Ge gestione della supply chain
Prof.ssa: Giannoccaro Ilaria
L.M. Ingegneria Gestionale
A.A. 2021/2022
Sommario
- Introduzione ai concetti di supply chain e supply chain management ...........................................................................2
- Introduzione al supply chain management .........................................................................................................................6
- Alleanze strategiche nelle supply chain .............................................................................................................................66
- Zara, H&M e Benetton supply chain a confronto ..............................................................................................................69
- Zara .....................................................................................................................................................................................69
- Hennes & Mauritz .............................................................................................................................................................71
- Benetton .............................................................................................................................................................................72
- Effetto bullwhip ..................................................................................................................................................................73
- Allineamento degli incentivi ..............................................................................................................................................79
- Logistica degli approvvigionamenti ....................................................................................................................................90
- Supply chain circolare ........................................................................................................................................................ 128
Esame: orale sui contenuti del corso più illustrazione di un project work di gruppo su un tema assegnato durante il corso.
Lezione 1 – 28/02/2022
Introduzione ai concetti di supply chain e supply chain management
Le aziende producono prodotti. Ma l’impresa che vende e produce prodotti non realizza l’intero processo produttivo, cioè l’intera fase dalla realizzazione delle materie prime, la loro trasformazione in componenti e semilavorati, alla distribuzione del prodotto finale acquistato dal cliente. L’impresa Barilla, ad esempio, esegue solo una parte di questo processo. Noi non consideriamo questo processo ma associamo tutte le fasi della produzione a Barilla, ma ci sono imprese che svolgono le fasi restanti del processo produttivo.
L’insieme di tutte le imprese che collaborano alla realizzazione del prodotto finito costituiscono la supply chain, cioè un network di imprese collegate tra loro dal fatto che ciascuna svolge un’attività per realizzare il prodotto finito che sarà venduto tramite un canale di vendita al consumatore. È importante riconoscere la presenza di questo insieme di imprese. La capacità dell’impresa di sviluppare vantaggio competitivo rispetto agli altri concorrenti non deriva solo dall’impresa stessa in sé. La capacità di un’impresa di essere competitiva (ottenere performance superiori a quelle dei concorrenti sul mercato) non dipende esclusivamente dalle sue capacità e risorse, soprattutto negli ultimi anni. L’impresa è influenzata, nella capacità di produzione, dalle richieste del consumatore.
Ora si assiste ad un aumento della domanda soprattutto nei canali online (che ha creato problemi alle imprese) e all’aumento delle materie prime. Se si pensa a quando si è diffuso il Covid in Cina, in cui ci sono tantissime grandi imprese manifatturiere che producono molti componenti e semilavorati che sono poi acquistati da paesi esteri per produrre prodotti finiti, oppure acquistano prodotti finiti realizzati in Cina e comprati da altri paesi che si occupano solamente di distribuirli. La domanda c’è, l’impresa è disposta a vendere i prodotti richiesti ed ha anche le risorse economiche per acquistarli ma il problema è che l’impresa deve approvvigionarsi da altre parti, le risorse disponibili non sono sufficienti per ottenere prodotti finiti, in quanto il prodotto non è realizzato tutto nei confini dell’impresa.
La Divella prende la maggior parte della fornitura di grano proveniente dall’Ucraina (circa 60%) e se questa materia prima non è disponibile la produzione si interrompe, sebbene ci sia la domanda. Questo deriva dalla supply chain della Divella che, in qualità di impresa, per realizzare il proprio prodotto, ha bisogno di relazionarsi con altre imprese-fornitori (in questo caso produttori di grano) che svolgono fasi precedenti a quelle dell’impresa stessa (produzione dell’impasto per produrre pasta). Serviranno poi altre imprese che hanno la funzione di distribuire, cioè vendere, il prodotto mediante un canale di distribuzione (ad esempio Auchan).
