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Capitolo uno: che cos'è la sociologia?

L'uomo moderno vive immerso in una situazione di disagio interiore. Alla base di questa sensazione vi sono i mutamenti di struttura delle grandi società continentali. Non si può comprendere la vita dei singoli a priori di quelli della società, e viceversa. Gli ultimi due secoli di storia hanno visto il mondo modificarsi completamente, a causa di grandi cambiamenti ideologici, tecnologici, politici e istituzionali. Gli uomini avvertono che gli antichi valori e modi di pensare sono crollati, e che gli inizi nuovi hanno l'incertezza di una stasi morale.

L'uomo ha bisogno di una qualità della mente che lo aiuti ad arrivare ad una lucida sintesi di quel che accade e può accadere nel mondo. Questa qualità è l'immaginazione sociologica. Tale abilità serve all'uomo per valutare il contesto dei fatti storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore di tutta una serie di categorie umane; serve, insomma, per trovare le cause del disagio personale dei singoli nei turbamenti oggettivi della società, trasformando la pubblica indifferenza in interesse per i problemi pubblici.

Questa facoltà ci permette di capire, in primo luogo, che l'individuo può essere compreso e valutato solamente all'interno dell'epoca storica in cui vive. È la facoltà che tutti i sociologi classici possiedono.

Distinzione tra difficoltà personali e problemi pubblici

La distinzione principale su cui lavora l'immaginazione sociologica contrappone le difficoltà personali d'ambiente ai problemi pubblici di struttura sociale. Le difficoltà sono connesse con l'interiorità dell'individuo, e con quelle zone circoscritte di vita sociale delle quali è direttamente e consapevolmente conscio. Le difficoltà personali consistono nella sensazione di minaccia verso i propri valori che l'individuo prova. I problemi sono questioni pubbliche, e si riferiscono all'organizzazione dei diversi ambienti istituzionali all'interno di una società. Un problema implica spesso una crisi di istituzioni.

Ad esempio, se in un paese, su mille abitanti, uno solo è disoccupato, questa disoccupazione si rivela essere una sua difficoltà personale. Ma se nello stesso paese, su mille abitanti cento sono disoccupati, allora è un problema.

Valori minacciati e crisi

Quando i nostri valori non sono minacciati, si ha una sensazione di benessere. Quando invece si sentono minacciati, si è in crisi. Se tutti i valori sono minacciati, allora è lo sgomento totale, il panico. Quando tuttavia non si predilige alcun valore né si sente alcuna minaccia, si è nell'indifferenza, che diventa apatia quando coinvolge tutti i valori. Quando infine non si predilige alcun valore, ma si sente un forte senso di minaccia incombente, si prova disagio.

I nostri sono tempi d'indifferenza e disagio. E il compito dei sociologi è ricercarne le cause e trovarne la soluzione.

Il ruolo della scienza e l'immaginazione sociologica

In ogni età vi è un modo di pensare che tende a divenire denominatore comune della vita culturale. Oggi la scienza è un denominatore comune. Non è il solo, ovviamente, perché al suo fianco ne esistono tanti altri. Uno di questi è proprio l'immaginazione sociologica.

Per molto tempo l'uomo ha dato per scontato il rispetto per la scienza. Ma oggi genera spesso paura e incertezza. La sentita necessità di rivedere la scienza, o almeno i suoi obiettivi, rispecchia la necessità di un nuovo denominatore comune. La scienza appare come un complesso di macchine azionate da tecnici e controllate da uomini dell'economia e della guerra, che non la rappresentano più come etica e orientamento.

Tendenze della sociologia

La sociologia tende a muoversi in almeno tre direzioni generali:

  • Teoria della storia: La sociologia appare come un tentativo enciclopedico, che abbraccia tutta la vita sociale dell'uomo. È un tentativo storico e sistematico, perché tratta del passato e se ne serve, e perché tenta di schematizzarlo in fasi, evidenziando regolarità della vita sociale. I protagonisti sono Comte, Marx, Spencer, Weber.
  • Teoria sistematica della natura dell'uomo e della società: Simmel e Weise, Parsons. Ha una visione piuttosto statica e astratta dei componenti della struttura sociale. Abbandona la storia.
  • Studi empirici dei fatti e problemi sociali: Si articola in più campi di analisi.

