La gestione delle imprese multinazionali e le principali dinamiche e sfide dell'international business
Capitolo 1: Le imprese multinazionali
Con il termine imprese multinazionali vengono definite le imprese che esercitano un’attività in diverse nazioni. La parte di attività svolte al di fuori del paese d’origine dovrebbe essere comunemente rilevante in relazione all’attività dell’impresa. Le imprese multinazionali, inoltre, detengono una partecipazione azionaria rilevante in altre aziende che operano in uno o differenti paesi esteri e hanno a disposizione un’organizzazione integrata delle risorse, sia nel mercato locale che in quelli esteri.
Una multinazionale deve possedere due importanti requisiti:
- Strutturale: l’azienda deve essere organizzata sotto forma di gruppo, con una società capogruppo che possiede più del 50% dei voti spettanti agli azionisti oppure detiene il diritto di nominare la maggioranza dei componenti degli organi direttivi.
- Di gestione imprenditoriale: le attività avviate nelle diverse parti del mondo sono gestite in modo unitario e centralizzato.
Le aziende multinazionali si possono suddividere, in funzione delle loro caratteristiche produttive, in tre tipologie:
- Orizzontali: gestiscono stabilimenti produttivi, collocati in diversi paesi, con l’obiettivo di produrre merci simili o uguali.
- Verticali: coordinano impianti produttivi, situati in differenti paesi, con lo scopo di produrre merci che vengono impiegate come materie prime negli stabilimenti presenti in altri paesi.
- Diversificate: gestiscono impianti produttivi in diversi paesi senza essere collegati tra loro né verticalmente, né orizzontalmente, né direttamente o indirettamente, e possono produrre prodotti diversi a seconda dei paesi.
Globalizzazione
Con il sostantivo globalizzazione ci si riferisce alla crescente integrazione ed interdipendenza delle economie nazionali. Tale integrazione è avvenuta attraverso investimenti diretti esteri, acquisizioni internazionali e fusioni in un mondo che da gerarchizzato sotto gli Stati Uniti si è trasformato in tripolare, coinvolgendo anche Giappone e Unione Europea. Si fa uso di questo termine facendo riferimento all’allargamento degli orizzonti d’interesse delle grandi imprese, che sono passate da una scala meramente nazionale ad una scala internazionale e addirittura in alcuni casi mondiale.
Grazie all’ampliamento del mercato, è stato possibile realizzare sia strategie di leadership di costo globale sia strategie di differenziazione. Le multinazionali americane ed europee, per cercare di penetrare in mercati esteri, svilupparono il concetto di marketing. In maniera opposta, le aziende giapponesi operavano praticamente senza alcun servizio o ricerca di marketing e sono riusciti a decifrare il codice dei mercati occidentali scoprendo un aspetto che tutti i mercati hanno in comune: un forte desiderio di affidabilità, standard elevato, innovazione e politica dei prezzi aggressiva.
La possibilità di ottimizzare il mix di fattori produttivi attraverso la ricerca di manodopera a basso costo del lavoro, di paesi con un’impostazione fiscale bassa o di un costo delle materie prime inferiore rispetto al mercato interno, non sono le uniche ragioni che spingono un’impresa a trasferire una parte o l’intero processo produttivo all’estero. L’impostazione più seguita consiste nel mantenimento nella casa madre delle funzioni aziendali come ricerca e sviluppo, marketing e tutti ciò che riguarda gli aspetti intangibili del processo produttivo; mentre vi è un’apertura parallela della maggior parte delle fasi di produzione verso il mercato estero.
Le multinazionali: un bene o un male per la società?
Oggi non è ancora chiaro se nel contesto competitivo le IMN siano un bene o un male per la società e per l’economia dei vari paesi e se queste siano fondamentali per la crescita economica. Le principali correnti di pensiero economico sono tre:
- Radical: trae aspirazione dal Marxismo e identifica la IMN come lo strumento principale del capitalismo.