Le performance di una singola impresa nel servire il consumatore finale e che decidono le sorti dell’impresa stessa, derivano dall’insieme di imprese chiamato supply chain. Se i fornitori danno un prodotto scarso, o ne forniscono in ritardo o non ne forniscono, la capacità di essere competitivi sul mercato viene inficiata. È importante riconoscere questo per poter poi gestire le eventuali problematiche se viene a mancare una funzione logistica di questa network. Occorre collaborare con questa serie di attori per poter conseguire il vantaggio competitivo. Le imprese da sole non hanno neanche la capacità di innovare, ma devono collaborare con altre imprese in un ecosistema cioè di un sistema allargato formato da altri soggetti quali fornitori di prodotti, componenti e servizi.
Si riporta un esempio rappresentativo di una supply chain. Le imprese vengono rappresentate per stadi e vale sia che queste eroghino prodotti che servizi, sebbene nasca per beni materiali. Le imprese si classificano a seconda dello stadio di appartenenza: i fornitori sono le imprese che danno le materie prime e forniscono semilavorati e componenti, segue lo stadio di produzione che comprende le imprese che si occupano dell’attività di produzione del prodotto finito assemblando le diverse componenti e vendono i loro prodotti ai distributori che fanno parte dello stadio distribuzione che distribuiscono il prodotto finito ai clienti finali ovvero i consumatori ed utilizzatori del prodotto.
Nella supply chain ci sono tanti clienti poiché ci sono tante relazioni tra clienti e fornitori a seconda dello stadio a cui si sta facendo riferimento (le imprese di distribuzione sono i clienti delle imprese di produzione e le imprese di produzione sono i clienti delle imprese fornitrici; viceversa, le imprese di produzione sono i fornitori delle imprese di distribuzione). Si intuisce che un’impresa presa da sola si colloca singolarmente in uno di questi stadi a seconda della funzione che essa svolge (fornitura, produzione o distribuzione). Noi faremo riferimento ad imprese che si collocano nello stadio della produzione poiché queste vendono con un determinato marchio ai consumatori finali e per esse la supply chain è più complessa e vale la conoscenza della propria supply chain per poter vendere il prodotto finale al consumatore finale sul mercato e trarre un vantaggio competitivo.
Quindi Barilla, per realizzare e vendere il suo prodotto finale a consumatori finali, ha bisogno di una supply chain con a monte fornitori e impianti di produzione e a valle con una rete di distribuzione che gli consentirà di raggiungere il consumatore finale. Quindi deve gestire la supply chain, ovvero, al fine di essere competitiva, la logistica di monte dei fornitori e di valle della rete di distribuzione, non solo gestire gli stabilimenti produttivi. Fondamentale è la rete di distribuzione che ha il compito di servire il cliente finale (si pensi ad Amazon): senza un efficace logistica di trasporto la capacità competitiva dell’impresa scende.
Il 2021 è stato l’anno della supply chain poiché il Covid ha evidenziato la sua importanza, a causa dell’incremento di domanda. Il Global Supply Chain Pressure Index è un indice calcolato a partire dagli anni passati per far notare come in questo momento siamo in un momento di pressione per le supply chain globali. Si osserva che l’indice delle supply chain globale è aumentato tantissimo nell’ultimo anno. Per economia globale si intende un’economia aperta, senza confini politici. L’impresa può vendere a consumatori in qualunque parte del mondo e viceversa, cioè in un mercato aperto. L’impresa può acquistare le proprie componenti e materie prime da altre imprese di altre parti del mondo. Per supply chain globale si intende una supply chain non più locale, confinata al distretto industriale per cui le imprese sono per lo più vicine tra loro.
La globalizzazione del mercato e dell’economia porta anche alla globalizzazione della supply chain ed è soggetta anche ad una serie di rischi che possono derivare dalla mancata disponibilità dei mezzi di trasporto, componenti e materie prime da paesi geograficamente distanti. I flussi logistici vengono per questo mappati con indici per monitorare i traffici se in linea con il passato oppure se si stanno subendo delle oscillazioni e dunque dei cambiamenti. Si osserva infatti la deviazione standard come misura dello scostamento dalla media (lo zero), e più ci si allontana dalla media e più si è sotto pressione. Anche dopo il picco del 2019, a causa del Covid, nel 2020, il picco si era riequilibrato di nuovo, ma nel 2021 l’indice è schizzato in alto, come segno della pressione.