La sociologia riguarda lo studio della vita associata e del nostro comportamento. Essendo questi i più vari, anche la disciplina evidenzia una grande varietà di contenuti e complessità. La sociologia, come studio sistematico del comportamento umano e della società nacque alla fine del 1700. L'affermazione del metodo scientifico portò poi un radicale cambiamento a livello mentale e concettuale, soppiantando le spiegazioni tradizionali basate sul sapere comune e sulla religione a vantaggio della conoscenza critica e razionale.

Le rivoluzioni che hanno influenzato la sociologia

La sociologia nasce a cavallo di due grandi rivoluzioni, creatrici di grandi cambiamenti in diversi settori della vita sociale.

  • Rivoluzione francese del 1789: segnò la vittoria dei valori di libertà e eguaglianza.
  • Rivoluzione industriale inglese: sul finire del diciottesimo secolo, che provocò grandi cambiamenti a livello socio-economico attraverso lo sviluppo dell'industria, responsabile della massiccia migrazione di contadini dalle campagne alle fabbriche, della successiva crescita urbana e, quindi, della creazione di nuovi tipi di relazioni sociali.

Il mondo che fino allora era stato, il mondo tradizionale, cessò di essere, a vantaggio di grandi cambiamenti che stravolsero la quotidianità.

Auguste Comte (1798-1857)

La formazione di una nuova disciplina non è mai opera di un singolo individuo, tuttavia fra i suoi creatori Auguste Comte occupa un posto d'onore, non fosse altro perché fu lui a coniare il termine sociologia. Inizialmente, a dire il vero, per identificare il suo campo di studi usò il termine fisica sociale, che però era utilizzato anche da alcuni suoi antagonisti intellettuali, motivo per cui poi cambiò il nome in sociologia.

Comte ambiva a creare una scienza della società che spiegasse il mondo sociale così come la scienza della natura spiega quello fisico. Secondo lui, infatti, la società obbedisce a leggi invariabili proprie come il mondo fisico. Ecco perché vedeva la sociologia come una scienza positiva. Il positivismo è una corrente di pensiero che sostiene che la scienza si applica solo a fenomeni osservabili, direttamente attingibili attraverso l'esperienza. Attraverso accurate osservazioni possono essere dedotte quelle relazioni causali tra eventi che consentono di prevederne la ripetizione futura. Lui era convinto dunque di poter conoscere la società partendo dall'evidenza empirica ricavata dall'osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione.

La legge dei tre stadi di Comte

La legge dei tre stadi di Comte afferma che gli sforzi umani per comprendere il mondo sono passati attraverso tre stadi:

  • Teologico: il pensiero è guidato dalle idee religiose, e dalla visione della società come espressione del volere di Dio.
  • Metafisico: inizia grossomodo col Rinascimento, la società è spiegata attraverso il ricorso a principi astratti.
  • Positivo: annunciato dalle scoperte di Copernico, Galileo e Newton, è caratterizzato dall'applicazione del metodo scientifico al mondo sociale.

Comte considerava dunque la sociologia come l'ultima scienza nata, l'ultimo stadio dello sviluppo scientifico, eppure il più importante. Ben consapevole delle condizioni sociali in cui viveva, e delle gravi diseguaglianze sociali che l'industrializzazione stava iniziando a creare e della minaccia che rappresentavano per la coesione sociale, era sicuro che l'unico metodo per salvaguardare l'unità sociale fosse un forte consenso morale. Egli contribuì in modo decisivo alla sistematizzazione e all'unificazione della sociologia.

Emile Durkheim (1858-1917)

Sebbene si riallacciasse spesso ad alcuni aspetti dell'opera comtiana, Durkheim criticò il suo predecessore, ritenendo alcune sue idee troppo speculative e vaghe, e quindi credendo che avesse fallito nel suo intento di fondare la sociologia su basi scientifiche. Anche D. riteneva che si dovesse studiare la vita sociale come uno scienziato studia la natura. Il suo celebre primo principio, infatti, recita: “studia i fatti sociali come cose”.

