Introduzione
In molti settori, l'innovazione tecnologica è ormai un fattore determinante del successo competitivo. Per molte imprese, innovare è un imperativo strategico, fondamentale per mantenere ed acquisire una posizione di leadership nel mercato. Mentre in passato produrre molte versioni di uno stesso prodotto comportava grossi investimenti e lunghi tempi, oggi le tecnologie flessibili consentono alle imprese di passare dalla produzione di un prodotto ad un altro senza interruzioni, adattando i programmi degli impianti con le informazioni che provengono dal mercato in tempo reale.
L'impatto dell'innovazione tecnologica sulla società
- Ha consentito ai consumatori l'accesso ad un'ampia gamma di prodotti e servizi;
- Ha accresciuto l'efficienza della produzione di generi alimentari e beni di prima necessità;
- Ha favorito la diffusione di nuove cure mediche atte a migliorare le condizioni di salute;
- Ha consentito di viaggiare e comunicare con ogni parte del mondo.
Il PIL e il progresso tecnico
IL PIL è il valore complessivo di tutti i beni e servizi finali prodotti sul territorio nazionale nell’arco di un anno, misurato al prezzo d'acquisto per il consumatore finale. Degli studi hanno dimostrato che il tasso storico di crescita del PIL non può essere spiegato solo con la crescita di lavoro e capitale. Solow ipotizzò che il residuo statistico (la componente della crescita non spiegata) era da imputare al progresso tecnico, ma tale tesi non fu accettata in quanto molti ricercatori intesero il residuo statistico come un errore di misurazione, una deflazione dei prezzi mal calcolata o una crescita nella produttività del lavoro. Gli esperti intuirono che il fattore residuo si spiegava con il cambiamento tecnologico.
Le esternalità negative dell'innovazione tecnologica
- Le tecnologie di produzione (come le fabbriche) possono creare inquinamento alle comunità;
- Le tecnologie nell‘agricoltura o nella pesca possono causare fenomeni erosivi;
- Si possono distruggere, indirettamente, gli habitat naturali.
La tecnologia è una conoscenza che consente di risolvere problemi e perseguire scopi ambiziosi. Talvolta l‘applicazione di queste conoscenze avviene in modo troppo rapido e impulsivo, senza prestare attenzione alle possibili conseguenze o considerare eventuali soluzioni alternative.
Il ruolo del governo e delle imprese nell'innovazione tecnologica
Sebbene il governo rivesta un ruolo importante negli investimenti per l'innovazione tecnologica, la maggior parte dei fondi per la R&S proviene dalle imprese. In Italia, invece, le imprese investono poco e la maggior parte delle risorse finanziarie per la ricerca è di fonte pubblica.
L'economia dell'innovazione
Prima di Solow, la concezione dell’innovazione come fattore chiave dei processi economici e determinante della ricchezza di una nazione era già presente in Smith, richiamando due concetti di innovazione, ovvero:
- Una modalità di innovazione basata sull’esperienza;
- Processi di innovazione basati sul progresso scientifico.
La teoria neoclassica ha considerato il cambiamento e l’innovazione tecnologica in termini statici, in quanto la conoscenza scientifica è esogena ed accessibile a tutte le imprese. Assumendo che in un equilibrio di lungo periodo tutte le imprese siano uguali, si rinuncia al concetto di apprendimento organizzativo (gli attori del mercato hanno una conoscenza perfetta delle informazioni e agiscono con una razionalità assoluta). Per i neoclassici, la tecnologia è informazione, mentre l’apprendimento è l’acquisizione di informazioni ed esperienza. Con l’avvento di Schumpeter si ha invece un distacco dell’economia dell’innovazione dai paradigmi neoclassici, in quanto egli volle collegare le onde del cambiamento tecnologico ai cicli di lungo periodo dello sviluppo economico. È dunque l’innovazione l’unica fonte in grado di sostenere la crescita dell’impresa e garantirne il profitto (meccanismo mosso dall’imprenditore, che rompe le regole dell’equilibrio competitivo e introduce innovazioni).
