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Ginkgo biloba L.

Il ginkgo è una pianta arborea dioica appartenente alla famiglia delle Ginkgoaceae e originaria della Cina. È l’unica specie vegetale sopravvissuta di un gruppo molto antico di Gimnosperme, le Ginkgoine, estinte cento milioni di anni fa. In Giappone viene considerato albero sacro perché longevo in quanto può raggiungere anche i mille anni: Darwin, a tal proposito, lo definì fossile vivente. È una pianta che può raggiungere 30-40 metri di altezza ed il tronco di un metro di diametro. Il seme, simile ad un’albicocca, è caratterizzato da una parte interna commestibile mentre quella esterna, costituita da un involucro carnoso, presenta sostanze tossiche come ad esempio l’acido ginkgolico e la ginkgotossina.

Caratteristiche delle foglie

Le foglie sono bilobate, a forma di ventaglio, e possiedono delle nervature libere che ricordano alcune felci in quanto viene a mancare una nervatura centrale e trasversale. Il nome deriva da alcuni elementi morfologici della pianta: il termine ginkgo in giapponese significa albicocca d’oro mentre biloba si riferisce alla caratteristica forma bilobata della foglia. La droga è costituita dalle foglie essiccate che vengono raccolte in autunno: in questo momento infatti le foglie presentano il più alto quantitativo di flavonoidi, composti responsabili della colorazione gialla delle foglie e di molte attività terapeutiche della pianta.

Composizione chimica

Il fitocomplesso è costituito da flavonoidi (kaempferolo C15H10O6, isoramnetina C16H12O7 e quercetina C15H10O7), da lattoni terpenici (ginkgolide A, B C20H24O10, C C20H24O11, J C20H24O10, ed M C20H24O10), da sesquiterpeni come ad esempio il bilobalide (C15H18O8), da amminoacidi (acido 6-idrossichinurenico, un metabolita del triptofano), da proantocianidine e da altre sostanze. I composti attivi dell’estratto sono principalmente i glicosidi flavonici (24%) e le sostanze terpeniche come i ginkgolidi e il bilobalide (6%) assieme ad un più piccolo contenuto di proantocianidine e di alcuni acidi organici (Nathan, 2000). Secondo la Farmacopea Europea IV, la droga non deve contenere meno dello 0.5% di flavonoidi, calcolati sulla droga secca come glicosidi flavonici.

Proprietà terapeutiche

Il ginkgo è conosciuto per le proprietà antiossidanti e per i suoi effetti positivi sulla memoria e sull’apprendimento. Possiede anche altre proprietà farmacologiche ben documentate come l’attività anti-PAF (fattore di attivazione piastrinica), antinfiammatoria, ansiolitica e antidepressiva (Dante & Facchinetti, 2011; Yonkers et al., 2018). I composti responsabili di tali azioni farmacologiche non sono del tutto noti. Si può ritenere tuttavia che i flavonoidi siano i responsabili dell’attività antiossidante e “scavenger” dei radicali liberi mentre i ginkgolidi, antagonizzando gli effetti del PAF, possono contribuire agli effetti antinfiammatori dell’estratto. I ginkgolidi sono infatti degli antagonisti competitivi del PAF.

Effetti farmacologici

Generalmente il fattore attivante le piastrine funge da mediatore chimico dell’infiammazione, incrementando la permeabilità vascolare e inducendo l’apoptosi e il rilascio di glutammato a livello neuronale, con un conseguente effetto neurotossico (Nathan, 2000). Tra i lattoni terpenici, il ginkgolide B è ritenuto il più efficace antagonista del PAF. Questo è reputato in grado di antagonizzare l’aggregazione piastrinica, la broncocostrizione, le reazioni di ipersensibilità, l’infiltrazione delle cellule infiammatorie, lo shock settico e l’ipotensione indotta dal PAF. Ne deriva un effetto antinfiammatorio generalizzato associato ad un miglioramento della funzione vascolare con effetti positivi sul microcircolo. Inoltre vengono rafforzate le capacità mentali in seguito ad un incremento della circolazione sanguigna a livello cerebrale.

Flavonoidi

I flavonoidi sono i principali componenti responsabili dell’attività antiossidante. Queste molecole neutralizzano i radicali liberi tra cui le specie reattive dell’ossigeno come i radicali idrossilici, superossidi e perossidi. Inibiscono la lipossigenasi e la cicloossigenasi, due enzimi coinvolti nella perossidazione lipidica e che giocano un ruolo importante nella sintesi di prostaglandine infiammatorie (Ozgoli et al., 2009). Esercitano poi un’azione positiva a livello della rete capillare diminuendo la permeabilità e aumentando il tono della parete vasale. I flavonoidi possiedono quindi un’azione antinfiammatoria, radical scavenger e una funzione protettiva a livello dei vasi sanguigni.

Azioni terapeutiche principali

Sono perciò tre le azioni del ginkgo principalmente rilevanti da un punto di vista terapeutico: dilatazione dei capillari, con conseguente aumento del flusso ematico, antagonismo del PAF, che porta ad un miglioramento delle proprietà reologiche del sangue e riduzione dei radicali liberi, con conseguente effetto neuroprotettivo ed antiossidante. Per quanto concerne la proprietà ansiolitica, si è visto che il ginkgolide-A, il maggior responsabile di tale effetto, esercita un’azione simile ai farmaci benzodiazepinici, con il vantaggio di non indurre gli effetti collaterali tipici delle benzodiazepine come sedazione, rilassamento muscolare e atassia. In particolare, dopo una somministrazione giornaliera di ginkgolide-A (1 o 2 mg/Kg) nei ratti, è comparso un effetto ansiolitico già dopo il terzo trattamento, con il massimo effetto al quinto trattamento. È importante notare che l’estratto di ginkgo, al contrario del lattone terpenico isolato, causa sedazione (Kuribara et al., 2003).

Effetti avversi e precauzioni

In merito agli effetti avversi, il ginkgo è solitamente ben tollerato se utilizzato alle dosi raccomandate. Le dosi consigliate possono variare a seconda del tipo di condizione trattata. La Commissione europea tedesca suggerisce una dose giornaliera di 120-240 mg di estratto. È importante inoltre consumare estratti contenenti non più di 5 ppm di acidi ginkgolici, particolarmente tossici. In genere gli estratti non standardizzati ne possono contenere concentrazioni più elevate rispetto a quelli standardizzati. Gli effetti collaterali più comunemente riportati sono mal di testa, nausea, disturbi gastrointestinali, diarrea e vertigini. Eventi più rari consistono invece in reazioni allergiche, disturbi del sonno, stati ansiosi e casi isolati di sanguinamento.

È fondamentale evitare la contemporanea somministrazione di farmaci anticoagulanti o di farmaci antiaggreganti piastrinici. Come visto in precedenza, i ginkgolidi sono antagonisti del PAF, di conseguenza possono alterare i processi...

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Scienze biologiche BIO/01 Botanica generale

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