento mancano delle nozioni

etiche che siano transculturali così come lo è la scienza e mancano anche chiare ed

efficaci norme per chi si occupa di peer-review.

Eʼ stato notato, ai fini dei finanziamenti, che si fa un uso forse esasperato di indicatori

quantitativi per determinare la produttività, a discapito di quelli qualitativi. Inoltre è stato

raccomandato alle riviste scientifiche di operare controlli incrociati e, agli scienziati, di

mettere a disposizione i dati primari perché possano essere verificati. La questione della

proprietà intellettuale è delicata, ma in linea di principio si può stabilire che nel caso in cui

non vi sia uno specifico compito che possa essere ragionevolmente attribuito a qualcuno,

questi non può rientrare tra gli autori (che sono poi responsabili del lavoro). I referees

vigilano sulle trasgressioni e in caso di sospetto devono comunicare al direttore eventuali

conflitti di interesse o inesattezze in tempo ragionevole. I direttori si impegnano a trattare

gli autori in modo corretto e imparziale, senza censure immotivate o discriminazioni. Sono

state avanzati suggerimenti sulla gestione delle pressioni esterne (pubblicità, editori,

industrie). Le azioni legali e le sanzioni sono molto blande: lettere di richiamo, inviti alla

correttezza, avvisi formali. Si arriva poi ai provvedimenti più importanti nei casi di frode,

come la ritrattazione o la sconfessione formale dellʼarticolo, segnalazione allʼautorità che

effettuerà poi unʼindagine.

LE RESPONSABILITAʼ DEL PENSARE

Federico Di Trocchio

LʼARTICOLO SCIENTIFICO Eʼ UNA FRODE?

Medawar sviluppa una critica sullʼarticolo scientifico così come viene strutturato a partire

dagli anni ʼ40. Esso rappresenterebbe infatti una frode perché propone un resoconto

fittizio del processo di scoperta. Il processo che viene descritto è infatti di tipo induttivo.

Lʼinduttivismo non è però sostenibile perché non esistono osservazioni di base oggettive e

perché non si può giungere ad una generalizzazione che contenga più informazioni

rispetto alla somma delle singole affermazioni sulle quali è basata. La scoperta viene

dunque confusa con la fase di dimostrazione e giustificazione; per cambiare questo

approccio bisogna, secondo Medawar, modificare il modello su cui è basata la

comunicazione scientifica. La sua proposta è quella di adottare uno stile ispirato al

modello ipotetico-deduttivo (che procede per prove ed errori), uno stile narrativo che possa

dare conto di intuizioni, errori e aspetti vari generalmente ignorati in modo da ricostruire i

fatti come sono realmente accaduti. Si propone dunque di abbandonare lo stile

argomentativo (scelto perché in grado di semplificare e rendere apparentemente più

affidabile la comunicazione) per preferire quello cronologico-autobiografico.

Appartiene a tutti i generi letterari il concetto di finzione e in particolare a quello

autobiografico, nel quale però è ancora più sottile e pervasivo perché di partenza le

aspettative di veridicità sono maggiori.

Questo tipo di testo era già in uso nella comunicazione scientifica tra il Seicento e

lʼOttocento, ma è stato poi sostituito perché considerato troppo prolisso e poco rigoroso.

Il genere prende forma dalla comunicazione epistolare e in particolare dal carteggio di

Oldenburg; il metodo delle lettere distingueva gli scienziati dagli altri intellettuali, perché

avevano bisogno di un mezzo rapido e agevole per scambiarsi dati e conoscenze. A

fissare le regole della comunicazione scientifica sembra essere stato Boyle: il principio che

veniva promosso (poi individuato da Peter Dear) era lʼabbandono dellʼautorità

individualistica e lʼimportanza del consenso di più persone attraverso unʼosservazione

diretta o virtuale. Questʼultima avveniva appunto attraverso gli articoli e rendeva

necessaria la massima affidabilità e precisione nella ricostruzione delle circostanze che

avevano portato a quei risultati. Lo stile cronologico e narrativo, la semplicità linguistica e

la chiarezza secondo Boyle rispondevano bene a tali esigenze.

In realtà, molti degli articoli scritti in quello stile erano tutto fuorché veritieri. Spesso il reale

percorso della scoperta è stato manipolato per ragioni più o meno nobili, perché il racconto

è risultato incompatibile coi risultati ottenuti o con altri resoconti (cfr. il sogno del serpente

di Kekulé per non dividere la paternità della scoperta della struttura del benzene).

Dunque il modello che Medawar proponeva nel 1963 era già stato in adozione per due

secoli presso la comunità scientifica ed era stato abbandonato perché poco funzionale. Fu

sostituito da quello che oggi conosciamo, in stile argomentativo più che narrativo,

composto da titolo, abstract, introduzione (stadio iniziale, scopi e metodi di investigazione,

risultati principali, stadio finale del problema), descrizione di materiali e metodi utilizzati,

descrizione di esperimenti e risultati (possibilmente espressi in tabelle e grafici),

discussione dei risultati.

Lo scopo della comunicazione è rendere possibile la validazione da parte della comunità

dei risultati raggiunti; per questo lo stile devʼessere funzionale al raggiungimento del

consenso in maniera rapida, economica e non rischiosa. Alla luce di ciò se ne delineano

varie caratteristiche: stile argomentativo (che, tipico della dimostrazione, risulta più

affidabile); linguaggio rigoroso (accompagnato da tabelle e grafici che riducono le


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Questo è un riassunto che fa riferimento alle dispense del corso di Giornalismo e divulgazione scientifica tenuto dal prof. Di Trocchio. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il problema della spettacolarizzazione e dei falsi scoop all'interno della informazione scientifica; le patologie della comunicazione scientifica e le relative questioni etiche ed infine le critiche all'articolo scientifico che viene spesso rappresentato come una frode.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di GIORNALISMO E DIVULGAZIONE SCIENTIFICA e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Di Trocchio Federico.

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