Fondamenti di sociologia
Che cos'è la sociologia
Assistiamo ad una disuguaglianza sociale dovuta a crimini, terrorismo e guerre, ad uno sviluppo tecnologico rapido che porta effetti dannosi della vita moderna sull’ambiente naturale. La sociologia è lo studio scientifico della vita umana, dei gruppi sociali, di intere società e del mondo umano in quanto tale. Capire perché siamo come siamo e agiamo come agiamo. Quello che pensiamo naturale è e sarà condizionato da fattori storici e sociali. È un modo di pensare e vivere il mondo. Pensare sociologicamente vuol dire coltivare la capacità di immaginazione (Charles Wright Mills 1959) o coltivare l’immaginazione sociologica. Ne è esempio la tazzina di caffè che ha un valore simbolico e che evidenzia di più l’interesse per l’incontro, è un insieme complesso di relazioni socioeconomiche globali. Il consumo del caffè è stato politicizzato ed è stato al centro di dibattito sulla globalizzazione, diventando uno stile di vita.
La società consiste in persone che vivono in un determinato territorio condividendo caratteristiche culturali comuni come lingua, valori, norme fondamentali di comportamento. La società può comprendere forme di istituzioni come il governo, la famiglia e il sistema educativo e costituire la struttura sociale. L’immaginazione sociologica ci permette di andare al di là del problema che sembra legato solo all’individuo, ne è un esempio il divorzio che ha effetti sulla previdenza, sul welfare e sulle politiche della casa e ancora la disoccupazione che è un problema sociale quando riguarda più persone. La sociologia esplora le connessioni tra quello che la società fa di noi e quello che noi facciamo di noi stessi e della società. I contesti in cui viviamo non sono casuali ma strutturati, sono modellati e determinati e se noi prendiamo una decisione che magari viene condivisa da altre milioni di persone questo ha un effetto sulla società e sull’economia.
Le strutture sociali anche se sembrano solide possono crollare da un momento all’altro come il comunismo, il caso della Libia con Gheddafi ed in Egitto con Mubarak. Lo studio di noi stessi può seriamente mettere in dubbio idee e atteggiamenti consolidati. Le origini della sociologia risalgono dai cambiamenti introdotti dalla Rivoluzione francese del 1789 e dalla rivoluzione industriale del XIX secolo. Sono eventi che stravolsero i modi di vita tradizionali e si iniziò a cercare di capire cosa avesse portato cambiamenti così radicali.
Auguste Comte e il positivismo
Auguste Comte (1798-1857) nato in Francia ambiva a creare una scienza della società, voleva creare leggi per spiegare il mondo sociale costruendo una logica comune e un metodo scientifico da applicare. Voleva che la sociologia divenisse una scienza positiva, da qui la dottrina del positivismo nella quale la scienza si applica solo a fenomeni osservabili. Importante è la legge dei tre stadi. Occorrono sforzi umani per comprendere il mondo. Nello stadio teologico il pensiero viene guidato dalle idee religiose e dal concetto di società come espressione della volontà di Dio. Nello stadio metafisico la società viene vista in termini naturali e non più soprannaturali. Nello stadio positivo si applica il metodo scientifico al mondo sociale, la sociologia è la scienza più importante e complessa. Comte era consapevole delle disuguaglianze sociali create dall'industrializzazione e la minaccia per la coesione sociale. La sua soluzione era produrre un consenso morale attraverso una nuova religione dell’umanità per mantenere la società unita.
