GINECOLOGIA E OSTETRICIA
1. FISIOLOGIA DELLA RIPRODUZIONE
La riproduzione è un processo dinamico: ha un inizio ed una fine in diversi momenti della vita.
Con la pubertà il sistema riproduttivo si attiva per la prima volta. Con l’avanzare dell’età il potenziale
riproduttivo tende a diminuire per entrambi i sessi ed in tutte le specie.
Nella specie umana c’è una chiara distinzione tra uomini e donne nella seconda metà della vita; infatti le
donne, una volta in menopausa, perdono completamente la loro capacità riproduttiva.
Una volta raggiunta la pubertà, le donne solitamente presentano cicli ovarici regolari. Rapporti non protetti
in questa fase della vita riproduttiva possono comportare l’instaurarsi di una gravidanza che è solitamente
seguita dall’allattamento.
Il ciclo ovarico può essere suddiviso in 4 fasi:
1- Fase follicolare: in essa si compiono alcuni eventi, il cui risultato finale è lo sviluppo follicolare,
rappresentato dalla maturazione di un unico follicolo, processo che si attua in 10-14 giorni. A ogni
nuovo ciclo, un gruppo di follicoli inizia il processo di crescita (reclutamento); la maggior parte di
questi andrà incontro ad atresia, mentre verrà selezionato un unico follicolo dominante, che andrà
incontro a ovulazione. La crescita follicolare è stimolata dalle gonadotropine ed è correlata con la
crescente produzione di estrogeni. La maturazione follicolare inizia a partire dal follicolo
primordiale, in cui l’ovocita, arrestato alla profase meiotica, è circondato da uno strato di cellule
della granulosa. Il follicolo progredisce verso lo stadio preantrale, in cui l’ovocita, ingrandendosi,
viene circondato da una membrana, la zona pellucida; le cellule della granulosa si moltiplicano e
formano una zona pluristratificata, mentre intorno si organizzano le cellule della teca.
L’aumento dei livelli di FSH dà inizio al reclutamento dei follicoli, durante i primi 4-5 giorni della fase
follicolare: l’ormone follicolostimolante stimola l’azione delle cellule della granulosa, trasformando
così gli androgeni, sintetizzati dalle cellule della teca, in estrogeni.
Il feedback negativo degli estrogeni sull’ormone follicolostimolante serve a inibire lo sviluppo di
tutti i follicoli, eccetto quello dominante, il quale è avvantaggiato rispetto agli altri per il fatto di
possedere maggior numero di cellule della granulosa e di recettori per l’ormone follicolostimolante.
L’ormone follicolostimolante, inoltre, a concentrazioni elevate di estrogeni, induce l’espressione dei
recettori per l’ormone luteinizzante sulle cellule della granulosa, mentre a basse concentrazioni di
estrogeni, esercita feedback negativo verso l’ormone luteinizzante. Entrambi questi meccanismi
provocheranno il picco preovulatorio dell’ormone luteinizzante.
2- Fase ovulatoria: la sua durata è di circa 36 ore e si colloca approssimativamente 10-12 ore dopo il
picco dell’ormone luteinizzante, il quale determina la ripresa della meiosi dell’ovocita, provoca
luteinizzazione delle cellule della granulosa e sintesi di prostaglandine, indispensabili per la rottura
del follicolo. Cresce anche la produzione del progesterone, finchè ad alti livelli si ha azione di
feedback negativo. Il picco dell’ormone luteinizzante si accompagna a rapido declino
dell’estradiolo. A livello del follicolo, si verifica rapido aumento del liquido follicolare che, associato
all’attività di enzimi proteolitici, determina digestione e rottura della parete follicolare. L’ovocita,
libero all’interno del liquido follicolare, in seguito alla rottura del follicolo, viene espulso.
3- Fase luteale: dopo la rottura del follicolo ed espulsione della cellula uovo, le cellule della granulosa
aumentano di volume, assumendo un aspetto vacuolare, per accumulo di un pigmento giallo ricco
di lipidi (luteina), che dà il nome al processo di luteinizzazione e alla nuova entità anatomica, il
corpo luteo.
Caratteristica fondamentale di questa fase è il passaggio da un clima ormonale dominato dagli
estrogeni a uno in cui predomina il progesterone. Il corpo luteo normalmente declina 9-11 giorni
dopo l’ovulazione, ma se si instaura una gravidanza, la sua sopravvivenza avviene fino alla 9° - 10°
settimana di gravidanza.
4- Fase mestruale: o ciclo mestruale, si sussegue con periodicità di circa 28 giorni, dal menarca alla
menopausa.
