Anthony Giddens: teoria della strutturazione e modernità radicalizzata
Giddens forza della sua prospettiva teorica = vitalità della sua descrizione delle moderne società occidentali.
Opera tre distinti periodi
- Anni '60 - '80, il filo conduttore è costituito dalla riflessione intorno al rapporto azione-strutture. Teoria della strutturazione.
- Il centro della sua ricerca si sposta verso una più dettagliata analisi storica della società moderna e dei suoi sviluppi nel secondo Novecento. Giddens: quelle odierne sono società a modernità radicalizzata e/o riflessiva.
- Riflessione imperniata sullo statuto della teoria politica con il presupposto che, per Giddens, né le teorie politiche liberali né quelle socialiste appaiono in grado di comprendere il significato dei cambiamenti intervenuti nella società contemporanea. Per questo occorre ridefinire i presupposti per una nuova politica radicale, capace di porre al centro del proprio programma il tema della vita buona e dei dilemmi esistenziali.
Teoria della strutturazione
Negli anni '60-'80, il tema centrale è il rapporto azione-strutture. Un approccio che tende a collocarsi in una posizione intermedia tra oggettivismo e soggettivismo, una terziarietà ottenuta attraverso un serrato dialogo critico con una serie di autori e di approcci:
- Con la tradizione sociologica classica (Marx-Weber-Durkheim).
- Con lo strutturalismo, il funzionalismo e il marxismo strutturale funzionalista.
- Una serie di tendenze filosofiche, filosofia analitica, fenomenologica di Schutz, etnometodologica di Garfinkel.
Giddens, i classici e la teoria sociale del secondo Novecento
Giddens si propone di rimettere in discussione l'attendibilità dell'operazione teorica e storiografica compiuta da Parsons (La struttura dell'azione sociale 1937). Vi è oggi un consenso unanime nel riconoscere a tale testo un ruolo chiave nello sviluppo della sociologia del secondo dopoguerra:
- Perché vi si trova una delle più sofisticate ricostruzioni della tradizione sociologica classica.
- Perché l'interpretazione parsonsiana dei classici presenta un taglio che ne fa, a un tempo, sia un modello storiografico sia un modello teorico: tale modello è fondato sulla centralità del problema dell'ordine di Hobbes, di come spiegare la cooperazione fra gli individui.
L'idea di Giddens è che i classici non si siano mai interessati a una simile questione. La specificità della loro sociologia è nell'aver posto al centro delle proprie indagini la riflessione sulle caratteristiche storiche delle società del proprio tempo. È da Durkheim che Parsons trae la maggior parte degli spunti per la sua soluzione al problema dell'ordine. Giddens sottolinea come l'interpretazione parsonsiana sia fondata su un sostanziale equivoco: quello di pensare che il tema durkheimiano della solidarietà possa essere assimilato a una qualche variante del problema hobbesiano dell'ordine. Solo che Durkheim, a detta di Giddens, non affronta affatto, nella sua sociologia, un generico e universalistico problema dell'ordine, come Parsons vorrebbe far credere; vi è invece il tentativo di ricostruire le forme storiche assunte dalla solidarietà nella storia umana.
La critica di Giddens nei confronti dell'impianto teorico-storiografico di Parsons pone l'esigenza sia di rivisitare l'interpretazione dei temi al centro della storia della sociologia, sia di rivedere criticamente il presupposto per cui il problema di Hobbes dell'ordine e la ricerca di una sua assoluzione universalistica debbano considerarsi le questioni chiave della sociologia. La rilettura di Giddens dei classici solleva un problema di prospettiva: quello dell'interpretazione della società contemporanea.
Fra gli obiettivi che Giddens persegue c'è quello di riannodare i legami con la ricerca storica, riportare al centro dell'indagine interna la storicità del moderno e dei suoi sviluppi. Per Giddens conta il fatto che i classici si sono occupati della realtà storica del proprio tempo. Solo che questo, a detta di Giddens, è uno sforzo che deve preliminarmente fare i conti con le descrizioni della realtà presenti nei prevalenti paradigmi della teoria sociale del periodo come quelle legate allo strutturalismo, al funzionalismo e al marxismo strutturale funzionalista. Sotto il termine generico di strutturalismo Giddens accorpa un'ampia varietà di autori, ma vi è un punto in comune con tutti questi: una visione delle dinamiche sociali come dominate da strutture inconsce. Per Giddens, il tratto distintivo dello strutturalismo è da cercarsi in un anti-umanesimo improntato all'idea della scomparsa o fine del soggetto: I singoli individui sono ridotti a semplici maschere o comparse, con l'esito di un'organizzazione sociale che si ritiene funzioni in modo impersonale e a prescindere dal rapporto esperienziale con cui ciascun individuo si rapporta alla realtà.
Critica nei confronti del funzionalismo: anche in questo caso Giddens ritiene che vi sia un fondamentale atteggiamento anti-umanistico. Assimilando la società a un organismo vivente, vale il primato del tutto sul singolo; non conta la singola azione, ma quanto accade sul piano sovraindividuale; tant'è che se la società è un tutto organico composto da parti interdipendenti vincolate a leggi impersonali, per la sua descrizione ci si deve affidare a categorie quali quelle di funzione, equilibrio, bisogno. Per Giddens un simile approccio presenta difficoltà:
- Perché parlare di funzione significa far riferimento a un concetto più speculativo che non empiricamente fondato;
- Perché le spiegazioni funzionaliste risultano tautologiche: danno per funzionale ciò che accade, mentre proprio questo è quanto si dovrebbe spiegare.