Più in là, Kline e Rosenberg svilupparono il modello a catena (secondo il quale agiscono sia le forze della domanda che dell’offerta nella diffusione della conoscenza scientifica). La prospettiva più stimolante nell’economia dell’innovazione proviene però dalla teoria evolutiva di Nelson e Winter (mediante la quale l’innovazione e la sua diffusione sono fenomeni dinamici). L’innovazione ha un esito incerto (è impossibile, per il management di un’impresa, valutare differenti progetti alternativi e definire ex ante i risultati delle decisioni che deve prendere), è un processo cumulativo e spesso molto lungo, ha un’evoluzione ciclica ed è pervasiva, evolutiva ed ancorata a determinati luoghi.
Eterogeneità delle risorse e capacità innovative
Il profitto proviene dalle risorse che un’impresa possiede e riesce a controllare. La fonte di una redditività maggiore è dunque da ricercare non nell’imitazione dei concorrenti, ma nello sfruttamento delle relative differenze. Le risorse, di per sé, non conferiscono un vantaggio competitivo, in quanto sono solo il presupposto necessario che, se combinate, determinano le competenze organizzative. La relazione che lega l’unicità di un’impresa alla capacità di beneficiare di un profitto si può definire con il termine “eterogeneità” delle risorse.
- Rendita ricardiana: si forma sui mercati in cui operano le imprese price takers e deriva dal fatto che l’impresa dispone di risorse produttive migliori di quelle della concorrenza, la cui offerta è costante o può essere aumentata solo gradualmente. Le imprese che hanno risorse più efficienti possono operare con una curva dei costi marginali e medi inferiore a quelle della concorrenza (in caso di concorrenza perfetta, prezzo = costo marginale). Qui le risorse determinano il vero vantaggio competitivo, poiché disponibili solo in quantità fissa o quasi (offerta che si adatta lentamente alla domanda delle medesime), e la limitata disponibilità dell’offerta di queste risorse costituisce il vantaggio dell’impresa;
- Rendita monopolistica: è il risultato prodotto dalla capacità di innovazione di un’impresa e la sua durata limitata (misurata dal tempo che decorre dalla sua introduzione fino al momento in cui i concorrenti riusciranno ad imitarla).
La condizione di eterogeneità delle risorse non è da sola sufficiente ad assicurare la sostenibilità del vantaggio competitivo, in quanto i concorrenti possono avere successo nell’imitare le risorse. Perciò, all’eterogeneità delle risorse, si devono aggiungere anche altre condizioni necessarie per conseguire e mantenere un vantaggio competitivo e garantirsi le rendite generate da tale vantaggio.
La strategia fondata sulle risorse
Una strategia fondata sulle risorse richiede che il management disponga di una profonda conoscenza delle risorse e competenze di cui l’impresa stessa dispone. Tale approccio si consolida mediante tre verifiche, ovvero:
- La scelta della strategia deve fondarsi sulle principali risorse e competenze dell’impresa;
- Le risorse devono essere pienamente utilizzabili;
- La base di risorse disponibili deve essere integrata con le altre.
L’obiettivo di tale strategia consiste nel far corrispondere le competenze dell’impresa alle opportunità offerte dall’ambiente esterno. Mahoney e Pandian interpretano le risorse come stock e la capacità come flussi, e questa è una classificazione utile per avere una migliore comprensione dell’impresa e per distinguere le rendite economiche (basate sul presidio di risorse scarse) da quelle organizzative (basate sulla capacità di combinare risorse in modo originale rispetto ai concorrenti).
Risorse e vantaggio competitivo
La condizione di vantaggio competitivo risiede nella capacità di creare un valore superiore attraverso il suo patrimonio di risorse. L’impresa deve ricercare quei mercati che più si adattano alle sue risorse e competenze. Per garantire una reale sostenibilità, le risorse e capacità di un’impresa devono soddisfare delle condizioni che dipendono dalla capacità di:
- Conseguire un vantaggio competitivo:
- Criticità delle risorse: la risorsa deve poter sfruttare un’opportunità o attenuare i rischi dell’ambiente in cui opera l’impresa;
- Rarità delle risorse: qualora vi fosse un’ampia disponibilità di una certa tecnologia, la concorrenza potrebbe usarla e riprodurre il medesimo vantaggio competitivo.