L’ovulazione, che avviene approssimativamente il 14° giorno, divide il ciclo mestruale in due fasi:
una proliferativa, che corrisponde alla fase follicolare del ciclo ovarico, e una secretiva, che inizia
con la produzione di progesterone.
• Fase proliferativa: nella fase precoce, l’epitelio presenta uno spessore compreso tra 4 e 11 mm
e le ghiandole appaiono rettilinee e sottili. Durante la fase tardiva, invece, le ghiandole
appaiono più addensate e tortuose. Le cellule dell’epitelio ghiandolare aumentano di volume,
assumendo forma cilindrica, alta e aspetto pseudostratificato. Le arteriole spiraliformi si
allungano.
• Fase secretiva: le ghiandole aumentano di volume, si fanno ulteriormente più tortuose durante
la fase precoce e si assiste a riduzione delle mitosi. L’endometrio raggiunge uno spessore di 11-
15 mm. Il sanguinamento costituisce l’evento finale della privazione progestinica. Il flusso
mestruale dura in media 4-6 giorni.
Circa il 95% delle donne ha una perdita ematica inferiore a 60ml. Tale sanguinamento causa una
significativa perdita di ferro (con possibile comparsa di anemia).
L’ipotalamo modula la funzione riproduttiva attraverso l’ormone gonadotropina GnRH, prodotto
dall’ipotalamo. L’ormone GnRH stimola il rilascio ipofisario delle due gonadotropine, l’ormone luteinizzante
(LH) e l’ormone follicolostimolante (FSH).
L’ormone follicolostimolante è in grado di indurre maturazione e accrescimento dei follicoli (da primordiali
a oofori) e di stimolare, contemporaneamente, la produzione di estrogeni da parte delle cellule della
granulosa; stimola l’aumento dei recettori dell’ormone luteinizzante e successiva diminuzione dei recettori
dell’ormone follicolostimolante stesso.
L’ormone luteinizzante, invece, completa la maturazione follicolare, induce deiscenza del follicolo e
liberazione dell’ovocita, ne determina la trasformazione in corpo luteo e favorisce la produzione di
progesterone.
L’ormone luteinizzante passa, pertanto, da valori bassi, durante la fase follicolare, a un brusco picco
preovulatorio, per scendere rapidamente in fase luteinica a livelli simili a quelli della fase follicolare.
L’utero è un organo muscolare cavo, situato tra vescica e retto.
La parete uterina è costituita, dall’interno verso l’esterno, dalla tonaca mucosa (o endometrio), dalla
tonaca muscolare (o miometrio) e dalla
tonaca sierosa (o perimetrio).
Con l’aumento dell’estradiolo:
• Il muco diventa più abbondante
(fino a 30 volte) e aumenta il
suo contenuto in acqua
• Il pH diventa alcalino
• Aumenta la filanza
• Pattern a forma di felce causato
dall’interazione tra alte
concentrazioni di sale e acqua
con le glicoproteine presenti nel
muco
2. SINDROME CLIMATERICA (sindrome menopausale)
La transizione menopausale comincia con modificazioni nella lunghezza dei cicli mestruali, associate ad
aumento delle concentrazioni plasmatiche dell’ormone follicolostimolante, e termina con l’ultima
mestruazione, seguita cioè da un periodo di 12 mesi di amenorrea.
La menopausa, definita come fisiologica cessazione delle mestruazioni, è la conseguenza dell’esaurimento
dei follicoli ovarici e si verifica a un’età media di 51,4 anni.
Per climaterio si deve intendere quel periodo della vita della donna che si sviluppa in un arco temporale
molto variabile, in genere qualche anno, in cui si verificano le modificazioni endocrine che portano alla
menopausa, caratterizzate da notevole variabilità nella secrezione gonadica e da sindrome clinica
poliedrica, con notevole variabilità inter- e intra-individuale. Il climaterio è caratterizzato, nella sua fase
premenopausale, principalmente da irregolarità del ciclo mestruale. Inizialmente si ha un accorciamento
della fase follicolare, che riflette un’accelerata crescita del follicolo, dipendente dalle modificazioni
dell’ormone follicolostimolante e dell’inibina, con ovulazione e fase luteale normali. Successivamente, la
fase follicolare tende ad allungarsi.
E’ in questo periodo che compaiono sempre più spesso episodi di vampate di calore, che si associano a cicli
mestruali sempre meno frequenti, con flussi sempre più scarsi e di minore durata.
La menopausa è determinata dall’esaurimento del patrimonio follicolare ovarico, esito di un progressivo
processo di atresia follicolare.