Il Backlogs è un indice utilizzato per calcolare l’indice precedente ed indica il ritardo a cui sono soggette le consegne, il ritardo dei fornitori (suppliers), causati dai colli di bottiglia (bottlenecks) che hanno fatto sì che i tempi di consegna in Usa ed Europa siano rallentati considerevolmente. I tempi di consegna sono diventati più lunghi e le supply chain vengono progettate per avere invece tempi di consegna rapidi e soddisfare le esigenze dei clienti. Una delle cause dei ritardi è data dal fatto che gli stabilimenti non producono più al 100% della capacità produttiva.
In questo indice i ritardi sono rappresentati dal fatto che la curva va sotto il 50% ed i tempi di consegna sono più lunghi, mentre al di sopra i tempi di consegna sono più brevi rispetto ai tempi medi (rappresentati dal valore 50%). I ritardi sono dovuti ai colli di bottiglia che bloccano l’intera supply chain. Nel 2020/21 i tempi di consegna sono aumentati. È un fenomeno generale di tutta l’economia che va ad inficiare anche tutte le supply chain. A valle della pandemia da Covid-19, ci sono delle mancanze di prodotti sugli scaffali ed i prezzi dei prodotti stanno aumentando. Quando c’è aumento di domanda ma mancano le materie prime per produrre, si creano delle mancanze sugli scaffali, se non si è in grado di soddisfare la domanda, il prezzo aumenta.
La problematica dei colli di bottiglia e della mancanza di approvvigionamento di materie prime sta affliggendo alcune supply chain in alcuni settori tipo il settore dell’elettronica che soffre la mancanza di alcuni metalli. La mancanza di componenti e materie prime è critica per quei settori fondamentali per l’economia di una nazione. Il governo americano si è preoccupato di questa criticità ed ha creato una task force che coinvolge diversi ministeri del governo americano invitando a realizzare un’analisi di 100 giorni della supply chain per identificare le cause dei ritardi o di mancanze nella produzione in alcuni settori dell’economia americana e proporre soluzioni. Il risultato di questa analisi è stato prodotto nel giugno 2021.
Le supply chain che sono in grado di superare le criticità impreviste sono dette resilienti. Si è fatto riferimento alle supply chain dei semiconduttori (componente chiave di tutti i prodotti elettronici), delle batterie di grandi capacità per la grande mobilità elettrica, minerali critici che si stanno esaurendo, settore farmaceutico e della salute. Questi quattro settori sono stati analizzati al fine di poter trovare delle strategie per renderli resilienti. La supply chain ha acquisito grande importanza negli ultimi decenni seppure sviluppatasi negli anni ’70. Nel passato le supply chain erano gestite per l’efficienza.
Gestire per l’efficienza vuol dire che le prestazioni riguardano costi e qualità cioè si realizza il prodotto tendendo a minimizzare il costo, utilizzando al meglio gli input per ottenere l’output oppure massimizzando gli output dati gli input, si deve ridurre il costo unitario di prodotto (costo totale diviso la quantità totale prodotta) oppure aumentare la quantità, ovvero l’output (nel primo caso si riduce il numeratore, nel secondo il denominatore). L’efficienza, in quanto riduzione dei costi, è una fonte del vantaggio competitivo ed è un modo per presentarsi ed essere scelti dal consumatore finale in quanto gli viene offerto un prezzo più basso e in questo modo si aumenta la domanda.