- Market-Free: trae aspirazione dagli economisti classici come A. Smith e identifica le IMN come mezzo ideale per un’allocazione efficiente delle risorse.
- Nationalism-Pragmatic: identifica benefici e costi connessi alle IMN e agli investimenti esteri.
Le multinazionali oggi sono considerate attori essenziali nei processi di creazione ed adozione e diffusione internazionale della tecnologia e non sono più considerate sistemi che si approfittano delle economie ospiti. Nello specifico, con riferimento alle imprese domestiche, le IMN presentano le seguenti caratteristiche:
- Dimensioni maggiori
- Concentrazione in industrie caratterizzate da un alto livello di tecnologia
- Presenza di alti livelli di produttività
- Offerta di salari in media più alti
- Presenza di una più alta attitudine all’innovazione e all’investimento in R&S
Le multinazionali introducono nell’economia un insieme di risorse, competenze manageriali, capitali e abilità tecnologiche che non sono disponibili nell’area locale. L’ingresso di una IMN in un’economia può determinare un effetto diretto che si può identificare in due componenti:
- Intersettoriale: le imprese scelgono di servire i mercati esteri attraverso la produzione locale quando è presente un alto livello di costi fissi multi-impianto, come le spese in R&S, marketing e organizzazione. In questo modo si riescono a ripartire e a distribuire i costi fissi su una produzione maggiore, dovuta appunto dalla produzione locale, sfruttando le economie di scala.
- Intrasettoriale: deriva dagli attributi specifici delle imprese che presentano le seguenti caratteristiche:
- Maggiori dimensioni
- Maggiore produttività
- Maggiore propensione e orientamento verso l’attività innovativa
Gli investimenti diretti esteri
Dagli anni settanta si è sviluppato il fenomeno delle IMN, quando un considerevole numero di aziende industriali americane ha intrapreso una sequenza di investimenti diretti esteri (IDE). Essi sono investimenti realizzati con lo scopo di acquisire un interesse duraturo o il controllo effettivo su un’impresa operante al di fuori dell’economia dell’investitore. L’IDE è quindi un potente strumento per la crescita e lo sviluppo.
Un’impresa multinazionale è un’impresa che si impegna in investimenti diretti esteri (IDE). Un’impresa multinazionale possiede quindi due caratteristiche distintive:
- Accede, organizza e coordina molteplici attività a valore aggiunto attraverso i confini nazionali
- Internalizza alcuni dei mercati transfrontalieri per i prodotti intermedi derivanti da tali attività
Gli IDE non sono comunque l’unico modo attraverso il quale le imprese possono organizzarsi come centri multinazionali. Un’alternativa è rappresentata da rapporti di mercato che si possono intrattenere con imprese estere terze (per esempio mediante accordi di licenza o di outsourcing).
L’IDE differisce dagli investimenti di portafoglio in particolare per quanto riguarda due importanti aspetti. Riguardo al primo aspetto, l’IDE fa riferimento alla cessione di un pacchetto di attività o di prodotti intermedi, che comprendono il capitale finanziario, competenze organizzative e gestionali, la tecnologia, le strutture di incentivazione ecc. mentre gli investimenti indiretti riguardano solo il trasferimento del capitale finanziario. In secondo luogo, a differenza delle normali transazioni di mercato, gli IDE non comportano alcun cambiamento della proprietà.
L’investimento diretto estero (IDE) è pertanto l’investimento finanziario che dà vita e mantiene nel tempo un significativo grado di influenza dell’investitore sulla gestione dell’impresa target. Gli IDE si distinguono in due categorie:
- Greenfield: investimenti consistenti nella creazione ex novo di attività produttive non esistenti sul territorio.
- Brownfield: investimenti che vertono su processi di fusione aziendale o sull’acquisizione di attività già esistenti e rappresentano la parte più consistente degli IDE.
L’IDE può essere costituito da tre componenti:
- Capitale proprio
- Utile sui reinvestimenti
- Prestiti aziendali
Esistono quattro tipi di attività svolte dalle sussidiarie di IMN che giustificano gli IDE.
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