Si calcola che, al quinto mese di vita intrauterina, l’ovaio contenga circa sette milioni di ovociti, che
risultano già notevolmente ridotti alla nascita.
Prima del menarca, il patrimonio follicolare si aggira intorno a mezzo milione di ovociti. All’epoca della
menopausa sono presenti solo alcune centinaia di follicoli, che perdono tuttavia la loro responsività alla
stimolazione gonadotroponica. Cellule germinali primordiali (oovogoni)
Esiste un numero Le mitosi si arrestano durante la vita fetale
predeterminato e
definito di ovociti Tutte le cellule
entrano in mitosi
Arresto nella prima divisione meiotica
“ovociti primari” in follicoli primordiali
La menopausa rappresenta l’evento finale di una serie di modificazioni ormonali che cominciano negli anni
precedenti. Già in età riproduttiva, i livelli di gonadotropine mostrano una diretta correlazione con l’età:
infatti, è stato riportato progressivo incremento di FSH a partire dai 35 anni di età.
Caratteristiche sindrome menopausale:
• Cessazione attività ovarica;
• Caduta livelli estrogenici circolanti (E2 < 20 pg/ml)
• Aumento delle gonadotropine FSH – LH
La sindrome menopausale è caratterizzata da un insieme di sintomi fisici e psicologici la cui frequenza
aumenta già prima della definitiva cessazione dei cicli mestruali (climaterio premenopausale).
Questi disturbi possono essere:
• A breve termine: legati alla cessazione della funzione ovarica e rappresentati da sintomi
vasomotori (vampate di calore, ansia, disturbi del sonno, irritabilità, perdita di memoria,
aumento di peso);
• A medio termine: venendo meno la secrezione estrogenica, tutto l’apparato genitourinario va
incontro a processi distrofici/atrofici e che sono responsabili della sintomatologia lamentata
dalla donna (disuria, dispareunia, assottigliamento cute);
• A lungo termine: osteoporosi, malattie cardio-vascolari, demenza.
Osteoporosi: è una condizione caratterizzata da riduzione quantitativa della massa ossea per unità di
volume, con conseguente aumento del rischio di frattura.
Al raggiungimento dei 70 anni, le donne perdono il 30/50% della massa ossea.
Malattia cardiovascolare:
Fattori di rischio:
• Non modificabili: età, sesso, familiarità, genetica
• Modificabili: fumo, obesità, ipertensione, dismetabolismo glicidico e lipidico
Effetti della menopausa sui fattori di rischio:
• Metabolismo lipidico
• Pressione arteriosa
• Metabolismo glicidico
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) è una terapia farmacologica in grado di riequilibrare gli effetti a
breve e a lungo termine della carenza estrogenica e progestinica tipici della menopausa.
La mammografia dovrebbe essere eseguita almeno nei 12 mesi prima dell’inizio della terapia e ripetuta
annualmente nel corso della stessa.
Le pazienti in terapia ormonale sostitutiva dovrebbero, inoltre, sottoporti a visita annuale che include visita
ginecologica, Pap test, ecografia pelvica transvaginale, esami ematochimici di routine e densitometria
ossea.
La terapia ormonale sostitutiva deve essere parte integrante di un programma che include modificazioni
dello stile di vita atte a mantenere una condizione di benessere della donna in postmenopausa.
Vie di somministrazione della terapia ormonale sostitutiva:
• Via orale
• Via parenterale
• Creme, gel, cerotti, spray
Schemi terapeutici:
• Monoterapia (solo estrogeni);
• Terapia combinata (estrogeni + progesterone);
• Sequenza ciclica: uso dell’estrogeno dal 1° al 21° giorno del ciclo, al quale si associa il
progestinico per 12-14 giorni, cui segue una settimana di sospensione;
• Sequenza continua: uso di estrogeni per tutta la durata del ciclo, ossia 28 giorni in continuo e il
progestinico per 12-14 giorni al mese.
Obiettivi:
• Cura dei sintomi;
• Prevenzione dei disturbi cronici.
Disfunzione sessuale durante la transizione menopausale
Opzioni di trattamento della GSM:
• Terapie ormonali (sistemica o locale)
• Terapie non ormonali
• Laser – terapia
3. STERILITA’
Fertilità: perché una donna possa rimanere gravida:
• L’ovulo deve essere liberato da una delle ovaie (ovulazione);
• Poi deve passare attraverso le tube di Falloppio verso l’utero;
• Gli spermatozoi devono incontrare l’ovocita nella tuba (fecondazione);
• L’ovocita fecondato si deve impiantare nella parete uterina.