- Mantenere nel tempo un vantaggio competitivo:
- Durata delle risorse: più il vantaggio competitivo ha valore strategico, più è durevole;
- Trasferibilità delle risorse: nessun vantaggio competitivo può essere mantenuto se le risorse sono facilmente trasferibili o sostituibili da altre risorse;
- Replicabilità delle risorse: se un rivale non è in grado di acquisire le risorse o di sostituirle con quelle già possedute, dovrà cercare di replicarle (e ciò è difficile).
- Acquisire e trattenere i rendimenti generati:
- Appropriabilità delle risorse: l’impresa deve mantenere il controllo sulle rendite generate da risorse e competenze di cui dispone. L’appropriabilità è la capacità dell’impresa di beneficiare dei profitti creati da una risorsa e dalla sua innovazione.
Mentre è difficile acquisire competenze di cui non si dispone mediante l’acquisizione di risorse, è più facile acquisire risorse senza acquisire le relative competenze.
Innovazione e impresa
Nella frenetica corsa all'innovazione, molte imprese si gettarono a capofitto nello sviluppo di nuovi prodotti senza però definire delle strategie, avviando più progetti di quanti ne potevano sostenerne o scegliendone alcuni non coerenti con gli obiettivi dell’impresa, causando un allungamento dei cicli di sviluppo e un alto tasso di fallimento. Anche se l'innovazione viene descritta come un processo spontaneo, gli studi empirici convergono nel dimostrare che gli innovatori di successo si avvalgono di strategie di innovazione e processi di management chiari.
Bisogna però considerare che gran parte delle idee innovative non si trasforma poi in nuovi prodotti di successo. Secondo uno studio, occorrono circa 3.000 idee prima di giungere ad un prodotto nuovo e di successo nel mercato. Per questo motivo, il processo di innovazione viene spesso raffigurato come un imbuto, nel quale entrano molte idee di potenziali nuovi prodotti, ma di queste solo in poche riescono a superare tutte le fasi del processo di sviluppo per raggiungere l’altra estremità.
Per migliorare il tasso di successo dell’innovazione di un’impresa, va elaborata una buona strategia. I progetti d’innovazione devono essere coerenti con le risorse e gli obiettivi dell'impresa, facendo leva sulle sue competenze chiave per contribuire al raggiungimento dell’intento strategico.
Per conseguire questi obiettivi, è indispensabile che il management dell'impresa:
- Abbia una conoscenza approfondita delle dinamiche dell‘innovazione;
- Concepisca una strategia d’innovazione ben strutturata;
- Formuli adeguatamente i processi di implementazione della strategia di innovazione.
Le fonti dell'innovazione
L’innovazione può scaturire da più fonti (può generarsi dalla mente degli individui o può essere il frutto della ricerca di enti pubblici e imprese). Alcuni motori dell’innovazione sono rappresentati dalle imprese (che realizzano prodotti e servizi innovativi per differenziarsi dalla concorrenza) e da network di innovatori (che attingono conoscenze e risorse da più attori). Possiamo dunque immaginare le fonti di innovazione come un complesso sistema in cui ogni innovazione emerge da uno o più attori del sistema o dai legami tra i nodi del network.
La creatività
È la capacità di produrre un qualcosa di utile, nuovo e differente da quanto è stato fatto in passato. Il grado di innovatività di un prodotto è funzione sia della sua differenza dai prodotti che l'hanno preceduto, che delle esperienze passate del mercato.
La creatività individuale
La creatività dell'individuo è funzione della sua capacità intellettuale, della sua forma mentis, della sua personalità e dell‘ambiente che lo circonda. L’influenza della conoscenza sulla creatività agisce su due fronti opposti, in quanto:
- Una limitata conoscenza in un campo non permette una totale comprensione del problema per poter contribuire in modo efficace alla sua risoluzione;
- Un’approfondita conoscenza in un campo può restare intrappolata negli schemi logici.
I tratti della personalità più importanti ai fini della creatività sono la fiducia che un individuo ripone nelle proprie capacità, la tolleranza dell'ambiguità, la volontà a superare gli ostacoli e la disponibilità a correre dei rischi. Si è più inclini alla creatività quando si lavora su un qualcosa che piace e che interessa davvero. Per far fuoriuscire il potenziale creativo di un individuo è fondamentale coltivarlo in ambienti in cui le idee creative ottengono sostegno e riconoscimento.