Emile Durkheim e i fatti sociali
Emile Durkheim (1858-1917) nato in Francia spiegava che la sociologia poteva tradurre le questioni filosofiche in interrogativi sociologici. La vita sociale è da studiare come gli scienziati studiano la natura. Studiare i fatti sociali come cose. I fatti sociali sono istituzioni e regole dell’agire che determinano il comportamento umano. L’individuo può percepire i fatti sociali come pressione esterna. Il fatto sociale come ad esempio il sistema monetario appartiene già alla società e ne dobbiamo fare uso per vivere. I fatti sociali condizionano le nostre azioni e aumentano la preoccupazione di Durkheim riguardo i cambiamenti che stava affrontando la società. Uno dei suoi interessi era la solidarietà sociale e morale che tiene insieme la società. Le società tradizionali con scarsa divisione del lavoro erano caratterizzate da una solidarietà meccanica mentre con l’era industriale Durkheim parla di solidarietà organica visto l’aumento crescente della divisione del lavoro. Gli individui diventano sempre più dipendenti gli uni dagli altri perché ognuno ha bisogno dei beni e servizi forniti dall’altro. Durkheim era anche convinto però che i processi di cambiamento sono troppo rapidi e intensi da generare gravi problemi sociali. Con il cambiamento della società cambiano anche gli stili di vita, la morale, le credenze religiose e i modelli di comportamento. I vecchi valori si perdono e non si assimilano i nuovi che nel frattempo già cambiano. Si parla di anomia ossia assenza di significato e struttura dell’esistenza.
Karl Marx e il conflitto di classe
Karl Marx (1818-1883) nato in Germania. Analizza lo sviluppo industriale e le disuguaglianze sociali che ne derivano. Il capitalismo è il capitale cioè i mezzi di produzione come il denaro, le macchine, le fabbriche e chi detiene i soldi. Il lavoro salariato è l’insieme di lavoratori che non hanno mezzi e cercano occupazione presso i detentori di capitale. I capitalisti sono la borghesia e lavoratori salariati o proletariato. Il capitalismo è un sistema classista dove le classi sono in conflitto e la dipendenza tra di esse è troppo sbilanciata. La storia della società, per Marx, si basa sul conflitto tra le classi e, come i capitalisti avevano rovesciato l’ordine sociale precedente, così sarebbero stati soppiantati dal proletariato. Marx teorizzò una rivolta dei lavoratori che avrebbe portato ad una società nuova senza divisioni o comunque con divisioni più eque, ad esempio il comunismo. Le sue idee influenzarono la storia del XX secolo notevolmente, basta pensare che una generazione fa oltre un terzo della popolazione mondiale seguiva i pensieri Marxisti. Poi però i regimi comunisti vennero spazzati via come in Polonia nel 1989 e come il crollo dell’unione sovietica nel 1991.
Max Weber e l'agire sociale
Max Weber (1864-1920) nato in Germania dà meno importanza al conflitto di classe. L’influenza di idee e di valori sul mutamento sociale è pari a quella delle condizioni economiche. Studia l’agire sociale ovvero le azioni significative che il soggetto compie nei confronti degli altri. La sociologia ha il compito di capire il significato nascosto delle azioni individuali. Elemento importante Weberiano è il tipo ideale, cioè modelli ideali per indagare un fenomeno sociale. Ad esempio, si può costruire un tipo ideale di gruppo terroristico o di criminale. L’affermazione della scienza, della tecnologia moderna e della burocrazia configurava per Weber un processo di razionalizzazione, cioè di organizzazione della vita sociale sulla base di conoscenze tecniche. Weber però era anche preoccupato da un’eccessiva razionalizzazione e burocrazia che avrebbe potuto regolamentare troppo la vita sociale soffocando lo spirito umano.
Tre tradizioni di ricerca
Ci sono quindi tre tradizioni di ricerca: il funzionalismo (Durkheim), la teoria del conflitto (Marx) e gli interazionisti (Weber). Per il funzionalismo la società è un sistema complesso le cui parti cooperano per mantenere stabilità. La sociologia dovrebbe indagare su questi rapporti che si intrattengono, studiare ad esempio come le credenze religiose possono influenzare altri aspetti della società mantenendo una coesione sociale. Il funzionalismo mette in risalto il consenso morale per conservare ordine e stabilità. Però non si può pensare che tutto è funzionale, ad esempio parlando di religione, quando un gruppo religioso è in disaccordo, si possono produrre forti conflitti sociali che abbiamo visto dare origine anche a guerre. A partire dagli anni '80 l’idea di funzionalismo iniziò a declinare, venivano troppo minimizzate le divisioni sociali.