Per D. il principale oggetto intellettuale della sociologia è lo studio dei fatti sociali, elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali. Secondo D. i fatti sociali sono esterni agli individui e hanno una vita autonoma a prescindere dalle percezioni individuali, ma esercitano su di loro un potere di coercizione senza che tuttavia essi ne siano consapevoli. A parere di D., la facoltà di scelta dunque è spesso una mera illusione, perché gli individui si conformano ai modelli vigenti per la società in cui vivono senza rendersene conto.

I fatti sociali sono difficili da studiare, ma possono essere individuati indirettamente attraverso i loro effetti o esaminando gli strumenti usati per dare loro espressione, come leggi, testi religiosi, regole di condotta scritte, scevri ovviamente di pregiudizi e ideologie.

Anche Durkheim era preoccupato dei cambiamenti che stavano trasformando la sua società. Uno dei suoi interessi primari era la solidarietà sociale e morale, l'elemento che, a suo parere, manteneva in piedi la società impedendole di perdersi nella confusione. Essa è tanto più forte quanto gli individui sono integrati in gruppi sociali e ne seguono valori e costumi.

"La divisione del lavoro sociale" (1893)

Nel libro “La divisione del lavoro sociale” del 1893, D. elabora un'analisi del mutamento sociale in cui con l'avvento dell'era industriale si afferma anche un nuovo tipo di solidarietà. Secondo lui, le società tradizionali, con una scarsa divisione del lavoro, sono caratterizzate da solidarietà meccanica; sono legati gli uni agli altri da esperienze comuni e credenze condivise, fatte valere attraverso sanzioni repressive che garantiscono la coesione sociale.

Con l'avvento dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione tuttavia la divisione del lavoro aumentò, e nacque così la solidarietà organica; i membri di questa nuova società sono legati dall'interdipendenza reciproca, come le componenti di uno stesso organismo. I rapporti d’interdipendenza reciproca sono fatti valere attraverso sanzioni restitutive, cioè miranti a ristabilire l'equilibrio danneggiato dalla violazione, che garantiscono la coesione sociale.

Ma nel mondo moderno i cambiamenti sono così rapidi e intensi da creare comunque problemi a livello sociale, potendo essere pericolosi per morale, religione, stili di vita tradizionali e modelli di comportamento quotidiani; possono stravolgere la vita sociale senza tuttavia darle un'alternativa, senza fornire altri punti di riferimento cui aggrapparsi. Questa condizione di disagio sociale può portare all'anomia, la mancanza di valori e norme.

Studi sul suicidio

Nel 1897 Durkheim effettuò uno dei suoi studi più celebri, quello sul suicidio. Esso non è visto da D. come un atto puramente soggettivo, ma come un fatto sociale che può essere spiegato solo da altri fatti sociali. Esaminando le statistiche ufficiali sui suicidi in Francia, lo studioso arrivò alla conclusione che certe categorie di individui erano più propense al suicidio di altre, e che i tassi di suicidio tendevano ad abbassarsi in tempo di guerra e accrescersi in tempo di pace. Questi riscontri portarono ad affermare l'esistenza di due forze sociali, esterne all'individuo, che influenzano i tassi di suicidio: l'integrazione sociale e la regolazione sociale. Queste due forze determinano, per carenza o eccesso, quattro tipi di suicidio:

  • Suicidio egoistico: determinato dalla carenza d’integrazione sociale (protestanti).
  • Suicidio anomico: determinato da una carenza di regolazione sociale (distruzione dell'equilibrio fra condizione dell'individuo e sue aspirazioni, come nel caso del divorzio).
  • Suicidio altruistico: determinato da un eccesso di integrazione sociale (kamikaze).
  • Suicidio fatalistico: determinato da un eccesso di regolazione sociale (oppressione che causa il senso di impotenza individuale e spinge all'auto-soppressione).