Malgrado Giddens valuti positivamente il tentativo di Althusser di rielaborare la tradizione marxista in un'ottica antideterministica, alla lunga egli ritiene però che l'esito sia insoddisfacente in quanto anche Althusser tiene fermo un punto chiave del marxismo economicista: il fatto di ridurre la dimensione sovraindividuale dei rapporti sociali alle dinamiche dei rapporti di produzione. Si continua a far proprio un atteggiamento antiumanistico che consiste nel rappresentarsi gli individui come passivi esecutori di dinamiche che li sovrastano e che essi non sanno controllare. Per Althusser i veri soggetti dei processi sociali sono i luoghi e le funzioni occupate dagli agenti e non gli agenti stessi.
Punto della critica: da un lato una rappresentazione della società come sistema in sé autonomo e autosufficiente e dall'altro una posizione teorica che Giddens giudica antiumanistica perché fondata su una visione delle strutture sociali come in sé impersonali e oggettive. È necessario collocarsi fuori da tali cornici intellettuali e porsi sulla traccia di un differente schema analitico.
La teoria della strutturazione: azione e intenzionalità
Il tema dell'azione per Giddens: i difetti della concezione parsonsiana dell'azione riflettono i limiti stessi del modo in cui Parsons imposta il problema dell'ordine. I fini e i mezzi dell'azione sono ridotti a un sottosistema del più generale sistema sociale. Fini e mezzi vengono resi autonomi dalle effettive pratiche dei singoli in quanto è l'intenzionalità ad essere ridotta a una semplice questione di adattamento della volontà a quanto previsto sul piano normativo. La critica di Giddens è sulla riduzione dell'intenzionalità a una scelta predefinita. Giddens afferma che l'azione va al di là, in quanto incarna un flusso continuo di interventi nei confronti del mondo fisico-sociale. Se la realtà sociale è espressione dei vissuti individuali che si costituiscono nell'esperienza degli altri e dell'ambiente circostante, l'azione non può essere ridotta alla scelta fra fini e mezzi, in quanto la stessa unità di riferimento dell'analisi sociale è la persona, e non un generico e astratto sistema sociale.
L'intenzionalità si riferisce alla capacità soggettiva di monitorare i propri ed altrui atteggiamenti. Giddens ritiene gli individui attori competenti: in grado di comprendere quanto accade e di ridefinire di conseguenza i propri atteggiamenti. Ma tale monitoraggio non è necessariamente un fatto consapevole. Con il termine coscienza Giddens si riferisce alla conoscenza delle regole e delle pratiche grazie alle quali si prende parte alla vita sociale, una cosa è che tale coinvolgimento avvenga in termini di coscienza pratica, altra di coscienza discorsiva. Questo vuol dire che si sanno utilizzare i saperi pratico-morali di base della propria società senza necessariamente sapersene spiegare le ragioni; coscienza discorsiva se ne sanno fornire anche le motivazioni.
La coscienza pratica e quella discorsiva sono due differenti modalità della memoria. L'inconscio, a detta di Giddens, rappresenta una terza dimensione della memoria perché si riferisce a quei ricordi che non possono essere incorporati nel monitoraggio riflessivo dell'azione a causa di uno sbarramento negativo. Fra le cause di tale sbarramento, e si noti qui l'influenza dei ragionamenti di Freud, Giddens menziona in particolare i traumi infantili: queste possono mettere a repentaglio tanto la stima in se stessi quanto i parametri psicologici del proprio sistema di sicurezza di base.
Nell'ottica di Giddens, coscienza pratica e discorsiva sono i due meccanismi della memoria più direttamente coinvolti nei comportamenti e nella costruzione della realtà. Distinzione fra coscienza pratica e discorsiva: in entrambi i casi c'è intenzionalità; solo che, mentre nella coscienza discorsiva si sanno motivare i propri comportamenti, l'intenzionalità è qui esplicita, nella coscienza pratica tale consapevolezza è perlopiù latente e sottintesa. Per Giddens l'azione è sempre e comunque intenzionale in quanto, per definizione, gli individui sono agenti competenti. Le conseguenze non volute dell'azione, gli effetti inintenzionali, non sono da considerarsi eventi anomali; e qualora si sia in presenza di esiti differenti da quelli ipotizzati, non per questo si deve parlare di eventi irrazionali. Giddens sottolinea che le conseguenze non volute sono pur sempre intenzionali. Perché nel momento in cui si agisce, per forza di cose, si entra in una dimensione sovraindividuale, rispetto alla quale può succedere che gli esiti sfuggano al proprio controllo, o che si producano dei risultati che non si potevano ipotizzare.
Vita quotidiana e routine: la dualità della struttura
Nel tema della vita quotidiana Giddens assimila società e vita quotidiana in quanto vede nella realtà della vita quotidiana l'unico luogo dell'esperienza di sé e degli altri. Tema della routine: l'aspetto ripetitivo di attività intraprese in modo sempre uguale, giorno dopo giorno, costituisce il fondamento materiale di quella che Giddens chiama natura ricorsiva della vita sociale. La vita sociale presuppone ricorsività. Per Giddens, la vita sociale non è un'insieme...
-
Sociologia generale - Giddens
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Di Gennaro, libro consigliato Fondamenti di Sociologia, Giddens
-
Appunti e riassunti di sociologia, testo consigliato Fondamenti di sociologia di Giddens e Sutton
-
Riassunto esame sociologia, prof. Leonini, libro consigliato Fondamenti di sociologia, Giddens, Sutton (primo parzi…