Ma le supply chain possono essere gestite anche per l’efficacia. L’efficacia si misura in tempi ed è associata al consumatore finale, cioè asservirlo al meglio. I tempi sono la misura di soddisfazione del consumatore finale. Inoltre, tanto più si può offrire una personalizzazione del prodotto secondo le richieste del cliente più la supply chain sarà efficace. Le supply chain sono progettate per essere efficaci, efficienti e soprattutto resilienti. Già in passato si studiava la resilienza della supply chain e ci si riferiva soprattutto ad eventi occasionali di carattere naturalistico (tsunami, alluvioni, terremoti ad esempio) in grado di bloccare la produttività. La resilienza è la capacità di reagire in tempi brevi agli eventi in generale che possono bloccare il flusso della filiera, non solo naturali o rari ma anche di mancanza di materie prime, aumento dei costi energetici, mancanza di mezzi di trasporto.
La figura professionale del supply chain manager, in passato confusa con il gestore delle operations, si occupa non solo della produzione all’interno dello stabilimento produttivo ma anche delle relazioni al di fuori della singola impresa, di gestire i flussi ed il collegamento della produzione a monte con i fornitori e a valle con i distributori, deve assicurare l’operatività dell’intera supply chain dall’acquisto dei componenti, alla produzione nello stabilimento produttivo, fino alla distribuzione. Questa figura deve sovraintendere l’intera supply chain a partire dall’approvvigionamento fino alla consegna al cliente. Il chief supply chain officer, ovvero il direttore della funzione supply chain, ha responsabilità diretta sull’intero sistema che va dai fornitori ai consumatori; si occuperà della pianificazione della produzione, degli acquisti e degli approvvigionamenti, della gestione delle scorte e massimizzazione del livello di servizio (una misura di efficacia come soddisfazione del cliente).
Il supply chain manager si occuperà di: line planning, ovvero la pianificazione di linea a partire dal flusso di progettazione fino alla data di consegna del prodotto finito; il product costing prevede di analizzare e definire il costo del prodotto per raggiungere il prezzo obiettivo e garantire un idoneo margine di prodotto; purchasing garantisce l’acquisto di approvvigionamento di materiali di produzione ma anche di non (prodotti per lubrificare macchinari o viaggi per visitare i clienti); planning e distribution cioè gestione e implementazione di piani di distribuzione, commerciali, prevedere la domanda. Si può capire quindi che le competenze richieste sono trasversali e vanno dalla contabilità analitica, controllo di gestione, gestione della produzione, distribuzione e approvvigionamenti, marketing e gestione delle relazioni con i clienti.
Il supply chain manager si occupa di misurare le prestazioni della supply chain. Inoltre, la gestione della supply chain avviene in maniera integrata, superando la concezione di stadi indipendenti, al fine di contenere i tempi. È una figura di interfaccia che deve parlare con i fornitori, con la progettazione e con i clienti e orientarli all’innovazione. È richiesta la capacità di problem solving al fine di risolvere le disruption, di vedere l’intero sistema (la big picture), cioè non solo i fornitori diretti, ma anche i fornitori dei fornitori. La causa dell’interruzione della fornitura non potrebbe derivare dai fornitori diretti, di primo livello, della focal company ma dai fornitori di secondo livello che forniscono i finitori della focal company. Le tecnologie digitali sono alla base di una supply chain efficace, efficiente e resiliente. Riguardano le machine learning, artificial intelligence e data analytics.
La supply chain è un’area importante non solo per l’impresa ma per l’economia di un’intera nazione. Il procurement manager si occupa della gestione degli approvvigionamenti e deve gestire, analizzare, valutare i fornitori, incontrare, lavorare e condurre negoziazioni con i fornitori periodicamente. È fondamentale saper scegliere la figura del fornitore più adatta per l’impresa, non si deve guardare solo al costo della materia che lui fornisce. Il fornitore deve essere anche lui resiliente. Si deve garantire anche la prestazione ambientale e sociale elevata (ridurre i consumi di acqua, le emissioni di carbonio …), per cui è importante la figura del procurement manager.
La società di consulenza Gartner Group ogni anno redige una classifica delle migliori supply chain al mondo, sulla base di una survey ottenendo le opinioni dei consulenti di questo gruppo e di altri supply chain manager e sulla base di alcune performance economiche e di sostenibilità ambientale e sociale. Si ottiene un indice composito che permette di stilare la classifica. Si tratta di multinazionali che sono alle prime posizioni.
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