La società secondo Durkheim

Per Durkheim la società è un fatto morale, un insieme di credenze condivise che costituiscono la coscienza collettiva, su cui, a sua volta, si basa la solidarietà sociale, la coesione sociale. La società è quindi una realtà ideale, nel senso che è costituita da cose immateriali, spirituali, cioè prodotte dallo spirito umano. Un fatto sociale è un prodotto dell'uomo, che tuttavia ci appare come qualcosa di esterno. La società è fatta dagli uomini, ma poi diventa indipendente dai suoi artefici. Un fatto sociale è, dunque, ogni modo di fare, più o meno fissato, capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna.

Durkheim introduce allora la teoria dell'uomo duplex. L'uomo ha due componenti: una individuale, l'altra sociale. I due aspetti sono particolarmente uniti, tant'è che Durkheim distingue anche tra rappresentazione individuale e rappresentazione collettiva. La società esiste in quanto io posso separare queste due dimensioni e mettere in luce la forza coercitiva che la seconda esercita sulla prima. Poiché la vita sociale è interamente costituita da rappresentazioni, abbiamo qui l'oggetto dello studio della sociologia, e deve studiarli scientificamente.

Karl Marx (1818-1883)

Le sue idee contrastano in modo quasi radicale con quelle dei due precedenti autori, sebbene anche lui intendesse spiegare il cambiamento sociale alla luce della rivoluzione industriale. Marx si concentrò soprattutto sui cambiamenti dell'età moderna, legati, a suo giudizio, allo sviluppo del capitalismo, modo di produzione radicalmente differente dai suoi precedenti storici di cui individuò due elementi costitutivi:

  • Il capitale, ovvero i mezzi di produzione (denaro, macchine, fabbriche) usati per produrre merci.
  • Il lavoro salariato, ossia l'insieme dei lavoratori che, non avendo mezzi di produzione, devono vendere la loro manodopera in cambio di un salario a coloro che li possiedono.

Marx riteneva che la società capitalista fosse caratterizzata dalla presenza di due classi sociali:

  • La borghesia, ovvero i capitalisti proprietari dei mezzi di produzione.
  • Il proletariato, ovvero la classe operaia industriale urbana, accresciuta dal numero di contadini che lasciavano le campagne per andare a vivere in città e lavorare nelle fabbriche.

Da un punto di vista sociale, il capitalismo è un sistema classista, perché per quanto l'interdipendenza fra le classi sia ovvia, tuttavia la dipendenza è sbilanciata, ed è basata sullo sfruttamento delle classi operaie per ottenere profitti maggiori attraverso il plusvalore eccedente il salario operaio. La borghesia è la classe dominante, il proletariato quella subordinata. Marx era convinto che questo conflitto di classe fosse destinato ad inasprirsi col tempo, fino a provocare una rivoluzione che avrebbe invertito le posizioni di dominio sociale.

Marx fu il fautore della concezione materialistica della storia: secondo questa teoria, nel corso dei secoli i mutamenti sociali sono stati causati da fattori economici. Per Marx all'origine del mutamento sociale sta l'economia. I conflitti fra le classi, fondati appunto su fattori economici, sono la forza motrice dello sviluppo storico.

Marx analizzò anche lo sviluppo delle società nel corso della storia; secondo lui le società cambiano a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi metodi di produzione. Nella progressione di fasi storiche, si parte con le società comuniste primitive di cacciatori e raccoglitori; vengono poi le società schiavistiche antiche e i sistemi feudali basati sulla divisione tra proprietari terrieri e servi della gleba. Comparvero poi artigiani e mercanti, destinati, insieme agli imprenditori industriali, ad essere i fautori del capitalismo. Anche quest'ordine sarebbe stato soppiantato da uno nuovo, come esso stesso aveva fatto in precedenza. Sarebbe nata una società senza classi, non priva di diseguaglianze, ma tuttavia esente dalla interdipendenza sbilanciata che colpiva il capitalismo; si sarebbe arrivati ad un modo di produzione organizzato intorno alla proprietà di tipo comunitario, fondamento di una società più egualitaria.

Max Weber (1864-1920)

Buona parte della sua opera si occupa dello sviluppo del capitalismo e dei modi in cui la società moderna si differenzia dalle precedenti forme di organizzazione sociale. Weber individuò alcune caratteristiche fondamentali delle società industriali...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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