Falsi giornalistici - Finti scoop e bufale quotidiane
Il posto dello scoop tra cronaca e divulgazione
L'informazione scientifica nasce nella seconda metà dell'Ottocento, con l'affermarsi del quotidiano, e trova posto sulle prime pagine, tra i fatti del giorno e la cronaca. La divulgazione scientifica invece è propria di riviste, inserti speciali, ecc. e ha il chiaro intento di rendere noti e accessibili al grande pubblico contenuti 'settoriali'. Risale all'Illuminismo, ma nei secoli ha lasciato via via sempre più spazio all'informazione, visto che la scienza è diventata sempre più centrale nel progresso e nell'economia.
Si può notare come un carattere che appartiene a entrambe sia la spettacolarizzazione; in un caso serve a semplificare e rendere appetibili conoscenze spesso molto complesse, dall'altro invece in modo quasi patologico per montare una notizia altrimenti irrilevante. Le manipolazioni sull'informazione scientifica possono essere di vario tipo. Quest'ultimo può essere definito come iperdivulgazione; un altro esempio è dato dalle bufale biomediche, notizie che normalmente non finiscono in prima pagina riguardo effetti o applicazioni terapeutiche di farmaci o molecole. Non necessariamente si tratta di falsificazioni, ma di esagerazioni volte a fare l'interesse delle case farmaceutiche.
È un fenomeno sociale importante, ma nell'ottica della sociologia della comunicazione il più rilevante resta quello dei falsi scoop. Sono quelle notizie riportate con grande risalto da quotidiani importanti e diffusi, che vengono poi notevolmente ridimensionate o del tutto sconfessate. In passato la motivazione più diffusa era naturalmente l'incremento della tiratura. Un caso storico eclatante fu quello del Sun, che nell'agosto del 1835 pubblicò un servizio a puntate sulle forme di vita riscontrate sulla Luna, scoperte dall'astronomo Herschel, effettivamente partito due anni prima per fondare un osservatorio in Sud Africa. La fonte era un presunto articolo apparso sull'Edinburgh Journal of Science in cui si riferiva che, grazie ad un nuovo potentissimo telescopio, era stato possibile osservare rigogliosi paesaggi e forme di vita animali (che con molta fantasia venivano descritte minuziosamente), alcune anche antropomorfe. L'idea era stata dello stesso autore, Richard Locke, e aveva fruttato al giornale un record di vendite. Molti quotidiani nel mondo ripresero la notizia e la comunità scientifica a lungo non riuscì a smentirla. Fu il Journal of Commerce a pubblicare la verità - facendo uno scoop a sua volta - sulla base di un'ingenua confessione che Locke aveva fatto ad un suo amico redattore.
Naturalmente oggi questo sarebbe quasi impensabile, perché nessuno metterebbe a rischio la propria credibilità in questo modo e l'idea di giornalismo è fortunatamente cambiata. Piuttosto il giornalista deve tutelarsi dai tentativi di deformare la realtà che vengono dall'esterno, per gli interessi più svariati. Infatti si può dire che il maggior responsabile di un falso scoop è oggi lo scienziato; il giornalista pecca al più di negligenza professionale.
Cinque regole per riconoscere un falso scoop
- La notizia che cerca il giornalista è una notizia ''sospetta''.
Se un fatto è di grande rilievo, lo scienziato generalmente non avrà fretta di comunicarla ai media attraverso gli uffici stampa: non si preoccuperà di confezionare la notizia nel modo più comprensibile e accessibile per il pubblico, non 'corteggerà' il giornalista, non lo presserà perché venga pubblicata.
Un caso esemplificativo risale al marzo del 1989, quando Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciarono con un comunicato stampa la messa a punto di un processo di produzione di energia basato sulla fusione nucleare fredda. Fleischmann riuscì a contattare il technology editor del Financial Times, Clive Cookson. Era necessario però che la notizia venisse pubblicata tempestivamente, perché nel giorno previsto per la conferenza stampa le banche avrebbero fatto festa e il giornale non sarebbe uscito. Così, con la collaborazione dei due scienziati e il comunicato, il FT uscì in prima pagina con un articolo a 6 colonne in taglio alto, prima ancora dell'annuncio ufficiale ai media. Era stata la notizia a cercare il giornalista e per questo non mancarono critiche.
Analogamente nel 1912 il Manchester Guardian grazie ad un'anonima soffiata diede la notizia del ritrovamento del (falso) uomo di Piltdown, un mese prima che l'autore della scoperta, Charles Dawson, ne desse comunicazione ufficiale. Anche altri giornali ripresero la notizia. Si sospettò poi che l'informatore fosse Arthur Keith, altro scienziato coinvolto nella scoperta (era colui che aveva accreditato il frammento di cranio ritrovato) e che quindi anche in questo caso fosse stata la fonte a cercare il giornalista.
Casi contrari furono quelli di Rontgen e Einstein. Rontgen scoprì i raggi X nel 1895. Non ne diede l'annuncio in una conferenza stampa, ma nella seduta di Natale della Società di Fisica e dunque, ufficialmente, negli atti della seduta stessa. Il volume fu immediatamente ristampato e fece il giro della comunità scientifica in tutta Europa. Solo attraverso il passaparola degli scienziati la notizia giunse ai giornali: il padre di un giovane studioso viennese, Ernst Lecher, era caporedattore del quotidiano Die Presse e pubblicò la sensazionale notizia in prima pagina il 5 gennaio del 1896. Nonostante alcuni refusi, l'articolo era ben fatto e parlava anche delle possibili applicazioni mediche della scoperta. Dal Die Presse la notizia arrivò a Londra e poi ai maggiori quotidiani del mondo.
La scoperta della teoria sulla relatività si diffuse meno rapidamente. Einstein ne aveva dato annuncio alla comunità scientifica nel 1914, ma lo scoop arrivò ai giornali solo 4 anni dopo sul Times, quando vi fu una conferma sperimentale nonché una discussione dei dati su un'eclissi in una riunione della Royal Society. La notizia fu poi ripresa dal Times stesso e da altri giornali - anche se con estrema lentezza - perché la teoria rivoluzionava la consolidata visione di Newton.
- Se la notizia ha aggirato i controlli della comunità scientifica, probabilmente è fasulla.
Generalmente una notizia genuina viene pubblicata su una rivista scientifica prima di essere diffusa tramite comunicato stampa. Se non è passata attraverso i normali filtri, il giornalista deve per principio dubitarne.
La scoperta di Fleischmann e Pons fu pubblicata sul Journal of Electroanalytical Chemistry probabilmente senza essere sottoposta alla normale trafila di verifiche (grazie all'amicizia con il direttore), richieste invece dai referee della rivista Nature. Questo procedimento è tipico di clamorose truffe. Una truffa importante fu quella ad opera del non laureato microbiologo viennese Schaden, negli anni '70. Egli sosteneva di aver scoperto il modo di produrre dei batteri in grado di digerire la plastica e il modo di coprire di vegetazione zone desertiche attraverso la batterizzazione del terreno. La notizia fece il giro dei giornali (750 articoli!) ed allettò non poco alcuni industriali. Schaden inviò al ministero una cartella con i propri studi e gli articoli pubblicati a riguardo, ma il responsabile per i finanziamenti alla ricerca del ministero non reagì calorosamente. Le pressioni della stampa non servirono a fargli cambiare idea, ma convinsero un industriale olandese - Oscar van Leer - a investire nel progetto 400.000 scellini. Presto però l'investimento si rivelò sbagliato, i risultati erano scarsissimi.