Con le teorie del conflitto i sociologi sottolineano l’importanza delle strutture sociali, si soffermano sui temi del potere e delle disuguaglianze. Esistono gruppi distinti, ognuno dedito al proprio interesse, in conflitto con altri gruppi come quello femminista. Il femminismo è una teoria del conflitto che si basa sulla disuguaglianza di genere e la disparità tra uomo e donna. Basta vedere il termine «uomo» che rappresenta l’umanità nel suo complesso.
Con l’interazionismo simbolico, Weber ha sicuramente ispirato numerose forme di sociologia interazionista come quella sviluppata da George Herbert Mead (1863-1931). L’interazionismo simbolico nasce da un interesse per il linguaggio e il significato. Il linguaggio ci permette di diventare autocoscienti e consapevoli della nostra individualità e ci rende capaci di vederci dall’esterno. Le parole che usiamo per descrivere le cose sono in realtà simboli, compresi i gesti che facciamo. Tutto ciò è indispensabile per capire ciò che le persone dicono e fanno. I sociologi che seguono questo pensiero analizzano le interazioni dirette nei contesti della vita quotidiana. Weber sosteneva che le strutture sociali fossero create dalle azioni degli individui. L’interazionismo simbolico ha aiutato a capire le nostre azioni nel contesto della vita sociale quotidiana ma è stato criticato per aver ignorato le questioni tra il potere e le strutture sociali e la loro capacità di limitare le azioni individuali. Arlie Hochschild parla ad esempio di distacco o “alienazione di sé che si devolve al lavoro” analizzando uno studio su un corso di formazione della linea aerea Delta.
Microsociologia e macrosociologia
Al di là delle varie teorie è certa sicuramente una cosa, il comportamento umano è multiforme ed è improbabile che un’unica prospettiva teorica possa coprirne tutti gli aspetti. Ci sono due livelli di analisi: la microsociologia e la macrosociologia. Lo studio del comportamento quotidiano nelle situazioni di interazione diretta è solitamente detto microsociologia, mentre macrosociologia è l’analisi delle grandi strutture sociali e dei processi di cambiamento di lungo periodo. Le due dimensioni sono strettamente connesse perché i modi in cui le persone conducono l’esistenza giorno per giorno sono influenzati dalle istituzioni sociali, dal sistema educativo, politico e giuridico. La macroanalisi è essenziale se vogliamo comprendere il contesto istituzionale della vita quotidiana. La microanalisi è necessaria per portare alla luce i dettagli di questi grandi apparati istituzionali. L’interazione diretta è la base principale di ogni forma di organizzazione sociale a prescindere dalle sue dimensioni. La sociologia ci spiega che l’esistenza quotidiana viene condotta in famiglia, in gruppi sociali, in comunità e in quartieri e le persone non vivono come individui isolati. Gli individui inoltre non vengono lasciati in balia dei grandi mutamenti sociali ed economici ma si adattano in modo creativo. La sociologia ci conferisce una consapevolezza delle differenze culturali che ci permette di guardare il mondo da prospettive diverse. Le politiche che non sono fondate su una chiara consapevolezza dei modi di vivere delle persone hanno scarse probabilità di successo. La ricerca sociologica fornisce un aiuto pratico alla valutazione delle politiche. Molti sociologi si dedicano allo svolgimento professionale di funzioni pratiche come lavorare per una consulenza aziendale, fare il ricercatore in gruppi di esperti, fare l’assistente sociale o il direttore del personale e altre posizioni.
Contributi della sociologia
Infine, la sociologia può contribuire all’accrescimento dell’autocomprensione. Più sappiamo sul perché e sul come delle nostre azioni e sul funzionamento complessivo della nostra società, più saremo in grado di influire sul nostro futuro. I risultati delle ricerche sociologiche possono dirci come funziona una società e come cambia nel tempo ma non ci possono dire come dovrebbe essere. Ci sono vari tipi di sociologia: quella professionale, pratica/policy, critica e pubblica. Quella professionale è disciplina scientifica radicata nelle università che genera programmi di ricerca, accumula conoscenze e consente le carriere accademiche. Quella pratica riguarda tutti quegli studi che perseguono obiettivi definiti dai committenti come finanziatori o uffici pubblici. Quella critica è la coscienza della sociologia professionale che mette a nudo gli assunti dei progetti di ricerca. Quella pubblica si rivolge ai gruppi sociali, movimenti sociali e le organizzazioni delle società civili, dialogando apertamente sulle direzioni future della società. Negli ultimi anni alcuni sociologi hanno espresso l’idea che la sociologia non si sia impegnata a sufficienza nelle questioni pubbliche e l’idea è quella di invitare i membri delle associazioni sociologiche a sviluppare una maggiore presenza mediatica. La sociologia ci permette di capire le influenze che agiscono sulle nostre esistenze. Lo studio della società rimane il tema centrale. In un mondo sempre più globale e interconnesso è necessario però avere un approccio sociologico globale. I problemi centrali studiati dalla sociologia stanno cambiando, parliamo di rapida globalizzazione, danni ambientali, grandi rischi globali, il multiculturalismo e la disuguaglianza di genere. Probabilmente serviranno nuove teorie per analizzare nuovi temi sociali in futuro.