La creatività di un’organizzazione
La creatività di un’organizzazione è funzione della creatività degli individui che la compongono e dei processi sociali che condizionano il modo in cui questi individui si comportano e interagiscono tra di loro. Il livello di creatività complessivo di un'organizzazione non è solo la semplice sommatoria della creatività individuale. Il metodo più adottato dalle imprese per mettere a frutto la creatività dei propri dipendenti è la cassetta di suggerimenti, ideata da Patterson per poter sfruttare le nuove idee degli operai. I sistemi sono piuttosto semplici da adottare ed hanno costi contenuti, ma rappresentano solo il primo passo nello stimolo della creatività individuale. Oggigiorno ci sono imprese che, per attingere al potenziale creativo di ciascun dipendente, investono in programmi di training creativo che implicano esercizi atti a:
- Stimolare il personale;
- Adottare meccanismi creativi;
- Modellare la cultura interna dell’azienda.
Dalla creatività all’innovazione
L'innovazione è la concretizzazione di idee in prodotti o processi. L’inventore è un soggetto interessato ai ragionamenti e che trae un entusiasmo particolare dalla risoluzione dei problemi. Gli inventori sono caratterizzati da:
- Una buona padronanza degli strumenti e dei processi produttivi del settore in cui operano;
- Curiosità e interesse più per i problemi che per le soluzioni;
- Attitudine a mettere in discussione le ipotesi esistenti e i modelli di pensiero dominanti.
Le attività di R&S delle imprese
Alcune delle principali fonti dell’innovazione sono rappresentate dall’impegno e dagli investimenti in R&S dell'impresa. La ricerca comprende:
- Ricerca di base (o pura): orientata a comprendere meglio un argomento o ad approfondire la conoscenza di un’area scientifica. Il suo obiettivo è quello di contribuire al progresso del sapere scientifico (il quale potrebbe offrire opportunità di mercato);
- Ricerca applicata: orientata a comprendere meglio un problema per così soddisfare un particolare bisogno. Questo tipo di ricerca è orientata ad obiettivi di mercato ben definiti.
Per sviluppo si intendono invece tutte le attività che consentono di applicare la conoscenza alla realizzazione di nuovi prodotti, materiali o processi. L’espressione R&S indica una serie di attività che comprendono indagini, ricerche sperimentali e sviluppo di applicazioni commerciali. Tra il 1950 e il 1960, gli esperti di innovazione avevano posto l'accento su un approccio science push (in base al quale l’innovazione presentava un percorso lineare che va dalla scoperta scientifica all'invenzione per poi passare dalla progettazione fino ad arrivare al marketing). Secondo tale modello, le principali fonti dell’innovazione erano le scoperte scientifiche, le quali venivano tradotte in applicazioni commerciali dall’impresa. Tale processo si rivelò però poco aderente alla realtà.
Verso la metà degli anni ‘60 si ebbe poi un approccio demand pull (in base al quale l'innovazione era guidata dalla domanda dei potenziali utilizzatori, e l'impegno dei ricercatori era indirizzato verso lo sviluppo di nuovi prodotti per rispondere ai problemi del cliente). Anche questa prospettiva, però, fu criticata, in quanto ritenuta troppo semplicistica. La maggior parte degli studi recenti afferma che le imprese innovatrici di successo dispongono di un‘ampia varietà di fonti d’informazione e di idee, tra cui:
- R&S in-house (realizzata all'interno dell'organizzazione);
- Relazioni con i clienti o con altri potenziali utilizzatori delle innovazioni;
- Relazioni con un networking esterno di imprese (concorrenti, produttori, fornitori);
- Relazioni con altre fonti esterne di informazione (università, centri di ricerca pubblici).
Le relazioni dell'impresa con clienti, fornitori, concorrenti e produttori di beni complementari. Spesso le imprese formano delle alleanze con clienti, fornitori, produttori di beni complementari e con i concorrenti per collaborare insieme ad un’innovazione. La collaborazione può avvenire mediante alleanze, partecipazioni a consorzi di ricerca, concessioni di licenze, accordi contrattuali, joint-venture ed altre modalità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Gestione dell'innovazione
-
Gestione dell'innovazione
-
Economia e gestione dell'innovazione
-
Economia e gestione dell'innovazione