L’infertilità può derivare da problemi in ciascuno di questi passaggi.
Sterilità: è l’assoluta mancanza della capacità riproduttiva sia nella donna sia nell’uomo. Sono sterili le
coppie che non sono state in grado di concepire dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari senza utilizzo di
metodi contraccettivi.
Si parla di:
• Sterilità primaria: quando la coppia non ha mai avuto gravidanze;
• Sterilità secondaria: quando questa si instaura dopo un periodo di documentata fertilità.
Infertilità: vengono definite infertili le donne che non riescono a portare a termine la gravidanza (es. aborti
ripetuti). Rappresenta la conseguenza di un difetto dell’annidamento o dello sviluppo dell’embrione, per cui
la donna è incapace di portare avanti la gravidanza fino a un’epoca vitale per il feto.
Fattori che possono aumentare il rischio di sterilità:
• Età
• Stress
• Abitudini alimentari
• Fumo
• Alcool
• Malattie sessualmente trasmesse
• Sovrappeso
• Sottopeso
• Abuso di caffeina
• Eccessiva attività fisica
Nella raccolta dell’anamnesi femminile vanno ricercate innanzitutto le malattie sistemiche in grado di
interferire sulla capacità riproduttiva o sullo svolgimento della gravidanza, come diabete, obesità, malattie
tiroidee ed epilessia. E’ inoltre necessario chiedere alla paziente se sta assumendo farmaci per una delle
suddette patologie, oppure se fuma o assume alcool.
Devono essere precisate età del menarca e caratteristiche del ciclo, compresa presenza di dismenorrea e/o
di dispareunia. Particolare attenzione va posta ai precedenti di tipo chirurgico o ginecologico.
Il fattore età
La fertilità di una donna comincia a diminuire a partire dalla fine dei suoi 20 anni. Dopo i 35 anni la fertilità
diminuisce rapidamente. Il numero di ovociti di una donna è già definito al momento della nascita e con il
tempo tale numero va inevitabilmente diminuendo. Gli ovociti residui inoltre invecchiano come il resto del
corpo.
Aborti: • Età 30: 7-15%
• Età 31-34: 17-21%
• Età 35-39: 17-28%
• Età 40: 40-52%
• Non riconosciuti: 60%
Sterilità femminile:
Disordini dell’ovulazione:
• Età
• Diminuzione della riserva ovarica
• Patologie endocrine
• Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
• Premature ovarian failure
Fattori tubarici:
• Ostruzione:
1- Anamnesi di malattia infiammatoria pelvica (PID)
→
2- Chirurgia a carico delle tube pregressa gravidanza ectopica e salpingectomia
Fattori uterini e cervicali:
• Anomalie uterine congenite
• Miomi
• Scarsa qualità/quantità del muco cervicale (fumo, infezioni)
Diagnosi
Esami di laboratorio essenziali da prescrivere alla donna sterile:
Per le disfunzioni ovulatorie:
• Temperatura corporea basale: la paziente deve misurare la propria temperatura tutte le
mattine, prima di alzarsi, partendo dal primo giorno del ciclo, a orario relativamente fisso, per
un periodo di almeno tre mesi. L’ovulazione ha teoricamente luogo quando la temperatura
raggiunge il valore più alto. Se il rialzo è tardivo o lento, significa che è presente un disturbo
dell’ovulazione; se l’aumento della temperatura non ha luogo, significa che è assente
l’ovulazione. Potenziale termogenico del progesterone (0.4-0.8 °C);
• Dosaggi ormonali: il dosaggio del progesterone (3-4 ng/ml) viene richiesto in fase luteinica al
21° e 23° giorno del ciclo (7-8 giorni dopo l’ovulazione) e consente di confermare l’avvenuta
ovulazione e la buona qualità del corpo luteo.
Secrezione di LH: predizione dell’ovulazione (24-48h)
• Inizia 2-3 giorni prima del picco di LH
• Dosaggio nel tardo pomeriggio su urine concentrate
• Misurarlo fino a due giorni dopo il picco
• Ecografia pelvica
Per i fattori tubarici:
• PID
• Precedenti gravidanze ectopiche
• Isterosalpingografia: viene prescritto quando l’anamnesi suggerisce un problema tubarico e
permette di esplorare cavità uterina e pervietà tubarica. Deve essere effettuato nella prima
parte del ciclo, tra 6°e 9° giorno (2-5 giorni dopo le mestruazioni). Incrementa il tasso di
gravidanze, ma presenta un 15-30% di falsi positivi
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