Globalizzazione e mutamento sociale
Il pianeta terra è nato 4,5 miliardi di anni fa. Gli esseri umani sono nati mezzo milione di anni fa. L’agricoltura è nata 12 mila anni fa e le grandi civiltà umane 6 mila anni fa. Gli esseri umani si sono gradualmente disseminati in tutto il globo intrecciando rapporti sempre più regolari e spesso conflittuali tra i vari gruppi. I sociologi considerano il periodo della modernità come quello dove sono avvenuti i maggiori cambiamenti sociali e ambientali registrando una fortissima globalizzazione. La globalizzazione è un processo generale di interconnessioni che interessa gli scambi economici, le relazioni politiche, il turismo, la tecnologia, e i flussi migratori. La globalizzazione è aumentata con la crescita demografica che ha visto un mutamento significativo dall’età moderna. Il tempo di raddoppio della popolazione globale è abbastanza allarmante, si passerà nel 2100 probabilmente ad avere 10 miliardi di persone che dovranno procacciarsi il cibo, dati forniti dal dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu. La possibilità che un numero del genere di individui possa sopravvivere dipende dall’evoluzione tecnologica e dalla capacità di sostentamento dell’ambiente naturale. Nella globalizzazione contemporanea vedremo lo sviluppo più significativo del nostro futuro.
Tipi di società nel corso della storia
Possiamo identificare nella storia le società cacciatori-raccoglitori, pastorali, agricole e tradizionali. I cacciatori-raccoglitori si procurano da vivere cacciando, pescando e raccogliendo piante selvatiche commestibili, ancora adesso in Africa, Brasile e Nuova Guinea. Sono società basate su valori religiosi, su cerimonie e attività rituali con scarsa divisione tra ricchi e poveri. Gli uomini monopolizzano le posizioni pubbliche e cerimoniali. Queste società, a causa di assenza di guerre e di disuguaglianze, basate sulla cooperazione invece che la competizione fanno comunque pensare che le civiltà industriali moderne non siano proprio ancora il culmine del progresso.
Le società pastorali-agricole si sviluppano nel 20.000 a.C. durante l’ultima era glaciale. Alcuni gruppi di cacciatori-raccoglitori iniziarono ad allevare animali e a coltivare pezzi di terra e intorno al 5.000 a.C. moltissime comunità trovavano la propria sussistenza dall’agricoltura e allevando animali. Ancora oggi ci sono società di questo tipo soprattutto in alcune aree dell’Africa, Medio Oriente e Asia centrale. La vita di queste società è basata su migrazioni e frequenti spostamenti, sono società sicuramente più complesse di quelle dei cacciatori-raccoglitori. Grazie all’agricoltura e all’orticoltura si garantiva un alto approvvigionamento stabile che poteva sostenere popolazioni più numerose rispetto alle precedenti società. L’agricoltura è ancora oggi il settore principale in numerose parti del mondo. Le società tradizionali sviluppate nel 6.000 a.C vedono alla base del loro sviluppo le città, configurano marcate disuguaglianze di ricchezza e potere e autorità politiche come re o imperatori. Parliamo delle prime civiltà nate nel Medio Oriente e nelle valli fluviali, in Asia nel 2.000 a.C. con l’impero cinese, in Messico e America meridionale con gli Aztechi, Maya e Inca. Si tratta di...
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